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	<title>Islam-online &#187; Patrizia Khadija Dal Monte</title>
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	<description>Rivista islamica</description>
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		<title>Sakineh, i Rom, il Pakistan</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 09:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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Sakineh … 
Da oltre quindici anni chiedo cessi l&#8217;applicazione delle cosidette pene “islamiche” nei paesi a maggioranza musulmana, sia che si tratti di punizioni corporali, della pena di morte o della lapidazione. Ho invitato ad aprire un dibattito interno sui testi, le condizioni della loro applicazione e le caratteristiche dei contesti sociali di cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href='http://www.islam-online.it/2010/09/sakineh-i-rom-il-pakistan/' ><img src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/images-tr.jpg" style="border:0; float:left; margin: 0 1em .5em 0;" alt="Sakineh, i Rom, il Pakistan" title="Sakineh, i Rom, il Pakistan"/></a>
<p><strong></strong><span style="font-size: medium;"><strong>Sakineh … </strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Da oltre quindici anni chiedo cessi l&#8217;applicazione delle cosidette pene “islamiche” nei paesi a maggioranza musulmana, sia che si tratti di punizioni corporali, della pena di morte o della lapidazione. Ho invitato ad aprire un dibattito interno sui testi, le condizioni della loro applicazione e le caratteristiche dei contesti sociali di cui si deve necessariamente tener conto. Ho formulato l&#8217; appello per una moratoria generale che permettesse un dibattito approfondito nel mondo a maggioranza musulmana. Alcuni, in varie parti del mondo (e in molti paesi musulmani, tra cui ulama, intellettuali o semplici credenti) hanno capito e sostenuto questa iniziativa, altri l&#8217;hanno sbnobbata e ridicolarizzata fino ad esprimere pubblicamente il loro rifiuto, &#8220;sconcertati e scandalizzati&#8221; da tale proposta. Il Presidente Sarkozy, Bernard-Henri Levy e </span><span style="font-size: medium;">consorti</span><span style="font-size: medium;"> sono apparsi tra i più mediaticamente indignati. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Io mi oppongo e condanno l&#8217;applicazione di tali pene nelle società contemporanee sia che si tratti delle petromonarchie, in Iran o nei paesi più poveri del Medio Oriente, dell&#8217;Africa o dell&#8217;Asia. L&#8217;applicazione di tali pene contravviene, in nome stesso dell&#8217;islam, alla giustizia, alla dignità e ai diritti degli individui in società in cui il sistema giudiziario non è affatto trasparente, per non dire chiaramente corrotto, e dove le pene sono frutto spesso di strumentalizzazioni della religione sia per fini interni, sia per marcare la propria differenza con l&#8217;Occidente. Mi oppongo a ciò dunque, e condanno naturalmente l&#8217;applicazione della lapidazione contro Sakineh Mohammadi Ashtiani. Non può essere, non deve essere.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non firmerò però la petizione lanciata su iniziativa di alcuni intellettuali francesi. Non metto in dubbio la sincerità della maggioranza dei firmatari, ma si tratta di non essere ingannati dalle intenzioni e dal gioco dei suoi principali promotori, come Bernard-Henri Lévy, Marek Halter, e così dell&#8217;inqualificabile  Sihem Habchi di Ni Putes ni Soumises, e di altri ancora&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Maestre e maestri di denuncia selettiva e di altre messe in scene mediatiche allo scopo di allinearsi dalla parte dei buoni sentimenti e far così dimenticare i loro complici silenzi in altre circostanze: è L&#8217;Iran che deve essere attaccato (il nemico, e soprattutto d&#8217;Israele &#8230;) e non le ricchissime petromonarchie amiche (dove si uccide e lapida in un silenzio complice). Nessuna petizione, neppure, per gli innocenti di Gaza, nessuna petizione per i pacifisti della flottiglia della pace. Queste messe in scena e condanne selettive e strumentalizzate sono semplicemente disgustose! </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>&#8230; Rom &#8230;</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Disgustosa anche la decisione &#8220;legale&#8221; di rimpatriare i Rom &#8230; con, a quanto pare, il consenso della maggioranza dei francesi. Un&#8217;altra manovra politica di un Presidente della Repubblica che avendo perso di credito a destra, al centro e a sinistra si vede costretto a spigolare nel terreno di estrema destra, con discorsi e politiche populiste e pericolose.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ieri, il presidente francese ci ha informato che è tempo di distinguere tra &#8220;cittadini&#8221; e &#8220;cittadini&#8221;, cioè tra i cittadini di &#8220;ceppo&#8221; e gli altri a cui può essere ritirata la cittadinanza. Anche qui con il consenso della maggioranza dei francesi! Ecco ritornare il tempo della distinzione tra appartenenza e cittadinanza di &#8220;au faci</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">è</span></span><span style="font-size: medium;">s&#8221; &#8230; dei francesi, dunque, più francesi di altri, francesi questi da esaminare, potenzialmente &#8220;sotto esame&#8221;&#8230; dei francesi che non sarebbero del tutto francesi. Jean-Marie Le Pen non ha problemi a ricordare un fatto induscitubile: il Presidente ha annunciato una politica che l&#8217; estrema destra richiede da parte sua già da quarant&#8217;anni.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La Francia va male. La Francia fa paura. Dà gioia e incoraggia vedere dei politici e degli intellettuali gridare alla vergogna e al disonore. E&#8217; rinfrancante e incoraggiante, ancora, vedere la gerarchia della Chiesa Cattolica, e alcuni della Chiesa Riformata, protestare contro le politiche di esclusione e la deportazione di massa e condannare fermamente le derive dell&#8217;azione di governo nei confronti dei rom. A questi vescovi, a questi sacerdoti, a queste donne e uomini, conosciuti o sconosciuti, diciamo: Voi siete l&#8217;orgoglio e la dignità del vostro paese e i difensori della sua coscienza, contemporanea e storica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma dove sono i leader e i rappresentanti delle associazioni musulmane, e quelli delle associazioni che promuovono la diversità culturale? Perché non udiamo la loro condanna e le loro critiche e perché non li vediamo sostenere i rom con rispetto e capacità di discernimento? Come è possibile che dei cittadini francesi con una coscienza e una origine e / o con una religione, e / o con un&#8217;etica tacciano davanti a politiche così inumane e indegne? Che paura li domina per non osare denunciare l&#8217;inaccettabile? Quale menomazione dell&#8217;intelligenza li induce a rispondere come arabi, neri o musulmani solo quando si tratta di un problema che concerne gli arabi, i neri o l&#8217;Islam? Questo silenzio non è onorevole, questo silenzio è vergognoso!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>&#8230; Pakistan</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Inondazioni, frane &#8230; la morte, l&#8217;esilio, i rifugiati. Immagini di desolazione, orrore, tristezza &#8230; Decine di migliaia i morti, milioni i senza tetto, decine di milioni gli sfollati. Ciononostante il sostegno internazionale è stato lento a reagire come se ci fosse un &#8220;blocco&#8221;. Le Nazioni Unite e le ONG internazionali sono dovute intervenire più volte per richiamare la portata del disastro e per mobilitare un sostegno adeguato. Da cui siamo ancora molto lontani.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il Pakistan non ha una bella immagine sulla scena internazionale. Associato ai talebani, all&#8217;estremismo islamico e alla violenza, il paese fa fatica- nel cuore della calamità naturale &#8211; a commuovere le coscienze occidentali e internazionali. Sei anni dopo lo tsunami &#8211; che aveva colpito l&#8217;Indonesia soprattutto, ma anche molti turisti occidentali &#8211; e le cui conseguenze a lungo termine sembrano meno gravi di quello che graveranno sul Pakistan, si deve rilevare che la solidarietà e l&#8217;impegno umanitario sono a geometria variabile, influenzate più dall&#8217;aria che tira e dalla politica emozionale che da una coscienza lucida e universale.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">È come se alcuni esseri umani &#8220;stereotipati&#8221; avessero perso parte della loro umanità, e fossero meno degni di altri di essere soccorsi. Questo è letteralmente spaventoso eppure così palpabile, così vero, così reale. Si può </span>c<span style="font-size: medium;">riticare tutti i poteri del mondo, tutti i media e il mondo intero, ma in ultima analisi, la domanda come la risposta risiedono nella coscienza di ciascuno. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Che cosa motiva la mia indignazione o la mia solidarietà? Il mio impegno e le mie azioni di sostegno? È la mia apparteneza sociale, comunitaria, politica o religiosa o è la comune dignità di donne e uomini del pianeta? Sono in grado di vedere al di là del colore della pelle, delle origini, dei vestiti e delle barbe, l&#8217;essenza, il valore come il disagio degli esseri umani o sono la vittima di queste solidarietà emotive che categorizzano e valorizzano le vittime sulla base della loro somiglianza con me?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Senza categorie né selezione, con umanità e determinazione.</span></p>
<p>© 2008 Tariq Ramadan</p>
<p>Pubblicato il 31 agosto 2010</p>
<p>Fonte: Tariq Ramadan</p>
<p>http://www.tariqramadan.com/ &#8230;</p>
<p>Traduzione Patrizia Khadija Dal Monte</p>
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		<title>Quinto versetto: Te adoriamo e a Te chiediamo aiuto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 06:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corano]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Il quinto versetto della sura è considerato da molti commentatori come centrale, esso rimanda alla prima parte in cui compaiono i nomi più importanti di Allah e introduce la seconda costituita dalle suppliche dell&#8217;essere umano. E&#8217; dunque il versetto che riassume una e l&#8217;altra.
Ora possiamo dire Te (iyyâ-ka) con consapevolezza, perchè Dio ci ha illuminato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href='http://www.islam-online.it/2010/08/quinto-versetto-te-adoriamo-e-a-te-chiediamo-aiuto/' ><img src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/images-6.jpg" style="border:0; float:left; margin: 0 1em .5em 0;" alt="Quinto versetto: Te adoriamo e a Te chiediamo aiuto" title="Quinto versetto: Te adoriamo e a Te chiediamo aiuto"/></a>
<p> Il quinto versetto della sura è considerato da molti commentatori come centrale, esso rimanda alla prima parte in cui compaiono i nomi più importanti di Allah e introduce la seconda costituita dalle suppliche dell&#8217;essere umano. E&#8217; dunque il versetto che riassume una e l&#8217;altra.</p>
<p>Ora possiamo dire <strong>Te </strong>(<em>iyy</em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>â-ka</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">) con consapevolezza,</span> perchè Dio ci ha illuminato sul Suo Essere, ora sappiamo che Egli è il Misericordioso e il Re giusto, Signore di tutti i mondi. In Lui si trova la Signoria assoluta, ogni potere, grazia e misericordia.</p>
<p>Lui <strong>adoriamo</strong> ( <em>na&#8217;budu</em>) ad esclusione di ogni altro. La parola adorare nell&#8217;italiano moderno ha perso di spessore e viene usata per il cibo, la musica, o gli esseri umani, banalizzazione che ben dice l&#8217;assenza della dimensione del sacro. In arabo la radice di essa è legata all&#8217;idea di umiltà, docilità, ad esempio un cammello si dice <em>mu&#8217;abbad </em>quando viene reso docile e sottomesso. E&#8217; il termine che dice il rapporto con Allah, amore totale, ma anche timore, coscienza della differenza assoluta tra noi e Lui.</p>
<p>Questa espressione di adorazione precede la richiesta di aiuto&#8230; Adorare è riconoscere la bellezza ineffabile del suo Essere, gli abissi della Sua misericordia e la Sua infinita potenza e giustizia. Adorare è rifugiarsi per un momento là, dimenticando noi stessi&#8230; Adorazione che va sempre rinnovata, poiché mai perfetta in questo mondo, come indica l&#8217;uso dell&#8217;imperfetto in arabo.</p>
<p>Ritorna poi l&#8217;espressione <strong>Te ( </strong><em>iyy</em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>â-ka nasta&#8217;în)</em></span><strong> </strong>perché la preghiera è un dialogo e non un monologo qualunque. Da notare anche la persona dei verbi usati è noi (<em>na) </em>e non io , che indica la dimensione comunitaria e cosmica dell&#8217;adorazione, la mia adorazione è adorazione anche per gli altri e in essa conta il come del mio essere con gli altri. Il noi, infatti, ci ricorda i profondi legami tra fede e amore verso l&#8217;altro e l&#8217;obbligo per compierla di essere compassionevoli e giusti. Non c&#8217;è vera adorazione da parte di colui che spezza i legami con i fratelli e le sorelle o male agisce verso di loro.. E&#8217; detto in un hadith profetico “La mano di Allah è con l&#8217;insieme concorde (<em>al-jam</em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>â</em></span><em>&#8216;a</em>)”</p>
<p>Poi&#8230; poi chiediamo aiuto (<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>nasta&#8217;în) </em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">e in queste parole c&#8217;è il riconoscimento di quello che siamo, esseri limitati e bisognosi, come dice la sura al-Balad: “</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Laqad Khalaqnā Al-&#8217;Insāna Fī Kabad”</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> e atto di fiducia nella grandezza della Sua misericordia. Non cè vergogna nel chiedere aiuto a Lui, come invece ci può essere verso gli esseri umani, perchè Egli è il Generoso e datore di ogni bene&#8230; Colui che secondo un hadith </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>qudsyy</em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> ha detto : “ </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em>Io sono come pensa il mio servo di Me, e sono con lui quando Mi ricorda. Se Mi ricorda nella sua anima, lo ricordo nella Mia Anima; E se Mi ricorda in pubblico, lo ricordo davanti ad un pubblico migliore, e se si avvicina a Me una spanna, Mi avvicino a lui di un abbraccio; E se si avvicina a Me di un braccio, allora Mi avvicino a lui un Baa’ [quanto possa essere lontano la mano dal proprio corpo], e se viene a Me camminando, io verrò a lui correndo ”.</em></span></p>
<p> Patrizia Khadija Dal Monte</p>
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		<title>Mâlik yawmi d-dîn, quarto versetto</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 11:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corano]]></category>

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		<description><![CDATA[ Dopo la ripetizione dei Nomi di misericordia, la sura al-Fâtiha continua evocando la sovranità di Dio sul mondo, collegandola al Giorno del Rendiconto: Malik yawmi d-dîn . Il termine Malik ha due letture diverse, una ha la vocale lunga Mâlik, e ci sono diversi hadith che tramandano di come questa fosse la lettura dell&#8217;Inviato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Fatiha.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-3588 alignleft" title="Fatiha" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/Fatiha-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> <span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">Dopo la ripetizione dei Nomi di misericordia, la sura al-Fâtiha continua evocando la sovranità di Dio sul mondo, collegandola al Giorno del Rendiconto: <em><strong>Malik yawmi d-dîn</strong></em><span style="font-size: small;"><em><strong> </strong></em></span>. Il termine Malik ha due letture diverse, una ha la vocale lunga Mâlik, e ci sono diversi hadith che tramandano di come questa fosse la lettura dell&#8217;Inviato di Dio (su di lui la pace e la benedizione divine), una invece con al vocale breve, che è la lettura di Mecca e Medina. La differenza tra di esse non è grande, entrambe sono accettabili. Malik significa direttamente re, mâlik invece è il participio presente di <em>malaka</em> (possedere, essere proprietario, &#8216;esercitare potere su&#8217;) e ha un significato più generale, è legato anche a <em>milk </em>(ciò che si ha in effettivo potere); mentre malik è legato a <em>mulk</em> (l&#8217;essere re). La parola malik viene usata nel Corano anche per gli uomini, ma si deve aver presente che la loro è sempre una sovranità delegata, un hadith profetico ci avverte: <em>“Il nome più vile presso Dio è quello di un uomo che venga chiamato &#8216;Re dei Re&#8217;. Infatti non v&#8217;è sovrano al di fuori di Dio.”</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;idea della regalità di Dio sul mondo è resa nel Corano anche con la parola trono <em><strong>(‘arshu)</strong></em>:</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Sia esaltato Allah, il vero Re. Non c&#8217;è altro dio all&#8217;infuori di Lui, il Signore del Trono Sublime.</strong></em> (XXIII,113)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">Trono che è presente sulle acque dal principio del mondo:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">«<em><strong>È Lui Che ha creato i cieli e la terra in sei giorni &#8211; allora [stava] sulle acque il Suo Trono (wa kâna ‘arshu-Hu ‘alâ-l-mâ’), per vagliare chi di voi agirà per il bene. »</strong></em> (Corano XI, 7).</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">&#8230;questo Trono è il solo ad essere descritto come «presente nell’Acqua», ed è per questo motivo che viene designato anche come il “Trono della Vita”, in riferimento al versetto coranico in cui si dice che <em><strong>«a partire dall’acqua abbiamo fatto ogni cosa vivente»</strong></em> (Corano XXI, 30). “L’Acqua è la radice delle cose esistenziate (mawjûdât) nella loro totalità (…). È a partire dall’Acqua che Allâh crea ogni cosa&#8230;”<a name="sdfootnote1anc"></a></span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Colui Che in sei giorni creò i cieli e la terra, quindi Si innalzò sul trono a governare ogni cosa. Non vi è alcun intercessore, senza il Suo permesso&#8230;” </strong></em>(X,3) </span></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">Potremmo dire che Allah è Al-Malik, Re, del mondo sempre:</span></span></p>
<p>“ <span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Di&#8217;: &#8221; Mi rifugio nel Signore degli uomini, Maliki An-Nâsi Re degli uomini, Ilahi An-Nâsi, Dio degli uomini” </strong></em>(CXIV,1-3)</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Glorifica Allah ciò che è nei cieli e sulla terra, il Re, il Santo, l&#8217;Eccelso, il Saggio.” </strong></em>(LXII,1)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">ma che la sovranità sul mondo e sugli uomini apparirà in pienezza solo nel Giorno del Rendiconto:<em><strong> “ in quel Giorno la vera sovranità [apparterrà] al Compassionevole e sarà un Giorno difficile per i miscredenti”. </strong></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">In quel Giorno saranno levate le “cause seconde” (al-asb<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">âb) e Dio governerà in modo diretto.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">Il Giorno del Rendiconto è un tema che percorre l&#8217;intero Corano. E&#8217; ciò verso cui cammina la creazione tutta: <em><strong>“Allah è Colui Che ha creato in sei giorni i cieli e la terra e tutto ciò che vi è frammezzo, quindi Si è innalzato sul Trono. Al di fuori di Lui non avete alcun patrono o intercessore. Non ve ne ricorderete? Dal cielo dirige le cose della terra e poi tutto risalirà a Lui, in un Giorno che sarà come mille anni del vostro contare.” </strong></em>(XXXII,4-5)</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Chi mai ti farà comprendere cos&#8217;è il Giorno del Giudizio? E ancora, chi mai ti farà comprendere cos&#8217;è il Giorno del Giudizio? Il Giorno in cui nessun&#8217; anima potrà giovare ad un&#8217;[altra] anima in alcunché. In quel Giorno [tutto] il potere apparterrà ad Allah.”(</strong></em>LXXXII,17-19)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-size: small;">Pronunciare le parole <strong> </strong>Mâlik yawmi d-dîn significa dunque riconoscere la gloria e regalità assolute di Allah, così come la sua perfetta giustizia ( il nome divino ad-Dayy<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">â</span>n, stessa radice di d<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">î</span>n, significa letteralmente Colui che retribuisce i suoi servi secondo assoluta giustizia) e di conseguenza la nostra finitezza e indingenza, coscienza che si declina nella seconda parte della sura in adorazione e invocazione di aiuto. </span></span></p>
<p>Patrizia Khadija Dal Monte</p>
<div id="sdfootnote1">
<p><em><a name="sdfootnote1sym"></a></em>A.Gillis,<em> I sette stendardi del Califfato, </em>ed. Orientamento, 2009</p>
</div>
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		<title>L’essenza della vita, riflessione di una ragazza musulmana&#8230;</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/07/l%e2%80%99essenza-della-vita-riflessione-di-una-ragazza-musulmana/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.islam-online.it/?p=3462</guid>
		<description><![CDATA[ di Doghri Yasmin
Vita. Linfa della nostra esistenza. Dimora del nostro io. Scrigno delle nostre emozioni ed esperienze. Questo è ciò che racchiude in sé. Piccola parola di quattro lettere con un significato immenso. Noi, ci sentiamo padroni di qualcosa che nemmeno sappiamo cosa in realtà sia. In un continuo prefiggersi di obiettivi da raggiungere portiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> di Doghri Yasmin</p>
<p>Vita. Linfa della nostra esistenza. Dimora del nostro io. Scrigno delle nostre emozioni ed esperienze. Questo è ciò che racchiude in sé. Piccola parola di quattro lettere con un significato immenso. Noi, ci sentiamo padroni di qualcosa che nemmeno sappiamo cosa in realtà sia. In un continuo prefiggersi di obiettivi da raggiungere portiamo avanti ciò che noi chiamiamo vita. Una vita altalenante tra momenti di gioia e periodi di crisi. Questo è ciò che accomuna le nostre singole vite. E&#8217; stupefacente pensare a come siamo in grado di dare importanza a ciò che in realtà non ha alcun valore. Catturati da tutto ciò che ci circonda. Attratti da qualcosa che c’è e non c’è. Basta guardare coloro che sono invidiati o considerati come idoli. Persone che apparentemente hanno tutto ma in realtà non hanno niente. Insoddisfatti e tormentati da un vuoto che hanno dentro e che non sanno come riempire. Ma perché questo vuoto persiste nella loro esistenza nonostante essi si ingegnino nella ricerca di beni materiali, che sembrano loro essere la sola fonte di realizzazione? A questo punto sorge spontanea la domanda, cos&#8217;è la realtà? Ognuno di noi, indipendentemente dal credere o meno in Dio, concorda sul fatto che nessuno possa essere il creatore di se stesso, ammettendo così l&#8217;esigenza di un “Altro”. Coloro che non credono nell’esistenza di Dio rinnegano il creazionismo basandosi sulla teoria evoluzionista, la quale dà ampio spazio alla nozione di casualità, come ad esempio la nascita della terra, nella teoria del big – bang, viene vista come un evento fortuito. Ma può veramente la nostra esistenza provenire per così dire dal nulla, per un puro caso? A questa domanda coloro che credono affermano che è Lo stesso Dio ad aver creato il mondo per Sua volontà, ma se Dio veramente esiste, dov’è che si trova? Alcuni hanno detto che Egli è in un luogo distante e che a volte intervene nelle faccende mondane, “il Dio in cielo”. Altri affermano che Dio abbia creato l’universo abbandonandolo a se stesso, lasciando gli uomini liberi di determinare il loro destino. Altri ancora credono come affermano il Corano e la Bibbia, che Egli sia ovunque e comprenda tutto. Ma cosa vuol dire che Egli è e comprende tutto? Dobbiamo capire prima di tutto come noi ci relazioniamo con il cosidetto ‘ mondo esterno ’. Ciò che conosciamo della realtà in cui viviamo dipende da ciò che i nostri cinque sensi ci riferiscono di esso, dal momento che solo attraverso la percezione di un determinato oggetto affermiamo la sua esistenza o meno. Ciò che conosciamo della realtà esterna non è la sua vera essenza, ma un&#8217; immagine. L’organo che realmente vede e percepisce la realtà che ci circonda non è l’occhio, l’orecchio o la lingua, ma è il cervello, attraverso i rispettivi centri di percezione. Un organo formato esclusivamente da lipidi e molecole proteiche in grado di vedere nel centro della visione, di sentire nel centro dell’udito, e di percepire nel centro dell’olfatto o della percezione, e il tutto, in pochi centimetri cubici, un vero miracolo! Nonostante esso si trovi in un luogo buio, dove non esiste alcun tipo di suono e lontano da tutto ciò che ci circonda, è proprio lì che noi siamo in grado di conoscere e di venire in contatto con la realtà esterna. Tutto si trasforma in percezioni che dicono solo alcuni aspetti della realtà. Incerti dell’essenza della realtà e impossibilitati a vederne il fondo. Incertezza che si conferma nel momento in cui consideriamo i sogni. Cosa sono i sogni, in cui viviamo esperienze che hanno tutte le caratteristiche per essere reputate come reali? In un mondo surreale, con un altro corpo, in grado di percepire le stesse sensazioni che riempiono la nostra quotidianità, ma nonostante tutto, consapevoli della loro inesistenza nel momento del risveglio. Il cervello è composto da materia, ossia dall’aggregazione di atomi. Supponiamo che sia la materia a percepire ciò che ci circonda, possono allora atomi sordi, ciechi, e inconsapevoli essere in grado di farci capire una realtà così complessa? Solo alcuni di essi sono deputati al pensare e al ragionare, mentre altri atomi, come quelli che compongono una cellula, non ne hanno le capacità. Non resta che dire che l’essere che vede, sente e prova emozioni è sovra-materiale, in poche parole è vivo. Non può essere né materia né un&#8217; immagine di essa. Tuttavia per l&#8217;essere umano il mistero della realtà rimane, solo Dio conosce il visibile e l&#8217;invisibile in pienezza, Egli è il Signore del ghayb. Dio è al di sopra della Sua creazione, Colui Che <em>&#8220;Gli sguardi non Lo raggiungono, ma Egli scruta gli sguardi.&#8221;</em> (VI,103)Immateriale e di conseguenza impercettibile, Immortale e Ingenerato, l’Eterno è Illimitato in quanto Creatore del tempo e dello spazio e quindi non influenzato né dall’uno né dall’altro. Per Lui passato, presente e futuro coincidono in un unico momento, tutto ha già avuto luogo. Colui che avvolge tutto ciò che ci circonda, nello stesso Corano viene testimoniata la Sua illimitatezza: “<em><strong>Ad Allah appartengono l’Oriente e l’Occidente. Ovunque vi volgiate, ivi è il volto di Allah. Allah è Immenso, Sapiente</strong></em>.” (<em><strong>Surat Al-Baqara, 115</strong></em>).</p>
<p>È facile ora capire come il mondo non è ciò che molta gente suppone, noi ne percepiamo solo un livello e sovente ne sopravvalutiamo l&#8217;importanza: “<em><strong>Abbiamo abbellito, agli occhi degli uomini, le cose che essi desiderano: le donne, i figli, i tesori accumulati d’oro e d’argento, i cavalli marchiati, il bestiame e i campi coltivati; tutto ciò è solo godimento temporaneo della vita terrena, mentre verso Allah è il miglior ritorno</strong></em>.” (<em><strong>Surat Al-Imran, 14</strong></em>).</p>
<p>Il vuoto percepito da coloro che ricercano solo i beni materiali, non può e non potrà mai essere colmato con essi, ci si deve prendere cura dell’anima in quanto essenza della vita. Ma cosa può necessitare lo spirito, una sostanza immateriale di cui non si conosce la vera natura? E come la si può rinforzare? La ricerca della verità, del volere Divino, la lettura del Suo Libro, questo è ciò di cui essa ha veramente bisogno. Ciò che differenzia un uomo dall’altro non è il colore della pelle, la bellezza acquisita, l’educazione ricevuta, i beni che si possiede, o il paese d’origine, ma il timore e la sottomissione fiduciosa nel Signore. La consapevolezza dell’esistenza di un Essere superiore a noi, in quanto Creatore di tutto ciò di cui possiamo avere conoscenza, designa una nuova visione del mondo, liberandoci da tutti quegli inganni e illusioni che la realtà ci offre.</p>
<p>Per concludere, non dobbiamo farci trascinare da una società consumistica volta soltanto a soddisfare la sua sete di possesso, essa non fa altro che imprigionare l’anima di ognuno di noi, affogando i principi e valori fondamentali. Non rinnegare mai il tuo e il mio Signore, perché Egli è l’unico in grado di sostenerci e aiutarci nei momenti più difficili. Lo stesso Corano ce lo conferma nei seguenti versetti: <em><strong>“ Se Allah vi sostiene nessuno vi può sconfiggere. Se vi abbandona, chi vi potrà aiutare? Confidino in Allah i credenti.” ( Surat Al-Imran, 160 )</strong></em> E ancora: <em><strong>“ Non c’è altro aiuto che quello di Allah. Allah è veramente eccelso e saggio.” ( Surat Al-Anfal, 10 )</strong></em></p>
<p>Vivi la vita all’insegna verità, appoggiando la giustizia, aiutando il prossimo e confidando nel Signore, perché questo è ciò che rende l’uomo degno del suo nome.</p>
<p>“ <em><strong>Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi è piaciuto darvi per religione L’Islam.” ( Surat Al-Ma’ida, 3 )</strong></em></p>
<p>Testimonio che non c’è altro Dio all’infuori di Allah e che il suo Muhammad è il Suo Messaggero.</p>
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		<title>Lettera aperta in risposta a Ileana Montini</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 06:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam]]></category>

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<p><em>Cara Ileana Montini, l&#8217;articolo che ha scritto ha suscitato la mia reazione in quanto ho immaginato la situazione: le ragazze musulmane che con entusiamo e innocenza cercavano di spiegare le loro ragioni e lei già armata di tutto il suo bagaglio di pregiudizi ad interpretare le loro parole. C&#8217;è sicuramente un lavoro e una fatica da compiere per le nuove generazioni nel porre la religione ereditata dai genitori a confronto con la modernità, e c&#8217;è incertezza, proprio perché c&#8217;è sincerità e voglia di trovare il loro modo di essere musulmane. Ma per poter capirle c&#8217;è una premessa indispensabile: il fenomeno religioso non si lascia riassumere in categorie psicologiche o sociologiche, ha una sua specificità, la religione si evolve certo dentro forme storiche e culturali, queste la influenzano, ma non la determinano completamente. Certamente i lavori di tipo psicologico o sociologico possono avere la loro utilità, ma l&#8217;ultima parola sul significato del velo e sugli altri elementi della religione stessa spetta ai credenti, alla umma musulmana.Vede si può essere dogmatici anche essendo laici, anzi forse questa è la forma più diffusa di dogmatismo ai nostri giorni (almeno nel mondo occidentale), quella che conduce a cogliere la realtà in modo binario: o si segue la pista occidentale, e per quanto riguarda la religione la storicizzazione totale dei testi, o si è integralisti. Rivolta a me questa accusa mi fa un po&#8217; sorridere, perché sono una persona che ogni giorno della sua vita non hai cessato di interrogarsi, anche sulla religione, e il contesto riceve in me tutto il suo spessore.</em></p>
<p><em>C&#8217;è una terza via che passa tra gli atteggiamenti estremi menzionati, è quella che affiora nel cosidetto riformismo islamico, e per quanto riguarda le problematiche femminili nel femminismo islamico (quello più proprio, veda ad esempio Asma Lamrabet), i quali continuano a ritenere fondanti le Fonti e proprio attraverso ciò che viene detto in esse propongono una lettura che risponde alla coscienza attuale. Ci sono spazi interpretativi offerti dai versetti e dagli hadith stessi, non è necessario bypassarli. Ad esempio è possibile rintracciare un&#8217;uguaglianza mondana di uomini e donne ad esempio in quello che recita: “<strong>« I credenti e le credenti sono alleati gli uni degli altri ( Ba’duhum awliyâ’u ba’d) . Ordinano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole… » </strong>Certo è un lavoro più complesso.</em></p>
<p><em>Le riporto una citazione di Tariq Ramadan, autore nel quale mi riconosco: “Questa riflessione non è nuova e la ritroviamo in tutti i dibattiti che contrappongono gli ‘ulamâ’ del rinnovamento (al-mujaddidûn), fin dal XIV secolo, a quelli che venivano definiti gli imitatori (al-muqallidûn). Le critiche erano chiare: i primi rimproveravano ai secondi di ripetere semplicemente quello che alcuni sapienti avevano detto ed elaborato per la loro epoca, di limitarsi a una lettura letterale dei Testi o di impegnarsi in una sorta di sacralizzazione delle produzioni precedenti. Secondo i mujaddidûn, nell’ambito delle questioni sociali era necessario fare un continuo sforzo di rilettura, di contestualizzazione e di applicazione adeguata delle prescrizioni alla luce del senso globale dei Testi, della natura dell’ambiente e dell’epoca. È così che intendevano l’ijtihâd. Il dibattito è ancora attuale ed è una discussione sulla religione e sulla natura della relazione dei Testi prima ancora di valutare il rapporto con la cultura circostante. È necessario prendere molto sul serio questa dimensione e non minimizzare i dibattiti moderni sugli orientamenti d’interpretazione dei Testi. <strong>Abbiamo ripetuto molte volte che la discussione sullo status del Corano – che può piacere ad alcuni circoli accademici ed interreligiosi in Occidente – non avrà un grande effetto sul mondo islamico e sui musulmani: il riconoscimento del Corano come «parola rivelata da Dio», infatti, è uno dei pilastri della fede (rukn min arkân al-imân). Saranno invece determinanti la natura delle letture proposte, la legittimità religiosa degli interpreti e gli orizzonti aperti da queste interpretazioni (con i ragionamenti critici e autonomi – ijtihâd – che le accompagnano). Prodotte dall’interno, difese e argomentate alla luce e nel rispetto dei Testi, saranno le sole a poter competere con l’«immediata» accettazione delle letture letterali che si impongono attraverso la legittimità religiosa degli ‘ulamâ’ che le promuovono e la semplice chiarezza delle interpretazioni e dei pareri che essi formulano. È necessario concentrarsi sulla cronologia e sull’evoluzione delle rivelazioni, sui diversi testi che riguardano un tema particolare, sulla gerarchia delle fonti, sulla considerazione dell’autenticità, sull’atteggiamento del Profeta in alcune situazioni (dato che è considerato un modello da tutti i musulmani), ecc. I sapienti dei Testi, uomini e donne, devono apportare i loro contributi specifici.” </strong></em>(T. Ramadan, La riforma radicale)</p>
<p><em>La religione islamica è certo simile per tanti versi a quella cristiana, ma presenta anche delle diversità sul piano dogmatico e culturale, come ha ben detto quella cristiana si sviluppa all&#8217;interno del pensiero greco e del conseguente dualismo anima e corpo, quella musulmana non conosce tale scissione, e in tutte le sue manifestazioni si può riconoscere tale unità. Unità di anima e corpo, ma anche di ragione e fede. Il coprirsi per favorire la castità non è affidato solo alle donne, ci sono norme di abbigliamento anche per gli uomini, e poi l&#8217;abbigliamento non rappresenta che un momento di questa ricerca di purezza. Se uno guarda alla sura “La luce” (XXIV) dove c&#8217;è uno dei versetti più conosciuti per quanto riguarda il velo, si può notare come il versetto inizi raccomandando agli uomini di abbassare agli occhi e prosegua con la stessa raccomandazione anche alle donne, poi fa cenno al vestire per esse&#8230; A me sembra che in ciò ci sia un riconoscimento delle dinamiche naturali dell&#8217;esser uomo e donna, l&#8217;uomo guarda e la donna oltre a guardare si offre allo sguardo maschile e ne può fare, se vuole, un mezzo di potere. Ciò è evidente in questa società, basta considerare l&#8217;uso e l&#8217;abuso che si fa del corpo femminile, esso è diventato un mezzo per far carriera e soldi. Così vestirsi ha spesso un significato diverso per uomini e donne. Sono d&#8217;accordo con lei che oggi si esageri nell&#8217;importanza data al velarsi, sembra che tutto l&#8217;essere musulmane si riassuma in ciò, credo che in gran parte sia una reazione ai continui e politicizzati attacchi a cui è sottoposto il velo. </em>“<strong>In fondo è lo stesso tipo di discorso che ritroviamo dalle due parti. Da un lato colui che vuole liberare le donne da quell’ islam che le opprime, che le  copre un po’ troppo, finendo egli stesso per rimanere ossessionato dal corpo della donna che vuole, in questo caso, assolutamente  scoprire . Dall’altro lato troviamo colui che focalizza l’essenziale del messaggio spirituale dell’islam intorno al corpo della donna che si dovrebbe invece  super coprire,  perché esso rappresenterebbe già da solo la visibilità dell’islam in quanto identità da preservare e il velo inoltre, sempre già da solo, riassumerebbe tutta la morale dell’islam… Nei due casi, con lievi differenze in fondo, siamo davanti ad una ideologia sessista che non tiene conto dell’intelligenza della donna, che elude il discorso della sua dignità di essere umano e della sua capacità personale di scegliere in nome delle proprie convinzioni.”</strong> <em>(Asma Lamrabet)</em></p>
<p><em>Sono contenta che lei riconosca dei diritti ai musulmani, alcune cose che ha menzionate, sono secondo me superabili, per la piscina è invece logico che una persona velata non possa andare in costume in un ambiente misto e non vi vedo nulla di così catastrofico nel riconoscere tale possibilità. Ci vuole un po&#8217; di elasticità da entrambe le parti. Nella tradizione musulmana la separazione tra uomini e donne ha una funzione prudenziale, ma certo nella società attuale si deve rafforzare il senso di responsabilità individuale e non richiedere separazioni là dove non è il caso. Del resto mi risulta che la stragrande magggioranza delle ragazze e dei ragazzi frequenti scuole con classi miste senza porsi questi problemi. Il cognome del marito, in generale, non si assume nella tradizione islamica perché prevale la linea di sangue, e concordo che sia necessario un recupero della realtà dell&#8217;uguaglianza nella coppia (ci sono versetti che danno all&#8217;uomo una funzione di preminenza, ma altri parlano di consultazione) è certamente da superare una concezione dell&#8217;autorità in senso totalitario, d&#8217;accordo nel condannare i delitti d&#8217;onore che hanno una matrice culturale.</em></p>
<p><em>Il discorso cara Ileana è più complesso di quello che scaturisce da analisi sociologiche e psicologiche, va inquadrato in una Weltanshaung e va riconosciuta la possibilità di un metodo di confronto diverso tra religione e cultura, come ha detto Fatima Mernissi: “Il modello emancipatorio delle donne musulmane può non essere quello universalista della ideologia femminista occidentale. La rottura dell’ordine tradizionale, familiare e sociale, e del modello di relazioni di genere può determinarsi secondo percorsi di reinterpretazione e trasformazione dei valori delle società di origine, con traiettorie individuali e di gruppo diverse da quelle proposte dal modello occidentale&#8230;Sintetizza Fatima Mernissi che il binomio tradizione/modernità non deve essere utilizzato in maniera dicotomica, ma dialettica. Per realizzare la modernità, come sostiene la scrittrice, le donne possono usare elementi della tradizione, combinare valori e pratiche culturali, aprire piste emancipatorie del tutto inedite. Quello che è certo, è in ogni caso il fatto che il processo emancipatorio non avverrà solo ad opera dei modelli di vita offerti dalle società occidentali. Saranno comunque la socialità delle donne islamiche, le loro vaste reti di solidarietà, il loro protagonismo anche nella catena migratoria, a mettere in moto percorsi di mobilità sociale di cui è difficile oggi prevedere linearità e risultati.” (Carla Barbarella coordinatrice di Alisei).</em></p>
<p>Patrizia Khadija Dal Monte</p>
<p>2/07/2010</p>
<p>Lettera aperta a una giornalista di Islam-online</p>
<p>Le religioni si formano nel complicato intreccio delle storie locali </p>
<p>di Ileana Montini </p>
<p>Cara sig.Patrizia Khadija Dal Monte, le devo una risposta per la sua attenzione nei miei riguardi su &#8220;Islam-online&#8221; (Io sono l’Occidente). Lei si riferisce a un mio articolo apparso su &#8220;Il paese delle donne online&#8221; (Un pomeriggio in un centro culturale islamico).</p>
<p> Lei , mi è parso leggendola, si è molto risentita tanto da concludere con un polemico: “ si riposi è stato un pomeriggio faticoso…”. Si vede che ha letto, dei numerosi articoli che ho scritto sull’argomento, soltanto questo che si riferisce a un’intervista a un gruppo di giovani donne. Lei è una nota leader italiana “ritornata” all’Islam che tanto scrive e spesso appare anche nelle Tv locali o nazionali. Ma proprio perché italiana di origine dovrebbe o potrebbe leggere secondo codici culturali e scientifici trasversali. Mi accusa di “grandi pregiudizi e sovrapposizione di categorie culturali “ perché interpreto la religione del Profeta secondo criteri sociologici. Lo stesso” trattamento” lo riservo più spesso alla Chiesa Cattolica. Ovviamente anche l’integralismo cattolico reagisce nello stesso modo. </p>
<p>Sono una sociologa , ma anche una psicologa: mi è pertanto ben presente ciò che il velo “rappresenta per chi lo indossa”. Lei scrive: “Ancora il velo ad essere chiamato in causa ( e la foto per niente veritiera, ritrae donne con niqab ottimo e abbondante) e ancora una volta non ci riferisce a ciò che rappresenta per chi lo indossa, ma ad una propria concezione che ormai puzza di stantio, ma così difficile da abbandonare: il velo come segno di diseguaglianza e di sopraffazione, il velo come negazione della femminilità e della propria corporeità. Il velo come macigno che schiaccia la donna insomma.”.</p>
<p> Le vorrei ricordare che non molti anni fa Leila Djitli , giornalista di origine algerina che vive a Parigi, pubblicò un libretto intitolato Lettera a mia figlia che vuole portare il velo (ed. Piemme, 2005). Scriveva “una lettera” alla figlia che le aveva detto, un giorno, all’improvviso che voleva portare il velo con queste parole: “ ‘E’ importante , mamma, è la mia religione. Sono musulmana e sono fiera di esserlo. E’ la mia identità, non posso più nasconderlo’.”. Leila vive proprio male la decisione della figlia e le dice :” Vuoi portare il velo. Il velo fa certamente parte della nostra storia. Io l’ho ereditato, nel modo che ti ho appena detto. Il mio, quello che a tua volta erediterai –devo trovarla quella scatola- è solo una parte, perché tu erediterai solo una parte di storia. A te spetta, partendo da quell’ultimo tratto, costruire la tua strada. E non ripercorrere quella già tracciata che, contrariamente a quello che credi, forse non ti appartiene. Tutto ciò mi fa pensare alla storia della messa in latino. Qualche anno fa, all’interno della Chiesa cattolica francese, la questione si è ripresentata. Quando il presente è difficile e il futuro fa paura, ci si aggrappa al passato. Ci si convince che è sicuro, solido. (….) Per me, il velo significa soltanto passato e reclusione. Un passato fatto di sofferenza o, peggio, di ipocrisia.”.</p>
<p> Ho l’età per raccontarle che queste ultime parole un po’ mi appartengono, perché il velo in chiesa l’ho portato anch’io. Come , ancora bambina e adolescente dell’Azione Cattolica ho diligentemente sempre evitato d’estate gli abiti senza maniche, perché le femmine non dovevano esporre i peli delle ascelle dimostrandosi così poco pudiche. Tutto ciò ci veniva proposto e imposto in nome di una lettura a-storica del Nuovo Testamento. Ma poi arrivò il Concilio Vaticano II mentre il movimento femminista si andava affermando tra le donne. E noi donne fummo protagoniste, nelle “comunità di base”, della ricerca teologica che proponeva una esegesi della sacra scrittura, Vecchio e Nuovo Testamento, non più in modo letterale, bensì in modo storico. E un superamento, per esempio, della interpretazione patristica della donna così tributaria della società giudaica e della società classica. Anche se, bisogna dirlo, la svalutazione del corpo, della fisicità e della sessualità che ha in Paolo uno dei responsabili , è figlia di un giudaismo minoritario. Ma la Chiesa ha fortemente risentito del dualismo platonico. Le religioni si formano così, nel complicato intreccio delle storie locali. Ben lo sanno le femministe musulmane che nei Paesi dove vige la Sharia propongono la storicizzazione del bagaglio culturale islamico dal Corano ai detti. Ma nell’emigrazione si ha invece, per tante ragioni, una deriva fondamentalista. “il velo – scrive ancora la giornalista algerina- anche se tu dici di no, parla per te. Tutti lo fanno parlare al posto tuo. E’ una realtà. Non c’è bisogno di fare del proselitismo. È sufficiente il velo! E questo mi dà sui nervi, ma soprattutto mi preoccupa. Che tu voglia portare il velo per esternare la tua rivolta, per il bisogno di affermare la tua identità, per mostrare la tua appartenenza religiosa, posso capirlo. Ma se il velo è uno strumento di oppressione, un emblema politico, mi oppongo.”.</p>
<p>Per chiarire ulteriormente il mio pensiero, ricorrerò di nuovo a un sociologo studioso dei processi religiosi e in particolare dell’Islam come è Renzo Guolo: “L’Islam è anche una cultura della socializzazione al controllo del corpo femminile, che permea il sociale del proibito, del tabù dell’impurità. Sebbene dal punto di vista religioso le donne siano ‘uguali agli uomini davanti a Dio’, esse non sono uguali all’uomo nell’ordine mondano. Le regole religiose codificano le relazioni tra genere maschile e femminile e quelle con le altre culture. Attraverso il controllo del corpo femminile si esprime il controllo della morale collettiva. La separazione tra sessi è considerata un fattore di regolazione sociale che garantisce la purezza dell’ordine comunitario me e la sua coesione.” .(Xenofobi e Xenofili, gli italiani e l’islam,Ed.Laterza,2003). .</p>
<p>Cara Sig.Patrizia , sono però disposta a scendere in piazza per difendere il vostro diritto a portare il velo, a ottenere ovunque, nei cimiteri , uno spazio riservato ai fedeli musulmani e a erigere moschee. Resto invece perplessa di fronte a richieste di spazi riservati alle donne, di orari della piscina ecc.., di esoneri per le ragazze alla ginnastica mista ,ecc.</p>
<p>Abbiamo faticato, tanto, davvero tanto, a superare le classi nelle scuole divise per sesso e ,per le credenti, ai banchi in chiesa separati in un’ala maschile e in una femminile. Abbiamo faticato tanto a ottenere un diritto di famiglia che non ci obbligasse ad assumere il cognome del marito, a seguirlo “ovunque egli ritenesse opportuno fissare la sua residenza”, a togliere l’attenuante per i delitti d’onore e il ruolo di “capo famiglia” per il congiunto, che, francamente, non sono disposta a “rispettare” su questi aspetti la “libertà religiosa” di qualunquereligione.</p>
<p>Ileana Montini</p>
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		<title>Comunità di base cristiane sulla sindone</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 05:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
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Abbiamo deciso di pubblicare questa riflessione di alcune comunità di base cristiane sull&#8217;ostensione della sindone perché la troviamo interessante e di attualità anche per noi musulmani. Anche all&#8217;interno della tradizione islamica ogni tanto emergono episodi che riportano a galla questa tendenza arcaica dell&#8217;essere umano: il bisogno di segni straordinari per credere. Di questo bisogno testimonia [...]]]></description>
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<p> </p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Abbiamo deciso di pubblicare questa riflessione di alcune comunità di base cristiane sull&#8217;ostensione della sindone perché la troviamo interessante e di attualità anche per noi musulmani. Anche all&#8217;interno della tradizione islamica ogni tanto emergono episodi che riportano a galla questa tendenza arcaica dell&#8217;essere umano: il bisogno di segni straordinari per credere. Di questo bisogno testimonia il Corano: “<em><strong>In questo Corano abbiamo proposto agli uomini ogni specie di metafora. La maggior parte di loro rifiuta [tutto quanto], eccetto la miscredenza. E dicono: “Non ti presteremo fede finché non farai sgorgare per noi una sorgente dalla terra; o non avrai un giardino di palme e vigne, nel quale farai sgorgare ruscelli copiosi, o non avrai fatto cadere, come pretendi, il cielo in pezzi su di noi; o non avrai fatto venire, davanti a noi, Allah e gli angeli in tuo aiuto”. Oppure: “[finché] non avrai una casa d&#8217;oro”; o: “[finché] non sarai asceso al cielo, e comunque non crederemo alla tua ascesa al cielo, finché non farai scendere su di noi un Libro che possiamo leggere”. Rispondi: “Gloria al mio Signore: non sono altro che un uomo, un messaggero”. </strong></em>(XVII.89-93)</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Circola il video su Yotube di un pellegrinaggio che si sta snodando per vedere un bambino sulle cui gambe comparirebbero dei versetti del Corano. Eppure il Corano stesso dice che i veri credenti sono <em><strong>“Coloro che credono nell’invisibile (ghyab), assolvono all’orazione e donano di ciò di cui Noi li abbiamo provvisti…”</strong></em><em> </em>(II,3), e di questa realtà che ci trascende abbiamo infiniti segni nel mondo e nella Scrittura, è attraverso di essi che siamo chiamati alla fede: <em><strong>“Egli è Colui Che ha fatto scendere l&#8217;acqua dal cielo, bevanda per voi ed erba pei pascoli. Per mezzo suo ha fatto germinare i cereali e l&#8217;olivo, le palme e le vigne e ogni altro frutto. In verità in ciò vi è un segno per gente che sa riflettere. Vi ha messo a disposizione la notte e il giorno, il sole e la luna. Le stelle sono sottomesse al Suo ordine. In verità in ciò vi sono segni per gente che comprende. E ha creato per voi sulla terra tutte le cose, di diversi colori. In verità in ciò vi è un segno per gente che ricorda.”</strong></em> (XVI, 10-13)</span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><em><strong>Ha fatto scendere su di te il Libro con la verità a conferma di ciò che era prima di esso. E fece scendere la Torah e l’Ingil, in precedenza, come guida per le genti. E ha fatto scendere il Discrimine.”</strong></em> (III,3-4)</span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><em><strong>Questo è il Libro su cui non ci sono dubbi, una guida per i timorati…”</strong></em> (II,1)</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">E la fede, musulmani e cristiani, ci rimanda obbligatoriamente all&#8217;amore verso gli altri:<em>&#8220;Le abitudini delle generazioni precedenti vi hanno attaccato: l’invidia e l’odio. L’odio appare. Non entrerete in Paradiso fino a che non crederete. Non crederete fino a che non vi amerete gli uni gli altri. Non dovrei forse informarvi di ciò che vi indurrà a ciò? Diffondete la pace tra di voi.&#8221; </em></span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><em>Non è un vero credente colui che passa la notte sazio, mentre il suo vicino ha fame”. (Hadith riportato da Al-Bayahaqi).</em></span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><em>Nessuno di voi raggiungerà la pienezza della fede finchè non desidera per il proprio fratello ciò che desidera per se stesso”. (Hadith riportato da Bukhari e Muslim)</em></span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><em><strong>La carità non consiste nel volgere i volti verso l&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente, ma nel credere in Allah e nell&#8217;Ultimo Giorno, negli Angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; assolvere l&#8217;orazione e pagare la decima*. Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversità e nelle ristrettezze, e nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati.” </strong></em>(II,177) </span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">La seconda parte dell&#8217;articolo sottolinea l&#8217;arbitrarietà della gerarchia nel condonare il peccato di aborto per mezzo della visita alla Sindone e il concetto di responsabilità comunitaria, che mi sembra ci debba far riflettere. Nella tradizione islamica (sunnita)si sa non esiste una gerarchia vera e propria, e tuttavia esistono modi di esautorare il popolo della sua responsabilità, vuoi attraverso il potere politico che attraverso l&#8217;accapparsi in modo esclusivo l&#8217;interpretazione dei testi sacri da parte di alcune persone o correnti. Il ricordare l&#8217;importanza della responsabilità della umma  significa ricordare il valore di ogni opinione dei credenti, il dovere di apertura e di accoglienza di ogni diversità che non sconfini gravemente al di fuori dell&#8217;ortodossia.</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">NON E’ QUI, E’ RESUSCITATO (Lc 24,5-6) </span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Abbiamo un sincero rispetto delle molte migliaia di cristiani che in questi giorni vengono a Torino per vedere la sindone. Non giudichiamo la fede di chi, vedendo l’immagine di un corpo martoriato impressa in un vecchio lenzuolo, prova emozione, si sente confortato nella sua fede. Non ci permettiamo di giudicare la fede di nessuno.</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Né ci interessa argomentare sull’autenticità del “sacro lino”, anche se concordiamo con chi ritiene che non abbia veramente avvolto il corpo di Gesù. </span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Come cristiani e cristiane appartenenti a piccole comunità sparse per il Piemonte (a Chieri, Torino, Pinerolo, Piossasco, Alba, Cuneo) riteniamo che i vertici della chiesa cattolica abbiano perso una occasione per ricordare al popolo dei credenti che Gesù non lo incontriamo in un lenzuolo ma nella vita, nella sofferenza, nelle lotte e nelle speranze dei poveri, perché Gesù è vivo, è presente nella storia.</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Crediamo che non ci sia bisogno di immagini per vivere la fede: Dio si rivolge a noi con la forza della sua parola che ci richiama a cercarlo tra i vivi, a testimoniarlo tra le tante persone che vivono con fatica.</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Riteniamo invece gravissima la scelta del vescovo di Torino di utilizzare la sua autorità per concedere alle donne che, nei giorni dell’ostensione della sindone, confessano a un prete di aver abortito, l’automatica cancellazione della scomunica che, altrettanto automaticamente, era stata loro comminata. Gesù aveva affidato la responsabilità di “legare e sciogliere” alla comunità intera, in una relazione di amore reciproco che è il cuore della sua preghiera eucaristica, così come leggiamo nel Vangelo di Giovanni: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Gv 15,12). Davanti a lui nessuno aveva tirato la pietra a quell’adultera&#8230; Invece questa responsabilità comunitaria è stata trasformata in un “potere” esclusivo dei “sacri gerarchi”.</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Viene utilizzata l’occasione dell’ostensione per arrogarsi il diritto di condonare una scomunica, data arbitrariamente per un atto così delicato che provoca enormi sofferenze alle donne che lo vivono. </span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Ci limitiamo a constatare quanto poco amore evangelico ci sia in queste assurde scelte della gerarchia. </span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">La gerarchia della chiesa cattolica insiste nel culto delle reliquie; non ci stupisce, ma ci amareggia profondamente, perché così facendo sposta l’attenzione dei fedeli dalla testimonianza alla superstizione.</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Noi, cristiani e cristiane delle comunità di base del Piemonte, con umiltà pensiamo che nell’oggi difficile che stiamo vivendo non dobbiamo cercare il volto di Gesù nelle immagini e nelle reliquie, ma nel volto del nostro prossimo, qualunque sia la sua cultura o la sua fede. Solo tentando di vivere la fede in Gesù in questo modo, nella fatica di tutti i giorni, possiamo essere un segno, una testimonianza utile a costruire una società meno divisa, più accogliente, più cristiana.</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino Linotype, serif;">Le comunità cristiane di base del Piemonte</span></p>
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		<title>I PICCIONI SENZA ZAMPE DI OUKASHA</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/06/i-piccioni-senza-zampe-di-oukasha/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 09:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Khadija Britel.
Malfermi, le zampe imbrigliate da fili sbiaditi i piccioni cercano senza sosta un equilibrio.
Stanno di casa nell&#8217;edificio degli &#8220;islamistes&#8221;, sotto il tetto li&#8217; dove ci sono le segrete, compagni dei torturati. Alle sbarre resti di abiti consunti da sole, vento e pioggia, dimenticati come i loro proprietari. Ombre e stracci sfilati.
Piccioni che spiccano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Khadija Britel.</p>
<p>Malfermi, le zampe imbrigliate da fili sbiaditi i piccioni cercano senza sosta un equilibrio.</p>
<p>Stanno di casa nell&#8217;edificio degli &#8220;islamistes&#8221;, sotto il tetto li&#8217; dove ci sono le segrete, compagni dei torturati. Alle sbarre resti di abiti consunti da sole, vento e pioggia, dimenticati come i loro proprietari. Ombre e stracci sfilati.</p>
<p>Piccioni che spiccano il volo e si legano per sempre le zampe, i più infelici se le amputano.</p>
<p>Al piano di sotto Kassim e i suoi compagni cercano di catturarne qualcuno. Poi con pazienza li sciolgono da quei fili.</p>
<p>Ritornano a volare, chi con qualche cicatrice, chi per sempre monco, vivi malgrado tutto.</p>
<p>Durante il nostro breve colloquio Kassim racconta con voce piana e pare parlare di sé.</p>
<p>Ancora una volta non so come sollevarlo dall&#8217;ingiustizia e dal dolore di ogni suo giorno.</p>
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		<title>La coppia nell&#8217;islam</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2010/06/la-coppia-nellislam/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 08:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Elaborare una filosofia della coppia nell&#8217;islam penso significhi porsi la domanda, cos&#8217;è la coppia nell&#8217;islam? O in un linguaggio più attuale, che rinuncia a definire l&#8217;essere, quali sono le strutture portanti dell&#8217;evento-coppia, secondo la rivelazione islamica?
La coppia nelle Fonti e nell&#8217;esperienza del nostro essere nel mondo si mostra come come un evento che è insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Elaborare una filosofia della coppia nell&#8217;islam penso significhi porsi la domanda, cos&#8217;è la coppia nell&#8217;islam? O in un linguaggio più attuale, che rinuncia a definire l&#8217;essere, quali sono le strutture portanti dell&#8217;evento-coppia, secondo la rivelazione islamica?</p>
<p>La coppia nelle Fonti e nell&#8217;esperienza del nostro essere nel mondo si mostra come come <strong>un evento</strong> che è insieme creaturale, cioè naturale, appartiene al nostro essere-nel-mondo, spirituale, quindi in linguaggio filosofico è un&#8217;esperienza trascendentale, e normativo cioè contiene delle piste obbligatoire, e non si dovrebbe trascurare alcuno di questi aspetti, affinché il discorso non ne risulti impoverito o puramente assimilato a quello della cultura corrente. Proprio nelle riflessioni che possiamo fare intorno all&#8217;essere coppia nelle Fonti si palesa in modo molto chiaro la continuità esistente tra rivelazione nella creazione e rivelazione dei Libri e la necessità quindi di cercare in entrambe sapienza e normatività.</p>
<ol><em><strong>1. evento creaturale: la coppia come struttura fondamentale dell&#8217;essere-nel-mondo </strong></em></ol>
<p> Prima di evidenziare come la coppia sia un evento naturale, vorrei ricordare cosa significa naturale nella riflessione islamica. La natura emerge chiaramente nei Testi come realtà strettamente legata al concetto di creazione, è Dio che crea il mondo e le creature, il mondo non solo è opera Sua, ma contiene anche i Suoi segni, riprendendo un&#8217;espressione usata da Abû Hâmid al-Ghazâlî è il «libro manifestato» (al-kitâb al-manshûr), il Libro dell’Universo che è lo specchio, sia teologico che fisico, del Corano, il «libro scritto» (al-kitâb al-mastûr)&#8230; Quindi la natura è fonte di conoscenza e normatività non solo riguardo a se stessa, ma anche verso Dio.</p>
<p>“<em><strong>Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose (compagne), affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza…”</strong></em></p>
<p>La coppia, dunque è prima di tutto un evento naturale, appartiene intrinsecamente al nostro essere- nel-mondo, creature tra altre creature, come mostra questo versetto e come sperimentiamo nel corso della nostra vicenda umana in questa terra. Il versetto che abbiamo citato all&#8217;inizio si trova nella sura ai Romani, inserito in una lunga serie di versetti che parlano proprio dei segni di Allah nella creazione, l’amore tra un uomo e una donna vi appare come appartenente alla stessa naturalità che possiede il vento che spinge le nubi, come la terra che si regge diritta, l’acqua che scende dalle nubi, come la varietà delle lingue e dei colori… Ci troviamo nell’ambito delle realtà naturali e ciò è confermato dal termine usato per indicare i partner, <em>azwajan, </em>che deriva da <em>zawj, </em>parola che può significare indifferentemente marito o moglie, nel senso di compagna o compagno e non si riferisce esplicitamente al matrimonio in quanto atto sociale e giuridico. Del resto la tradizione profetica ci trasmette diversi hadith in cui questo livello naturale è preso in considerazione, ad esempio il Profeta Muhammad (*) disse:<em>“La gente è simile ai metalli, come l’oro e l’argento, quelli (di voi) che erano migliori nell’epoca preislamica sono migliori nell’Islâm se lo studiano e lo comprendono bene”. </em>O ancora:<em> Mughira ibn Shu’ba voleva sposare una donna (che ancora non aveva visto), lo raccontò al Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), ed egli gli consigliò: “Vai a contemplarla, il vostro matrimonio sarà felice”. </em></p>
<p>Dire la coppia dal punto di vista naturale significa dunque prendere sul serio le dinamiche naturali che informano l&#8217;essere coppia. Il rapporto tra un uomo e una donna è da instaurarsi dentro i limiti di Allah, ma è determinato anche dalle leggi psico-fisiche naturali, non le sostituisce, come la legge, non sostituisce la pioggia, il vento, il sonno così non lo fa con il carattere di una persona, le sue dinamiche naturali. Il matrimonio quindi, anche per un credente e una credente vuole saggezza, vuole che si abbia la capacità e la maturità di amare, deve essere un atto consapevole tra persone che decidono di condividere la propria esistenza.</p>
<p>Parlare della coppia dal punto di vista naturale significa anche saper cantare la bellezza dell&#8217;amore ed essere consapevoli della sua pericolosità e del suo limite. La bellezza e potenza dell&#8217;amore, proprio perché è un evento fondamentale dell&#8217;essere-nel-mondo la troviamo ben evocata in innumerevoli opere letterarie, e il linguaggio della poesia è forse il più vicino a tale realtà, e non è assente dalla rivelazione, ad esempio il versetto che recita:<em> </em><em><strong>“esse sono una veste per voi e voi lo siete per loro..</strong></em><em>.”</em> (II,187) appartiene sicuramente al genere letterario della poesia&#8230; Così la sua pericolosità e il suo limite, il suo poter nascondere dinamiche egoistiche e anche perverse, oltre che dalle Fonti e stato messo in luce dalla letteratura e dagli studi dei maestri del sospetto del nostro tempo, in particolare dalla psicoanilisi&#8230; La coppia dal punto di vista puramente naturale è segnata dall&#8217;ambivalenza, lotta tra la conservazione dell&#8217;identità propria e l&#8217;essere per un altro, altro che non si possiede mai completamente, e che non estingue la nostra sete di unità: “<em>Fuggi. Allontanati. Estinguiti. La mia anima deve star sola. Deve crocifiggersi, sbriciolarsi, rotolare, versarsi, contaminarsi sola, aperta alla marea dei pianti, ardendo nel ciclone delle furie, eretta tra i monti e tra gli uccelli, distruggersi, sterminarsi sola, abbandonata e unica come un faro di spavento.” </em>(Pablo Neruda)</p>
<ol><em><strong>2. evento spirituale: la coppia come trascendenza</strong></em> </ol>
<p>La dimensione religiosa appare nelle Fonti come una realtà intrinseca all&#8217;uomo, in continuità con il suo essere creatura, la natura umana è aperta a Dio<em><strong>“Rivolgi il tuo volto alla religione come sincero credente, natura originaria (fitra) che Allah ha connaturato agli uomini; non c’è cambiamento nella creazione di Allah.”</strong></em><em> </em>(XXX,30)</p>
<p>La coppia come realtà naturale, appartenente alla creazione, proprio in quanto appartenente alla creazione è <em>ayat</em>, segno, la dimensione religiosa non si sovrappone a quella creaturale <strong>le è intrinseca e la trascende insieme, </strong><em>ayat </em>dice qualcosa che nel suo esserci rimanda al di là, la Suo ineffabile Essere. Ayat<em>“vestigia di un accampamento abbandonato”,</em> traduzione che ben dice la Sua realtà e la Sua non identificazione con alcuna realtà creata, Egli è Colui al Quale nessuna creatura è simile. Ayat come piccola luce porta in sé una notte molto più grande, la negazione di ogni somiglianza. La coppia rimanda a Dio.</p>
<p>Questa dimensione trascendentale della coppia, come qualcosa che rinvia più in là, è riconosciuta anche dall&#8217;esperienza umana, l&#8217;amore viene percepito come un&#8217;oscura forza che l&#8217;uomo non possiede “misteriosa”, gli giunge da non so dove e spinge l&#8217;io a trascendere se stesso nell&#8217;altro. <em>“Non t&#8217;amo come se fossi rosa di sale, topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco: t&#8217;amo come si amano certe cose oscure, segretamente, tra l&#8217;ombra e l&#8217;anima. T&#8217;amo come la pianta che non fiorisce e reca dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori; grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo il concentrato aroma che ascese dalla terra. T&#8217;amo senza sapere come, né quando, né da dove, t&#8217;amo direttamente senza problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti che così, in questo modo in cui non sono e non sei, così vicino che la tua mano sul mio petto è mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno. </em>(Pablo Neruda)</p>
<p>C&#8217;è trascendenza dell&#8217;io e del conoscere&#8230;</p>
<p>“ <em><strong>e ha stabilito tra voi amore (mawadda) e (rahma) tenerezza</strong></em>…”</p>
<p>Questi due termini esprimono<strong> la forza che spinge al di là di se stessi nell&#8217;altro.</strong> Mawadda è un termine che esprime l’amore intenso, volere bene, desiderare, preferire, non è un termine usato solo nell’ambito delle relazioni uomo-donna, sta ad indicare la predilezione per qualcuno, il forte attaccamento. Rahma invece è un termine che indica la misericordia, è il nome, nelle due forme, con cui Dio dice se stesso più spesso nel Corano, che hanno origine nella radice triletterale r h m, la stessa da cui deriva anche utero femminile. Il primo non è un obbligo, non si può fare con la buona volontà, infatti non è richiesto di preferire ogni persona: “ <em>O Allah, ecco la mia equanimità in quel che mi appartiene ma non mi rimproverare per ciò che T&#8217;ap­partiene e che non posso controllare”</em>.</p>
<p>il secondo è universale e necessario per la salvezza: <em>“Non entrerete in Paradiso finché non avrete fede, e non avrete fede finché non vi amerete gli uni gli altri. Abbiate compassione di quanti sono sulla terra, e Colui che è in cielo avrà compassione di voi”.</em> (Boukh<span style="font-family: Times New Roman, serif;">â</span>r<span style="font-family: Times New Roman, serif;">î</span>) La rahma è una realtà necessaria in ogni relazione umana, tanto più nella coppia che è la relazione più profonda che si instaura in questo mondo. Il primo è diretto ad un singolo, alle sue qualità positive, quindi <strong>è valorizzazione dell&#8217;individualità,</strong> anzi la sua glorificazione, poiché nessuna esperienza come quella dell&#8217;amore ci conferma come persona, la rahma è universale e rivolta ad una debolezza, quindi <strong>valorizzazione della dimensione egualitaria e comunitaria del genere umano</strong>. <em>Mawadda</em> e <em>rahma</em> provengono da Allah e a Lui rimandano, Al Wad<span style="font-family: Times New Roman, serif;">û</span>d, l’Amore infinito, l’infinitamente Amante, Ar-Rahm<span style="font-family: Times New Roman, serif;">â</span>ni, Ar-Rah<span style="font-family: Times New Roman, serif;">î</span>m, misericordia e tenerezza.</p>
<p>La coppia unita dall&#8217;amore non è quindi, secondo la visione islamica, un semplice trascendere di uno nell&#8217;altro, ma anche verso Dio, che conduce ad uno stato dell&#8217;essere che il Corano esprime col termine “<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Litaskunū” </strong></em></span><em><strong>“affinché riposiate </strong></em><span style="color: #000000;"><em><strong>presso</strong></em></span><em><strong> di loro”. </strong></em>Per gli altri segni viene usato il verbo guardare, considerare, riflettere… qui riposiate… E&#8217; un segno che si coglie non tanto nella riflessione, nel pensiero, ma nell&#8217;esperienza. E dalla stessa radice di <em>tasskun</em>û, abitare dentro, acquietarsi, sentirsi a proprio agio, sentirsi rassicurati, deriva anche <em>Sakînah</em> che è la serenità, la pace che viene da Dio, presenza di Dio, e ciò ci ricorda ancora questa dimensione di trascendenza della coppia, che non si ferma in se stessa ma rimanda ad Allah.</p>
<p>Nella cultura occidentale c&#8217;è una forte tentazione di mitizzazione del rapporto di coppia, dell&#8217;amore. Forse questo deriva dalla potenza insita nelle ayat Allah e dalla povertà dello sguardo sul mondo, deprivato del sacro e povertà delle altre relazioni familiari. Come nelle culture antiche l&#8217;uomo sentiva la fascinazione delle ayat della creazione e spesso non distingueva tra divinità e creatura, così oggi si tende a idolatrare l&#8217;amore, al di là di ogni regola: <em><strong>“Disse: «Invero, non avete adottato gli idoli, all&#8217;infuori di Allah, se non per amore reciproco in questo mondo&#8230;»</strong></em> (XXIX,25)</p>
<p>La rivelazione coranica ci mette in guardia da ciò, anche l&#8217;amore e ciò che ne deriva, è limitato: “<em><strong>Abbiamo abbellito, agli [occhi degli] uomini, le cose che essi desiderano: le donne, i figli, i tesori accumulati d&#8217;oro e d&#8217;argento, i cavalli marchiati, il bestiame e i campi coltivati; tutto ciò è solo godimento temporaneo della vita terrena, mentre verso Allah è il miglior ritorno. Di&#8217;: “Posso insegnarvi qualcosa meglio di ciò? Per quelli che sono timorati ci sono, presso il Signore, giardini nei quali scorrono ruscelli ed essi vi resteranno in eterno, e spose purissime e il compiacimento di Allah”.</strong></em>(III,14-15)</p>
<p>Il musulmano e la musulmana è colui al quale appare chiaro che in questo mondo “tutto tramonta” e una sola è la Luce intramontabile, come Abramo, pace su di lui, guidato da Dio riesce a superare lo splendore che esso emana e a distinguere Colui che è in tutte le cose, ma sempre al di là di esse. Inch&#8217;Allah.</p>
<ol>
<li><em><strong>La coppia come evento di relazione</strong></em> <strong><em>e sua normatività intrinseca ed estrinseca</em></strong> </li>
</ol>
<p>La relazione della coppia appare poi come generatrice di altre relazioni. Non solo dell’uomo è stata creata una coppia, essa è alla base del creare di Dio, punto mediano tra unità e molteplicità, come un passaggio obbligato&#8230;</p>
<p>“<strong>Di ogni cosa noi abbiamo creato uno zawj, una coppia”</strong> (LI,49) <strong> </strong>“Tutto è binario e in questo sta il segno del miracolo divino. La dicotomia esiste per volontà divina e la sessualità che è il mettere in relazione l’uomo e la donna, non è che un caso particolare di questa volontà divina assolutamente universale…” 1</p>
<p><strong>&#8220;O gente! Temete Iddio che vi creò da un&#8217;unica nafs. Ne creò il (la) suo (sua) zawj e trasse da quei due uomini e donne in gran numero&#8230;&#8221;</strong></p>
<p>La coppia sta tra l&#8217;unicità e la molteplicità e ad entrambe rimanda. la coppia è la porta della molteplicità. Se ci è chiaro che vi si esprime in essa una tendenza all&#8217; unificazione che è ricerca di unità, è altrettanto chiaro come essa si declini in molteplicità, prima di tutto con la nascita dei figli. Questo ha come conseguenza che la coppia non si deve chiudere in se stessa, non deve diventare una fortezza chiusa al mondo. Essere aperta sulla molteplicità salva la coppia e la realizza.(vedere ad esempio la grande famiglia musulmana). La coppia ha una vocazione all&#8217;unità, ma anche alla molteplicità. Si deve ricercare l&#8217;unità, ma anche la molteplicità. <strong>Per questa collocazione nel creare di Dio,</strong> la coppia è una tappa essenziale. Da qui possiamo capire tutti gli hadith che insistono sull&#8217;importanza del matrimonio. Abd Allah ibn Abbas disse che: “L’adorazione di una persona può giungere a perfezione solo con il matrimonio.” “Il matrimonio è metà della fede” “Chi si è sposato ha completato metà della religione”. Alla luce di quanto espresso prima possiamo notare come metà non abbia solo un significato quantitativo, ma anche qualitativo&#8230; </p>
<p>Emerge dalle dimensioni di cui abbiamo parlato prima, naturale e spirituale, una certa normatività: la natura psico-fisica ha le sue leggi e anche la spiritualità, che è in questo trascendere continuo verso Dio, dal tempo all&#8217;eternità&#8230; La sharia le assume e traccia il cammino verso l&#8217;origine&#8230; Se la naura umana ha tendenza a consacrare i propri desideri in base alla loro intensità e alla difesa del proprio io, la dimensione spiritulae ha la tendenza a ridurre lo spessore della vita presente, la legge positiva ha tendenza a perdere la sua dinamicità, lo spessore storico a favore di una staticità, per questo si debbono tenere unite tutte le istanze.</p>
<p>La necessità della legge attiene alla socialità, quindi il dover conciliare le diverse esigenze di più individui e ha come suo fondamento il concetto di giustizia, ancora presupposto della legge è la libertà umana, non totale, limitata (dimensione spirituale possibilità di trascendere i propri desideri) e la legge attiene ancora al concetto di obbligatorietà come necessità di ricevere orietamento dal di fuori per uscire dalla tendenza dell&#8217;io di salvaguardare se stesso e dall&#8217;incertezza dei desideri della nafs: l&#8217;uomo invoca il male come il bene, recita un versetto, c&#8217;è una continuità tra il Bene e i desideri dell&#8217;uomo, ma questo sono segnati anche da ambiguità, per cui essa talvolta si oppone ad essi.</p>
<p>Il matrimonio islamico, nikah, consacra una forma in cui la coppia vivrà insieme e delinea delle linee guida, e la sua dimensione storica è confermata dal fatto che essa è stata scelta tra diverse forme di matrimonio esistenti all&#8217;epoca della rivelazione. Ed è interessante notare come l’antitesi vera e propria del nikah è lo zina, che subisce una condanna particolarmente dura nel Corano: vi sono dedicati 27 versetti. In particolare nella sura della Luce esso viene associato ad una forma di paganesimo: uno zani, non potrebbe sposarsi che con una zania o una pagana e viceversa, questo perché se lo zina implica da una parte il riconoscimento della complementarietà armonica dei sessi, ha il torto di volerla realizzare al di là dei limiti fissati da Dio. I limiti di Allah (la legge) quindi sono parte intrinseca dell&#8217;essere coppia nel mondo secondo la tradizione islamica, se li si viola si sconfina nel paganesimo.</p>
<p>L&#8217;essenzialità della dimensione legislativa, contraddice la mentalità attuale occidentale. Ci troviamo oggi in una cultura che in evidente perdita di altri legami familiari esalta l&#8217;innamoramento, ultima illusione possibile e il sesso, come parco giochi senza regole, sempre più si manifesta il rifiuto del matrimonio come luogo esclusivo di realizzazione della coppia, sia attraverso l&#8217;instaurazione di libere convivenze sia ritardando ad età matura l&#8217;eventuale passo e la scarsa durata dei matrimoni stessi. All&#8217;andamento della cultura occidentale si contrappone una sorta di irrigidimento dei musulmani tradizionali, accompagnata da una supervalutazione del rito e della legge riguardo al matrimonio e consiste nell&#8217;investire le norme e le leggi di un&#8217;aurea magica, bastanti a garantire una riuscita al di là delle condizioni soggettive e storiche di colui e colei che le applica, e al di là anche del rispetto delle leggi dei paesi in cui si vive. Si celebrano matrimoni in moschea che non possono essere riconosciuti dalla legge vigente, almeno in Italia sono celebrati e mai sciolti non essendoci qualcuno preposto a farlo. Illuminante a proposito della mitizzazione della legge e perdita della dimensione naturale e spirituale del matrimonio è il linguaggio, il discorso viene fatto quasi esclusivamente in termini di diritti e doveri, il matrimonio sembra l&#8217;instaurazione di una società in cui il dirigente è l&#8217;uomo e la donna la segretaria di fiducia.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Una corretta filosofia della coppia secondo l&#8217;islam è possibile solo recuperando tutte le dimensioni che si mostrano nelle Fonti islamiche, cioè naturale, spirituale e legislativa e ciò ha come base il riconoscimento della creazione come fonte di rivelazione e la continuità esistente tra le due rivelazioni, nonché il riconoscimento della legge come orientamento. Essa del resto ha bisogno delle altre dimensioni per non fissarsi su se stessa diventando legalismo e sconfiggere la sua tendenza alla staticità, mantanendo una giusta dinamicità, che è fedeltà al carattere stotico evolutico dell&#8217;essere umano e della conoscenza. Recupero dunque della naturalità della coppia e dell&#8217;importanza dell&#8217;amore in essa, ma anche della spiritualità, del suo trascendere dalla terra al cielo, e dei sapienti sentieri della legge che ci aiutano dirimere i desideri, solo in questa visione completa si dà la ricchezza della coppia nell&#8217;islam e possimo affrontare i problemi esistenti. E poiché l&#8217;uomo fa sempre una gerarchia dei suoi valori, anche inconsapevolmente, la tradizione profetica ci consegna una priorità a proposito del fare coppia che non possiamo ignorare, senza però, come abbiamo visto, trascurare le altre: “Una donna può essere sposata per quattro ragioni: per la sua ricchezza, il suo rango, la sua bellezza e la sua religiosità. Sceglila perciò per la sua religiosità ed avrai successo.” Scegliere in verità, una donna o un uomo per la sua religiosità si può quando il timore di Dio (taqwa) è al primo posto, in questa gerarchizzazione l&#8217;essere umano realizza in equilibrio tutte le altre dimensioni del suo essere.</p>
<p>Wa Allahu a&#8217;lam</p>
<p><strong>Patrizia khadija Dal Monte</strong></p>
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		<title>Israele attacca la Freedom Flotilla: forse più di venti morti e decine di feriti</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 05:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
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Acque internazionali, al largo della Striscia di Gaza &#8211; Infopal. All&#8217;alba di quest&#8217;oggi, 31 maggio, Israele ha aggredito con navi da guerra della Marina militare appoggiata da elicotteri la Freedom Flotilla, che trasporta tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza, sotto embargo da circa quattro anni.
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<p><strong>Acque internazionali, al largo della Striscia di Gaza &#8211; Infopal. </strong>All&#8217;alba di quest&#8217;oggi, 31 maggio, Israele ha aggredito con navi da guerra della Marina militare appoggiata da elicotteri la Freedom Flotilla, che trasporta tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza, sotto embargo da circa quattro anni.</p>
<p>Vi sono almeno 19  morti (ma probabilmente di più) e decine di feriti sulla nave turca della Flotilla.</p>
<p>L&#8217;aggressione &#8211; che è ancora in corso &#8211; è avvenuta in acque internazionali, pertanto si tratta a tutti gli effetti di pirateria.</p>
<p>È degno di nota il fatto che i partecipanti sono persone assolutamente pacifiche, disarmate, il cui unico scopo è quello di portare gli aiuti alla popolazione di Gaza.</p>
<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/La-nave-attaccata.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3241" title="La nave attaccata" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/La-nave-attaccata-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
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		<title>Torino: si rafforza il sodalizio lega-maiale&#8230; anti-moschea</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 06:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
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Da ACMOS
TORINO &#8211; Abdelaziz Khounati, presidente dell’Istituto Islamico di corso Giulio Cesare, racconta come in diverse altre città del Nord siano stati sconsacrati i terreni destinati alla costruzione di moschee, pascolandoci dei maiali. Anche Torino, dichiarata dalle Nazioni Unite la città più accogliente d’Italia, le cose stanno cambiando. Le leggi sull’immigrazione avevano iniziato a spaventare, [...]]]></description>
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<p>Da ACMOS</p>
<p>TORINO &#8211; Abdelaziz Khounati, presidente dell’Istituto Islamico di corso Giulio Cesare, racconta come in diverse altre città del Nord siano stati sconsacrati i terreni destinati alla costruzione di moschee, pascolandoci dei maiali. Anche Torino, dichiarata dalle Nazioni Unite la città più accogliente d’Italia, le cose stanno cambiando. Le leggi sull’immigrazione avevano iniziato a spaventare, poi con l’insediamento del nuovo governatore Roberto Cota il clima ha virato decisamente verso l’ostile. Così vengono esclusi i giovani che si sentono più italiani che marocchini, nati qui, ma che se nulla cambia resteranno per sempre degli stranieri.</p>
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<p>La <strong>comunità marocchina</strong> in particolare, la più numerosa (30.000 persone), sta lentamente tornando a casa. Le leggi sull’immigrazione avevano iniziato a spaventare, poi con l’insediamento del nuovo governatore <strong>Roberto Cota</strong> il clima ha virato decisamente verso l’ostile.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>La costruzione della <strong>moschea</strong> di Via Urbino, che dovrebbe essere la seconda in Italia – un progetto ampio, che tiene conto del territorio, e prevede un centro culturale – sta subendo ritardi e opposizioni.  E il problema non è solo torinese. <strong>Abdelaziz Khounati</strong>, presidente dell’Istituto Islamico di corso Giulio Cesare, racconta come in diverse altre città del Nord siano stati sconsacrati i terreni destinati alla costruzione di moschee, pascolandoci dei maiali.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Ilda Curti</strong>, assessore all’Immigrazione, sottolinea come ad andarsene siano soprattutto giovani, valido contributo alla comunità, dissuasi oltre che dalla situazione politica, dal “corporativismo medievale” che caratterizzerebbe alcuni ambiti professionali. Giovani che si sentono più italiani che marocchini, nati qui, ma che se nulla cambia resteranno per sempre degli stranieri.<a rel="nofollow" href="http://acmos.net/2010/05/amare-le-differenze" target="_blank"><span id="_marker"> </span><br />
</a></p>
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