<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Islam-online &#187; Questioni contemporanee</title>
	<atom:link href="http://www.islam-online.it/category/questioni-contemporanee/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.islam-online.it</link>
	<description>Rivista islamica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 14:52:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Siria e altre rivolte &#8211; Infopal intervista HRP</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/02/siria-e-altre-rivolte-infopal-intervista-hrp/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2012/02/siria-e-altre-rivolte-infopal-intervista-hrp/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5679</guid>
		<description><![CDATA[Sulla situazione in Siria si leggono molte notizie, spesso contrastanti: quali sono le dinamiche reali e le prospettive del prossimo futuro? “Innanzitutto credo sia giusto ricordare che la menzogna fa parte della guerra (e questo è perfino lecito anche islamicamente, se è vero, come è stato correttamente tramandato, che il Profeta* ebbe a dire “…la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sulla situazione in Siria si leggono molte notizie, spesso contrastanti: quali sono le dinamiche reali e le prospettive del prossimo futuro?</strong></p>
<p>“Innanzitutto credo sia giusto ricordare che la menzogna fa parte della guerra (e questo è perfino lecito anche islamicamente, se è vero, come è stato correttamente tramandato, che il Profeta* ebbe a dire “…la guerra è inganno”), ed è evidente che il Siria la guerra civile ci sia, oggi neppure più strisciante. Questo per dire che giudichiamo da quello che le parti comunicano e i media riportano, mai disinteressatamente.</p>
<p>Va da sé che il nostro cuore è con il popolo siriano che sta lottando per liberarsi di una delle peggiori dittature della seconda metà del ’900 e che perdura. Tuttavia, poiché spesso l’emozione confligge con la lucidità, cercherò di rispondere tenendo a freno la prima e usando quel che mi riesce dell’altra.</p>
<p>“Mi sembra che il movimento iniziato ormai da molti mesi in Siria non possa arrestarsi se non al prezzo di una carneficina di proporzioni talmente orribili che neppure i più stretti alleati degli Assad potrebbero tollerare.</p>
<p>Al momento non mi sembra possibile fare ipotesi sui tempi, tuttavia, non credo che siano brevi, purtroppo. La dinamica geopolitica in cui si colloca la Siria penalizza pesantemente la rivolta e l’atteggiamento altalenante della cosiddetta ‘comunità internazionale’ non aiuta di certo.</p>
<p>Sono sempre stato convinto dell’esistenza di una collusione oggettiva tra gli interessi dei governi e dei poteri forti occidentali e l’Iran. Senza la connivenza di Teheran non sarebbe stata possibile la ‘vittoria’ in Iraq, e il mantenimento dell’occupazione in Afghanistan. Senza lo spauracchio sciita-iraniano non sarebbe possibile continuare a tenere sotto scacco le petro-monarchie del Golfo e questo metterebbe in pericolo tutta la strategia petrolifera di Usa e Gran Bretagna.</p>
<p>Per l’Iran, l’asse Golfo Persico-Mediterraneo che va dall’Iraq governato da Maliki, al Sud del Libano controllato da Hezbollah, passa necessariamente dalla Siria alawita degli Assad e la sua salvaguardia è di vitale importanza.</p>
<p>Non si devono, inoltre, trascurare gli interessi russo-cinesi duramente colpiti dalla vicenda libica e precari in Sudan, che si sono recentemente acclarati nel veto posto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.</p>
<p>Tutto questo scenario rende la situazione siriana estremamente complicata e il popolo siriano rischia di pagarne un prezzo pesantissimo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa ne pensa di un intervento esterno, come nel caso libico?</strong></p>
<p>“Credo che all’interno dell’opposizione siriana, variegata e per alcuni tratti disomogenea, ci siano forze che hanno sinceramente a cuore la libertà, l’indipendenza e i diritti civili del popolo, e altre, invece, del tutto minoritarie che hanno fretta di raccogliere i frutti del loro (tardivo) impegno anti-Assad e quindi sono disposte a radicalizzare lo scontro in un’atroce spirale di azione-repressione che potrebbe infine ‘giustificare’ l’intervento straniero. Questa ipotesi avventurista è oggettivamente contraria agli interessi arabo – islamici in un quadro di pluralismo e laicità dello futuro Stato siriano nel rispetto delle diverse componenti culturali e religiose che convivono nel Paese. Penso alla Tunisia e all’esempio virtuoso che sta dando a tutti i popoli del Mediterraneo”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dia un suo giudizio sulle Primavere arabe, e qualche cenno alle varie differenze da un Paese all’altro.</strong></p>
<p>“Non mi piace il termine, frutto di un’operazione mediatica che mi ricorda molto la madre di tutte le primavere di rivolta: quella di Praga nel 1968 e come è finita. Nei Paesi interessati dalle rivolte del 2011, la pressione era arrivata ad un livello insostenibile, bastava un nonnulla per farla esplodere. La causa scatenante c’è stata in Tunisia e il popolo è sceso nelle strade coraggioso e coeso e ha dato l’impressione di essere davvero determinato a cacciare un regime corrotto e mafioso. Il regime ha accennato una reazione, con i soliti metodi repressivi e terroristici, ma l’esercito, che in quel Paese è davvero poca cosa, politicamente parlando, ha solidarizzato con il popolo e si è rifiutato di diventare strumento di repressione di massa. Ben Ali e la sua cricca erano del tutto isolati e non hanno potuto che cedere e fuggire. Il movimento islamico che sembrava non aver partecipato ai moti, ma invero era presente in modo sotterraneo ed efficace, ha poi elettoralmente raccolto i frutti della rivolta e di una trentennale opposizione, dando vita ad un’assemblea costituente dove pesa in modo determinante e ad un esecutivo che sta seriamente cercando di consolidare il risultato della sommossa e trasformarla in progetto durevole ed equo.</p>
<p>In Egitto, il tiranno che era espressione di potere militare ben più forte e connesso con quella che Marx chiamava la ‘borghesia compradora’ ha resistito un po’ di più, ma anche lui non ha potuto invertire una tendenza benedetta addirittura da Obama e il Dipartimento di Stato Usa.</p>
<p>La spinta di Tahrir e delle altre piazze egiziane è stata possente e al potere non è servito servirsi di tutte le provocazioni possibili. Oggi il problema è il Consiglio Militare che si è auto-nominato garante di quel popolo che aveva tanto duramente oppresso e che continua a farlo.</p>
<p>D’altronde da Camp David in poi sono gli Usa che pagano la fattura dell’esercito egiziano, in prima (e forse unica) istanza sentinella del confine occidentale d’Israele.</p>
<p>Le elezioni, come tutti ben sanno, hanno espresso una schiacciante maggioranza a favore dei due partiti d’ispirazione islamica ed entro quest’anno sono previste le elezioni presidenziali che nessuno sa, invero, se si terranno realmente. Ad ogni buon conto, il Consiglio militare ha già detto che il parlamento ‘non rappresenta l’intero popolo egiziano’, dando un chiaro segno della propria interpretazione della democrazia.</p>
<p>Lo scontro, a velocità variabile, come è tipico del mondo arabo, è in corso e nessuno può ipotizzarne l’esito nel breve e medio periodo. E’ certo che l’attenzione alla ‘sicurezza’ d’Israele sarà un elemento che l’Occidente terrà in maggior conto e il futuro governo egiziano avrà il difficile compito di rispettare la volontà del popolo che gli avrà dato mandato di governare e le enormi pressioni che si troverà a dover fronteggiare”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Qual è il ruolo dell’Occidente e la sua relazione con il mondo arabo e islamico dopo la vittoria dei Fratelli Musulmani in Egitto, Tunisia e altri Paesi?</strong></p>
<p>“Già a metà degli anni 2000 ho avuto notizie della strategia di attenzione che importanti centri studi collegati con il Dipartimento di Stato Usa avevano messo in atto nei confronti dell’Islam democratico che identificavano, in parte a buona ragione, nella tendenza dei Fratelli Musulmani.</p>
<p>Oggi che (con significative differenze culturali ed ideologiche) la tendenza della Fratellanza governa in Turchia, Marocco e Tunisia e partecipa ai governi di Algeria, Libia ed Iraq, ci troviamo di fronte ad una doppia scommessa politica.</p>
<p>Da un lato, l’Occidente spera di poter attuare con i Fratelli quello che gli è magnificamente riuscito con i partiti della<strong>sinistra storica europea</strong> e, cioè, coinvolgerli nella gestione del potere e <strong>sterilizzare la loro carica eversiva dello status quo</strong> in una strategia d’inclusione avvelenata, che da qualche decennio definiamo ‘gattopardesca’ – che si riassume nel motto ipocrita di ‘cambiare tutto affinché non cambi nulla’.</p>
<p>Dall’altro, i quadri di alto e medio livello della Fratellanza, divisi al loro interno in diverse tendenze che definiremmo (secondo nostri parametri), conservatori, riformisti e rivoluzionari, non vogliono perdere l’occasione storica di poter dimostrare la loro capacità di governare interi Paesi e mettere in pratica i grandi principi che li hanno ispirati. Ma qual è il prezzo che saranno disposti a pagare e, soprattutto, quale sarà la corrente che conquisterà la leadership?</p>
<p>In questo scenario non possiamo trascurare la strategia mirante a consentir loro il successo elettorale, ma allo stesso tempo, minarlo sostenendo Arabia Saudita interposta, il partito salafita a forza di fatawi (pareri giuridici) e molto denaro che con la solita rozzezza e intemperanza, più che altro verbale, funge da valido spauracchio dei moderati”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono, secondo lei, le prospettive in Egitto, e in relazione con la Palestina, a seguito della vittoria della Fratellanza?</strong></p>
<p>“Alla prima parte della domanda mi pare di aver già risposto. Ho letto le dichiarazioni di Mushir Al-Masri e mi auguro di tutto cuore che le speranze che esprime siano ben riposte e che la stabilità in Egitto non debba essere pagata con il perdurare dell’ingiustizia a Gaza, in particolare, e, in generale, in tutta la Palestina occupata.</p>
<p>La nuova situazione nell’intero quadrante sud Mediterraneo e mediorientale mette il complesso militare-sicuritario che governa Israele in difficoltà. Questo stato dei fatti potrebbe essere foriero di un cambiamento epocale, decretando finalmente il fallimento dell’ideologia sionista e aprendo la strada a un percorso atto all’affermazione dell’unica idea vincente e praticabile: un solo Stato sul territorio della Palestina mandataria, laico e pluralista, magari bi-nazionale in cui possano vivere in pace quelli che vogliono convivere in pace e dove possano tornare quelli che hanno diritto a tornare.</p>
<p>Questa è la speranza più bella. Non possiamo, tuttavia, non prevedere un altro scenario. Quello di una reazione estrema di quel sistema di potere, magari con un attacco ai siti nucleari iraniani (che ritengo comunque improbabile), destabilizzando gravissimamente l’intera regione e costringendo gli Usa a intervenire per limitare i danni dell’immaginabile reazione di Teheran”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Possiamo parlare di “venti di guerra” contro l’Iran? Qual è, secondo lei, lo scenario possibile? Quali dinamiche mondiali e regionali scatenerebbe una guerra contro l’Iran? E a chi gioverebbe?</strong></p>
<p>“Come ho detto più sopra, credo che ci sia un’oggettiva alleanza tra Usa e Iran, che certamente non sono amici ma hanno interessi in comune, qualcuno inconfessabile, ma tuttavia reali e operanti. Ritengo che di loro iniziativa gli Stati Uniti non attaccheranno mai la Repubblica Islamica, per ragioni militari, economiche e geopolitiche. A meno di scatenare sul territorio iraniano una guerra atomica, con conseguenze inimmaginabili, l’opzione militare sarebbe impraticabile. L’Iran di oggi non è certo l’Iraq di Saddam Hussein dopo 10 anni di embargo e minato da pesantissimi contrasti interni. Il Paese e il popolo resisterebbero anche a pesanti bombardamenti convenzionali e un’invasione terrestre sarebbe un disastro insostenibile per qualsiasi amministrazione occidentale.</p>
<p>Nella remotissima ipotesi di una vittoria contro l’Iran, l’effetto politico sarebbe quello di eliminare l’unico potere sciita offrendo così al mondo sunnita una totale egemonia sul mondo islamico. E quando mai è successo che si contraddica la vecchia regola del ‘divide et impera’?”</p>
<p>intervista raccolta da Angela Lano, direttore di Infopal</p>
<p><a href="http://www.infopal.it/vicino-e-medio-oriente-tra-cambiamenti-epocali-e-venti-di-guerra/">http://www.infopal.it/vicino-e-medio-oriente-tra-cambiamenti-epocali-e-venti-di-guerra/</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2012/02/siria-e-altre-rivolte-infopal-intervista-hrp/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza dei termini &#8211; nota a Maroni</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/01/limportanza-dei-termini-nota-a-maroni/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2012/01/limportanza-dei-termini-nota-a-maroni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 00:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5624</guid>
		<description><![CDATA[In questi anni di violenta islamofobia è invalso, nei media e nelle esternazioni dei politici, l&#8217;uso di termini di valenza islamica del tutto fuori contesto e tendenti alla criminalizzazione di un&#8217;intera area di credenti. Oggi questo sta scemando, ma la malapianta, interrata in profondità e abbondantemente innaffiata continua a produrre i suoi frutti velenosi. Esempio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address><em>In questi anni di violenta islamofobia è invalso, nei media e nelle esternazioni dei politici, l&#8217;uso di termini di valenza islamica del tutto fuori contesto e tendenti alla criminalizzazione di un&#8217;intera area di credenti. Oggi questo sta scemando, ma la malapianta, interrata in profondità e abbondantemente innaffiata continua a produrre i suoi frutti velenosi.</em></address>
<address><em>Esempio odierno le dichiarazioni di Roberto Maroni riportate da Repubblica:</em></address>
<p><strong style="font-size: x-small; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; color: #222222;">LEGA NORD</strong></p>
<h1 align="LEFT"><span style="color: #00386b;"><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><strong>Maroni: &#8220;Contro di me una fatwa&#8230;&#8221;</strong></span></span></span></h1>
<p align="LEFT"><strong><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>MILANO - </strong></span></span></span></strong><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">&#8220;Mi sono sentito fortemente colpito da una sanzione che non comprendevo, una specie di fatwa che non è prevista dallo statuto e contro la quale non potevo neppure fare ricorso&#8221;. </span></span></span></p>
<p align="LEFT"> A questo proposito, animato dalla migliore intenzione ho scritto a Maroni, e troverò il modo di fargliela pervenire, questa breve nota.</p>
<p> Caro Maroni,</p>
<p>condivido la Sua giusta protesta nei confronti di quanto le è successo in questi ultimi giorni e Le esprimo la mia solidarietà umana e intellettuale.</p>
<p>Lei non ci ha trattato bene, in quanto musulmani in Italia, la Sua Consulta islamica, è stata forse la parte più fallimentare della Sua avventura ministeriale, ma è acqua passata e non sono persona che cova rancori.</p>
<p>Le scrivo piuttosto per rammentarle che l&#8217;uso improprio del termine “fatwa” per descrivere il provvedimento di censura (pare rientrato) di cui lei sarebbe stato fatto oggetto, non è degno della carica che ha ricoperto e non appartiene al lessico di una persona anche solo mediamente informata.</p>
<p>Tuttavia, nel caso improbabile che non sappia che cos&#8217;è una fatwa, glielo spiego a scanso di equivoci futuri: è un parere giuridico non vincolante, a meno che una magistratura (islamica nella fattispecie) non l&#8217;adotti in giudizio e ne faccia giurisprudenza positiva.</p>
<p>Avrebbe potuto dire: “diktat” o “ukase” o più semplicemente (e correttamente) &#8220;censura&#8221;, senza adattarsi supinamente al malcostume mediatico della distorsione islamofoba.</p>
<p>Cordialmente</p>
<p>hamza r. piccardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<pre></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2012/01/limportanza-dei-termini-nota-a-maroni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Guantánamo 2002-2012, rapporto di Amnesty</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/01/guantanamo-2002-2012-rapporto-di-amnesty/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2012/01/guantanamo-2002-2012-rapporto-di-amnesty/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5581</guid>
		<description><![CDATA[ &#8221;Un decennio di danni ai diritti umani&#8221; La mancata chiusura del centro di detenzione di Guantánamo da parte del governo degli Usa sta lasciando un&#8217;eredità velenosa ai diritti umani. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando il rapporto&#8220;Guantánamo: un decennio di danni ai diritti umani&#8220;, in coincidenza col decimo anniversario del trasferimento dei primi detenuti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1> &#8221;Un decennio di danni ai diritti umani&#8221;</h1>
<div>
<div>
<dl>
<dt><img id="img-4f0d8df415e5b" src="http://www.amnesty.it/flex/images/1/b/2/D.01f39a53726ffb348e84/_Guantanmo_Bay_450.jpg" alt="Camp X-Ray, Guantánamo Bay, 2002 © US DoD" width="450" height="376" /></dt>
<dd></dd>
</dl>
</div>
<div>
<p>La mancata chiusura del centro di detenzione di Guantánamo da parte del governo degli Usa sta lasciando un&#8217;eredità velenosa ai diritti umani. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando il rapporto<em>&#8220;<a href="http://www.amnesty.org/en/library/info/AMR51/103/2011/en">Guantánamo: un decennio di danni ai diritti umani</a>&#8220;</em>, in coincidenza col decimo anniversario del trasferimento dei primi detenuti.</p>
<p>Il rapporto di Amnesty International mette in luce il trattamento illegale subito dai detenuti di Guantánamo e spiega le ragioni per cui il centro di detenzione continua a rappresentare un attacco ai diritti umani.</p>
<p><em>&#8220;Guantánamo ha finito per diventare il simbolo di 10 anni di sistematica mancanza di rispetto per i diritti umani da parte degli Usa nella loro reazione agli attacchi dell&#8217;11 settembre. Il governo statunitense ha violato i diritti umani dal primo giorno di apertura del centro di detenzione e continua a violarli ora che entriamo nell&#8217;undicesimo anno&#8221;</em>- ha dichiarato Rob Freer, ricercatore di Amnesty International sugli Usa.</p>
<p>Nonostante l&#8217;impegno del presidente Obama a chiudere Guantánamo entro il 22 gennaio 2010, alla metà dello scorso dicembre vi rimanevano 171 uomini, di cui almeno 12 trasferiti l&#8217;11 gennaio di 10 anni fa: uno di essi sta scontando una condanna all&#8217;ergastolo inflitta da una commissione militare nel 2008, gli altri 11 non sono mai stati incriminati.</p>
<p>L&#8217;Amministrazione Obama (quanto meno, ampi settori delle tre branche del governo federale) ha adottato l&#8217;architettura della &#8220;guerra&#8221; globale disegnata sotto la presidenza Bush. L&#8217;attuale Amministrazione, nel gennaio 2010, ha asserito che 48 detenuti di Guantánamo non potranno essere processati né rilasciati, ma dovranno rimanere in detenzione militare a tempo indeterminato, senza accusa né processo penale, in base a un&#8217;interpretazione unilaterale delle leggi di guerra.</p>
<p><em>&#8220;Fino a quanto gli Usa non considereranno queste detenzioni come una questione di diritti umani, l&#8217;eredità di Guantánamo sopravvivrà, a prescindere se verrà chiuso o meno&#8221; </em>- ha commentato Freer.</p>
<p>Il centro di detenzione, situato in una base navale statunitense a Cuba, è diventato simbolo di torture e maltrattamenti da quando è stato aperto, quattro mesi dopo gli attacchi dell&#8217;11 settembre.</p>
<p>Tra coloro che sono tuttora detenuti a Guantánamo, vi sono persone che gli Usa hanno sottoposto a torture e a sparizione forzata prima di essere trasferite nel centro di detenzione. Vi è stata scarsa, se non nulla, assunzione di responsabilità per questi crimini di diritto internazionale, commessi nel contesto di un programma di detenzioni segrete portato avanti sotto l&#8217;autorità presidenziale. Il governo Usa ha sistematicamente impedito ogni tentativo, da parte degli ex detenuti di Guantánamo, di ottenere una riparazione per queste violazioni dei diritti umani.</p>
<p>In 10 anni, solo uno dei 779 detenuti di Guantánamo è stato trasferito negli Usa per essere processato da una corte federale civile. Altri hanno subito processi iniqui da parte delle commissioni militari. L&#8217;Amministrazione Usa intende chiedere la pena di morte nei confronti di sei detenuti attualmente sotto processo.</p>
</div>
</div>
<div>
<p>L&#8217;Amministrazione Obama ha attribuito la mancata chiusura di Guantánamo al Congresso, che a sua volta è venuto meno al suo dovere di ottemperare ai principi del diritto internazionale dei diritti umani da applicarsi in questo contesto.</p>
<p><em>&#8220;In base al diritto internazionale, le leggi e le politiche nazionali non possono essere invocate per giustificare il mancato rispetto degli obblighi derivanti dai trattati. È un modo inadeguato di rispondere, quello di una branca del governo che addossa a un&#8217;altra un fallimento in tema di diritti umani. Il diritto internazionale richiede che siano trovate soluzioni, non alibi&#8221;</em> - ha concluso Freer.</p>
</div>
<div><a title="Scarica il rapporto in inglese &quot;Guantánamo: un decennio di danni ai diritti umani&quot;   (654.53 KB)" href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/7%252Fb%252F8%252FD.aec03bfd4e873a6e52fa/P/BLOB%3AID%3D5414"><img src="http://www.amnesty.it/flex/TemplatesUSR/CM/TemplatesUSR-BLOB-img/Download/AcrobatPdf-Piccola.gif" alt=" (654.53 KB)" />Scarica il rapporto in inglese &#8220;Guantánamo: un decennio di danni ai diritti umani&#8221; (654.53 KB)</a></div>
<div>
<p><strong><a href="http://www.amnesty.it/decimo-anniversario-guantanamo-cronologia">Decimo anniversario di </a></strong><strong><a href="http://www.amnesty.it/decimo-anniversario-guantanamo-cronologia">Guantánamo: cronologia</a> </strong><br />
<strong></strong><br />
<strong><strong><a href="http://www.amnesty.it/decimo-anniversario-guantanamo-fatti-cifre">Decimo anniversario di </a></strong><strong><a href="http://www.amnesty.it/decimo-anniversario-guantanamo-fatti-cifre">Guantánamo: fatti e cifre</a> </strong></strong></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2012/01/guantanamo-2002-2012-rapporto-di-amnesty/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>11/9, le famiglie delle vittime denunciano il complotto</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/01/119-le-famiglie-delle-vittime-denunciano-il-complotto/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2012/01/119-le-famiglie-delle-vittime-denunciano-il-complotto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 12:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5523</guid>
		<description><![CDATA[La verità in diretta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=PnI3JZRmW_E&amp;feature=player_embedded">La verità in diretta</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2012/01/119-le-famiglie-delle-vittime-denunciano-il-complotto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>È l&#8217;Islam la I religione al mondo</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/12/e-lislam-la-i-religione-al-mondo/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2011/12/e-lislam-la-i-religione-al-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 19:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5508</guid>
		<description><![CDATA[Il Vaticano: L’Islam supera il Cattolicesimo Romano come religione più grande del mondo Città del Vaticano, ovvero il quartier generale della Chiesa Romano-Cattolica, ha finalmente ammesso che l’Islam è ormai diventato la più grande religione del mondo. “Per la prima volta nella storia non siamo più ai vertici: i musulmani ci hanno superato” ha affermato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Vaticano: L’Islam supera il Cattolicesimo Romano come religione più grande del mondo<br />
Città del Vaticano, ovvero il quartier generale della Chiesa Romano-Cattolica, ha finalmente ammesso che l’Islam è ormai diventato la più grande religione del mondo.<br />
“Per la prima volta nella storia non siamo più ai vertici: i musulmani ci hanno superato” ha affermato Vittorio Formenti in un’intervista al quotidiano vaticano “L’Osservatore Romano”.<br />
Dopo una lunga attesa il Vaticano ha quindi ufficialmente riconosciuto che l’Islam è la religione più diffusa al mondo, avendo superato il Cristianesimo da all’incirca un anno di più di tre milioni di fedeli sparsi per il mondo. Ciò è dovuto al fatto di aver inglobato un gran numero di occidentali all’interno della sua religione e secondo le dichiarazioni vaticane, il numero dei musulmani nel mondo avrebbe superato un miliardo e trecentoventiduemila milioni di fedeli (1.322.000.000).<br />
Rimarchevole è stato negli ultimi anni lo schiacciante numero di richieste di conversioni da parte di cittadini occidentali cristiani, ebrei e provenienti da altre religioni o credi, nonostante la campagna diffamatoria contro l’Islam portata avanti da visioni islamofobiche e nonostante anche le grandi somme di denaro spese nelle campagne di predicazione cristiana.<br />
Solo in Francia, secondo personalità musulmane e in accordo con quanto afferma il Ministero francese degli Interni, si convertono all’Islam quarantamila cittadini francesi l’anno, pur rilevando l’intensa diffusione dell’Islam all’interno delle carceri che avrebbe indotto le autorità a scoraggiare i contatti tra musulmani francesi e non musulmani, al fine di evitare la diffusione delle conversioni all’interno delle istituzioni.<br />
Traduzione di Lucia Kawthar Rallo<br />
Articolo tratto da IQRAA International Channel (en.iqra.com)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2011/12/e-lislam-la-i-religione-al-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Egitto: la complessa equazione dei Fratelli Musulmani, dei salafiti e dell’esercito</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/12/egitto-la-complessa-equazione-dei-fratelli-musulmani-dei-salafiti-e-dell%e2%80%99esercito/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2011/12/egitto-la-complessa-equazione-dei-fratelli-musulmani-dei-salafiti-e-dell%e2%80%99esercito/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 19:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5489</guid>
		<description><![CDATA[I salafiti potrebbero essere uno strumento per indebolire i Fratelli Musulmani, i quali dal canto loro potrebbero essere costretti a cercare un accordo con i militari tuttora vicini agli Stati Uniti; in ogni caso, la via verso la democrazia in Egitto è tutt’altro che trasparente – scrive il noto intellettuale musulmano Tariq Ramadan *** Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>I salafiti potrebbero essere uno strumento per indebolire i Fratelli Musulmani, i quali dal canto loro potrebbero essere costretti a cercare un accordo con i militari tuttora vicini agli Stati Uniti; in ogni caso, la via verso la democrazia in Egitto è tutt’altro che trasparente – scrive il noto intellettuale musulmano Tariq Ramadan</em></p>
<p><em>***</em></p>
<p>Non è facile valutare cosa stia realmente accadendo in Egitto. Dopo i primi risultati delle elezioni, tutte le ipotesi restano possibili; il risultato è imprevedibile. I due partiti islamici – il partito “Libertà e Giustizia” che rappresenta i Fratelli Musulmani, e Al-Nour che rappresenta i salafiti – sono emersi come le principali forze politiche in Egitto, suscitando interrogativi sulla natura del futuro Stato.</p>
<p>Le cose si stanno evolvendo rapidamente, e molti elementi sono sorprendenti, poco chiari e perfino sconosciuti: è difficile identificare non solo i protagonisti, ma anche le nuove alleanze che stanno prendendo forma in questa svolta storica.</p>
<p>In meno di sei mesi, il movimento salafita ha completamente cambiato le sue posizioni ideologiche e religiose nei confronti della “democrazia”. I suoi leader avevano ripetuto per anni che la “democrazia” non era islamica, che era perfino “kufr” (un rifiuto dell’Islam), e che i veri musulmani non dovevano prendere parte alle elezioni – o alla politica in generale – essendo l’intero sistema corrotto nelle sue stesse fondamenta.</p>
<p>Poi, improvvisamente i salafiti hanno creato un partito, hanno iniziato ad essere attivi in tutto il paese, producendo volantini e opuscoli, e invitando il popolo a votare per loro o, in alternativa, almeno per la Fratellanza Musulmana. Il loro voltafaccia di 180 gradi è stato tanto rapido quanto sorprendente e curioso. Come possono ora dichiarare islamicamente legittimo ciò che solo ieri avevano definito kufr? Come possono chiedere alla gente di votare per i Fratelli Musulmani che avevano sempre criticato, quasi fin dall’inizio, in quanto troppo lontani dal “vero Islam”, troppo aperti alle innovazioni dannose (bida), e, in poche parole, troppo “occidentalizzati e moderni”? Perché i salafiti stanno cambiando in modo così drammatico?</p>
<p>Non è la prima volta che abbiamo osservato simili cambiamenti nelle organizzazioni islamiche più letteraliste e tradizionali. A metà degli anni ’90 in Afghanistan e Pakistan, i Talebani rifiutarono di prendere in considerazione la partecipazione politica; per loro era islamicamente sbagliato. Ma poi, in meno di otto mesi, si sono organizzati diventando una delle principali forze in Afghanistan e sono divenuti politicamente impegnati.</p>
<p>Più tardi abbiamo saputo che erano stati spinti ad assumere quella posizione dalle pressioni dell’Arabia Saudita (anche se i sauditi consideravano i Talebani seguaci di una scuola di pensiero islamico distorta) in risposta alla strategia americana nella regione.</p>
<p>Gli americani non si sono mai fatti problemi a trattare con le tendenze islamiche più letteraliste. Sul terreno – in Afghanistan, come oggi in Egitto – i salafiti stanno giocando un gioco contraddittorio: hanno adottato una posizione islamica completamente nuova – per loro – mentre in pratica lavorano per quegli stessi interessi (come quelli degli Stati Uniti) che essi rifiutano e in teoria demonizzano.</p>
<p>Lo stesso scenario potrebbe ripetersi nell’Egitto di oggi.</p>
<p>Il problema con i salafiti e i tradizionalisti (come i Talebani) non sta solo nella loro interpretazione dell’Islam (letteralista, di vedute ristrette, e spesso intransigente), ma anche nella potenziale strumentalizzazione della loro presenza in termini politici. Nessuno può negare che essi possano essere sinceri (e molto spesso lo sono) dal punto di vista religioso. Allo stesso tempo, essi sono politicamente ingenui e facili da manipolare. Ciò è divenuto evidente in Afghanistan e potrebbe valere di nuovo in Egitto.</p>
<p>Guardando ai risultati elettorali del primo turno, il mondo ha concluso che i due partiti islamici rappresentano quasi il 60 per cento dei voti (visto che dovrebbe esserci un’alleanza naturale tra i due). Ma questa potrebbe essere un’interpretazione completamente sbagliata. E’ possibile che il partito Al-Nour abbia un altro ruolo da svolgere nell’equazione egiziana. Sostenuto ideologicamente e finanziariamente dal governo saudita, esso potrebbe emergere come uno degli attori della strategia americana in Egitto.</p>
<p>Al-Nour potrebbe essere uno strumento per indebolire l’influenza e il potere della Fratellanza Musulmana, spingendola a stringere alleanze rischiose. Se i Fratelli Musulmani sceglieranno di concludere un patto con i letteralisti, perderanno rapidamente la propria credibilità e si porranno in contrasto con la loro dichiarata agenda riformista. Se decideranno di tenersi lontani dai salafiti, non avranno altra alternativa che quella di prendere in considerazione un’alleanza con altre forze politiche (che sono molto deboli) e soprattutto con i militari, che rimangono molto potenti.</p>
<p>La Fratellanza ha deciso di competere solo per il 40 per cento dei seggi parlamentari e di non correre per la presidenza. Ed ha annunciato che sarebbe stata una forza politica attiva e fondamentale, ma avrebbe evitato di esporsi in prima linea. Questa strategia era un modo per tranquillizzare l’Occidente ed evitare di perdere la sua credibilità, in quanto avrebbe agito in modo più discreto.</p>
<p>Ma la Fratellanza si trova ora in una posizione molto difficile e piuttosto pericolosa. Il partito Al-Nour potrebbe diventare il nemico più forte dei Fratelli Musulmani e l’oggettivo alleato dei militari. Sul terreno, i due partiti islamici invocano gli stessi principi di riferimento e promuovono alcuni obiettivi comuni, ma in realtà rappresentano forze politiche e visioni ben distinte.</p>
<p>Nel corso degli anni la Fratellanza ha mostrato fino a che punto può essere pragmatica: evolvendosi di pari passo con la storia, adattando la sua strategia e diversificando i suoi contatti (l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti, i paesi europei, i paesi emergenti, ecc.). Sembra che non sarà possibile per la Fratellanza evitare di trattare, in un modo o nell’altro, con i militari.</p>
<p>Ci sono state voci di un accordo, ma nulla di chiaro: ora sembra che un simile accordo sia abbastanza inevitabile. Questo è ciò a cui il governo degli Stati Uniti (che mantiene stretti rapporti con i generali) starebbe lavorando al fine di mantenere un certo controllo sulla situazione.</p>
<p>Un volto civile come Mohammed ElBaradei (anch’egli vicino agli americani, contrariamente a quanto si dice) potrebbe essere eletto democraticamente in un secondo momento, ma il vero potere sarebbe altrove.</p>
<p>Nonostante ciò a cui abbiamo assistito nel corso delle ultime settimane, sarebbe meglio sospendere il giudizio e rimanere cauti nelle nostre conclusioni. L’Egitto è un paese cruciale per il Medio Oriente, e né Israele né gli Stati Uniti rimarranno spettatori passivi se gli egiziani sceglieranno i Fratelli Musulmani, la cui ideologia è la stessa di Hamas (per quanto riguarda il conflitto israelo-palestinese).</p>
<p>Altri attori regionali che non hanno veramente a cuore la democrazia, come le monarchie arabe, stanno giocando un ruolo chiave nel neutralizzare le forze islamiche. E, in ogni caso, queste forze hanno ancora molto da dimostrare; nessuno sa se manterranno le loro promesse quando saranno al potere.</p>
<p>La via verso la democrazia in Egitto è tutt’altro che trasparente; dobbiamo evitare di scambiare l’apparenza per realtà. Gli islamisti potrebbero operare contro altri islamisti, così come un governo democratico occidentale potrebbe sostenere un apparato militare non democratico. Questa è la politica; dobbiamo restare vigili anche nel nostro ottimismo. Religiosa o no, la sincerità in politica non è mai abbastanza.</p>
<p><strong><em>Tariq Ramadan</em></strong><em> è professore di Studi Islamici Contemporanei presso il  St. Antony’s College della Oxford University ed è visiting professor presso la Facoltà di Studi Islamici della Qatar Foundation; è autore di “Islam and the Arab Awakening”</em></p>
<p>19/12/2011</p>
<p><strong>Original Version: <a href="http://gulfnews.com/opinions/columnists/egypt-a-complex-equation-1.949653" target="_blank">Egypt: A complex equation</a> per Gulf News</strong></p>
<p>(Traduzione di Roberto Iannuzzi per <a href="http://www.medarabnews.com/">http://www.medarabnews.com</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2011/12/egitto-la-complessa-equazione-dei-fratelli-musulmani-dei-salafiti-e-dell%e2%80%99esercito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le rivoluzioni arabe e il processo di democratizzazione a un anno dal loro inizio</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/12/le-rivoluzioni-arabe-e-il-processo-di-democratizzazione-a-un-anno-dal-loro-inizio/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2011/12/le-rivoluzioni-arabe-e-il-processo-di-democratizzazione-a-un-anno-dal-loro-inizio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 21:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5465</guid>
		<description><![CDATA[del. Dott.Mustapha Toumi – Islamologo ed esperto in immigrazione - Un anno fa e precisamente il 17 dicembre 2010: Mohamed Bouazizi, un giovane venditore ambulante di frutta e verdura, si immola dandosi fuoco a Sidi Bouzid, città del centro della Tunisia, per protestare contro la confisca della sua merce. Prima di immolarsi col fuoco, Mohamed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: GentiumBasic, Bold, sans-serif;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><strong><span style="font-family: GentiumBasic, Bold, sans-serif;">del. Dott.Mustapha Toumi – Islamologo ed esperto in immigrazione -</span></strong></p>
<p>Un anno fa e precisamente il 17 dicembre 2010: Mohamed Bouazizi, un giovane venditore ambulante di frutta e verdura, si immola dandosi fuoco a Sidi Bouzid, città del centro della Tunisia, per protestare contro la confisca della sua merce.</p>
<p>Prima di immolarsi col fuoco, Mohamed Bouazizi ha lasciato il suo ultimo messaggio su Facebook. Il giovane disoccupato tunisino, che si arrangiava come venditore ambulante, chiede alla madre di non rimproverarlo, di rimproverare piuttosto la nostra epoca &#8220;crudele&#8221;. Nessun messaggio invece da Houcine Neji, l&#8217;altro giovane disoccupato che, sull&#8217;onda dell&#8217;emozione per il gesto di Azizi, si è arrampicato su un palo dell&#8217;alta tensione, lasciandosi fulminare. E&#8217; morto gridando che non ne poteva più di miseria e disoccupazione.</p>
<p>Da quella data fino ad oggi abbiamo assistito ad un percorso storico che era fino a qualche mesi fa immaginabile ed imprevedibile. Purtroppo e come lo ho personalmente vissuto nei miei 20 anni di vita italiana, la diffusione di informazioni frammentarie, contraddittorie e talvolta ingannatici che riguardavano la natura dei fenomeni sociali, economici e politici , direi meglio popolari, in atto in nel sud del Mediterraneo e nel golfo arabo ha caratterizzato, come da solito copione, gli organi di informazioni italiani sia scritti che audio-visivi.</p>
<p>L’approccio sempre più approssimativo, superficiale, macchiato in vari casi di “superbia mediatica” e in alcuni altri di sfondi “arabo-islamofobo” ha fatto in modo che egli eventi successivamente avvenuti in un primo momento in Tunisia ed in Egitto con esiti favorevoli verso l’instaurazione di future democrazie effettive e non più di facciata e susseguite da ondate di proteste-rivolte anche essi popolari in in Libia, nello Yemen e nel Bahrein fossero passati in seconda o terza fila dopo gli eventi locali,e regionale e nazionali ed europei con la solita superficialità “estroversa” nei titoli presentandoli come “rivolta del pane” e poi in un modo spregiativo “ La rivolta del gelsomino” ect..</p>
<p>Ma il susseguirsi degli eventi tragici con la trasformazione della protesta popolare libica in una propria guerra civile catalizzata da coloro che si sono visti, a quel punto rischiare la grande torta energetica petrolifera e che sono corsi con i loro bombardamenti per dare un nuovo volto alle rivoluzioni in quanto da pacifiche sono diventate violente. Gli stessi “catalizzatori” purtroppo, sono rimasti fino ad ora inermi e direi di più impassibile di fronte al reale massacro quotidiano di cittadini, uomini,donne e bambini, in Siria.</p>
<p>Ritornando a parlare dell’inizio di questi fenomeni popolari, ricordiamoci che nessun analista e neanche politico in Occidente si è reso conto di quello che stava accadendo realmente in Tunisia tanto che l’ex-ministro degl&#8217;esteri francese aveva trascorso le sue vacanze natalizie a spese del regime di Ben Ali e proposto addirittura, al parlamento francese qualche giorno prima della fuga del disposta, di mandare aiuti logistici e tecnici (formazione antisommossa).</p>
<p>Gli appoggi dati a varie oligarchie politiche nel mondo arabo in tempi non sospetti e senza rispetto delle scelte e delle aspirazioni dei popoli di quell’area, hanno avuto, nell’ambito di una politica ego-centrica e caratterizzata dopo il 11 settembre 2011 da 3 elementi fondamentali nell’approccio politiche e mediatico a questa regione.</p>
<p>In primo luogo, l’accantonamento del cosiddetto “Islam politico” nella casella dei nemici indipendentemente della loro pratica politica costruendo, come secondo elemento di geo-politica, e nella propria scelta di garantire la sicurezza territoriale, una vera nuova cortina di ferro non più rossa ma verde, con in avanguardia degli attuatori scelti tra i regimi “modero-modellati”.</p>
<p>Il terzo elemento altro che fondamentale per l’Occidente riguarda la garanzia della propria sicurezza energetica e quindi del proprio approvvigionamento in petrolio e gas, indipendentemente, dopo le due invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq, della natura del regime fruitore di queste risorse.</p>
<p>Oggi e dopo le elezioni parlamentari svolte in Tunisia, Marocco e parzialmente in Egitto l’occidente si trova davanti a una nuova realtà : i suoi vecchi nemici, accantonati per circa mezzo secolo hanno avuto il sopravvento con una scelta popolare democratica e trasparente.</p>
<p>In Tunisia non è passato un anno che le urne per la scelta dei rappresentanti popolari nell’Assemblea Nazionale Costituente hanno registrato un&#8217;avanzata del partito riformista islamico “Ennahdha” (Rinascita), in Marocco, in seguito a qualche riforma portata alla costituzione il Partito moderato islamico : “ Al Adala wa Ettanmiya” (Giustizia e Sviluppo) e in Egitto le stesse urne elettorali hanno dato vittoria agli islamisti con loro due orientamenti “ Al Hurriya wall’Adela” (Libertà e Giustizia) braccio politico del movimento dei Fratelli Musulmani e il partito “An Nur” (La Luce) che rispecchia il pensiero più ortodosso del movimento “Salafita”. In tutti i casi non si è raggiunta la maggioranza assoluta poiché i consensi sono stati di circa il 40%.</p>
<p>L’astensione, in Marocco, dell’altro maggior movimento islamico del paese: ’”Al Adl wal Ihsan” – Giustizia e Benevolenza- ha fatto sì che il bottino elettorale degli islamisti on sia stato più importante.</p>
<p>In Libia si annuncia lo stesso una vittoria degli islamisti nelle prossime elezioni che si terranno tra circa otto mesi.</p>
<p>Le elezioni dell’ottobre scorso in Tunisia hanno dato un modello perfetto anche a qualche paese europeo , in quanto la scelta di conferire all’ISIE (Istanza Superiore Indipendente per le Elezioni) sia la gestione totale ed indipendente delle elezioni dell’assemblea nazionale costituente è stata coronata di successo con la partecipazione popolare ( sia all’estero per gli immigrati nelle giornate del 20, 21 e 22 ottobre, sia sul territorio nazionale nel 23) e senza incidenti né imbrogli. Vogliamo ricordare ancora che si era voluto nel legiferare le modalità di elezione dell’Assemblea Nazionale Costituente limitado al massimo possibile l’avanzata prevista del partito islamista riformista adottando un furbesco sistema quello dello scrutinio proporzionale plurinominale con l’inserimento delle liste con maggiore residuo, che doveva permettere, secondo i suoi ideatori di avere un mosaico di piccole minoranze politiche. Inoltre si pensava nel porre l’obbligo di presentare nelle liste un numero uguale ed in alternanza di candidati e candidate di mettere in difficoltà il medesimo partito “Ennahda” invece alla fine delle elezioni e grazie a un voto popolare interessantissimo (3 702 627) massiccio e quasi selettivo ha permesso di avere una scelta di tre partiti Ennahda 89 deputati, Il Congresso per la Repubblica 29 deputato, “ttakattol”- Coalizione per il lavoro e le libertà &#8211; 20 deputati) e una lista civica “Al Arida”- La Petizione popolare &#8211; con 26 deputati. Inoltre sono state elette 49 donne nell’assemblea sui 217 (circa 24,7%) e con grande sorpresa 42 di loro appartengono al partito islamisti Ennahdha che si vanta quindi di avere circa 47% di rappresentanza femminile.</p>
<p>In tutti i tre casi egiziano, marocchino e tunisino si prospetta la formazione di governi di responsabilità o unità nazionale composti attraverso una coalizione tra islamisti e laici moderati.</p>
<p>Gli Stati Uniti , presunto paladino della democrazia e i suoi alleati nel vecchio continente hanno visto cadere in un solo anno due pedine importanti nella sua scacchiera medio-orientale : Mubarak e Ben Ali, e si trovano oggi davanti a una nuova realtà inconfutabile : i popoli nella possibilità di elezioni veramente democratiche e trasparenti scelgono le correnti islamicamente orientate.</p>
<p>La preoccupazione dell’Occidente in seguito alla caduta di vecchi alleati , corrotti e calpestatori di diritti è la seguente : quale futuro nel rapporto con i nuovo dirigenti politici che si rifiutano, con mandato popolare, di essere pedine oppure burattini come i loro cattivi predecessori? Quale saranno gli equilibri con costoro che presentano un’alternativa ideologica al pensiero occidentale -capitalista nella risoluzione dei problemi etici, economici e sociali dell’umanità?</p>
<p>Qualcuno pensa che l’ondata di cambiamento che ha colto di sorpresa la maggior parte dei paesi occidentali non possa che essere un segnale di involuzione nella prospettiva di egemonia economica e politica dell’Occidente e delle “sue organizzazioni finanziare” : FMI e Banca Mondiale e altre… e si chiedono allora: quali prospettive anche nei rapporti di cooperazione tecnica e di sviluppo?</p>
<p>Qualcuno anche tra gli acerbi fautori di discordia e di pregiudizi verso gli islamismi non smette fino ad ora di alzare la bandiera del rispetto dei diritti delle donne e delle minoranze allorché che i leaders dei vari partiti islamisti , hanno annunciato prima e dopo della loro vittoria la scelta della democrazia, della garanzia e della tutela dei diritti e dell’alternanza democratica del potere…</p>
<p>Il problema reale, dopo l’esito elettorale, è la non accettazione degli sconfitti filo occidentali e precisamente i cosiddetti “ Figli del laicismo e della francofonia”, di vedere dopo più di venti anni di alleanza islamofobica con il dittatore Ben Ali nel cosiddetto “piano di asciugamento delle fonti di religiosità”, un ritorno del pensiero patriota che mette l’identità arabo-islamica, l’autonomia e l’indipendenza nelle scelte politiche ed economiche.</p>
<p>In Egitto, la giunta militare al potere provvisorio dopo la rimozione di Mubarak non smette di mettere i bastoni nelle ruote e rischia di causare il fallimento della rivoluzione popolare.</p>
<p>Infatti dopo l’esito delle prima tornata elettorale che ha visto la vittoria degli islamisti questo cosiddetto Consiglio Militare Superiore si è inventato la costituzione unilaterale di un Consiglio Consultivo che cercherà di mettere delle linee guide che limiteranno il potere dei deputati eletti democraticamente dal popolo per la stesura della nuova costituzione egiziana.</p>
<p>Da più di una settimana sono iniziati i lavori dell’assemblea costituente tunisina nella prospettiva preliminare della stesura di una nuova costituzione post-rivoluzionarie e prioritaria di elezione delle massime cariche provvisorie dello Stato. Dopo circa un anno e mezzo si ritornerà alle urne per le prime elezioni legislative che apriranno l’era del successo del processo democratico post-rivoluzionario nell’ambito di uno stato civico e garantista.</p>
<p>Intanto, la scelta dei vari vincitori delle elezioni in Tunisia e in Marocco di non accaparrarsi da soli la gestione del potere, ma di condividerlo in coalizione con i partiti laici ma patrioti e militanti ci lascia sperare che le prospettive future di vedere realizzare nel Nord-Africa, previa risoluzione del problema del Sahara ex spagnolo e del contenzioso algero-marocchino, di un’area di Diritti, di Libertà, di Democrazia.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Book Antiqua', serif; font-size: xx-small;"><strong><br />
</strong></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2011/12/le-rivoluzioni-arabe-e-il-processo-di-democratizzazione-a-un-anno-dal-loro-inizio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Primavera araba”: un successo, numerosi fallimenti?</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/12/primavera-araba%e2%80%9d-un-successo-numerosi-fallimenti/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2011/12/primavera-araba%e2%80%9d-un-successo-numerosi-fallimenti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 00:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5417</guid>
		<description><![CDATA[di Tariq Ramadan  E&#8217; innegabile: la Tunisia si sta incamminando verso un futuro migliore. Dopo la rivolta e il rifiuto della gente di ogni compromesso con il vecchio regime, sono state organizzate le elezioni in modo trasparente. Il partito islamista ha vinto conquistando oltre il 40% dei voti ed è ora pronto a svolgere un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Tariq Ramadan</p>
<p> E&#8217; innegabile: la Tunisia si sta incamminando verso un futuro migliore. Dopo la rivolta e il rifiuto della gente di ogni compromesso con il vecchio regime, sono state organizzate le elezioni in modo trasparente. Il partito islamista ha vinto conquistando oltre il 40% dei voti ed è ora pronto a svolgere un ruolo di primo piano nel nuovo governo. Il risultato – che condividiamo la visione politica degli islamisti o meno &#8211; mostra che il paese si è liberato e l&#8217;Occidente non controlla più le dinamiche della politica nazionale tunisina. Stiamo assistendo alla realizzazione piena e completa della prima rivolta araba, la dittatura è finita senza possibilità di ritornare indietro, la Tunisia è libera. Un successo – e un invito a celebrare ciò che numerose persone hanno chiamato la “primavera araba”.</p>
<p align="JUSTIFY">La Tunisia è il primo paese &#8211; e potrebbe rimanere l&#8217;unico. Ovunque si guardi in Medio Oriente e in Nord Africa, le cose sembrano meno chiare e meno compiute. In Egitto, l&#8217;esercito è ancora al potere; nonostante le imminenti elezioni, ciò a cui assistiamo assomiglia ogni giorno di più ad un colpo di stato militare. Fonti ufficiali Usa avevano ventilato questa possibilità già a febbraio, quando Mubarak lasciò il potere, sembra che avessero ragione. Gli americani hanno forse abbandonato alla sua sorte Mubarak, ma non sono mai stati davvero lontani dagli ufficiali e dal loro nuovo potere. Il popolo riunito in piazza Tahrir chiedeva maggiore giustizia e libertà. Mubarak se n&#8217;è andato quando il regime militare cominciava a mostrare segni di debolezza. Dieci mesi dopo, è ben lungi dall&#8217;essere sconfitto. Il paese è sotto controllo e il Consiglio supremo delle Forze Armate (SCFA) ha in mano il destino dell&#8217;Egitto. L&#8217;influenza e la presenza americana si rivelano decisive. Anche se alla fine del processo, un civile come Mohammed el Baradei potrebbe essere eletto, l&#8217;apparato militare non permetterebbe assolutamente al regime di andare troppo in là nella direzione della trasparenza, della libertà e della democrazia (provate ad immaginare dove l&#8217;esercito troverebbe posto all&#8217;interno della nuova struttura politica!). Non c&#8217;è stata rivoluzione in Egitto.</p>
<p> Il Consiglio Nazionale di Transizione della Libia ha annunciato di voler instaurare la &#8220;sharia&#8221; e di voler accettare la &#8220;poligamia&#8221;, quasi per dare ad intendere al popolo libico che il paese sarà libero da qualsiasi influenza occidentale. Eppure, dietro le quinte, dopo l&#8217;intervento della NATO, ciò che viene fatto passare per autonomia è più teoria che realtà. L&#8217;economia, come le relazioni geo-strategiche del paese con gli Stati Uniti e l&#8217;Europa sono un segreto di Pulcinella. Gheddafi è morto, eppure il paese è tutt&#8217;altro che liberato: una democrazia controllata è meglio di una dittatura, ci dicono, cosa che non impedisce il fatto che essa rimanga una democrazia sotto controllo (straniero).</p>
<p>Gli eventi sembrano seguire lo stesso corso in Siria, Yemen e persino in Bahrain. Ogni paese ha le sue peculiarità, ciononostante condividono la stessa sorte. I movimenti popolari hanno detto ai dittatori: &#8220;adesso basta&#8221;, ma la dinamica è stata reindirizzata e l&#8217;equilibrio dei poteri si è spostato. Non basta ripetere che il roseo avvenire non assomiglierà affatto all&#8217;odioso passato perché, dopo tutto, accontentarsi di riconoscere la fine dei dittatori non è un motivo sufficiente per essere felici. La questione chiave riguarda la reale autonomia politica e la vera libertà nei rispettivi paesi. Mentre analizziamo gli eventi che si svolgono davanti ai nostri occhi, una domanda legittima sorge spontaneamente nella nostra mente: chi trarrà beneficio dalle rivolte arabe?</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;esperienza tunisina funge ormai da riferimento, nessuno può negare l&#8217;evoluzione democratica che ha di fatto condotto gli &#8220;islamisti moderati&#8221; al potere. Ma l&#8217;esempio tunisino potrebbe diventare più che una speranza, un esempio fuorviante, uno schermo deformante. La &#8220;primavera&#8221; tunisina potrebbe impedirci di analizzare lucidamente la situazione negli altri paesi. Osserviamo la &#8220;primavera araba&#8221; come se fosse un movimento, mosso da un effetto domino. Forse, invece, dovremmo considerarlo più come una partita a scacchi. Mentre qui avanziamo &#8211; e controlliamo – la nostra pedina, il nostro cavaliere o il nostro jolly per contrastare il potere politico ed economico dominante, potremmo avere l&#8217;impressione di andare verso la vittoria. Ma i centri strategici del gioco, incentrati sul re e sulla regina, sono là sotto stretto controllo. La temporanea vittoria emotiva &#8211; e locale &#8211; potrebbe a lungo andare, trasformarsi in sconfitta, in una rivoluzione fallita.</p>
<p align="JUSTIFY"> Mercoledì 23 novembre, 2011</p>
<p align="JUSTIFY">traduzione di Patrizia Khadija Dal Monte</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2011/12/primavera-araba%e2%80%9d-un-successo-numerosi-fallimenti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giocare con l&#8217;Islam</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/11/giocare-con-lislam-2/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2011/11/giocare-con-lislam-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 21:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5313</guid>
		<description><![CDATA[di Tariq Ramadan &#8212;- Nel corso delle ultime settimane, il nuovo leader libico, Mustafa &#8216;Abd al-Jalil, presidente del Consiglio nazionale di transizione (CNT), ha ripetuto che la &#8220;Sharia sarà il riferimento principale e che sarà instaurata in Libia&#8221;. Molti di questi riferimenti al diritto islamico sono stati effettuati in presenza di intellettuali e politici occidentali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><strong>di Tariq Ramadan</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>&#8212;-</strong></span></p>
<p>Nel corso delle ultime settimane, il nuovo leader libico, Mustafa &#8216;Abd al-Jalil, presidente del Consiglio nazionale di transizione (CNT), ha ripetuto che la &#8220;Sharia sarà il riferimento principale e che sarà instaurata in Libia&#8221;. Molti di questi riferimenti al diritto islamico sono stati effettuati in presenza di intellettuali e politici occidentali, come ad esempio l&#8217;auto-proclamato filosofo francese pro-israeliano Bernard Henri Levy, che, sorprendentemente, non ha espresso alcuna obiezione. Incredibile, davvero! Era come se Mustafa Abd al-Jalil fosse determinato a dimostrare che i &#8220;rivoluzionari libici&#8221; erano veramente indipendenti, non sostenuti e protetti dalla Francia, gli Stati Uniti o l&#8217;Occidente. L &#8216;&#8221;Occidente&#8221; è rimasto in silenzio, anche se alcuni media hanno sollevato questioni importanti relative alle persone che  sostengono i francesi, gli americani, come pure gli inglesi.</p>
<p>Data la situazione politica estremamente complessa in Libia, la posizione di Abd al-Jalil è stata tempestiva e molto intelligente. Ha fatto riferimento  intenzionalmente a concetti molto controversi in Occidente per far capire al popolo libico che lui non è il fantoccio dell&#8217;Occidente. Inaspettatamente ha parlato di &#8220;sharia&#8221; e di &#8220;poligamia&#8221;, sapendo che ai musulmani libici, spinti dall&#8217;emozione, stava così offrendo la prova della sua totale indipendenza (tali riferimenti essendo chiaramente  demonizzati in  Occidente). Per la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti è stato un modo per mostrare al mondo che la Libia era ora &#8220;libera e indipendente&#8221;. Era giunto il momento per la Nato di permettere alla nuova Libia di costruire il suo futuro facendo riferimento alle proprie tradizioni. Il riferimento religioso e politico e all&#8217;Islam, è servito così per rassicurare i musulmani e  fornire una legittimità tradizionale e religiosa al CNT, nascondendo, nello stesso tempo, la penetrazione tridimensionale dell&#8217;Occidente &#8211; militare, geopolitica ed economica &#8211; in Libia.</p>
<p>Le sollevazioni arabe dimostrano che i popoli della regione aspirano alla libertà, dignità e giustizia, ma non sono disposti a tradire le loro tradizioni e credenze religiose. La recente vittoria in Tunisia del partito islamista Ennahda nelle elezioni dell&#8217;Assemblea Costituente del paese, sottolinea una realtà storica: l&#8217;Islam resta un riferimento imprescindibile per gli arabi e sarà cruciale in quanto tale nella costruzione del futuro, in particolare nel processo democratico attraverso cui le persone sono ora in grado di esprimere le loro richieste politiche, le loro preoccupazioni circa la loro identità e anche le loro speranze economiche. I partiti conservatori che invocano l&#8217;Islam in un modo o nell&#8217;altro (quindi anche gli islamisti) stanno guadagnando terreno e stanno ottenendo una maggiore legittimazione politica. Lavorano su tre livelli distinti: l&#8217;accettazione delle regole democratiche, la preservazione dell&#8217;identità islamica della nazione, e la volontà di aprire i loro mercati ai poteri economici dominanti e alle multinazionali. L&#8217;esempio turco ha fatto <span style="color: #000000;">testo</span>: nessuno può negare che l&#8217;AKP – proveniente da una tradizione islamista &#8211; sta dimostrando il successo della sua leadership proprio in queste tre aree: sono conservatori sul piano religioso, disposti – sul piano geopolitico – a negoziare con le potenze occidentali (tra cui, fino a poco tempo fa, anche con Israele), e sul piano economico perfettamente integrati nel sistema capitalistico. Hanno dato prova di una grande apertura (con l&#8217;UE) e  dimostrato una notevole flessibilità. L&#8217;Occidente può di fatto avere a che fare con qualsiasi partito islamico, che mostri una volontà simile di adattarsi e di collaborare, da Ennahda ai Fratelli musulmani. Le cose stanno cambiando rapidamente in Medio Oriente e Nord Africa (MENA *) le nuove strategie politiche sono basate su nuove preoccupazioni economiche e geopolitiche, spinti dalla presenza attiva di  nuovi attori nella regione: Brasile , Russia, India e anche la Cina (BRIC). L&#8217;Occidente non ha tempo da perdere nella corsa che mira a conquistare   le menti, i cuori e il denaro dei popoli arabi.</p>
<p>Al centro di questi giochi politici ed economici  estremamente complessi emerge una questione fondamentale. I Paesi occidentali hanno mostrato in passato (con le petro-monarchie o l&#8217;Afghanistan) che non hanno alcun  problema  a negoziare con l&#8217;Islam politico per proteggere i loro interessi. Data la presenza dei paesi del BRIC, non hanno più  scelta, perché quest&#8217;ultimi sono disposti ad allacciare legami politici ed economici forti, indipendentemente dalla situazione di ciascun paese arabo. Il fattore chiave sarà Israele. Tutti i partiti islamisti hanno preso posizioni forti nei confronti dello stato sionista (anche la Turchia, di recente), che è la ragione del loro ampio sostegno popolare (tra cui quello del regime iraniano). Gli islamisti possono certo  essere disposti a promuovere il processo democratico e  a partecipare pienamente al sistema economico dominante (la stragrande maggioranza dei partiti islamisti lo accettano oggi), ma rimangono assai espliciti circa le loro posizioni su Israele. È su questo punto che si concentra l&#8217;essenza delle grandi tensioni  e delle contraddizioni degli Stati Uniti e dei paesi europei: essi hanno bisogni di essere coinvolti nel MENA, ma sono incapaci  di prendere le distanze da Israele. Nello stesso tempo, i paesi del  BRIC non hanno la stessa alleanza storica con Israele e sembrano pronti  a rimettere in causa la posizione presa dall&#8217;Occidente nel conflitto medio orientale.</p>
<p>Il riferimento islamico è al centro del dibattito nel mondo arabo. L&#8217;islam politico è ad un bivio, è di fronte a molte sfide e alla gestione di interessi contrastanti. Solo un approccio olistico può aiutarci a comprendere ciò che è in gioco. Numerose correnti &#8211; tra cui alcuni partiti islamisti &#8211; stanno giocando con l&#8217;Islam per ottenere legittimità. Indubbiamente, la politica corrompe. Chi nel mondo arabo sarà in grado di esercitare il potere rispettando gli imperativi di dignità, giustizia e trasparenza – e chi , soprattutto, saprà sostenere, in modo appropriato,  la giusta causa della Palestina?</p>
<p>* MENA è l&#8217;acronimo di Medio Oriente e Nord Africa</p>
<p>traduzione a cura di Patrizia Khadija Dal Monte</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2011/11/giocare-con-lislam-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Egitto: esercito contro manifestanti, e non musulmani contro cristiani.</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/10/egitto-esercito-contro-manifestanti-e-non-musulmani-contro-cristiani/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2011/10/egitto-esercito-contro-manifestanti-e-non-musulmani-contro-cristiani/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 10:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni contemporanee]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=5268</guid>
		<description><![CDATA[di Paola Caridi da http://invisiblearabs.com/?p=3681 La vignetta – come sempre efficace – di Carlos Latuff descrive alla perfezione quello che i ‘ragazzi di Tahrir’ pensano di quanto è successo stanotte al Cairo. Al centro del Cairo, nella stessa zona in cui – tra gennaio e febbraio, e poi anche nei mesi successivi – si è dispiegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Paola Caridi</p>
<p>da <a href="http://invisiblearabs.com/?p=3681">http://invisiblearabs.com/?p=3681</a></p>
<p>La vignetta – come sempre efficace – di <a href="http://invisiblearabs.com/%3Ca%20href=%22http://twitpic.com/6xxgxe%22%20title=%22#Cartoon - #SCAF fuelling sectarian hate in #Egypt - #Tahrir ... on Twitpic&quot;&gt;&lt;img src=" target=" mce_src=">Carlos Latuff</a> descrive alla perfezione quello che i ‘ragazzi di Tahrir’ pensano di quanto è successo stanotte al Cairo. Al centro del Cairo, nella stessa zona in cui – tra gennaio e febbraio, e poi anche nei mesi successivi – si è dispiegato il braccio di ferro tra il regime e il popolo egiziano.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://invisiblearabs.com/wp-content/uploads/2011/10/sectarianism.gif" alt="sectarianism" /></p>
<p>Quelli che vengono chiamati “scontri settari” (anche sulla nostra stampa, ovviamente) sarebbero fecondati dal Consiglio Militare Supremo, che nella vignetta sono i due militari che hanno sul berretto proprio la sigla che definisce il consiglio che sta guidando la transizione del paese. SCAF. Sarebbero le alte gerarchie militari a giocare con il rapporto (sempre delicato) tra musulmani e copti. Così come il regime di Hosni Mubarak aveva giocato per decenni con la fede e le fedi, usando i copti come una delle basi di consenso a cui prometteva non solo protezione, ma anche partecipazione limitata al potere. ‘Ala al Aswani ha scritto, su questo, articoli illuminanti, chiari, che è possibile leggere ora sul suo <em>La Rivoluzione Egiziana</em>, da poco pubblicata da Feltrinelli.</p>
<p>Stanotte una soglia è stata superata, con i tanti morti degli scontri che si sono avuti tra Maspero, sotto la sede della tv di Stato, proprio sulla <em>corniche</em>, e piazza Tahrir. Una pericolosa soglia che usa ancora una volta i salafiti, l’islamismo letteralista e radicale, perché l’autorità costituita – in questo caso le istituzioni che gestiscono la sicurezza, come l’esercito e la vecchia Sicurezza di Stato a cui è stato cambiato il nome, ma che non è stata epurata – possa spingere sul tasto della “stabilità” e della “sicurezza” del paese. Era già successo, per esempio ad Alessandria d’Egitto, all’inizio del 2011, quando venne compiuto un attentato contro una chiesa copta. Si scoprì poche settimane dopo, a rivoluzione avvenuta, che quell’attentato era stato ispirato dall’allora potentissimo ministro degli interni di Mubarak, Habib el Adly, ora in carcere a Tora e alla sbarra per l’uccisione di circa un migliaio di persone a Piazza Tahrir e in tutto l’Egitto, durante la <em>Thawra.</em></p>
<p>Dietrologia? Complottismo? Le testimonianze dei <a href="http://english.ahram.org.eg/News/23714.aspx" target="_blank">giornalisti</a> egiziani, dei blogger (cercate per esempio @alaa su twitter, è stato in giro tutta la notte, ha fotografato i cadaveri nelle morgue, ha partecipato alla manifestazione musulmani e cristiani insieme), dei ragazzi di Tahrir, di chi c’era, confermano che al Cairo, stanotte, è successo qualcosa di analogo. A leggere i tweet – come ho fatto questa notte – si disegna un quadro chiaro e fosco a un tempo. Un quadro preoccupante, che non si può definire semplicemente come l’emergere di una divisione settaria in Egitto. E’ tutto, come sempre, molto più complesso, e <a href="http://www.arabist.net/blog/2011/10/10/maspero-and-sectarianism-in-egypt.html" target="_blank"><em>arabist</em></a> – in questa analisi a caldo, con quella dose di passione che non guasta – centra come sempre tutti i nodi. Tra le tante testimonianze che ho letto, però, quella di <a href="https://www.facebook.com/notes/hani-bushra/my-testimony-about-the-attack-that-i-suffered-in-downtown-cairo-on-october-9-201/10150321526196820" target="_blank">Hani Bushra </a>mi è sembrata non solo la più efficace, ma allo stesso tempo la più preoccupante. La testimonianza di un egiziano copto, circondato da qualche decina di scalmanati, poi salvato dall’esercito, che però veniva istigato da gente della Sicurezza centrale (il nuovo nome della vecchia, famigerata <em>Amn el Dawla</em>) spiega questo uso del<em>mob</em>, della massa di manovra, da parte di chi vuole poi assicurare stabilità e ordine.</p>
<p>Questo che segue è solo uno stralcio di un racconto molto più lungo, e che dà numerosi, altri spunti sui quali pensare:</p>
<p><em>We reached the officer (rank of general), and the first thing that I did was to show him my U.S. passport and told him that I am now under his protection. I told him that I was attacked because I was a Christian. One of the men who is a policeman but wearing civilian clothing began to talk to the general that I was a Christian and that I institigated the mob to attack me and that I am carrying weapons in my bag. The officer, who had seen my passport, told him to shut up. This policeman in the civilian clothing seemed to be the coordinator between the mob and the police.</em></p>
<p><em>The general pushed me back behind the cordon of CSF soldiers, but I wanted to get my phone back, and so I went out again. The person who had stolen my phone was right there, and I told the general that I wanted my phone back.</em></p>
<p><em>As I was talking to the general, a group of policemen were around me, one of them was behind me poking my butthole with his stick. I turned around and said that if you want to fuck me in the ass, you should be man enough to fuck me in public. At that point the policeman in civilian clothing who had earlier clashed with me called me a liar, and the general once again told him to shut up.</em></p>
<p><em>I was assigned a young officer to protect me. My phone was gone, and they wanted to protect me until it was safe. I met two young officers, a first and second lieutenants, who were very respectful and were concerned for me. I told them that I hope that when they grew in their rank, they would always remain this professional. They were so nice that one of them let me use his phone so that I can call Happy and tell him that I was okay.</em></p>
<p>Un breve <em>addendum</em> sui precedenti. Il Consiglio Militare Supremo è stato, nelle settimane precedenti, al centro di una pressione che non è più venuta solo da Piazza Tahrir (e cioè da chi ha fatto la rivoluzione), ma anche dai partiti e dai movimenti che dalla rivoluzione in poi si sono creati. La pressione ha un solo obiettivo: il passaggio dei poteri dai militari a un’autorità civile. Lo hanno detto chiaro e tondo i sette possibili candidati alla presidenza, che su questo punto si sono uniti (e ci sono tutti, compreso Amr Moussa…). Lo hanno detto chiaro e tondo i partiti, compreso quello che è nato dai Fratelli Musulmani, quando hanno chiesto il cambiamento della legge elettorale che il Consiglio Militare Supremo aveva deciso, verticisticamente. Solo due giorni fa, lo SCAF aveva deciso di modificare<a href="http://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/64/23651/Egypt/Politics-/SCAF-amends-Egypt-political-participation-law,-can.aspx" target="_blank"> l’articolo 5</a>, contestato da tutti, e di cedere alle pressioni. Neanche 48 ore dopo, il Cairo viene percorso da sangue e violenza. E tutti, giornalisti e testimoni, parlano della repressione da parte dell’esercito, che viene accusato di esser passato con i veicoli sopra i manifestanti, di aver sparato proiettili veri, e non solo lacrimogeni. Una reazione sovradimensionata, sulla quale le associazioni per la difesa dei diritti civili, e non solo loro, si stanno interrogando.</p>
<p>La storia, ancora una volta, è molto più complessa di uno scontro tra cristiani e musulmani. I ragazzi di Tahrir ripetono che la lettura è: <em>esercito contro manifestanti</em>, e non <em>musulmani contro cristiani</em>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.islam-online.it/2011/10/egitto-esercito-contro-manifestanti-e-non-musulmani-contro-cristiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

