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	<title>Islam-online &#187; Donne</title>
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	<description>Rivista islamica</description>
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		<title>Nibras Breigheche nel direttivo degli Imam d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 22:09:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo questa nota della sorella Nibras Breigheche -  Ho ritenuto doveroso accettare l’incarico di membro del direttivo della nascente Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose per vari motivi. Uno di questi è che sono una donna e credo che la presenza attiva e il contributo delle donne musulmane in tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre><strong><em><span style="font-size: medium;">Riceviamo e pubblichiamo questa nota della sorella Nibras Breigheche - </span></em></strong></pre>
<p><span style="font-size: medium;">Ho ritenuto doveroso accettare l’incarico di membro del direttivo della nascente Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose per vari motivi. Uno di questi è che sono una donna e credo che la presenza attiva e il contributo delle donne musulmane in tutti i campi sia oggi altrettanto importante che nel passato. Anzi forse oggi lo è ancora di più, data la diffusione di numerosi pregiudizi che riguardano il ruolo della donna nell’islam. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Fin dagli albori della diffusione della religione islamica, 14 secoli fa, la donna ha avuto un ruolo importantissimo. La prima persona ad aver abbracciato la religione islamica è stata una donna, </span><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">Khadija</span></span><span style="font-size: medium;">, e alla morte del Profeta Muhammad*, una donna, </span><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">Aicha</span></span><span style="font-size: medium;">, divenne il principale punto di riferimento per i musulmani in materia religiosa: uomini e donne quando avevano un dubbio su una determinata questione che riguardava il credo o la pratica religiosa si rivolgevano a ‛Aicha. Quando il Profeta* morì, ‛Aicha era ancora molto giovane ed istruì più di una generazione di uomini e donne. ‛Aicha è famosa, tra l’altro, anche per aver trasmesso 2.210 tra detti, precetti ed insegnamenti del Profeta*, che sono dopo il Corano, la seconda fonte della giurisprudenza islamica. E come ‛Aicha numerose altre donne hanno contribuito alla raccolta e alla trasmissione dei detti del Profeta*.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Al-Shifà’ era un’altra donna conosciuta per la sua intelligenza e per la sua saggezza, veniva consultata dal Califfo ‛Omar che la stimava molto, le pagava le sue consulenze e le aveva affidato il controllo amministrativo sul mercato. Ricopriva in pratica il ruolo di ministro del commercio e delle finanze, 14 secoli fa.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le prime donne che si convertirono all’islam scelsero l’islam, nonostante le dure persecuzioni subite dai primi musulmani, anche perché avevano capito che quel messaggio divino costituiva una liberazione da ogni forma di oppressione ed ingiustizia e quindi anche dalle oppressioni maschiliste che caratterizzavano la società araba pre-islamica, e quindi si impegnarono con grande intelligenza e tatto dando un contributo non indifferente alla diffusione dell’islam stesso.</span></p>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;">Le donne musulmane hanno avuto un ruolo fondamentale non solo al tempo del Profeta ma anche durante i secoli successivi. Numerose erano le donne scienziate nei campi più svariati: dalla medicina all’astronomia, dalla letteratura alla teologia, dalla ginecologia all’oftalmologia, dalla pediatria alla dermatologia. Esse erano attive in tutti i campi della vita pubblica ed avevano dato il loro contributo non solo nell’ambito della ricerca scientifica e della diffusione della scienza e della conoscenza, ma anche in ambito economico, politico e sociale. Impossibile citarle tutte, perché esistono intere enciclopedie storiche in lingua araba in cui sono elencati i nomi di moltissime donne e le loro biografie.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;">Famosi teologi e fondatori di scuole giuridiche come Al-Shafi’i, Al-Zohri e Yhia bnu Ma’in sono stati allievi di teologhe donne come Nafisa bint Hasan ibn Zayd e ‘Amra bint ‘Abdirrahman.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span style="font-size: medium;">I principi della religione islamica hanno restituito alla donna la dignità che Dio le ha dato fin dal primo giorno della sua creazione. Bellissimi i versetti del Corano nei quali è narrata la creazione di Adamo ed Eva, creature umane con la stessa identica dignità (tra gli altri si vedano i versetti II-35 ed VII-22). Dio nel Corano dice anche:</span><span style="font-size: medium;"><em>“In verità non farò andare perduto nulla di quello che fate, uomini o donne che siate, perché gli uni venite dagli altri…”(III-195)</em></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><em>In verità per i musulmani e le musulmane, per i credenti e le credenti,… per i leali e le leali, per i benefattori e le benefattrici, per quelli che spesso ricordano Dio e per quelle che spesso ricordano Dio, Dio ha disposto perdono ed enorme ricompensa.” (XXXIII-35) </em></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-size: medium;"><em>I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri, ordinano il bene e sconsigliano ciò che è riprovevole…”(IX-71,72)</em></span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;">Ancor meno conosciuti sono i versetti del Corano e i detti del Profeta grazie ai quali la donna musulmana ha ottenuto già nel VII secolo d.C. numerosi diritti per i quali le donne in occidente hanno dovuto battersi per numerosi secoli per poter finalmente conquistarli solo pochi decenni fa come il diritto a scegliere chi sposare, il diritto al divorzio, il diritto a programmare le nascite, il diritto di proprietà, il diritto a mantenere il proprio cognome anche dopo il matrimonio, il diritto a partecipare attivamente in tutti i campi della vita pubblica (compreso il diritto a votare e ad essere votata).</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span style="font-size: medium;">A proposito di libertà religiosa, nel Corano leggiamo: ”</span><span style="font-size: medium;"><em>Non vi è costrizione nella religione”</em></span><span style="font-size: medium;">(II-256). Quindi né il velo né altre prescrizioni religiose possono essere imposte, né agli uomini ne’ alle donne. Non può assolutamente essere etichettato come islamico il comportamento di chi voglia imporre ad una donna un determinato abbigliamento. In questi casi si tratta di persone che agiscono spinte dall’ignoranza dei principi della loro stessa religione. Altrettanto inaccettabili sono i comportamenti discriminatori nei confronti delle donne che scelgono di portare il velo. Purtroppo molte di loro oggi in Italia faticano maggiormente ad esempio a trovare lavoro. Ci preoccupano molto i tentativi di alcuni di limitare la libertà religiosa delle donne e delle ragazze musulmane che scelgono di portare il velo, proponendo di vietare di portarlo a scuola.</span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span style="font-size: medium;">Il Profeta Muhammad non si è mai stancato di raccomandare ai musulmani di trattare le donne non solo bene, ma “nel migliore dei modi” e di non privarle dei loro diritti: </span><span style="font-size: medium;"><em>“Il gentiluomo è colui che tratta le donne nel migliore dei modi, ignobile è colui che le tratta male”, “I migliori di voi sono coloro che trattano meglio la propria moglie”</em></span><span style="font-size: medium;">. Aicha, moglie del Profeta, rispose a chi le chiese come si comportava il Profeta in casa, che </span><span style="font-size: medium;"><em>“restava ad aiutarla nelle faccende domestiche fino all’ora della preghiera.”</em></span></p>
<p align="JUSTIFY"> <span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;">Purtroppo, nonostante questi insegnamenti chiari, ci sono ancora oggi anche nel mondo islamico realtà in cui le donne devono battersi per i loro diritti. Si tratta di situazioni dovute a mentalità, abitudini e tradizioni nelle quali la religione stessa è strumentalizzata. (Quando certi “cristiani” parlano di “crociate contro l’islam”, di guerra di religione, ecc. sappiamo benissimo che non rappresentano il cristianesimo).</span></p>
<p> <span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;">Con l’estendersi del mondo islamico inoltre si diffusero pratiche, credenze e consuetudini pre-islamiche che per ignoranza venivano attribuite all’islam stesso. Alcune di queste credenze riguardavano il ruolo della donna, che venne in molti casi messo in secondo piano. Nonostante il diffondersi di queste credenze e le conseguenti difficoltà, numerose furono le donne che ebbero la possibilità di istruirsi e di istruire, con la differenza rispetto ai secoli precedenti, che la maggior parte di loro appartenevano alle classi più alte della società.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anche quando il mondo arabo islamico è stato colonizzato, le donne hanno avuto un ruolo importante, basti ricordare a questo proposito i nomi di quattro donne: </span><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">Aicha Taimur, Zaynab Fuaz, Anisa Shartuni e Malak Hafni Nasef.</span></span><span style="font-size: medium;"> Queste 4 donne si sono preoccupate in particolare di migliorare la situazione della donna durante il colonialismo e dell’importanza della sua istruzione.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non posso non ricordare un’altra donna molto conosciuta nel mondo arabo per il suo impegno e per la sua determinazione: </span><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">Zainab Al-Ghazali</span></span><span style="font-size: medium;">. Durante gli anni ’50 e ’60, durante il sanguinario governo di Nasser in Egitto furono imprigionati migliaia di oppositori politici, molti dei quali hanno subito la pena capitale. Di conseguenza molte famiglie si sono trovate in difficoltà tra l’altro anche economica. Zaynab Al-Ghazali ha costituito un’associazione per sostenere le famiglie dei prigionieri politici ed era molto impegnata per aiutare le persone socialmente in difficoltà. Per questo motivo è stata lei stessa imprigionata e torturata per più di vent’anni. È sopravvissuta a tutto questo e una volta uscita di prigione nonostante il suo fisico fosse ormai debilitato da tutto ciò che aveva subito, ha continuato la sua attività al servizio dei più deboli. È autrice di un’autobiografia molto toccante: </span><span style="font-size: medium;"><em>Ayyam min </em></span><span style="font-size: medium;"><em><span style="text-decoration: underline;">h</span></em></span><span style="font-size: medium;"><em>ayati</em></span><span style="font-size: medium;">.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Concludo citando </span><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">Tawakkul Karman</span></span><span style="font-size: medium;">, una donna musulmana praticante che porta il velo che ha ricevuto nel 2011, insieme ad altre due donne, il Premio Nobel per la Pace, “</span><span style="font-size: medium;"><em>per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell&#8217;opera di costruzione della pace&#8221;</em></span><span style="font-size: medium;">, un riconoscimento internazionale per il suo impegno per la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani di tutti i popoli che chiedono libertà e dignità. La Karman, più volte arrestata durante le manifestazioni pacifiche, è una giornalista yemenita, madre di tre figli, avvocato, fondatrice e  presidente dell&#8217;associazione &#8216;Giornaliste senza catene&#8217;, membro del partito politico “Raggruppamento yemenita per la riforma”, branca yemenita dei Fratelli Musulmani. </span></p>
<p><span><span style="font-size: small;">Come donna considero questo premio un riconoscimento all&#8217;impegno di tutte le donne musulmane che si sono battute e che si stanno battendo pacificamente, a fianco degli uomini, in Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, in Siria o in qualsiasi altra parte del mondo. Durante la “Primavera Araba” le donne sono sempre state in prima fila insieme agli uomini per chiedere pacificamente libertà, dignità e democrazia, pagando molto spesso con la loro stessa vita, o con quella dei loro cari. La storia è e sarà testimone anche di questo loro grande contributo per il progresso dell’umanità verso il dialogo e la convivenza pacifica.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;">Nibras Breigheche</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Membro del direttivo dell’Associazione Islamica Italiana degli Imam e delle Guide Religiose</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Addetta al dialogo interculturale e interreligioso</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Roma, 13.12.2011</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Conferenza stampa, Sala stampa Via Vittorio Emanuele II, 349</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Contro la violenza sulle donne (com. UCOII)</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/11/contro-la-violenza-sulle-donne-com-ucoii/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 23:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Contro la violenza sulle donne, seguendo gli insegnamenti del Sacro Corano e l&#8217;esempio del Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui). Da 1432 anni l&#8217;uomo musulmano, nell&#8217;obbedienza a Dio e leggendo le parole del migliore fra gli uomini, il Profeta Muhammed (pace e benedizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne.</strong></p>
<p><strong>Contro la violenza sulle donne, seguendo gli insegnamenti del Sacro Corano e l&#8217;esempio del Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui).</strong></p>
<p>Da 1432 anni l&#8217;uomo musulmano, nell&#8217;obbedienza a Dio e leggendo le parole del migliore fra gli uomini, il Profeta Muhammed (pace e benedizioni su di lui), è conscio del fatto che l&#8217;essere umano ha grande valore. Che la vita, l&#8217;onore e il rispetto per gli altri sono fondamentali per colui che si ritiene essere un vero</p>
<p>Così come sa che la violenza gratuita, in qualsiasi forma essa venga messa in atto, è SEMPRE sbagliata. Anzi, condannata, perché considerata un grave peccato agli occhi del Creatore.</p>
<p>Ancor di più se chi rischia di esserne vittima è la donna, in quanto il Profeta Muhammed (pbsl) ha insegnato:</p>
<p>“<em>Nessuno, tranne il gentiluomo, tratta le donne in modo onorevole e nessuno, tranne l&#8217;ignobile, tratta le donne vergognosamente</em>” (At-Tirmidhi)</p>
<p>In occasione di questa giornata durante la quale tutto il mondo si mobilita affinché venga data voce a chi spesso non la ha, l&#8217;UCOII e tutti coloro che seguono la Via di Dio si schierano dalla parte della metà del cielo che l&#8217;Altissimo ha scelto per avere il nobile ruolo di sicuro ricettacolo per l&#8217;umanità intera.</p>
<p>La donna nell&#8217;Islam oltre che credente e madre è anche insegnante, consigliera, portatrice di tenerezza e di amore per i suoi figli e per la famiglia intera. Senza di lei l&#8217;uomo stesso non potrebbe considerarsi un essere umano completo.</p>
<p>Come il Sacro Corano ha insegnato è fondamentale avere riguardo per la sua persona, per il suo essere moglie e madre, così come lo è amarla e trattarla nella maniera migliore:</p>
<p>“<span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><em><strong>Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito fra voi amore e tenerezza.</strong></em></span></span>” (Al Baqara 187)</p>
<p>La donna non è inferiore all&#8217;uomo, e non ha colpe ancestrali che deve scontare per il resto della sua vita, in quanto l&#8217;Altissimo ha chiaramente detto, riguardo alla vicenda di Adamo ed Eva e del serpente che li traviò, che entrambi ebbero colpa, anzi: addirittura sottolinea nel Libro che fu proprio Adamo a peccare:</p>
<p>“<em><strong>Ne mangiarono entrambi e presero coscienza della loro nudità. Iniziarono a coprirsi intrecciando foglie del giardino. Adamo disobbedì al suo Signore e si traviò.</strong></em>” (Ta-Ha 121)</p>
<p>Inoltre il Nobile Profeta Muhammed ci ha ricordato che proprio la metà femminile del mondo è il bene più prezioso che possa esistere in assoluto:</p>
<p>“<em>Il mondo intero è una provvigione, e il maggior beneficio di questo mondo è una donna devota.</em>” (Trasmesso da Muslim)</p>
<p>Può quindi il musulmano o l&#8217;uomo in genere avere il diritto di maltrattare un essere così onorato e rispettato?</p>
<p>Può quindi rimanere indifferente di fronte alla sofferenza di centinaia, migliaia, milioni di donne, che sono loro sorelle, madri, figlie che quotidianamente vengono picchiate, abusate, torturate e mercificate per scopi ignominiosi e assolutamente ingiusti?</p>
<p>La risposta è no, nel modo più assoluto. Per questo altro non possiamo dire, da credenti e da esseri umani, che dobbiamo ricordarci di lei, ed aiutarla, confortarla, sostenerla in tutti i modi per poter far cessare l&#8217;ondata di violenza che è costretta a subire che purtroppo non si ferma. Ricordando inoltre che chi fa soffrire una donna fa soffrire una generazione intera. E di conseguenza tutti coloro che avranno a che fare con essa.</p>
<p>Il miglior modo per iniziare a farlo forse è usando compassione e misericordia verso chi ci chiede aiuto, così come verso chi non ne ha il coraggio, aprendo le porte del nostro cuore per poi aiutare concretamente in tutte le maniere possibili chi fra di loro viene fisicamente o psicologicamente maltrattata.</p>
<p>Dobbiamo sempre tenere a mente le meravigliose e sublimi qualità dell&#8217;Altissimo Creatore, che è Ar-Rahman, Ar-Rahiim<sup><a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"></a><sup>1</sup></sup>, e attingere da esse. Solo in questa maniera potremmo finalmente riuscire a far qualcosa per far cessare le urla di dolore e di disperazione di questa fondamentale parte dell&#8217;umanità, ma non solo per una giornata all&#8217;anno, ma per una vita intera.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>1Il Compassionevole, il Misericordioso</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La donna musulmana tra identità e integrazione (incontro Confronti)</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 07:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[La donna musulmana tra identità e integrazione Il titolo che ci è stato assegnato per la conferenza di oggi si può intendere i diversi modi&#8230; ad esempio può suggerire ad alcuni l&#8217;idea che i due termini, identità e integrazione (riguardo alla donna musulmana) siano i poli di una contrapposizione. Vorrei dire subito che tale realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><strong>La donna musulmana tra identità e integrazione</strong></span></span></p>
<p>Il titolo che ci è stato assegnato per la conferenza di oggi si può intendere i diversi modi&#8230; ad esempio può suggerire ad alcuni l&#8217;idea che i due termini, identità e integrazione (riguardo alla donna musulmana)  siano i poli di una contrapposizione. Vorrei dire subito che tale realtà diventa conflittuale solo  in due casi, il primo in cui si abbia un concetto di integrazione come puro e totale adeguamento a ciò che si trova nel presente o nel passato (spesso idealizzati) di una società, non solo alle leggi ( il che è doveroso), ma anche ai gusti e agli sfizi di una società&#8230;  per cui sicuramente chi viene da altre culture  avrebbe il dovere in qualche modo di espropriarsi di tutto ciò che vissuto prima&#8230; e ciò certamente può essere vissuto in maniera conflittuale. Ci sono oltre a concetti o modelli di integrazione respingenti, anche delle condizioni di vita che di fatto penalizzano i nuovi cittadini o residenti,  molti problemi infatti  nel campo dell&#8217;integrazione nascono più che dalle idee da una esclusione di fatto dalle “pari opportunità”.</p>
<p><span style="color: #000000;">Il secondo fattore che fomenta la conflittualità è il definire l&#8217;identità propria come qualcosa di altrettanto compiuto e serrato e perfetto, per cui l&#8217;incontro con una nuova cultura avviene solo a  livello esteriore, dentro rimane tutto uguale&#8230;  “<em>Esistono, interpretazioni semplicistiche e dogmatiche dei testi fondatori che conducono ad approcci esclusivisti, chiusi o inquisitori. Capita che la mentalità chiusa di alcuni sapienti, specifici tratti culturali, o anche determinate circostanze storiche – una posizione di potere o, al contrario, un’esperienza di oppressione o di rigetto – provochino la comparsa di interpretazioni o teorie che circoscrivono gli orizzonti dell’appartenenza alla propria comunità religiosa, alla supposta supremazia della propria ideologia o ad un nazionalismo cieco. L’idea stessa di comunità umana viene quindi messa in discussione o negata. Un lavoro critico è necessario e si deve sempre rinnovare, perché nessuna religione, spiritualità, filosofia umana o politica è immune da interpretazioni chiuse, da una cattiva gestione del potere e dalla strumentalizzazione dei sentimenti di vittimismo (così come da una proiezione distorta dell’esterno)”.</em> <a name="sdfootnote1anc"></a></span></p>
<p>Il “tra” del nostro titolo può però essere inteso anche come quello spazio che deve percorrere una persona (ogni persona) dal sé  alla società in cui vive e che dovrebbe sfociare in  un sentimento di “appartenenza” alla stessa, al poter pensare, in modo critico e affettivo insieme “è la mia società”. Se il discorso della  cittadinanza è molto importante perché pone gli individui, donne e uomini, indipendentemente dalla loro origine, su di un piano di parità di diritti (e ugualmente di doveri)&#8230;  non è sufficiente la pura legge e/o il diritto per alimentare il senso di appartenenza alla società cui gli individui vivono&#8230; Il sentimento  di appartenenza è fatto di tante cose, tra cui una dimensione chiaramente  psicologica&#8230; “<em>&#8220;La fiducia&#8221; e il &#8220;riconoscimento&#8221; sono di importanza fondamentale nella formazione del  senso di appartenenza e sono nutrite dallo sguardo (positivo) che viene portato sulla natura pluralista della società di oggi, il discorso che si fa  nei confronti di questa realtà e, infine, l&#8217;impegno locale volto ad apprezzare la diversità, il dialogo, il contributo delle persone e delle culture ad un progetto comune.</em>”<a name="sdfootnote2anc"></a></p>
<p><span style="color: #000000;">C&#8217;è dunque  bisogno sia di un concetto adeguato di integrazione che di identità. Parlo del primo, che ha conseguenze sia sugli uomini che sulle donne, e poi  cercherò di evidenziare le diverse sensibilità presenti in Italia e nel mondo musulmano nel concepire la donna.</span></p>
<p>1.Ci sono diversi concetti di integrazione, e diversi sono i modelli che ne conseguono a livello sociale, basti pensare alla situazione dei diversi paesi europei&#8230;   Non credo si possa parlare in Italia di un vero e proprio modello di integrazione&#8230; Anche  perché in Italia il fiorire della realtà musulmana si è accompagnato ben presto ad atteggiamenti di islamofobia a causa degli eventi politici internazionali e oggi rafforzati dalle paure della crisi economica<a name="sdfootnote3anc"></a>.</p>
<p><span style="color: #000000;">Come ben dice la locandina di questo incontro promosso dalla rivista Confronti: “La religione islamica – seconda nel paese per numero di aderenti – è politicamente strumentalizzata, giuridicamente tralasciata e socialmente emarginata. Oggi di islam si parla prevalentemente in termini negativi e con i musulmani ci si relaziona spesso in maniera stereotipata e ideologica. .. Le leggi anti-velo, le campagne anti-moschee, i referendum anti-minareti… sono sintomi di un orientamento politico che tende a restringere il campo dei diritti e della cittadinanza per le minoranze islamiche in Europa&#8230;  La strumentalizzazione di queste minoranze ha fatto la fortuna dei partiti di destra premiati da un elettorato disorientato e terrorizzato da una propaganda ideologica e mediatica che da anni suona senza tregua l’allarme di un’avviata invasione islamica. Ciò ha generato da un lato un diffuso sentimento di islamofobia tra i cittadini europei (e non solo) e la chiusura su se stesse di diverse realtà islamiche&#8230;” </span></p>
<p>Un&#8217; inversione di rotta per facilitare il  senso di appartenenza alla società è un processo complesso,  tra cui sarebbe necessario:</p>
<p><span style="color: #000000;">a) <strong>Una onesta  lettura delle proprie radici storiche- culturali</strong>. Si può facilmente osservare come in questi ultimi anni sia prevalsa l&#8217;abitudine di richiamare le proprie radici ebraico-cristiane&#8230; questo uso, più che un sano ricordo di dove si viene, pare spesso volto  a dimostrare l&#8217;estraneità dei musulmani al tessuto europeo&#8230;  si tace sulla realtà dell&#8217;incontro con il mondo occidentale  di cui abbiamo numerose tracce anche nella lingua italiana, e le influenze positive della civiltà islamica nel campo filosofico e scientifico&#8230;&#8230; Sarebbe tra l&#8217;altro necessaria una revisione dei testi scolastici e preparazione degli insegnanti che spesso di islam e musulmani non sanno proprio niente e lo sviluppo di lezioni o attività che mostrino la ricchezza e il contributo positivo delle religioni, in modo da correggere le rappresentazioni e le percezioni che alimentano sfiducia, pregiudizio e malessere. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">b) <strong>Lettura realistica dell&#8217;oggi:</strong> oggi siamo già una società multiculturale e multireligiosa.  Un cammino è già stato percorso silenziosamente anche in Italia, paese in cui l&#8217;immigrazione è più recente rispetto agli altri paesi europei. Anche in Italia, siamo alla seconda e anche terza generazione, prendere atto della nuova realtà sociale, significa anche un rinnovamento di linguaggio. “<em>Per quasi vent&#8217;anni, circoli progressisti hanno usato il concetto di integrazione attribuendoli una connotazione molto positiva. &#8220;integrare&#8221; significava accettare l&#8217;altro, promuovere la tolleranza nei confronti dei residenti o dei nuovi cittadini di origine immigrata, lottare per il loro riconoscimento e i loro diritti. Se è chiaro che il cantiere rimane immenso quanto ad un&#8217;applicazione reale ed equa della legge, si deve però prendere atto anche che il panorama è  fortemente cambiato negli ultimi anni. Il numero di cittadini europei di fede musulmana è aumentato ed oggi conta milioni di persone. Quando si viene da altrove, quando non si è casa propria, quando la nostra</em> <em>immaginazione abbraccia i colori di un &#8220;là&#8221;, volere integrare ha certo un senso, e attiene ad un atto politico dignitoso e coraggioso. Ma la storia fa il suo corso &#8230; Quando ormai sono da me, sulla mia terra, a casa mia, quando la mia lingua è la lingua di questo paese, quando i miei sogni sono qui &#8230; cosa vuol dire &#8220;integrare&#8221;? Integrare a cosa? Rispetto a chi?</em> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ogni tempo, il suo vocabolario. I concetti espressi ieri che esprimevano il senso di un impegno umano potrebbero oggi, se ci si riferisce ad essi senza specificazioni, rivelare una certa piega della mente. .. il termine non è del tutto innocente o insignificante quando viene usato  in certi contesti sociali o politici. Cosa può significare nella mente dei politici l&#8217;idea di integrare le donne e gli uomini che sono già cittadini &#8230;? Sembra che ai loro occhi,  ci sia qualcosa di non ancora raggiunto, che l&#8217;integrazione di questi cittadini non sia realmente &#8220;autentica&#8221;&#8230;  La maggior parte dei  musulmani che vivono in Italia,donne e uomini  non hanno alcun problema con la legislazione del paese, né la sua memoria o anche con le istituzioni del paese. Sono la prima generazione, seconda o addirittura terza, e sono già &#8220;integrati&#8221; continuare con queste persone, a parlare di &#8220;integrazione&#8221; è di proiettare su di loro delle realtà e delle paure che hanno già superato e soprattutto ciò alimenta l&#8217;idea che ci sia una &#8220;popolazione diversa&#8221; che non è ancora dei &#8220;nostri&#8221;. Coloro che sono &#8220;si devono integrare sono percepiti&#8221; sono percepiti come &#8220;stranieri interni&#8221;. Questa rappresentazione non è solo falsa ma sposta la natura dei problemi. E &#8216;ora importante evolvere e sviluppare un approccio e un discorso &#8220;post-integrazione&#8221; che riconosca ciò che è stato acquisito e lo status di cittadini a pieno titolo a prescindere dalla loro diversa origine.”<a name="sdfootnote4anc"></a></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si dovrebbe oggi insieme alla lotta per acquisire i propri diritti, come la cittadinanza ecc. cominciare a parlare, e ciò è vero per i musulmani in primis,  non di semplice integrazione, ma di partecipazione e di contributo, per promuovere lo stato di diritto, il pluralismo, la giustizia sociale, l&#8217;istruzione, la dignità umana, ecc. </span></p>
<p>c) <strong>avere la salda convinzione dell&#8217;uguaglianza di ogni uomo e di ogni donna, che viene prima del concetto di nazione. </strong>..<em> “Un insegnamento morale derivante da una religione, spiritualità, o filosofia che ci portasse a trascurare la comune umanità degli uomini, a negare la dignità di alcuni o a stabilire delle distinzioni e una gerarchia ontologica tra gli esseri umani, tale insegnamento, affermiamo, deve essere attentamente esaminato, perché genera effetti gravi e pericolosi. &#8230; E’ questa un’esigenza della fede, del cuore e dell’intelletto: in nome della nostra appartenenza primaria all’umanità, è necessario non negare mai la pari e comune dignità di ogni essere umano”.</em></p>
<p><strong>Identità della donna musulmana</strong></p>
<p>C&#8217;è stata una violenta campagna mediatica in questi anni, specie dopo l&#8217;11 settembre 2001, volta a   tracciare un&#8217;immagine  dell&#8217;islam e dei musulmani in contrapposizione ai valori occidentali, dunque incompatibili con le  società  a cui ormai appartengono di fatto milioni di cittadini e cittadine di fede islamica. Un ruolo chiave nella creazione di questa  rappresentazione è stata la ripetizione ossessiva di alcuni stereotipi circa la donna musulmana,  opposta, in una presunta condizione miserevole, muta e discriminata, a quella della donna occidentale libera, critica e realizzata.   Donne musulmane notevolmente diverse, di paesi e condizione e mentalità molto differenti sono state tutte implacabilmente riassunte in questo stereotipo, affiancandolo ad  una mitizzazione della condizione della donna occidentale altrettanto priva di distinguo.  Più che parlare di donna musulmana in verità si dovrebbe parlare di donne musulmane, tale diversità attiene prima di tutto alla loro personalità, poi al luogo di provenienza, non solo il Paese, ma anche il contesto sociale rurale o cittadino, il livello di istruzione, la situazione economica, ecc.</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>S</em>i deve tener conto, poi  di almeno tre fasce di donne musulmane presenti in Italia: le donne di prima generazione, in  cui la cultura del paese d&#8217;origine è certamente più sedimentata, quella delle nuove generazioni, delle figlie, che mostrano i tratti di una cultura ibrida, e quella delle convertite italiane, che dalla cultura italiana si affacciano al mondo dell&#8217;islam, spesso loro veicolato nei termini della cultura tradizionale araba. </span></p>
<p>Sulla questione femminile esistono oggi nel mondo musulmano almeno tre correnti di pensiero:</p>
<p><span style="color: #000000;">•	una che sottintende che il vero femminismo nel mondo musulmano non potrà affermarsi se non con l’accettazione del modello della donna occidentale. Tale posizione si accompagna ad un lettura storicizzante dei testi fondanti, che diventano così un pio ricordo, la religione diventa opzionale, e interiore&#8230;. l&#8217;osservanza degli obblighi religiosi  viene ritenuta facoltativa&#8230; Questa è forse quella più visibile ed ascoltata, particolarmente la classe politica la elegge a suo riferimento, “piace perché ci assomiglia” e professa la superiorità della modernità occidentale rispetto alle  culture tradizionali.</span></p>
<p>•	 Un’altra di tipo tradizionalista e conservatore, che si può strutturare come continuità al  background già acquisito, o come reazione alla paura dell’occidentalizzazione veicolata dal discorso femminista e ha alla base una lettura del Corano e della Sunna molto letteralista.</p>
<p>•	E la terza che si situa nell’ambito del riformismo legalitario che continua a ritenere fondante il riferimento religioso, ma esercita la sua critica anche verso l’interno, ed è tesa a recuperare  il modello genuino di femminilità della Rivelazione, sfrondandolo dalle aggiunte culturali, per incarnarlo nei lineamenti del tempo attuale&#8230;</p>
<p>Queste tre correnti di pensiero sull&#8217;essere femminile sono presenti anche in Italia. Le donne della prima generazione in genere presentano i lineamenti della cultura tradizionale e una interpretazione tradizionale della religione, ma non solo, anche alcune giovani donne percepiscono come una protezione l&#8217;affidarsi alla tradizione, davanti ad un mondo in cui la fede e i valori morali sono spesso derisi a favore di una presunta emancipazione e del  “riuscire nella vita”. Per capire il  modo di essere della donna tradizionale, non serve andare molto lontano,  basta pensare a quello che era presente anche qui un paio di generazioni fa e che ancora sopravvive in certe zone: importanza del matrimonio e del mantenimento delle relazioni familiari, grande rispetto della figura maschile e della sua autorità nel seno della famiglia, obbedienza e rispetto dei figli per i genitori, cura dell&#8217;ospitalità,  fede che intesse le giornata e e i desideri che si palesa in formule di lode e abbandono a Dio che accompagnano anche il discorso più quotidiano..  si nutre più della recitazione del Corano e degli hadith profetici che di ragionamenti, se ci sono riflessioni  appaiono mediate dalle grandi opere di tafsir o da quei predicatori che impartiscono lezioni dai canali arabi&#8230; ci si pone molto sul piano del <em>halal</em> e del <em>haram, </em>trascurando una riflessione più ampia e significativa.</p>
<p><span style="color: #000000;">Detta interpretazione tradizionale ha dei vantaggi e degli svantaggi, questi sono un senso dell&#8217;autorità maschile troppo accentuato sulla moglie e sui figli (vedi problema dei matrimoni imposti), fissità dei ruoli per cui manca spesso il tempo e la voglia alle donne di esplorare altri ambiti.  L&#8217;impostazione tradizionalista però  garantisce alla donna di mantenere tutte quelle relazioni familiari come l&#8217;ospitalità, la cura dei figli, la cura degli anziani che difficilmente se si è divisi tra mille impegni si può  coltivare&#8230; La figura maschile e femminile appaiono ben delineate, con i loro ruoli e ciò serve all&#8217;assunzione della differente identità sessuale. Dal punto di vista religioso l&#8217;apprendimento a memoria assicura la trasmissione dei fondamenti della religione nel tempo, sfuggendo al pericolo delle mode. Spesso però si veicola non solo la religione ma anche tradizioni culturali che impropriamente le vengono associate e difficilmente si sa argomentare davanti alle domande che i figli pongono. Questi, i figli, di domande se ne fanno molte&#8230; La cultura tradizionale spesso non è sufficiente per rispondere alle diverse istanze che provengono dall&#8217;ambiente in cui si vive. Le reazioni sono diverse, alcune ragazze,  vuoi per l&#8217;ebbrezza che può causare in giovane età l&#8217;etica consumistica: comprare, godere e liberi tutti&#8230;    o la paura dell&#8217;apparire diverse e incorniciate dall&#8217;aura di malvagità che si è creata intorno all&#8217;essere musulmane, e perciò isolate, non accettate dai compagni di scuola, sono portate ad  un rifiuto del proprio ambito familiare e un distacco dalla religione. Altre giovani donne  non eludono il confronto tra  la visione tradizionale di cui la famiglia è portatrice e la modernità in cui sono inserite attraverso la scuola e le amicizie,  e cercano  riflessioni nuove che tengano conto del contesto sociale.   In questo cammino non sono sole.  Appaiono  nel mondo islamico a partire dagli anni novanta, riflessioni   che differenziano la storia, la cultura, l&#8217;esegesi, dalla rivelazione contenuta nei testi, e si profila la necessità di un rinnovamento dell&#8217;interpretazione degli stessi, riapertura dell&#8217;<em>jihitad,</em> per restituire alle donne il loro giusto posto nella vita e nella società.  “<em>l&#8217;osservazione sul terreno, negli Stati-Uniti come in Europa, come pure nel mondo musulmano, dall’Africa all’Asia, passando per il Medio Oriente e l&#8217;Iran, mostra che un movimento è in cammino, il quale esprime chiaramente il rinnovamento del posto della donna nelle società islamiche e una liberazione, che rivendica la sua totale fedeltà ai principi dell&#8217;islam.”</em><a name="sdfootnote5anc"></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il femminismo islamico vuole arrivare a definire l&#8217; essere donna musulmana oggi e lo fa a partire dalle Fonti della religione, il Corano come Libro contenente la parola di Allah e la Sunna come insieme delle parole e dei fatti riportati da testimoni attendibili circa l’esperienza profetica  rimangono la base imprescindibile delle sua riflessione. Il femminismo islamico, dunque, continua a ritenere fondante il riferimento religioso, ma esercita la sua critica anche verso l’interno della comunità, ed è teso a recuperare  il modello genuino di femminilità della Rivelazione, sfrondandolo dalle successive aggiunte culturali, opera delineando nuove possibili interpretazioni,  mettendo in luce i versetti e gli hadith che adducono ad una visione egualitaria dei generi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Assieme al concetto di uguaglianza, che è il principale, nelle nuove riflessioni islamiche, viene sempre affiancato quello di complementarietà. <em>“Ciò che emerge dalla conversazione con donne appartenenti ai movimenti islamici è spesso un miscuglio di discorsi moderni e pre-moderni. Da un lato, esse non sono insensibili al discorso dei diritti delle donne che permea il dibattito sulla condizione della donna nel mondo arabo di oggi… L’enfasi viene posta sulla “complementarietà dei ruoli” fra i sessi.</em>”</span></p>
<p>La complementarietà è coscienza del valore della diversità  tra femminile e maschile, della diversità come elemento essenziale alla completezza della coppia e della società. Una delle difficoltà del pensiero occidentale nel concepire la diversità uomo- donna in senso positivo è collegato al rifiuto  del concetto di natura. Oggi però ci troviamo all’estremo opposto e tutto viene riferito alla cultura o alla società. Il concetto di natura femminile e maschile invece vivo nella riflessione islamica, grazie all’idea forte di creazione. L’essere complementari è legato al concetto di coppia, la quale non è una realtà casuale, bensì il modo in cui Dio crea la vita: <em><strong> “Di ogni cosa noi abbiamo creato uno zawj, una coppia”</strong></em> ( LI,49).</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">La configurazione multiculturale della società odierna ci mette tutti davanti, ad una scelta, quella di lavorare perché l&#8217;incontro tra persone diverse sia un riconoscimento reciproco e dunque un arricchimento, o invece alimenti la conflittualità sociale, creando così un impoverimento umano e culturale. La responsabilità è da entrambe le parti. </span></span><span style="color: #000000;">Ben venga il fatto di porre l’accento sulla necessità della libertà di scelta e assenza di costrizione nella vita donna musulmana, ma là ci si deve fermare: sul diritto cioè di una cultura di mantenere le proprie peculiarità quando queste non siano in contrasto evidente con i principi costituzionali, sul diritto di una comunità di interpretare i propri segni, e di maturare al proprio interno una modernità in rapporto agli stessi che non ricalchi obbligatoriamente il percorso occidentale. Originalità di percorso che nulla toglie ad una coesione sociale, che non solo si attesti come pura continuità del  passato, ma sia anche assunzione delle mutazioni del  presente, e prepari così con la forza della condivisione di valori veri e l&#8217;ingegno  della creatività un futuro in cui ogni essere umano abbia condizioni degne di tale nome.</span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a name="sdfootnote1sym"></a>T. 	Ramadan, <em>art.</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><a name="sdfootnote2sym"></a> Tariq Ramadan, <em>art.</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p><a name="sdfootnote3sym"></a>“Nel 	mondo attuale – ha affermato l’economista Stefano Zamagni&#8230; Una 	“nuova retorica” si diffonde a livello culturale: “i migranti 	come responsabili delle crisi sociali e delle nuove paure collettive 	e soprattutto come minaccia seria alla salvaguardia delle identità 	nazionali”. Per questo motivo, ha aggiunto Zamagni “il tema 	della migrazione viene legato a quello della sicurezza”.</p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p><a name="sdfootnote5sym"></a>T. 	Ramadan, <em>La nascita di un femminismo islamico, </em>art.</p>
<p><strong>Intervento di Patrizia Khadija Dal Monte al convegno &#8220;L’islam in Italia tra fondamentalismo e islamofobia&#8221; tenutosi a Roma il 21/22 ottobre 2011</strong></p>
</div>
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		<title>Le Compagne del Profeta (pbsl): esempi per il nostro presente, guide per il nostro futuro</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 08:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khawtar Lucia Rallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[  A3udhu biAllahi mi al-shaytani al-rajim bismillahi Arrahmani Arrahim wa assalatu wa assalamu ala achrafi-l-mursalin nabina Muhammad (*) wa ala ahlihi wa sahbihi ajma3in, wa na3udu bil-Allahi min shururi anfusina wa min sa’yyiat a3malina, wa yahdi Allahu fahuwa al-muhtad wa man yudhlil falan tajida lahu waliyyan murshidan, wa ashhadu an la ilaha ila Allah wahdahu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/imagesCATP7ZXE.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5084" title="imagesCATP7ZXE" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/imagesCATP7ZXE.jpg" alt="" width="284" height="177" /></a><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Senza-nomehghgfhgf.bmp"></a> </p>
<p><span style="font-size: small;"><em>A3udhu biAllahi mi al-shaytani al-rajim bismillahi Arrahmani Arrahim wa assalatu wa assalamu ala achrafi-l-mursalin nabina Muhammad (*) wa ala ahlihi wa sahbihi ajma3in, wa na3udu bil-Allahi min shururi anfusina wa min sa’yyiat a3malina, wa yahdi Allahu fahuwa al-muhtad wa man </em></span><span style="font-size: small;"><em><span style="text-decoration: underline;">yudhlil</span></em></span><span style="font-size: small;"><em> falan tajida lahu waliyyan murshidan, wa ashhadu an la ilaha ila Allah wahdahu la sharika lah wa ashhadu anna Muhammadan abduhu wa rasuluhu. Assalamu alaykoum wa Rahmatu Allahi wa Barakatuhu. </em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Inizierei col ringraziare il Centro Culturale Islamico per questa iniziativa dedicata in particolar modo al pubblico musulmano femminile italiano, per la consueta calorosa accoglienza e per l’impegno di tutto lo staff organizzativo (GMI), jazakoum Allahu Khayran!</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Desideravo cominciare questo mio intervento con una breve introduzione per farvi capire su quale background si è installato il mio interesse per il femminismo islamico, per le Compagne del Profeta (*) e per la questione della donna nell’Islam in generale. Sin da tenera età ho sempre avuto una forte curiosità verso le lingue e le culture straniere. Non riuscivo ad amare fino in fondo la religione cattolica perché non mi faceva mai sentire </span><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">protagonista</span></span><span style="font-size: small;"> del mio rapporto con Dio, mi sentivo sempre e solo una spettatrice della mia relazione con Dio. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il mio primo contatto con l’Islam avvenne per caso nel 2000, a sedici anni, quando con i miei genitori mi recai in occasione del Giubileo in Palestina ed in Giordania, sulle orme di Isa (*). Di quel viaggio mi ricordo i minareti, mi ricordo i suq, mi ricordo la prima volta che sentii l’</span><span style="font-size: small;"><em>adhan</em></span><span style="font-size: small;"> alle 5 del mattino in una Amman innevata e mi ricordo soprattutto la moschea della Roccia, la sua cupola dorata, la cui vista era oltremodo emozionante. Dopo quel viaggio decisi che volevo imparare l’arabo, era la lingua più musicale che avessi mai sentito,così calorosa,al ritorno da quel viaggio adoravo già ascoltare il Corano. Mi sono poi laureata in arabo a Venezia e lo studio dell’arabo e della civiltà arabo-musulmana l’ho sempre vissuto come qualcosa che andava oltre la voglia di prendere un buon voto all’esame, rappresentando per me costantemente una ricerca di verità… ho imparato a parlar arabo in Tunisia ed è lì che sono venuta a diretto contatto con l’Islam. Mi sento profondamente legata a quella terra perché è il luogo in cui per la prima volta ho pronunciato la </span><span style="font-size: small;"><em>shahada</em></span><span style="font-size: small;">, in cui ho pregato, la </span><span style="font-size: small;"><em>salat</em></span><span style="font-size: small;">, in cui per la prima volta sono entrata in una moschea, in cui per la prima volta ho digiunato durante il sacro mese di Ramadan, quello in cui per la prima volta ho conosciuto delle donne musulmane velate e in cui ho incontrato degli occidentali convertiti all’Islam. Mi convertii nell’ottobre 2006, nel sacro mese di Ramadan, la mia conversione fu molto graduale. Dopo il primo periodo di eccitazione e di euforia per la mia conversione, la Tunisia cominciò a starmi parecchio stretta. Adoravo guardare e stimavo le donne che portavano il velo ma sapevo che anche se un giorno mi fossi sentita pronta per portarlo in Tunisia, avrei potuto avere problemi con la polizia. Il velo in Tunisia era vietato per legge. Riuscii ad entrare solo per 3 volte in una moschea, poi mi dissero che poteva esser pericoloso ed abbandonai anche quella speranza. Ero ansiosa di scoprire l’Islam, ma ogni mio tentativo di conoscerlo meglio e di praticarlo doveva rimanere segreto. Potevo studiarlo solo da autodidatta. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Lasciai la Tunisia per il Marocco dove avrei scritto la mia tesi di Laurea di fine studi. Mi sento legata al Marocco da un punto di vista affettivo non soltanto perché ho un marito di origine marocchina, ma perché è stato il paese in cui mi sono sentita finalmente libera di studiare e di approfondire le mie conoscenze in materia d’Islam, in cui sono diventata una musulmana praticante, in cui ho imparato a pregare 5 volte al giorno, in cui ho imparato a pregare il </span><span style="font-size: small;"><em>fajr</em></span><span style="font-size: small;">, in cui mi sono sentita finalmente libera di pregare in qualsiasi moschea incontrassi, in cui insomma scoprii la bellezza della religione islamica. Durante le mie ricerche di un argomento per la tesi, mi imbattei per caso un giorno, in una libreria del centro di Rabat, in </span><span style="font-size: small;"><em>Le Coran et les femmes, une lecture de liberation</em></span><span style="font-size: small;"> di Asma’ Lamrabet. Contattai l’autrice telefonicamente, mi disse</span><span style="font-size: small;"><em>:” E’ fortunata, proprio questa settimana ci sarà l’incontro mensile del “Circolo di Rilettura dei Testi”</em></span><span style="font-size: small;">.. Erano donne dalle più svariate professioni e formazioni, medici, avvocatesse, ingegnere, esperte d’informatica, tutte con un alto livello d’istruzione. Si trattava di donne praticanti e non, velate e non velate, insieme per riflettere su una corretta interpretazione dei versetti coranici e degli </span><span style="font-size: small;"><em>ahadith</em></span><span style="font-size: small;"> riguardanti la donna. Ogni riunione si concentrava su uno o più versetti coranici. La discussione si basava sullo scambio dei dati e delle ricerche che ogni donna aveva preparato riguardo i versetti in esame e in particolare sulle </span><span style="font-size: small;"><em>asbab al-nuzul</em></span><span style="font-size: small;"> (le Cause della Rivelazione) di quei versetti. Tutto era nuovo per me. Mi sembrava un campo di studio così affascinante e a me così sconosciuto. La discussione tra le varie componenti del gruppo non rimaneva di certo esclusivamente sul piano teorico. Ricordo che si discuteva di questioni apparentemente banali ma non meno importanti per una musulmana praticante, e soprattutto senza alcun imbarazzo o tabù. Era stupefacente vedere come queste donne fossero così sollecite nel cercare di vivere al meglio in coerenza con i loro principi, di rimanere fedeli alla tradizione islamica e di cercare di conciliarla con la loro modernità di donne del XXI secolo. La novità era rappresentata per me dal fatto che queste donne desideravano rendersi indipendenti e risalire da sole alle fonti scritturali, era un </span><span style="font-size: small;"><em>jihad</em></span><span style="font-size: small;"> teso a trovare da sole le risposte che cercavano, rifacendosi unicamente alla parola di Dio, il Corano, ed alla tradizione del Profeta, ovvero la </span><span style="font-size: small;"><em>Sunna</em></span><span style="font-size: small;">, riprendendo solo ed esclusivamente gli </span><span style="font-size: small;"><em>ahadith</em></span><span style="font-size: small;"> riconosciuti come autentici. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ero entusiasta di quella giornata. Tornai a casa di Asma’ una settimana, scoprii un orizzonte di studio in cui non mi ero mai avventurata. Mi consigliò di scrivere la mia tesi sulla partecipazione socio-politica della donna alla rivelazione coranica. Mi mostrò svariate opere storiche che non conoscevo, tra le quali spiccavano la tesi di dottorato in lingua araba dell’egiziana Asma’ Ahmed Zyada dal titolo </span><span style="font-size: small;"><em>Dawr al mar’a al-siyasi fi ‘ahd al-nabi wa al-khulafa’ al-rashidin</em></span><span style="font-size: small;"> (il ruolo politico della donna nell’epoca del Profeta e dei Califfi Ben Guidati) e l’immane opera sulla donna nell’Islam del sapiente musulmano Abd al-Halim Abu Shuqqa ovvero</span><span style="font-size: small;"><em> Tahrir al-mar’a fi asr al-Risala </em></span><span style="font-size: small;">(“La liberazione della donna nell’epoca della Rivelazione Coranica”),</span><span style="font-size: small;"> nella sua versione sia araba che in francese (</span><span style="font-size: small;"><em>Encyclopédie de la femme en Islam</em></span><span style="font-size: small;">). </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Devo dire che non sono mai stata un’appassionata di storia antica, però mi sono profondante appassionata allo studio dell’epoca della Rivelazione perché leggendo l’esperienze di vita di queste prime donne musulmane della storia, vieni automaticamente a contatto con la figura del Profeta Muhammad (*) e finisci col l’amarlo sempre di più e col renderti davvero conto che era il miglior essere umano sulla terra, il miglior esempio per l’umanità; è triste a volte vedere come noi musulmani e musulmane non seguiamo le sue norme e i suoi insegnamenti. Una delle cose che più mi hanno colpito è leggere gli </span><span style="font-size: small;"><em>ahadith</em></span><span style="font-size: small;"> riportati da Aicha sul Profeta: era gentile, affettuoso, amorevole, direi anche ROMANTICO, era servizievole. Aiutava sua moglie nelle faccende di casa. Vi era solo una cosa che faceva sì ch’egli smettesse ogni attività: l’appello alla preghiera. </span><span style="font-size: small;">Le donne si recavano in visita al Profeta (pbsl) ogni qual volta avevano bisogno del suo aiuto o si poneva loro un problema a cui non sapevano dar risposta, e non ricorrevano mai ad un uomo che facesse loro da intermediario. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La nascita dell’Islam modificò il corso dell’umanità. </span><span style="font-size: small;">Con la nascita dell’Islam si mise in moto una dinamica di liberazione femminile che fece vacillare il sistema sociale dell’epoca, fondato su un ordine sociale fortemente patriarcale. Incoraggiate dalle direttive coraniche, le donne si impegnarono in ambito sociale, trasgredirono alle leggi tribali e politiche dell’epoca, contribuirono alla diffusione del messaggio coranico, attraverso il loro sacrificio e la resistenza alla repressione fisica e psicologica dovuta al loro nuovo impegno religioso. In nome della loro nuova fede andarono in esilio e si allearono politicamente e spiritualmente al Profeta Muhammad. Collaborando con gli uomini della nuova comunità musulmana, queste donne prendevano la parola, rivendicavano i loro diritti, partecipavano agli affari politici dell’epoca; le donne richiedevano a Muhammad maggiori occasioni d’apprendimento della nuova fede, le loro famiglie e i loro mariti per emigrare e salvare la loro fede. Le donne partecipavano, inoltre, alla vita della moschea insieme agli uomini, per istruirsi e dibattere insieme a loro su svariati argomenti. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">In un primo tempo i versetti del Corano utilizzavano esclusivamente il maschile plurale per parlare delle donne e degli uomini insieme. Un giorno, le donne (per alcuni Umm Salama) si rivolsero al Profeta e gli chiesero perché le donne non venissero mai menzionate nel Corano. Successivamente esso, che forniva sì un messaggio universale ma anche le risposte alle domande che le persone che circondavano il Profeta gli ponevano, avrebbe menzionato uomini e donne in maniera distinta:</span></p>
<p>“<span style="font-size: x-small;">In verità i dati a Dio e le date a Dio, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i sinceri e le sincere, i pazienti e le pazienti, gli umili e le umili, i donatori di elemosine e le donatrici, i digiunanti e le digiunanti, i casti e le caste, gli oranti spesso e le oranti, a tutti Iddio ha preparato perdono e mercede immensa ( XXXIII, 35)”</span><a name="sdfootnote1anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a><span style="font-size: x-small;">.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il Creatore si rivolgerà a loro considerandole uguali agli uomini. Il messaggio coranico e l’atteggiamento del Profeta puntavano a liberare le donne dalle costrizioni culturali delle tribù e dalle pratiche dell’epoca. In certi casi venivano uccise alla nascita per la vergogna della loro nascita e come ben sappiamo il Corano nega duramente questa pratica.</span></p>
<p>“<span style="font-size: x-small;">Ma i credenti e le credenti sono l’un l’altro amici e fratelli, invitano ad atti lodevoli e gli atti biasimevoli sconsigliano e compiono la Preghiera e pagano la Decima e obbediscono a Dio e al Suo Messaggero. Di questi Dio avrà misericordia, ché Egli è potente sapiente. ( IX, 71 )”</span><a name="sdfootnote2anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a><span style="font-size: x-small;">. Hadith del Profeta che dice che le donne sono le sorelle degli uomini.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non furono solamente le mogli del Profeta ad occupare la scena femminile islamica all’epoca della rivelazione coranica, basti citare il fatto che più di 1200 donne sono comprese nella lista delle migliaia di Compagni che furono in diretto contatto col Profeta</span><a name="sdfootnote3anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a><span style="font-size: small;">. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Bisogna ricordare ovviamente Khadija (*), la sua prima moglie e la prima persona ad essersi convertita all’Islam. E poi Aisha, la giovane ed energica ed moglie del Profeta, che all’età di 42 anni scese sul campo di battaglia a capo di un esercito che contestava la legittimità del quarto califfo ortodosso, Ali (*)</span><a name="sdfootnote4anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a><span style="font-size: small;">.A lei si deve la trasmissione di 1210 </span><span style="font-size: small;"><em>ahadith*</em></span><a name="sdfootnote5anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a><span style="font-size: small;">. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Prima di fornirvi un excursus generale e molto veloce sulla partecipazione della donna musulmana alla nascente comunità islamica nell’epoca della Rivelazione, gradirei darvi solo un piccolo dato che in realtà rappresenta un’enorme questione teologica che in questa sede non abbiamo il tempo di trattare: l’uguaglianza dell’uomo e della donna sin dal momento della creazione. </span></p>
<p><span style="font-family: Tahoma;"><span style="font-size: small;">يَ</span><span style="color: #6600cc;"><span style="font-size: small;">ا </span></span><span style="font-size: small;">أَيُّهَا </span><span style="color: #8fcfdf;"><span style="font-size: small;">ا</span></span><span style="color: #cccccc;"><span style="font-size: small;">ل</span></span><span style="color: #00a0a0;"><span style="font-size: small;">نّ</span></span><span style="color: #604600;"><span style="font-size: small;">َا</span></span><span style="font-size: small;">سُ </span><span style="color: #ff8888;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: small;">ا</span></span></span><span style="font-size: small;">تَّقُو</span><span style="color: #cccccc;"><span style="font-size: small;">ا</span></span><span style="font-size: small;"> رَبَّكُمُ </span><span style="color: #8fcfdf;"><span style="font-size: small;">ا</span></span><span style="font-size: small;">لَّذِي خَلَقَكُ</span><span style="color: #c0c0c0;"><span style="font-size: small;">م</span></span><span style="font-size: small;">ْ مِ</span><span style="color: #00d0d0;"><span style="font-size: small;">ن</span></span><span style="font-size: small;">ْ نَفْس</span><span style="color: #00d0d0;"><span style="font-size: small;"> ٍ</span></span><span style="font-size: small;"> وَاحِدَة</span><span style="color: #00d0d0;"><span style="font-size: small;"> ٍ</span></span><span style="font-size: small;"> وَخَلَقَ مِنْهَا زَوْجَهَا</span></span><span style="font-size: small;">&#8230;</span></p>
<p>“<span style="font-size: small;">O uomini! Temete Iddio, il quale vi creò da una persona sola e ne creò la compagna…”(Corano IV, I)</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Secondo le moderne interpretazioni provenienti da esponenti del Rinnovamento Islamico bisognerebbe piuttosto intendere in questo modo: “O gente, temete Iddio il quale vi creò da una sola essenza e da sa ne trasse l’altra parte”. </span><span style="font-size: small;">Il termine </span><span style="font-size: small;"><em>nafs w…|ida</em></span><span style="font-size: small;"> designerebbe secondo il punto di vista riformista di Muhammad Abdu “l’essenza originaria” a partire dalla quale l’umanità sarebbe stata creata</span><a name="sdfootnote6anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a><span style="font-size: small;">. Non vi è nel Corano nessuna traccia della donna tratta dalla costola di Adamo, un’immagine come sappiamo ben presente nella Genesi, da cui è scaturita in ambito Giudeo-cristiano la legittimazione della subordinazione della donna all’uomo. Non sta a me dire se quei 6 </span><span style="font-size: small;"><em>ahadith</em></span><span style="font-size: small;"> che parlano di Eva tratta dalla costola di Adamo siano deboli o meno, non è ho l’autorità, </span><span style="font-size: small;"><em>Allahu a3lam</em></span><span style="font-size: small;">, Dio è il miglior conoscitore, sto solo cercando di trasmettervi la bellezza del Corano nella descrizione della nascita dell’uomo e della donna nello stesso istante e dalla stessa essenza….machallah!</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">Primi anni della Rivelazione</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nei primi anni della Rivelazione il ruolo della donna non si limitò a custodire il segreto della nuova religione e ad insegnarla ai componenti del rispettivo nucleo familiare, ma consistette anche in una silenziosa predicazione della nuova fede: è questo il caso di Umm Sharik, che si convertì nella fase di clandestinità dell’Islam, introducendosi in segreto nelle case delle mogli dei dignitari meccani. Fu scoperta dai qurayshiti, fatta prigioniera e rimessa nelle mani della sua tribù</span><a name="sdfootnote7anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a><span style="font-size: small;">. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">Prima martire: Sumayya</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">E’ necessario ricordare che la prima martire dell’Islam, ovvero la prima persona morta sotto tortura a causa della sua conversione all’Islam, fu una donna, Sumayya Umm Ammar,, pugnalata da Abu Jahl, notabile meccano e acerrimo nemico del Profeta. Questa donna fu una delle prime sette persone che si convertirono all’Islam e malgrado la sua umile posizione sociale, non ebbe paura di rivendicare la sua fede nell’Islam e nel Dio unico, in un momento i musulmani preferivano nascondere la loro fede</span><a name="sdfootnote8anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote8sym"><sup>8</sup></a><span style="font-size: small;">. Sumayya, insieme a tutti i membri della sua famiglia, fu predestinata al Paradiso da Muhammad. Sumayya infatti è una delle otto donne che rientrano nella lista delle donne predestinate al Paradiso da Muhammad, ovvero le </span><span style="font-size: small;"><em>mubashsharat bi-l-jannah</em></span><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">L’emigrazione femminile</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Forse in pochi sanno però, che quello per Medina non fu l’unico esilio intrapreso dalla prima comunità musulmana della storia. Un piccolo gruppo di musulmani decise, infatti, dopo alcuni anni dall’inizio della Rivelazione, di recarsi in Abissinia per chiedere asilo politico al sovrano cristiano che allora regnava quella terra, il Negus cristiano “giusto e onesto”, come Muhammad stesso lo descrisse. La prima emigrazione, quella per l’Abissinia, fu volontaria e temporanea, mentre la seconda, quella per Medina, fu obbligatoria per tutti i musulmani e le musulmane. Donne e uomini, tutti furono interessati da tale atto politico che fu l’égira. Il Corano, infatti, nomina le </span><span style="font-size: small;"><em>muhajirat*</em></span><span style="font-size: small;">, al pari dei loro equivalenti maschili, i </span><span style="font-size: small;"><em>muhajirun</em></span><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">. L’emigrazione a Medina rappresentò invece una svolta politica necessaria per il consolidamento e l’espansione dell’Islam, verso la costituzione di una vera e propria dimora per la comunità musulmana.</span></p>
<h2><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">Il concetto di “baya”</span></span></span></h2>
<p><span style="font-size: small;">Il termine </span><span style="font-size: small;"><em>mubayat</em></span><span style="font-size: small;"> deriva dalla parola </span><span style="font-size: small;"><em>baya </em></span><span style="font-size: small;">(</span><span style="font-family: Tahoma;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">البيعة</span></span></span><span style="font-size: small;">,</span><span style="font-size: small;"><em> </em></span><span style="font-size: small;">plur. </span><span style="font-size: small;"><em>bayat</em></span><span style="font-size: small;">) </span><span style="font-size: small;">, che indica “l’atto o il patto di alleanza” e si definisce come il giuramento d’obbedienza e di fedeltà al Dio unico e al Profeta Muhammad. Le </span><span style="font-size: small;"><em>mubayat</em></span><span style="font-size: small;"> furono le donne che stipularono tale patto d’alleanza con Muhammad. Numerose furono le occasioni in cui le </span><span style="font-size: small;"><em>sahabiyyat</em></span><span style="font-size: small;"> prestarono giuramento di fedeltà al Profeta e diversi furono i modi in cui lo fecero. La baya delle donne è importante perché rappresenta davvero la concretizzazione della partecipazione politica della donna alla vita dell’epoca.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tra le più famose ci furono le</span><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span><span style="font-size: small;"><em>bayat</em></span><span style="font-size: small;"> di Aqaba, che si svolsero in diverse tappe. Gli </span><span style="font-size: small;"><em>ansar</em></span><span style="font-size: small;">, infatti, si riunirono ad Aqaba tre volte: la più importante fu </span><span style="font-size: small;">la </span><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">seconda </span></span><span style="font-size: small;"><em><span style="text-decoration: underline;">baya</span></em></span><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"> di Aqaba</span></span><span style="font-size: small;">, che aveva come condizione fondamentale il</span><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span><span style="font-size: small;"><em><span style="text-decoration: underline;">jihad</span></em></span><span style="font-size: small;">. Vi parteciparono settantacinque </span><span style="font-size: small;"><em>Ansar</em></span><span style="font-size: small;">, di cui settantatre uomini e due donne in rappresentanza delle tribù medinesi dei Khazraj e degli Aws, ovvero Nusaiba Umm Amara. La seconda era Asma’ bint Amr dei Banu Salama, chiamata Umm Muni. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Muhammad spiegò agli </span><span style="font-size: small;"><em>Ansar</em></span><span style="font-size: small;"> presenti le condizioni del patto: obbedienza alla parola di Dio, invitare al bene e vietare il male (</span><span style="font-size: small;"><em>al-amr bi-l-marouf wa al-nahi an-l-munkar</em></span><span style="font-size: small;">). </span><span style="font-size: small;">Egli domandò ai musulmani presenti d’impegnarsi al suo fianco nella lotta armata contro il nemico, di assicurargli protezione, assistenza e di giurargli fedeltà, quali che fossero i sacrifici e le privazioni da sopportare. </span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">Le donne in moschea ai tempi della Rivelazione</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">La moschea è il cuore e l’anima di una società musulmana. E’ il luogo di culto per eccellenza, ma anche il luogo adibito alla trasmissione del sapere, all’attività sociale e politica. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">La donna dell’epoca della rivelazione coranica poteva recarsi in moschea senza alcuna difficoltà, avendo un legame diretto con la vita pubblica della comunità musulmana di quel periodo. La moschea rappresentava per lei il luogo in cui partecipava alle pratiche cultuali, apprendeva l’Islam attraverso le lezioni e i sermoni a lei personalmente dedicati, si informava sulla situazione sociale e politica della comunità e intesseva rapporti di amicizia con le altre credenti.</span><a name="sdfootnote9anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote9sym"><sup>9</sup></a><span style="font-size: small;">. Il diritto di recarsi in moschea era per la donna qualcosa d’indiscutibile, al punto che tale diritto fu preservato anche dopo l’incidente dello stupro di una donna che si stava recando in moschea per la preghiera del </span><span style="font-size: small;"><em>fajr</em></span><span style="font-size: small;">, ovvero la preghiera dell’alba, secondo quanto afferma uno </span><span style="font-size: small;"><em>|ad†th</em></span><span style="font-size: small;"> riportato da Ahmad</span><a name="sdfootnote10anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote10sym"><sup>10</sup></a><span style="font-size: small;">. La nascente comunità musulmana non era immune da episodi spiacevoli come questo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Secondo uno </span><span style="font-size: small;"><em>hadith</em></span><span style="font-size: small;"> presente in entrambi i </span><span style="font-size: small;"><em>Sahih</em></span><span style="font-size: small;">, Umm Atiyya domandò un giorno a Muhammad in occasione della preghiera dell’</span><span style="font-size: small;"><em>Id</em></span><span style="font-size: small;">: </span></p>
<p>“<span style="font-size: x-small;"><em>Inviato di Dio, cosa c’è di male nel non uscire, se una di noi due non ha il suo jilb…b* (mantello)?” Rispose: “Che la sua compagna la copra del suo jilb…b…”</em></span><a name="sdfootnote11anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote11sym"><sup>11</sup></a><span style="font-size: x-small;"><em>. </em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nel caso del suddetto hadith si nota come il Profeta ordini chiaramente alla donna di assistere alla preghiera del </span><span style="font-size: small;"><em>Id</em></span><span style="font-size: small;">, che costituiva tanto per gli uomini quanto per le donne una prescrizione divina. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Vi sono diversi </span><span style="font-size: small;"><em>ahadith</em></span><span style="font-size: small;"> che amo particolarmente sulla partecipazione femminile alla vita della moschea:</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><em>Umm Salama, sposa del Profeta, racconta: “…Un giorno, mentre la serva stava pettinando i miei capelli, sentì il Profeta chiamare dal pulpito: “O voi, gente!&#8230;”. Dissi allora alla serva: “Lasciami andare” e la serva rispose: “Ha chiamato solo gli uomini, non le donne”. Le risposi: “Ma anch’io faccio parte della gente”</em></span><a name="sdfootnote12anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote12sym"><sup>12</sup></a><span style="font-size: x-small;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">E diceva Muhammad (*):</span></p>
<p>“ <span style="font-size: x-small;"><em>Non vietate ai servi di Dio le Sue moschee”</em></span><a name="sdfootnote13anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote13sym"><sup>13</sup></a><span style="font-size: x-small;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">Esempi di </span></span><span style="font-size: small;"><em><span style="text-decoration: underline;">jihad</span></em></span><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"> al femminile all’epoca del Profeta (*)</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il </span><span style="font-size: small;"><em>jihad</em></span><span style="font-size: small;"> di Umm Amara Nusayba bint Kaab:</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ibn Saad riporta in </span><span style="font-size: small;"><em>al-Tabaqat</em></span><span style="font-size: small;"> che Umm Amara prese le armi per difendere il Profeta in seguito alla ritirata dei musulmani il giorno di Uhud. Umar ibn al-Khattab disse di aver sentito il Profeta quel giorno:</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><em>Dovunque io mi volgessi, a destra o a sinistra, vedevo Umm Amara combattere per me</em></span><a name="sdfootnote14anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote14sym"><sup>14</sup></a><span style="font-size: x-small;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">A Uhud fu ferita tredici volte e Maometto, vedendola lottare malgrado tali ferite, le disse: </span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><em>Ma chi dunque potrebbe sopportare tutto quello che stai subendo, Umm Amara. </em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">In occasione di questa stessa battaglia disse pure di lei: </span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><em>Il livello del coraggio di Umm Amara è oggi il più elevato di tutti.</em></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Fu presente nella battaglia di al-Yamama, nel corso della quale perse una mano</span><a name="sdfootnote15anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote15sym"><sup>15</sup></a><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Abu Shuqqa sottolinea, nella sua opera, come i testi attestanti la partecipazione femminile al </span><span style="font-size: small;"><em>jihad</em></span><span style="font-size: small;"> utilizzino i verbi al tempo imperfetto, cosa che stabilisce che questa partecipazione fosse costante e continua.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">Conclusione</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Mohammad Akram Nadwi, esperto di ahadith e ricercatore al centro di studi islamici d’Oxford ha raccolto le biografie delle donne sapienti nel campo degli ahadith, nell’insegnamento del Corano, nel fiqh, risalendo agli inizi dell’Islam. All’inizio di questo suo lavoro, pensava di trovarne solamente una ventina, ma con sua grande sorpresa, ne ha classificate 8000 in 40 volumi ed ha intitolato il suo studio “al-muhaddithat:le donne sapienti nell’Islam”. In questo vasto studio, parla delle donne che trasmettevano il sapere religioso, che emettevano degli avvisi giuridici o fatwa, che insegnavano gli ahadith e la loro critica. Queste donne secondo questo studio, nei primissimi secoli dell’Islam non costituivano l’eccezione, ma la norma. (al-muhaddithat:women scholars in Islam). E che dire della grande sapiente Nafissa?Specializzata tanto nell’esegesi coranica, quanto nella scienza degli hadith, che ha vissuto in Egitto e la cui erudizione era riconosciuta da grandi sapienti dell’epoca tra cui l’imama al-Shafii, proprio il grande fondatore della scuola giuridica. Quando si recava al Cairo egli ascoltava i suoi corsi di ahadith e nel mese di Ramadan, gli chiedeva a volte di dirigere delle preghiere del Tarawih ( Ibn Kathir, al-bidaya wa al-nihaya). Ma che è successo dunque a queste donne che, a partire da un certo momento della storia, non hanno più partecipato alla riflessione intellettuale?</span></p>
<p><span style="font-size: small;">I versetti coranici dovevano essere letti, interpretati e proiettati nello specchio ideale del comportamento del Profeta. Tuttavia le prime letture furono opera principalmente degli uomini che leggevano la Rivelazione attraverso la doppia lente del loro genere e della cultura nella quale vivevano. I Compagni e i primi </span><span style="font-size: small;"><em>ulama’</em></span><span style="font-size: small;"> non poterono far altro che leggere il testo a partire dalla loro situazione, dal loro punto di vista e dal loro contesto. Mentre il Corano parlava delle donne, della loro essenza e del loro cuore, i </span><span style="font-size: small;"><em>fuqaha’</em></span><span style="font-size: small;"> si impegnarono a definire i doveri e i diritti a partire dalle varie funzioni, dai ruoli sociali che vengono loro attribuite: figlie, sorelle, spose, madri e a partire da queste categorie si è costruito il discorso sulla donna. In effetti risulta difficile ad un uomo e per di più giurista avvicinarsi alla questione della donna in quanto essere nella sua complessità e nella sua totalità. Questi uomini dovevano per forza stabilire una funzione alla donna e una lista di doveri e di obblighi. Non solo in quanto uomini era pressoché impossibile per loro prescindere da una delimitazione della funzione delle donne, ma non potevano neppure prescindere dalla loro cultura, ne erano i prodotti. (al-Tabari, al-Razi, al-Qurtubi). Le donne erano escluse dalle elaborazioni giuridiche. È quindi necessario tornare ai Testi e alla loro interpretazione alla luce del contesto nei quali sono stati rivelati. Le rivelazioni coraniche erano accompagnate dall’esempio profetico e rispondevano ad una pedagogia divina che consisteva nell’arco di 23 anni nel far evolvere la mentalità dei primi musulmani e nel far loro considerare diversamente la questione femminile. Bisognerebbe affermare a chiare lettere che pratiche come l’analfabetismo delle donne, il divieto di lavorare, di possedere un’autonomia finanziaria, di gestire il proprio patrimonio, di avere un ruolo sociale, economico, direi anche politico(anche se alcuni per la presenza di uno hadith sarebbero contrari), i matrimoni forzati, l’impossibilità delle donne di divorziare, la violenza coniugale, sono tutte pratiche assolutamente contrarie al messaggio coranico e all’atteggiamento del Profeta (*).</span><span style="font-size: small;"><em>Al-fahm</em></span><span style="font-size: small;">, la buona comprensione dei Testi scritturali, del Corano e della Sunna, è fondamentale. D’altra parte, è Allah (SwT) ad insegnarci che il Corano non è un libro che va semplicemente letto ed appreso, pensate a quante volte nel Corano troviamo il verbo </span><span style="font-size: small;"><em>allama </em></span><span style="font-size: small;">(</span><span style="font-size: small;"><em>al-Rahman</em></span><span style="font-size: small;">, primi versetti), (</span><span style="font-size: small;"><em>al-Alaq</em></span><span style="font-size: small;">). È un testo che va letto (</span><span style="font-size: small;"><em>iqra</em></span><span style="font-size: small;">) e che va compreso e dal suo insegnamento deriva la sua comprensione. Dalla nostra comprensione possiamo costruire il nostro discorso. È importante sviluppare un discorso sulla donna basato sulla nostra comprensione e che rilevi le sfide che la nostra epoca ci pone dinanzi.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non esiste una riflessione approfondita, strutturata e dialettica sulla donna in quanto essere umano, sull’essere femminile, sulla sua spiritualità, sulla sua autonomia. È importante che la società moderna musulmana e occidentale possa riconciliarsi con la donna in quanto essere nella sua integrità, nella sua spiritualità, per rifiutare non solo le riduzioni della donna vista in funzione di un determinato ruolo, ma anche l’immagine della donna-oggetto di oggi. Non si parla cioè spesso della realizzazione dell’essere femminile da un punto di vista spirituale, ma piuttosto della specificità del ruolo della donna. È importante quindi a mio parere dar vita ad un nuovo discorso, ad un discorso costruttivo sullo statuto della femminilità sul piano spirituale, ovvero sulla realizzazione della donna sul piano spirituale. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Rileggendo i testi alla luce dei </span><span style="font-size: small;"><em>maqasid al-sharia</em></span><span style="font-size: small;">, possiamo riflettere sul contributo delle donne allo sviluppo delle società moderne e, al tempo stesso, combattere contro le discriminazioni che subiscono in terra d’Islam e in Occidente (ragazza a cui è stato strappato il velo). Si tratta ad esempio di rifiutare e di combattere il fatto che per una donna velata sia difficile trovar lavoro nonostante le sue competenze e il suo curriculum. Significa rifiutare che una donna con la stessa formazione professionalità di un uomo venga pagata meno dell’uomo. Che gli incarichi di responsabilità le siano preclusi solo perché è una donna e, aggiungo io, se siamo in Italia, velata, che la gravidanza venga considerata come un handicap, ecc.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Per gli esponenti del rinnovamenti Islamico in generale è fondamentale leggere le nostre Fonti alla luce delle finalità superiori, i </span><span style="font-size: small;"><em>maqasid al-sharia</em></span><span style="font-size: small;">, quali l’integrità dell’essere, la dignità, l’educazione, l’autonomia, lo sviluppo, la libertà, il benessere, l’uguaglianza, la giustizia, l’amore. Condividendo le opinioni del Rinnovamento Islamico, penso anch’io come altri esponenti di questa corrente che sia importante una Riformulazione di alcune categorie del fiqh sulla donna basata sulla rilettura dei (gli Obiettivi del Legislatore Divino, che non è altri che Dio): </span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: small;">Non c’è dubbio che la formulazione del </span><span style="font-size: small;"><em>fiqh</em></span><span style="font-size: small;"> sia inseparabile dal principio della giustizia. Si afferma chiaramente nel Corano che Allha (*) non commetterebbe mai alcuna ingiustizia. Il Corano non potrebbe dunque mai essere ustao come base per l’ingiustizia umana, e l’ingiustizia contro le donne non potrebbe mai essere vita come derivante da Allah (SwT). Secondo Riffat Hassan, lo scopo dell’Islam è quello di mantenere la giustizia sulla terra.</span></li>
<li><span style="font-size: small;">Il principio di uguaglianza, in tutti i livelli e le aree della vita (al-musawa). Quando si parla d’uguaglianza ovviamente non si vuol intendere l’uguaglianza biologica tra l’uomo e la donna, un’affermazione fortemente negata dalle femministe musulmane. Uguaglianza significa uguaglianza agli occhi di Dio. L’ineguaglianza tra uomo e donna può solo essere un prodotto di costruzioni sociali, culturali. Uomo e donna nell’Islam sono invece complementari, questo è ciò che affermano le femministe islamiche. È bellissimo il versetto in cui Allah (Swt) dice </span><span style="font-size: small;"><em>hunna libasun lakum wa antum libasun lahunna</em></span><span style="font-size: small;">, ovvero l’uomo rappresenta per la donna quasi una seconda pelle per la donna, la completa, e viceversa. </span></li>
<li><span style="font-size: small;">Benchè il termine </span><span style="font-size: small;"><em>shura</em></span><span style="font-size: small;"> sia menzionato solo una volta nel Corano, era regolarmente praticata dal Profeta(*), specialmente quando bisognava parlare di strategie di guerra o di argomenti di interesse pubblico, Letteralmente vuol dire “consultazione”, ma nel mondo moderno gli intellettuali musulmani l’hanno assimilato al concetto di democrazia. Questo concetto non è importante solo a livello politico e per argomenti di interesse pubblico, ma è utile anche nella vita privata, per risolvere le controversie familiari. D’altra parte per descrivere i rapporti tra i due sposi Allah (*) utilizza nel Suo Libro il termine </span><span style="font-size: small;"><em>taradi</em></span><span style="font-size: small;">, ovvero comune accordo, e </span><span style="font-size: small;"><em>tashawwur</em></span><span style="font-size: small;">, consultazione, che ha la stessa radice di </span><span style="font-size: small;"><em>shura</em></span><span style="font-size: small;">. Gli sposi dovrebbero cioè consultarsi a vicenda, cosa che dovrebbe essere alla base di ogni relazione coniugale sana e armoniosa, e non una cieca ed incondizionata obbedienza dello sposa allo sposo, ricordatevi il concetto di bi-l-ma3ruf, obbeditemi in ciò che è conveniente. Se ci dev’essere un’obbedienza assoluta, sarà quella di entrambi gli sposi verso Colui che li ha creati.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: small;">Ho inoltre un consiglio soprattutto diretto alla donne musulmane convertite all’Islam o nate già musulmane e in generale per coloro che si stanno avvicinando all’Islam. NON PERDETE LA VOSTRA IDENTITà ITALIANA. Convertirsi all’Islam non significa perdere le proprie abitudini culturali e doversi per forza “arabizzare” o “marocchinizzare” nei vostri gusti. L’Islam non ha cultura, non è arabo, è universale. Non esiste alcuna contraddizione tra amare il nostro Profeta Muhammad (*) ed amare Mozart, Bach, Chopin o Shakespeare. Dovete camminare a testa alta col vostro velo ed essere fiere della vostra religione musulmana e fiere della vostra cultura italiana. La vostra cultura italiana non deve esser in nessun caso motivo di vergogna, anzi, di fierezza. Dobbiamo reclamare il diritto di partecipazione alla vita della società, dobbiamo cercare d’esser presenti in ogni ambito, anche in quello politico e far capire a tutti gli italiani che un velo non diminuisce l’intelligenza o le competenze di una donna. Facciamo capire al mondo che noi donne abbiamo grandi competenze e siamo dotate di grandi professionalità alla pari di qualsiasi altra donna italiana. Non fermiamoci nell’Islam alla distinzione tra </span><span style="font-size: small;"><em>halal/haram</em></span><span style="font-size: small;">. </span><span style="font-size: small;">Non chiudiamoci in noi stessi/e, non trasformiamo la nostra meravigliosa religione in un “codice della strada”. Conoscere i “limiti” è fondamentale per delineare il nostro cammino, </span><span style="font-size: small;">scopo ultimo del musulmano è trovare la pace del cuore, è quello di entrare nella pace e nell’armonia di Allah (SWT), cosa che non possiamo fare se non conosciamo cosa significa huda, solo seguendo le regole islamiche di vita possiamo sentirci davvero liberi, </span><span style="font-size: small;">ma quest’ultimo non può ridursi solamente alla conoscenza e al rispetto di tali limiti. L’Islam è qualcosa di più profondo. Di molto più profondo. E il nostro Profeta (pace e benedizione su di lui) ne è stato la prova vivente attraverso il suo nobile esempio. La vera </span><span style="font-size: small;"><em>dawa</em></span><span style="font-size: small;"> è, a mio parere, mostrare al mondo intero la profonda semplicità e spiritualità dell’Islam.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">E’ sulla base di questi principi del considerevole lavoro di riflessione sulla donna nell’Islam portato avanti con dedizione dal ”Circolo” che Asma’ Lamrabet ha fondato nel 2008 il GIERFI, ovvero il “Gruppo Internazionale di studio e di riflessione sulla donna nell’Islam” (</span><span style="font-size: small;"><em>Groupe d’étude et de reflexion sur la femme en Islam</em></span><span style="font-size: small;">) con una conferenza tenutasi a Barcellona, città scelta come sede dell’associazione. L’attività del “Circolo di Rilettura dei Testi” si concretizzò così in un’associazione di carattere internazionale, confrontandosi col pensiero ed il lavoro di femministe musulmane di differenti nazionalità, provenienti dal Nord Africa, dal Medio Oriente, dall’Europa ed dall’America del Nord. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">È a mio avviso importante dare un’idea su cosa parliamo quando parliamo di femminismo islamico. Esso rappresenta una forma alternativa di femminismo, che parte dall’interpretazione in senso non maschilista e antipatriarcale dei versetti del Corano e degli </span><span style="font-size: small;"><em>ahadith</em></span><span style="font-size: small;"> (i detti del Profeta) riguardanti la donna, rivendicando un diritto all’interpretazione dei Testi Sacri da parte femminile, ad avere una voce nella riflessione sui testi sacri dell’Islam. Il GIERFI, l’associazione di femministe islamiche con cui sono venuta a contatto in Marocco, si inserisce all’interno di un “movimento femminista globale” che lotta contro ogni discriminazione femminile e che ha come obiettivo il miglioramento della condizione socioculturale della donne. Il femminismo islamico si concentra sui diritti universali ed inalienabili della donna, che vanno difesi e che sono gli stessi per qualsiasi donna nel mondo. Le donne del GIERFI accolgono dunque la denominazione di “femministe”nonostante la forte connotazione negativa che tale termine veicola nell’immaginario musulmano e talvolta anche occidentale, a causa del fatto che alcuni movimenti femministi hanno sviluppato degli orientamenti ostili nei confronti degli uomini e della nozione di famiglia. Molte donne musulmane rifiutano per questa ragione il termine “femminismo”, ma ne utilizzano comunque analisi e strategie. Esso intende distaccarsi da un femminismo occidentale di natura laica, che utilizzerebbe un linguaggio privo di spiritualità in cui le donne musulmane non si riconoscerebbero, un linguaggio che si distaccherebbe dalla memoria e dal contesto socioculturale di queste donne, ma anche da un tipo di discorso islamico ufficiale sulla donna musulmana troppo riduttivo e infantilizzante. Si tratta di un discorso che, tendendo giustamente a mettere l’accento sulla dignità e sui diritti che l’Islam ha garantito alle donne, resta però dell’ordine della teoria; un discorso di carattere eccessivamente “normativo”, che guarda cioè alla donna solamente come un insieme di diritti e di doveri, e che non considera la donna nella complessità della sua identità e della sua essenza. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il GIERFI rivendica una liberazione della donna ispirandosi proprio al contesto spirituale della nascita dell’Islam, iscrivendola al tempo stesso in un processo di evoluzione della giurisprudenza islamica e delle sue fonti, attraverso la riapertura delle porte dell’</span><span style="font-size: small;"><em>ijtihad</em></span><span style="font-size: small;"> (lo sforzo di riflessione personale su questioni di diritto islamico allorché tutte le altre fonti del diritto rimangono silenti), e alla luce dei </span><span style="font-size: small;"><em>maqasid al-sharia</em></span><span style="font-size: small;">, ovvero degli obiettivi supremi del Legislatore Divino.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">A cosa serve tornare alla storia, al passato, alla donna musulmana del XXI secolo? Dobbiamo affrontare le sfide del presente senza nostalgia per i fasti di un passato che non esiste più, un passato che potrà esser utile alla donna musulmana solo nella misura in cui le ricordi quali sono i suoi diritti, diritti che coincidono con i diritti universali dell’essere femminile, per poter ricordarle la sua emancipazione ed essere finalmente protagonista della loro vita, proprio come lo erano quelle prime musulmane della storia.</span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote1sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1anc">1</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Bausani</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Alessandro, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Il Corano</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Sansoni Editore, Firenze, 2007</span>, <span style="font-family: Times New Roman, serif;">pag. 309. </span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote2sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2anc">2</a><sup></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Bausani</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Alessandro, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Il Corano</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Sansoni Editore, Firenze, 2007, pag. 139.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote3sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote3anc">3</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Roded Ruth, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Women in Islamic Biographical Collections. From Ibn Sa‘d to Who’s Who</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Boulder &amp; London, Lynne Rienner Publishers, 1994, pag. 15.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote4sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote4anc">4</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Mernissi F</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">tima, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Donne del Profeta, la condizione femminile nell’Islam</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">,ECIG, Genova, 1997, pag. 11.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote5sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote5anc">5</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Op.cit. pag. 92</span>.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote6sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote6anc">6</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Lamrabet Asm</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">’, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Le Coran et les femmes, une lecture de libération</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Editions Tawh</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">d, Lyon, 2007, pag. 35.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote7sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote7anc">7</a><sup></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ibn </span><span style="font-family: Timlj, serif;">ð</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ajr al-</span><span style="font-family: Timlj, serif;">¼</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Asqal</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">n</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>al-I</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>¡…</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>ba fi tam</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>†</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>z a</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>l</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>-</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>¡</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>a</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>|…</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>ba</em></span>, <span style="font-family: Times New Roman, serif;">vol.4, pag. 466 in</span> « <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ab</span><span style="font-family: Timlj, serif;">™</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> Shuq</span><span style="font-family: Timlj, serif;">q</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">a </span><span style="font-family: Timlj, serif;">¼</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Abd al-</span><span style="font-family: Timlj, serif;">ð</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">al</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">m, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Encyclopédie de la femme en Islam, </em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Editions al-Qalam, 2000 », pag. 630.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote8sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote8anc">8</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Lamrabet Asm</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">’, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Le Coran et les femmes, une lecture de libération</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Editions Tawh</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">d, Lyon, 2007, pag. 160</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote9">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote9sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote9anc">9</a><sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"></span></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> </span><span style="font-family: Timlj, serif;">¼</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Abd al </span><span style="font-family: Timlj, serif;">ð</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">al</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">m Ab</span><span style="font-family: Timlj, serif;">™</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> Shuqqa, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Encyclopédie de la femme en Islam</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, éditions al-Qalam, 2000, pag. 420.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote10">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote10sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote10anc">10</a><sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"></span></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> Op. cit. pag. 423.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote11">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote11sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote11anc">11</a><sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"></span></sup><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> Al-Bukh</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">r</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, </span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>Ÿ</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>a</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>|†| </em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Al-Bukh</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">r</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Libro delle due feste, vol.3, pag. 122. Muslim, </span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>Ÿ</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>a</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>|†|</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Libro della preghiera delle due feste, vol. 3, pag. 21 in “Ab</span><span style="font-family: Timlj, serif;">™</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> Shuq</span><span style="font-family: Timlj, serif;">q</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">a </span><span style="font-family: Timlj, serif;">¼</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Abd al-</span><span style="font-family: Timlj, serif;">ð</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">al</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">m, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Encyclopédie de la femme en Islam, </em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Editions al-Qalam, 2000” pag. 331.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote12">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote12sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote12anc">12</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Muslim, </span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>Ÿ</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>a</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>|†|</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"> </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Muslim,</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Libro delle virtù, vol.7, pag. 67</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">in op.cit. pag. 208.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote13">
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote13sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote13anc">13</a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Al-Bukh</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">r</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, </span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>Ÿ</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>a</em></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><em>|†| </em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Al-Bukh</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">r</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Libro dell’appello alla preghiera, vol. 2, pag. 492 in op.cit. pag. 422.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote14">
<p><a name="sdfootnote14sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote14anc">14</a><sup><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"></span></span></sup><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">Ibn Sa</span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;">¼</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">d, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>al-</em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>¥</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>abaq</em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>…</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>t al-kubr</em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>…</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">, vol. 8, pag. 415, in op. cit. pag. 323.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote15">
<p><a name="sdfootnote15sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote15anc">15</a><sup><span style="font-family: Calibri, serif;"></span></sup><span style="font-family: Calibri, serif;"> </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">Mab</span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;">†</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">d Mu</span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;">|</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">ammad, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Mausu</em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>¼</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>a </em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>|</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>ay</em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>…</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>t al-</em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>¡</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>a</em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>|…</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>biy</em></span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>…</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>t,</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">in « Lamrabet Asm</span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;">…</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">’, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>Le Coran et les femmes, une lecture de libération</em></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">, Editions Tawh</span></span><span style="font-family: Timlj, serif;"><span style="font-size: x-small;">†</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">d, Lyon, 2007 » , pag. 157.</span></span></p>
</div>
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		<title>Il corpo e la pace del cuore: considerazioni di spiritualità musulmana</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 05:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khawtar Lucia Rallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’obiettivo fondamentale della vita e dell’al di là di ogni musulmano è quello di entrare nella pace di Dio, di Allah (SWT); tutta la sua vita deve consistere nello sforzo di essere in pace con Lui, l’Altissimo. D’altra parte la pace, in arabo al-Salam, è proprio uno dei nomi del Paradiso. Il musulmano è quotidianamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’obiettivo fondamentale della vita e dell’al di là di ogni musulmano è quello di entrare nella pace di Dio, di Allah (SWT); tutta la sua vita deve consistere nello sforzo di essere in pace con Lui, l’Altissimo. D’altra parte la pace, in arabo <em>al-Salam</em>, è proprio uno dei nomi del Paradiso. Il musulmano è quotidianamente alla ricerca della <em>salamat-al-nafs</em>, ovvero della pace interiore. <em>Nafs</em> è a questo proposito una parola molto importante. Molti musulmani restano incerti circa la traduzione di questa parola, che può avere diversi significati come accade spesso nella lingua araba. Alcuni traducono <em>nafs</em> con “persona”, altri col termine “anima”. Il corpo in arabo è <em>al-jasad</em>, e lo spirito <em>al-ruh</em>, quando <em>al-ruh</em> è nel <em>jasad</em>, cioè nel corpo, allora abbiamo <em>al-nafs</em>, ovvero l’”essere”. Il nostro lavoro in quanto musulmani è di <em>tazqyat al-nafs</em>, ossia quello di tornare alla nostra interiorità, ritrovare in noi il <em>ruh</em>, lo spirito, e lavorare per renderlo più puro, migliore. L’Islam coincide proprio con questo lavoro di purificazione di se stessi, del proprio essere, e la nozione di purità, <em>al-tahara</em>, è sia fisica che spirituale<a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p>È importante in qualità di musulmani ascoltare le esigenze del nostro corpo perché dobbiamo:</p>
<ul>
<li>Dargli il giusto riposo che ci permette di rimanere equilibrati</li>
<li>Rispettare i limiti ed evitare gli eccessi di cibo, perché una sua smoderata consumazione impedisce all’uomo di pensare e di lavorare correttamente.</li>
<li>Ascoltare il proprio istinto, quella “chiamata” che il nostro corpo ha nei confronti dell’altro sesso. Qualcosa di naturale, ma non tutto ciò che è naturale è positivo se non sappiamo gestirlo con responsabilità. È questo a cui Allah (SWT) ci chiama, a saper gestire con responsabilità la nostra sessualità, la quale è dono di Dio, frutto del Suo amore per l’umanità, è qualcosa che deve essere inserita all’interno di un contesto matrimoniale, da vivere senza alcun senso di colpevolezza, anzi, è considerata dall’Islam un atto d’adorazione e di devozione, alla pari di un elemosina, secondo quanto affermato dal amato nostro Profeta Muhammad (pbsl).</li>
</ul>
<p>L’Islam intende educare il musulmano affinché si distingua tra la gente non soltanto per le sue buone azioni ma anche per il suo aspetto esteriore, per il suo modo di vestire e per la decenza del suo comportamento. Il musulmano ha la responsabilità di costituire l’esempio concreto del meraviglioso Messaggio di cui è portatore. Il Profeta (pbsl) considerava un aspetto esteriore trascurato e trasandato come una forma di bruttezza, qualcosa di biasimevole e di fortemente vietato dall’Islam. Il vero musulmano, infatti, non trascura se stesso, indipendentemente da quanto egli possa esser impegnato dalla sua pratica religiosa, dal suo lavoro o dalla sua famiglia, perché l’aspetto esteriore di un essere umano nell’Islam non può esser separato dalla sua natura interiore. Il musulmano è colui che fa del suo meglio per trovare un equilibrio tra i bisogni del suo corpo, della sua mente e della sua anima. In questa ricerca del giusto equilibrio egli segue l’esempio del Profeta Muhammad (pbsl). Un giorno egli chiese ad ¼Abdullah ibn ¼Amr ibn al-¼As:</p>
<p><em>E’ vero che digiuni tutto il giorno e rimani sveglio tutta la notte in preghiera?. Egli rispose “Si, è vero, Messaggero di Allah”. Allora il Profeta gli disse: “Non farlo. Digiuna e rompi il tuo digiuno, dormi e poi svegliati. Perché il tuo corpo ha un diritto su di te, i tuoi occhi hanno un diritto su di te, tua moglie ha un diritto su di te, e coloro che ti rendono visita hanno un diritto su di te”(Bukhari e Muslim). </em></p>
<p>Il musulmano si prende cura assidua del proprio corpo, promuovendo attivamente la propria buona salute e forza. La cura del proprio corpo è parte integrante della <em>fitra<a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftn2"><strong>[2]</strong></a></em>, secondo quanto affermato da Muhammad(pbsl):</p>
<p><em>Cinque cose sono parti integranti della fitra: la circoncisione, la rimozione dei peli pubici, la rimozione dei peli dalle ascelle, il taglio delle unghie e quello dei baffi (Bukhari e Muslim). </em></p>
<p>Tutto nel suo stile di vita dovrebbe avere lo scopo di promuovere la propria salute ed energia. Il musulmano va a riposare presto la notte e si risveglia presto al mattino. È moderato nella sua assunzione di cibo e di bevande, in accordo con quanto affermato da Allah (SWT) nel Corano</p>
<p><em>“…Mangiate e bevete, ma senza eccessi, ché Allah non ama chi eccede” (Corano 7:31).</em></p>
<p>Il musulmano si distingue per la sua pulizia, avendo un alto livello d’igiene personale, e lava frequentemente il proprio corpo secondo l’insegnamento del Profeta (pbsl), il quale incoraggiava la gente all’igiene del proprio corpo e a profumarsi, specialmente il Venerdì (quest’ultimo invito era rivolto agli uomini):</p>
<p><em>Fate un bagno il venerdì e lavate le vostre teste, anche se non siete in stato di janāba (d’impurità derivata da un rapporto sessuale), e profumatevi (Bukhari).</em></p>
<p>L’Islam incoraggiava i suoi seguaci ad essere sempre puliti, a profumare le proprie vesti e ad assicurare che i loro corpi sentissero sempre di fresco e di pulito. Anas ibn Malik disse una volta del Profeta:</p>
<p><em>Non ho mai sentito dell’ambra o del muschio che avesse un odore migliore di quello del Messaggero di Allah (pbsl).</em></p>
<p>Il musulmano “ideale” si prende frequente cura della propria bocca, nessun odore sgradevole dovrebbe provenire dal suo cavo orale. L’interesse di Muhammad (pbsl) per l’igiene orale era così forte che un giorno disse:</p>
<p><em>Se non fosse per il fatto che non voglio sovraccaricare la mia Umma, le avrei ordinato di usare il siwak<a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftn3"><strong>[3]</strong></a> prima di ogni preghiera (Bukhari e Muslim). </em></p>
<p>Il musulmano si interessa anche del proprio abbigliamento, secondo le regole della moderazione, soprattutto qualora debba incontrare altri fratelli o rendergli visita. Il Profeta faceva in modo d’essere di bella presenza dinanzi ai suoi Compagni, alla sua famiglia e soprattutto nei casi in cui riceveva qualche delegazione straniera. Ibn Sa¼d riporta nella sua opera <em>al-Tabaqat</em> che Jundab ibn Makeeth disse:</p>
<p><em>Ogniqualvolta una delegazione rendeva visita al Messaggero di Dio (pbsl), egli indossava le sue vesti migliori e ordinava ai suoi Compagni di fare lo stesso. Vidi il Profeta nel giorno in cui la delegazione di Kindah venne a rendergli visita; indossava un abito yemenita, e Abu Bakr e Umar vestivano in modo analogo”. </em></p>
<p>Un giorno Muhammad disse a sua moglie Aisha (rAa):</p>
<p><em>“Quando un uomo esce di casa per incontrare i suoi fratelli, lascia che si prepari in maniera appropriata, perché Allah è bello ed Egli ama la bellezza”. <a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftn4"><strong>[4]</strong></a></em></p>
<p>Dopo la morte ci sarà chiesto che cosa abbiamo fatto durante la nostra vita terrena del nostro corpo, della nostra salute. Dobbiamo fare quindi tutto quello che è in nostro possesso per proteggere e curare il corpo che Dio in tutta la sua Misericordia ci ha donato. Non è possibile accettare nell’Islam la mancanza d’igiene e la negligenza nei confronti della propria salute, perché quando parliamo del corpo nell’Islam, parliamo di un lavoro di avvicinamento al Divino, ad Allah (SWT).</p>
<p>Tutto ciò ci fa capire come nell’Islam il semplice fatto d’essere, d’esistere, corrisponde ad un lavoro d‘educazione di se stessi. Allah (SWT) ha infatti dato ad ognuno di noi quell’aspirazione, quell’orientamento che ci porta e che ci spinge verso il trascendente, verso Allah (SWT) ovvero la <em>fitra</em>, e le Rivelazioni che Egli ha inviato nel corso della storia all’umanità, segno di amore nei confronti della creatura umana e del creato intero, hanno avuto come scopo quello di risvegliare nell’essere umano proprio la fiamma della <em>fitra</em> . Il musulmano che ha raggiunto l’età della maturità e che è dunque <em>baligh</em>, ovvero ormai pubere, ha il dovere, per l’Islam, di divenire un essere <em>mukallaf</em>, ovvero un individuo responsabile, che sa che Allah (SWT) si aspetta qualcosa da lui. L’Islam promuove l’educazione di se stessi a tutti i livelli della personalità anche, come abbiamo visto, a livello fisico. Allah (SWT) ci chiede di imparare ad esprimere ciò che in noi vi è di positivo e di imparare a gestire responsabilmente quello che vi è di potenzialmente negativo, come la collera, la violenza, la sete di potere. È questo il vero <em>jihad</em> della nostra vita, è un <em>jihad</em> interiore, lo sforzo per passare dal conflitto interiore alla pace e all’armonia con Allah (SWT), scopo della vita di ogni musulmano<a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Lucia Kawthar Rallo</span></p>
<hr size="1" /><a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> Tariq Ramadan, conferenza tratta da <a href="http://www.vert-islam.org/">www.vert-islam.org</a></p>
<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref2">[2]</a> Per il significato vedere alla terza pagina.</p>
<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref3">[3]</a> Bastoncino di legno utilizzato per la pulizia dei denti, conosciuto da tempi antichissimi in Medio Oriente.</p>
<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref4">[4]</a> Muhammad Ali Al-Hashimi, <em>the Ideal Muslim – shakhsiya al-muslim</em>, International Islamic Publishing House, al-Ryiadh, pp.47-54.</p>
<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref5">[5]</a> Tariq Ramadan, conferenza <em>la conception islamique de la sexualité</em>, da <a href="http://www.vert-islam.org/">www.vert-islam.org</a>.</p>
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		<title>Gonne lunghe al liceo, musulmane francesi minacciate di espulsione</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 22:46:25 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Studentesse musulmane di un liceo nei pressi di Parigi minacciate di espulsione dalla scuola in quanto le loro gonne lunghe sono ritenute &#8220;ostentatorie&#8221;. Davvero viviamo in tempi ultimi. In questo audio la testimonianza delle sorelle minacciate e discriminate http://www.dailymotion.com/video/xhrn85_affaire-des-robes-longues-temoignage-des-lyceennes_news]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Studentesse musulmane di un liceo nei pressi di Parigi minacciate di espulsione dalla scuola in quanto le loro gonne lunghe sono ritenute &#8220;ostentatorie&#8221;. Davvero viviamo in tempi ultimi.</p>
<p>In questo audio la testimonianza delle sorelle minacciate e discriminate</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.dailymotion.com/video/xhrn85_affaire-des-robes-longues-temoignage-des-lyceennes_news" target="_blank">http://www.dailymotion.com/video/xhrn85_affaire-des-robes-longues-temoignage-des-lyceennes_news</a></p>
<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/robe-ostentatoire-b1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4828" title="robe-ostentatoire b" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/robe-ostentatoire-b1-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a></p>
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		<title>19 marzo  ad Alberga</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 05:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ “Associazione donne e mamme musulmane”, la Migrantes Diocesana con il patrocinio Comune di Albenga presentano il convegno  :  “No ai matrimoni forzati” di Cinzia Aicha Rodolfi  Il viaggio è lungo da Reggio Emilia fino ad Albenga, un centinaio di gallerie, curva dopo curva arriviamo nella cittadina del Ponente ligure, ma dopo esser scese dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’ “Associazione donne e mamme musulmane”, la Migrantes Diocesana con il patrocinio Comune di Albenga presentano il convegno  :  </strong><strong><em>“No ai matrimoni forzati” </em></strong></p>
<p><em>di Cinzia Aicha Rodolfi</em> </p>
<p>Il viaggio è lungo da Reggio Emilia fino ad Albenga, un centinaio di gallerie, curva dopo curva arriviamo nella cittadina del Ponente ligure, ma dopo esser scese dalla macchina ci  dimentichiamo subito della stanchezza, perché ad accoglierci è una dolce giornata primaverile dal clima mite, dal profumo di mare e di pini marittimi. Entriamo nella sede dell’ “Associazione donne e mamme musulmane” e scambiamo abbracci calorosi con le nostre sorelle che ci hanno preparato  un invitante pranzo a base di  focaccia ligure e cous cous marocchino.</p>
<p>Ci incamminiamo poi chiacchierando verso la parrocchia Sacro Cuore dove il diacono Don Pizzo ci sta già aspettando in una grande sala .</p>
<p>Apre l’incontro Don Fabrizio Fabris che illustra il matrimonio cattolico ricordando come, nel testo biblico,  Dio creò la donna dalla costola dell’uomo e poi la ricondusse a lui come sua sposa. Da ciò evidenzia che uomo donna non sono uguali, ma certamente hanno la stessa dignità, e sottolinea, ancora, che l’unione tra due persone è prima di tutto un fatto naturale e biologico che acquista poi connotazioni religiose, la pastorale cristiana invita a  scegliere il bene, ma in totale libertà, senza alcuna coercizione.</p>
<p>Patrizia Khadija Dal Monte responsabile in Italia della campagna “Mano nella mano contro i matrimoni imposti” ,iniziativa promossa dal Comune di Rotterdam insieme con lo Spior (sigla che raduna diverse associazioni musulmane di Rotterdam) e vice presidente Ucoii , cerca di promuovere in Italia attraverso articoli, convegni e incontri didattici la sensibilizzazione a questo problema evidenziando che le imposizioni matrimoniali non sono conformi alla dottrina islamica.    </p>
<p><em> “ Fa parte dei suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose affinché riposiate presso di loro,</em></p>
<p><em>e ha stabilito tra di voi amore e tenerezza.</em></p>
<p><em>Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono”</em> Corano 30,23</p>
<p>L’unità dell’essere umano precede lo sdoppiamento in coppia che ricerca durante la vita quell’unità primordiale attraverso un reciproco ravvicinarsi. La coppia è Ayat di Allah ( segno di Allah) .</p>
<p>I versetti e gli hadith tramandati sono chiari a questo riguardo ribadiscono che il matrimonio esige la libertà dei contraenti. Nessuna etica tribale e nessun costume tradizionale  può giustificare questo tipo di matrimonio e il nostro dovere come musulmani è quello di pronunciarci chiaramente contro tale abitudine incivile.</p>
<p>Patrizia Khadija evidenzia come questa usanza esista sia nelle famiglie agiate che in quelle poverissime e ci fa notare che la costrizione può essere esercitata in due modi differenti, ovvero quella fisica dove lo sposo o la sposa vengono chiaramente imposti, e quella silente, psicologica, dove, di fatto, si emargina il soggetto non obbediente, giocando sui sensi di colpa. Questo secondo caso è più diffuso, più difficile da combattere e peraltro ben celato all’interno dell’intimità delle famiglie.                                                </p>
<p>Interviene, poi, Mahmoud El Sayed, Imam di Milano, che propone un breve riassunto dei precetti islamici del matrimonio, cominciando con l&#8217; evidenziare i due cardini della sana società islamica che sono la scienza, ovvero la luce attraverso la conoscenza che guida verso il bene e verso Dio; e la giustizia, che conduce al rispetto degli altri e dei loro diritti.</p>
<p>Tema dell’importanza della conoscenza nell’islam che è stato anche sottolineato da Cinzia Aisha Rodolfi.</p>
<p>Se Dio non obbliga alla pratica del culto fede, perché essa deve essere un avvicinarsi a Lui in totale e sincera fiducia, come potrebbe allora obbligare alle pratiche sociali o familiari?</p>
<p>I genitori devono essere attivi consiglieri ed educatori e indirizzare a scelte libere consapevoli, dopo aver dato gli strumenti culturali per farle.</p>
<p>Pieno e sincero consenso dei contraenti; dono alla sposa; testimoni affidabili e sono i fattori indispensabili affinché un matrimonio sia islamicamente valido.</p>
<p>A seguire ascoltiamo con piacere l’intervento del consigliere comunale Simona Vespo, che invita al dialogo interculturale e interreligioso, quindi quello del diacono che ci illustra l’opera dell’associazione diocesana Migrantes, all’interno della società albenganese .</p>
<p>Conclude la conferenza e apre il dibattito finale l’insegnante Giuliano Falco proponendo altri incontri e ci ringrazia per aver portato la ricchezza di contenuti davvero condivisibili.</p>
<p>Ci attende sulla strada di ritorno una pioggia battente, ma ciò non ci impedisce di riflettere su questa giornata costruttiva, all’insegna dell’informazione sul messaggio vero della nostra amata religione. Un sassolino alla volta potrà formare una montagna, se Dio vorrà.</p>
<p>Allah ci guidi al bene e alla prossima esperienza di dialogo.</p>
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		<title>Testimonianza di una femminista islamica tra le due rive del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 07:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khawtar Lucia Rallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Lucia Aurelia Kawthar Rallo Arrivai in Marocco nell&#8217;aprile del 2008, desiderosa di trovar spunto per la scelta dell&#8217;argomento della mia tesi di laurea in Lingua e Civiltà arabo-musulmana. O almeno questa era la motivazione ufficiale. In realtà, da giovane convertita all&#8217;Islam com&#8217;ero, dopo aver vissuto a lungo in Tunisia, la vita in un paese musulmano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Allah-04-2.jpg"></a><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Allah-04-.jpg"></a><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Allah-04-7-e1299668463449.jpg"></a><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Allah-04-8-e1299668958128.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4752" title="Allah-04-" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Allah-04-8-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Lucia Aurelia Kawthar Rallo</p>
<p>Arrivai in Marocco nell&#8217;aprile del 2008, desiderosa di trovar spunto per la scelta dell&#8217;argomento della mia tesi di laurea in Lingua e Civiltà arabo-musulmana. O almeno questa era la motivazione ufficiale. In realtà, da giovane convertita all&#8217;Islam com&#8217;ero, dopo aver vissuto a lungo in Tunisia, la vita in un paese musulmano mi mancava moltissimo. E così scelsi il Marocco. Durante quelle ricerche di ispirazione mi imbattei per caso un giorno, in una libreria del centro di Rabat, in <em>Le Coran et les femmes, une lecture de libération</em> di Asma&#8217; Lamrabet. Subito l&#8217;argomento mi sembrò interessante e contattai via e-mail l&#8217;autrice, che mi rispose prontamente, chiedendomi di risentirci telefonicamente. Mi disse<em>:&#8221; E&#8217; fortunata, proprio questa settimana ci sarà l&#8217;incontro mensile del &#8220;Circolo di Rilettura dei Testi&#8221;</em>.</p>
<p>Pensavo che avrei avuto l&#8217;opportunità di un&#8217; intervista a tu per tu con l&#8217;autrice, invece Asma&#8217; sembrava che ci tenesse che io fossi a quell&#8217;incontro. Cominciai ad attendere con ansia quel giorno. Venivo dall&#8217;esperienza di due anni e mezzo di vita in Tunisia, dove parlare di religione al di fuori dell&#8217;intimità della propria casa era considerato un tabù. Un gruppo di donne che si riunivano per parlare di religione sarebbe stato considerato, in quel contesto, qualcosa di alquanto sospetto. Ed io, benché mi trovassi in un altro paese, mantenevo quella cautela e quel timore. Ricordo che ci misi dei giorni a prendere il coraggio di entrare in una moschea, sempre per lo stesso motivo. E ricordo ancora come se fosse ieri la mia sorpresa e il mio grande stupore quando vi entrai per la prima volta. C&#8217;erano tante, tante donne, ma la cosa che mi lasciò ancor più sbalordita fu un&#8217;altra: nel momento in cui varcai la soglia della moschea, notai che si stava tenendo al suo interno una lezione d&#8217;arabo classico per un gruppo di donne adulte. L&#8217;analfabetismo, come si sa, in Marocco è purtroppo ancora molto diffuso. Il mio cuore gioì vedendo quella scena: una moschea utilizzata non solo come luogo di preghiera, ma anche come luogo d&#8217;apprendimento! Sentivo la tensione e la frustrazione di anni passati in un paese musulmano in cui si faceva di tutto per scoraggiare la gente a praticare l&#8217;Islam e ad andare in moschea, affievolirsi, a poco a poco. Divenni un&#8217;assidua frequentatrice di quella moschea, la <em>masjid</em> <em>al-Sunna</em> di Rabat, e cominciai a pregare in ogni moschea che incontravo.</p>
<p>Nel frattempo aspettavo con ansia il giorno in cui avrei conosciuto Asma&#8217; Lamrabet. Mi disse di raggiungerla a casa sua e che da lì ci saremmo poi recate a casa di una delle donne del Circolo per la loro riunione mensile. Non sapevo nulla di lei prima d&#8217;incontrarla. Mi recai all&#8217;indirizzo che mi aveva dato, mi aprì la porta una cameriera e attesi nel salone per cinque minuti. Le cose che mi colpirono quando la vidi furono la sua fermezza e la sua umiltà, unite ad una sobria eleganza. Arrivò un&#8217;altra donna del gruppo, Fatima Zahra, collega di Asma&#8217;all&#8217;ospedale dei bambini di Rabat, anche lei molto elegante, umile e materna. All&#8217;epoca non portavo ancora il foulard, ma fu subito chiaro a tutte che ero musulmana. Ci recammo quindi in una casa al mare, nei pressi di Temara, in cui una signora, avvocatessa di professione, ci accolse per la consueta riunione e vi trovammo un gruppo di donne sedute in cerchio, ognuna delle quali aveva preparato uno spuntino, in un clima prettamente informale e familiare. Erano donne dalle più svariate professioni e formazioni, medici, avvocatesse, ingegnere, esperte d&#8217;informatica, impegnate nel sociale, tutte con un alto livello d&#8217;istruzione. Si trattava di donne musulmane praticanti e non, velate e non velate, riunite per riflettere su una corretta interpretazione dei versetti coranici e degli <em>ahadith</em> (i detti del Profeta Muhammad) riguardanti la donna. Ogni riunione si concentrava su uno o più versetti coranici riguardanti il sesso femminile. La discussione si basava sullo scambio dei dati e delle ricerche che ogni donna aveva preparato riguardo i versetti in esame. La riflessione si concentrava in particolare sulle <em>asbab</em> <em>al-nuzul</em> (le Cause della Rivelazione) di quei versetti, e si cercava di capire se la loro traduzione nella versione francese non tradisse il senso delle parole arabe. Il più delle volte le componenti del Circolo contestavano la traduzione francese, ritenendola fuorviante, alla luce del messaggio che Dio intendeva dare attraverso quei versetti.</p>
<p>Tutto era nuovo per me e la mia sete di sapere cominciava a farsi sentire. Tutt&#8217;a un tratto capii che avevo un urgente bisogno di &#8220;tuffarmi&#8221; in quell&#8217;argomento: si trattava di un&#8217;occasione imperdibile per maturare come donna, come musulmana, per conoscere meglio la mia religione e il mio ruolo al suo interno, oltre a rappresentare un ottimo argomento per la mia tesi. Mi sembrava un campo di studio così affascinante e a me così sconosciuto. La discussione tra le varie componenti del gruppo non rimaneva di certo esclusivamente sul piano teorico, ma numerosi erano gli spunti per dibattere sugli innumerevoli dubbi che assalivano quelle credenti durante la loro quotidianità, desiderose di vivere in totale armonia e serenità la loro vita tra fede, famiglia e lavoro. Ricordo che si discuteva di questioni apparentemente banali ma non meno importanti per una musulmana praticante, e soprattutto senza alcun imbarazzo o tabù. Era stupefacente vedere come queste donne fossero così sollecite nel cercare di vivere al meglio in coerenza con i loro principi, di rimanere fedeli alla tradizione islamica e di cercare di conciliarla con la loro modernità di donne del XXI secolo. La novità era rappresentata per me dal fatto che queste donne non cercassero le risposte alle loro domande o alla loro ricerca d&#8217;identità dallo <em>shaykh</em> o dal canale televisivo islamico di turno, ma desideravano rendersi indipendenti e risalire da sole alle fonti scritturali, il loro era un <em>jihad</em> teso a trovare da sole le risposte che cercavano, rifacendosi unicamente alla parola di Dio, il Corano, ed alla tradizione del Profeta, ovvero la <em>Sunna</em>, riprendendo solo ed esclusivamente gli <em>ahadith</em> riconosciuti come autentici.</p>
<p>Ricordo che, come tutti gli incontri che cambiano il corso della propria vita, ero così entusiasta che mi ci volle non poco per rielaborare tutte le meravigliose scoperte fatte in quel giorno. Tornai a casa di Asma&#8217; una settimana dopo, poiché aveva accettato nuovamente un incontro, stavolta a due. Grazie ad Asma&#8217;, scoprii un orizzonte di studio in cui non mi ero mai avventurata. Mi mostrò svariate opere storiche che non conoscevo, tra le quali spiccavano la tesi di dottorato in lingua araba dell&#8217;egiziana Asma&#8217; Ahmed Zyada dal titolo <em>Dawr</em> <em>al mar&#8217;a al-siyasi fi &#8216;ahd al-nabi wa al-khulafa&#8217; al-rashidin</em> (il ruolo politico della donna nell&#8217;epoca del Profeta e dei Califfi Ben Guidati) e l&#8217;immane opera sulla donna nell&#8217;Islam del sapiente musulmano Abd al-Halim Abu Shuqqa ovvero <em>Tahrir al-mar&#8217;a fi asr al-Risala</em> (&#8220;La liberazione della donna nell&#8217;epoca della Rivelazione Coranica&#8221;), nella sua versione sia araba che in francese (<em>Encyclopédie</em> <em>de la femme en Islam</em>).</p>
<p>Tali opere testimoniavano come le prime musulmane della storia godessero veramente dei diritti che l&#8217;Islam aveva conferito loro. Erano donne che non temevano di esprimere le loro opinioni e la propria opposizione al Califfo di turno o al capo politico, donne che partecipavano alle riunioni della comunità musulmana insieme agli uomini e che con gli uomini dibattevano sugli affari pubblici, donne a cui il Profeta stesso chiedeva consigli in materia di politica e di diplomazia. Donne che, come Aisha, oltre ad essere state tra le più importanti sapienti musulmane della storia, guidarono un intero esercito contro il Califfo in carica. Tale figura di donna musulmana dell&#8217;epoca della Rivelazione attestata storicamente era, nel discorso della Lamrabet, in totale accordo con l&#8217;immagine di donna descritta nel Corano. Si pensi a Balqis, regina di Saba, saggia capo di stato, ed ai ruoli svolti da Maryam (Maria, madre di Gesù), Umm Musa (la madre di Mosè), Assia, moglie del Faraone, Sara, Agar, le quali giocarono dei ruoli determinanti all&#8217;interno delle loro famiglie, all&#8217;interno della storia del Corano e dunque all&#8217;interno di quella dell&#8217;Islam. Immagini di donne capaci con la loro determinazione, il loro coraggio, la loro intraprendenza, la loro umiltà e la loro assoluta fiducia in Dio, di mettere in discussione il supposto carattere patriarcale del Corano</p>
<p>E&#8217; sulla base di questi principi e del considerevole lavoro di riflessione sulla donna nell&#8217;Islam portato avanti con dedizione dal &#8220;Circolo&#8221; che Asma&#8217; Lamrabet, insieme ad altre femministe musulmane europee del calibro di Yaratullah Monturiol, catalana convertita vicepresidente dell&#8217;associazione &#8220;Unesco&#8221; per il dialogo interreligioso, e la belga di origini algerine Malika Hamidi, direttrice generale del <em>European</em><em>Muslim Network</em>, ha fondato il 22 settembre 2008 il GIERFI, ovvero il &#8220;Gruppo Internazionale di studio e di riflessione sulla donna nell&#8217;Islam&#8221; (<em>Groupe</em> <em>d&#8217;étude et de reflexion sur la femme en Islam</em>) con una conferenza tenutasi a Barcellona, città scelta come sede dell&#8217;associazione. L&#8217;attività del &#8220;Circolo di Rilettura dei Testi&#8221; si concretizzò così in un&#8217;associazione di carattere internazionale, confrontandosi col pensiero ed il lavoro di donne musulmane di differenti nazionalità, provenienti dal Nord Africa, dal Medio Oriente, dall&#8217;Europa ed dall&#8217;America del Nord.</p>
<p>Assistetti alla nascita di questa nuova &#8220;creatura&#8221; con molto entusiasmo e partecipazione. Mi trovavo per caso proprio in Marocco il giorno dell&#8217;inaugurazione ufficiale delle attività del GIERFI, il 24 ottobre 2008, presso la sede della <em>Rabita</em> <em>Mohammadia</em> degli <em>Ulema&#8217;</em> del Marocco. Il pubblico della conferenza era davvero eterogeneo: vi erano chiaramente molte componenti del Circolo di Rilettura dei Testi, ma anche alcune deputate del Parlamento marocchino, così come diverse giovani donne francesi di origine marocchina, i giornalisti marocchini e alcune giornaliste francesi interessate al confronto col femminismo islamico. Si trattava comunque in generale di donne con un alto livello d&#8217;istruzione e dalle grandi professionalità.</p>
<p><em>&#8220;La creazione di questo gruppo&#8221;</em>, disse Asma&#8217; nel suo intervento durante la conferenza inaugurale, <em>&#8220;è stata motivata dal bisogno urgente di un discorso alternativo sulla donna musulmana, capace di sopperire alle lacune di un discorso islamico ufficiale sulla donna eccessivamente riduttivo, infantile e vuoto nella sua stessa essenza&#8221;</em>.</p>
<p>Ricordo che, nel corso del suo intervento, Malika Hamidi pronunciò una frase che rimase impressa a tutti: <em>&#8220;Vogliamo delle donne musulmane che si sentano a loro agio nei loro veli e nelle loro scarpe da ginnastica!&#8221;.</em></p>
<p>Si tratta, per le &#8220;gierfine&#8221;, di rivendicare una liberazione della donna, così come si espresse nel contesto spirituale della nascita dell&#8217;Islam, iscrivendola al tempo stesso in un processo di contestualizzazione e di evoluzione della giurisprudenza islamica e delle sue fonti, attraverso la riapertura delle porte dell&#8217;<em>ijtihad</em>, risorsa indispensabile al processo di rivitalizzazione del pensiero islamico. Il GIERFI intende incoraggiare la donna musulmana a rivendicare il suo diritto a partecipare alla riflessione sulla sua religione e sui valori della società in cui vive, mettere in luce le interpretazioni maschiliste e patriarcali dei testi sacri dell&#8217;Islam e far valere i diritti che l&#8217;Islam ha, attraverso il Corano e l&#8217;esempio del Profeta Muhammad, conferito alle donne, al fine di promuovere l&#8217;uguaglianza tra i generi, elaborare una nuova concezione della donna non più solo moglie e madre ma un essere umano con la sua complessa identità, e dar vita alla fine ad una vera e propria riforma di fondo della giurisprudenza islamica. Uno dei punti fondamentali era, per tutte queste donne, promuovere un&#8217;emancipazione femminile islamica che potesse conciliare fede e modernità, senza mai tradire i principi del proprio credo, per creare in tal modo una &#8220;via intermedia&#8221; affrancata sia da una modernità senza senso né anima, sia da un tradizionalismo bigotto e rigoroso.</p>
<p>Queste sono solo alcune delle sfide della donna musulmana del XXI secolo; da affrontare senza alcun vittimismo o nostalgia per i fasti di un passato che non esiste più, un passato che potrà esser utile alla donna musulmana solo nella misura in cui le ricordi quali sono i suoi diritti, quei diritti che coincidono con i diritti universali dell&#8217;essere femminile, per poter essere finalmente protagonista della loro vita, del loro destino, proprio come fecero quelle ferventi, intraprendenti e coraggiose prime musulmane della storia.</p>
<p><!-- InstanceEndEditable --></p>
<div>Da Jura Gentium, Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale, ISSN 1826-8269</div>
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		<title>Khadija Dal Monte, Ucoii: “Lavoriamo per l’integrazione nel rispetto dell&#8217;identità&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[  di NUCCIO FRANCO Patrizia Khadija Dal Monte, veneta di Bassano del Grappa è Vice Presidente dell’Ucoii nonché membro dell’ European Muslim Network. Convertita all’Islam, da giovane fervente cristiana ha conseguito il titolo di “Magistero in Scienze religiose” all’Istituto teologico di Assisi. “Ogni giorno, nella fede cerco di comprendere cos’è che posso dare al servizio [...]]]></description>
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<td colspan="2" valign="top">di NUCCIO FRANCO</p>
<p><em><strong>Patrizia Khadija Dal Monte</strong>, veneta di Bassano del Grappa è Vice Presidente dell’Ucoii nonché membro dell’ European Muslim Network. Convertita all’Islam, da giovane fervente cristiana ha conseguito il titolo di “Magistero in Scienze religiose” all’Istituto teologico di Assisi. “Ogni giorno, nella fede cerco di comprendere cos’è che posso dare al servizio degli altri” afferma decisa. Spiritualità e pragmatismo sono dunque equamente bilanciati e si fondono in lei in un’alchimia perfetta. Redattrice di islam-online, portale di informazione ed approfondimento, Khadija si occupa prevalentemente dei diritti delle donne.</em><strong>- Dottoressa, spesso l’Ucoii è stata accusata di fondamentalismo sia dalla comunità islamica che da ambienti laici o cattolici. Ciò in virtù delle vostre posizioni e la contiguità presunta con personaggi discussi. Fu anche chiesto di estromettere la vostra rappresentanza dalla Consulta per l’Immigrazione mentre secondo altri ancora, sareste la centrale italiana dei Fratelli Musulmani, organizzazione capostipite del fondamentalismo sunnita. Cosa risponde a queste accuse?</strong></p>
<p>Non mi ritengo assolutamente una fondamentalista, anzi, se ho difficoltà è proprio nel capire quelle persone che hanno letture molto rigide delle Fonti islamiche. Nell’Ucoii non vedo e non ho trovato nulla di tutto questo. Credo che l’accusa di fondamentalismo sia elaborata in rapporto ad una concezione del musulmano che si vorrebbe quanto più possibile conforme al modello occidentale. Se invece la volontà è quella di essere fedele alla propria religione, più visibilmente musulmano, allora partono le critiche. Quanto all’esclusione della nostra rappresentanza in seno alla Consulta (attualmente il Comitato per l’Islam,ndr) se si guarda alle personalità che lo compongono, questo spiega molto bene le ragioni di tale scelta. Si era affermato che fosse necessario uno stop al criterio di rappresentanza per dare spazio alle idee. Ideologie, direi, in quanto esso è utile solo per sentirsi dire ciò che fa più comodo ed in maniera assolutamente slegata dalla realtà dei musulmani. Escludendo l’Ucoii che è la maggiore organizzazione attualmente presente, ci si allontana giocoforza dalla comunità reale, dai suoi problemi e bisogni. E’ un Comitato molto ideologico, ci sono dei professori rispettabili ma se manca il rapporto con la realtà è difficile che esso possa svolgere il compito per cui era stato concepito. Uno degli scopi dell’Ucoii è favorire la integrazione dei musulmani in Italia, denunciare le discriminazioni che avvengono e nello stesso tempo mantenere l’identità islamica. Quanto ai Fratelli Musulmani non ne faccio e non ne farei parte. Non esistono collegamenti ma non nego ci possa essere qualcuno che simpatizzi per loro, però l’Ucoii è una realtà eterogenea, si riscontrano persone con sensibilità molto diverse. Anzi, ci proponiamo come associazione indipendente anche dagli stati e non accettiamo ingerenze di sorta.</p>
<p><strong>- Una questione di estrema attualità: il divieto di indossare il niqab. La Francia ha già adottato una legge ad hoc. In Italia sono all’esame del parlamento alcuni disegni di legge. Modernità e tradizione, identità e futuro. E’possibile trovare una sintesi tra diverse esigenze e come? </strong></p>
<p>A mio avviso si tratta di un falso problema.Come associazione abbiamo preso posizione da tempo,anche pubblicamente in un’audizione alla Camera. Consigliamo alle donne di non indossarlo in Italia e lavoriamo in tal senso, perché è un segno che si presta a molte incomprensioni. Che non esista nelle Fonti è altro discorso. In esse si fa cenno alle donne velate integralmente, ma l’obbligatorietà del niqab è discussa da sempre. Nei testi si trova una cosa e l’altra ergo si tratta di un problema di interpretazione, solo una minoranza pensa che sia un obbligo per tutte le donne. Rappresenta per chi lo indossa un atto di devozione, una imitazione delle Madri dei credenti;nella percezione dei musulmani e delle musulmane è comunque legittimo, anche se non obbligatorio (per la maggioranza). Ad ogni modo pensiamo che una legge che proibisca espressamente il niqab sia deleteria perché ideologica ed utile solo ad inasprire le posizioni, nonché a peggiorare di fatto la condizione di queste donne. Fare una legge ad hoc probabilmente ha lo scopo di allontanare la discussione da problemi ben più urgenti, strumentalizzando un argomento di forte impatto emotivo, è quello che si chiama populismo.</p>
<p><strong>- Alcuni fatti di cronaca danno un immagine falsata dell’Islam. Esiste l’impressione, anche in conseguenza di questi fatti recenti, che un islam moderato faccia fatica ad affermarsi e che addirittura possa esistere come tale. Qual è la sua opinione? </strong></p>
<p>L’islam è moderato, al centro c’è la parola equilibrio; un versetto del Corano dice “Abbiamo fatto di voi una comunità equilibrata”. Esso si propone proprio come una religione non troppo ascetica né troppo poco. Di conseguenza, dire che esso non è moderato dipende dal metro di giudizio usato da ciascuno. L’espressione credo sia nata durante il colonialismo per distinguere i musulmani che erano obbedienti ai colonialisti e coloro i quali non lo erano e rivendicavano la propria identità. Al di là di tutto, credo sia necessario essere moderati, che l’Islam è tale e sono pochi coloro che non lo sono. Ci sono degli estremisti ma sono una minoranza esattamente come nelle forze politiche, nei partiti. La moderazione è la natura profonda della nostra religione e può non sembrar tale a chi giudica superficialmente, facendo riferimento e confondendo i costumi dei paesi con la religione o lasciandosi guidare dai mass media.</p>
<p><strong>- Da quanto tempo è avvenuta la Sua conversione e quali sono state le ragioni alla base della scelta di abbracciare un credo diverso da quello d’origine? Quali sono state le tappe fondamentali del suo personale cammino? </strong></p>
<p>Sono convertita da 21 anni. Sono stata sempre molto religiosa ed il fatto di riferirmi a Dio è stata una cosa fondamentale nel mio cammino di vita. Ad un certo punto, verso i 30 anni ho conosciuto l’Islam tramite persone conosciute nell’88 con la prima ondata di immigrazione, ho letto il Corano, i pochi libri che c’erano allora e attraverso la lettura ho riconosciuto la somiglianza con la religione cristiana. Il Corano cita gli stessi profeti, ha un linguaggio simile .Inoltre,ho individuato la differenza fondamentale nell’interpretazione della figura di Gesù, pace su di lui, che nella rivelazione islamica appare come un grande profeta, ma totalmente umano. Ho riflettuto a lungo su questo ed alla fine mi sono convertita.</p>
<p><strong>- Cos’è cambiato a seguito di questo percorso nel quotidiano vissuto, in famiglia, al lavoro? </strong></p>
<p>La mia vita non è cambiata radicalmente perché era già incentrata sulla preghiera ed un certo atteggiamento verso gli altri. Questo è rimasto immutato. Mi si è chiarita la profonda unità della vita, e sono cambiate le regole, tra cui il modo di vestire. Venti anni fa c’era curiosità nelle persone ma non uno sguardo così pesante sull’Islam ed i musulmani. Chiedevano informazioni, volevano capire e non è stato difficile anche se all’epoca della mia conversione non c’era nemmeno una donna musulmana a Reggio Emilia dove risiedo. Dopo l’11 settembre è diventato tutto decisamente più difficile, anche in virtù del martellamento mediatico che ne è conseguito e che ha inculcato l’idea che ogni musulmano sia una persona sospetta. Quello che ho notato in 20 anni è stata, invece, una grande crescita della comprensione della comunità dei modi occidentali, c’è un inserimento effettivo. Il fatto stesso che abbiano eletto una donna nel direttivo dell’Ucoii è un grande passo in avanti.</p>
<p><strong>- Alla luce della Sua esperienza, cos’è per Lei l’Islam oggi? Qual è e come vive il rapporto individuo – collettività? </strong></p>
<p>Islam è abbandono in Dio, è vivere ogni giorno, tutti i momenti della propria vita davanti a Lui cercando di fare ciò che devo ossia la preghiera ed il servizio verso gli altri. Un versetto del Corano dice che i musulmani sono “Coloro che credono nell&#8217;invisibile, assolvono all’orazione e danno ciò di cui Dio li ha provvisti”. Ogni giorno cerco di comprendere cos’è che posso dare. Ho assunto la responsabilità del Dipartimento per il dialogo interreligioso e del dialogo interculturale in seno ad Ucoii in quanto musulmana italiana ed avvezza alla cultura occidentale e cercherò di lavorare in tale ambito. Inoltre porterò avanti la campagna contro i matrimoni imposti, partita dal comune di Rotterdam e promossa da Tariq Ramadan e lo Spior (sigla che raduna diverse associazioni musulmane a Rotterdam), cui la nostra associazione ha aderito, attraverso incontri sul territorio. Con riferimento ai matrimoni forzati, reputo sia necessario superare certe consuetudini che si sono aggiunte alla religione e che talvolta provocano effetti dannosi. In alcuni paesi dove questo avveniva ed avviene, pur non essendo giustificabili si inseriscono in un insieme sociale che li ammortizza; di contro, nella nostra realtà causano esclusivamente grandi problemi. La mia guida è credere nel Supremo e fare il bene ed in questo ambito rientra anche la campagna contro la violenza sulle donne e sulla corretta cittadinanza nel tentativo di passare da una concezione passiva ad una attiva della società, dove si possa essere cittadini artefici di un percorso di costruzione e crescita insieme agli altri.</p>
<p><strong>- Certamente, è anche grazie ai convertiti che l’Islam si è fatto più visibile nei media e più presente alle Istituzioni. Qual è stato l’atteggiamento della comunità nei Suoi confronti? E’ diverso l’approccio ai temi ed alle problematiche di fede, sociali e politiche dell’Islam di un convertito?</strong></p>
<p>Sono stata conosciuta attraverso le parole dette e scritte in termini assolutamente occidentali. Sono stata tra le poche a far questo in quanto, di solito, i convertiti spesso hanno la tendenza a ripetere il discorso dei sapienti antichi oppure molti aderiscono a confraternite sufi, ad un islam più mistico, spirituale per soddisfare quel bisogno prettamente occidentale di ricerca della spiritualità. Essendo già formata da un punto di vista religioso non venivo compresa mentre oggi mi chiamano a parlare nelle moschee il che è una grande conquista per tutte le donne e, come dicevo, rappresenta una decisa maturazione della comunità nella comprensione di un linguaggio che prima era a loro estraneo. All’inizio mi sono sentita, come dire, coccolata dalla comunità in quanto le convertite erano pochissime. Di fronte alla conversione i musulmani sono molto contenti. C’è stata tuttavia una difficoltà iniziale perché parlavo un linguaggio diverso, non gradivo il tono apologetico dei testi antichi, ero abituata ad un altro modo di esprimermi. Tuttavia piano, piano, studiando ho capito meglio loro e loro hanno fatto lo stesso con me. Ho compreso che per essere accettati era necessario sempre fare riferimenti alle fonti, a differenza di noi occidentali che cerchiamo di procedere sul piano logico e adesso combino le due cose e funziona. Quanto ai convertiti, c’è da dire che la differenza sostanziale risiede nell’aspetto culturale di base che presuppone modi di fare differenti ma dal punto di vista religioso l’Islam è uno; si può affermare che esso è plurale solo se si parte da una prospettiva esclusivamente socio-culturale. I musulmani europei hanno determinate caratteristiche ed a mio avviso svolgeranno un ruolo di primo piano nel rinnovamento della riflessione sulle Fonti, coscienti della necessità di una interpretazione che tenga conto del contesto in cui vivono e con cui hanno legami forti. Tutto il patrimonio occidentale di conoscenza sull’uomo dovrebbe essere integrato nella visione islamica e sotto questo aspetto gli occidentali possono fornire un grande apporto.</p>
<p><strong>- Negli ultimi anni si è assistito alla crescita di un fronte liberale, che chiede riforme democratiche e al cosiddetto femminismo islamico. Qual è il Suo parere sull’argomento e quali, a Suo avviso, i margini futuri di sviluppo di questa corrente?</strong></p>
<p>Penso che i musulmani debbano maturare un loro confronto con la modernità, sia circa la figura della donna sia nei confronti della democrazia, sul piano politico. Ci sono strade proprie che non necessariamente debbono imitare il modello occidentale, ma possono prendere da esso alcune cose e coniugarle con il meglio della tradizione. Ad esempio, nell’ambito del femminismo islamico, quello di tipo occidentale è circa l’1% mentre quello islamico, che reclama riforme ed un posto più egualitario della donna nella società, a partire dalla religione, raccoglie una percentuale molto maggiore di donne e fa un discorso molto più accettabile da parte di tutta la comunità. Ad un occidentale può sembrare strano, ma i popoli musulmani non hanno l&#8217;esigenza di liberarsi della religione, caso mai di rinnovare alcune interpretazioni. Anche sul piano politico, la democrazia è importante ma va costruita tenendo conto della memoria del paese, non imposta dall&#8217;esterno. Il laicismo, per citare un altro esempio, in Occidente ha una certa tradizione e ragioni storiche alla base; non così in alcuni paesi musulmani dove risulta spesso come un&#8217;imposizione o un&#8217;eredità colonialista.</p>
<p>venerdì 04 febbraio 2011</p>
<p><cite>www.agenziaradicale.com/index.php?option..</cite></td>
</tr>
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		<title>I contatti tra uomo e donna nella società della Rivelazione Coranica: qualcosa di naturale e necessario</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 06:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Khawtar Lucia Rallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Amo il mio Profeta (pbsl). Lo amo perché è stato khair-ul-bashar, ovvero il migliore degli uomini. Lo amo perché era un uomo gentile, paziente, tenero, dolce, galante. Adoro gli āhadīth che isha ci ha lasciato riguardo la loro intimità. Da essi sprigiona un rapporto fatto di dialogo, d’ascolto, di tenerezza, d’amore. Uno degli hadith che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Amo il mio Profeta (pbsl). Lo amo perché è stato </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>khair-ul-bashar</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">, ovvero il migliore degli uomini. Lo amo perché era un uomo gentile, paziente, tenero, dolce, galante. Adoro gli </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>āhadīth </em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">che </span></span><span style="font-family: Times New Roman Special G1, serif;"><span style="font-size: small;"></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">isha ci ha lasciato riguardo la loro intimità. Da essi sprigiona un rapporto fatto di dialogo, d’ascolto, di tenerezza, d’amore. Uno degli </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>hadith</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> che amo di più è quello in cui il Profeta cerca la vicinanza e l’affetto di </span></span><span style="font-family: Times New Roman Special G1, serif;"><span style="font-size: small;"></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">isha anche durante il digiuno. Un giorno cercò di baciarla e </span></span><span style="font-family: Times New Roman Special G1, serif;"><span style="font-size: small;"></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">isha lo fermò: “Sto digiunando”, gli disse. Muhammad rispose:”Anch’io digiuno”. E la baciò</span></span><a name="sdfootnote1anc"></a><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Era il migliore degli uomini, il migliore dei mariti. E mi chiedo perché per molti musulmani d’oggi la donna deve costituir un problema, qualcosa da dover proteggere a tutti i costi, sino a nasconderla ed a trasformarla in un essere invisibile al mondo, pressoché inesistente? Per Muhammad (pbsl), le donne non costituirono mai un problema, anzi. Le donne della penisola arabica, nell’epoca della Rivelazione Coranica, erano molto più intraprendenti e rivoluzionarie delle loro attuali discendenti. Sfogliando le pagine dei due </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>Sahih</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">, quello di Muslim e quello di Bukhari, è possibile ritrovare numerosi </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>āhadīth</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> a testimonianza dei continui contatti tra uomini e donne nell’epoca della Rivelazione. Le donne si recavano in visita al Profeta (pbsl) ogni qual volta avevano bisogno del suo aiuto o si poneva loro un problema a cui non sapevano dar risposta, e non ricorrevano mai ad un uomo che facesse loro da intermediario. Le donne vedevano gli uomini, li incontravano, per strada o in moschea, secondo le norme islamiche di buona educazione</span></span><a name="sdfootnote2anc"></a><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">. Le donne soddisfacevano da sole la loro sete di sapere, anche se ciò le portava a diretto contatto con il Profeta o con i suoi Compagni poiché, come affermava </span></span><span style="font-family: Times New Roman Special G1, serif;"><span style="font-size: small;"></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">isha, </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>“il Profeta cercava sempre di facilitare le cose in qualsiasi ambito della vita, anche attraverso la mescolanza tra i generi, allorché essa facilitava la vita della gente”</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">. Era una società sana. L’Islam permetteva alla donna di partecipare a fianco dell’uomo alla vita della società, come testimoniano i seguenti </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>āhadīth</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: serif;"><em>Burayda riporta: “Mi trovavo dal Profeta, una donna venne a rendergli visita e gli disse: “Ho donato in elemosina una schiava a mia madre, ma lei è morta”. Rispose: “Sarai ricompensata per la tua elemosina, e la schiava tornerà a te in eredità…”</em></span><a name="sdfootnote3anc"></a><span style="font-family: serif;"><em>.</em></span></li>
<li><span style="font-family: serif;"><em>Ibn Abbas riporta che una donna della tribù dei Juhayna andò a trovare il Profeta e gli chiede: “Mia madre aveva fatto voto di compiere il pellegrinaggio, ma è morta senza averlo compiuto. Devo farlo io al suo posto?”. Rispose: “Si, vai in pellegrinaggio al posto di tua madre…”</em></span><a name="sdfootnote4anc"></a><span style="font-family: serif;"><em>.</em></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">A volte erano gli uomini stessi ad inviare le loro mogli al Profeta per porgli un domanda: esiste in particolare uno </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>hadith</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> che racconta di un uomo degli </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>ansar</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> che inviò al Profeta la moglie per porgli una domanda di carattere intimo che sarebbe stato lui stesso a dover porre. Poi, non essendo soddisfatto della risposta, inviò nuovamente la moglie ad interrogare il Profeta. Tutto ciò si svolse senza alcun imbarazzo né da parte del marito né da parte della moglie né tantomeno del Profeta Muhammad (pbsl), il quale non criticò mai l’accaduto. Ecco il testo dello </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>hadith</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">:</span></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><em>Ata’ riporta che al tempo del Profeta un uomo degli ansar baciò sua moglie mentre era in digiuno. Inviò sua moglie a interrogare il Profeta su quest’argomento ed egli rispose: “L’inviato di Dio fa lo stesso”. La donna riferì queste parole al marito, che le disse: “Al Profeta sono accordate delle facilitazioni in alcuni casi; torna da lui e digli ciò che ti ho detto”. Tornò a vedere il Profeta e gli disse: “Mi ha detto che al Profeta sono accordate delle facilitazioni in alcuni casi”. Rispose: “Sono il più devoto tra voi, e colui che conosce meglio i limiti fissati da Dio…”</em></span><a name="sdfootnote5anc"></a><span style="font-family: serif;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Vi sono poi degli </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>āhadīth</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> che provano il fatto che fosse il Profeta stesso a rendere frequentemente visita alle sue </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>sahabiyy</em></span></span><span style="font-size: small;"><em>ā</em></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>t </em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">(le “Compagne del Profeta”):</span></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><em>Anas riporta: “Quando il Profeta passava vicino la casa di Umm Sulaym, vi entrava per salutarla”</em></span><a name="sdfootnote6anc"></a><span style="font-family: serif;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Umm Sulaym è protagonista di un altro </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>hadith</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">, riportato sia da Bukhari che da Muslim, in cui, insieme al marito, invita il Profeta e i suoi Compagni a cenare nella sua dimora. Un altro ancora mostra come Asma’ bint Umays, che prese parte sia all’emigrazione in Abissinia sia a quella a Medina, ricevesse la visita di alcuni Compagni del Profeta, mentre era sposa di Abu Bakr al-Sidd</span></span><span style="font-size: small;">ī</span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">q:</span></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><em>Abdallah ibn Amr ibn al-As riporta: “Alcuni uomini dei Banu Hisham erano entrati da Asma’ bint Umays. </em></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>Abu Bakr al-Sidd</em></span></span><span style="font-size: small;"><em>ī</em></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>q</em></span></span><span style="font-family: serif;"><em>, che era allora suo sposo, entrò…”</em></span><a name="sdfootnote7anc"></a><span style="font-family: serif;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Una donna saliva in sella al cammello dietro un uomo che non era suo marito, come si nota in questo </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>hadith</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> che ha per protagonisti Asma’ bint Abi Bakr e Muhammad (pbsl):</span></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><em>Asma’ bint Abi Bakr riporta: “…Incontrai il Profeta accompagnato da un gruppo di ansar. Mi chiamò e fermò il suo cammello, per farmi salire in sella…”</em></span><a name="sdfootnote8anc"></a><span style="font-family: serif;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Si legge a proposito in </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>Fath al-bari </em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">di </span></span><span style="font-family: serif;">Al-Hafidh ibn al-Hajr</span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: serif;"><em>Lo hadith in questione indica che è lecito per una donna montare in sella dietro un uomo in un gruppo d’uomini”</em></span><a name="sdfootnote9anc"></a><span style="font-family: serif;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Da questi </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>āhadīth </em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">si evince come l contatti tra l’uomo e la donna fossero qualcosa di naturale nella società musulmana della Rivelazione. Sappiamo con certezza dai numerosi </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>āhadīth</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> presenti in Bukhari e Muslim di come le donne fossero presenti in moschea e di come pregassero dietro gli uomini, senza alcuna barriera fisica tra loro e senza esser relegate in spazi troppo piccoli e malsani, qualcosa oggi ahimè troppo frequente. Un giorno accadde qualcosa di molto triste ad una di queste donne, secondo quanto racconta uno </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>hadith</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> riportato da Ahmad</span></span><a name="sdfootnote10anc"></a><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>.</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> Ella si stava recando in moschea per la preghiera del </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>fajr</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">, quando fu presa e violentata da un uomo. In quell’occasione un comportamento esemplare fu fornito dal nostro Profeta (pbsl) il quale,non ritenne mai che vi fosse la necessità di nuove misure restrittive nei confronti del sesso femminile. Quest’episodio ci fa capire come nessuna società fosse immune da eventi spiacevoli, neppure quella della prima generazioni di musulmani della storia, e che la partecipazione femminile rimase la regola generale della prima società musulmana.</span></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">La decadenza del mondo musulmano ha portato ad una netta decadenza dello statuto della donna. Chiudendo le porte dell’ </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>ijtihad</em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> si aprirono, tra le altre, quelle del procedimento giuridico chiamato </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>sad al-dharai’ </em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">(</span></span><span style="font-family: Tahoma;"><span><span style="font-size: small;">الذرائع سد</span></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">) ovvero la “prevenzione dei rischi”, che contribuì ad ufficializzare la subordinazione della donna all’uomo in ambito islamico. Quanti errori furono ahimè commessi nella messa in pratica di tale norma giuridica, che impose alla società musulmana orientamenti e comportamenti completamente diversi da quelli esistenti all’epoca del Profeta (pbsl) in particolare nei confronti delle donne, negandole alcuni tra i più elementari diritti che l’Islam aveva loro conferito, come quello all’educazione, in virtù della “protezione” delle donne e delle norme morali della società</span></span><a name="sdfootnote11anc"></a><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Ecco di seguito alcuni esempi di diritti negati alla donna musulmana in virtù di tale procedimento giuridico:</span></span></p>
<ol>
<li><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">L’Islam permette alla donna di partecipare alla preghiera comunitaria in moschea.</span></span></li>
<li><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">L’Islam ordina alla donna partecipare alla preghiera dell’</span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>aid.</em></span></span></li>
<li><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">L’Islam prescrive all’imam di consacrare una lezione speciale per le donne.</span></span></li>
<li><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">L’Islam prescrive all’imam di consacrare una lezione speciale alle donne dopo il sermone dell’</span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>aid.</em></span></span></li>
<li><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">L’Islam ordina al futuro sposo di vedere colei che domandava in matrimonio.</span></span></li>
<li><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">L’Islam ordina alla donna di ricercare il sapere necessario alla sua pratica religiosa e alla sua vita terrena.</span></span></li>
<li><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">L’Islam permette alla donna di vendere e d’acquistare, di lavorare per guadagnarsi da vivere, così come di lavorare per aiutare il suo sposo nel momento del bisogno.</span></span></li>
</ol>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Coloro che negarono alla donna tali diritti, adottando misure restrittive, lo fecero semplicemente in funzione dei problemi della società della loro epoca, e di conseguenza tali misure non possono avere la pretesa di essere valide per sempre. Ecco la conclusione a cui approda Abd al-Halim Abu Shuqqa, nella sua immensa opera sulla donna agli inizi dell’Islam dal titolo </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><em>Tahrir al-mar’a fi asr al-Risala </em></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">(“La liberazione della donna nell’epoca della Rivelazione Coranica”)</span></span><span style="font-family: serif;">,</span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"> sulla questione della regola della “prevenzione dei rischi”:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: serif;"><em>Non bisogna confondere le prescrizioni originali della religione con le imposizioni temporali e eccezionali risultanti dalle interpretazioni umane, che dipendono dalle circostanze di tempo e luogo e che l’esperienza umana permette di rivisitare. Imporre divieti eccessivi in nome della “prevenzione dei rischi” significa fuggire dinanzi al confronto con la vita. Coloro che, per sfuggire ai pericoli della tentazione, si sono isolati dalla vita, avrebbero fatto meglio a dotarsi di volontà e tenacia per far fronte alle sfide della vita terrena”</em></span><a name="sdfootnote12anc"></a><span style="font-family: serif;"><em>.</em></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;">Il Profeta (pbsl) era un uomo curioso, aperto al mondo, alle sue sfide e alle sue diversità. Non chiudiamoci in noi stessi/e, non trasformiamo, come dice spesso Tariq Ramadan, la nostra meravigliosa religione in un “codice della strada”. Conoscere i “limiti” è fondamentale per delineare il nostro cammino, ma quest’ultimo non può ridursi solamente alla conoscenza e al rispetto di tali limiti. L’Islam è qualcosa di più profondo. Di molto più profondo. E il nostro Profeta (pace e benedizione su di lui) ne è stato la prova vivente attraverso il suo nobile esempio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Lucia Kawthar Rallo</strong></span></span></span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote1sym"></a><sup><span style="font-family: serif;"></span></sup><span style="font-family: serif;"> </span><span style="font-family: serif;">Al-Hafidh ibn al-Hajr</span><span style="font-family: serif;"><em> </em></span><span style="font-family: serif;">, </span><span style="font-family: serif;"><em>Fath al-bari</em></span><span style="font-family: serif;">, vol.5, pag.55 </span><span style="font-family: serif;">in « Abd al-Halim Abu Shuqqa, </span><span style="font-family: serif;"><em>Encyclopédie de la femme en Islam</em></span><span style="font-family: serif;">, éditions al-Qalam, 2000 », pag. 754 .</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote2sym"></a><sup></sup> <span style="font-family: serif;">Lucia Aurelia Rallo, Tesi di laurea specialistica </span><span style="font-family: serif;"><em>La partecipazione socio-politica della donna alla Rivelazione Coranica, uno studio storico-teologico</em></span><span style="font-family: serif;">, Università Cà Foscari di Venezia, pag.109</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote3sym"></a><sup></sup><span style="font-family: serif;">Muslim, </span><span style="font-family: serif;"><em>Sahih Muslim</em></span><span style="font-family: serif;">, Libro del digiuno, vol. 3, pag. 156 in “Abu Shuqqa Abd al-Halim, </span><span style="font-family: serif;"><em>Encyclopédie de la femme en Islam, </em></span><span style="font-family: serif;">Editions al-Qalam, 2000” pag. 302.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote4sym"></a><sup><span style="font-family: serif;"></span></sup><span style="font-family: serif;"> Al-Bukhari, </span><span style="font-family: serif;"><em>Sahih Bukhari</em></span><span style="font-family: serif;">, Libro del pellegrinaggio, vol. 4, pag. 436 in op. cit. pag. 302.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote5sym"></a><sup><span style="font-family: serif;"></span></sup><span style="font-family: serif;"> </span><span style="font-family: serif;"><em>Hadith</em></span><span style="font-family: serif;"> Ahmad, </span><span style="font-family: serif;"><em>Silsilat al-ahadith al-sahiha</em></span><span style="font-family: serif;">, n° 329, in “Abu Shuqqa Abd al-Halim, </span><span style="font-family: serif;"><em>Encyclopédie de la femme en Islam, </em></span><span style="font-family: serif;">Editions al-Qalam, 2000” pag. 303.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote6sym"></a><sup></sup><span style="font-family: serif;">Al-Bukhari, </span><span style="font-family: serif;"><em>Sahih Bukhari</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">,</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Libro del matrimonio, vol. 11, pag. 134</span>, <span style="font-family: Times New Roman, serif;">in op. cit.pag. 303.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote7sym"></a><sup></sup> <span style="font-family: serif;">Muslim, </span><span style="font-family: serif;"><em>Sahih Muslim</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">,</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Libro del saluto, vol. 7, pag. 8</span>, <span style="font-family: Times New Roman, serif;">in op. cit. pag. 309.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote8sym"></a><sup></sup> <span style="font-family: serif;">Al-Bukhari, </span><span style="font-family: serif;"><em>Sahih Bukhari</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">,</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Libro del matrimonio, vol. 11, pag. 234</span>; <span style="font-family: serif;">Muslim, </span><span style="font-family: serif;"><em>Sahih Muslim</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">,</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Libro del saluto, vol. 7, pag. 11</span>, <span style="font-family: Times New Roman, serif;">in op. cit. pag. 779.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote9">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote9sym"></a><sup></sup> <span style="font-family: serif;">Al-Hafidh ibn al-Hajr</span><span style="font-family: serif;"><em> </em></span><span style="font-family: serif;">, </span><span style="font-family: serif;"><em>Fath al-bari</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> vol.11, pag. 237, in op. cit. pag. 780.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote10">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote10sym"></a><sup></sup> <span style="font-family: serif;">Abu Shuqqa Abd al-Halim</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Encyclopédie de la femme en Islam</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, éditions al-Qalam, 2000, pag. 423</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote11">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote11sym"></a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Lamrabet Asm</span><span style="font-family: Timlj, serif;">…</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">’, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Le Coran et les femmes, une lecture de libération</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, Editions Tawh</span><span style="font-family: Timlj, serif;">†</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">d, Lyon, 2007, pag. 215.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote12">
<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote12sym"></a><sup></sup> <span style="font-family: Times New Roman, serif;">Op. cit., pag. 829.</span></span></p>
</div>
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