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	<title>Islam-online &#187; Approfondimenti</title>
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	<description>Rivista islamica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 14:52:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>SH. MOURO interviene al Convegno UCOII</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/01/sheikh-abdelfattah-mouro-interviene-al-convegno-ucoii/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Cinzia Aicha Rodolfi Fondatore del Partito islamico Nahda, una laurea in giurisprudenza e una in scienze islamiche , Sh. Abdelfattah può finalmente tornare a lavorare come avvocato dopo aver trascorso alcuni anni imprigionato perché non voleva piegarsi al governo corrotto e dispotico di Bel Alì. Inizia la sua conferenza dicendosi  ottimista nei confronti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Cinzia Aicha Rodolfi</em></p>
<p>Fondatore del Partito islamico Nahda, una laurea in giurisprudenza e una in scienze islamiche , Sh. Abdelfattah può finalmente tornare a lavorare come avvocato dopo aver trascorso alcuni anni imprigionato perché non voleva piegarsi al governo corrotto e dispotico di Bel Alì.</p>
<p>Inizia la sua conferenza dicendosi  ottimista nei confronti del futuro della Tunisia che evidentemente ancora dolorante dopo la vittoria della rivoluzione popolare, sta disegnando  basi democratiche completamente nuove, e la strada verso i diritti umani e civili che ha scelto votando un partito islamico.</p>
<p>La grande passione del suo parlar chiaro e diretto non delude le aspettative della platea attenta e composta che ascolta toni di entusiasmo nella rinascita sociale del mondo arabo e dure parole di delusione nei confronti dei musulmani degli ultimi 5 secoli. La sua domanda è : “Cosa stiamo facendo del nostro islam e cosa hanno fatto i nostri recenti predecessori del mondo cosiddetto moderno?”</p>
<p>Seduti in un immobilismo stagnante abbiamo semplicemente ripetuto gestualità e rituali; parole a pappagallo ,imparato a memoria versetti che non abbiamo compreso e questo si evince dal fatto che non abbiamo realizzato nulla anzi siamo caduti nel buio totale, e ci siamo allontanati dall’islam. Ci siamo fatti convincere ad allontanarci dalle nostre radici , abbiamo spento le luci del nostro passato glorioso e gettato polvere sulla straordinaria cultura e sulla brillante ricerca del sapere per chiuderci dietro un vittimismo che ci ha massacrato, spezzettato e dato in mano ai nostri colonizzatori prima, e dittatori dopo. E noi nell’ignoranza abbiamo subito e camminato rassegnati e perdenti.</p>
<p>Per troppi anni abbiamo parlato come fossimo ancora una società che intanto non esisteva più; ci piangevamo addosso e nel frattempo erano gli altri che andavano avanti . Non siamo stati capaci di contestualizzare e parlavamo con forme espressive sorpassate e non funzionali. Non ci siamo impegnati nelle questioni familiari e  naturalmente nemmeno in quelle sociali .</p>
<p>L’islam ci diede direttive, precetti e consigli per ogni questione e ci insegnò come imparare a riflettere per capire come affrontare qualsiasi situazione basandoci sulle fonti e sul buon senso e sull’etica perfetta che nasce dallo studio del comportamenti dei nostri antenati retti.</p>
<p>Chiaramente  il mondo cambia e tutto è mutare e non si può prescindere dal rendersi conto che ci vogliono sforzi per comprendere nuove riflessioni e consapevolezze. Invece sono oramai 5 secoli che viviamo intrappolati nella paura di pensare e nella pigrizia di studiare e impegnare il nostro cervello e nel frattempo sono le altre società che si evolvono, ci superano e ci schiacciano.</p>
<p>Molti di noi dicono che dobbiamo lasciare questa dunya ai miscredenti , invece è proprio qui ed ogni giorno di questa faticosa esistenza che dobbiamo impegnarci a capire prima per poi mettere in pratica i precetti e l’adorazione con impegno e costanza crescente per migliorarci e testimoniare . Non avremo ricompensa senza lo sforzo di rimboccarci le maniche e intraprendere il cammino in mezzo agli ostacoli.</p>
<p>Gli altri hanno costruito e noi usiamo le loro scoperte e le loro buone invenzioni, traiamo utilità ma poi li critichiamo. Cosa abbiamo dimostrato di buono in questi 5 secoli per sentirci superiori ? Cosa abbiamo costruito?</p>
<p>Siamo noi i responsabili dei nostri fallimenti ed oggi che grazie a Dio ci siamo risvegliati dobbiamo capire che possiamo, e dobbiamo diventare protagonisti delle nostre vite ; portare progetti islamici che siano coerenti con il progresso perché il mondo intanto è andato avanti. E dove sono le nostre idee e soluzioni?</p>
<p>Parlando del programma e dell’ideologia del nuovo governo tunisino ci spiega le linee guida e il sentimento che deve rimanere il vero deterrente dopo la rivoluzione.</p>
<p>Dobbiamo capire che il popolo deve decidere e poi produrre perciò si deve consultare con altruismo e sincerità, ma essendoci un vuoto politico e istituzionale, bisogna prima costruire organizzazioni e mettere basi sane coinvolgendo tutta la popolazione quindi anche i non musulmani  che sono cittadini aventi diritti e doveri.</p>
<p>La società ci chiede giustizia sociale e produzione economica .Dobbiamo cambiare , ma  non ha senso sconvolgere senza coinvolgere. Siamo ancora piccoli nel mondo e abbiamo bisogno di imparare a convivere senza umiliarci, ma muoverci con rispetto e umiltà .</p>
<p>Non dobbiamo imporre nulla , non dobbiamo volere un islam di costrizione , le persone devono scegliere liberamente e parlare liberamente e la consultazione anche con chi non la pensa come noi è oggi ancora più fondamentale per costruire basi solide e fiducia reciproca.</p>
<p>Anche il nostro Profeta Muhammad, pace e benedizione di Allah su di lui, quando entrò vincitore a Mecca, camminava gentile ed educato senza arroganza, non impose, non si vendicò e accolse persino chi si pentì dopo essere stato nemico spietato.</p>
<p><em>Corano  II, </em><em>256</em><em> “Non c&#8217;è costrizione nella religione<sup>*</sup></em><em>. La retta via ben si distingue dall&#8217;errore. Chi dunque rifiuta l&#8217;idolo e crede in Allah, si aggrappa all&#8217;impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente.”</em></p>
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		<title>Il valore del numero (hadith)</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/12/il-valore-del-numero-hadith/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 22:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo pubblicato ben volentieri l&#8217;articolo tradotto e inviatoci dalla sorella Khawtar e tuttavia vorremmo attirare l&#8217;attenzione di sorelle e fratelli su questo hadith: Qala rasuLlah (pbsl): Verrà presto un giorno in cui i musulmani avranno come dio il denaro e come qiblah le donne e le genti si chiameranno contro di loro l’un l’altro come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo pubblicato ben volentieri l&#8217;articolo tradotto e inviatoci dalla sorella Khawtar e tuttavia vorremmo attirare l&#8217;attenzione di sorelle e fratelli su questo hadith:</p>
<p><span style="font-size: medium;">Qala rasuLlah (pbsl):</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Verrà presto un giorno in cui i musulmani avranno come dio il denaro e come qiblah le donne e le genti si chiameranno contro di loro l’un l’altro come quelli che s’invitano al convivio. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">-Ma saremo pochi in quel tempo?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">-No! Sarete molti ma sarete come la schiuma del torrente e Allah rimuoverà dai cuori dei vostri nemici la paura di voi e metterà nei vostri la paura di loro.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Ma perché avverrà questo?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">- Perché avrete desiderio del dunya e paura della morte</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Strage di Firenze: nostra intervista a Iannone di casa Pound</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/12/strage-di-firenze-nostra-intervista-a-iannone-di-casa-pound/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 16:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la tragedia di Firenze è stata diffusa la notizia che l&#8217;assassino era stato identificato nel corso di una manifestazione organizzata da Casa Pound. E&#8217;partita immediatamente una campagna di criminalizzazione che assomiglia molto a quelle che abbiamo subito in tutti questi anni di islamofobia militante di certa stampa e politica. Ci dividono da Casa Pound molte cose, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo la tragedia di Firenze è stata diffusa la notizia che l&#8217;assassino era stato identificato nel corso di una manifestazione organizzata da Casa Pound. </em><em>E&#8217;partita immediatamente una campagna di criminalizzazione che assomiglia molto a quelle che abbiamo subito in tutti questi anni di islamofobia militante di certa stampa e politica. </em><em>Ci dividono da Casa Pound molte cose, alcune altre ci accomunano e, comunque,  abbiamo ritenuto doveroso dare la parola a Gianluca Iannone responsabile nazionale di quella associazione. </em><em>Qui di seguito la nostra intervista.</em></p>
<p>Abbiamo preso atto con piacere delle dichiarazioni di Casa Pound in merito alla strage di Firenze e siamo certi che siano sincere. Tuttavia, come musulmani che hanno patito la demonizzazione politico-mediatica per molti anni, e che ancora la subiscono, vogliamo fare la massima chiarezza</p>
<p>sulle possibili contiguità della vostra area antagonista con gli ambienti xenofobi e razzisti.</p>
<p><em>D. Credi che una malintesa difesa dell&#8217;identità culturale e ideologica possa degenerare in fenomeni di rigetto violento nei confronti di persone di altra razza e altra cultura? Se sì cosa sta facendo Casa Pound per contenere e soprattutto evitare che ciò avvenga?</em></p>
<p>R. Premesso che il razzismo non fa parte del nostro dna politico e del nostro bagaglio culturale, crediamo che la difesa della propria identità non comporti un rigetto dell&#8217;identità altrui, ma anzi una sua valorizzazione. La risposta ai tragici fatti di Firenze non sta nell&#8217;annullamento delle differenze, ma in un loro confronto franco e sereno, senza pregiudizi ma anche senza riuffianerie. Lo abbiamo fatto a Bari con la comunità senegalese, lo facciamo a Roma con la comunità cinese. Credo che questo atteggiamento rappresenti la risposta migliore per la seconda parte della domanda.</p>
<p><em>D. Non vogliamo fare generalizzazioni improprie ma è innegabile che la contiguità di cui sopra, getta un&#8217;ombra su tutta l&#8217;area. In frangenti come questi le strumentalizzazioni sono facili per quanto ingiuste&#8230;</em></p>
<p>R. La ricerca della “contiguità” (termine vago e fumoso, buono per indicare tutto e niente) ha tratti pesantemente orwelliani: tutti possono essere contigui a tutto, con un po&#8217; di fantasia. E la fantasia, a certi forcaioli, non manca mai.</p>
<p>La verità è che negli ultimi anni le parole più pesantemente xenofobe non sono state scritte sul nostro sito culturale, l&#8217;Ideodromo, ma sul Corriere della Sera, a firma Oriana Fallaci. È di questo brodo culturale, per esempio, che si nutriva Breivik, l&#8217;assassino di Oslo. Che era anche un grande ammiratore di Churchill, il difensore della democrazia contro il fascismo. Come vedi, di contiguità in contiguità si scoprono cose interessanti.</p>
<p><em>D. Pensi che siamo alla vigilia di una nuova stagione di &#8220;opposti estremismi&#8221; creata ad arte e tesa a distrarre l&#8217;opinione pubblica dal contesto politico-economico e spingere l&#8217;opinione pubblica ad accettare qualsiasi cosa pur di evitare disordine e insicurezza ?</em></p>
<p>R. Dovremmo chiederlo a coloro che in questi giorni strumentalizzano il dramma della comunità senegalese per assaltare le nostre sedi e soprattutto agli ambienti istituzionali (penso al Pd, all&#8217;Idv, ai sindaci Emiliano, Pisapia, De Magistris) che queste azioni le legittimano. Che il colpo di stato tecnocratico si rafforzi grazie a questi reazionari rossi è sicuro. È la loro specialità, fin dal &#8217;43.  Noi, da parte nostra, abbiamo da tempo evidenziato il ritorno dell&#8217;antifascismo militante, intollerante e coccolato.</p>
<div><em>D. Di fronte alla nuova dittatura dei banchieri si sta animando un&#8217;area diffusa, seppure incoerente e confusionaria, di persone che la rifiutano. Noi musulmani siano dottrinalmente e moralmente contrari all&#8217;usura,e sappiamo esserlo anche voi. Ci puoi assicurare che non c&#8217;è ostilità da parte vostra nei confronti della nostra comunità spirituale e umana?</em></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div>R. Noi abbiamo avuto sempre grande rispetto per l&#8217;Islam, religione peraltro valorizzata da giganti della cultura a noi cari come Nietzsche, Evola, dallo stesso Pound e ovviamente da Mussolini. Il dialogo su questi temi è quindi non solo auspicabile, ma direi doveroso, anche per rigettare le idiozie sul conflitto di civiltà.</div>
<div>
<div>L&#8217;islamofascismo è un incubo ricorrente di certi studiosi antifascisti anglosassoni, lasciamolo nelle ossessioni di questi paranoici e preoccupiamoci piuttosto di discutere concretamente di come impedire il banchetto che si sta consumando sul corpo di una nazione strangolata.</div>
</div>
<p><strong>A nome di tutta la Comunità politica e umana di CasaPound Italia che io rappresento esprimo la nostra solidarietà alle famiglie e agli amici di Diop Mor e Modou Samb e degli altri ragazzi feriti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<pre></pre>
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		<title>Della Libia e della Siria</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/09/della-libia-e-della-siria/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 10:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[  Il regime di Gheddafi sta crollando. Nessuno sa esattamente quando e in quali condizioni &#8211; vivo o morto – sarà trovato. Ma il gioco è finito. La Libia è ormai in procinto di girare una pagina buia della sua storia recente. Il regime libico è stato brutale e spietato verso i suoi avversari. Torture ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Il regime di Gheddafi sta crollando. Nessuno sa esattamente quando e in quali condizioni &#8211; vivo o morto – sarà trovato. Ma il gioco è finito. La Libia è ormai in procinto di girare una pagina buia della sua storia recente. Il regime libico è stato brutale e spietato verso i suoi avversari. Torture ed esecuzioni sommarie sono state lo specchio dell&#8217;eccentricità, la follia e anche dell&#8217;intelligenza di Gheddafi. Il popolo libico era assetato di libertà; ha seguito le orme dei tunisini e degli egiziani. Dobbiamo rendere omaggio al suo coraggio, impegno e determinazione. Nessuno avrebbe potuto immaginare che Gheddafi avrebbe lasciato il potere prima della sua morte, perché il suo comportamento era così imprevedibile che avrebbe represso e ucciso senza un briciolo di considerazione per le conseguenze. La fine del suo regno è stata più facile del previsto.</p>
<p>Tuttavia, dobbiamo porci alcune domande fondamentali. Contrariamente alla Tunisia e all&#8217;Egitto e alle loro proteste non-violente, in Libia il movimento di massa si è trasformato in guerra civile con armi pesanti, utilizzate da entrambe le parti. La NATO, che all&#8217;inizio ha giustificato il suo intervento con la motivazione di proteggere i civili, ha aiutato la resistenza a vincere le battaglie sul terreno. Siamo a conoscenza che agenti dei servizi segreti statunitensi ed europei hanno consigliato gli oppositori del regime sulla migliore strategia da adottare per rovesciare Gheddafi e i sui figli. Ciò è accaduto dopo che la Francia, seguita da trenta paesi, ha ufficialmente riconosciuto il Consiglio Nazionale di Transizione come il legittimo rappresentante del nuovo Stato libico.</p>
<p>Questo Consiglio, presieduto da ex membri del regime, ha per tre volte erroneamente annunciato di aver arrestato i figli di Gheddafi. E&#8217; logico porsi la domanda: come mai si è accettato così velocemente di dare fiducia a un Consiglio assai curioso, quando erano evidenti i segni che si trattava di un gruppo di persone e di visioni molto contraddittorie?</p>
<p>E&#8217; possibile in effetti che notti oscure siano ormai dietro di noi, ma chi può prevedere future giornate di sole? La Libia è un paese ricco e in posizione strategica. L&#8217;intervento straniero non è casuale. Chi controllerà la sua ricchezza, come verrà utilizzata e / o distribuita tra le compagnie petrolifere occidentali transnazionali (invece che lo sia dal governo cinese, che aveva dei contratti con la Libia e che si è opposto alla guerra)? Possiamo aspettarci un autentico processo democratico e trasparente? Niente è meno certo e garantito, perché è difficile valutare il livello di autonomia delle forze di opposizione. La Libia è stata sotto il controllo di un dittatore imprevedibile e potrebbe rimanere ancora sotto controllo, esercitato questa volta attraverso una pseudo democrazia non trasparente. La nostra gioia di vedere cadere il dittatore non dovrebbe far scemare la nostra attenzione su ciò che si sta preparando per la Libia. Il nostro dovere morale è di essere con coloro che rivendicano la libertà in un regime democratico che eserciti un controllo totale sulla ricchezza del paese. In Libia, la partita è tutt&#8217;altro che finita.</p>
<p>E Siria, neppure. Più di 2.500 persone sono state finora uccise dal regime di Bashar al-Assad, che sta mostrando il suo vero volto. Tra le vittime figurano degli adolescenti, delle donne e persino dei rifugiati palestinesi. Impedendo ai media internazionali di seguire gli eventi e soffocando la parola, il regime ha creduto di poter effettuare la repressione in silenzio. Senza alleati occidentali, senza la NATO, senza la &#8220;comunità internazionale&#8221; e senza armi, i siriani continuano a dire &#8220;No! Noi non ci fermeremo! &#8220;e giorno dopo giorno continuano a manifestare e protestare. Giorno dopo giorno sono stati uccisi, le mani sprovviste di armi, il petto innocente in avanti. Non dobbiamo essere naif circa il movimento di opposizione: esso rimane uno strano mix di forze e di interessi politici (come quelli che si sono riuniti in Turchia per organizzare e coordinare la resistenza). Tuttavia, è ugualmente nostro dovere morale, di dire ai nostri governi occidentali di smettere di supportare la democrazia da un solo labbro, di non aspettare sei mesi prima di chiedere a Bashar al-Assad di lasciare. Sei mesi di chiacchiere che non hanno dato alcun risultato. Sarebbe stato possibile isolare il paese in modo efficace senza l&#8217;opzione militare. Le potenze occidentali non hanno fatto nulla, mentre è sconcertante aver sentito il presidente venezuelano Hugo Chavez chiamare il presidente Bashar al-Assad &#8220;un umanista, un fratello.&#8221;</p>
<p>Dobbiamo onorare il coraggio dei siriani, nostre sorelle e fratelli nell&#8217;umanità. Il loro movimento non violento vincerà, ma molti altri siriani moriranno nel cammino.</p>
<p>Il movimento non violento della Siria ci ha chiesto, in questo mese di Ramadan, di pregare il 28 agosto per i dispersi e i morti. Preghiamo, dunque, e uniamoci alle altre persone dotate di coscienza, credenti o non credenti, nel ricordo dei popoli innocenti che lottano per la loro libertà e dignità. Mostriamo noi stessi la nostra dignità di esseri umani viventi, dando il nostro sostegno alla dignità dei loro morti.</p>
<p>Tariq Ramadan, domenica 28 agosto 2011</p>
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		<title>Pace e giustizia</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/06/4998/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 10:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[(incontro Modena 5/06/2011)  Pace&#8230; parola che sgorga dal nostro quotidiano, da quel “lasciami in pace” che certo ognuno di noi ha detto qualche volta, all&#8217;anelito dei popoli sconvolti dalla guerra, in cui si fa che mai più evidente il suo legame con l&#8217;altro, e di come la sua assenza provochi morte&#8230; Ancora più in là [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>(incontro Modena 5/06/2011)</strong></span></span> </p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pace&#8230; parola che sgorga dal nostro quotidiano, da quel “lasciami in pace” che certo ognuno di noi ha detto qualche volta, all&#8217;anelito dei popoli sconvolti dalla guerra, in cui si fa che mai più evidente il suo legame con l&#8217;altro, e di come la sua assenza provochi morte&#8230; </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ancora più in là pace è in fondo il desiderio di ogni cuore umano&#8230; è quel paese irraggiungibile che non si possiede stabilmente nell&#8217;umana avventura, pace come pienezza dell&#8217;essere, realizzazione, il desiderio appagato&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La religione ha un ruolo nell&#8217;instaurarsi della pace tra gli esseri umani e nell&#8217;uomo in stesso? </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Cosa ci dicono le fonti dell&#8217;islam circa la pace</strong><em><strong>?</strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se noi guardiamo alle Fonti della religione islamica la pace, nei due sensi che abbiamo prima citato, ci appare come legata alla fede, alla misericordia e alla giustizia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Legame pace-fede</strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Partiamo dalla fede, forse la meno evidente in un mondo secolarizzato come quello occidentale, e tuttavia il fondamento degli altri, per il credente. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La fede, <em>al-îmân</em> in arabo, non di deve pensare” come un mero esercizio di &#8216;coscienza&#8217;, quasi fosse un&#8217;opinione. “Grammaticalmente <em>îmân</em> è da considerare un infinito sostantivato (<em>masdar</em>) del verbo di quarta forma <em>âmana</em>: tale verbo ha originalmente un significato &#8216;causativo&#8217; (e cioè indica il fatto di provocare o causare ciò che implica la radice &#8216;-m-n, soprattutto nel senso di &#8216;dar sicurezza&#8217;, &#8216;rassicurare&#8217;)… Essa include tutte le facoltà dell&#8217;uomo, secondo quanto riportato da Al-&#8217;Asqalânî, i pii delle prime generazioni di Musulmani (as-salaf) erano soliti dire che &#8220;<em>la fede è retta credenza (i&#8217;tiqâd) nel cuore, parola pronunciata per mezzo della lingua, e opera secondo i pilastri</em>”<a name="sdfootnote1anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4998#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Fede e pace si rafforzano l&#8217;un l&#8217;altra:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Egli è Colui che ha fatto scendere la Pace nel cuore dei credenti, affinché possano accrescere la loro fede: [appartengono] ad Allah le armate dei cieli e della terra, Allah è sapiente, saggio.”</strong></em> (XLVIII, 4) </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Via che ci è stata mostrata mediante la rivelazione, anch&#8217;essa accompagnata dalla pace:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito , con il permesso del loro Signore, per [fissare] ogni decreto . E&#8217; pace, fino al levarsi dell&#8217;alba.”</strong></em> (XCVII, 2-5)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Del resto il termine pace, salam, deriva dalle stesse radicali di islam (<em>sin, lam, mim</em>), e quindi c&#8217;è un&#8217;area concettuale comune che si dispiega nei significati di abbandono fiducioso, sottomissione confidente in Dio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel Corano la parola &#8220;pace&#8221; si trova trentacinque volte. Essa appare, prima di tutto come segno della Sua vicinanza&#8230; è uno dei Suoi nomi bellissimi, Allah è As-Salam<em> </em>(nomi che dicono della sua ineffabile realtà): “<em><strong>&#8230; Egli è Allah, Colui all&#8217;infuori del Quale non c&#8217;è altro dio, il Re, il Santo, la Pace, il Fedele, il Custode, l&#8217;Eccelso, Colui che costringe al Suo volere, Colui che è cosciente della Sua grandezza. Gloria ad Allah, ben al di là di quanto Gli associano.”</strong></em> (LIX,22-23)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">In questa vita è promessa a chi segue la retta via, espressione che indica un cammino, un divenire: </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>“&#8230; Pace su chi segue la retta via</strong></em></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Wa As-Salāmu `Alá Mani Attaba`a Al-Hudá </strong></em></span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">).&#8221; (XX, 47-48)<a name="sdfootnote2anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4998#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E&#8217;, invece, la realtà certa, definitiva, che domina la dimora ultima dei salvati. La maggior parte dei versetti nel Corano in cui compare questa parola infatti si riferisce al Paradiso, Dimora della Pace:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Colà non sentiranno né vaniloqui né oscenità, ma solo « Pace, Pace »… </strong></em>“ (LVI, 25-29) </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>&#8230; E coloro che avranno temuto il loro Signore saranno condotti in gruppi al Paradiso. Quando vi giungeranno, saranno aperte le sue porte e i suoi guardiani diranno [loro]: « Pace su di voi! Siete stati buoni; entrate qui per rimanervi in perpetuo». Risponderanno: « Lode ad Allah, Che ha mantenuto la Sua promessa nei nostri confronti e ci ha fatto eredi della terra .”</strong></em> (XXXIX,73-74)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Pace-misericordia</strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La pace ha dunque un legame stretto con la fede, ma questa sua volta, come dicevamo non è un sentimento confinato nel cuore, ma esige di essere tradotta quotidianamente nella via che ci è stata rivelata. L&#8217;essere umano ha la possibilità di seguire due vie: una che è rivolta verso la terra: <em><strong>“Colui che cammina con il volto rivolto al suolo è forse meglio guidato di colui che si erge camminando sulla retta via ?</strong></em> (LXVII,22)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">e una che porta verso l&#8217;alto, la strada erta, ripida, <em>Al-`Aqabaha</em>:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Non gli abbiamo indicato le due vie? </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Segua dunque la via ascendente (Al-`Aqabaha)</strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>E chi ti farà comprendere cos&#8217;è la via ascendente?</strong></em> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>E&#8217; riscattare uno schiavo, </strong></em><em><strong>o nutrire, in un giorno di carestia,</strong></em> </span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">أ</span></span><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>un parente orfano </strong></em><em><strong>o un povero prostrato [dalla miseria], ed essere tra coloro che credono e vicendevolmente si invitano alla costanza e vicendevolmente si invitano alla misericordia. Costoro sono i compagni della destra.”</strong></em> (XC,10-17)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Liberare chi è schiavo (e tante sono le schiavitù che anche oggi permangono), nutrire i poveri, invitarsi reciprocamente alla perseveranza e alla misericordia (importanza e responsabilità della parola) sono indispensabili alla fede. Si tramanda da ‘Abd Allah ben ‘Amr che un uomo chiese al Profeta ( pace e benedizione su di lui): <em>“Qual è l’Islam migliore?” Egli rispose: “Che tu elargisca il cibo, e che rivolga il saluto di pace a chi conosci e a chi non conosci.”</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Da notare come anche in questo hadith, come nel versetto precedente, il gesto di misericordia precede la parola. Recita un altro hadith <em>“Non è un vero credente colui che passa la notte sazio, mentre il suo vicino ha fame”. </em>(Al-Bayahaqi)</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Non vedi colui che taccia di menzogna il Giudizio? È quello stesso che scaccia l’orfano, e non esorta a sfamare il povero. Guai a quelli che fanno l’orazione e sono incuranti delle loro orazioni, che sono pieni di ostentazione e rifiutano di dare ciò che è utile.”</strong></em> (CVII)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Così i credenti sono definiti in diversi versetti del Corano come<em> <strong>“Coloro che credono nell&#8217;invisibile, assolvono all&#8217;orazione e danno di ciò di cui Dio li ha provvisti.”</strong> </em>(II,3) </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La misericordia nasce dall&#8217;amore, secondo un hadith tramandato da Anas, il Profeta ( pace e benedizioni su di lui) disse:<em> “Nessuno di voi avrà fede sino a quando non </em><em><strong>amerà</strong></em><em> per il suo fratello ciò che ama per se stesso.”</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Della pace fa parte anche la generosità nel perdono, affinché si smorzino le conflittualità potenti insite nell&#8217;essere umano:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>coloro che rispondono al male con il bene e per essere stati generosi di quello che Noi abbiamo concesso loro. Quando sentono discorsi vani, se ne allontanano dicendo: «A noi le opere nostre e a voi le opere vostre. Pace su di voi! Noi non cerchiamo gli ignoranti…” </strong></em>(Al-Qasas, 54-55)</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>&#8230; I servi del Compassionevole : sono coloro che camminano sulla terra con umiltà e quando gli ignoranti si rivolgono loro, rispondono: « Pace! </strong></em>» (Al-Furqân, 63)</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>&#8230; Se inclinano alla pace, inclina anche tu ad essa e riponi la tua fiducia in Allah. Egli è Colui che tutto ascolta e conosce. Se vogliono ingannarti, ti basti Allah. …” </strong></em>(Al-&#8217;Anfâl, 61-62)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Pace-giustizia</strong></em></span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Quanto invece a chi è paziente e indulgente, questa è davvero la miglior disposizione” ci dice il Corano, </strong></em>la pace però ha un forte legame anche con la giustizia, proprio la mancanza di essa provoca la sua scomparsa&#8230; Disse Martin Luther Kung<a name="sdfootnote3anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4998#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a>:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Viene un tempo&#8230; E voi sapete, amici miei, viene un tempo in cui la gente si stanca di essere calpestata dal tallone di ferro dell’oppressione. Viene un tempo, amici miei, in cui la gente si stanca di essere immersa nell’abisso dell’umiliazione, dove si fa esperienza dello squallore di una lamentosa disperazione. Viene un tempo in cui la gente si stanca di essere scacciata dal scintillante sole estivo della vita, e lasciata in piedi in mezzo al freddo pungente di un novembre alpino&#8230;”</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ci sono degli atteggiamenti pacifici che in realtà non sono altro che espressione del nostro disinteresse per gli altri:“Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste”, disse Martin Luther King, pur non approvando la lotta violenta.</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano…”</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nulla al mondo è più pericoloso che un’ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa…”</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;islam ci insegna a non essere naif: gli esseri umani sono inclini al conflitto al punto che l&#8217;equilibrio del mondo sembra passare attraverso l&#8217;equilibrio delle forze: “<em><strong>Se Iddio non respingesse gli uni per mezzo degli altri” la terra sarebbe perversa </strong></em>, spiega il Corano. Vuol dire che bisogna restare vigili e sapere che gli uomini sono capaci di fare il peggio se nulla si oppone alla loro volontà di potenza. Nell&#8217;avversità, il Corano ci incoraggia a rivaleggiare in bontà, ma ci intima di non confondere la pace e la bontà con la rinuncia ed il lassismo di fronte all&#8217;ingiustizia. Non c&#8217;è pace senza giustizia e non c&#8217;è giustizia senza resistenza agli oscuri disegni della volontà di potenza e di potere<a name="sdfootnote4anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4998#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nella lotta contro l&#8217;ingiustizia che ha scopo di ristabilire un&#8217;equità, si deve stare attenti a non cadere negli estremismi e nella violenza, il Profeta disse: <em>&#8220;Tre sono i nemici dell&#8217;Îslâm: gli estremisti, gli estremisti, gli estremisti.&#8221; </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nella rivelazione islamica l&#8217;eccesso è condannato in più versetti, sia quello morale che quello materiale&#8230; L&#8217;abuso fa male alla terra e anche alla propria anima: <em><strong>&#8221; Allah non ama chi eccede.</strong></em>&#8221; (VII,31) “<em><strong>Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono.”</strong></em> (II,190)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La comunità islamica si definisce come <em>ummatan wasatan</em>, la comunità moderata (equilibrata) una comunità che evita eccessi in tutte le cose.” <em><strong>“E così facemmo di voi una comunità equilibrata, affinché siate testimoni di fronte ai popoli e il Messaggero sia testimone di fronte a voi.”</strong></em> (II,143)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La giustizia richiama nella sua figura classica la bilancia e con essa la nozione di equilibrio, che investe tutti i campi dell&#8217;umano. <em><strong>“Invero inviammo i Nostri messaggeri con prove inequivocabili, e facemmo scendere con loro la Scrittura e la Bilancia, affinché gli uomini osservassero l&#8217;equità.” </strong></em>(LVII,25) </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;uomo deve agire con giustizia, verso se stesso, verso gli altri e con ciò che possiede: <em><strong>“&#8230; ai ragazzi oppressi e agli orfani dei quali dovete aver cura con giustizia. Allah conosce tutto il bene che operate”</strong></em> </span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>&#8230; e riempite la misura e date il peso con giustizia. Non imponiamo a nessuno oltre le sue possibilità. Quando parlate siate giusti, anche se è coinvolto un parente. Obbedite al patto con Allah. Ecco cosa vi ordina. Forse ve ne ricorderete.</strong></em>” </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Giustizia è anche rifuggire dalle semplificazioni e dalle tentazioni razziste: </span></span></p>
<p>“ <span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>O voi che credete, siate testimoni sinceri davanti ad Allah secondo giustizia. Non vi spinga all&#8217;iniquità l&#8217;odio per un certo popolo. Siate equi: l&#8217;equità è consona alla devozione ( A`dilū Huwa &#8216;Aqrabu Lilttaqwá). Temete Allah. Allah è ben informato su quello che fate&#8230;”</strong></em> (V,8)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La violenza come tale è condannata dalla rivelazione islamica, <em><strong>&#8220;Combattete coloro che vi combattono, ma non siate gli aggressori, perché Dio non ama coloro che aggrediscono&#8221;</strong></em> (II,190)</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Il migliore jihad”, </em>disse il Profeta,<em> “e’ dire una parola di condanna contro un governante ingiusto”.</em></span></span></p>
<p>”<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>L’uomo forte non è colui che sa battersi. L’uomo forte è colui che sa dominare la propria rabbia” . </em></span></span></p>
<p>”<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Se uno di voi viene preso dalla collera deve sedersi. Se la collera lo abbandona, va bene; altrimenti deve coricarsi”.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La giustizia, ancora, esige l&#8217;intelligenza di capire le situazioni individuali e sociali, non bastano le pene le punizioni per ristabilirla, a monte c&#8217;è il dovere di rimuovere tutte le povertà (materiali e psicologiche) che confinano l&#8217;uomo in uno stato sub-umano, in cui non è più responsabile di se stesso. <em>Racconta un hadith che c&#8217;era “</em>una volta un <em>medinese, Ibad ibn Sharjil , molto affamato. Entrò in un frutteto e prese qualche frutto. Il proprietario del frutteto gli diede una sonora battitura e li tolse i suoi vestiti. Il pover&#8217;uomo fece appello al Profeta che riprese il proprietario in questo modo: &#8220;questo uomo era ignorante, tu avresti dovuto rimuovere la sua ignoranza; era affamato, e tu avresti dovuto nutrirlo.&#8221; I vestiti furono restituiti al medinese con, in più, una certa quantità di grano.” </em>(Abu Dawud) </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">La giustizia nella rivelazione coranica appare prima di tutto riferita a Dio, fa parte del Suo ineffabile Essere, Egli è Al-&#8217;Adil, Il Giusto&#8230;</span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Invero Allah non commette ingiustizie, nemmeno del peso di un solo atomo. Se si tratta di una buona azione, Egli la valuterà il doppio e darà ricompensa enorme da parte Sua.” </strong></em>(IV,40) Da Lui, il solo Giusto, possiamo capire il rapporto tra Misericordia e giustizia:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Con il Mio castigo punisco chi voglio: ma la Mia misericordia abbraccia ogni cosa”</strong></em>(VII,156) E&#8217; sempre la Sua misericordia a prevalere verso il mondo, come deve essere anche nelle nostre vite, l&#8217;instaurarsi definitivo della giustizia è rimandato al Giorno del Giudizio. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La pace per il musulmano dunque si nutre di fede, misericordia e giustizia, solo in uno sguardo così complesso accediamo a quella dimensione della pace che è pienezza d&#8217;essere per noi e per gli altri. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La responsabilità della pace nel mondo incombe ad ogni essere umano, l&#8217;indulgenza e la pazienza sono la migliore disposizione per non cadere negli eccessi e quindi andare al di là dei propri diritti:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Tutto ciò che vi è stato concesso non è che godimento effimero di questa vita, mentre quel che è presso Allah è migliore e duraturo; [lo avranno] coloro che credono e confidano nel loro Signore, </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>coloro che evitano i peccati più gravi e le turpitudini e che perdonano quando si adirano, </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>coloro che rispondono al loro Signore, assolvono all&#8217;orazione, si consultano vicendevolmente su quel che li concerne e sono generosi di ciò che Noi abbiamo concesso loro; </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>coloro che si difendono quando sono vittime dell&#8217;ingiustizia. </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>La sanzione di un torto è un male corrispondente, ma chi perdona e si riconcilia, avrà in Allah il suo compenso. In verità Egli non ama gli ingiusti. </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Chi si difende per aver subito un torto non incorre in nessuna sanzione. </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Non c&#8217;è sanzione se non contro coloro che sono ingiusti con gli uomini e, senza ragione, spargono la corruzione sulla terra: essi avranno doloroso castigo. </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Quanto invece a chi è paziente e indulgente, questa è davvero la miglior disposizione.”</strong></em>(XLII,36-43)</span></span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a name="sdfootnote1sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4998#sdfootnote1anc">1</a><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"> Idris Lodovico Zamboni, </span><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><em>Sahîh di Al-Bukhârî</em></span><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">, vol. I, ed. Orientamento, Reggio Emilia 2008</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><a name="sdfootnote2sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4998#sdfootnote2anc">2</a>I Profeti sono esempi di pace:“&#8230; <em><strong>Pace su Noè nel creato! Compensiamo così coloro che fanno il bene….pace su Abramo.. su Mosè e Aronne…Pace su Elia…</strong></em>” (XXXVII, 75-80)</p>
<p>“ <em><strong>[Ma Gesù] disse: “In verità, sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. Mi ha</strong></em> <em><strong>benedetto ovunque sia e mi ha imposto l&#8217;orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento, né miserabile. Pace su di me, il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita”</strong></em>. (XIX,30-33)</p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p><a name="sdfootnote3sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4998#sdfootnote3anc">3</a>“La vigliaccheria chiede: è sicuro? L&#8217;opportunità chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto?”</p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p><a name="sdfootnote4sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=4998#sdfootnote4anc">4</a>T. Ramadan</p>
</div>
<p>Patrizia Khadija Dal Monte</p>
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		<item>
		<title>La speranza è tener conto dei sogni, di Izzedine el Zir (presidente UCOII)</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 09:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Contributo del presidente UCOII al documento preparatorio alla 46° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani. Alla questione: “Come ridurre precarietà e privilegi nel mercato del lavoro, aumentandone la partecipazione, flessibilità ed eterogeneità?” Izzedine El Zir ha risposto così: Il problema di fondo sta proprio nella parola “mercato”. Ci sembra infatti che sia giusto domandarci se sia eticamente corretto porsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="font-style: italic;">Contributo del presidente UCOII al documento preparatorio alla 46° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani. Alla questione: <em>“Come ridurre precarietà e privilegi nel mercato del lavoro, aumentandone la partecipazione, flessibilità ed eterogeneità?” Izzedine El Zir </em>ha risposto così:</p>
<p>Il problema di fondo sta proprio nella parola “mercato”. Ci sembra infatti che sia giusto domandarci se sia eticamente corretto porsi di fronte alla necessità che le persone hanno di vendere la loro forza-lavoro considerando questa fattispecie come qualcosa da mettere su un mercato.</p>
<p>Iddio ha dato alle creature umane corpo e mente, ma anche spirito la Lui proveniente, facendone una eccezione nella Sua creazione, e grazie a questo spirito esse sono qualitativamente diverse da ogni altra specie che cammini, voli o nuoti tra i cieli, le acque e le terre.</p>
<p>Questa diversità, le pone in una dimensione assolutamente unica se è vero com’è vero per noi credenti, che nella natura umana Iddio ha posto caratteristiche che Lo rispecchiano: la bontà, la misericordia, l’anelito alla giustizia, alla ricerca della verità e della conoscenza.</p>
<p>Potremmo quindi porci di fronte allo sforzo degli uomini e delle donne che abitano questa Terra come fosse una merce qualsiasi? Una materia prima o un servizio che si sottopone ad un MERCATO?</p>
<p>Il mercato è una realtà oggettiva o una sovrastruttura costruita ad arte per spossessare le persone del loro diritto ad una fatica possibile, ad una retribuzione equa, ad un uso del tempo equamente diviso tra atttività produttiva, ludica e contemplativa?</p>
<p>Dati recenti di spostamento della ripartizione del PIL  hanno evidenziato come negli ultimi anni, riparandosi dietro una crisi che ha morso l’intero Occidente, ben 8 punti di quell’indicatore siano stati trasferiti dai lavoratori alle imprese che non ne hanno fatto generalmente un buon uso, ma soprattutto alla rendita finanziaria, alla speculazione.</p>
<p>E questo  facendo ricorso alla delocalizzzione e a forme sempre più estreme di precariato, ai contratti così detti “atipici” che con la scusa di andar incontro alle necessità dell’impresa hanno invece ridotto la forza lavoro ad una variante trascurabile nel processo produttivo.</p>
<p>Crediamo con forza che la garanzia del posto di lavoro, ben oltre un elemento di stabilità materiale, sia il presupposto per la progettazione di un’esistenza serena, e dell’edificazione di una famiglia equilibrata e, nella serenità e nell’equilibrio, il Paese non potrebbe che progredire.</p>
<p>Nell’insicurezza della precarietà è insita la depressione degli individui, la rinuncia alla famiglia o la sua procrastinazione sine die, il ricorso a tutto quello che deresponsabilizza incoraggiando ad un edonismo disperato e sterile.</p>
<p>Siamo pertanto convinti che l’utilizzo massimo delle risorse intellettuali e materiali di cui il Paese ancora dispone (ma per quanto tempo ancora) non possa attuarsi senza una diversa concezione dei rapporti di produzione, riequilibrandoli a favore dei lavoratori, che liberati dall’ansia che li attanaglia, potrebbero sviluppare al meglio quelle doti di creatività, inventiva e capacità di sacrificio che hanno fatto dell’Italia (in tempi ormai trascorsi ma non lontani invero) un esempio di sviluppo e sforzo coeso che ha dato risultati straordinari.</p>
<p>L’evasione fiscale, insieme alle criminalità organizzate sono il vero cancro morale ed economico che proietta sinistramente le sue metastasi in quasi tutti i settori produttivi. Oltre a quelli la fatiscenza strutturale della pubblica amministrazione implementa una drammatica inefficenza che incide pesantemente sulla vita di ognuno di noi.</p>
<p>Anni e anni di riforma burocratica hanno sortito miseri effetti sul macrosistema.</p>
<p>Se infatti l’autocertificazione ha eliminato qualche coda negli uffici pubblici, è piuttosto nell’assegnazione degli appalti, nella lentezza mortale tra la decisione politica e la realizzazione delle opere che insiste un’abnorme levitazione dei costi, senza contare l’assenza, o almeno la scarsità, dei controlli sulle realizzazioni che ci ha regalato ospedali mai entrati in servizio, strade costate milioni e milioni che finiscono nel nulla, termovalorizzatori che sono cattedrali nel deserto mentre la monnezzaammorba le città del Sud.</p>
<p style="display: inline !important;">Pertanto, ci sembra evidente che lo strumento fiscale adeguatamente ed equamente utilizzato e una VERA riforma della pubblica amministrazione siano quelli che maggiormente potrebbero contribuire ad un vero New Deal italiano che ridarebbe speranza e forza vitale al Paese, incidendo sui privilegi e sulla malversazioni.</p>
<p style="display: inline !important;">La fuga dei cervelli di cui tanto si parla, è ormai un torrente in piena, di migliaia e migliaia di giovani, preparati e volitivi a cui sembra di non avere nessuna chance in Italia.</p>
<p>Questa risorsa è tanto più preziosa, se consideriamo che la disparità dei costi della vita hanno messo alcune economie orientali (Cina e India segnatamente, ma non solo) nella condizione di essere impareggiabilmente concorrenziali nelle produzioni di basso o medio tenore tecnologico.</p>
<p style="display: inline !important;">La Germania, che se ne uscì dalla II guerra mondiale con immani distruzioni, ha creato un’amministrazione pubblica rigorosa ed efficiente che dialoga con il sistema produttivo e non lo vessa, premia le aziende che investono sull’innovazione e non ha perso la sua rincorsa uscendo per prima dalla crisi nonostante il pesante fardello che si è sobbarcata sostenendo le economie deboli della UE.</p>
<p style="display: inline !important;">Se possiamo costruire automobili come loro e le nostre aziende si aggiudicano importantissimi appalti nel mondo intero, cosa c’impedisce di mutuare il suo esempio virtuoso e le sue buone pratiche amministrative?</p>
<p style="display: inline !important;">Certamente tutto questo avrebbe costi e sarebbero necessari adeguati interventi ed ammortizzatori attivi, ma sarebbe l’ora che non fossero sempre i più deboli a sopportarne il peso. Va da se che nella piramide sociale la parte più ampia è quella sottostante, ma la disattenzione alle sofferenze di questa base rischia di causare un crollo dell’intera figura, con conseguenze inimmaginabili nella loro gravità.</p>
<p style="display: inline !important;">Giovani, immigrati, persone a basso reddito stanno soffrendo le conseguenze di una ricetta bugiarda e ingiusta, quella proposta a suo tempo da quegli economisti chiamati i “Chicago Boys”, che teorizzavano l’assoluta preminenza del mercato e l’espulsione del pubblico dalle attività produttive sostenendo che il mercato avrebbe risolto tutto, riequilibrandosi dopo una fase critica e continuando a garantire a tutti merci e servizi in abbondanza e democrazia politica.</p>
<p style="display: inline !important;">Non si tratta quindi a nostro avviso di applicare correttivi od escamotages finanziari ad una logica fallimentare, ma di avviare un processo di moralizzazione della produzione e della pubblica amministrazione, di costruire speranze e sostenerle, di ridare a questo nostro Paese e ai nostri figli una prospettiva credibile di benessere e libertà</p>
<p style="display: inline !important;">Noi musulmani siamo pronti a fare la nostra parte, coraggiosamente e fattivamente, insieme a tutti gli altri, in sforzo coerente e coeso nell’interesse del bene comune.</p>
<p style="font-style: italic;">
</div>
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		<title>Dignità araba</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 10:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo di Adel Jabbar*&#8212; Quello che sta succedendo nel mondo arabo e in particolare in Tunisia e in Egitto, come in Yemen, Giordania, in Algeria, sta a dimostrare che è terminato un periodo nel quale quasi tutti i paesi arabi hanno convissuto con la paura. Hanno convissuto con la repressione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo di Adel Jabbar*&#8212;</p>
<p>Quello che sta succedendo nel mondo arabo e in particolare in Tunisia e in Egitto, come in Yemen, Giordania, in Algeria, sta a dimostrare che è terminato un periodo nel quale quasi tutti i paesi arabi hanno convissuto con la paura. Hanno convissuto con la repressione, spesso feroce, con sistemi assolutamente  autoritari, dittatoriali, dispotici, con una componente di corruzione molto evidente, con dei regimi che hanno escluso per anni buona parte della popolazione dalla partecipazione alla vita pubblica e politica, non solo impaurendo ma anche impoverendo. In conseguenza di tutto questo, le manifestazioni di oggi sono caratterizzate da due elementi: da una parte la rivendicazione della libertà e dall&#8217;altra parte la richiesta di giustizia sociale e soprattutto la richiesta di dignità.</p>
<p>Dopo la caduta del muro di Berlino nell&#8221;89 il mondo arabo è rimasto fuori da qualsiasi dialettica di cambiamento; le manifestazioni di oggi dimostrano che il clima di paura e di terrore è terminato e siamo di fronte all&#8217;avvio di un nuovo processo. Quali saranno le fasi, i traguardi, le interpretazioni della vita pubblica è tutto da vedere, ma intanto queste manifestazioni danno un segnale molto preciso: le popolazioni dei paesi arabi non sono più disposte a sopportare né le condizioni economiche né le condizioni politiche in cui vivevano da anni.</p>
<p>Vorrei  utilizzare un’immagine per esplicitare meglio   le condizione in cui si sono trovati questi popoli, ossia quella di un triangolo, che ha funzionato in tutti questi anni come un recinto di repressione e  di dispotismo assoluto. Un triangolo composto, per un lato, dall&#8217;ondata di un certo integralismo religioso che era privo di una progettualità e chiarezza, di una reale interpretazione dei bisogni e delle esigenze delle popolazioni; per un altro lato dai sistemi di governi secolari, dispostici, familistici e spesso corrotti; come terzo lato infine l&#8217;ingerenza di potenze straniere che hanno sorretto i  regimi,  un appoggio che certamente ha giocato un ruolo determinante nel favorire per lunghi decenni l’operato di combriccole autoritarie e violente. Le  potenze straniere che hanno sostenuto questi regimi spesso sono rimaste in silenzio rispetto alle violazioni di diritti elementari delle popolazioni.</p>
<p>Oggi tutti questi elementi che hanno sorretto i regimi dell&#8217;area si trovano in crisi di fronte a quello che è avvenuto, ai movimenti di base che si sono ribellati alla loro condizione. Sia nel caso egiziano sia in quello tunisino i partiti detti di opposizione ufficiale- ma  un&#8217;opposizione spesso meno che decorativa- sono stati scavalcati, ma anche la stessa opposizione, quella reale, quella che ha vissuto per decenni in una situazione di repressione quasi totale, è stata scavalcata da queste forze popolari che ora stanno rivendicando &#8211; pagando anche un alto prezzo- un accesso alla partecipazione politica e un nuovo ruolo dello stato come garante delle esigenze di larga parte della popolazione.</p>
<p>Quel triangolo su cui si basavano questi regimi è ora in frantumi: sia i regimi, sia gli stessi  movimenti  integralisti, sia le potenze straniere si trovano in forte difficoltà di fronte agli avvenimenti attuali. C&#8217;é da dire che questi movimenti non nascono dal nulla, non nascono come mera sollevazione spontanea per rivendicare il pane; stiamo parlando di popoli che hanno una storia millenaria, hanno una coscienza e un senso di sé come tanti altri popoli nel mondo, soprattutto hanno una storia di lotta di liberazione dal giogo del potere colonialista. In alcuni periodi le popolazioni si sono mosse in termini di rivolta, di ribellioni, anche se, essendo popolazioni disarmate senza aiuti esterni, spesso sono state represse nel sangue. Molti degli attivisti sono stati torturati, incarcerati, esiliati, però attualmente sembra che la paura e la repressione non siano sufficienti per arginare questo flusso “rivoluzionario” di rivendicazioni che chiedono la fine di regimi impopolari, della corruzione, del marciume, per ottenere giustizia sociale, libertà e dignità, evidenziando una consapevolezza politica  molto matura.</p>
<p>Ritengo elementi determinanti la mancanza di libertà e l&#8217;insicurezza dei cittadini. Il sentirsi perseguitati (perfino in casa propria) come persona umana, ha avuto un peso notevole e importante. Ricordiamoci inoltre che, se negli anni &#8217;60 e &#8216; 70 questi stati hanno avuto un percorso economico che ha  garantito una redistribuzione del reddito e la creazione di un minimo di Welfare, oggi questo è venuto meno, molte proprietà dello stato sono state privatizzate, anzi in molti casi accaparrate, “familizzate” dai parenti di chi gestiva il potere, che agli occhi della gente è strapotere assoluto.</p>
<p>In regimi così repressivi non ci sono neppure luoghi dove la gente può ritrovarsi; spesso non ci sono né spazi né riferimenti per le organizzazioni della società civile. Per questo strumenti come Twitter, facebook, cellulari, sms sono diventati sussidi per scambiare informazioni, per far sapere cosa sta accadendo nei vari luoghi, nelle varie situazioni. Oggi le connessioni sul piano telematico sono fortissime, sono connessioni che accorciano le distanze, anche popolazioni lontani dai luoghi del potere sono in grado di connettersi, accedere alle informazioni, acquisire conoscenze. Da decenni assistiamo anche all&#8217;evolversi di una società civile mondiale dove avviene uno scambio di linguaggi, di temi come la giustizia, la libertà. Negli ultimi decenni questi processi sono divenuti più celeri. La televisione Al Jazeera ad esempio è diventata un luogo virtuale dove le persone possono partecipare, riconoscersi in una serie di contenitori culturali e politici, dove avvengono continuamente svolti dibattiti su temi sensibili, delicati in cui vengono presentati punti di vista completamente diversi.  Nel caso di quello che è avvenuto in Tunisia, di fatto, da metà dicembre AJ è stata censurata nel momento in cui il regime ha capito l&#8217;importanza delle capacità di questa televisione di seguire le rivolte nei diversi luoghi del Paese, il luogo dove i tunisini si informano sui loro accadimenti e sulle manifestazioni di sostegno delle altre popolazioni arabe. Durante una trasmissione un cittadino tunisino intervistato ha detto che il 70% di quello che è avvenuto, il successo della rivolta è stato reso possibile grazie ad AJ, ma non perché AJ fomentava o sosteneva, ma perché documentava, faceva vedere quello che avveniva, mentre la televisione di Stato nascondeva tutto.</p>
<p>Le date del 14 ed 25 gennaio 2011 saranno incise nella profondità dell&#8217;immaginario delle genti arabe. Popolazioni che da lunghi anni sono in attesa di riscatto per scrollarsi di dosso un orribile cumulo di fallimenti e di sconfitte sui tutti piani e  specialmente il perpetuarsi delle sofferenze dei palestinesi e la drammatica situazione delI’Iraq.</p>
<p>Questa rivoluzione è nata dal basso, senza alcun sostegno esterno, a differenza  delle “rivoluzioni a colori” sostenute da potenze straniere. Sono manifestazioni  non funzionali a nessun progetto di potenza grande, media o piccola, sono manifestazioni di disobbedienza civile, disarmate, quindi non violente e questo confuta il fatto che da anni si va sostenendo in Europa, che la società musulmana si identifica con la violenza. La seconda questione è che con queste manifestazioni  non ci si muove per questioni religiose, per difendere chissà quale astratta sacralità, ma per difendere la  dignità di quei cittadini. Sono manifestazioni povere, non hanno neanche molti striscioni, sono manifestazioni dove si scrivono cartelli a mano, dove le parole d&#8217;ordine sono la libertà, la dignità, la democrazia, no al dispotismo (Istibdad),  no alla corruzione (Fasad). La forza di queste manifestazioni è che sono  sostenute da esponenti dei ceti medi, dagli operai , dai contadini, dalle  donne, dagli  uomini, dagli anziani e dai  giovani. Sono movimenti popolari, non particolarmente ideologicizzati.</p>
<p>Questi movimenti non nascono, come si dice in Europa nel gergo politico, perché ci sono delle avanguardie che fomentano, che guidano. Le avanguardie se ci saranno nasceranno da questi movimenti, verranno fuori le persone che hanno partecipato effettivamente. Non è da trascurare la presenza di realtà politiche con un certo radicamento, perché queste manifestazioni non nascono dal nulla, ci sono state in passato  mobilitazioni, rivolte e rivendicazioni che rappresentano dei riferimenti significativi per gli attivisti di oggi.</p>
<p>Oltre alle forze politiche a favore di un radicale cambiamento ci sono dei gruppi che hanno molti legami con vecchie e nuove potenze coloniali, ci sono personaggi che possono riciclarsi, possono rivendicare un linguaggio liberale, possono fare delle aperture di un certo tipo, molto moderate, con aggiustamenti di facciata, ma stanno attendendo l&#8217;occasione per inserirsi nel gioco e controllarne gli effetti. Certo che le potenze esterne proveranno a trovare delle strategie per impedire, far abortire, stroncare, nei migliori dei casi, trovare un compromesso per aggiustamenti timidamente liberali sul piano politico e sul piano economico. Ma non credo che siano sufficienti per dare risposte a esigenze di società dove circa il 60% della  popolazione è giovane, con livelli di istruzione molto alti, aspettative molto alte, diverse dai loro genitori. Si ha a che fare con una nuova fascia della popolazione molto estesa che si sente totalmente esclusa, per cui gli  aggiustamenti di facciata non potranno reggere a lungo, ma ci sarà bisogno di riforme radicali sul piano sia politico che economico, perché la gente è stanca di vivere in condizioni inaccettabili e di accettare il servilismo come ricetta per accedere a un nuovo progresso.</p>
<p>* Sociologo e saggista.</p>
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		<title>La Tunisia e i Diktat del FMI</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2011 23:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Come la politica economica provoca povertà e disoccupazione in tutto il mondo di Michel Chossudovsky Il generale Zine el Abidine Ben Ali, l&#8217;ex presidente deposto della Tunisia è definito dai media occidentali, in coro, come un dittatore. Il movimento di protesta tunisino è descritto distrattamente come l&#8217;effetto di un regime antidemocratico e autoritario, che sfida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come la politica economica provoca povertà e disoccupazione in tutto il mondo</p>
<p><strong>di Michel Chossudovsky</strong></p>
<p>Il generale Zine el Abidine Ben Ali, l&#8217;ex presidente deposto della Tunisia è definito dai media occidentali, in coro, come un dittatore.</p>
<p>Il movimento di protesta tunisino è descritto distrattamente come l&#8217;effetto di un regime antidemocratico e autoritario, che sfida le norme della &#8220;comunità internazionale&#8221;.</p>
<p>Ma Ben Ali non era un &#8220;dittatore&#8221;.  I dittatori decidono e comandano. Ben Ali era un servo degli interessi economci occidentali, un fedele burattino politico che obbediva agli ordini, con il sostegno attivo della comunità internazionale.</p>
<p>L&#8217;ingerenza straniera negli affari interni della Tunisia non è menzionata nei report dei media. Gli aumenti dei prezzi alimentari non erano &#8220;imposti&#8221; dal governo di Ben Ali. Erano imposti da Wall Street e dal FMI.</p>
<p>Il ruolo del governo di Ben Ali è stato di far rispettare la micidiale ricetta economica del FMI, che in un periodo di oltre 20 anni ha portato al risultato di destabilizzare la economia nazionale e impoverire la popolazione tunisina.</p>
<p>Ben Ali come capo di stato non ha deciso nulla di sostanziale. La sovranità nazionale era già perduta. Nel 1987, al culmine della crisi del debito, il governo di sinistra di Habib Bourguiba è stato sostituito da un nuovo regime, fortemente impegnato sulle riforme del &#8220;libero mercato&#8221;.La gestione macroeconomica sotto la guida del FMI era oramai nelle mani dei creditori esteri della Tunisia. Nel corso degli ultimi 23 anni, la politica economica e sociale della Tunisia è stata dettata dal &#8220;Washington Consensus&#8221;.</p>
<p>Ben Ali rimase al potere, perché il suo governo obbediva ed attuava in maniera efficace il diktat del FMI, al servizio sia degli USA che della Unione europea.</p>
<p>Questo modello è stato seguito in numerosi paesi.</p>
<p>La continuità delle micidiali riforme del FMI richiede una &#8220;sostituzione&#8221; del regime. L&#8217;instaurazione di un burattino politico assicura l&#8217;attuazione del programma neoliberista, creando le condizioni per l&#8217;eventuale destituzione di un governo corrotto e impopolare che venga rappresentato come causa dell&#8217;impoverimento di un&#8217;intera popolazione.</p>
<p><strong>Il movimento di protesta</strong></p>
<p>Non sono Wall Street e le istituzioni finanziarie internazionali con sede a Washington, ad essere il bersaglio diretto del movimento di protesta. L&#8217;esplosione sociale si è rivolta contro il governo piuttosto che contro l&#8217;ingerenza delle potenze straniere nella conduzione della politica di governo.</p>
<p>Dall&#8217;inizio, le proteste non sono partite da un movimento politico organizzato contro l&#8217;imposizione delle riforme neoliberiste.</p>
<p>Inoltre, vi sono indicazioni che il movimento di protesta sia stato manipolato al fine di creare il caos sociale, e insieme garantire la continuità politica. Ci sono rapporti non confermati di atti di repressione e di intimidazione da parte di milizie armate nelle principali aree urbane.</p>
<p>La questione importante è come si evolverà la crisi? Come sarà affrontato dal popolo tunisino il più grave problema dell&#8217;ingerenza straniera?</p>
<p>Dal punto di vista di Washington e Bruxelles, il regime autoritario impopolare è aspramente criticato allo scopo di sostituirlo con un nuovo governo fantoccio. Le elezioni sono previste sotto la supervisione della cosiddetta comunità internazionale, con i candidati pre-selezionati.</p>
<p>Se questo processo di cambiamento di regime viene effettuato per conto degli interessi stranieri, il nuovo governo dovrà senza dubbio garantire la continuità della politica neoliberista, che è servita a impoverire la popolazione tunisina.</p>
<p>Il governo ad interim guidato dal presidente incaricato Fouad Mebazza è attualmente in una situazione di stallo, con una feroce opposizione proveniente dal movimento sindacale (UGTT). Mebazza ha promesso di &#8220;rompere con il passato&#8221;, senza peraltro precisare se ciò significhi l&#8217;abrogazione delle riforme economiche neoliberiste.</p>
<p><strong>Cenni storici</strong></p>
<p>I media in coro hanno presentato la crisi in Tunisia come una questione di politica interna, senza una visione storica. La presunzione è che con la rimozione del &#8220;dittatore&#8221;e la instaurazione di un governo regolarmente eletto, la crisi sociale finirà per essere risolta.</p>
<p>La prima &#8220;rivolta del pane&#8221; in Tunisia risale al 1984. Il movimento di protesta del gennaio 1984 è stato motivato da un aumento del 100 per cento del prezzo del pane. Questo ricaro era stato chiesto dal FMI nel quadro del programma di aggiustamento strutturale (SAP) della Tunisia . L&#8217;eliminazione dei sussidi alimentari era di fatto una condizione del contratto di prestito con il FMI.</p>
<p>Il Presidente Habib Bourguiba, che aveva svolto un ruolo storico nella liberazione del suo paese dal colonialismo francese, dichiarò lo stato di emergenza in risposta ai disordini:</p>
<p><em> Mentre risuonavano gli spari, le truppe della polizia e dell&#8217;esercito in jeep e blindati occupavano la città per sedare la &#8220;rivolta del pane&#8221;. La dimostrazione di forza infine produsse una calma inquieta, ma solo dopo che più di 50 manifestanti e passanti erano stati uccisi. Poi, in una drammatica trasmissione radiotelevisiva di cinque minuti, Bourguiba annunciò che avrebbe riportato indietro l&#8217;aumento dei prezzi. (Tunisia: Bourguiba Lets Them Eat Bread - TIME, gennaio 1984)</em></p>
<p>In seguito alla ritrattazione del presidente Bourguiba, l&#8217;impennata del prezzo del pane fu invertita. Bourguiba licenziò il suo ministro degli Interni e rifiutò di rispettare le richieste del <em>Washington Consensus</em>.</p>
<p>L&#8217;agenda neoliberista comunque aveva sortito i suoi effetti, portando all&#8217;inflazione galoppante e alla disoccupazione di massa. Tre anni dopo, Bourguiba e il suo governo furono rimossi in un colpo di stato incruento &#8220;per motivi di incompetenza&#8221;, portando all&#8217;insediamento del presidente generale Zine el Abidine Ben Ali nel novembre 1987. Questo colpo di Stato non era diretto contro Bourguiba, era destinato a smantellare in modo permanente la struttura politica nazionalista inizialmente istituita a metà degli anni &#8217;50, per poter così privatizzare i beni dello Stato.</p>
<p>Il colpo di stato militare, non solo segnò la fine del nazionalismo post-coloniale che era stato guidato da Bourguiba, ma contribuì anche a indebolire il ruolo della Francia. Il governo di Ben Ali era allineato a Washington piuttosto che a Parigi.</p>
<p>Pochi mesi dopo l&#8217;insediamento di Ben Ali&#8217; a presidente del paese, venne firmato un accordo importante con il FMI. Fu raggiunto anche un accordo con Bruxelles sull&#8217;istituzione di un regime di libero scambio con l&#8217;UE. Un ampio programma di privatizzazioni fu messo sotto il controllo della Banca Mondiale e del FMI. Con paghe orarie dell&#8217;ordine di 0.75 euro all&#8217;ora, la Tunisia diventò inoltre una sacca di manodopera a buon mercato per l&#8217;Unione Europea.</p>
<p><strong>Chi è il dittatore?</strong></p>
<p>Una revisione dei documenti del FMI suggerisce che dall&#8217;instaurazione di Ben Ali&#8217; nel 1987 ad oggi, il suo governo si era attenuto fedelmente alle condizioni del FMI- Banca mondiale, compreso il licenziamento dei lavoratori del settore pubblico, l&#8217;eliminazione dei controlli sui prezzi dei beni di consumo essenziali e l&#8217;attuazione di un ampio programma di privatizzazioni. La sospensione delle barriere commerciali ordinata dalla banca mondiale portò ad un&#8217;ondata di fallimenti.</p>
<p>A seguito di queste dislocazioni dell&#8217;economia nazionale, le rimesse degli operai tunisini dall&#8217; Unione Europea divennero una fonte sempre più importante di valuta estera. Ci sono circa 650.000 tunisini che vivono oltremare. Le rimesse totali degli emigranti nel 2010 sono state dell&#8217;ordine di US$ 1.960 miliardi di USD, in aumento del 57 per cento rispetto al 2003. Una grande parte di queste rimesse in valuta sono usate per servire il debito estero del paese.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>7L&#8217;aumento speculativo nei prezzi mondiali degli alimenti</strong></p>
<p>Nel settembre 2010, è stata raggiunta un&#8217;intesa fra Tunisi ed il FMI, che raccomandava la rimozione delle ultime sovvenzioni come mezzo per realizzare l&#8217;equilibrio fiscale:</p>
<p><em>Il rigore fiscale rimane una priorità assoluta per le autorità [tunisine], che sentono l&#8217;esigenza nel 2010 di continuare con una politica fiscale rigorosa nel contesto internazionale corrente. Gli sforzi sostenuti nell&#8217;ultima decade per abbassare il livello del debito pubblico non dovrebbero essere compromessi da una politica fiscale troppo lassista.<strong>Le autorità sono impegnate a controllare saldamente le spese correnti, comprese le sovvenzioni</strong>… IMF  Tunisia: 2010 Article IV Consultation &#8211; Staff Report; Public Information Notice on the Executive Board Discussion; and Statement by the Executive Director for Tunisia</em>.</p>
<p>Vale la pena notare che l&#8217;insistenza del FMI sull&#8217;austerità fiscale e la rimozione delle sovvenzioni hanno coinciso cronologicamente con un nuovo aumento nei prezzi degli alimenti sui mercati di Londra, di New York e di Chicago. Questi aumenti dei prezzi sono in gran parte il risultato di operazioni speculative da parte di importanti interessi finanziari e corporativi del settore dell&#8217;agribusiness. Sono il risultato di un&#8217;autentica manipolazione (non di penuria), e hanno impoverito la gente a livello globale. La corsa nei prezzi degli alimenti costituisce una nuova fase del processo dell&#8217;impoverimento globale.</p>
<p><em>&#8220;I media hanno fuorviato l&#8217;opinione pubblica sulle cause di questi aumenti dei prezzi, fissando l&#8217;attenzione quasi esclusivamente sugli aumenti dei costi di produzione, il clima ed altri fattori che riducono l&#8217;offerta e che potrebbero contribuire ad accrescere il prezzo degli alimenti.</em></p>
<p><em>Anche se questi fattori possono entrare in gioco, sono di importanza limitata nella spiegazione dell&#8217;aumento impressionante e drammatico nei prezzi dei beni. Essi sono in gran parte il risultato di manipolazioni del mercato. Sono in gran parte attribuibili alle operazioni speculative sui mercati delle merci. I prezzi del grano sono stati amplificati artificialmente da speculazioni su grande scala nei mercati a termine di Chicago e di New York. …</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La speculazione sul grano, il riso o il mais, si può fare senza nessuno scambio reale di merci. Le istituzioni che speculano nel mercato del grano non sono necessariamente coinvolte nella vendita o nella reale consegna del grano. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Le transazioni possono usare i fondi indicizzati sulle materie prime che sono scommesse sul movimento rialzista o ribassista dei prezzi dei beni. Una &#8220;put option&#8221; è una scommessa sul ribasso del prezzo, una &#8220;call option&#8221; è una scommessa sul rialzo. Con manipolazioni concordate, gli investitori istituzionali e le istituzioni finanziarie possono far salire il prezzo e quindi scommettere su un movimento rialzista di una materia prima in particolare. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La speculazione genera la volatilità del mercato. A sua volta, l&#8217;instabilità che ne risulta incoraggia l&#8217; ulteriore attività speculativa. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>I profitti sono realizzati quando il prezzo sale. Per contro, se lo speculatore gioca al ribasso, vendendo sull mercato, guadagnerà quando il prezzo sprofonda.</em></p>
<p><em>Questo recente rialzo speculativo nei prezzi degli alimenti è stato causa di una carestia su scala mondiale senza precedenti&#8221; (</em><em>Michel Chossudovsky, </em>Global Famine<em>, Global Research</em><em>, May 2, 2008).</em></p>
<p>Dal 2006 al 2008, c&#8217;è stato un drammatico rialzo nei prezzi di tutte le importanti materie prime alimentari, compreso riso, grano e mais. Il prezzo del riso è triplicato nell&#8217;arco di cinque anni, da circa 600 $ la tonnellata nel 2003 a più di 1800 $ la tonnellata nel maggio 2008.</p>
<p>Il recente rialzo nel prezzo del grano rientra in un aumento del 32 per cento dell&#8217; indice composito dei prezzi degli alimenti della FAO registrato nella seconda metà del 2010.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>&#8220;I prezzi in ascesa dello zucchero, del grano e dei semi oleosi hanno portato a un record nei prezzi mondiali degli alimenti a dicembre, superando i livelli del 2008 quando il costo del cibo ha fatto scoppiare tumulti nel mondo e lanciare avvertimenti sui prezzi entrati in &#8220;zona pericolosa&#8221;.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Un indice mensile delle Nazioni Unite a dicembre superava il picco mensile precedente &#8211; del giugno 2008 &#8211; per raggiungere il livello più elevato dal 1990. Pubblicato dall&#8217;Organizzazione per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura con sede a Roma (la FAO), l&#8217;indice riporta i prezzi di un paniere di cereali, semi oleosi, latticini, carne e zucchero, aumentato per sei mesi consecutivi&#8221;; (The Guardian, 5 gennaio 2011)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Amara ironia: in un contesto di aumento dei prezzi degli alimenti, il FMI suggerisce la rimozione delle sovvenzioni allo scopo di raggiungere l&#8217;obiettivo dell&#8217; austerità fiscale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Manipolazione dei dati su povertà e disoccupazione</strong></p>
<p>Un&#8217;atmosfera di disperazione sociale prevale, le vite della gente sono distrutte. Mentre il movimento di protesta in Tunisia è visibilmente il risultato diretto di un impoverimento totale, la banca mondiale sostiene che i livelli di povertà sono stati ridotti dalle riforme di liberalizzazione del mercato adottate dal governo del Ben Ali.</p>
<p>Secondo il rapporto sul paese della Banca Mondiale, il governo tunisino (con il supporto delle istituzioni di Bretton Woods) è stato fondamentale nel ridurre i livelli di povertà al 7 per cento (inferiore sostanzialmente a quello registrato negli Stati Uniti e nell&#8217;UE):</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La Tunisia ha realizzato notevoli progressi nell&#8217;equità dello sviluppo, nel combattere la povertà e nel raggiungimento di buoni indicatori sociali. Ha riportato un tasso di crescita medio del 5 per cento in questi ultimi 20 anni, con un aumento constante nel reddito pro capite e un aumento corrispondente nel benessere della popolazione che registra un livello di povertà del 7%, fra i più bassi nella regione.</em></p>
<p><em>L&#8217;aumento constante nel reddito pro capite è stato il motore principale per la riduzione della povertà. … Le strade nelle aree rurali sono state particolarmente importanti nell&#8217;aiutare i poveri di queste aree a collegarsi ai mercati ed ai servizi urbani. I programmi sulle abitazioni hanno migliorato il livello di vita dei poveri ed inoltre hanno reso disponibile il reddito risparmiato per la spesa in alimenti e articoli non-alimentari, con impatti positivi di attenuazione della povertà. I sussidi alimentari, destinati ai poveri, anche se non in maniera ottimale, hanno tuttavia aiutato i poveri urbani. (Banca mondiale &#8211; Tunisia &#8211; Country Brief)</em></p>
<p>Queste stime sulla povertà, senza accennare ad alcuna &#8220;analisi&#8221; economica e sociale, sono autentiche montature. Presentano il libero mercato come il motore di un&#8217;attenuazione della povertà. L&#8217;impalcatura analitica della Banca Mondiale è usata per giustificare un processo di &#8220;repressione&#8221; economica che è stato applicato universalmente in più di 150 pæsi in via di sviluppo.</p>
<p>Con il 7 per cento della popolazione che vive nella povertà (come suggerito dalla &#8220;stima&#8221; della banca mondiale) e il 93 per cento della popolazione coi bisogni fondamentali soddisfatti in termini di alimenti, abitazione, salute e formazione, non ci sarebbe stata crisi sociale in Tunisia.</p>
<p>La Banca Mondiale è attivamente impegnata nella manipolazione dei dati e nella distorsione della difficile situazione sociale della popolazione tunisina.</p>
<p>Il tasso di disoccupazione ufficiale è al 14 per cento, ma il livello reale di disoccupazione è molto più alto. La disoccupazione giovanile registrata è dell&#8217;ordine del 30 per cento. I Servizi Sociali, compreso la sanità e la formazione sono sprofondate nell&#8217;urto delle misure di austerità economica della Banca Mondiale e del FMI .</p>
<p><strong>La Tunisia e il mondo</strong></p>
<p>Quello che sta succedendo in Tunisia fa parte di un processo economico globale che distrugge la vita della gente attraverso la deliberata manipolazione delle forze di mercato.</p>
<p>Più in generale, &#8220;la dura realtà economica e sociale che sta alla base dell&#8217;intervento del FMI consiste nei prezzi degli alimenti in ascesa, carestie a livello locale, licenziamenti massicci degli operai urbani e degli impiegati pubblici, e distruzione dei programmi sociali. Il potere di acquisto interno è sprofondato, ospedali e scuole sono stati chiusi, a centinaia di milioni di bambini è stato negato il diritto all&#8217;istruzione primaria.&#8221;; (Michel Chossudovsky, <em>Global Famine</em>, op cit.)</p>
<p><strong>Da Global research, 20 gennaio 2011</strong></p>
<p><strong><a rel="nofollow" href="http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=22867" target="_blank">http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&amp;aid=22867</a></strong></p>
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		<title>Noam Chomsky: «Nessuna prova che al-Qa‛ida abbia eseguito gli attentati dell’11/9»</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 23:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Press TV &#38; Washington&#8217;s Blog. L’eminente intellettuale e attivista liberal Noam Chomsky, pur essendo da decenni un acuto demolitore delle classi dirigenti USA, ha contribuito sinora a sopire e troncare il dibattito sull’11/9. Una sua recente dichiarazione all’emittente iraniana Press TV sembra invece far affacciare una svolta, con una sua posizione molto critica rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-weight: normal;">da Press TV &amp; Washington&#8217;s Blog.</span></h3>
<h3><span style="font-weight: normal;">L’eminente intellettuale e attivista liberal Noam Chomsky, pur essendo da decenni un acuto demolitore delle classi dirigenti USA, ha contribuito sinora a sopire e troncare il dibattito sull’11/9.<br />
Una sua recente dichiarazione all’emittente iraniana Press TV sembra invece far affacciare una svolta, con una sua posizione molto critica rispetto alla versione corrente del governo statunitense e dei grandi media.<br />
La riproponiamo in video e con traduzione.<br />
&#8220;«Il movente esplicito e dichiarato della guerra [in Afghanistan], è stato quello di costringere i taliban a consegnare agli Stati Uniti le persone da questi accusate di essere implicate negli atti terroristici al World Trade Center e al Pentagono. &#8230; I taliban hanno chiesto le prove &#8230; e l&#8217;amministrazione Bush si è rifiutata di fornirne alcuna»: l’ottantunenne grande accademico ha fatto queste osservazioni al programma di Press TV “a Simple Question” (“una semplice domanda”, NdT).<br />
«Abbiamo poi scoperto una delle ragioni per cui non hanno portato elementi di prova: non ne avevano nessuno».<br />
L&#8217;analista politico ha inoltre detto che la non esistenza di tali prove è stata confermata dall’FBI otto mesi dopo.<br />
«Il capo del FBI, dopo l&#8217;inchiesta internazionale più intensa della storia, ha informato la stampa che l&#8217;FBI riteneva che la trama potrebbe essere stata originata in Afghanistan, ma fu probabilmente attuata negli Emirati Arabi Uniti e in Germania».<br />
Chomsky ha aggiunto che a tre settimane dall’inizio della guerra, «un ufficiale britannico annunciava che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avrebbero continuato i bombardamenti, fino a quando il popolo afghano non avesse rovesciato i taliban &#8230; Questa è stata in seguito trasformata nella motivazione ufficiale per la guerra.»<br />
«Tutto questo era totalmente illegale. Anzi, di più, criminale», ha dichiarato Chomsky.</span></h3>
<h3><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=uzNhAo1zBD4&amp;feature=player_embedded">watch?v=uzNhAo1zBD4&amp;feature=player_embedded</a></span></h3>
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		<title>Noam Chomsky: le 10 Strategie della Manipolazione attraverso i mass media</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Sep 2010 20:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il linguista e filosofo degli Stati Uniti del Nord America, Noam Chomsky, ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media. 1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il linguista e filosofo degli Stati Uniti del Nord America, <a title="wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Noam_Chomsky" target="_blank">Noam Chomsky</a>, ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.</em></p>
<p><strong>1 – La strategia della distrazione.</strong></p>
<p>L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).</p>
<p><strong>2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.</strong></p>
<p>Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.</p>
<p><strong>3 – La strategia della gradualità.</strong></p>
<p>Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.</p>
<p><strong>4 – La strategia del differire.</strong></p>
<p>Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.</p>
<p><strong>5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini.</strong> La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).</p>
<p><strong>6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione</strong>.</p>
<p>Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….</p>
<p><strong>7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.</strong></p>
<p>Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).</p>
<p><strong>8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.</strong></p>
<p>Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…</p>
<p><strong>9 – Rafforzare il senso di colpa.</strong></p>
<p>Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!</p>
<p><strong>10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.</strong></p>
<p>Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.</p>
<p>Noam Chomsky</p>
<p><em>Fonte</em>: <a title="chomsky" rel="nofollow" href="http://www.visionesalternativas.com.mx/" target="_blank">www.visionesalternativas.com.mx</a></p>
<p>Italiano: <a rel="nofollow" href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=7480" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=7480</a></p>
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