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	<title>Islam-online</title>
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	<description>Rivista islamica</description>
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		<title>Video della conferenza sull&#8217;islamofobia (H.R. Piccardo ed E.Galoppini)</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 22:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/user/mikkyyyyyy?feature=mhw5#p/u/7/Iq-Sckl0ZKsIq-Sckl0ZKs
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/user/mikkyyyyyy?feature=mhw5#p/u/7/Iq-Sckl0ZKs">http://www.youtube.com/user/mikkyyyyyy?feature=mhw5#p/u/7/Iq-Sckl0ZKs</a><a href="http://www.youtube.com/user/mikkyyyyyy?feature=mhw5#p/u/7/Iq-Sckl0ZKs">Iq-Sckl0ZKs</a></p>
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		<title>“Donne di valore per una società migliore”</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:30:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolta il 6 marzo, al centro civico via Fratelli Cervi, residenza Campo-Segrate Milano 2, la celebrazione della giornata mondiale della festa della donna con un incontro culturale organizzato dall’ADMI (Associazione Donne Musulmane d’ Italia), in collaborazione con l&#8217; EFOMW (European Forum Of Muslim Women) e il GMI (Giovani Musulmani d’Italia).
Il tema del dibattito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/tn3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2764" title="tn" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/tn3.jpg" alt="tn" width="150" height="113" /></a><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/tn2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2761" title="tn2" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/tn2.jpg" alt="tn2" width="150" height="113" /></a>Si è svolta il 6 marzo, al centro civico via Fratelli Cervi, residenza Campo-Segrate Milano 2, la celebrazione della giornata mondiale della festa della donna con un incontro culturale organizzato dall’ADMI (Associazione Donne Musulmane d’ Italia), in collaborazione con l&#8217; EFOMW (European Forum Of Muslim Women) e il GMI (Giovani Musulmani d’Italia).</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Il tema del dibattito era “Donne di valore per una società migliore”. Sono intervenute come relatrici Mahbuba Merchaui Ben Naser , professoressa universitaria di filosofia e pensiero islamico, nonché direttrice in Francia del Centro studi e ricerca islamica, questioni femminili, e Renata Bedendo, teologa e studiosa di lingua araba presso l’ università degli Studi di Milano, autrice del libro apparso recentemente “Teologhe, musulmane, femministe”. La loro relazione si è focalizzata sui diversi modelli e figure femminili nella religione musulmana e cristiana. La dottoressa Mahbuba ha evidenziato tre figure femminili della cultura araba-islamica: la regina di Saba, Maria madre di Gesù, pace su di lui, e Sharazad.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">La regina di Saba, è descritta dal Corano come una donna molto saggia ed intelligente, in un Paese ricco e all’avanguardia, l’attuale Yemen. Il suo popolo adorava il Sole, invece che l’Unico Dio, Creatore di tutto. Il re Salomone un giorno le inviò una lettera per invitarla a credere nel Dio Unico e lei con saggezza e intelligenza, democraticamente, riunì i suoi ministri in consiglio per ascoltare la loro opinione, essi si dissero pronti a seguire le sue decisioni. Siccome non sapeva quali fossero le reali intenzioni del re dietro quella missiva, decise di saggiarle inviandogli dei doni. Quando vide i suoi preziosi regali tornare indietro, capì che quello che lo muoveva non era il desiderio di accaparrarsi delle ricchezze, decise allora di andare di persona a fargli visita, e giunta presso di lui, poté constatare la magnificenza del suo regno e quindi aderì al suo invito dicendo: <em><strong>“Mi sottometto con Salomone a Dio Signore dei Mondi”</strong></em> (al-Naml, le formiche, XXVII,44); salvando così il suo popolo dalla guerra e guidandolo alla fede e alla verità.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">La seconda donna di cui la dottoressa Mahbuba ha parlato, importantissima nella fede musulmana, è Maria madre di Gesù e figlia di Imran, ella è citata più di 34 volte nel Corano e la Sura XIX è intitolata col suo nome. La dottoressa ha ricordato come nel Corano appare che la madre di Mariam pregasse Dio di avere un figlio maschio, desiderando di consacrarlo al Tempio e invece partorì una femmina, cosa che sul momento le provocò rammarico, poiché non poteva realizzare quel suo voto di consacrazione. Certo non poteva immaginare che sarebbe stata la madre di Gesù, pace su di lui, grande Profeta che ha cambiato il mondo con la sua missione. Anche questa donna, Mariam, come il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, dialogò con l’arcangelo Gabriele, fu egli che le portò l&#8217;annuncio della nascita di un figlio. Mariam riamase stupita dalle sue parole e chiese spiegazioni in quanto era vergine e viveva nel tempio dedicandosi alla preghiera.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">La sua fede cristallina e totale fiducia in Dio le permisero di accogliere questo destino così lontano dalla normalità, e affrontarne le conseguenze famigliari e sociali&#8230; Davanti ai dubbi della sua gente sulla sua onestà, tace ed è Gesù stesso, pace su di lui, ancora in fasce che risponde alle loro calunnie dicendo: “Io sono servo di Dio, Abdullah”</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Mariam emerge nel Corano come la donna pura e santa, privilegiata su tutte le donne della terra e del cielo, che siamo invitati a prendere come modello di vita per la sua devozione, la sua pazienza, che hanno permesso la nascita di Gesù, pace su di lui, profeta della cristianità, il quale ha portato un messaggio d&#8217;amore, di pace e di fede nell&#8217;Unico Dio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">La terza donna di cui la D.ssa Mahbouba ha parlato è Shahrazad, figlia di un ministro, che volle andare in sposa ad un re tiranno che, tradito dalla moglie, per vendicarsi del genere femminile ogni notte sposava una donna e al mattino seguente la uccideva. Shahrazad con la sua astuzia ed intelligenza, attraverso l&#8217;abilità del raccontare senza avvalersi della bellezza del corpo, riuscì a salvare tante vite, e far rinsavire il re.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">La D.ssa Mahbouba nella sua relazione ha confermato come l&#8217;andamento della società e il suo miglioramento sia un compito che ricade su tutte le donne e tutti gli uomini che si dicono religiosi, siamo tutti parte nell’umanità, abbiamo il compito di conoscerci e impegnarsi insieme per costruire un futuro migliore.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nel suo intervento,poi, la dottoressa Renata Benendo ha narrato come studiando l’arabo e visitando i Paesi islamici, incontrando la loro gente, si è resa conto di essere di fronte ad un mondo diverso da quello tracciato e descritto dai mass media, e ha detto che più sente parlare di Maria e delle sue qualità nell’islam, più riscopre la sua fede cristiana e l’importanza del dialogo e dell’ascolto dell’ altro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">La studentessa Hanan Jamal, poi, ci ha fatto scendere sulla terra, passando dalla teoria alla pratica, riflettendo con il suo spirito giovanile sulla nostra società italiana e domandandosi cosa significhi essere italiani oggi. Se persone come lei, della seconda generazione, cresciute in questo Paese, che hanno studiato nella scuola italiana e laureate all’ università italiana, nutrite di spaghetti e pizza quando vanno a cercare un lavoro, anche umile, trovano comunque un sacco di difficoltà e pregiudizi. Succede qui, purtroppo, che perfino una donna che lavori dietro alla macchina per cucire e non in ruolo a contatto col pubblico, se il responsabile la vede col velo, le dica chiaro e tondo, senza mezzi termini e senza nemmeno considerare la sua capacità professionale, che “così con il velo non va”, deve toglierlo per poter lavorare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Mi sembra che sia scandaloso, che ancor oggi, festa della donna, dopo 100 anni di lotta femminile, siano discriminate delle donne a causa del loro abbigliamento, così come è altrettanto ingiusto valutare le donne in base al loro aspetto, la loro bellezza, trascurando la loro intelligenza e personalità. Io la mimosa non la voglio, preferisco avere più rispetto e dignità!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nell&#8217;incontro abbiamo avuto l’onore di ricevere il sindaco di Segrate, Adriano Alessandrini e la Consigliera Dott.ssa Maria Assunta Ronchi che ringraziamo, con le loro parole e la loro presenza ci hanno incoraggiato ad andare avanti, apprezzando il nostro impegno e dandoci la loro disponibilità per attività future.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Souheir Katkhouda, presidente Associazione Donne  Musulmane d&#8217; Italia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
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		<title>&#8220;LA DONNA  DELLA  NUOVA  CULTURA” Nova Milanese, 11.3</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[
ore 21.00    Sala GI.O.I.A  &#8211; P.zza GI.O.I.A.
Cristina Bassi Scrittrice, Laura Barzaghi Sindaco Nova Milanese, Judith Mushi Donna di Africa Nera, RosaMyoenRaja Monaca Buddista Zen,  Souheir Katkhouda Presidente Ass. Donne Musulmane, Violeta Popescu Centro Culturale Romeno, rappresentante culturale della Bolivia
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Almamater.JPG"><img class="aligncenter size-full wp-image-2743" title="Almamater" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Almamater.JPG" alt="Almamater" width="299" height="300" /></a></p>
<p>ore 21.00    Sala GI.O.I.A  &#8211; P.zza GI.O.I.A.</p>
<p>Cristina Bassi Scrittrice, Laura Barzaghi Sindaco Nova Milanese, Judith Mushi Donna di Africa Nera, RosaMyoenRaja Monaca Buddista Zen,  Souheir Katkhouda Presidente Ass. Donne Musulmane, Violeta Popescu Centro Culturale Romeno, rappresentante culturale della Bolivia</p>
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		<title>&#8220;Islam, parola di donna&#8221; Ravenna, 20.3 e 10.4</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/03/islam-parola-di-donna-ravenna-20-3-e-10-4/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 14:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/paroladidonna-volantino.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2737" title="paroladidonna volantino" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/paroladidonna-volantino-723x1024.jpg" alt="paroladidonna volantino" width="723" height="1024" /></a></p>
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		<title>“Le sfide della donna nella società moderna”, Roma 12.3</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 23:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=2730</guid>
		<description><![CDATA[
Presentazione del progetto
In occasione dell’8 marzo l’Associazione Culturale Islamica in Italia e l’Associazione donne musulmane d’Italia (A.D.M.I) organizzano un incontro pubblico dal titolo “Le sfide della donna nella società moderna” sull’importanza  del ruolo delle donne in ogni società. 
Scopi del progetto
1.  Sensibilizzare le donne immigrate sul loro ruolo sia a livello personale, famigliare, sociale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Roma-12.10.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2732" title="Roma 12.10" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Roma-12.10-300x213.jpg" alt="Roma 12.10" width="300" height="213" /></a></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;"><strong>Presentazione del progetto</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">In occasione dell’8 marzo l’Associazione Culturale Islamica in Italia e l’Associazione donne musulmane d’Italia (A.D.M.I) organizzano un incontro pubblico dal titolo “Le sfide della donna nella società moderna” sull’importanza  del ruolo delle donne in ogni società. </span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;"><strong>Scopi del progetto</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">1. </span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">Sensibilizzare le donne immigrate sul loro ruolo sia a livello personale, famigliare, sociale che a livello politico e culturale.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">2. </span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">Affermare che  la diversità di appartenenza religiosa o di origine delle donne deve essere motivo di ricchezza, di scambio di esperienze e di aiuto nel percorso che ha ogni donna nella sua vita personale o sociale.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">3. </span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">Avvicinare le istituzioni alle donne immigrate e autoctone per ascoltarsi reciprocamente su argomenti di interesse comune.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">4. </span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">Creare l&#8217;occasione per far incontrare le donne immigrate tra loro e con le donne autoctone, per consolidare i rapporti di amicizia e conoscenza reciproca.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">5. </span><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"> </span><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">Che questo incontro non sia isolato, ma sia un serio momento tra i tanti che servono per ridare alle donne la consapevolezza del loro ruolo a tutti i livelli.</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">L&#8217;incontro sarà aperto anche agli uomini &#8211; immigrati in particolare &#8211; allo scopo di sensibilizzarli sul ruolo delle donne non solo tra le mura domestiche ma anche in tutti gli altri ambiti (lavorativo, culturale, dell&#8217;impegno sociale…)</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;"><strong>Luogo e data</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">L&#8217;incontro si terrà nella sala dell’ <strong>Express Holiday Inn , via Giorgio Perlasca,50</strong> il giorno <strong>12 marzo 2010</strong> a partire dalle ore 16.00 alle 20.00, Ci sarà una mostra di libri. Si vorrebbe concludere l&#8217;incontro con una degustazione di piatti tipici (salato e dolce)</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;"><strong>Interventi pre-ordinati</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">Rappresentanti delle istituzioni:</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">Rappresentanti dell’associazione</span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;"><strong>Relatrici</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri; font-size: medium;">Relatrice principale (che ha già confermato la sua disponibilità) sarà la dottoressa <strong><span style="text-decoration: underline;">Asmae Dachan</span></strong> : scrittrice, giornalista-pubblicista, esperta in Scienze Islamiche, che parlerà del tema principale dell’incontro.</span></p>
<p><a name="0.2_pepicelli"></a><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Renata Pepicelli </span></strong></span><span style="font-family: Verdana; font-size: x-small;"> ricercatrice presso l&#8217;Università Alma Mater di Bologna. Dottore in &#8220;Geopolitica e culture del Mediterraneo&#8221; (SUM, Istituto Italiano di Scienze Umane), concentra la sua ricerca in particolar modo sul mondo arabo islamico contemporaneo, le questioni di genere nell&#8217;Islam, il ruolo della religione nei percorsi migratori. Fra le sue pubblicazioni: <em>2010 un nuovo ordine mediterraneo?</em>, Messina, Mesogea, 2004; <em>Les femmes et le partenariat euro-méditerranéen </em>in &#8220;Confluences Méditerranée&#8221;, n. 60, hiver, 2006-2007;<em>Donne e diritti nello spazio mediterraneo</em>, in F. Cassano &#8211; D. Zolo, <em>L&#8217;alternativa mediterranea</em>, Milano, Feltrinelli, 2007; <em>Femminismo islamico. Corano, diritti, riforme</em>, Carocci,</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Amina Donatella Salina:</span></strong> Musulmana italiana, attiva nel campo dell’islam in italia,</span></p>
<p><span style="font-family: Verdana; font-size: small;">scrive in qualche siti italiani..e ha un suo blog : “islamicamente”.</span></p>
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		<title>Parole di donne</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/03/parole-di-donne/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Bismillah, Ar-rahmani, ar-Rahim 
 … Eppure le donne sono state sempre là con i loro grembi fecondi a mandare avanti la vita&#8230; mani operose che l&#8217;hanno intessuta, bagliori di bellezza che l&#8217;hanno illuminata, intelligenza imprigionata da cumuli di cose da fare e pregiudizi da sfatare&#8230;
Ad ascoltare le testimonianze storiche sulla posizione della donna nelle nelle diverse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href='http://www.islam-online.it/2010/03/parole-di-donne/' ><img src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/mimose.jpg" style="float:left; margin: 0 1em .5em 0;" alt="Parole di donne" title="Parole di donne" /></a>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"> <span style="font-size: small;"><em>Bismillah, Ar-rahmani, ar-Rahim </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"> … <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Eppure le donne sono state sempre là con i loro grembi fecondi a mandare avanti la vita&#8230; mani operose che l&#8217;hanno intessuta, bagliori di bellezza che l&#8217;hanno illuminata, intelligenza imprigionata da cumuli di cose da fare e pregiudizi da sfatare&#8230;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ad ascoltare le testimonianze storiche sulla posizione della donna nelle nelle diverse civiltà antiche, pare di sentire levarsi un unico lamento di dolore soffocato da troppi silenzi: là dove ci si gira si possono scorgere, discriminazioni e di più: crudeltà e ignoranza&#8230; Il poeta cinese Fouchwan descrive così la donna cinese: <em>“Che disgrazia, è il destino della donna, niente al mondo è meno vile d’ella. I figli sono in piedi addossati alle porte, Come degli dei caduti dal cielo. I loro cuori lanciano una sfida ai quattro mari, Ai venti, alle terre e alle migliaia di chilometri. Ma la figlia, nessuno si rallegra della sua nascita. La famiglia non realizza nessun guadagno con essa, quando cresce, si nasconde nella sua camera, nessuno la piange se sparisce dalla sua casa, repentinamente, come una nuvola che si scioglie dopo la pioggia. Si morde le labbra, si curva e s’inchina e spesso manca di fierezza.” </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Anche nella religione induista (periodo vedico) troviamo un giudizio molto severo. <em>“Quando Manu le ha create, ha donato loro l’amore del letto e dei gioielli. Le ha dotate di desideri carnali e di collera, della capacità di tradimento e di dissolutezza. Non ci sono dubbi che furono create sudice e bugiarde.” </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ma anche nella grande civiltà greca troviamo che grandi filosofi come Aristotele sostengono la pretesa inferiorità viscerale della donna: <em>“La natura non ha dotato la donna di alcuna disposizione intellettuale su cui si possa fare affidamento. Per questo la sua educazione si dovrebbe limitare all’economia domestica, alla maternità, all’educazione dei bambini, ecc.”</em><span style="font-style: normal;"> Quindi, dopo aver negato alla donna le sue qualità naturali, continua quest’oscuro ragionamento filosofico, considerando la donna come minore e incapace di gestirsi</span><em>:“Tre persone non hanno la facoltà di disporre di se stesse: lo schiavo, che è sprovvisto di volontà ; il bambino, la cui volontà è immatura ; e la donna, dotata di una volontà, ma colpita da incapacità.” </em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Dovunque nel mondo, e anche là in terra d&#8217;Arabia, dove scese l&#8217;ultima rivelazione. Come ebbe a dire Umar Ibn Al Khattab, parlando della propria cultura di origine: <em>“In nome di Dio, noi vivevamo all’epoca preislamica (jâhiliya) senza accordare alcun credito alle donne, finché Dio fece scendere dei comandamenti che riconobbero loro dei diritti.”</em> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Sappiamo infatti, come a</span> partire dallo loro nascita le figlie femmine, erano talmente disprezzate nella cultura pre-islamica che a volte venivano, sepolte vive alla nascita. Il Corano ha chiaramente denunciato questo terribile costume: <em><strong>“Quando si annuncia a uno di loro la nascita di una figlia, il suo volto si adombra e soffoca (in sé la sua ira). Sfugge alla gente, per via della disgrazia che gli è stata annunciata: deve tenerla nonostante la vergogna o seppellirla nella polvere? Quant’è orribile il loro modo di giudicare.”</strong></em> (XVI, 58-59)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Così in campo matrimoniale esistevano diverse forme di matrimonio, che troviamo ricordate in un hadith di ‘Aicha, la rivelazione coranica farà sua, la forma più rispettosa della donna:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">“<em><strong>Le forme di matrimonio adottate nell’epoca pre-islamica (ja^hiliya), erano secondo ‘Aicha, sposa del Profeta, quattro: un matrimonio concluso nel modo da noi conosciuto ai nostri giorni, vale a dire una domanda di matrimonio al tutore della ragazza, con il suo consenso e la dote. </strong></em><em>Un’altra forma consistente nel dire alla moglie, alla fine del periodo mestruale: “Aggrappati al tale e fa commercio carnale della tua persona con lui.” Quando ciò si realizzava e la donna diventava incinta, suo marito la riprendeva con sé, se voleva. Questa forma di matrimonio, permetteva di avere dei bambini, specie nel caso di sterilità . Una terza variante, era molto strana: un gruppo di uomini, il cui numero non superava la decina, si radunava presso una donna e ciascuno di loro si coricava con lei. Una volta incinta, aspettava fino al parto e pochi giorni dopo, lo faceva sapere a tutto il gruppo, che di nuovo si riuniva presso di lei: “Ciascuno di voi sa bene ciò che è successo. Ebbene questo bambino è tuo o è del tal dei tali” diceva la donna, indicando colui che aveva scelto, e il bambino era così riconosciuto da quell’uomo,che non poteva rifiutarsi, per rispetto alla tradizione.Infine, l’ultima forma era identica alla prostituzione. Delle piccole bandierine sulle porte, permettevano di riconoscere queste case di prostituzione. Se una donna rimaneva incinta e partoriva, i clienti abituali venivano riuniti e uno di loro era designato ad assumere la paternità. Quando l’Islam fece la sua comparsa, le forme licenziose furono abolite a profitto della prima.”</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><strong>E&#8217; bene sottolineare come il matrimonio islamico esiga il rispetto della volontà della donna espresso nel consenso, come espresso anche dalle parole di &#8216;Aicha in questo hadith. Ciò può sembrare naturale, ma in realtà il p</strong>roblema dei matrimoni imposti non è ancora  superato nel mondo in comunità a forte impronta patriarcale, musulmane o no&#8230; Pertanto esistono, per quanto riguarda l&#8217;islam,  testi chiari che mettono in evidenza la libertà della donna di decidere chi sposare&#8230;.Ecco, ad esempio, la storia di Barira, una schiava di &#8216;Aicha, sposa del Profeta, da lei affrancata. <span style="font-style: normal;">Barira era sposata ad un giovane uomo di nome Mughit che ella non aveva mai amato. Liberandola dalla sua schiavitù, il profeta le lasciò la scelta tra continuare la vita in comune col suo sposo e divorziare. Ella scelse di separarsi da colui che le era stato imposto suo malgrado, essendo schiava, ma Mughit era ancora perdutamente innamorato di Barira e la tradizione racconta come la seguisse dappertutto, la barba innondata dalle lacrime che non riusciva a frenare</span><em>. Il Profeta, commosso da questa scena, domandò a Al-Abbas che era con lui : “Non sei stupito anche tu dell’amore di Mughit per Barira e dell’odio di lei per lui ? “. Al Abbas gli propose allora di cercare di riconciliarli. E’ ciò che fece il Profeta, che domandò a Barira : « Perché non riprendi la vita in comune con Mughit ? ». Ella rispose: « E’ un ordine da parte tua, o Profeta ? ». « Sono qui solo per intercedere in suo favore… » – rispose lui. Allora Barira rispose : « Se è così, no, non lo voglio più ». </em><span style="font-style: normal;">Il Profeta non si permise di obbligare la donna a sposare qualcuno che non voleva&#8230; davanti a lui, si poteva dire no, non lo voglio. Un altro esempio che va nello stesso senso è quello contenuto in un hadith che riporta la vicenda di </span><em>una giovane recatesi dal Profeta per lamentarsi del fatto che il padre l’avesse sposata senza chiederle il suo parere ad un cugino. Il Profeta allora le lasciò la scelta di separasi dal marito, se tale fosse stato il suo desiderio. Elle rispose in questo modo : « Io alla fine ho accettato questo matrimonio, ma sono venuta a lamentarmi da te, per dimostrare alle donne che i nostri padri non debbono prendere le decisioni al posto nostro.</em><span style="font-style: normal;"> »</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Così nel periodo ante-islamico c&#8217;era la possibilità di ripudiare la moglie senza alcun limite. Ricorda Al Qurtubi, che al tempo del Profeta (*), un uomo diceva alla sua sposa: <em>“Io ti ripudio e quando il periodo d’abbandono finirà, io ti riprenderò; tu non sarai mai ripresa definitivamente, e allo stesso tempo tu non sarai mai libera.”.</em> Una donna così trattata, andò a lamentarsi di ciò con &#8216;Aicha, moglie del Messaggero di Dio, che ne informò il Profeta. Questi ricevette allora, la rivelazione di questo versetto, che limiterà la possibilità di divorzio:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">“<em><strong>Si può divorziare due volte. Dopo di che, trattenetele convenientemente o rimandatele con bontà</strong></em> (…)” (II,229)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Nell’eredità poi le donne non avevano alcun diritto, solo gli uomini ereditavano, con il pretesto di essere loro a proteggere la tribù. <span lang="it-IT">La maggior parte degli esegeti classici riporta che il versetto fu rivelato quando una donna si recò dal Profeta per lagnarsi del fatto che, dopo la morte del marito, il fratello di quest’ultimo era andato da lei e dalle sue due figlie, per riprendersi tutti i beni. Infatti, prima dell’avvento dell’islam, gli arabi non riconoscevano alcun diritto all’eredità, né alle donne né ai bambini. La rivelazione di questo versetto – e degli altri concernenti l’eredità – </span><span lang="it-IT"><strong>provocò una grande reazione nella comunità dell’epoca che non arrivava a concepire come le donne e i bambini potessero avere tale diritto</strong></span><span lang="it-IT"> !  “I giuristi musulmani hanno chiarito che nel Corano, le leggi dell’eredità dipendono da 2 fattori: </span><span lang="it-IT"><strong>il grado di parentela del successore con la persona defunta e dalla responsabilità finanziaria </strong></span><span lang="it-IT">che incombe all’ereditare nei confronti degli altri membri della famiglia. E’ così che sono possibili diverse forme di eredità riportate nel Corano, nelle quali le donne ereditano più di un uomo (in più di dieci casi), dei casi in cui la donna eredita e l’uomo no, e diversi casi in cui la donna eredita una parte uguale a quella dell’uomo</span><a name="sdfootnote1anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a><span lang="it-IT"> ! Se un uomo muore lasciando una figlia e i propri genitori. Secondo la legge islamica, è la figlia che avrà la parte più importante poiché le spetta la metà dell’eredità mentre i genitori avranno ciascuno un sesto.</span><span lang="it-IT"><span style="font-weight: normal;"> Il padre del defunto ha dunque meno della figlia e uguale a quella della sposa.</span></span><span lang="it-IT"><strong> Nel Corano, il genere dunque non è sempre preso in considerazione in campo ereditario, salvo nel caso in cui la responsabilità finanziaria è importante e ricade interamente sull’uomo, come nel caso del versetto in cui il fratello eredita il doppio della sorella.</strong></span><span lang="it-IT"> Infatti, secondo i principi coranici e la situazione dell’epoca, gli uomini sono chiamati a sovvenire ai bisogni delle loro famiglie, donne, bambini, e anziani compresi. </span>Il<span lang="it-IT"> Corano ha insistito su questo obbligo per gli uomini di assumersi il sostentamento delle donne – siano esse ricche o povere – in diversi versetti”.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Peggio ancora nella società pre-islamica la stessa vedova era considerata come parte dell’eredità, come fosse un oggetto: “Quando uno di loro moriva, i suoi ereditieri s’arrogavano dei diritti sulla sua donna: o uno di loro la prendeva in sposa, o veniva fatta sposare con uno straniero alla famiglia, o ancora le si rifiutava la possibilità di risposarsi. I parenti della vedova, in questo caso non avevano né il diritto, né i mezzi di intervenire a suo favore.” Per questo il versetto coranico recita: <em><strong>“O voi che credete, non vi è lecito ereditare delle mogli contro la loro volontà. Non trattale con durezza nell’intento di riprendervi parte di quello che avevate donato (</strong></em>…) (IV,19)</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Anche qui possiamo notare come il Corano evidenzi la nozione <strong>di volontà personale</strong> della donna che nessuno si può permettere di usurpare. <strong>Possiamo notare anche un&#8217;altra cosa in questi versetti: essi si presentano strettamente legati ai problemi che si presentavano in quel tempo, essi vengono chiamati congiunturali, rispondono cioè ad una situazione concreta. Questa è una distinzione importante legata alla discussione circa l&#8217;evoluzione di alcuni elementi di essi. </strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Nel Corano troviamo anche versetti che esprimono dei principi generali, tra questi quelli che parlano dell&#8217;uguaglianza creaturale tra uomo e donna:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>&#8220;O gente! Temete Iddio che vi creò da un&#8217;unica nafs. Ne creò il (la) suo (sua) zawj e trasse da quei due uomini e donne in gran numero&#8230;&#8221;</strong></em> (IV,1)</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Egli Colui che ha creato i due generi, il maschio e la femmina.”</strong></em> ( Corano LIII/45) </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">U</span>omo e donna secondo i racconti della creazione sono parte di un’unica <em>nafs,</em> (anima, persona) che all’inizio contiene sia il maschile che il femminile, prima viene l&#8217;uguaglianza, la diversità si situa all&#8217;interno dell&#8217;uguaglianza&#8230; “ L’umanità sarebbe dunque stata creata da questa « entità primaria » o « verità primaria », come l’ha definita l’Imam Muhammad &#8216;Abdû, che per la sua originale interpretazione si distingue dal resto dei commentatori classici.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">In realtà l’Imam’Abdû riporta due versioni molto simili su questa nafs wâhida. La prima afferma che questa entità primordiale inglobi i due sessi, maschio e femmina e si evolva, in un secondo tempo, per dar luogo ai due congiunti e poi da loro a tutti gli uomini e tutte le donne. L’altra versione, invece, riflette sul fatto che niente nel Corano impedisce di pensare che questa nafs primordiale sia di essenza femminile, ciò che secondo lui, lascia supporre il termine nafs che è al femminile, mentre zawj – che è al maschile – sottintenderebbe lo sposo, poiché in un altro versetto è detto « affinché (egli) (zawjaha: il suo sposo) riposasse presso di lei (nafs) ». L’imam Abdu giustifica da questo il nome stesso della sura, che si apre con il versetto citato, come « An- Nisa » ovvero « Le Donne». Ecco un bell’ esempio di interpretazione femminile…”<a name="sdfootnote2anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Molti sono i versetti che affermano che maschio e femmina sono fatti della stessa sostanza, non esiste nel Corano nessuna affermazione che possa supportare una concezione di inferiorità sul piano dell&#8217;essere. In verità, il Corano dice chiaramente che se esiste una superiorità, questa è solo sulla base della fede:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><em><strong>&#8220;Oh umani, vi abbiamo creato da un&#8217;unica coppia di uomo e donna, abbiamo fatto di voi poi tribù e nazioni in modo che possiate conoscervi l&#8217;un l&#8217;altro (non disprezzarvi l&#8217;un l&#8217;altro). Il più grande fra di voi agli occhi di Dio è colui che è più giusto (colui che maggiormente pratica taqwa, devozione).”</strong></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Poiché creature della stessa natura, sono responsabili egualmente dei loro atti:</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">“<em><strong>Chi farà un male, subirà una sanzione corrispondente, mentre chi fa il bene, essendo credente, maschio o femmina, sarà fra coloro che entreranno nel Giardino in cui riceveranno di ogni cosa a profusione.”</strong></em> (XL,40)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Anche la responsabilità del peccato degli origini nel Corano non viene attribuita alla donna. Il Corano parla al plurale e questo è importante perché molto dell&#8217;atteggiamento tradizionale cristiano anti-femminile si è costruito sull&#8217;ipotesi biblica che sia stata la donna a trascinare nel peccato Adamo.<span style="font-family: Times New Roman, serif;"> </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>“E dicemmo: “O Adamo abita il Paradiso, tu e la tua sposa. Saziatevene ovunque a vostro piacere, ma non avvicinatateli a quest’ albero ché in tale caso sareste tra gli empi”.</strong></em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">(II,35)</span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>“(…) Li richiamò il loro Signore: “Non vi avevo vietato quell’ albero?</strong></em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> (…) ( VII,22) </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>La donna impari in silenzio, con perfetta sottomissione. Non permetto alla donna d&#8217; insegnare, né di dominare sull&#8217; uomo, ma che stia in silenzio. Per primo infatti è stato formato Adamo e quindi Eva. Inoltre, non fu Adamo ad essere sedotto; la donna, invece, fu sedotta e cadde nel peccato. Tuttavia essa si salverà mediante la generazione dei figli, a condizione però di perseverare nella fede, nella carità e nella santità, con saggezza.” </em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-style: normal;">(Bibbia, Tm 2,11-15)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><strong>Su questa responsabilità individuale dell’essere umano, uomo e donna che sia, è indispensabile riflettere,</strong> perché spesso tradizioni a impronta maschilista l&#8217;hanno molto assottigliata per quanto riguarda le donne, fino a farle sembrare bambine a vita. Anche nell&#8217;agire profetico troviamo esempi di come le donne erano rispettate come esseri “adulti e consapevoli”, ad esempio nelle Bay&#8217;a. Le mubayiat sono le donne che compirono la Bayâa. “Esse furono numerose, durante tutto il periodo della rivelazione, a prestare « giuramento di allenza » al Profeta, in veste di dirigente della comunità musulmana dell’epoca. La storia islamica riporta diverse testimonianze di questo atto di <em>bay‘a</em> tra il Profeta e i credenti, uomini e donne di differenti regioni e tribù e ciò in diversi momenti dell’epoca della rivelazione. Sembra, secondo un recente studio, che ci siano stati almeno c<strong>inque grandi avvenimenti di questo</strong> tipo, a cui le donne parteciparono ricordando però che la lista non è completa perché non tiene conto dei casi in cui il Profeta (*), in circostanze particolari, fece prestare giuramento a donne convertite all’islam da poco. Ci fu, nei primi anni della rivelazione, precedentemente alla prima <em>hijra</em>, <strong>una primissima</strong><em><strong> bay‘a</strong></em><strong> alla Mecca, in presenza di quattordici donne. </strong>Siccome era l’inizio della missione profetica, il patto riguardò essenzialmente <strong>l’attestazione di fede e la fedeltà ai principi spirituali</strong> e a ciò che ne derivava riguardo alla morale e l’etica di vita. Poi c’è stata la <em><span style="font-weight: normal;">bay‘a al-‘Aqaba,</span></em> che si è svolta in più tappe, ed è nella <strong>seconda che troviamo citate due donne</strong>, Nusayyba bint Kâ‘b soprannominata Umm ‘Amâra e Asmâ bint ‘Amr trai <strong>settantatre uomini </strong>che prestarono giuramento. Le condizioni nelle quali si svolse questa bay‘a al-‘Aqaba furono molto difficili poiché la missione del Profeta era ancora clandestina e l’accanimento del clan dei Quraysh era al culmine. A causa di ciò il Profeta (*) impose in questo patto delle clausole più severe ed esigenti in linea col contesto bellico del momento. Il Profeta(*) <strong>infatti chiese ai musulmani presenti di ingaggiarsi al suo fianco nella lotta armata contro i nemici, di garantirgli protezione e assistenza e di giurargli fedeltà quali fossero stati i sacrifici e le privazioni che ne fossero derivate.</strong> C’è dunque motivo di affermare che le donne parteciparono in modo attivo alla maggior parte delle cerimonie di alleanza, e questo anche quando si trattò di stipulare un patto riguardante la lotta armata, la resistenza e l’assistenza fisica e materiale al Profeta e alla sua nobile causa&#8230;”<a name="sdfootnote3anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">A proposito delle donne – Mubayiates , il Corano dà alcune direttive che le concernono nel versetto seguente : «<em><strong> O Profeta, quando vengono a te le credenti a stringere il patto, [giurando] che non assoceranno ad Allah alcunché, che non ruberanno, che non fornicheranno, che non uccideranno i loro figli, che non commetteranno infamie con le loro mani o con i loro piedi e che non ti disobbediranno in quel che è reputato conveniente, stringi il patto con loro e implora Allah di perdonarle. Allah è perdonatore, misericordioso.»</strong></em> (LX,12)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">“Questo versetto è stato spesso citato come « referenza » a supporto della Bayâa delle donne, chiamata<em> Bayâat annissâa</em> e l’Imam An-Nawawi considera questa alleanza come la più importante legalmente –<em> El Bayâa asharyia.</em>.. Le donne si mossero da sole per partecipare a quella iniziativa politica. Non furono obbligate a farlo e ancor meno di seguire i loro mariti, padri o gli altri parenti maschi. Numerosi racconti ci mostrano come delle donne si siano convertite all’insaputa del loro sposo e anche dell’intera tribù a cui appartenevano, e come siano state costrette a vivere il loro impegno per l’islam nei termini di una rivolta vera e propria verso la loro famiglia. <strong>Il Profeta (*) ha ricevuto queste mubâyi‘ât separatamente dagli uomini, sottolineando chiaramente in questo modo la loro indipendenza  religioso-politica&#8230;</strong> E’ stato, dunque, quello un atto doppiamente rivelatore della volontà del Profeta (*): ricevendole personalmente ha dato un esempio di  concretizzazione della partecipazione politica femminile, e inoltre ha mostrato che la loro libertà di scelta in quanto donne era altrettanto fondamentale&#8230; Sarebbe poi interessante soffermarsi sulla conclusione del versetto che è quella che sancisce l&#8217;accettazione da parte di quelle Mubayiat delle decisioni del Profeta, <em><strong>« …e che non ti disobbediranno in quel che è reputato conveniente</strong></em>… (<em>Mâaruf</em>) » Il concetto di Mâaruf, designa, un concetto globale. Corrisponde a ciò che comunemente chiamiamo « il Bene comune», che fonda tutti i valori etici e ingloba ciò che è conforme alla morale e alla giustizia. In questo versetto, Dio, incita le donne partecipanti ad obbedire al Profeta ogni volta che lui ordinerà loro s’investir in questo Bene, solo garante dell’interesse generale. E’ interessante notare come Dio condizioni questa « obbedienza » unicamente al « Bene », anche se si trattava del Profeta conosciuto per la integrità morale senza macchia e che mai e poi mai avrebbe incitato a qualcosa d’immorale. Ciò ci dovrebbe far riflettere su coloro che, per esempio sostengono un dovere di « obbedienza » – Tâa – « incondizionata » della donna verso il marito e che la presentano come essendo un principio fondamentale e indiscutibile per ogni donna musulmana pia, «musulmana  come si deve » ! &#8230;Descrivendo il rapporto tra i due coniugi, Dio utilizza a più riprese, nel Suo libro Sacro il termine « Taradi » che significa « comune accordo », e il termine « Tashawur » ovvero consultazione. Il Corano, a questo riguardo, ci fornisce un esempio che riguarda lo svezzamento del neonato, che dovrà essere deciso di comune accordo dai coniugi. Sono questi due principi, Tashawur e Taradi, consultazione e comune accordo, che, come il Corano stabilisce il Corano, fondano una relazione coniugale sana ed armoniosa &#8230;La « Quiwamah » o prcedenza degli uomini sulle donne, non è altro che una « obbligazione » richiesta, nell’ordine del – <em>Taklif </em>– in vista di una implicazione finanziaria nel mantenimento del focolare domestico e non « onore » particolare – <em>Tachrif </em>– accordato agli uomini&#8230;il termine di « Quiwamah » è stato spesso tradotto impropriamente con « superiorità » e la lettura patriarcale lo ha edificato in « disposismo » facendone un « privilegio sacro » dell’uomo musulmano&#8230;.E’ interessante approfondire l’analogia tra questi due aspetti della Tâa o « obbedienza  » : quella della moglie al marito e quella del musulmano, donna o uomo, ad un dirigente politico ! ! ! Nel gergo islamico il termine Tâa resta principalmente e strettamente legato a questi due poteri, quello del marito e quello del dirigente politico.”<a name="sdfootnote4anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>Ascoltiamo le parole delle donne di quel tempo, perché tutto comincia dalla parola&#8230; </strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-weight: normal;">e dall&#8217;ascolto, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">i</span><span style="font-weight: normal;">l rispetto dell&#8217;altro, e prima di tutto dell&#8217;essere femminile complementare all&#8217;uomo e quindi con una ha una sua originalità, passa prima di tutto per l&#8217;ascolto, troppi uomini pensano di sapere meglio e in anticipo non solo cosa pensano loro, ma anche cosa devono pensare le donne. Allah e il suo Profeta, al contrario ascoltano le rivendicazione delle donne. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-weight: normal;">Stupisce leggendo le fonti della religione islamica come tanti secoli fa le donne islamiche non contente di norme che proteggevano la loro posizione sentissero il bisogno di una maggiore uguaglianza, a cominciare da quella del linguaggio. Lo studio delle « circostanze della rivelazione » del Corano chiamato « assbab annuzul » ci svela l’implicazione di alcune donne nel contesto della rivelazione, in diversi versetti coranici. </span><strong>Ad esempio troviamo la protesta di più donne perché la rivelazione formulata al maschile sembrava metterle in secondo piano.</strong><span style="font-weight: normal;"> La versione più conosciuta, quella trasmessa tra gli altri da Attabari e che concerne Um Salama sposa del profeta. Secondo questa versione, </span><em><span style="font-weight: normal;">Hind Bint Abî Umaya, più conosciuta con il nome di Umm Salama avrebbe detto un giorno al profeta : « Perché le donne non sono nominate nel Corano come gli uomini? » Nello stesso giorno, alla preghiera di Dohr, ecco che il profeta dall’alto del minbar annunciò : « O gente – ya ayuha anass – ecco ciò che vi dice Dio nel Suo Corano… » Poi, espose loro il versetto che poi citiamo Secondo una variante sempre Umm Salama, avrebbe invece detto : « Perché gli uomini sono citati in tutte le occasioni e noi donne invece no ? ! »</span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">Ci sono diversi hadith che riportano il fatto designando donne diverse diverse. Nonostante queste divergenze tra i diversi sapienti circa l’autrice della rivendicazione femminile, è chiaro che il contenuto resta lo stesso nelle diverse versioni esistenti. <strong>Sono delle donne che hanno manifestato al Profeta il loro malcontento davanti ad un discorso coranico che – ai loro occhi – sembrava ignorarle ! ! Visto le molteplici fonti che riportano questo racconto è molto probabile che siano state numerose ad esprimere un tale risentimento… </strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">E’ certamente questo un discorso rivendicativo di tipo femminista… Rivendicare gli stessi diritti degli uomini, anche se certo erano coscienti che la parola di Dio a volte intende sia uomini che donne: </span></span><em><span style="font-weight: normal;">Um Salama, Madre dei credenti, una delle donne più erudite dell&#8217;epoca, racconta che un giorno, mente la sua cameriera la pettinava, intese l’appello del profeta dall’alto del suo minbar « Ayuha Annass » o « O gente ! » Ella si alzò subito per raggiungere l’assemblea ed ecco che la servitrice le fece notare che questo appello non concerneva le donne ! E Um Salama le rispose : « Ma io faccio parte della gente! »</span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">ma esigevano di più, un riconoscimento proprio in buona e dovuta forma. </span></span><span style="font-weight: normal;">Il Profeta (pbsl)davanti a ciò tace, non si riportano le sue parole, non dice ma che volete già avete molti diritti che prima non avevate, tace e aspetta la risposta da Dio. E Allah stesso risponde a questa rivendicazione femminile, con un versetto che specifica bene questa uguaglianza, che così recita: </span><em><strong>« In verità i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i leali e le leali, i perseveranti e le perseveranti, i timorati e le timorate, quelli che fanno l&#8217;elemosina e quelle che fanno l&#8217;elemosina, i digiunatori e le digiunatrici, i casti e le caste, quelli che spesso ricordano Allah e quelle che spesso ricordano Allah, sono coloro per i quali Allah ha disposto perdono ed enorme ricompensa.»</strong></em><span style="font-weight: normal;"> (XIII,35)</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><strong>Le rivendicazioni femminili non si fermano al linguaggio, ma toccano anche una rigida divisione dei ruoli che nel pensiero tradizionale pare tanto dura a morire: </strong><span style="font-weight: normal;">Dalle parole di Asma Bint Yazid:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><em>« Sono la delegata delle donne presso di te Profeta. Iddio ti ha inviato a tutti gli uomini e a tutte le donne di questo mondo, noi abbiamo creduto in te e nel tuo Dio, ma le donne sono limitate dalla loro funzione e sono davvero impotenti. Confinate nelle loro case, oggetto del vostro desiderio, incinte dei vostri figli, mentre voi uomini siete favoriti rispet­to a noi, nelle vostre assemblee, nella vostra parte­cipazione sociale e politica, nel pellegrinaggio, e so­prattutto nel jihad sulla via di Dio. Mentre noi donne tessiamo i vostri abiti ed educhiamo i vostri figli. Non potremmo condividere tutti questi bene­fici come quello del jihad che sembra sia un vostro esclusivo diritto?» Il Profeta (pbsl) stupito dall&#8217;eloquenza di quella donna, si volse ai suoi Compagni<strong>:« Avete mai sentito un discorso che attesti la devo­zione di una donna alla sua religione migliore di questo?»« Certamente no, non avremmo mai creduto che una donna fosse in grado di tenere un simile discorso!» risposero i Compagni evidentemente sbalorditi dal dire di quella donna.”</strong></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">Il discorso di Asma è per certi versi molto attuale. Una donna prende la parola davanti al Profeta (pbsl) e alla comunità per denunciare qualcosa che sentiva come una discriminazione. Ma non parla solo per e stessa, è delegata, quindi rappresenta le esigenze di un certo numero di donne che la pensavano come lei. C&#8217;è necessità di organizzarsi per avere un peso. Essa si rende conto che se la rivelazione è rivolta ugualmente ad uomini e donne, deve portare uguaglianza tra coloro che credono. Asma sente la limitazione la forte distinzione tra ruoli femminili e maschili come una discriminazione&#8230; Vuole di più. Vuole più condivisione nell&#8217;azione sociale, proprio in nome della religione. Ora voglio far notare l&#8217;atteggiamento del Profeta, che per noi musulmani è il modello di comportamento. Come dice Dio nel Corano: <em><strong>“Voi avete nell’Apostolo di Allàh(*) il modello esemplare di comportamento, per chi spera in Allah e nell&#8217;Ultimo Giorno e ricorda Allah frequentemente</strong></em>.” ( XXXII)</p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">Il Profeta, pbsl, modello di ogni musulmano, non le dice tu hai già il tuo lavoro, bada alla casa e ai figli che al resto ci pensiamo noi&#8230; E poi perché parli così davanti a tutti, la voce delle donne è awra&#8230; I campi di battaglia sono per gli uomini e poi donne e uomini non si possono mischiare insieme&#8230; Invece no, non dice tutto questo, accoglie le sue esigenze e non solo, si rivolge ai compagni, che certo conosceva bene e dice loro: “<em>Avete mai sentito un discorso che attesti la devo</em>­<em>zione di una donna alla sua religione migliore di questo?” ..</em>. i Compagni invece rimangono colpiti che una donna fosse in grado di tenere un discorso articolato&#8230; Gli uomini sono spesso stupiti dell&#8217;intelligenza delle donne&#8230; <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="background: none transparent scroll repeat 0% 0%;">Se al tempo del Profeta (pbsl) le donne avevano rivendicato quel diritto alla partecipazione ai com­battimenti affinché sopravvivesse il messaggio del­l&#8217;Islam, come si potrà vietare alle donne musulma­ne di oggi la rivendicazione del loro diritto alla partecipazione sociale e politica e di coinvolgersi nel vero jihad della modernità?</span></strong></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="background: none transparent scroll repeat 0% 0%;"> </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">C&#8217;è un altro versetto d che afferma la co-responsabilità politica di donne e uomini:<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong><span style="background: none transparent scroll repeat 0% 0%;"> «  I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri – Baadouhoum awliyaaou baad. Ordinano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole…</span></strong></em></span></span> » Ogni credente, uomo o donna deve lottare contro l’oppressione, fare del proprio meglio per assicurare la giustizia sociale e fare il modo che le ricchezze comuni siano ridistribuite in modo equo. E’ nella misura in cui una società sarà fedele a questo principio fondamentale dell’islam circa l’ordinare il bene e proibire il male, che essa potrà essere considerata come una une società giusta…</p>
<p style="line-height: 0.49cm; font-style: normal;" align="justify">Diceva il Profeta, pace e benedizione su di lui: <em>“Certamente le donne sono le sorelle degli uomini, chi le onorerà è onorevole, chi le disprez­zerà è disprezzabile”.</em><span style="font-weight: normal;"> Di questa capacità di comprendere l&#8217;essere femminile da parte del Profeta, pbsl, e invece della più grande difficoltà di alcuni dei suoi compagni, più ancorati alle logiche culturali lo vediamo in questo hadith: </span><em><span style="font-weight: normal;">Umar disse: “Un giorno andai dal Profeta e lo vidi sorridere. Che Dio ti faccia sempre sorridere, o Messaggero di Dio, gli dissi e gli chiesi come mai stesse sorridendo. Sorrido a queste donne, stavano chiacchierando di fronte a me prima che tu arrivassi. Quando hanno udito la tua voce, sono scomparse tutte, rispose, sorridendo ancora. All&#8217;ascoltare questa risposta, alzai la voce e dissi loro:”o nemiche di voi stesse, voi siete spaventate da me ma non siete spaventate dal Messaggero di Dio, e non gli mostrate rispetto; gli risposero: Sei duro di cuore e severo”. </span></em><span style="font-weight: normal;">(Al-Bukhari)</span></p>
<p style="line-height: 0.49cm;" align="justify"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">&#8216;Umar, che Dio sia soddisfatto di lui, fece più fatica a cambiare mentalità, perché il carattere ha molta influenza nel modo di porsi verso le donne, però la storia ci testimonia di come la rivelazione e anche l&#8217;Egira, il cambiare luogo lo mise in contatto con altre realtà, secondo le sue stesse parole: </span></span><em><span style="font-weight: normal;">&#8220;Noi, uomini della tribù di Quraish, dominiamo le nostre mogli, ma quando abbiamo incontrato la tribù degli Ansar, abbiamo visto che le donne dominano gli uomini; e di conseguenza le nostre mogli cominciarono ad imparare dalle donne degli Ansar i loro modi”.</span></em></p>
<p style="line-height: 0.49cm;" align="justify"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">lo resero capace di un ascolto nuovo, di cui esempio abbiamo famosa storia di &#8216;Umar già califfo e della donna che lo interpellò in mezzo alla moschea a proposito di un problema riguardante la dote. Si racconta infatti che ‘Umar Ibn Khattab, accorgendosi che le doti delle donne toccavano cifre eccessive, ed inquietandosi per le conseguenze che ciò poteva avere, decise di limitare la somma massima della dote a quattrocento dirhams e di versare ciò che sorpassasse tale somma nella Tesoreria dello Stato ( bait al ma^l ) dei musulmani. Egli annunciò tale decisione durante la preghiera del venerdì, ma ciò suscitò la reazione di una donna presente nella moschea. Ella lo interpello così, ricordandogli questo versetto: </span></span><em><span style="font-weight: normal;">“Se volete sostituire una sposa ad un’altra e voi le avevate donato un qintal, non le riprendete niente. Che cosa ! Vorreste riprenderlo con ingiustizia e peccato manifesto ?”Allora senza offuscarsi oltre misura, il califfo esclamò con tutta umiltà: “Fa’ grazia ad ‘Umar, Signore. Tutto il mondo è più istruito di lui !” Si riporta poi il suo cambiamento di opinione.”</span></em></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">L&#8217;esilio significò per la nascente comunità islamica l&#8217;esigenza di distinguere tra abitudini culturali e rivelazione, problema particolarmente attuale per l&#8217;insediarsi di comunità musulmane in ambiti culturali diversi&#8230; <em>“</em>Fin dall’origine, l’universalità dei principi islamici tra la Mecca e Medina non ha mai significato quindi l’uniformazione delle culture, ma al contrario l’integrazione di queste ultime nel rispetto dei principi comuni della fede e della pratica religiosa (al-‘aqîda, al-‘ibadât), oltre che la ricchezza delle varie esperienze umane e sociali&#8230; &#8216;Aisha riferì <em>: &#8220;Accompagnammo una donna al suo matrimonio con un uomo degli Ansar. Il Profeta (pbsl) disse: &#8220;&#8216;Aisha, non avete alcun intrattenimento? Agli Ansar piace l&#8217;intrattenimento&#8221;</em>&#8221; “Essi dovevano quindi cercare di distinguere la religione dalla cultura. Ma le difficoltà non finivano qui. Non solo bisognava separare i principi religiosi dai costumi, ma in alcune circostanze occorreva essere anche capaci di mostrarsi critici nei confronti della propria cultura. L’atteggiamento delle donne a Medina aveva rivelato alcuni tratti culturali meccani che era necessario rivedere e nei confronti dei quali bisognava fare autocritica. L’esperienza dell’esilio, e quindi della diversità culturale, aveva infatti una doppia conseguenza positiva: imporre una distinzione tra ciò che era veramente religioso e ciò che apparteneva alla cultura, ma anche consentire di valutare criticamente i propri costumi e le abitudini che fino a quel momento potevano sembrare indiscutibili perché assolutamente naturali. Il riferimento religioso può, e deve giocare questo ruolo di specchio critico delle consuetudini culturali: per essere veramente universale, il messaggio religioso non deve soltanto integrare la diversità dei costumi, ma anche stabilire un corpus di principi a partire dai quali è possibile riformare dei comportamenti ritenuti culturalmente normali (o accettati perché naturali e diffusi) e che devono tuttavia essere sottoposti a un’adeguata valutazione etica.” <a name="sdfootnote5anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">Proprio a causa dell&#8217;Egira troviamo un&#8217;altra rivendicazione femminile. Infatti, Um Salama manifestò il suo profondo dispiacere di notare come il Corano tacesse sulla partecipazione delle donne all’espatrio o hijra, che fu una tappa primaria nella storia dell’islam. La tradizione riporta che Um Salama disse al Messagero di Allah : <em><strong>« </strong></em><em>Gli uomini sono nominati diversi volte dal Corano a proposito della loro partecipazione alla hijra, mentre noi donne non siamo affatto menzionate</em><em><strong> ! »</strong></em>. Queste parole saranno la causa della rivelazione del versetto seguente : «  <em><strong>Il loro Signore risponde all&#8217;invocazione:</strong></em> <em><strong>&#8220;In verità non farò andare perduto nulla di quello che fate, uomini o donne che siate, ché gli uni vengono dagli altri (baadoukoum min baad) . A coloro che sono emigrati, che sono stati scacciati dalle loro case, che sono stati perseguitati per la Mia causa, che hanno combattuto, che sono stati uccisi, perdonerò le loro colpe e li farò entrare nei Giardini dove scorrono i ruscelli, ricompensa questa da parte di Allah. Presso Allah c&#8217;è la migliore delle ricompense.»</strong></em> (III,195)</p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">“La rivendicazione di Um Salama era doppiamente comprensibile, poiché è lei che la tradizione ha soprannominato « la donna dei due esili », per la sua doppia emigrazione in Abissinia. La storia riporta che ella fu la prima donna a immigrare dalla Mecca in Abissinia, con il suo primo marito Abu Salama. Questo primo esilio forzato fu reso necessario dopo le angherie subite dalla coppia da parte sia dell’élite dirigente meccana sia dalla propria tribù. Ad Um Salama vengono attribuiti lunghi racconti sugli avvenimenti occorsi in terra d’esilio, sulle sofferenze subite da lei e dai differenti compagni dell’epoca e anche di quelli in occasione della sua immigrazione verso Medina. Infatti, la tradizione riferisce le differenti prove che ella dovette subire, sopratutto quando ella fu separata – contro la sua volontà – dal marito e dal figlio, dalla sua tribù e dai suoi familiari. Separata dal suo sposo, che obbligato a lasciarla si recò a Medina e da suo figlio, sequestrato dai membri della sua famiglia, soffrì in questo stato per un anno intero, sola, inconsolabile, trascorrendo le giornate a piangere il figlio e lo sposo… Finché un notabile della sua famiglia, commosso dal supplizio che viveva, intercesse presso la sua tribù che così finalmente le rese il figlio e le permise di raggiungere il marito e gli altri musulmani a Medina. Sola, con unico compagno il figlio ancora piccolo, intraprese, malgrado i pericoli in cui poteva incorrere, la lunga strada per l’ esilio verso Medina. Era risoluta a raggiungere lo sposo, per vivere in pace la loro fede in quella nuova città della libertà che era la città del profeta… Poi, ad un po’ di distanza dalla Mecca, incontrò un valente cavaliere, il quale le propose di accompagnarla fino a destinazione. E qui è importante ricordare come colui che offerse il suo aiuto e la sua protezione a questa donna e al suo bambino,<strong> era all’epoca un non musulmano e ciò non impedì ad Um Salama d’accettare il suo aiuto e di lodare in seguito la sua attitudine cavalleresca e la sua condotta morale irreprensibile</strong>.”<a name="sdfootnote6anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify"> </p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">A proposito dell&#8217;Egira ricordiamo anche il contributo di “Asma Bint Abû Bakr, che seppe mantenere nel segreto la data del giorno previsto per la partenza del Profeta verso Medina e di suo padre Abû Bakr, entrambi, sorvegliati strettamente dai loro nemici Quraish. Quest’ultimi con alla testa Abû Jahl, andarono a interrogare Asma, alla ricerca del Profeta e a causa del suo fermo silenzio riceverà lo schiaffo di un Abû Jahl esasperato dalla sua impassibilità. Sarà lei pure ad assicurare di nascosto la sopravvivenza del Profeta e di Abû Bakr , nascosti nella grotta, durante il cammino d’esilio. Il Profeta la soprannominerà per questo « dhat anitakain » cioè quella « dei due cinturoni », a causa del fatto che essa nascondeva i viveri, che trasportava per il Profeta e il padre Abu Bakr Assedik, tutto intorno alla vita con l’aiuto di due grandi cinture.</p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify"><strong>L’esilio, </strong>considerato come atto politico ha costituito un modo per la donna musulmana dell’epoca di affermare la sua presenza come membro attivo della società, assicurando il suo totale contributo al nuovo concetto di azione politica che fu istituito dall’islam. Non le si è chiesto di « rimanere in casa » ad aspettare che gli uomini da soli erigessero le fondamenta della nuova città musulmana !”<a name="sdfootnote7anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;" align="justify"> </p>
<p style="line-height: 0.49cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-style: normal;">Tutto l&#8217;atteggiamento del Messaggero di Dio di­mostrava la sua indefessa volontà di promuovere lo sviluppo e l&#8217;emancipazione della donna. “Aveva fatto della moschea un luogo di riu­nione che radunava uomini e donne, insieme per dibattere, prendere le decisioni, discutere delle questioni spirituali, politiche e sociali, economiche e familiari. La moschea, così come l&#8217;aveva voluta l&#8217;Inviato di Dio, non era solo un luogo di culto, ma anche uno spazio culturale e politico in cui i mu­sulmani e le musulmane discutevano in gruppo dei loro problemi. Non c&#8217;era, come oggi vediamo ovun­que, muri che separavano gli uomini dalle donne. Era uno spazio comune in cui entrambi i generi riuniti per la preghiera prendevano decisioni, rice­vevano istruzioni dal Messaggero e si tenevano al corrente delle ultime novità della comunità. Le donne avevano lo stesso diritto di parola degli uomini e non esitavano a prendere la parola in pubblico. Il Profeta (pbsl) fu esplicito sull&#8217;obbligo delle donne di assistere a queste riunioni, come prova questo celebre hadith:</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em> «Non proibite le moschee alle donne.» </em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-style: normal;">Ad esempio Zaynab, figlia del Profeta (pbsl) un giorno prese la parola al mattino, al fajr, per dichia­rare solennemente a tutta l&#8217;assemblea che concede­va la sua protezione all&#8217; ex marito – la cui tribù era in guerra contro i musulmani – che si trovava presso di lei. Dopo la preghiera il profeta (pbsl) verificò la notizia e accettò che quell&#8217;uomo fosse lasciato libero di circolare a Medina, nonostante il contenzioso con la sua tribù. Tutta la comunità rispettò la protezione concessa da una donna ad un nemico&#8230;”<a name="sdfootnote8anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote8sym"><sup>8</sup></a> </span></span></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">Ricordiamo ancora come la prima che credette nella realtà della rivelazione divina al Profeta, pbsl fu una donna Khadija&#8230; Il primo martire dell’islam, cioè la prima persona morta sotto tortura per la sua fede, fu una donna, Sumaya Um Ammar, pugnalata al basso ventre da una lancia ad opera di Abû Jahl, un importante notabile meccano, nemico giurato del profeta, e questo dopo averle fatto subire i peggiori supplizi. Questa donna fa parte delle prime sette persone convertite all’islam&#8230; “Ricordiamo anche la storia di Um Sherik, una donna appartenente ad una tribù chiamata Dauss, che si convertì all’islam durante un soggiorno alla Mecca. Vi fece poi uno straordinario lavoro di diffusione del messaggio dell’islam, ai tempi della sua prima fase clandestina , avendo accesso nei diversi salotti di donne, notabili della Mecca e invitandole ad abbracciare la nuova religione. Questa intensa attività di predicazione fu alla fine scoperta dai Quraishyti che la consegnarono ai membri della sua tribù. Questi la sottoposero a innumerevoli sevizie affinché abbandonasse le sue convinzioni… Narrò lei stessa, in numerosi racconti come torturata, abbandonata e legata sotto il sole del deserto, senza bere per intere giornate, ella non cedette e anche in mezzo alla desolazione più profonda alzò il suo indice in segno della sua fede nel Dio unico. I suoi finirono per lasciarla libera e allora ella non ebbe che un’idea in testa quella di raggiungere il Profeta e gli altri musulmani a Medina !La strada era lunga, pericolosa e piena di imprevisti per una donna sola, ella dunque cercò a lungo qualcuno che la potesse scortare fino a Medina e finì per trovare aiuto da parte di un uomo ebreo che, addolorato di vederla ridotta così, le propose volontariamente il suo aiuto e l’accompagno fino a destinazione. Um Sherik, arrivata a Medina, secondo alcune versione, propose essa stessa al Profeta di sposarla a lui. Il Corano evoca questo insolito « gesto » menzionandola con l’appellativo di credente « muâmina » : « …<em><strong> e ogni donna credente che si offre al Profeta</strong></em>… » (XXXIII,50). <a name="sdfootnote9anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote9sym"><sup>9</sup></a></p>
<p style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify">E ancora Um Salama non è stata forse la consigliera politica del Profeta al momento del trattato di Hudaybiyya e non è forse grazie ai suoi saggi consigli che fu evitata una grande prova ai musulmani dell&#8217;epoca? E che dire di Hasfa, Madre dei credenti, che fu la depositaria della sola copia ufficiale del Corano dalla morte del califfo Abu Bakr, copia che servì da stereotipo per tutte le copie del Corano presenti nel mondo fino ai nostri giorni? Fu la custode del Corano fino a che &#8216;Uthman Ibn &#8216;Affan, il terzo ca­liffo, ne fece fare altre copie per distribuirle in tut­to il territorio musulmano.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-style: normal;"><strong>Chiudo questo discorso sulle testimonianze delle donna nell&#8217;islam ricordando colei che fu considerata la più grande sapiente di quel tempo &#8216;Aicha. </strong></span><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Infatti,</span></span><strong> </strong>ogni qual volta una questione religiosa, o giuridica o quant&#8217;altro si presentava complicata o delicata, i fedeli e i grandi Compagni, correvano da &#8216;Âïsha trovando sempre soluzione al problema. Così come ben disse Masruq, uno dei sapienti del tempo che fu, tra l&#8217;altro, allievo di &#8216;Âï­sha: «<em>Giuro per Colui Cui appartiene la mia vita che ho visto moltissimi tra i più venerati e devoti Compagni del Profeta, venire presso &#8216;Âïsha per interrogarla sul culto e sulle pratiche religiose e quando dissentivano tra loro in merito a qualcosa, andavano a sottoporla a lei» </em>Abu Musa insisteva a riguardo:<em>«Per ogni questione che ci sembrava di difficile </em>risoluzione, noi Compagni del Profeta ci recavamo da &#8216;Âïsha, presso cui trovavamo la soluzione». Un altro sapiente del tempo, Abu Salman Abd Ar-Rahman non smetteva di dire, a proposito di &#8216;Âïsha: «In tutta la mia vita non ho mai incontrato persona più colta e sapiente di &#8216;Âïsha per quel che riguarda la Sunna del Profeta, l&#8217;esegesi del Corano e gli affari del culto».&#8217;Umar ibn al-Khattab ammirava le sue qualità intellettuali. Ricordandola un giorno disse: «Non conosco nessuno più colto di &#8216;Âïsha nelle scienze religiose, il fiqh e la poesia». &#8216;Âïsha era considerata una grande mufti del tem­po e molti testi di storia attestano la sua eccellenza nella giurisprudenza islamica durante il califfato di Abu Bakr, di Omar e fino alla sua morte. &#8216;Il Profeta confermò in molte occasioni questo parere, incitando continua­mente i suoi Compagni ad imparare la loro religio­ne da &#8216;Âïsha:<em> “Andate a cercare la scienza da questa rossina</em>” . Fu la donna che trasmise il maggior di hadith (2200 circa). ILcontributo di &#8216;Âïsha alle scienze religiose islamiche è stato ampio ed importante. “Una ricerca storica ha rivelato che alla morte del Profeta (*) c’era una élite sapiente ed erudita che contava circa 8000 persone, di cui 1000 erano donne. L’emancipazione veicolata dall’islam, in un quarto di secolo fece sì che una persona su otto dell’élite intellettuale fosse donna&#8230; Citando solo qual­che esempio, la prima università costruita in terra d&#8217;Islam, Al-Qarawiyyin a Fes, nel corso del IX se­colo, è dovuta ad una donna di cui pochi musulma­ni hanno sentito parlare: Fatima al-Fihiriya. Que­sta università è considerata come la più antica del mondo musulmano ma sappiamo molto poco sulla sua fondatrice. L&#8217;università di Al-Azhar in Egitto, universal­mente nota e indiscutibile centro religioso, fu edi­ficata da una donna che si chiamava Al-Khanzida­ra. La storia riferisce che fece costruire l&#8217;istituto in questione e, allo stesso tempo, una moschea, un or­fanotrofio e un ospedale.”<a name="sdfootnote10anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote10sym"><sup>10</sup></a></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Abbiamo visto come nell&#8217;essere maschile riposi una tendenza arcaica a marginalizzare la donna e a ridurre i suoi spazi, a misconoscere il suo valore. Innumerevoli le testimonianze di questo, prima e dopo l&#8217;islam che ci debbono far uscire da un atteggiamento di ingenuità per cui tutto per la donna sarebbe già stato fatto. Invece rimane molto da fare, nelle società occidentali come in quelle musulmane. Dobbiamo prendere sul serio le istanze della rivelazione che indubbiamente hanno prodotto nella società di allora un notevole miglioramento della condizione della donne e continuare a svilupparle. Alcuni pensano a tali norme come qualcosa di a-temporale definito una volta per sempre, altri vi vedono l&#8217;innescarsi di un principio di liberazione della donna che esige di essere sviluppato, una direzione dunque. Per capire questa posizione pensiamo ad esempio al problema della schiavitù. Il Corano a proposito non formula una proibizione assoluta, impossibile per quei tempi, ma formula una direzione in cui andare, invitando a liberare gli schiavi come opera meritoria che cancella i peccati, dando l&#8217;esempio del Profeta, pace e benedizione su di lui, che lo fece per primo in diverse occasioni. Ascoltiamo ad esempio la sura Al-Balad, in cui la liberazione di uno schiavo viene messa per prima, nella via ascendente:<em><strong>“&#8230; Non gli abbiamo indicato le due vie? Segua dunque la via ascendente. E chi ti farà comprendere cos&#8217;è la via ascendente? È riscattare uno schiavo, o nutrire, in un giorno di carestia, un parente orfano o un povero prostrato [dalla miseria], ed essere tra coloro che credono e vicendevolmente si invitano alla costanza e vicendevolmente si invitano alla misericordia.” (</strong></em><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">CX) </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ora dobbiamo concludere da ciò che la schiavitù sia legittima e basti “trattare bene gli schiavi e liberarli quando si vuole fare un&#8217;opera meritoria o scontare un peccato”? E&#8217; questo il posto del musulmano oggi? No, hamdulillah la schiavitù è stata condannata dalla coscienza umana collettiva, e semmai il posto del musulmano sta nell&#8217;individuare e denunciare nuove forme di schiavitù, più subdole e meno dichiarare nella società moderna e non ritornare alla situazione antica. Il discorso sullo statuto della donna nell&#8217;islam è di questo tipo, le cose essenziali sono già delineate nelle Fonti, ed esigono di essere attuate sempre meglio, andando nella direzione di una uguaglianza e rispetto sempre maggiore. Non si tratta di assumere semplicemente il modello occidentale di donna, ma di porsi in un serio confronto con quelle che sono le &#8216;istanze buone&#8217; che vi emergono e confrontarle con i testi della nostra religione. L&#8217;immigrazione e lo stabilirsi della comunità musulmane in Occidente è un&#8217;occasione importante per rinnovarsi.</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Concludo con un lungo hadith riferito da &#8216;Ubada ibn Kathir, che ci mostra bene quella che fu la lo spirito della rivelazione e la considerazione del Profeta, pace e benedizione su di lui, verso di loro e delinea per il musulmano un cammino mai compiuto di rispetto per l&#8217;essere femminile: <em>«I migliori uomini della mia comunità sono i mi­gliori con le loro spose e le migliori donne della mia comunità sono le migliori verso i loro sposi. Ogni donna di queste ultime avrà come ricompensa quo­tidiana l&#8217;equivalente di mille martiri morti sulla Via di Dio. Mentre ogni uomo che sarà buono con sua moglie avrà l&#8217;equivalente quotidiano di cento martiri caduti sulla via di Dio.» Al che &#8216;Umar Ibn-Al Khattab gli chiese: «Perché la donna ha il compenso di mille martiri mentre l&#8217;uo­mo soltanto cento?» «Forse ignori che la donna ha maggior ricompensa presso Dio e più qualità che l&#8217;uomo?! Iddio eleverà l&#8217;uomo al Paradiso ad un livello che dipenderà dalla soddisfazione della sua sposa e in relazione ai suoi du&#8217;ha per lui», concluse il Profeta.</em></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="justify">Patrizia Khadija Dal Monte </p>
<div id="sdfootnote1">
<p style="margin-bottom: 0.11cm;" align="justify">Esistono circa 30 casi repertoriati in cui la donna eredita una parte uguale  e maggiore dell&#8217;uomo e solamente 4 casi in cui eredita la metà…Livre de M Ammarra, p. 79 ; per maggior approfondimento concultare lo studio di  Salah Eddinne Sultan circa l&#8217;eredità della donna nell&#8217;islam, Mirath al marâa wa kadiat al moussaouate, Editions dar annahada, Egypte, 1999.</p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p style="text-indent: 0cm; margin-left: 0cm;"><a name="sdfootnote2sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote2anc">2</a>Asma Lamrabet, Il Corano e le donne, edzioni Al Hikma Imperia, in pubblicazione.</p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p><a name="sdfootnote3sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote3anc">3</a>idem</div>
<div id="sdfootnote4">
<p><a name="sdfootnote4sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote4anc">4</a>idem</div>
<div id="sdfootnote5">
<p><a name="sdfootnote5sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote5anc">5</a>Tariq Ramadan, La Riforma radicale,</div>
<div id="sdfootnote6">
<p><a name="sdfootnote6sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote6anc">6</a>Asma Lamrabet, op. cit.</div>
<div id="sdfootnote7">
<p><a name="sdfootnote7sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote7anc">7</a>Asma Lamrabet, op.cit.</div>
<div id="sdfootnote8">
<p><a name="sdfootnote8sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote8anc">8</a>Asma Lamrabet, op. cit.</div>
<div id="sdfootnote9">
<p><a name="sdfootnote9sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote9anc">9</a>idem</div>
<div id="sdfootnote10">
<p><a name="sdfootnote10sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/#sdfootnote10anc">10</a>Asma Lamrabet, &#8216;Aicha, ediz. Al Hikma, Imperia 2009</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Boicottaggio dello Stato sionista &#8211; lista dei prodotti</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/03/boicottaggio-dello-stato-sionista/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 15:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordiamo che la campagna di boicottaggio dello Stato sionista d&#8217;Israele è sempre in atto
http://www.boicottaisraele.it/files/index.php
Lo stato di Israele dal 1948 attua una sistematica pulizia etnica dei palestinesi, ai quali ha sottratto case, villaggi, terre, acqua, vita e dignità umana, secondo un piano concepito e attuato dai coloni sionisti fin dal 1882. Boicottandol’economia israeliana darai un concreto aiuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordiamo che la campagna di boicottaggio dello Stato sionista d&#8217;Israele è sempre in atto</p>
<p><a href="http://www.boicottaisraele.it/files/index.php">http://www.boicottaisraele.it/files/index.php</a></p>
<div style="text-align: justify; font-style: italic;">Lo stato di Israele dal 1948 attua una sistematica pulizia etnica dei palestinesi, ai quali ha sottratto case, villaggi, terre, acqua, vita e dignità umana, secondo un piano concepito e attuato dai coloni sionisti fin dal 1882. Boicottando<a style="color: #5588aa; text-decoration: none;" href="http://4.bp.blogspot.com/_4KXfWAeYK2A/SiK6HUmqHGI/AAAAAAAAJg8/_xc8BUKgQds/s1600-h/729-1.gif" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342036742967532642" style="margin-top: 0pt; margin-right: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 119px; height: 65px; border-width: 0px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_4KXfWAeYK2A/SiK6HUmqHGI/AAAAAAAAJg8/_xc8BUKgQds/s200/729-1.gif" border="0" alt="" /></a>l’economia israeliana darai un concreto aiuto al popolo palestinese e alla causa dell’unità araba, la sola politica che possa riportare la pace in tutto il Medio Oriente e ridare speranza a quelle sventurate popolazioni, la cui sorte grava sulla nostra coscienza di europei. La tesi dei due Stati per due popoli è un miserabile inganno ordito da politici che vogliono ingannare la gente semplice sapendo di ingannare. L’unica ipotesi praticabile è quello di uno Stato Unico con parità ed eguaglianza di diritti, dove palestinesi musulmani, ebrei e cristiani imparino a vivere in pace.</div>
<div style="text-align: justify; font-style: italic;"></div>
<div style="text-align: justify; font-style: italic;"></div>
<div style="text-align: justify; font-style: italic;"><big><strong>Lista prodotti israeliani:</strong></big><br />
AHAVA: prodotti estetici e dermatologici distribuiti in Italia da P.M.<br />
CHEMICALS S.R.L./Milano<br />
AMCOR: purificatori e condizionatori d&#8217;aria, insetticidi<br />
ALBATROSS: fax e sistemi di posta elettronica<br />
CANTINE BARKAN Ltd: vini con etichetta Reserved, Barkan e Village<br />
CANTINE DELLE ALTURE DEL GOLAN: vini con etichetta Yarden, Gamla e Golan distribuiti in Italia da GAJA DISTRIBUZIONE, Barbaresco (Cuneo)<br />
CARMEL: prodotti d&#8217;esportazione come avocados, fiori recisi e succhi di frutta<br />
CALVIN KLEIN: alcuni capi di vestiario sono realizzati in Israele<br />
DATTERI DELLA VALLE DEL GIORDANO varietà Medjoul e Deglet Nour<br />
EPILADY/MEPRO: epilatori<br />
HALVA: barrette di sesamo<br />
INTEL: microprocessori e periferiche<br />
JAFFA: agrumi<br />
MOTOROLA: prodotti di irrigazione e fertilizzanti<br />
MUL-T-LOCK Ltd: porte blindate, serrature di sicurezza, cilindri e attrezzature<br />
NECA: saponi<br />
PRETZELS: snack salati della Beigel<br />
SALI DEL MAR MORTO: prodotti cosmetici<br />
Società Gitto Carmelo e Figli Srl di Messina: ha costruito una strada che passa nei territori occupati ed è a solo uso dei coloni<br />
SODA-CLUB Ltd.: sistemi per carbonare e sciroppi per la preparazione di<br />
soda e soft drinks<br />
SOLTARN Ltd: pentole e tegami in acciaio antimacchia<br />
VEGGIE PATCH LINE: hamburger di soia e prodotti alternativi</p>
<p>Generi : marche</p>
<p>Abbigliamento: Ask Retailer; Gottex, Gideon Oberson, Sara Prints, Calvin Klein<br />
Aromi e spezie: MATA, Deco-Swiss, Israel Dehydration Co. Ltd.<br />
Bevande: Askalon, Latroun, National Brewery Ltd., Carmel, Eliaz Benjamina<br />
Ltd., Montfort, Yarden Vineyards, International Distilleries of Israel<br />
Ltd. (Sabra), Gamla, Hebroni<br />
Budini: OSEM, MATA, Israel Edible Products Ltd. -Telma<br />
Cipolle: Beit Hashita, Carmit, Sunfrost<br />
Formaggi: Kfir Bnei-Brak Dairy Ltd., Tnuva, Central Co-op, MATA, Haolam<br />
Frutta: Assis Ltd., Carmel Medijuice, NOON, PRI-TAIM, Agrexco USA Ltd.,<br />
Yakhin, PRI-ZE, FIT (Federation of Israel Canners), Jaffy&#8217;s Citrus<br />
Products<br />
Prodotti a base di pomodoro: FIT, Medijuice, Pardess, Yakhin, VITA<br />
Prodotti dolciari (caramelle e noccioline): Carmit, Elite, Geva, Rimon,<br />
Karina, Lieber, Oppenheimer, OSEM, Taste of Israel, Israel Edible<br />
Products &#8211; Telma<br />
Olive: Beit Hashita, H&amp;S Private Label, Shan Olives Ltd. (Hazayith)<br />
Marmellate, conserve, sciroppi, miele e frutta candita: Assis Ltd., I&amp;B<br />
Farm Products, Meshek Industries (Beit Yitshak 778) Ltd., VITA<br />
Pesce: Noon, Yonah, Carmel, Ask retailer/frozen fillets<br />
Prodotti a base di tacchino: Hod Lavan, Soglowek, Yarden, Ask retailer/butcher/Deli<br />
Prodotti dietetici: Elite, Froumine, OSEM, Israel Edible Products &#8211; Telma, Kedem, Afifit Ltd., Magdaniat Hadar Ltd., Tivon<br />
Prodotti di forneria: Affifit Ltd., Barth, Elite, Einat, Froumine, Hadar, Israel Edible Products &#8211; Telma, Magdaniat Hadar Ltd., OSEM, Taste of Israel</p>
<p>Prodotti vegetali:<br />
Yakhin, PRI-TAIM, PRI-ZE Growers/MOPAZ, Sanlakol, Carmelit Portnoy, Tapud, Sun Frost<br />
Salse per pizza: Jaffa-Mor, VITA, H&amp;S Private Label, MATA<br />
Zuppe, salse e dadi: Israel Edible Products Ltd. &#8211; Telma, OSEM, MATA, Gourmet Cuisine.</p>
<p>Software e componenti per computer: Four M, Cimatron, Eliashim Micro Computers, Sintel, Ramir (Adacom), Rad, Orbotech, Shatek, Scitex, 4th Dimension Software Ltd., magic Software, 32-bit</p></div>
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		<title>Israele: divieto di memoria&#8230;vietato ricordare la Nakba</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 18:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; paradossale che lo Stato che più di ogni altro al mondo insista sulla memoria della sofferenza e dei lutti neghi la stessa memoria alle sue vittime.
Una nuova legge in Israele rende crimine la commemorazione di ciò che i Palestinesi chiamano &#8220;Nakba&#8221;, la catastrofe del loro sradicamento e pulizia etnica dalla Palestina, con la creazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; paradossale che lo Stato che più di ogni altro al mondo insista sulla memoria della sofferenza e dei lutti neghi la stessa memoria alle sue vittime.</em></p>
<p>Una nuova legge in Israele rende crimine la commemorazione di ciò che i Palestinesi chiamano &#8220;Nakba&#8221;, la catastrofe del loro sradicamento e pulizia etnica dalla Palestina, con la creazione dello Stato sionista nel 1948. La Knesset, il Parlamento israeliano, ha ratificato la &#8220;legge Nakba&#8221; già alla prima lettura. Saranno imposte penalità a chiunque mostri il 15 maggio, segni di tristezza e di lutto dentro i confini (indefiniti) di Israele; in quella data i palestinesi ricordano la creazione della crisi dei rifugiati. La radio israeliana ha commentato che lo scopo della legge è quello di far cessare che vi sia gente a lutto per quello che per Israele è il Giorno della Indipendenza; atti commemorativi, viene rilevato, sono equivalenti a &#8220;negare il carattere ebraico di Israele e insultare i simboli dello Stato&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Nakba-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>da <a href="http://www.contropiano.org/Documenti/2010/Marzo10/04-03-10Israele3.htm">http://www.contropiano.org/Documenti/2010/Marzo10/04-03-10Israele3.htm</a></p>
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		<title>Oltre il muro, mostra pro bimbi palestinesi- Dar Al Hikma, Torino</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/03/oltre-il-muro-mostra-pro-bimbi-palestinesi-dar-al-hikma-torino/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 16:59:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=2695</guid>
		<description><![CDATA[Mostra d&#8217;Arte del pittore  Yousef Awad , artista palestinese
Sabato 6 marzo ore 18 inaugurazione con rinfresco.

Presso Centro italo-arabo Dar al Hikma.
Via Fiochetto 15, Torino.
(La mostra  si protrarrà fino al 27 marzo)
PS: il ricavato delle vendite andrà a sostegno di un progetto ludico-educativo per i bambini dei Territori Occupati
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Mostra d&#8217;Arte del pittore  Yousef Awad , artista palestinese</h2>
<h3 style="text-align: center;">Sabato 6 marzo ore 18 inaugurazione con rinfresco.</h3>
<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Jawad-mostra.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2699" title="Jawad mostra" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Jawad-mostra-300x212.png" alt="Jawad mostra" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Presso Centro italo-arabo Dar al Hikma.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Via Fiochetto 15, Torino.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>(La mostra  si protrarrà fino al 27 marzo)</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>PS: il ricavato delle vendite andrà a sostegno di un progetto ludico-educativo per i bambini dei Territori Occupati</em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Una lettera pro-nikab della sorella Iqra’ Viviana D’Alò Bulic</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/03/una-lettera-pro-nikab-della-sorella-iqra/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2010/03/una-lettera-pro-nikab-della-sorella-iqra/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 14:48:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Bismi-Llah
Dopo i recenti appelli in favore del divieto del burqa (denominazione tra l’altro non idonea, dato che ci si riferisce soprattutto al niqab) fatti da gruppi che si definiscono islamici moderati ma che in realtà contribuiscono a diffondere idee errate e fuorvianti dalle quali deriva disprezzo verso i musulmani e i loro valori, rispondo quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bismi-Llah</p>
<p>Dopo i recenti appelli in favore del divieto del burqa (denominazione tra l’altro non idonea, dato che ci si riferisce soprattutto al niqab) fatti da gruppi che si definiscono islamici moderati ma che in realtà contribuiscono a diffondere idee errate e fuorvianti dalle quali deriva disprezzo verso i musulmani e i loro valori, rispondo quanto segue:</p>
<p>Sono dispiaciuta  non tanto per il tono offensivo e sprezzante usato da certe persone verso altre che neanche conoscono, e che difendono semplicemente una posizione legittima attualmente diffamata e messa in discussione, come io faccio senza peraltro ignorare o calunnniare chi la pensa diversamente, ma soprattutto mi duole che venga ingiustamente travisato e ridicolizzato un abbigliamento che trova il suo fondamento nella tradizione islamica e che viene adottato per motivi di fede religiosa.</p>
<p>Prima di tutto ribadisco le mie dichiarazioni, confermando che sono scevre da ogni faziosità o estremismo.</p>
<p>Mi ritengo una donna libera e non immischiata in questioni politiche o posizioni fanatiche, io credo nell’incontro, non nello scontro di civiltà e non amo abbassarmi al livello di polemiche sterili, oltretutto basate su elementi inesatti e infondati, spero quindi con questo scritto di fare definitivamente chiarezza in shā’Allāh.</p>
<p>Il fatto di essere nati musulmani o di essere convertiti non comporta di per sé  competenza maggiore o minore in questioni religiose.</p>
<p>Personalmente ho iniziato a studiare sei anni fa, non mi sarei mai permessa di pronunciarmi su una questione così delicata senza averla profondamente appurata e quello che dichiaro è frutto di ricerche con docenti universitari e sapienti autorevoli.</p>
<p>Inoltre il mio scopo è stato sempre quello di trasmettere una conoscenza scevra da faziosità o retaggi culturali estranei alle fonti originarie dell’Islam, in shā’Allāh.</p>
<p>Quindi in piena tranquillità davanti a Dio e agli uomini posso attestare che ritenere  il niqab islamicamente legittimo non è fazioso, ma dire semplicemente la verità, e quindi per me, in quanto credente, sarebbe un dovere farlo anche se io non lo indossassi.</p>
<p>Tutto quello che ho dichiarato in merito al niqab è il risultato di studio e ricerca ed è accreditato e accertabile, inoltre la legittimità islamica del niqab è supportata anche da dichiarazioni di centri islamici italiani, esponenti istituzionali e persone autorevoli  in Egitto e in Arabia Saudita.</p>
<p>Alcuni nomi che le mie interlocutrici citano come testimoni della non legittimità islamica del niqab non rappresentano autorità istituzionali islamiche, ma opinioni personali non condivise da persone più autorevoli di loro nel diritto islamico.</p>
<p>Anche quanto affermato da Shirin Ebadi (che non è certo un’autorità in materia di religione) cioè il divieto di indossare il niqab e i guanti durante lo stato di sacralizzazione nel Pelegrinaggio alla Mecca (divieto relativo soltanto alle particolari norme vestimentarie da seguire durante l’ihram) indica per molti sapienti passati e presenti che al di fuori da questo era invece utilizzato, e tutto ciò che è stato praticato in presenza del Profeta Muhammad salla-Llāhu ‘alayhi wa sallam e non da lui espressamente vietato è legittimo nell’Islam (a titolo informativo, secondo le fonti islamiche, anche in questo frangente – cioè durante il pellegrinaggio &#8211; al passaggio di uomini estranei era permesso alla donna di coprirsi il volto).</p>
<p>Quanto sostenuto in Egitto dallo shaykh di al-Azhar Tantawi, (l’unico tra i citati più legittimato ad esprimersi in merito), oltre ad essere dallo stesso ritrattato in seguito è stata subito smentito dalla dichiarazione del fronte degli ulama di al Azhar (Organo riconosciuto universalmente)</p>
<p>Eccone una parte:</p>
<p>« Nessun Imam o ricercatore può contestare la legittimità del Niqab […] anche se i sapienti musulmani si sono divisi sulla sua giusta definizione e sul giudizio da dare in merito, tutti si sono mostrati convinti però del suo significato e della sua legittimità.[…]</p>
<p>Pertanto diciamo: quel che è successo sul Niqab e alla ragazza, per mano dello Shaykh e di altri, con  termini fuori luogo e indegni del rango della persona e dell’argomento stesso, è dovuto, a quanto ci sembra, all’ignoranza della scienza a favore della quale ci si schiera, e del Fiqh in nome del quale si argomenta. Quel che è successo non è altro che la reazione di un’anima irritata, ingiustamente, e  per una causa non giusta, anche se è stata successivamente giustificata con decreti e decisioni amministrativi, ingiusti a loro volta, di compiacimento e di ostinazione. […]</p>
<p>Inoltre gli stessi ‘ulamā’ ricordano:</p>
<p>‘Nessuno ha il diritto di obbligare la gente all’opinione di uno specifico sapiente, emiro, Shaykh  o re che sia. Colui che crede di giudicare tra la gente in virtù di quanto sopra, e non giudica secondo il Libro e la Sunna, è miscredente.’ »</p>
<p>Definire il velo integrale un retaggio medioevale di tradizioni tribali (che trovano il fondamento in Afghanistan, retaggio che intende relegare la donna, considerata inferiore, dietro una cappa nera che la annulla fisicamente e psicologicamente) è smentito da ogni organizzazione islamica accreditata e universalmente riconosciuta, anche perché le stesse mogli del Profeta Muhammad salla-Llāhu ‘alayhi wa sallam, come altre credenti, portavano dopo il precetto sancito dal Corano, il velo integrale e vivevano in Arabia (non in Afganistan), lo facevano per Dio e non perché la donna fosse inferiore ma semplicemente per sottomettersi a una norma stabilita da Dio nel Corano.</p>
<p>La donna credente sotto il velo integrale è fisicamente e psicologicamente libera e serena perché ha scelto di esprimersi in talmodo autonomamnete e così si sente forte, sicura, felice, sottomessa a Dio e non agli uomini, in pieno possesso delle sue facoltà mentali e fisiche in shā’Allāh e può, nel caso lo desideri, anche nonostante questo abbigliamento rivestire ruoli socialmente importanti.</p>
<p>Fa un gioco molto sporco chi parla di fantomatiche donne che indossando il niqab sarebbero violate nei loro diritti, quali diritti? Se donne in piena consapevolezza e libertà desiderano, scelgono e decidono di indossare il niqab è perché credono in Dio e vogliono sottomettersi solo a Lui,  amano il velo e questo le fa sentire libere e appagate in una loro esigenza fondamentale senza subire costrizione alcuna. Perche dunque il privarle di tale diritto?</p>
<p>Chiedo a tutti di non permettere che venga leso questo diritto attraverso la manipolazione della realtà, basata su giudizi infondati.</p>
<p>Sono stata accusata di avere una visione ‘miope’ nel dire che ci sono 2 correnti nell’Islam relative alla questione del niqab, rispondo facendo notare che non è la mia visione ma quella della sharī ‘ah che è chiara, invitando le persone a comprendere, leggendo attentamente ciò che ho scritto:</p>
<p>Ho parlato di 2 correnti (nel senso di 2 posizioni) principali riguardo alla questione del niqab</p>
<p>Tra le autorità islamiche preposte e universalmente riconosciute nell’Islām (al di là delle correnti, scuole o gruppi all’interno del mondo islamico) nessuno ha mai negato il niqab, hanno tutti concordato sulla sua legittimità dividendosi  in 2 correnti (nel senso di posizioni principali) di cui una ritiene che esso sia obbligatorio, mentre l’altra lo ritiene facoltativo, ma raccomandato. Due posizioni che io ho ricordato (entrambe) al contrario delle mie interlocutrici che fingono di ignorarne una.</p>
<p>Che tipo di moderato è una persona che afferma che la sua posizione è l’unica esistente ignorando le altre?</p>
<p>Cito parte della risposta dello Shaykh Ibrahim Ibn Muhammad al HakilImam della moschea di Riad  – Membro del ministero saudita degli affari islamici: &#8220;Tantissimi dotti, nel passato, avevano sancito l’obbligo del Niqab, e coloro che non lo considerarono obbligatorio, affermavano comunque che è preferibile portarlo. […] Come fa questo signore a rovesciare la questione rendendo doveroso lo scoprirsi allorché nessun dotto musulmano lo ha mai affermato? Sappiate fratelli che se il Niqab, obbligatorio o Sunna che sia, fosse contestato da qualcuno, questi contesta qualcosa della Legge di Allah l’Altissimo, e in ciò vi è un palese pericolo per la sua fede&#8221;.</p>
<p>Sono stata accusata di essere furba, che Dio perdoni e guidi chi lo ha fatto, considerando che dovremmo appartenere alla stessa fede  e non ci conosciamo, ma non capisco cos’abbia a che fare la furbizia con un appello in merito a una situazione grave che lederebbe in modo drammatico i diritti di donne innocenti: per difenderle da una presunta discriminazione s’intende emanare una legge che le discriminerebbe realmente.</p>
<p>Alcune di esse non avrebbero la forza di reagire e rischierebbero di rinchiudersi in se stesse isolandosi per volontà di una legge pericolosa: io non posso restare inerte davanti al pericolo di rendere drammatica la vita di donne indifese, la nostra vita è serena e riservata, non abbiamo mai incitato nessuno a portare il niqab né giudicato le credenti che non lo indossano, per noi l’obbligo è davanti a Dio e mai davanti agli uomini.</p>
<p>Cercano di far credere che il niqab sia un retaggio afgano misogino questo indica la loro ignoranza o malafede in materia dato che era indossato dalle stesse mogli del Profeta salla-Llāhu ‘alayhi wa sallam, oltre che da altre credenti e dalle mogli dei Compagni: come lo si può quindi definire estraneo all’Islām?</p>
<p>Se qualche governo nega dei diritti o non si comporta secondo le regole islamiche non per questo il niqab (che tra l’altro è molto diverso dal burqa) deve essere penalizzato, non ha nulla a che fare con queste persone.</p>
<p>Se esistesse qualche donna costretta a indossare il velo sarei io la prima ad aiutarla a liberarsene ma in Italia mi sembra pressoché impossibile dati i controlli strettissimi che ci sono e il numero così esiguo di donne che indossano il niqab. Ribadisco che tutte quelle che conoscono lo amano, noi desideriamo portarlo per Dio e non come simbolo politico.</p>
<p>Il nostro appello  è autentico e ritengo aberrante che chi si denomina musulmano possa chiedere che delle donne musulmane siano discriminate.</p>
<p>Non conosco donne obbligate a portare il niqab, conosco donne obbligate a toglierlo a volte consigliate dagli stessi mariti, o perché minacciate  da un clima intimidatorio che alcune persone o chi propone leggi discriminatorie crea e alcune anche se libere di uscire per il timore e il rispetto verso il loro credo non lo fanno, dov’è la giustizia?</p>
<p>Definire una ‘zoppa’ equazione quella tra monaca di clausura e donna che indossa il niqab significa, oltre che essere poco eleganti, non comprenderla: il mio paragone è nel senso della sacralità di indossare un velo.</p>
<p>Asserire invece che mettendo sullo stesso piano le credenti velate e le monache, si tratterebbero alla stessa stregua civili e religiose significa non conoscere l’Islam perché mentre una donna cristiana prende i voti per consacrarsi a Dio la donna musulmana è sempre consacrata e sottomessa a Dio, non esiste la donna musulmana civile, in quanto musulmana è sempre religiosa.</p>
<p>Obbligare qualcuno a scoprirsi il volto, contro la sua volontà (salvo nel caso sia necessario essere identificati dalle autorità preposte)  non significa renderlo autonomo come persona ma ledere e violare la sua libertà.</p>
<p>Una persona ha pieno diritto di non essere praticante: ogni donna è libera di scegliere davanti a Dio e per Dio cosa voglia fare, ma nessuno ha il diritto di negare un elemento del credo o di deligittimare ciò che è legittimo o prescritto.</p>
<p>Per concludere, portare il niqab non ha nulla a che vedere con la discriminazione nei confronti delle donne e del loro ruolo nella società, indossando il niqab potrei anche occuparmi di ruoli socialmente importanti se lo volessi o ne avessi le competenze, e ci sono in altri stati donne che lo fanno,  avendo un grado superiore a quello di vari uomini.</p>
<p>Quindi le due opinini (obbligatorio o facoltativo, ma comunque legittimo) sono presenti da molti secoli e nessuno ha il diritto di renderne assoluta una a discapito di un’altra.</p>
<p>In ultima istanza tengo a precisare che molti usano il termine burqa, molto diverso dal niqab, e desidero non ci sia un’associazione in shā’Allāh tra donne che scelgono di indossare un velo anche sul volto con donne associate o affiliate a gruppi estremisti o terroristi.</p>
<p>L’Islam è uno: non è moderato né estremista. Purtroppo si scambia il moderato con colui che non pratica fino in fondo i precetti religiosi e il fondamentalista con il terrorista o il fanatico.</p>
<p>Chi segue integralmente le fonti del proprio credo e le mette in pratica non può che essere equo e contro ogni forma di terrorismo o faziosità, perché l’essenza stessa dell’Islam è l’equilibrio, la giustizia e il rispetto per chi è diverso da noi.</p>
<p>Esorto tutti, donne o uomini,  prima di scrivere cose così insensate e lontane dall’essenza dell’argomento trattato, a riflettere.Ed esorto in shā’Allāh tutti a occuparsi di questioni più importanti voltando pagina e non perseguitando, minacciando o offendendo le poche donne che indossano il niqab.</p>
<p>Io e le altre credenti che rappresento crediamo ancora, fino a prova contraria, nella buona fede di chi tutela la legge e chiediamo di essere difese nei nostri diritti, consentendo in shā’Allāh a tutte le donne che indossano il niqab per scelta libera e convinzione profonda che lo possano fare e che vengano rispettate</p>
<p>Che Dio, Unico per tutti, possa far discernere il vero dal falso e creare una convivenza pacifica nel rispetto reciproco.</p>
<p>Iqra’ Viviana D’Alò Bulic</p>
<p>Milano, 03-03-‘10</p>
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