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	<title>Islam-online &#187; Campagne in corso</title>
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	<description>Rivista islamica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 18 Jan 2012 19:58:46 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I banchieri sono i dittatori dell’Occidente</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 16:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[  di Robert Fisk   Scrivendo dal Medio-Oriente, la regione sulla quale sorge il maggior numero diluoghi comuni di qualsiasi altra, è meglio che ci pensi su un attimo prima di dire che non ho mai letto così tanta spazzatura, così tante stupidaggini integrali, quante ne ho lette sulla crisi finanziaria. Ma non mi tirerò indietro: mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>  di <strong><a href="http://index.php/?option=com_content&amp;view=article&amp;id=14737:robert-fisk&amp;catid=38&amp;Itemid=100015" target="_blank">Robert Fisk</a></strong></div>
<div><strong><a href="http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-bankers-are-the-dictators-of-the-west-6275084.html" target="_blank"> </a></strong></div>
<div>Scrivendo dal Medio-Oriente, la regione sulla quale sorge il maggior numero di<em>luoghi comuni</em> di qualsiasi altra, è meglio che ci pensi su un attimo prima di dire che non ho mai letto così tanta spazzatura, così tante stupidaggini integrali, quante ne ho lette sulla crisi finanziaria.</div>
<p><span>Ma non mi tirerò indietro: mi sembra che il crollo del capitalismo sia trattato così poco che nemmeno il Medio-Oriente possa superare, in quanto a cieca obbedienza, proprio quelle istituzioni e quegli <em>esperti</em> di Harvard che hanno aiutato alla realizzazione dell’intero disastro criminale.</span></p>
<p>Vediamo di disfarci prima di tutto della <em>Primavera Araba</em> – in sè una grottesca distorsione verbale del grande risveglio arabo-mussulmano che sta scuotendo il Medio-Oriente – e degli improponibili paralleli con le proteste sociali nelle capitali occidentali. Non se ne può più di articoli sul come i poveri ed i diseredati dell’Occidente abbiano <em>preso esempio</em> dalla <em>Primavera Araba</em>, di come i dimostranti di America, Canada, Inghilterra, Spagna e Grecia siano stati <em>ispirati</em>dalle imponenti dimostrazioni che hanno fatto cadere i regimi di Egitto, Tunisia e – in parte – della Libia.</p>
<p>Questo è un confronto assurdo; il vero confronto – ma occorre dirlo? – è stato abilmente evitato dai giornalisti occidentali, così proni nel magnificare le ribellioni degli arabi contro i dittatori, e così desiderosi di ignorare le proteste contro i governi <em>democratici</em> occidentali, così disperati nel denigrare queste contestazioni e nel suggerire che non siano altro che l’ennesima intolleranza del mondo arabo. Ma la verità è ben diversa: quello che ha portato per le strade delle capitali del Medio-Oriente prima decine di migliaia e poi centinaia di migliaia di arabi era una esigenza di dignità ed il rifiuto di accettare che i loro Paesi fossero posseduti da dittature rette da famiglie.</p>
<p>I Mubarak, i Ben Alì, i Gheddafi ed i re e gli emiri del Golfo (e della Giordania) e gli Assad tutti, credevano di avere il possesso totale di intere nazioni. L’Egitto apparteneva alla Mubarak SpA, la Tunisia alla Ben Alì srl – ed alla famiglia Traboulsi – la Libia alla Gheddafi snc, e così via. I martiri arabi contro la dittatura sono morti per dimostrare che quelle nazioni appartenevano ai loro popoli; ed è quello il vero parallelo con l’Occidente: i movimenti di protesta sono senza dubbio movimenti di protesta contro i <em>Grandi Affaristi</em> (<em>Big Business</em>nell’originale, ndt) – una causa perfettamente giustificata – e contro i <em>governi</em>.</p>
<p>Quello che gli arabi di fatto hanno ben compreso, anche se con un certo ritardo, è di essere stati tirati dentro, per decenni, ad una democrazia fraudolenta: votavano secondo dovere per dei partiti politici, ma questi poi delegavano alle banche, ai negoziatori di derivati ed alle agenzie di rating, sia il loro mandato democratico che il potere del popolo; e questi tre – banche, negoziatori ed agenzie di <em>rating</em> – erano tutti e tre appoggiati dalle disoneste ed inaffidabili consorterie, degli <em>esperti</em> delle università americane e dei vari <em>pensatoi</em>, che hanno contribuito tutte a tenere in piedi la finzione che questa crisi sia una crisi della globalizzazione e non – quello che è e cioè – un gigantesco imbroglio finanziario rifilato, con un trucco, sui votanti.</p>
<p>Le banche e le agenzie di rating sono diventate i dittatori dell’Occidente e come i Mubarak ed i Ben Alì, le banche credevano – ma ancora credono – di essere i padroni di intere nazioni. Grazie alla vigliaccheria ed alla collusione dei governi, le elezioni che hanno dato loro il potere sono diventate tanto false quanto le elezioni nelle quali per decenni gli arabi sono stati obbligati ad intrupparsi per consacrare i padroni delle loro stesse nazioni. Goldman Sachs e la Royal Bank of Scotland sono diventate i <em>Mubarak</em> ed i <em>Ben Ali</em> di USA di Inghilterra, ognuna impegnata a strafogarsi del benessere della gente con finti premi e ricompense per i propri capi criminali ed infinitamente più rapaci di quanto i loro avidi fratelli-dittatori arabi potessero mai immaginare.</p>
<p>Benchè sia di aiuto, non ho bisogno della puntata di questa settimana di <em>Inside Job</em> – di Charles Ferguson – sulla BBC2, per sapere che le agenzie di rating e le banche USA siano fra loro interscambiabili, che il personale passi dall’una agenzia, all’altra banca, e poi al governo, tranquillamente. I giovanotti delle agenzie di rating – quasi tutti giovanotti – che in America valutarono tripla A i mutui sub-prime ed i derivati, sono impegnati ora – grazie alla loro velenosa influenza sui mercati – a smembrare i popoli europei con la minaccia di un declassamento o del ritiro dalle nazioni europee proprio di quelle stesse valutazioni che elargirono a dei criminali ancora appena prima del crollo finanziario in USA. Io credo che parlare pacatamente dia forza alle argomentazioni però, perdonatemi, ma&#8230; chi sono queste creature le cui agenzie di rating fanno oggi più paura ai francesi di quanto non fece loro Rommel nel 1940?</p>
<p>Perchè i miei colleghi giornalisti di Wall Street non me lo dicono? Come è che la BBC e la CNN – e, mio Dio, purtroppo anche al-Jazeera – trattano questi gruppi criminali come se invece fossero delle incontestabili istituzioni di potere? Perchè – a parte quella appena iniziata da <em>Inside Job</em> – non è partita nessuna indagine su questi osceni doppiogiochisti? Tutto ciò purtroppo mi ricorda troppo da vicino lo stesso modo codardo con il quale così tanti giornalisti americani riferiscono sul Medio-Oriente, evitando terrorizzati qualsiasi critica diretta ad Israele, istigati da un esercito di lobbisti pro-Likud a spiegare agli ascoltatori perchè nel conflitto israelo-palestinese, ci si possa fidare del <em>meccanismo di pace</em> americano e perchè quelli che sono d’accordo siano moderati, e quelli in disaccordo siano dei<em>terroristi</em>.</p>
<p>Gli arabi, almeno, hanno iniziato a disfarsi di questa idiozia; ma quando la stessa cosa viene fatta dai contestatori di Wall Street, ecco che diventano degli<em>anarchici</em>, dei <em>terroristi</em> sociali per le strade dell’America, che osano chiedere che i Bernanke ed i Geithner facciano i conti con le medesime accuse di Hosni Mubarak. Noi qui in Occidente – in realtà i nostri governi – abbiamo creato i nostri dittatori, ma, diversamente dagli arabi, non possiamo metterli in discussione.</p>
<p>Enda Kenny, Primo Ministro della Repubblica d’Irlanda, questa settimana ha solennemente informato il suo popolo che il popolo non è responsabile della crisi nella quale si trova attualmente. Naturalmente, il popolo lo sapeva già. Quello che però non ha detto, era di chi fosse la colpa. Non è giunta l’ora che lui ed i suoi amici primi ministri europei ce lo dicano? E che lo facciano anche i nostri giornalisti?</p>
<p><strong><a href="http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-bankers-are-the-dictators-of-the-west-6275084.html" target="_blank">04 Gennaio 2012</a></strong></p>
<p><strong>da <a href="http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-bankers-are-the-dictators-of-the-west-6275084.html" target="_blank">Independent.co.uk</a><a href="http://www.independent.co.uk/opinion/commentators/fisk/robert-fisk-bankers-are-the-dictators-of-the-west-6275084.html" target="_blank">  </a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Campagna per i diritti di cittadinanza e il voto</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 13:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Aderiamo di slancio alla campagna qui di seguito evidenziata  e invitiamo tutti a sottoscriverla http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=537 Le persone di origine straniera che vivono in Italia sono oggi circa 5 milioni (stima Dossier Caritas Italiana Fondazione Migrantes al 1° gennaio 2010), pari all’8 % della popolazione totale. Di questi un quinto circa sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre><strong><em>Aderiamo di slancio alla campagna qui di seguito evidenziata </em></strong></pre>
<pre><strong><em>e invitiamo tutti a sottoscriverla</em></strong></pre>
<pre><em><a href="http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=537">http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=537</a> </em></pre>
<pre></pre>
<p>Le persone di origine straniera che vivono in Italia sono oggi circa 5 milioni (stima Dossier Caritas Italiana Fondazione Migrantes al 1° gennaio 2010), pari all’8 % della popolazione totale. Di questi un quinto circa sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze.</p>
<p>Nati in gran parte in questo Paese, solo al compimento della maggiore età si vedono riconosciuto il diritto a chiederne la cittadinanza. Il luogo di provenienza dei loro genitori è lontano, spesso non ci sono mai stati. A loro, alle loro famiglie, vengono per lo più frapposte soltanto barriere. Limitazioni insormontabili e ingiustificate, che danno luogo a disuguaglianze, ingiustizie e persecuzioni.</p>
<p>L’articolo 3 della nostra Costituzione stabilisce il principio dell’uguaglianza tra le persone, impegnando lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscano il pieno raggiungimento. Ma nei confronti di milioni di stranieri questo principio è disatteso.</p>
<p>Noi, uomini e donne che considerano l’uguaglianza valore fondante di ogni democrazia e la decisione di persone di origine straniera di diventare cittadini/e italiani/e una scelta da apprezzare e valorizzare, siamo convinti che la battaglia per il riconoscimento dei diritti di ogni individuo sia decisiva per il futuro del nostro Paese.</p>
<p>Tutti e tutte dobbiamo assumercene la responsabilità e operare perché l’Italia sia più aperta, accogliente e civile.</p>
<p>Per questo ci impegniamo a:</p>
<p>1. Promuovere in ogni ambito l’uguaglianza tra persone di origine straniera e italiana.</p>
<p>2. Agire a tutti i livelli affinché gli ostacoli che impediscono la piena uguaglianza tra italiani e stranieri vengano rimossi, determinando le condizioni per la sua concreta realizzazione.</p>
<p>3. Promuovere la partecipazione e il protagonismo dei migranti in tutti gli ambiti sociali, lavorativi e culturali. Siamo infatti convinti che esercizio della cittadinanza significhi innanzitutto possibilità di partecipare alla vita e alle scelte della comunità di cui si fa parte.</p>
<p>4. Avviare un percorso che porti alla presentazione in Parlamento di due proposte di legge di iniziativa popolare:</p>
<p>- una proposta di legge che riformi la normativa sulla cittadinanza, aggiornando i concetti di nazione e nazionalità sulla base del senso di appartenenza ad una comunità determinato da percorsi condivisi di studio, di lavoro e di vita.</p>
<p>- una proposta di legge che riconosca ai migranti il diritto di voto nelle consultazioni elettorali locali, quale strumento più alto di responsabilità sociale e politica. A sostegno di quanto proposto, ricordiamo che la Convenzione europea sulla Nazionalità del 1997 già chiedeva agli Stati di facilitare l’acquisizione della cittadinanza per “le persone nate sul territorio e ivi domiciliate legalmente ed abitualmente”.</p>
<p>Sentiamo l’urgenza di riportare il tema della cittadinanza all’attenzione dell’opinione pubblica ed al centro del dibattito politico; per farlo, intendiamo impegnarci con una raccolta di firme e l’organizzazione di eventi e iniziative capaci di sollecitare organizzazioni e singoli a dar vita ad un movimento trasversale e unitario sul tema del diritto di cittadinanza.</p>
<p>Facciamo appello alle Istituzioni, alle forze politiche e sociali, al mondo del lavoro e della cultura, a tutte le persone che vivono in Italia, affinché ognuno svolga il ruolo che gli compete per costruire un futuro di convivenza, giustizia e uguaglianza in cui a ogni individuo che nasca e viva nel nostro Paese sia consentito di essere a tutti gli effetti cittadino/a italiano/a.</p>
<p>Comitato promotore</p>
<p>ACLI</p>
<p>ARCI</p>
<p>ASGI – ASSOCIAZIONE PER GLI STUDI GIURIDICI SULL’IMMIGRAZIONE</p>
<p>CARITAS ITALIANA</p>
<p>CENTRO ASTALLI</p>
<p>CGIL</p>
<p>CNCA &#8211; COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE COMUNITÀ D’ACCOGLIENZA</p>
<p>COMITATO 1° MARZO</p>
<p>COORDINAMENTO NAZIONALE DEGLI ENTI LOCALI PER LA PACE E I DIRITTI UMANI</p>
<p>EMMAUS ITALIA</p>
<p>FCEI &#8211; FEDERAZIONE DELLE CHIESE EVANGELICHE IN ITALIA</p>
<p>FONDAZIONE MIGRANTES</p>
<p>IL RAZZISMO È UNA BRUTTA STORIA</p>
<p>LIBERA</p>
<p>LUNARIA</p>
<p>RETE G2 – SECONDE GENERAZIONI</p>
<p>SEI UGL</p>
<p>TAVOLA DELLA PACE</p>
<p>TERRA DEL FUOCO</p>
<p>CARLO FELTRINELLI, editore</p>
<p>GRAZIANO DELRIO, sindaco Reggio Emilia (presidente)</p>
<p>Prime adesioni</p>
<p>REGIONE EMILIA ROMAGNA</p>
<p>REGIONE LIGURIA</p>
<p>REGIONE PUGLIA</p>
<p>REGIONE TOSCANA</p>
<p>Info</p>
<p>www.litaliasonoanchio.it , info@litaliasonoanchio.it</p>
<p>tel. +39 348 655 4161</p>
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		<title>Auguri ai Musulmani per l&#8217;inizio del Ramadan 1432</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 23:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle, in occasione dell’inizio del Ramadan 1432 vi porgiamo i nostri auguri più sinceri e fraterni e niente affatto rituali. L&#8217;inizio del vostro Ramadan avviene quest&#8217;anno a pochi giorni dall&#8217;infame e terribile atto criminale realizzato in Norvegia da chi si è dichiarato “cristiano” e propugna idee naziste e razziste. Vittime di quell&#8217;infame [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari fratelli e sorelle,</p>
<p>in occasione dell’inizio del Ramadan 1432 vi porgiamo i nostri auguri più sinceri e fraterni e niente affatto rituali.</p>
<p>L&#8217;inizio del vostro Ramadan avviene quest&#8217;anno a pochi giorni dall&#8217;infame e terribile atto criminale realizzato in Norvegia da chi si è dichiarato “cristiano” e propugna idee naziste e razziste. Vittime di quell&#8217;infame azione sono stati giovani e giovanissimi fra cui tantissimi cristiani e musulmani che in quel paese convivono pacificamente oramai da decenni e che insieme stavano partecipando ad un campo giovani del Partito Laburista norvegese per costruire un futuro migliore.</p>
<p>Questa azione infame e l&#8217;ideologia infame che l&#8217;ha generata ci devono spingere ancora di più sulla strada del dialogo, dell&#8217;amicizia, del rispetto e della stima reciproci, del superamento di qualsiasi incomprensione e pregiudizio reciproco. Di fronte a tale barbarie, che ripete ciò che i nazisti hanno fatto nel corso della seconda guerra mondiale e di tutta la loro infame storia, siamo ancora più convinti che non c&#8217;è alternativa alla via del dialogo se vogliamo dare un futuro alla nostra umanità.</p>
<p>Sono passati oramai dieci anni da quando nel 2001 lanciammo l&#8217;appello per la realizzazione di una giornata del dialogo cristiano-islamico. Da allora tantissime cose positive sono accadute ma purtroppo, come gli ultimi tragici avvenimenti della Norvegia ci ricordano, non siamo ancora riusciti a sconfiggere la guerra e la violenza e l&#8217;ideologia odiosa che la genera e la sostiene.</p>
<p>Ma proprio i tragici fatti della Norvegia ci confermano ancora di più sulla necessità del dialogo nonché sull’urgenza del tema, &#8220;<strong>DIALOGO, PLURALISMO, DEMOCRAZIA: IL NOSTRO COMUNE ORIZZONTE</strong>&#8220;, che quest&#8217;anno abbiamo indicato alle comunità cristiane e musulmane per la celebrazione della Decima Giornata del Dialogo Cristiano-Islamico del prossimo 27 ottobre 2011, perché il dialogo, per consolidarsi tra le persone e tra i popoli, non può fare a meno di pluralismo e democrazia.</p>
<p>Crediamo sia necessario che tutti gli uomini e donne di volontà buona prendano esempio dal primo ministro norvegese Stoltenberg che ha affermato di voler rispondere all&#8217;odio e alla violenza con “più democrazia e più apertura”, esattamente l&#8217;opposto di quello che vogliono terroristi e guerrafondai.</p>
<p>Sappiamo che il Ramadan per le comunità musulmane è un momento di gioia, di impegno personale e collettivo sulla via del bene, rifiutando tutto ciò che è male e aprendosi al povero e al diseredato per i quali vengono raccolti fondi di solidarietà.</p>
<p>Auguriamo che un tale spirito possa espandersi anche alle comunità cristiane e a tutte le altre comunità di fede, per riscoprire il bene comune, l’amore per la vita ed il rifiuto di ogni violenza, rifiutando l&#8217;idea di poter essere padroni di Dio, <em>perché – </em>così abbiamo concluso il nostro appello<em> &#8211; il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora</em>.</p>
<p>Ramadan karim!</p>
<p>Con un fraterno saluto di shalom, salaam, pace</p>
<p><strong>Il Comitato Organizzatore della Decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2011</strong></p>
<p>Venerdì, 29 luglio 2011.</p>
<p><strong><br />
</strong>Per l&#8217;elenco dei promotori clicca <a href="http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cristianoislamico/promotori_1308131182.htm" target="_blank">quì</a><br />
Per tutte le informazioni sulla giornata vai alla pagina <a href="http://www.ildialogo.org/cristianoislamico" target="_blank">www.ildialogo.org/cristianoislamico</a></p>
<p>Venerdì 29 Luglio,2011 Ore: 09:25</p>
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		<title>Immigrazione: class action CGIL, INCA per i diritti degli immigrati</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/06/immigrazione-class-action-cgil-inca-per-i-diritti-degli-immigrati/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 19:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricongiungimenti famigliari, correttezza nei procedimenti amministrativi, concessione della cittadinanza italiana, riconoscimento dello status di lungo soggiornante. Sono solo alcuni dei problemi che saranno oggetto di nuove forme di class action (o di contenziosi collettivi) per gli immigrati in Italia. L&#8217;idea, lanciata dalla CGIL e dal suo patronato INCA, è nata da anni di esperienza sul campo, visto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricongiungimenti famigliari, correttezza nei procedimenti amministrativi, concessione della cittadinanza italiana, riconoscimento dello status di lungo soggiornante. Sono solo alcuni dei problemi che saranno oggetto di nuove forme di <strong>class action</strong> (o di contenziosi collettivi) <strong>per gli immigrati in Italia</strong>. L&#8217;idea, lanciata dalla CGIL e dal suo patronato INCA, è nata da anni di esperienza sul campo, visto che sia il sindacato, che il patronato hanno avuto modo di entrare in contatto con decine di migliaia di immigrati che hanno avuto la necessità di assistenza e di tutela nei loro rapporti con la pubblica amministrazione, nelle pratiche di rinnovo o di rilascio del permesso di soggiorno, nelle procedure di regolarizzazione della posizione lavorativa, nelle richieste di ricongiungimento familiare.</p>
<p>Proprio grazie a questo scambio continuo e a questo elemento di conoscenza diretta dei problemi, la CGIL e l&#8217;INCA hanno potuto proporre numerose azioni di tutela, sia nella forma di vertenze individuali, sia mediante il ricorso alla contrattazione con le Amministrazioni territoriali (questure, prefetture, eccetera). Il bilancio delle esperienze realizzate e i progetti di sviluppo della nuova forma di class action saranno oggetto della <strong>conferenza stampa di mercoledì 1 giugno, ore 11,30</strong>, nella sede nazionale della CGIL, Corso Italia 25. Alla conferenza stampa interverranno Vera Lamonica, Segretaria Confederale della CGIL e Morena Piccinini, presidente dell&#8217;INCA e Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori.</p>
<p>Sono state già presentate due azioni collettive contro il Ministero dell’Interno, per il ripristino della correttezza e dell’efficienza dei procedimenti amministrativi in tema di concessione della cittadinanza italiana e in tema di riconoscimento dello status di soggiornante di lungo periodo. Per quanto riguarda la cittadinanza si intende intervenire sulla sistematica e gravissima violazione dei termini massimi per la conclusione dei procedimenti amministrativi. Benché la legge preveda che le procedure di naturalizzazione debbano concludersi entro due anni dalla presentazione della domanda, si verifica in concreto che gli istanti restino in attesa per tre, quattro e più anni. Il disservizio appare ancora più grave alla luce delle recenti modifiche legislative che con il “pacchetto sicurezza” approvato nel luglio 2009 hanno imposto ai richiedenti la cittadinanza di pagare una tassa di 200,00 euro al momento della presentazione della domanda.</p>
<p>In molti casi sono stati promossi dei contenziosi cosiddetti “pilota”, ad esempio in tema di accesso alle prestazioni di assistenza sociale. Le forme più vistose di discriminazione ai danni dei non-cittadini sono state portare all’attenzione dell’autorità giudiziaria e talvolta anche della Corte costituzionale. Dalla Consulta è stata ottenuta ad esempio la famosa sentenza 432/2005 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una legge regionale lombarda che introduceva delle agevolazioni tariffarie in favore degli invalidi civili, escludendo però del tutto dal beneficio coloro che non fossero in possesso della cittadinanza italiana.</p>
<p>L’INCA ha promosso azioni di tutela in tema di ricongiungimento familiare (istituto modificato in senso restrittivo dal Governo nell’ottobre 2008), di conseguimento dello status di soggiornante di lungo periodo, nonché per la declaratoria di incostituzionalità del reato di “immigrazione clandestina”. Una speciale attenzione è stata poi prestata alla trasparenza nella gestione delle procedure di ingresso dei lavoratori extracomunitari, tanto che sia il decreto flussi per l’anno 2007 che quello per l’anno 2008 sono stati interessati da procedure giurisdizionali con l’intervento dell’Inca: per l’anno 2007, con sentenza non impugnata, è stata sanzionata la irregolarità della procedura informatica di acquisizione delle istanze relative al decreto-flussi; per il 2008, è stata rimossa, con pronuncia cautelare anche del Consiglio di Stato, la discriminazione nei riguardi dell’accesso ai flussi dei datori di lavoro stranieri. Su ricorso della CGIL, in tre sentenze (nn. 1239, 1240, 1242 del 2011) il Tar Lombardia ha stabilito che i Comuni non hanno poteri di ordinanza e neanche poteri regolamentari in materia di anagrafe ed in materia di immigrazione, non potendo quindi autonomamente regolare, anche per profili diversi da quelli anagrafici, la posizione degli stranieri. Ciò implica l’illegittimità anche di atti comunali che discriminino gli stranieri, per l’accesso ai servizi sociali o altre prestazioni pubbliche, introducendo requisiti non previsti da leggi statali.</p>
<p>Da parte sua Federconsumatori si occupa da anni anche dei problemi dei consumatori immigrati. In particolare l&#8217;associazione dei consumatori guidata da Trefiletti ha pubblicato una guida speciale al consumo dal punto di vista degli immigrati e ora ha deciso di partecipare con l&#8217;Inca e la CGIL alle nuove class action</p>
<p>Dal punto di vista procedurale, le azioni di classe prendono avvio con un atto di diffida a cui il Ministero è tenuto a fornire risposta entro 90 giorni dal ricevimento. Sono legittimati ad agire sia i privati cittadini pregiudicati dal disservizio dell’Amministrazione che gli enti collettivi e le associazioni di tutela dei soggetti portatori dei medesimi interessi. Se l’Amministrazione non risponde nel termine di 90 giorni o se risponde in modo insoddisfacente o se comunque il disservizio non viene eliminato, può essere promossa nel termine di un anno la vera e propria azione di classe in sede giurisdizionale innanzi al Tar.</p>
<p><a href="http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=16552">http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=16552</a></p>
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		<title>L&#8217;Islam dice NO alla pedofilia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 10:56:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[In nome di Allah, Il Compassionevole, Il Misericordioso &#8220;Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: “Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?&#8221; (Corano, 4:75) L&#8217;Islam [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>In nome di Allah, Il Compassionevole, Il Misericordioso</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Perché mai non combattete per la causa di Allah e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: “Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?&#8221;</em> (Corano, 4:75)</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">L&#8217;Islam dice NO alla pedofilia<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: left;">La religione dell&#8217;Islam è una religione di misericordia, che tutela, fin dalla più tenera età, qualunque individuo, maschio o femmina che sia, preservandolo, attraverso l&#8217;applicazione delle sue regole di vita, in tutte le maniere da qualsiasi male possa capitargli.</p>
<p>Fin dai suoi albori, ha proibito l&#8217;uccisione delle figlie femmine:</p>
<p><em>&#8220;e quando verrà chiesto alla [neonata] sepolta viva per quale colpa sia stata uccisa&#8221;</em> Corano, 81:8</p>
<p>pratica largamente messa in atto per lungo tempo prima della Rivelazione coranica (e purtroppo ancora praticata tutt&#8217;oggi nelle zone di campagna della Cina), ha imposto gentilezza verso tutti, ha ordinato ai genitori di far crescere i figli nella maniera migliore possibile dando loro dei diritti come quello all&#8217;istruzione che all&#8217;epoca praticamente era inesistente.</p>
<p>L&#8217;Islam vieta anche l&#8217;ingiustizia, la violenza, l&#8217;oppressione, e se questo vale per gli adulti a maggior ragione per delle creature indifese come sono appunto i bambini&#8230;</p>
<p>Ha sempre consigliato di educare i figli secondo i sani principi che appartengono alla religione, ricordando il castigo per chi non avrà cresciuto con cura la sua prole e la grandiosa ricompensa per coloro che invece si saranno sforzati di farlo nella maniera migliore.</p>
<p>Il Profeta Muhammed, pace e benedizioni su di lui, ci ha insegnato ad essere pazienti con i bambini:</p>
<p><em>&#8220;Riporta da Abdullah bin Shaddad, riferito da suo padre: il Profeta &#8211; pace e benedizione su di lui &#8211; venne alla preghiera tenendo tra le braccia Hasan e Hussein. Avanzò e li pose a terra. Fece takbir, iniziò la preghiera, fece la prosternazione della preghiera, e la sua prosternazione fu molto lunga. Disse mio padre: &#8220;alzai la testa e vidi il bambino sulla schiena del Profeta di Allah &#8211; pace e benedizione su di lui -, mentre era prostrato; tornai alla mia prosternazione, e quando finì la preghiera disse la gente: &#8220;O Profeta di Allah, hai fatto durante la pregheira una prosternazione molto lunga, tanto che abbiamo creduto che ti fosse capitato qualcosa o che fosse arrivata una rivelazione (dell’arcangelo Gabriele)&#8221;. Rispose: &#8220;No, non accadde ciò. Ma mio figlio salì sulla mia schiena e mi era odioso fargli fretta, finché non avesse avuto voglia di scendere&#8221;. (Sahih Al Nisa&#8217;i)<br />
</em><br />
<em>&#8220;Ci riferisce Abdullah bin Yusef: &#8220;Il Profeta di Allah stava pregando tenendo in braccio Umama figlia di Zainab figlia del Profeta di Allah e di Abi &#8216;Alas bin Rabi&#8217;a bin &#8216;abd Shams, se si prosternava la poneva a terra, se si alzava la prendeva in braccio&#8221;. (Bukhari)<br />
</em><br />
a mostrar loro affetto:</p>
<p><em>&#8220;Sayidina Abu Hurairah riferisce che il Messeggero di Allah (pace su di lui) baciò Saidina Hasan bin Ali (suo nipote). Aqra’bin Habis al-Tameemi che era seduto vicino a lui disse: &#8220;Ho 10 figli ma non ho mai baciato nessuno di loro&#8221; Il Profeta (pace su di lui) llo guardò e disse: &#8220;A colui che non mostra misericordia, non verrà mostrata misericordia&#8221;. (Bukhari, Muslim,Abu dawood, Ahmad)<br />
</em><br />
ad ascoltare le loro rimostranze qualora ve ne fossero ed i loro suggerimenti. Insomma a trattarli come meritano: da piccoli, delicati ed intelligenti esseri umani.</p>
<p>Per questo tutti i musulmani d&#8217;Italia e del mondo vogliono gridare il loro sdegno e il loro NO ALLA PEDOFILIA, una pratica a dir poco inumana, disgustosa, meschina, soprattutto perchè compiuta ai danni di coloro che talvolta non hanno nemmeno l&#8217;uso della parola per difendersi.</p>
<p>Troppo, troppo spesso oggigiorno si sente parlare di bambini, di neonati addirittura (NEONATI!) che hanno sopportato torture e abusi inenarrabili, che avranno le loro vite segnate per sempre, quando non ne subiranno addirittura la perdita a causa di gesta che, come minimo, denotano del maligno allo stato puro.</p>
<p>Oggi è la Giornata Nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, ma facciamo sì, tutti assieme, che non sia l&#8217;unica dell&#8217;anno durante la quale ci si ricorda di questa piaga. Grazie a Dio moltissimi fra noi hanno una vita serena, lontana da simili nefandezze, ma il nostro piccolo vicino di casa invece potrebbe forse essere in pericolo.</p>
<p>Aiutiamo quindi queste povere, innocenti vittime, ricordando l&#8217;esempio del Profeta (pace e benedizioni su di lui) che ascoltava i bambini e dedicava loro il proprio prezioso tempo proprio come faceva con gli adulti.</p>
<p>Qualche attimo trascorso a chiacchierare, curandosi dei loro problemi, potrebbe addirittura salvar loro la vita&#8230;</p>
<p>Non rimaniamo indifferenti, non giriamoci dall&#8217;altra parte: aiutiamo i nostri piccoli cittadini del mondo futuro. Sottraiamoli, con la nostra vigilanza e amorevole cura, dagli artigli della bestia della pedofilia.</p>
<p><em>&#8220;Il Profeta ha detto: &#8220;Trattate i vostri figli con riguardo, essi sono doni che vi sono stati offerti&#8221;</em> (Tratto da &#8220;Minhaj al muslim&#8221;)</p>
<p style="text-align: left;">U.CO.I.I.  </p>
<p style="text-align: left;">Associazione Donne e Mamme Musulmane</p>
<p style="text-align: left;">Comunità Islamica delle MARCHE</p>
<p style="text-align: left;">Comunità Islamica di ANCONA</p>
<p style="text-align: left;">Life Argenta</p>
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		<title>Matrimoni imposti: Albenga,19 marzo 2011</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 05:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[  La campagna contro i matrimoni imposti ha avuto un primo lancio a Torino, il 21 ottobre 2008, a palazzo Graneri della Rocca, alla presenza di Marianne Vorthoren, responsabile del progetto contro i matrimoni forzati e coordinatrice campagna a livello europeo, Tariq Ramadan presidente del European Muslim Network, Hamza Roberto Piccardo, direttore islam-online.it e membro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>La campagna contro i matrimoni imposti ha avuto un primo lancio a Torino, il 21 ottobre 2008, a palazzo Graneri della Rocca, alla presenza di Marianne Vorthoren, responsabile del progetto contro i matrimoni forzati e coordinatrice campagna a livello europeo, Tariq Ramadan presidente del European Muslim Network, Hamza Roberto Piccardo, direttore islam-online.it e membro del direttivo Ucoii, Patrizia Khadija Dal Monte responsabile del progetto in Italia e vice presidente Ucoii. Significativa anche la presenza di Sumaya  Abdel Qader già fondatrice del GMI, (Giovani Musulmani d&#8217;Italia) membro dell&#8217;Emw. Il saluto delle istituzioni è stato portato con da Ilda Curti, assessore alle politiche d&#8217;integrazione del Comune di Torino, la quale ha partecipato con vera attenzione e intelligenza. L’iniziativa è stata possibile grazie al generoso lavoro di Elvio Arancio, artista e attore sociale e politico.</p>
<p>Tale campagna è stata ora ripresa dall&#8217;Ucoii, alfine di chiarire come il matrimonio, secondo la tradizione e la giurisprudenza islamica richieda il libero consenso dei contraenti.</p>
<p>Si tratta di promuovere una campagna di informazione e non di repressione, una campagna dal basso, alfine di modificare alcune tradizioni culturali che spesso associano impropriamente questo costume alla religione e la cui sopravvivenza nella società occidentale è chiara nell’esperienza dei nostri partner europei. L&#8217;entità di tale fenomeno non ci è nota,  nessuno è  informato esattamente su ciò che avviene nel segreto delle famiglie circa le decisioni relative al matrimonio dei figli. Probabilmente è il silenzio in cui essa è avvolta che induce a pensare si tratti di una realtà marginale. Però si è constatato, in numerosi paesi europei, una recrudescenza delle fughe dei giovani (adolescenti o adulti) subito prima dell&#8217;estate, nel timore di essere condotti nei paesi d&#8217;origine e subire là un matrimonio non desiderato. Oltre a ciò abbiamo avuto anche in Italia alcuni fatti estremamente gravi nell&#8217;ambito di imposizioni parentali circa il matrimonio sfociati in vere e proprie tragedie, ad esempio a Novi di Modena&#8230;</p>
<p> I matrimoni imposti di per sé non concernono solo le ragazze, né una sola cultura o religione (sono praticati in Africa, in Asia, in America e in Europa tra gli induisti, i buddisti, gli ebrei, i cristiani e i musulmani, ecc.) e questa pratica attraversa tutte le classi sociali (dai più poveri fino agli ambienti aristocratici delle società contemporanee).</p>
<p> E&#8217; difficile  determinare con esattezza quando si tratti di un matrimonio imposto o semplicemente di un « matrimonio combinato » nel quale l&#8217;individuo interessato può decidere e accettare liberamente i consigli e le scelte della famiglia.   In molte culture tradizionali, anche in Italia fino a qualche decennio fa, vigeva la consuetudine che fosse la famiglia a presentare alla ragazza o al ragazzo dei possibili pretendenti.  Nei paesi a cultura tradizionale i legami all’interno della famiglia sono più importanti che in quelli cosiddetti moderni. Le famiglie si fanno carico degli individui in difficoltà, per esempio in caso di malattia, o mancanza di lavoro, e di figli rimasti orfani. In Europa, tutte queste funzioni sono espletate sempre più dallo Stato, con l’ausilio di sussidi per anziani, per orfani e disoccupati, e di appositi provvedimenti e infrastrutture.  Accompagna ciò un forte processo di individualizzazione che è la tendenza dominante in diversi campi, dal lavoro al tempo libero, ma anche nel campo della scelta del partner da sposare. Il matrimonio non è neppure più un legame tra due famiglie: piuttosto, è un legame tra individui,  matrimonio d’amore, o matrimonio di libera scelta. Si tratta di una decisione presa da due individui. I diritti e i doveri che i componenti di una famiglia hanno gli uni verso gli altri si riducono sempre di più. I coniugi hanno diritti e doveri reciproci, ma molto deboli nei confronti dei loro familiari. Nella concezione tradizionale della famiglia, invece oltre ai legami derivanti da una necessità di aiuto reciproco, si riconosce il valore dell’esperienza degli adulti, in questo caso dei genitori nel scegliere una persona degna di fiducia, compagno per la vita e certo viene relativizzata l’importanza dell’innamoramento a favore di criteri più sostanziali per un matrimonio duraturo.  Il legame profondo con la famiglia di origine e la comprensione verso i genitori <strong>non implica però l’accettazione di una scelta imposta,</strong> ma la necessità di resistere alle imposizioni altrui in modo garbato, magari cercando supporto all’esterno. </p>
<p> I matrimoni combinati diventano matrimoni imposti, e quindi violenza sulla persona quando dalla semplice proposizione si passa alla coercizione, alla minacce, alla violenza. Quest’ultima poi è doveroso ricordare non esiste solo nella forma fisica, che è più facile individuare, ma anche in forme più sottili di tipo psicologico, che si esprimono attraverso la pressione psicologica, la riprovazione, allontanamento, emarginazione del soggetto “non obbediente” dalla comunità familiare e religiosa.  Quando il giovane, uomo o donna, è obbligato ad agire contro il suo cuore, i suoi desideri, e la sua coscienza in seguito ad una costrizione fisica o psicologica, si tratta di matrimonio imposto che deve essere prevenuto e rifiutato, nonostante tutto l&#8217;amore  che si deve ai genitori.</p>
<p>Le due realtà, matrimonio imposto e matrimonio combinato, dunque convivono fianco a fianco e sono possibili sconfinamenti legati in particolare alle personalità coinvolte, gioca un ruolo essenziale la percezione dell’autorità dei genitori soprattutto del padre, ma anche la personalità dei figli, del modo in cui questi sono stati educati a sentirsi soggetti autonomi della propria vita e ancor più delle figlie che spesso vengono educate nelle culture tradizionali in  carenza di esperienze di autonomia.</p>
<p>Per quattro anni l’associazione di Rotterdam SPIOR ha lavorato su questo problema e ha organizzato degli incontri con i genitori, i giovani, i responsabili religiosi, per ripetere con forza <strong>che niente può giustificare questo tipo di matrimonio</strong>. I responsabili dello SPIOR hanno sottolineato come benché non si tratti di una pratica esclusivamente musulmana, sia presente anche nelle comunità musulmane e ci siano genitori che pretendono di giustificarla in nome dell’islam, <strong>è necessario perciò pronunciarsi chiaramente contro questo tradimento degli insegnamenti islamici.</strong>  Diversi elementi delle Fonti islamiche infatti  ci parlano della necessità della libertà nel contrarre un matrimonio che sia valido, Al-Bukhârî ad esempio riporta il hadith seguente: <em>“Secondo Khansa Bint Khaddam, suo padre la sposò, alla propria guardia del corpo, quando era in stato di vedovanza. Non avendo gradito questo comportamento, ella si recò a lamentarsi presso il Profeta (*), il quale annullò il matrimonio.”  </em></p>
<p>Abû Burayda riporta dal racconto di suo padre che <em>“una giovane venne dal Profeta e gli disse: “Mio padre mi ha sposato a suo nipote per scappare alla povertà con questo matrimonio.”</em> <em>Il Profeta le lasciò la libertà di decidere. Allora ella disse: “Io avvallo la decisione di mio padre, ma ho voluto protestando far capire alle donne che i nostri padri non hanno il diritto di prendere alcuna decisione al posto nostro.”</em></p>
<p><em>Non è consentito combinare un matrimonio per una vedova o una donna separata, a meno che la richiesta provenga da lei; non è consentito combinare un matrimonio per una vergine, senza che questa abbia prima dato il suo consenso.’</em></p>
<p>E&#8217; stato pubblicato un manuale d’informazione e insegnamenti pratici (Mano nella mano contro i matrimoni imposti) distribuito nelle famiglie, agli operatori sociali e ai responsabili di associazioni. Tariq Ramadan nell&#8217;ambito del suo impegno (accademico e sociale) presso il comune di Rotterdam, ha incontrato i responsabili dello SPIOR e ha loro proposto un lavoro in sinergia (SPIOR e Comune) per una campagna europea contro i matrimoni imposti. Il manuale è stato tradotto in otto lingue (tra cui l’italiano, l’arabo e il turco) e sono stati organizzati degli incontri nelle capitali europee da Bruxelles a Berlino, passando per Londra e Madrid, e anche a Torino.</p>
<p> La “freschezza” del fenomeno immigratorio in Italia, può essere un fattore positivo in quanto permette di operare da subito sulle nuove generazioni,  attraverso un lavoro di educazione che esige una sinergia di sforzi delle comunità musulmane locali e di quelle politiche, alfine di svolgere un lavoro più articolato e profondo, che miri ad una vera emancipazione delle persone, <strong>lontano da quelle azioni scandalistiche politicamente sfruttate che non fanno che inasprire i problemi esistenti.</strong>  La questione è certo delicata : si deve condannare i matrimoni imposti e le soluzioni esigono tempo, ascolto, empatia, riconoscimento dell&#8217;amore dei genitori, senza però accettare l’usurpazione dei diritti dei figli. E&#8217; insieme, unendo le nostre risorse e le nostre competenze, e in nome dei nostri valori comuni che possiamo vincere questa battaglia. Negare la libertà ad uomo o ad una donna  di scegliere colui che sarà il compagno della propria vita, non è solo un problema religioso, ma tocca la libertà e la dignità dell’individuo ed è responsabilità di tutti, come ha dichiarato il Comune di Rotterdam che per primo ha dato appoggio a tale iniziativa, in una conferenza del 25 giugno 2007 con le parole: “la lotta alle costrizioni e alla violenza è responsabilità di tutti noi”.</p>
<p>Un lavoro contro i matrimoni imposti per noi musulmani e musulmane è anche un atto di fedeltà alla nostra religione, l&#8217;islam, che  è basato sulla libera accettazione di sottomettersi e affidarsi ad Allah,  libertà che è condizione di ogni valenza morale delle nostre azioni, ed è condizione di maturazione di donne e uomini equilibrati, in grado di dare un contributo positivo  alla religione e alla società, inch’Allah.</p>
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		<title>LIFE RAVENNA, UN SEMINARIO SUL MATRIMONIO ISLAMICO</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/12/life-ravenna-un-seminario-sul-matrimonio-islamico/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 18:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è svolto 18 dicembre a Ravenna un seminario organizzato dalla LIFE (Lega Islamica Femminile) nel quadro dell&#8217;iniziativa nazionale patrocinata dall&#8217;UCOII  &#8221;Contro i matrimoni imposti&#8221; (ndr). A PROPOSITO DI MATRIMONIO: UN SEMINARIO DI STUDI PER DECOSTRUIRE I LUOGHI COMUNI “Noi riteniamo che [la] cultura che prende di mira le donne […] vada combattuta insieme. Dobbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Si è svolto 18 dicembre a Ravenna un seminario organizzato dalla LIFE (Lega Islamica Femminile) nel quadro dell&#8217;iniziativa nazionale patrocinata dall&#8217;UCOII  &#8221;Contro i matrimoni imposti&#8221; (ndr).</em></p>
<p><em><strong><br />
</strong></em></p>
<p><strong>A PROPOSITO DI MATRIMONIO: UN SEMINARIO DI STUDI PER DECOSTRUIRE I LUOGHI COMUNI</strong></p>
<p>“Noi riteniamo che [la] cultura che prende di mira le donne […] vada combattuta insieme. Dobbiamo cercare tutte le soluzioni possibili per sconfiggere questo pensiero […]perché crediamo alla sacralità della vita e alla parità tra uomo e donna”.  Con queste parole l’associazione culturale “Centro Minhaj-ul-Quran”, le Associazioni Pakistane di Modena e Reggio Emilia e il presidente dell’associazione M.L.N.W. rispondevano alle accuse rivolte alla “comunità pakistana” presente in Italia, all’indomani dell’omicidio di Shehnaz Begum da parte del marito. L’uccisione della donna rappresenta l’estrema conseguenza della sua ferma opposizione al matrimonio imposto alla figlia. I titoli dei giornali, all’indomani, attribuivano l’atto del marito ad una punizione nei confronti di una moglie ormai “troppo occidentale” per accettare quello che si configurerebbe come un “istituto tradizionale della cultura islamica”.</p>
<p>Da questo scambio mediatico hanno preso spunto numerose riflessioni, alcune delle quali sono state condivise nel corso di un seminario di studi <strong><em>A proposito di Matrimonio</em></strong><em>,</em> <strong>promosso dalla Associazione Femminile Maschile Plurale e da Lega Life, con la collaborazione della Casa delle Culture e della rete Civile contro il Razzismo e la Xenofobia, che si è svolto sabato 18 dicembre presso la Casa delle Culture di Ravenna.</strong> Il pubblico, composto da rappresentanti di associazioni (Liljana Picari portavoce di Ravenna Solidarietà, Marinella Gondolini di Città Meticcia, Angelo Morini del Movimento Federalista Europeo), istituzioni (Giovanna Piaia, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ravenna  e Raffaella Sutter dirigente del Comune di Ravenna), sindacati  (Mirella Rossi Ufficio Immigrati CGIL e Rete Civile), numerosi rappresentanti di altre associazioni aderenti alla Rete, ma anche da liberi uditori (giovani del corso di laurea in cooperazione internazionale e della comunità islamica di Ravenna), ha seguito gli interventi di Ada Assirelli e Maria Paola Patuelli dell’associazione Femminile Maschile Plurale, di  Marisa Iannucci, presidentessa dell’associazione Life e di Barbara Sorgoni, ricercatrice e docente presso la sede ravennate dell’Università di Bologna. Una mattinata di intenso lavoro, con, durante il breve intervallo, un delizioso tè alla menta, che ha facilitato la reciproca conoscenza e il dialogo.<em> </em></p>
<p>Ada Assirelli ha spiegato come l’esigenza di organizzare un incontro di questo tipo sia scaturita da una riflessione a proposito dell’appello lanciato, all’epoca dei fatti, dall’associazione Trama di Terre di Faenza: in esso, si poteva leggere la rivendicazione di un diritto all’emancipazione da parte delle giovani immigrate in Italia, le quali  “sperano e sognano di poter studiare, lavorare, non sottostare alle violenze patriarcali e religiose<a href="https://mail.google.com/mail/?ui=2&amp;view=bsp&amp;ver=ohhl4rw8mbn4#12d0e82907b18813__ftn1"><sup>[1]</sup></a>”. “Per molte di loro”, continuava il comunicato, “vivere in Italia sotto una pesante tradizione significa perdere quei diritti che in alcuni dei loro Paesi di origine sono ormai legge”. Sull’onda delle emozioni causate dal drammatico episodio, molte persone avevano firmato l’appello. Ad un esame più attento del testo, però, alcune espressioni come “violenze patriarcali e religiose” e “ pesante tradizione” sono apparse fuorvianti ed hanno suscitato alcuni interrogativi: cosa si dovrebbe intendere per  “violenze religiose”? Che cos’è “tradizione” e che cosa non lo è? Qual è la differenza tra cultura, tradizione e religione e perché non solo sui mass media, ma anche nel linguaggio corrente, questi termini vengono spesso considerati quasi intercambiabili?</p>
<p>Per cercare di dare risposta a tali questioni, Maria Paola Patuelli ha proposto una sintesi del percorso storico del matrimonio nella storia “occidentale”: dal contratto, stipulato e valido solo con il consenso paterno, che sanciva l’unione matrimoniale nella Grecia classica; alla sacralizzazione del matrimonio ad opera della Chiesa medievale in contraddizione con il dettato evangelico, come sottolinea Lutero, che non parla di matrimonio in termini  di sacramento, al recupero della dimensione civile del matrimonio in seguito alla rivoluzione francese, fino ad arrivare alle dispute in seno all’assemblea costituente italiana perché all’unione matrimoniale non fosse imposta <em>de lege </em>l’indissolubilità; fino alla legge del 1970 che laicizza definitivamente il matrimonio, rendendo il divorzio possibile.</p>
<p>Marisa Iannucci ha descritto il matrimonio così come viene disciplinato dalle due principali fonti normative dell’Islam sunnita: il Corano e la Sunna. In particolare, si è soffermata sull’importanza dell’innovazione giuridica che la religione islamica ha comportato in seno alle società con le quali è entrata in contatto: in molti casi, infatti, esistevano molteplici fattispecie assimilabili al matrimonio, nessuna delle quali prevedeva necessariamente il libero consenso di entrambi gli sposi. L’islam, invece, prevede una disciplina rigorosa di quello che si configura come un contratto di diritto privato, dove è richiesto il consenso esplicito di entrambi i soggetti coinvolti alla presenza di due testimoni. Di conseguenza il matrimonio forzato non solo non è né incoraggiato né consentito, ma non produce nemmeno effetti giuridici perché non è valido.</p>
<p>Diverso è il caso del matrimonio combinato, per il quale è comunque necessario il consenso dei due sposi. Questi ultimi, però, potrebbero essere sottoposti a pressioni e ricatti finalizzati ad estorcere loro un parere positivo, nel quadro di strategie volte a mantenere l’equilibrio sociale, oppure ad aumentare il prestigio delle famiglie coinvolte. Tali prassi che, beninteso, rappresentano l’eccezione e non la regola, non trovano comunque alcuna giustificazione nel contesto della religione islamica, ma possono avere un peso rilevantissimo per gli individui i quali, in caso di dissenso, rischiano l’allontanamento dalla comunità. A questo proposito, Iannucci ha evidenziato come soprattutto nel caso dei migranti, l’esclusione dal gruppo dei connazionali presenti sul territorio ospitante può tradursi in una vera e propria “morte sociale”.</p>
<p>In assenza di Patrizia Khadija Dal Monte*, responsabile in Italia della campagna “ Mano nella mano contro i matrimoni forzati” dello SPIOR, Iannucci ha poi spiegato brevemente i contenuti e le finalità della campagna promossa da tale organizzazione: sensibilizzare i fedeli musulmani presenti in Europa, collaborando con le autorità religiose affinché diffondano un’immagine dell’istituto del matrimonio coerente con i principi di equità sanciti dalla religione islamica.</p>
<p>L’intervento finale di Barbara Sorgoni ha seguito un percorso circolare, iniziato e concluso a partire dal concetto di “cultura”, ricordando come questo termine &#8211; centrale per gli studi antropologici &#8211; venga oggi utilizzato in ambiti diversissimi e con significati molteplici non sempre dichiarati, e sia quindi costantemente esposto al rischio di distorsioni o strumentalizzazioni. Il primo tema affrontato dagli antropologi dell’800 è proprio quella “parentela” che oggi, nel contesto occidentale, si ritiene spesso priva di significato. Attraverso esempi diretti, Sorgoni ha mostrato come l’uso del termine “naturale” per descrivere un legame di parentela sia assolutamente improprio: la parentela è, piuttosto, un legame costruito socialmente. In questo senso, il matrimonio si configura come il riconoscimento socialmente accettabile dell’unione tra due individui, che ha due finalità fondamentali: legittimare tale unione e la discendenza che ne deriva, e creare alleanze tra gruppi (non a caso, anche nel rituale previsto dal matrimonio cattolico è il padre che accompagna sua figlia all’altare consegnandola al marito). Tali alleanze possono consentire ai membri dei rispettivi gruppi di acquisire diritti, vantaggi o privilegi e di modificare il proprio status economico e sociale.</p>
<p>Quando però accade – come riferito da alcuni membri della comunità pakistana in Norvegia – che il termine “visuna” che tradizionalmente significa “visto”, venga invece utilizzato per indicare ogni ragazza di origini pakistane e cittadinanza norvegese che, se sposata (anche contro il proprio consenso), consente ad un individuo e alla sua famiglia l’ingresso in Europa, difficilmente possiamo parlare di matrimonio “islamico” o  “tradizionale”. Piuttosto, la tradizione dei matrimoni combinati serve qui per mascherare istanze transnazionali del tutto moderne.  Termini come “cultura” e “tradizione” vengono sempre più spesso utilizzati per descrivere comunità immaginate come immerse e intrappolate in consuetudini ataviche ed immobili. Comunità di questo tipo non esistono; al contrario, tali concetti trovano il loro senso solo se posti in un rapporto dinamico e dialettico con la realtà storica e sociale nella quale vivono gli individui.</p>
<p>Il dibattito che ne è seguito ha ribadito ancora una volta come l’uso improprio di certi termini può dar origine a categorie fittizie, come quelle di “culture violente” o “scontri di culture”, di “islam” più o meno moderato o integralista, che non solo non rispondono adeguatamente al bisogno di raccontare ed analizzare la realtà, ma rischiano di prestarsi a strumentalizzazioni semplicistiche e, soprattutto, a scelte politiche discriminatorie e pericolose. La via di uscita non può che passare per il confronto aperto e costruttivo tra persone portatrici di storie diverse.</p>
<p>L’impegno, a conclusione del seminario, è stato quello di continuare la collaborazione e di portare “lo spirito” del confronto ovunque sia possibile, o necessario: nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle varie aggregazioni sociali.</p>
<p>Ravenna, 21 dicembre 2010   RESOCONTO A CURA di Ada Assirelli, Marisa Iannucci, Maria Paola Patuelli, Barbara Sorgoni, Elena Starna</p>
<p>* Patrizia Khadija Dal Monte, è vice presidente naz.le UCOII (ndr)</p>
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		<title>matrimoni imposti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 07:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA   Associazione Femminile Maschile Plurale FMP e Associazione LIFE propongono il Seminario di studi : “A proposito di matrimonio”. Il seminario avrà luogo il 18 dicembre 2010 dalle 9.00 alle 12.30 circa presso Casa delle Culture in P.za  Medaglie d’Oro Ravenna.   La tragedia avvenuta nell’ottobre scorso nel modenese, in cui ha perso la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: TimesNewRoman;"><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">COMUNICATO STAMPA</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Associazione Femminile Maschile Plurale FMP e Associazione LIFE propongono il Seminario di studi : “A proposito di matrimonio”.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il seminario avrà luogo il 18 dicembre 2010 dalle 9.00 alle 12.30 circa presso Casa delle Culture in P.za  Medaglie d’Oro Ravenna.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">La tragedia avvenuta nell’ottobre scorso nel modenese, in cui ha perso la vita una donna pakistana ed è stata gravemente ferita la giovane figlia per mano di uomini della sua famiglia, ci ha colpito profondamente. </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Le nostre coscienze scosse dal dolore e dall’amarezza, sono state interrogate dall’ennesimo omicidio di una donna avvenuto in Italia in seno alla famiglia, nella propria casa. </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Il comunicato diffuso dalla comunità pakistana di Modena dopo la  tragica vicenda ci ha spinto ulteriormente a fare delle riflessioni, ad aprire un dibattito tra di noi. </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Abbiamo sentito la necessità di lavorare insieme e di darci degli strumenti per fare una riflessione approfondita sul significato del matrimonio, dal punto di vista antropologico, socio culturale e religioso. Le nostre differenze, le diverse scelte religiose politiche e i percorsi personali  di ciascuna/o di noi sono state come sempre una ricchezza aggiunta al nostro lavoro. Vogliamo condividere questo momento con un incontro pubblico, il 18 dicembre 2010, giornata ONU del migrante, in cui presenteremo anche la Campagna europea “Mano nella mano contro i matrimoni forzati</span></strong><strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">”</span></strong><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;"> </span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Interverranno:</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ada Assirelli</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Associazione FMP</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Maria Paola Patuelli</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Associazione FMP</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Marisa Iannucci</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">LIFE e Associazione FMP</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Patrizia Khadija dal Monte</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Responsabile in Italia della campagna europea “ Mano nella mano contro i matrimoni forzati” dello SPIOR, Stichting Platform Islamitische Organisaties Rijnmond di Rotterdam</span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Barbara Sorgoni</span></strong>, Università di Bologna</p>
<p><span style="font-family: Arial; color: navy; font-size: x-small;"> </span></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="326" valign="top"><strong><span style="font-family: Times New Roman; color: navy; font-size: small;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; color: navy; font-size: x-small;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; color: navy; font-size: x-small;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; color: navy; font-size: x-small;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial; color: navy; font-size: x-small;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; color: #ff6600; font-size: small;"><img id="yiv396339799_x0000_i1025" src="http://f269.mail.yahoo.com/ya/download?mid=1%5f8632329%5fAF%2bwktkAAO0%2fTQkfvw8hszzjqpU&amp;pid=1.2&amp;fid=Inbox&amp;inline=1" alt="" width="85" height="91" /></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Garamond; color: #993366; font-size: large;">Associazione Femminile  Maschile Plurale</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></strong></td>
<td width="326" valign="top"><strong><span style="font-family: Times New Roman; color: navy; font-size: large;"> </span></strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></span></div>
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		<title>Danilo Zolo : “Perchè sostengo la Freedom Flotilla 2″</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 23:41:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[da www.freedomflotilla.it. Danilo Zolo, giurista e filosofo del diritto italiano, ha voluto inviarci una sua dichiarazione per sostenere la Freedom Flottilla 2, ci pare particolarmente intensa e soprattutto motivata. “Ho aderito alla campagna a sostegno della Freedom Flotilla 2 per una ragione molto semplice: da decenni sono impegnato a favore della causa palestinese e contro il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>da <strong>www.freedomflotilla.it</strong></em>.</p>
<p>Danilo Zolo, giurista e filosofo del diritto italiano, ha voluto inviarci una sua dichiarazione per sostenere la Freedom Flottilla 2, ci pare particolarmente intensa e soprattutto motivata.</p>
<p>“Ho aderito alla campagna a sostegno della Freedom Flotilla 2 per una ragione molto semplice: da decenni sono impegnato a favore della causa palestinese e contro il terrorismo sionista. Lo Stato di Israele nega l’esistenza del popolo palestinese, occupa le sue terre, estende sempre più le sue colonie in quel che è rimasto della Cisgiorgania, fa strage di innocenti, come è avvenuto con la sanguinaria, razzista operazione “Piombo fuso” contro la popolazione di Gaza, già in condizioni disperate.</p>
<p>In questi anni decine di migliaia di case palestinesi sono state demolite e centinaia di villaggi devastati. Centinaia di pozzi sono stati distrutti e le riserve idriche sotterranee sequestrate e sfruttate per irrigare le coltivazioni delle colonie e dei territori israeliani. Migliaia di olivi e di alberi da frutta sono stati sradicati. A tutto questo si è aggiunta l’erezione della “barriera di sicurezza” voluta da Sharon, il muro destinato a stringere in una morsa la popolazione palestinese, relegandola in aree territoriali sempre più frammentate e dislocate. Nel frattempo Gerusalemme è stata<br />
trasformata in una immensa colonia ebraica che si espande sempre più verso oriente, cancellando ogni traccia della presenza arabo-islamica e dei suoi millenari monumenti.</p>
<p>L’etnocidio del popolo palestinese si consuma nell’indifferenza del mondo, con la complicità delle cancellerie occidentali, l’omertà dei grandi mezzi di comunicazione di massa, il servilismo degli esperti e dei giuristi “al di sopra<br />
delle parti”. Il diritto internazionale è un pezzo di carta straccia, mentre le Nazioni Unite, dominate dal potere di veto degli Stati Uniti, macinano acqua nel mortaio e lasciano impuniti i crimini internazionali commessi senza fine da Israele. Si tratta di un vero e proprio etnocidio che ha come obiettivo la cancellazione della storia, della cultura, della dignità, della identità del popolo palestinese.</p>
<p>Ogni iniziativa che vada in senso opposto — come la Freedom Flottilla 2 — è una dimostrazione di civiltà, di solidarietà umana e di sensibilità per la tragedia di un popolo innocente che non può che essere profondamente apprezzata.</p>
<p>Danilo Zolo &#8211; Università di Firenze.</p>
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		<title>PER ROMPERE L’ASSEDIO DELLA STRISCIA DI GAZA !</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 02:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campagne in corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Il terribile massacro a bordo della Mavi Marmara il 31 maggio ha portato a un cambiamento radicale dell&#8217;opinione pubblica internazionale nei confronti dell&#8217;assedio disumano del popolo di Gaza. Lungi dall&#8217;aver dissuaso le persone di coscienza dal tentare di porre fine a quell&#8217;assedio,l&#8217;assalto israeliano contro la Freedom Flotilla sta spingendo un maggior numero di attivisti a portare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong>Il terribile massacro a bordo della Mavi Marmara il 31 maggio ha portato a un </strong><strong>cambiamento radicale dell&#8217;opinione pubblica internazionale nei confronti dell&#8217;assedio </strong><strong>disumano del popolo di Gaza.</strong></p>
<p>Lungi dall&#8217;aver dissuaso le persone di coscienza dal tentare di porre fine a quell&#8217;assedio,l&#8217;assalto israeliano contro la Freedom Flotilla sta spingendo un maggior numero di attivisti a portare aiuti umanitari al popolo palestinese e a porre fine al blocco.</p>
<p><strong><em>Viva Palestina UK </em></strong>ha lanciato &#8220;<strong>Viva Palestina 5 &#8211; a global lifeline to Gaza&#8221;</strong>, un convoglio via terra, senza precedenti, che partirà da Londra <strong>sabato 18 settembre,</strong>in collegamento coni convogli che partiranno da Casablanca e da Doha (Qatar), con l&#8217;obiettivo di raggiungere Gaza con 500 veicoli di aiuti.</p>
<p><strong>E&#8217; giunto il tempo di rispondere alle atrocità quotidiane dei militari israeliani con un </strong><strong>flusso di umanità verso il popolo di Gaza.</strong></p>
<p>Contemporaneamente <strong><em>l&#8217;International Committee to Break the Siege on Gaza</em></strong>sta organizzando la Freedom Flotilla II, una flottiglia più grande della precedente, con l&#8217;obiettivo di arrivare a Gaza, a ottobre, nello stesso momento dei convogli.</p>
<p><strong>Il messaggio del popolo assediato di Gaza è forte e chiaro: arrivate numerosi, in </strong><strong>modo coordinato e organizzato, via mare e via terra, per consegnare aiuti vitali, per </strong><strong>mettere in evidenza la brutalità e la violenza dell&#8217;assedio e per porre fine a questa </strong><strong>barbara situazione.</strong></p>
<p><strong>Questo è il motivo per il quale il convoglio globale verso il valico di Rafah, che il </strong><strong>governo egiziano ha affermato essere “aperto”, una atroce menzogna tra le tante, è </strong><strong>così vitale.</strong></p>
<p><strong>Questo è il motivo per il quale la Freedom Flotilla II, a fronte delle molte </strong><strong>dichiarazioni di condanna dell&#8217;assedio, dopo l’eccidio della Mavi Marmara, che non </strong><strong>hanno avuto alcun seguito operativo, è così vitale.</strong></p>
</div>
<div><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=5511783&amp;fbid=428144012412&amp;op=1&amp;view=all&amp;subj=494674843227&amp;aid=-1&amp;auser=0&amp;oid=494674843227&amp;id=75891502412"><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash2/hs211.ash2/47404_428144012412_75891502412_5511783_2804440_n.jpg" alt="" width="504" height="346" /></a></div>
<div><strong><em> Viva Palestina Italia</em></strong>, su delega di Viva Palestina UK, ha il compito di coordinare la partecipazione italiana al convoglio che partendo da Londra arriverà a Gaza attraverso la Francia, l&#8217;Italia, la Grecia, la Turchia, la Siria, la Giordania e l&#8217;Egitto.</p>
<p>L&#8217;obiettivo ambizioso è di contribuire con almeno 20 veicoli dall&#8217;Italia.</p>
<p>Il movimento di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese sta assumendo, attraverso tutte queste iniziative, le caratteristiche di autentiche <strong>brigate internazionali di attivisti </strong><strong>non-violenti. </strong>Bisogna rispondere con la forza della ragione politica e la determinazione del</p>
<p>dovere morale a chi tenta di criminalizzare quanti hanno partecipato ai convogli e alle flottiglie precedenti e quanti, governi e associazioni umanitarie, li hanno sostenuti.</p>
<div>
<h2>PER ROMPERE L’ASSEDIO DELLA STRISCIA DI GAZA PIENO APPOGGIO ALLE PROSSIME FLOTTIGLIE E AI PROSSIMI CONVOGLI DIRETTI A GAZA</h2>
</div>
<p>Noi sottoscritti, consci della gravità della situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania,delle discriminazioni alle quali sono soggetti i palestinesi cittadini di Israele, del problema irrisolto dei profughi, esprimiamo tutto il nostro appoggio ai convogli e alle flottiglie che si</p>
<p>stanno organizzando in numerosi paesi e anche in Italia.</p>
<p>Noi sottoscritti, consapevoli della complicità attiva con Israele dei governi occidentali, e tra questi del governo italiano, e dei paesi arabi “moderati”, invitiamo, in questo momento di profonda crisi morale, culturale e politica della società italiana, tutte le persone di coscienza,</p>
<p>tutte le istituzioni rappresentative, tutte le organizzazioni politiche e sindacali, tuttol&#8217;associazionismo, a sostenere, politicamente ed economicamente, queste iniziative affinché venga posta fine ad una delle situazioni più barbare e disumane dei nostri tempi, la costrizione</p>
<p>di 1.500.000 palestinesi nel campo di concentramento a cielo aperto della Striscia di Gaza.</p>
<p>La lotta a sostegno dei palestinesi è una lotta in difesa di tutti i popoli oppressi.</p>
<p>E&#8217; una lotta contro il colonialismo occidentale che in Medio Oriente ha manifestato e manifesta tutte le sue forme più odiose e criminali.</p>
<p><strong>E&#8217; una lotta per la dignità umana.</strong></p>
<p>Chi vuole aderire a questa presa di posizione invii una email a vivapalestinaitalia@gmail.com.</p>
<p>info@ism-italia.org vivapalestinaitalia@gmail.com <a rel="nofollow" href="http://www.ism-italia.org/" target="_blank">www.ism-italia.org</a></p>
</div>
]]></content:encoded>
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