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	<title>Islam-online &#187; Patrizia Khadija Dal Monte</title>
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	<description>Rivista islamica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 14:52:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La donna musulmana tra identità e integrazione (incontro Confronti)</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 07:25:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>

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		<description><![CDATA[La donna musulmana tra identità e integrazione Il titolo che ci è stato assegnato per la conferenza di oggi si può intendere i diversi modi&#8230; ad esempio può suggerire ad alcuni l&#8217;idea che i due termini, identità e integrazione (riguardo alla donna musulmana) siano i poli di una contrapposizione. Vorrei dire subito che tale realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><strong>La donna musulmana tra identità e integrazione</strong></span></span></p>
<p>Il titolo che ci è stato assegnato per la conferenza di oggi si può intendere i diversi modi&#8230; ad esempio può suggerire ad alcuni l&#8217;idea che i due termini, identità e integrazione (riguardo alla donna musulmana)  siano i poli di una contrapposizione. Vorrei dire subito che tale realtà diventa conflittuale solo  in due casi, il primo in cui si abbia un concetto di integrazione come puro e totale adeguamento a ciò che si trova nel presente o nel passato (spesso idealizzati) di una società, non solo alle leggi ( il che è doveroso), ma anche ai gusti e agli sfizi di una società&#8230;  per cui sicuramente chi viene da altre culture  avrebbe il dovere in qualche modo di espropriarsi di tutto ciò che vissuto prima&#8230; e ciò certamente può essere vissuto in maniera conflittuale. Ci sono oltre a concetti o modelli di integrazione respingenti, anche delle condizioni di vita che di fatto penalizzano i nuovi cittadini o residenti,  molti problemi infatti  nel campo dell&#8217;integrazione nascono più che dalle idee da una esclusione di fatto dalle “pari opportunità”.</p>
<p><span style="color: #000000;">Il secondo fattore che fomenta la conflittualità è il definire l&#8217;identità propria come qualcosa di altrettanto compiuto e serrato e perfetto, per cui l&#8217;incontro con una nuova cultura avviene solo a  livello esteriore, dentro rimane tutto uguale&#8230;  “<em>Esistono, interpretazioni semplicistiche e dogmatiche dei testi fondatori che conducono ad approcci esclusivisti, chiusi o inquisitori. Capita che la mentalità chiusa di alcuni sapienti, specifici tratti culturali, o anche determinate circostanze storiche – una posizione di potere o, al contrario, un’esperienza di oppressione o di rigetto – provochino la comparsa di interpretazioni o teorie che circoscrivono gli orizzonti dell’appartenenza alla propria comunità religiosa, alla supposta supremazia della propria ideologia o ad un nazionalismo cieco. L’idea stessa di comunità umana viene quindi messa in discussione o negata. Un lavoro critico è necessario e si deve sempre rinnovare, perché nessuna religione, spiritualità, filosofia umana o politica è immune da interpretazioni chiuse, da una cattiva gestione del potere e dalla strumentalizzazione dei sentimenti di vittimismo (così come da una proiezione distorta dell’esterno)”.</em> <a name="sdfootnote1anc"></a></span></p>
<p>Il “tra” del nostro titolo può però essere inteso anche come quello spazio che deve percorrere una persona (ogni persona) dal sé  alla società in cui vive e che dovrebbe sfociare in  un sentimento di “appartenenza” alla stessa, al poter pensare, in modo critico e affettivo insieme “è la mia società”. Se il discorso della  cittadinanza è molto importante perché pone gli individui, donne e uomini, indipendentemente dalla loro origine, su di un piano di parità di diritti (e ugualmente di doveri)&#8230;  non è sufficiente la pura legge e/o il diritto per alimentare il senso di appartenenza alla società cui gli individui vivono&#8230; Il sentimento  di appartenenza è fatto di tante cose, tra cui una dimensione chiaramente  psicologica&#8230; “<em>&#8220;La fiducia&#8221; e il &#8220;riconoscimento&#8221; sono di importanza fondamentale nella formazione del  senso di appartenenza e sono nutrite dallo sguardo (positivo) che viene portato sulla natura pluralista della società di oggi, il discorso che si fa  nei confronti di questa realtà e, infine, l&#8217;impegno locale volto ad apprezzare la diversità, il dialogo, il contributo delle persone e delle culture ad un progetto comune.</em>”<a name="sdfootnote2anc"></a></p>
<p><span style="color: #000000;">C&#8217;è dunque  bisogno sia di un concetto adeguato di integrazione che di identità. Parlo del primo, che ha conseguenze sia sugli uomini che sulle donne, e poi  cercherò di evidenziare le diverse sensibilità presenti in Italia e nel mondo musulmano nel concepire la donna.</span></p>
<p>1.Ci sono diversi concetti di integrazione, e diversi sono i modelli che ne conseguono a livello sociale, basti pensare alla situazione dei diversi paesi europei&#8230;   Non credo si possa parlare in Italia di un vero e proprio modello di integrazione&#8230; Anche  perché in Italia il fiorire della realtà musulmana si è accompagnato ben presto ad atteggiamenti di islamofobia a causa degli eventi politici internazionali e oggi rafforzati dalle paure della crisi economica<a name="sdfootnote3anc"></a>.</p>
<p><span style="color: #000000;">Come ben dice la locandina di questo incontro promosso dalla rivista Confronti: “La religione islamica – seconda nel paese per numero di aderenti – è politicamente strumentalizzata, giuridicamente tralasciata e socialmente emarginata. Oggi di islam si parla prevalentemente in termini negativi e con i musulmani ci si relaziona spesso in maniera stereotipata e ideologica. .. Le leggi anti-velo, le campagne anti-moschee, i referendum anti-minareti… sono sintomi di un orientamento politico che tende a restringere il campo dei diritti e della cittadinanza per le minoranze islamiche in Europa&#8230;  La strumentalizzazione di queste minoranze ha fatto la fortuna dei partiti di destra premiati da un elettorato disorientato e terrorizzato da una propaganda ideologica e mediatica che da anni suona senza tregua l’allarme di un’avviata invasione islamica. Ciò ha generato da un lato un diffuso sentimento di islamofobia tra i cittadini europei (e non solo) e la chiusura su se stesse di diverse realtà islamiche&#8230;” </span></p>
<p>Un&#8217; inversione di rotta per facilitare il  senso di appartenenza alla società è un processo complesso,  tra cui sarebbe necessario:</p>
<p><span style="color: #000000;">a) <strong>Una onesta  lettura delle proprie radici storiche- culturali</strong>. Si può facilmente osservare come in questi ultimi anni sia prevalsa l&#8217;abitudine di richiamare le proprie radici ebraico-cristiane&#8230; questo uso, più che un sano ricordo di dove si viene, pare spesso volto  a dimostrare l&#8217;estraneità dei musulmani al tessuto europeo&#8230;  si tace sulla realtà dell&#8217;incontro con il mondo occidentale  di cui abbiamo numerose tracce anche nella lingua italiana, e le influenze positive della civiltà islamica nel campo filosofico e scientifico&#8230;&#8230; Sarebbe tra l&#8217;altro necessaria una revisione dei testi scolastici e preparazione degli insegnanti che spesso di islam e musulmani non sanno proprio niente e lo sviluppo di lezioni o attività che mostrino la ricchezza e il contributo positivo delle religioni, in modo da correggere le rappresentazioni e le percezioni che alimentano sfiducia, pregiudizio e malessere. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">b) <strong>Lettura realistica dell&#8217;oggi:</strong> oggi siamo già una società multiculturale e multireligiosa.  Un cammino è già stato percorso silenziosamente anche in Italia, paese in cui l&#8217;immigrazione è più recente rispetto agli altri paesi europei. Anche in Italia, siamo alla seconda e anche terza generazione, prendere atto della nuova realtà sociale, significa anche un rinnovamento di linguaggio. “<em>Per quasi vent&#8217;anni, circoli progressisti hanno usato il concetto di integrazione attribuendoli una connotazione molto positiva. &#8220;integrare&#8221; significava accettare l&#8217;altro, promuovere la tolleranza nei confronti dei residenti o dei nuovi cittadini di origine immigrata, lottare per il loro riconoscimento e i loro diritti. Se è chiaro che il cantiere rimane immenso quanto ad un&#8217;applicazione reale ed equa della legge, si deve però prendere atto anche che il panorama è  fortemente cambiato negli ultimi anni. Il numero di cittadini europei di fede musulmana è aumentato ed oggi conta milioni di persone. Quando si viene da altrove, quando non si è casa propria, quando la nostra</em> <em>immaginazione abbraccia i colori di un &#8220;là&#8221;, volere integrare ha certo un senso, e attiene ad un atto politico dignitoso e coraggioso. Ma la storia fa il suo corso &#8230; Quando ormai sono da me, sulla mia terra, a casa mia, quando la mia lingua è la lingua di questo paese, quando i miei sogni sono qui &#8230; cosa vuol dire &#8220;integrare&#8221;? Integrare a cosa? Rispetto a chi?</em> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Ogni tempo, il suo vocabolario. I concetti espressi ieri che esprimevano il senso di un impegno umano potrebbero oggi, se ci si riferisce ad essi senza specificazioni, rivelare una certa piega della mente. .. il termine non è del tutto innocente o insignificante quando viene usato  in certi contesti sociali o politici. Cosa può significare nella mente dei politici l&#8217;idea di integrare le donne e gli uomini che sono già cittadini &#8230;? Sembra che ai loro occhi,  ci sia qualcosa di non ancora raggiunto, che l&#8217;integrazione di questi cittadini non sia realmente &#8220;autentica&#8221;&#8230;  La maggior parte dei  musulmani che vivono in Italia,donne e uomini  non hanno alcun problema con la legislazione del paese, né la sua memoria o anche con le istituzioni del paese. Sono la prima generazione, seconda o addirittura terza, e sono già &#8220;integrati&#8221; continuare con queste persone, a parlare di &#8220;integrazione&#8221; è di proiettare su di loro delle realtà e delle paure che hanno già superato e soprattutto ciò alimenta l&#8217;idea che ci sia una &#8220;popolazione diversa&#8221; che non è ancora dei &#8220;nostri&#8221;. Coloro che sono &#8220;si devono integrare sono percepiti&#8221; sono percepiti come &#8220;stranieri interni&#8221;. Questa rappresentazione non è solo falsa ma sposta la natura dei problemi. E &#8216;ora importante evolvere e sviluppare un approccio e un discorso &#8220;post-integrazione&#8221; che riconosca ciò che è stato acquisito e lo status di cittadini a pieno titolo a prescindere dalla loro diversa origine.”<a name="sdfootnote4anc"></a></em></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si dovrebbe oggi insieme alla lotta per acquisire i propri diritti, come la cittadinanza ecc. cominciare a parlare, e ciò è vero per i musulmani in primis,  non di semplice integrazione, ma di partecipazione e di contributo, per promuovere lo stato di diritto, il pluralismo, la giustizia sociale, l&#8217;istruzione, la dignità umana, ecc. </span></p>
<p>c) <strong>avere la salda convinzione dell&#8217;uguaglianza di ogni uomo e di ogni donna, che viene prima del concetto di nazione. </strong>..<em> “Un insegnamento morale derivante da una religione, spiritualità, o filosofia che ci portasse a trascurare la comune umanità degli uomini, a negare la dignità di alcuni o a stabilire delle distinzioni e una gerarchia ontologica tra gli esseri umani, tale insegnamento, affermiamo, deve essere attentamente esaminato, perché genera effetti gravi e pericolosi. &#8230; E’ questa un’esigenza della fede, del cuore e dell’intelletto: in nome della nostra appartenenza primaria all’umanità, è necessario non negare mai la pari e comune dignità di ogni essere umano”.</em></p>
<p><strong>Identità della donna musulmana</strong></p>
<p>C&#8217;è stata una violenta campagna mediatica in questi anni, specie dopo l&#8217;11 settembre 2001, volta a   tracciare un&#8217;immagine  dell&#8217;islam e dei musulmani in contrapposizione ai valori occidentali, dunque incompatibili con le  società  a cui ormai appartengono di fatto milioni di cittadini e cittadine di fede islamica. Un ruolo chiave nella creazione di questa  rappresentazione è stata la ripetizione ossessiva di alcuni stereotipi circa la donna musulmana,  opposta, in una presunta condizione miserevole, muta e discriminata, a quella della donna occidentale libera, critica e realizzata.   Donne musulmane notevolmente diverse, di paesi e condizione e mentalità molto differenti sono state tutte implacabilmente riassunte in questo stereotipo, affiancandolo ad  una mitizzazione della condizione della donna occidentale altrettanto priva di distinguo.  Più che parlare di donna musulmana in verità si dovrebbe parlare di donne musulmane, tale diversità attiene prima di tutto alla loro personalità, poi al luogo di provenienza, non solo il Paese, ma anche il contesto sociale rurale o cittadino, il livello di istruzione, la situazione economica, ecc.</p>
<p><span style="color: #000000;"><em>S</em>i deve tener conto, poi  di almeno tre fasce di donne musulmane presenti in Italia: le donne di prima generazione, in  cui la cultura del paese d&#8217;origine è certamente più sedimentata, quella delle nuove generazioni, delle figlie, che mostrano i tratti di una cultura ibrida, e quella delle convertite italiane, che dalla cultura italiana si affacciano al mondo dell&#8217;islam, spesso loro veicolato nei termini della cultura tradizionale araba. </span></p>
<p>Sulla questione femminile esistono oggi nel mondo musulmano almeno tre correnti di pensiero:</p>
<p><span style="color: #000000;">•	una che sottintende che il vero femminismo nel mondo musulmano non potrà affermarsi se non con l’accettazione del modello della donna occidentale. Tale posizione si accompagna ad un lettura storicizzante dei testi fondanti, che diventano così un pio ricordo, la religione diventa opzionale, e interiore&#8230;. l&#8217;osservanza degli obblighi religiosi  viene ritenuta facoltativa&#8230; Questa è forse quella più visibile ed ascoltata, particolarmente la classe politica la elegge a suo riferimento, “piace perché ci assomiglia” e professa la superiorità della modernità occidentale rispetto alle  culture tradizionali.</span></p>
<p>•	 Un’altra di tipo tradizionalista e conservatore, che si può strutturare come continuità al  background già acquisito, o come reazione alla paura dell’occidentalizzazione veicolata dal discorso femminista e ha alla base una lettura del Corano e della Sunna molto letteralista.</p>
<p>•	E la terza che si situa nell’ambito del riformismo legalitario che continua a ritenere fondante il riferimento religioso, ma esercita la sua critica anche verso l’interno, ed è tesa a recuperare  il modello genuino di femminilità della Rivelazione, sfrondandolo dalle aggiunte culturali, per incarnarlo nei lineamenti del tempo attuale&#8230;</p>
<p>Queste tre correnti di pensiero sull&#8217;essere femminile sono presenti anche in Italia. Le donne della prima generazione in genere presentano i lineamenti della cultura tradizionale e una interpretazione tradizionale della religione, ma non solo, anche alcune giovani donne percepiscono come una protezione l&#8217;affidarsi alla tradizione, davanti ad un mondo in cui la fede e i valori morali sono spesso derisi a favore di una presunta emancipazione e del  “riuscire nella vita”. Per capire il  modo di essere della donna tradizionale, non serve andare molto lontano,  basta pensare a quello che era presente anche qui un paio di generazioni fa e che ancora sopravvive in certe zone: importanza del matrimonio e del mantenimento delle relazioni familiari, grande rispetto della figura maschile e della sua autorità nel seno della famiglia, obbedienza e rispetto dei figli per i genitori, cura dell&#8217;ospitalità,  fede che intesse le giornata e e i desideri che si palesa in formule di lode e abbandono a Dio che accompagnano anche il discorso più quotidiano..  si nutre più della recitazione del Corano e degli hadith profetici che di ragionamenti, se ci sono riflessioni  appaiono mediate dalle grandi opere di tafsir o da quei predicatori che impartiscono lezioni dai canali arabi&#8230; ci si pone molto sul piano del <em>halal</em> e del <em>haram, </em>trascurando una riflessione più ampia e significativa.</p>
<p><span style="color: #000000;">Detta interpretazione tradizionale ha dei vantaggi e degli svantaggi, questi sono un senso dell&#8217;autorità maschile troppo accentuato sulla moglie e sui figli (vedi problema dei matrimoni imposti), fissità dei ruoli per cui manca spesso il tempo e la voglia alle donne di esplorare altri ambiti.  L&#8217;impostazione tradizionalista però  garantisce alla donna di mantenere tutte quelle relazioni familiari come l&#8217;ospitalità, la cura dei figli, la cura degli anziani che difficilmente se si è divisi tra mille impegni si può  coltivare&#8230; La figura maschile e femminile appaiono ben delineate, con i loro ruoli e ciò serve all&#8217;assunzione della differente identità sessuale. Dal punto di vista religioso l&#8217;apprendimento a memoria assicura la trasmissione dei fondamenti della religione nel tempo, sfuggendo al pericolo delle mode. Spesso però si veicola non solo la religione ma anche tradizioni culturali che impropriamente le vengono associate e difficilmente si sa argomentare davanti alle domande che i figli pongono. Questi, i figli, di domande se ne fanno molte&#8230; La cultura tradizionale spesso non è sufficiente per rispondere alle diverse istanze che provengono dall&#8217;ambiente in cui si vive. Le reazioni sono diverse, alcune ragazze,  vuoi per l&#8217;ebbrezza che può causare in giovane età l&#8217;etica consumistica: comprare, godere e liberi tutti&#8230;    o la paura dell&#8217;apparire diverse e incorniciate dall&#8217;aura di malvagità che si è creata intorno all&#8217;essere musulmane, e perciò isolate, non accettate dai compagni di scuola, sono portate ad  un rifiuto del proprio ambito familiare e un distacco dalla religione. Altre giovani donne  non eludono il confronto tra  la visione tradizionale di cui la famiglia è portatrice e la modernità in cui sono inserite attraverso la scuola e le amicizie,  e cercano  riflessioni nuove che tengano conto del contesto sociale.   In questo cammino non sono sole.  Appaiono  nel mondo islamico a partire dagli anni novanta, riflessioni   che differenziano la storia, la cultura, l&#8217;esegesi, dalla rivelazione contenuta nei testi, e si profila la necessità di un rinnovamento dell&#8217;interpretazione degli stessi, riapertura dell&#8217;<em>jihitad,</em> per restituire alle donne il loro giusto posto nella vita e nella società.  “<em>l&#8217;osservazione sul terreno, negli Stati-Uniti come in Europa, come pure nel mondo musulmano, dall’Africa all’Asia, passando per il Medio Oriente e l&#8217;Iran, mostra che un movimento è in cammino, il quale esprime chiaramente il rinnovamento del posto della donna nelle società islamiche e una liberazione, che rivendica la sua totale fedeltà ai principi dell&#8217;islam.”</em><a name="sdfootnote5anc"></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il femminismo islamico vuole arrivare a definire l&#8217; essere donna musulmana oggi e lo fa a partire dalle Fonti della religione, il Corano come Libro contenente la parola di Allah e la Sunna come insieme delle parole e dei fatti riportati da testimoni attendibili circa l’esperienza profetica  rimangono la base imprescindibile delle sua riflessione. Il femminismo islamico, dunque, continua a ritenere fondante il riferimento religioso, ma esercita la sua critica anche verso l’interno della comunità, ed è teso a recuperare  il modello genuino di femminilità della Rivelazione, sfrondandolo dalle successive aggiunte culturali, opera delineando nuove possibili interpretazioni,  mettendo in luce i versetti e gli hadith che adducono ad una visione egualitaria dei generi.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Assieme al concetto di uguaglianza, che è il principale, nelle nuove riflessioni islamiche, viene sempre affiancato quello di complementarietà. <em>“Ciò che emerge dalla conversazione con donne appartenenti ai movimenti islamici è spesso un miscuglio di discorsi moderni e pre-moderni. Da un lato, esse non sono insensibili al discorso dei diritti delle donne che permea il dibattito sulla condizione della donna nel mondo arabo di oggi… L’enfasi viene posta sulla “complementarietà dei ruoli” fra i sessi.</em>”</span></p>
<p>La complementarietà è coscienza del valore della diversità  tra femminile e maschile, della diversità come elemento essenziale alla completezza della coppia e della società. Una delle difficoltà del pensiero occidentale nel concepire la diversità uomo- donna in senso positivo è collegato al rifiuto  del concetto di natura. Oggi però ci troviamo all’estremo opposto e tutto viene riferito alla cultura o alla società. Il concetto di natura femminile e maschile invece vivo nella riflessione islamica, grazie all’idea forte di creazione. L’essere complementari è legato al concetto di coppia, la quale non è una realtà casuale, bensì il modo in cui Dio crea la vita: <em><strong> “Di ogni cosa noi abbiamo creato uno zawj, una coppia”</strong></em> ( LI,49).</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">La configurazione multiculturale della società odierna ci mette tutti davanti, ad una scelta, quella di lavorare perché l&#8217;incontro tra persone diverse sia un riconoscimento reciproco e dunque un arricchimento, o invece alimenti la conflittualità sociale, creando così un impoverimento umano e culturale. La responsabilità è da entrambe le parti. </span></span><span style="color: #000000;">Ben venga il fatto di porre l’accento sulla necessità della libertà di scelta e assenza di costrizione nella vita donna musulmana, ma là ci si deve fermare: sul diritto cioè di una cultura di mantenere le proprie peculiarità quando queste non siano in contrasto evidente con i principi costituzionali, sul diritto di una comunità di interpretare i propri segni, e di maturare al proprio interno una modernità in rapporto agli stessi che non ricalchi obbligatoriamente il percorso occidentale. Originalità di percorso che nulla toglie ad una coesione sociale, che non solo si attesti come pura continuità del  passato, ma sia anche assunzione delle mutazioni del  presente, e prepari così con la forza della condivisione di valori veri e l&#8217;ingegno  della creatività un futuro in cui ogni essere umano abbia condizioni degne di tale nome.</span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a name="sdfootnote1sym"></a>T. 	Ramadan, <em>art.</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><a name="sdfootnote2sym"></a> Tariq Ramadan, <em>art.</em></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p><a name="sdfootnote3sym"></a>“Nel 	mondo attuale – ha affermato l’economista Stefano Zamagni&#8230; Una 	“nuova retorica” si diffonde a livello culturale: “i migranti 	come responsabili delle crisi sociali e delle nuove paure collettive 	e soprattutto come minaccia seria alla salvaguardia delle identità 	nazionali”. Per questo motivo, ha aggiunto Zamagni “il tema 	della migrazione viene legato a quello della sicurezza”.</p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p><a name="sdfootnote5sym"></a>T. 	Ramadan, <em>La nascita di un femminismo islamico, </em>art.</p>
<p><strong>Intervento di Patrizia Khadija Dal Monte al convegno &#8220;L’islam in Italia tra fondamentalismo e islamofobia&#8221; tenutosi a Roma il 21/22 ottobre 2011</strong></p>
</div>
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		<title>Speranza e delusione</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 10:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam]]></category>

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		<description><![CDATA[di Tariq Ramadan La situazione in Libia è confusa e abbastanza inquietante. Gheddafi è sparito e nessuno sa esattamente cosa stia succedendo a Tripoli. Ci sembra di assistere allo stesso scenario dell&#8217;Iraq: le forze francesi, americane e britanniche stanno aiutando i ribelli per terra e per aria, mentre cercano di convincere il mondo che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Tariq Ramadan</p>
<p>La situazione in Libia è  confusa e abbastanza inquietante. Gheddafi è sparito e nessuno sa esattamente cosa stia succedendo a Tripoli. Ci sembra di assistere allo stesso scenario dell&#8217;Iraq: le forze francesi, americane e britanniche stanno aiutando i ribelli per terra e per aria, mentre cercano di convincere il mondo che la loro intenzione è quella di proteggere i civili e liberare il paese dal &#8220;dittatore mostruoso&#8221;. Abbiamo ascoltato la stessa canzone in precedenza, nel 2003, quando l&#8217;ex alleato e amico (durante la guerra del 1980-1988 tra Iran e Iraq), Saddam Hussein è improvvisamente diventato un tiranno dalla faccia truce, contrapposto alla purezza della politica americana. Si trattava allora di armi di distruzione di massa, di libertà, di democrazia e di civiltà, così si diceva. Pure menzogne. Alcuni anni dopo l&#8217;embargo economico degli Stati Uniti (imposto dal presidente Bill Clinton) che ha ucciso più di 500.000 civili iracheni innocenti in un anno, l&#8217;amministrazione Bush era pronta a fare guerra e uccidere di nuovo. In nome di interessi geopolitici (incoraggiati da Israele e le sue lobby americane, come riportato dal giornalista Robert Fisk) e delle risorse petrolifere. Ma dobbiamo ricordare che la guerra era iniziata ancor prima che George W. Bush avesse assunto il potere.</p>
<p>Il quotidiano francese Libération ha rivelato 1 Settembre 2011 l&#8217;esistenza di un accordo segreto tra il governo francese e il Consiglio nazionale di transizione (CNT) libico: dopo la guerra, il 35% delle esportazioni di petrolio del Paese sarebbe stato assegnato alla Francia. La Francia ha, a quanto pare giocato in Libia lo stesso ruolo degli Stati Uniti in Iraq. La guerra è stata combattuta per la democrazia, la libertà e la dignità, sulla scia della &#8220;primavera araba&#8221;, si è vantato il presidente francese Nicolas Sarkozy. Il leader libico  che aveva ricevuto solo diciotto mesi prima a Parigi, era diventato da un giorno all&#8217;altro una figura satanica. Era un dovere morale per la Francia di liberare il Paese dal &#8220;tiranno pazzo.&#8221; Oggi sentiamo un&#8217;altra versione, una verità diversa che evidenzia  un umanesimo molto larvato e un interesse molto più pronunciato per gli affari. Il ruolo dell&#8217;intellettuale francese Bernard-Henri Levy, che per alcuni giorni ha svolto la mansione improvvisata di ministro degli affari esteri e contribuito a creare il CNT, è sorprendente. Perché in effetti vi era coinvolto, con chi e come? Era come se la sua missione fosse quella di fondere gli interessi francesi e israeliani nella regione. Gheddafi era un ostacolo,  sbarazzarsi di lui è stato un grande passo avanti per la strategia di Israele e non solo in Medio Oriente, ma anche in Africa (il saggista francese Pierre Pean ha rivelato nel suo libro “Carnages: Le guerre segrete delle grandi potenze dell&#8217;Africa” la reale portata delle attività di Israele nel continente israeliano). Realpolitik, logica cinica.</p>
<p>Era impossibile per l&#8217;attuale amministrazione degli Stati Uniti essere in prima linea nell&#8217;intervento libico. Le guerre in Iraq e Afghanistan, e le implicazioni nazionali della recessione globale hanno reso impossibile giustificare un intervento diretto ed è stato così che  la Francia  ha assunto la guida: un scenario estremamente vantaggioso per entrambi. Dovremmo essere sorpresi? Poco è cambiato in Nord Africa e, nel momento in cui l&#8217;Occidente mostra un interesse puramente formale relativamente alla &#8220;Primavera araba&#8221;, non dobbiamo dimenticare i decenni di supporto ai dittatori. Pertanto, dobbiamo rimanere cauti circa il modo in cui verranno gestite le cose nella regione. Cina, India e Russia sono i nuovi attori e, al di là del fatto della promozione della democrazia o no, il Medio Oriente rimane principalmente un campo di battaglia per interessi economici. E &#8216;improbabile che questi interessi siano trascurati in nome di un “nuovo slancio per la democrazia araba”. È fondamentale essere consapevoli del cinismo di tali calcoli – e augurarsi che le popolazioni arabe sappiano approfittare di ogni occasione per liberarsi dalle forze straniere,  trovando la loro strada verso l&#8217;indipendenza politica ed economica.</p>
<p>È altrettanto importante non cadere nell&#8217;estremo opposto. In questi giorni, su Internet, si sentono voci che negano i fatti stessi, tanto sono ossessionate dalla critica all&#8217;Occidente e cercando di rilevare un complotto americano dietro ad ogni evento. Gheddafi era, dopo tutto, un dittatore, e lo stesso vale per Bashar al-Assad. In altre parole, la politica non consiste semplicemente nel chiamare  il nemico del mio nemico, mio amico. Dobbiamo denunciare il gioco americano e francese (e quello di tutte le grandi potenze in generale, dall&#8217;Occidente alla Cina, India, Russia o Israele), dove questo equivale a sostenere dei dittatori al fine di proteggere degli interessi. Sarebbe sbagliato sostenere dei despoti, costi quel che costi.</p>
<p>L&#8217;unico modo di progredire è quello  di opporsi sia alla posizione ipocrita delle grandi potenze, sia alla repressione inaccettabile delle dittature: né idealizzazione,  né ingenuità. Le popolazioni arabe  hanno bisogno di sostegno senza che ci lasciamo ingannare da ciò che viene detto in Occidente, in Cina o in Russia, o che accordiamo ciecamente credito alla copertura mediatica degli eventi recenti. Sperare nella caduta del regime di Gheddafi e di al-Assad richiede uno spirito informato in modo da non essere manipolato ancora una volta da parte di governi che non si curano affatto dei diritti umani, della libertà, uguaglianza e democrazia.</p>
<p>Inoltre, è nostro dovere come cittadini di vigilare: i diritti democratici non vengono regalati, devono essere guadagnati. La nostra lotta è intellettuale, civile e politica e dovrebbe essere ingaggiata &#8211; e speriamo che abbia successo &#8211; in Occidente, Africa, Medio Oriente e così pure in Asia. E&#8217; una lotta continua che richiede tutta la nostra intelligenza, la nostra comprensione, la nostra lucidità e il nostro impegno totale. Le nostre speranze hanno dei diritti, il primo di essi è quello di non dimenticare mai di pensare.</p>
<p>Giovedì 8 settembre 2011,  Tariq Ramadan</p>
<p>Traduzione Patrizia Khadija Dal Monte</p>
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		<title>Quale futuro per l&#8217;Europa?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 08:26:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Tariq Ramadan I leader europei sono profondamente preoccupati. Non vi è alcun segno di miglioramento sul fronte economico: la Grecia non recupera, nonostante significativi sussidi UE, campanelli d&#8217;allarme risuonano in Portogallo, Italia e Spagna. L&#8217;economia unificata europea è in pericolo, specialmente nei paesi &#8220;periferici&#8221;. Per la prima volta dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro, i paesi ormai vacillano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Tariq Ramadan</p>
<p>I leader europei sono profondamente preoccupati. Non vi è alcun segno di miglioramento sul fronte economico: la Grecia non recupera, nonostante significativi sussidi UE, campanelli d&#8217;allarme risuonano in Portogallo, Italia e Spagna. L&#8217;economia unificata europea è in pericolo, specialmente nei paesi &#8220;periferici&#8221;. Per la prima volta dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro, i paesi ormai vacillano sull&#8217;orlo della bancarotta, minacciando l&#8217;intero sistema di collasso. Le autorità finanziarie europee avevano inizialmente deciso di indebolire l&#8217;euro nel tentativo di stabilizzare la situazione, ma dopo i tentativi falliti di risolvere la crisi in Grecia e Portogallo, è l&#8217;euro stesso che è in questione. L&#8217;Unione europea sta dimostrando una fragilità economica, ma al tempo stesso una flessione sociale e politica. Senza una chiara prospettiva futura, l&#8217;essenza dell&#8217;Europa è a rischio.</p>
<p>I recenti sviluppi economici hanno gettato una luce impietosa su una realtà profonda e crudele. Manca del tutto la percezione di una visione politica comune europea, sia all&#8217;interno dell&#8217;Europa stessa, che al di fuori di essa. Francia e Germania stanno cercando di assumere la leadership politica, ma è chiaro che ci sono tensioni profonde. Il governo britannico resta vicino al suo partner statunitense. Non esiste una politica estera comune e le recenti rivolte nel mondo arabo,Tunisia ed Egitto, Libia e Siria, hanno evidenziato le forti differenze tra i leader europei. Alcuni seguono l&#8217;esempio degli Stati Uniti, mentre altri preferiscono adottare una posizione passiva, reattiva. Per poter giocare un ruolo internazionale, l&#8217;Unione europea deve avere una visione unitaria. Attaccata alla periferia da una crisi economica multidimensionale, sul piano politico l&#8217;Unione europea sta diventando essa stessa periferica rispetto al nuovo ordine mondiale. La sua gloria sembra ridursi a poco più di un passato glorioso e un futuro irrealistico, idealizzato.</p>
<p>Nel frattempo, un&#8217;altra crisi si insinua silenziosamente in tutta Europa, che si irradia dal profondo del suo cuore e mette in discussione l&#8217;essenza stessa del suo essere. Discussioni sulle &#8220;identità&#8221;, il multiculturalismo, la diversità religiosa o ancora alcune restrizioni legali (circa la libertà di culto) sono i segni di un&#8217;erosione intrinseca. La nuova presenza musulmana in Europa, così la riluttanza della UE ad accogliere la Turchia, hanno posto questa nuova realtà in cima all&#8217;agenda europea ideologica e politica. La Turchia è un paese troppo musulmano, troppo &#8220;altro&#8221; per pretendere di far parte di &#8220;noi&#8221;, sostengono i nuovi populisti. La marginalizzazione dei paesi dell&#8217;Est Europa rivela una tendenza simile.</p>
<p>Non è chiaro, nella stessa Europa, chi sia veramente europeo o quali siano i confini geografici del continente europeo. Se non si sa più chi si è, né dove sono le proprie frontiere, non è dunque anormale che ci si senta perduti in un mondo globalizzato. Questo senso di disorientamento è presente ovunque in un dibattito europeo mosso da profonde crisi identitarie e psicologiche amalgamate alla minaccia di instabilità economica e politica &#8211; ingredienti che alimentano l&#8217;insicurezza e minano la fiducia in se stessi e la speranza. Non è dunque sorprendente che i politici europei dirigano sempre di più i loro paesi demagogicamente facendo leva sulle emozioni, invece di creare piattaforme politiche, ideologiche ed economiche responsabili e ragionevoli. Incapaci di elaborare una visione comune e soluzioni efficaci, sono per il momento bloccati in un circolo vizioso.</p>
<p>L&#8217;Europa, sia a livello UE sia al di fuori, è in cattive condizioni di salute. Il suo futuro sarà un futuro di marginalizzazione? Lacerata tra la sua vicinanza ideologica e politica con gli Stati Uniti e la necessità di investire in Cina e India, l&#8217;Europa è alla ricerca di una via d&#8217;uscita. Nessun paese europeo può raggiungerla da solo &#8211; ma la volontà politica di affrontare le paure e le preoccupazioni della gente è ancora carente. L&#8217;Europa ha bisogno di riforme interne radicali, intraprese da leader politici impegnati e coraggiosi. Tali leader devono iniziare dichiarando, ripetendo ed insegnando che l&#8217;Europa è cambiata, che ha un nuovo volto. Nuove priorità, anche se impopolari a breve termine, devono essere stabilite, in modo da sperare di ottenere successo a lungo termine. L&#8217;Europa ha bisogno di tempo, ma i nostri politici si trovano di fronte a un dilemma. Mentre hanno il dovere di riflettere al di là della prossima generazione, sono ossessionati dalla loro vittoria alle prossime elezioni. Imbrigliati tra gli imperativi a breve termine e le necessità a lungo termine, è possibile che non riescano a trovare una soluzione.</p>
<p>I cittadini, come pure la società civile nel suo complesso, hanno come unica possibilità quella di rompere questo circolo vizioso, essi non possono permettere che il loro futuro sia distrutto da una mancanza di fiducia collettiva e da una misera ambizione politica individuale.</p>
<p>E&#8217; tempo di farsi sentire e di fare delle critiche costruttive. La crisi in Europa conduce lentamente i suoi cittadini ad atavici riflessi negativi: reazioni di arroganza, rifiuto, razzismo, xenofobia, ecc. Spetta agli europei dire basta, debbono rifiutarsi di sacrificare i loro valori, di diventare di strette vedute, irragionevoli e indegni. In Spagna e in Grecia, i cittadini si sono riuniti nelle piazze per esprimere il loro rifiuto, scegliendo loro stessi di chiamarsi &#8220;gli indignati&#8221;. Il loro movimento potrebbe essere un modo non violento e civile per rompere con la logica di negativismo, e aprire la strada ad una rivalutazione radicale della situazione economica, politica e culturale. Se i cittadini rimangono passivi, se falliscono nel porre le domande difficili sul senso di un&#8217;Europa unita, allora la loro storia verrà scritta senza di loro. E per il momento, questa storia ha davvero andamenti bui.</p>
<p>Giovedì, 22 settembre 2011</p>
<p>Traduzione di Patrizia Khadija Dal Monte</p>
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		<title>Ultimi dieci giorni di Ramadan…</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 11:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’  un viaggio il mese di Ramadan, ci si stacca da sponde conosciute, da tutte quelle abitudini, piccoli piaceri, piccoli segreti che intessono le nostre giornate e si naviga tra fede, fatica e speranza e, per alcuni, bagliori di luce… Non c’è d’aver fretta d’arrivare e questo lo si capisce subito, tenere dritto il timone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="post-3796">
<div><img title="Ultimi dieci giorni di Ramadan…" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/10-giorni.jpg" alt="Ultimi dieci giorni di Ramadan…" />E’  un viaggio il mese di Ramadan, ci si stacca da sponde conosciute, da tutte quelle abitudini, piccoli piaceri, piccoli segreti che intessono le nostre giornate e si naviga tra fede, fatica e speranza e, per alcuni, bagliori di luce… Non c’è d’aver fretta d’arrivare e questo lo si capisce subito, tenere dritto il timone e imparare a distendersi nel tempo,  senza approdi e senza appoggi… Questo è tempo di grazia e benedizioni, niente sprechi.</div>
<p>La luna da giovane s’è fatta piena e ora scende  piano piano… ultimi dieci giorni di Ramadân.</p>
<p>Si racconta che il Profeta, pace e benedizione su di lui, avesse l’abitudine di trascorrere questi ultimi giorni in modo particolare, ‘Âisha precisa in un hadith: “Quando cominciava l’ultima decade di Ramadan, il Profeta aveva l’abitudine di passare le notti in preghiera e svegliava i membri della sua famiglia, affinché non perdessero le benedizioni e le misericordie che vi scendono a flotti.”</p>
<p>“Cercate la Notte del Destino, disse il Profeta (pbsdl), nelle ultime dieci notte di Ramadan”.» Ibn Mâja riportò da Ibn ‘Umar che il Profeta  si ritirava durante gli ultimi dieci giorni di Ramadân compiendo l’i’tikaf (ritiro spirituale in moschea), ci sono testimonianze che l’anno in cui morì, compì un ritiro di venti giorni. ( Bukhârî, Abu Dâwûd e Ibn Majah)1</p>
<p>Etimologicamnete ‘i’tikaf indica il consacrare il proprio tempo a qualcosa, donandovisi completamente, indipendente che sia bene o male, come mostra questo versetto in cui compare il termine: “Cosa  sono queste statue che adorate (in cui credete = ‘âkifûn1)?” (XXI, 52).</p>
<p>Con il termine “i’tikaf” nella tradizione islamica si intende dunque il fatto di ritirarsi dalla vita comune, dimorando nella moschea con l’intenzione di avvicinarsi al Misericordioso. L’i’tikâf, pio ritiro, è di due tipi:  dovuto e legale. Il ritiro dovuto è quello conseguente al pronunciamento di un voto, ad esempio quando si dice: “Se Allah mi guarisce, mi ritirerò per tali giorni”. ‘Umar,  riferì di aver un giorno domandato al Messaggero di Allah: “Oh Messaggero di Allah! Ho fatto voto di ritirarmi per una notte nella Sacra Moschea”. Egli  allora gli rispose: “Compi il tuo voto”.</p>
<p>Ritiro legale è quello che il credente  attua volontariamente come ricerca profonda di Dio e  imitazione del Profeta, pace e benedizione su di lui,  e si compie durante gli ultimi dieci giorni del mese di Ramadan.</p>
<p>Dieci sono i giorni in cui cercare la notte più benedetta, come 10 sono i giorni di Dhul-Hijja che  comprendono  i riti del hajj con il giorno più benedetto, quello di ‘Arafa. “ E’ la notte più grande dell’anno come il Giorno di ‘Arafah è il giorno più grande dell’anno.”</p>
<p>“Quando al Profeta, lode e pace su di lui, fu chiesto a proposito della vita di un monaco, lui, adducendo al pellegrinaggio, rispose, che gli era stato dato qualcosa di simile… Poi disse che il pellegrinaggio era divenuto un monachesimo musulmano, e il digiuno era paragonabile a vivere la vita di un eremita.” (Ihia ‘Ulum ud-Din di Imam Abu-l-Hamid al-Ghazali)</p>
<p>Questa somiglianza del digiuno con la vita eremitica è evidente ancor di più nel i’tikaf. Nella tradizione islamica il ritiro dalla vita sociale non è mai definitivo,  tuttavia è lecito e consigliato in certe situazioni… Ad esempio in caso di corruzione generalizzata, che metta in pericolo la propria fede, come vediamo nel racconto dei giovanetti della Sura della Caverna:</p>
<p><strong>“erano giovani che credevano nel loro Signore e Noi li rafforzammo sulla retta via… quando vi sarete allontanati da loro e da ciò che adorano all’infuori di Allah, rifugiatevi nella caverna…” </strong>( XVIII,13;16)</p>
<p>o per una ricerca intensa di Dio, come per Mariam che si isolò per ricevere la rivelazione della nascita di Gesù, pace su di lui:</p>
<p><strong>“Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. Tese una cortina tra sé e gli altri…”(</strong>XIX,16-17)</p>
<p>Il ritirarsi riveste una grande importanza in tutta la vita del profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, egli ricevette la prima rivelazione del Corano proprio durante un ritiro in una grotta:</p>
<p>“(…)”Nella grotta di Hirâ’ “: caverna in una montagna, ad alcune miglia da Mecca. Si tratta naturalmente di un luogo dotato di particolare sacralità, come fa giustamente notare Ibn Abî Giamra, dal quale si può vedere in lontananza la Ka’ba. “Dove si dedicava all’ascesi (tahannuth), cioè all’adorazione (ta’abbud)”: il termine tahannuth indica in maniera abbastanza generica tutto ciò che tiene lontano dal peccato (hinth). In realtà, non si sa con precisione quali fossero le pratiche  alle quali si dedicava l’Inviato di Dio nella caverna di Hirâ’; è molto probabile che si trattasse delle stesse forme di ‘adorazione’ che erano proprie degli hunafâ’ (plurale di hanîf), quegli Arabi che cercavano di entrare in rapporto con Dio seguendo la cosiddetta ‘Religione di Abramo’ (dînu Ibrâhîm), e cioè ricollegandosi alla Tradizione di origine divina senza aderire all’Ebraismo o al Cristianesimo; e del resto, secondo diversi commentatori tahannuth starebbe per tahannuf, e cioè ’seguire la via degli hunafâ”. Il Profeta comunque alternava periodi di ritiro  a momenti nei quali tornava “dalla sua famiglia a far provviste”: è chiaro sin da subito che l’esempio profetico non contempla il monachesimo e il ritiro totale dal mondo, e i momenti di distacco totale dal mondo non sono visti in contraddizione con la condizione di servitù assoluta tipicamente ‘umana’.”</p>
<p>Il ritiro che compiva il Profeta le ultime dieci notti di Ramadan è da collegarsi quindi a quel ritiro nella grotta in cui ricevette la prima rivelazione del Corano ed importante sottolineare due cose: le benedizioni che accompagnano la discesa del Corano in quell’anno scendono verso i fedeli ogni anno nel mese di Ramadan (attualizzazione), e possiamo inoltre notare come la caverna venga sostituta dalla moschea,  che diventa così protezione e luogo di intimità con Dio per  il credente:</p>
<p><strong>“E persevera insieme con coloro che invocano il loro Signore al mattino e alla sera, desiderando il Suo Volto. Non vadano oltre loro i tuoi occhi, in cerca degli agi di questa vita. Non dar retta a colui il cui cuore abbiamo reso indifferente al Ricordo di Noi, che si abbandona alle sue passioni ed è oltraggioso nel suo agire.”(</strong>v. 28)</p>
<p>Moschea luogo in cui la comunità si riunisce e adora Dio:</p>
<p><strong>“Allah è la luce dei cieli e della terra… [E si trova questa luce] nelle case che Allah ha permesso di innalzare, in cui il Suo Nome viene menzionato, in cui al mattino e alla sera, Egli è glorificato da uomini che il commercio e gli affari non distraggono dal ricordo di Allah, dall’esecuzione dell’orazione, dall’erogazione della decima e che temono il Giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno sconvolti”.</strong> (XXIV, 35-37)</p>
<p>Come in ogni elemento della religione islamica anche nel pio ritiro c’è un aspetto di indulgenza… il rigore si accompagna all’equilibrio,  affinché l’essere umano sia al riparo dalla mentalità magica arcaica che alberga nelle profondità di ogni cuore la quale insinua che la perfezione dei gesti “ottenga” la risposta divina…  Invece la grazia di Dio è libera, nessuno e niente ha potere su di essa. Bukhârî Abû Dâwûd e Ibn Mâja riportarono da Ibn ‘Abbâs : “Mentre teneva un sermone, il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi waSallam) vide un uomo che stava in piedi, e chiese di chi si trattasse.”È Abu Isra‘il” gli risposero, “ha fatto voto di astenersi dal sedersi, dal ripararsi all’ombra e dal parlare, così come ha fatto voto di digiunare”.”Ordinategli di parlare, ombreggiarsi e sedersi, ma che compia il suo digiuno” replicò il Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui).</p>
<p>È infatti permesso, a colui che sta compiendo l’i’tikâf, di uscire dal luogo di reclusione destinato al ritiro per le vere necessità. Ibn Mundhir disse: Tutti gli Ulamâ’ sono concordi sul fatto che la persona che compie l’i’tikâf ha il diritto di uscire dal luogo di reclusione per rispondere ai bisogni naturali, perché si tratta di una necessità assoluta che non si può compiere all’interno della moschea. Nello stesso senso, può uscire per occuparsi di se stesso, e per il cibo e le bevande, se nessuno può provvedere per lui; lo stesso nel caso in cui senta il bisogno di vomitare, può uscire a vomitare al di fuori della moschea. Può (insomma) uscire per ogni necessità, il ritiro non si interrompe, a patto che egli non si attardi”. Abû Dâwûd riferì, da ‘Aisha  che il Profeta  andava a trovare i malati quando si trovava in i’tikâf, si informava della loro salute passando presso casa loro per la via, ma non usciva espressamente (dal ritiro) per recarsi da loro. Ella aggiunse che secondo la tradizione profetica non è permesso (durante il ritiro) programmare di andare a trovare un malato, ossia uscire dal proprio luogo di ritiro espressamente per andare a trovare questo malato, ma se la persona è per strada per compiere una necessità e passa casualmente vicino alla casa del malato, allora gli è permesso chiedere sue notizie senza tuttavia entrare nell’abitazione.</p>
<p><strong>“…Ma non frequentatele se siete in ritiro nelle moschee…</strong> ( II, 187)</p>
<p>Nell’i’tikâf ci si astiene dai rapporti sessuali, ma è permessa la normale familiarità tra gli sposi, al di fuori dell’ambito propriamente sessuale, vediamo ad esempio come una delle spose del Profeta (pace e benedizioni di Allah su di lui) gli pettinasse i capelli mentre egli si trovava in i’tikâf. Esso deve essere compiuto in moschea, gli ulema sono d’accordo su questo, ma  divergono circa le caratteristiche che esse debbono avere… Abu Hanifa, Ahmad, Ishâq e Abu Thawr ritengono che il ritiro spirituale si possa compiere in ogni moschea frequentata durante le cinque preghiere e la preghiera congregazionale del venerdì. Ciò secondo le parole del Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui): “Ci si può ritirare in ogni moschea che comprenda un muezzin e un imâm”. Daraqutny riportò questo hadîth, ma questo hadîth è debole e mursal, dunque non può essere assunto come prova. Mâlik, Shafi’i e Dâwud  sostengono che tale ritiro sia valido in ogni moschea, perché non vi sono ahadîth che parlino della specificità delle moschee.</p>
<p>In ogni caso chi compie l’i’tikâf deve essere musulmano, adulto, purificato dall’impurità causata da rapporti sessuali, dalle mestruazioni e dal parto.  Donne o uomini possono eseguirlo, come provano gli hadith che parlano del ritiro delle spose del profeta (pbsl). Se si ha intenzione di compiere il ritiro per gli ultimi dieci giorni del Ramadân, occorre entrare in moschea prima del tramonto. L’inizio dell’ultima decina comincia la ventunesima o la ventesima notte. In quanto a ciò che è stato citato, sul fatto che il Messaggero di Allah (pace e benedizioni di Allah su di lui) pregava all’alba prima di entrare nella tenda riservata al suo i’tikâf, ciò si riferiva alla tenda. Ma il momento di entrare alla moschea, era l’inizio della notte. Ibn Hazm disse: “Perché la notte comincia dopo il tramonto del sole e finisce all’alba, e il giorno comincia all’alba e termina al tramonto. Nessuno deve compiere se non ciò di cui ha fatto voto o ciò che aveva intenzione di fare. Se ha fatto voto di ritirarsi per un mese volontariamente, l’inizio del mese comincia con la prima notte. Entrerà prima del calare definitivo del sole e uscirà dopo il calare definitivo del sole, che si tratti o no del mese di Ramadân”. E’ consigliato che  colui che compia l’i’tikâf, moltiplichi gli atti di adorazione supererogatori e trascorra molto tempo nella preghiera, la recitazione del Corano, la glorificazione di Allah, le lodi, la formula dell’Unicità, il Takbîr, la richiesta di perdono e la richiesta di benedizione e di pace sul Profeta (sallAllahu ‘alayhi waSallam), così come le invocazioni e altri atti di obbedienza che avvicinano all’Altissimo e mettono l’uomo in comunicazione diretta col suo Signore (a Lui l’Onnipotenza e la Maestà), senza perdere tempo in chiacchiere inutili.</p>
<p>Gli ultimi dieci giorni di Ramadan siamo dunque chiamati ad intensificare i nostri sforzi, sull’esempio del Profeta, con il ritiro nella moschea, con le veglie, il moltiplicarsi delle preghiere, l’accentuarsi del distacco dalle cose del mondo, in essi c’è  l’attesa della notte del Destino, di cui cercheremo poi di dire qualcosa, inch’Allah.</p>
<p><strong><em>“Invero, lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Destino. E chi potrà farti comprendere cos’è la notte del Destino?</em></strong></p>
<p><strong><em>La Notte del Destino è migliore di mille mesi.</em></strong></p>
<p><strong><em>In essa discendono gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, </em></strong></p>
<p><strong><em>per (fissare) ogni decreto. </em></strong></p>
<p><strong><em>E’ pace, fino al levarsi dell’alba.” (XCVII, 1-5</em></strong></p>
<p><!-- You can start editing here. --></p>
<h3 id="comments">Patrizia Khadija Dal Monte</h3>
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		<title>Hadith Qudsi su “I meriti del digiuno” con il commentario (tafsir) di Ibn Hajar al-&#8217;Asqalâni</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 15:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam]]></category>

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		<description><![CDATA[‘Abdullah Ibn Maslama ci ha riportato da Mâlik, da Abî Ezzinâd, da El-A&#8217;redj, da Abî Huraïra che ha detto:   «il Messaggero di Allah (sallà Allahu ‘alayhi wa sallam) ha detto:  «Il digiuno è un rifugio (contro l’inferno). Inoltre, quando uno di voi è in stato di digiuno si astenga dal comportarsi con maleducazione ed ignoranza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/imagesCAHC007C.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5142" title="imagesCAHC007C" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/imagesCAHC007C.jpg" alt="" width="134" height="134" /></a>‘<span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Abdullah Ibn Maslama ci ha riportato da Mâlik, da Abî Ezzinâd, da El-A&#8217;redj, da Abî Huraïra che ha detto: </span></span> </p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">«il Messaggero di Allah (sallà Allahu ‘alayhi wa sallam) ha detto:</span></span> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em><strong>«Il digiuno è un rifugio (contro l’inferno). Inoltre, quando uno di voi è in stato di digiuno si astenga dal comportarsi con maleducazione ed ignoranza, e se qualcuno lo aggredisce o l’insulta, che gli dica: «sono in stato di digiuno», ripetendo ciò due volte. Per Colui che tiene la mia anima nella Sua mano, l&#8217;odore che esce dalla bocca di un digiunatore è più piacevole ad Allàh del profumo del muschio. Allah dirà: «il mio servitore ha lasciato il suo cibo, la sua bevanda, e il suo piacere a causa Mia! Il digiuno Mi appartiene e sono Io che lo ricompenso. La buona azione ne varrà dieci volte di simili».</strong></em></span></span></p>
<p style="text-align: left;"> <span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Commentario di Ibn Hajar al Asqalani</strong></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">La parola: «</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Il digiuno è un rifugio</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">», significa che è un velo e una prevenzione contro i peccati, poiché esso annienta le passioni e le indebolisce.</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em><strong> </strong></em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">È stato detto anche che è un rifugio contro l’Inferno, com’è riportato in certe versioni di At-Tirmidhì in cui è detto: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Il digiuno è un rifugio contro il fuoco</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>».</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> Infatti, il fuoco è circondato dai piaceri, e ciò è così anche secondo Sa`îd Ibn Mansûr.</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em><strong> </strong></em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Da parte sua, Ahmed ha riportato secondo l’hadith di Abû `Obeïda Ibn El-Jerrâh che il Profeta ha detto: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«i</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>l digiuno è un rifugio finché il digiunatore non lo trasgredisce</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">». Addârimî ha aggiunto:«</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Fino a quando esso non lo trasgredisce con la maldicenza</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Al-Qastalâni ha detto: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«C</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>’è in questo hadith una concordanza tra le due cose, nella misura in cui il digiunatore si astiene dal fare dei peccati in questo basso mondo (</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em><strong>dunyà</strong></em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>), il suo digiuno sarà un rifugio per lui contro il fuoco dell’aldilà (</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em><strong>akhira</strong></em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>)</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">La parola: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Che si astenga dal comportarsi con maleducazione ed ignoranza</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">, vuole dire che esso deve evitare di dire delle parole immorali e di comportarsi come un ignorante con le persone, e che non faccia loro del torto e che non si comporti con loro con insolenza.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Da Sa`îd Ibn Mansûr è detto:</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Che si astenga dal comportarsi con maleducazione e di far polemica con le persone</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">. Certamente questo [modo di comportarsi] è vietato in assoluto, vale a dire sia durante il mese del digiuno e sia al di fuori di questo mese, ma in questo mese (di Ramadan) è più vietato ancora perché egli è in uno stato di adorazione </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>(‘ibàda</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">) del Signore, a motivo del digiuno obbligatorio che fa per Lui e pertanto, la disobbedienza non gli si addice.</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">La parola: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>E se qualcuno lo aggredisce o lo insulta</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">.`Iyyâdh ha detto: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Ciò significa che gli si contesti qualcosa o che si alzi la mano su di lui (per colpirlo)</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Che il digiunatore risponda:</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong> «sono in stato di digiuno», ripetendo ciò due volte».</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> Si deve dire questo con la sua bocca, come ha sostenuto An-Nawawi in «gli </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>Adhkâr</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">», o con il suo cuore come l’ha sostenuto Al-Mutawalli e riportato poi da Errâfi&#8217;ï secondo gli Imâm.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">E la parola: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Per Colui che tiene la mia anima nella Sua mano! l&#8217;odore che esce dalla bocca di un digiunatore&#8230;</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">. Si tratta del cambiamento dell’alito del digiunatore, a causa dell’assenza di cibo nel suo stomaco.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">«</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>E’ più piacevole agli occhi di Allàh, del profumo del muschio</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">». Nella versione di Muslim, è detto: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Più piacevole agli occhi di Allah, al Giorno della Resurrezione</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">. È allora apparsa una divergenza tra Ibn Essalâh e Ibn Abd-Salàm relativamente all’odore che esce dalla bocca del digiunatore e che è più piacevole ad Allàh del profumo del muschio, e cioè: se ciò ha luogo in questo basso mondo (</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>dunyà</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">) o nell’aldilà (</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>akhira</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">). </span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Ibn Abd-Salâm ha sostenuto che ciò avrà luogo al Giorno della Resurrezione, basandosi sulle versioni di Muslim e di Ennisâ&#8217;î. </span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Difatti Abû Echeïkh ha affermato con una catena di trasmissione debole che secondo &#8216;Anas, il Profeta (salla Allahu ‘alayhi wa sallàm) ha detto: «</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>I digiunatori usciranno dalle loro tombe e saranno conosciuti dall’odore che uscirà dalle loro bocche; le loro bocche saranno più piacevoli agli occhi di Allah dell’odore del muschio</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">».</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Quanto a Ibn Essalâh, egli ha sostenuto che ciò accade in questo basso mondo, basandosi sull’hadith di Djâbir che dice:</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>L&#8217;odore che esce dalle loro bocche, allorché arrivano a sera, è più piacevole agli occhi di Allàh dell’odore del muschio</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>».</strong></span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Questo hadith ha suscitato degli interrogativi nella misura in cui Allàh è esente dagli attributi accidentali come l’odorato ed altri, ma è stato risposto che ciò fa parte delle metafore che servono per avvicinarsi al significato dell’hadith.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">È stato inoltre detto che Allàh li ricompenserà nell’Aldilà (</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>akhira</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">), in modo tale che il sapore di questa retribuzione sia più piacevole dell’odore del muschio in questo basso mondo (</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>dunya</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">). </span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Al-Qastalâni ha poi detto: «Se tu chiedi: perché l’odore che esce dalla bocca del digiunatore è “più” piacevole dell’odore del muschio, mentre il sangue del martire (</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>shahìd</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">) “è pari” all’odore del muschio, con tutto ciò che questo comporta come rischi per la persona che muore come martire? Ti risponderei così: l&#8217;effetto del digiuno è più piacevole dell’effetto della </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>jihâd</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> (battaglia per Allàh, guerra santa), perché il digiuno è uno dei 5 fondamenti (</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>arkan</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">) dell&#8217;Islam indicato nell’hadith: «</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>L&#8217;Islam è costruito su cinque fondamenti (</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em><strong>arkan</strong></em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>)»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">. </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Inoltre, il </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>jihâd</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> non è un obbligo individuale, ma bensì è un obbligo collettivo, cioè può essere fatto da alcuni si e da altri no, mentre il digiuno è un obbligo individuale che tutti devono fare. Ora, “l’obbligo individuale” (</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>fard ‘ayn</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">) è migliore “dell’obbligo collettivo” (</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>fard kifàya</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">) come ha sostenuto Echâfi&#8217;i (che Allah gli accordi la Sua misericordia). </span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">L&#8217;Imâm Ahmed (che Allah gli accordi la Sua misericordia) ha riferito nel suo Musnad che il Profeta (salla Allàhu ‘alayhi wa sallàm) ha detto: «Del denaro che spendi al servizio di Allah e del denaro che spendi al servizio della tua famiglia, quello che spendi al servizio della tua famiglia è il migliore». </span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Emerge da questo hadith che le spese fatte al profitto della propria famiglia, che sono un obbligo individuale, sono migliori delle spese fatte al profitto di Allah, come la Jihâd, che è un obbligo collettivo che può essere fatto da alcuni all’infuori di altri. </span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Questo non si oppone affatto a quanto riportato da Abû Dâud At-Tayalisî secondo l’hadith di Abî Qatâda che dice: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>«Il Profeta (salla Allahu ‘alayhi wa sallàm) ha fatto un sermone e ha parlato della Jihâd e della sua preferenza su tutte le opere, salvo le opere obbligatorie (fard)». </em></span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">È probabile, naturalmente, che questo sermone sia stato fatto prima dell’imposizione del digiuno in quanto obbligazione (fard). Difatti, il Profeta ha detto all’uomo che l’aveva interrogato sulla migliore di queste opere: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«Pratica il digiuno perché non ha eguali».</strong></span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">E la parola: «</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>Il digiuno Mi appartiene</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">», significa che il digiunatore non ha alcuna parte del suo digiuno, che questo sia per ostentazione o altro, o che il suo digiuno sia consacrato esclusivamente a Me, perché tramite il digiuno (il digiunatore) non adora altri che Allàh. O ancora, che il suo digiuno è un segreto tra Me (Allàh) e il Mio adoratore ed egli lo fa con devozione per Me.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">E la parola «</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>E sono Io che lo retribuisco</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">», vale a dire che è Allàh che retribuisce colui che pratica il digiuno. Ora, quando il Generoso si occupa ‘personalmente’ di una ricompensa (al suo servitore), ciò è la prova che questa ricompensa sarà considerevole ed enorme. È la prova che questa ricompensa sarà moltiplicata senza calcoli o numero. «</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>La buona azione varrà dieci volte di simili» </strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">e nelle altre versioni:</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong> «Fino a settecento volte di più</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">».</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">I Sapienti </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>(‘Ulamà</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">) sono unanimi sul fatto che il digiunatore (di cui si parla in questo hadith) riguarda quello di cui il digiuno è esente da ogni peccato. </span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">È per questo che Egli ha detto: </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«Il digiunatore avrà due gioie: una gioia quando romperà il suo digiuno»</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> e questa gioia sarà per la sua anima animale, </span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><strong>«ed una gioia quand’egli incontrerà il suo Signore»,</strong></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> e questa gioia sarà per la sua anima umana superiore [Signoriale]. Il digiuno gli ha fatto guadagnare dunque l’incontro del suo Signore e dunque della Sua vista». </span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>Fine della citazione di El-Qastalâni.</em></span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>***</em></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em>Testo originale francese</em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"> in:</span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em> </em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em><a href="http://www.islam-sunnite.com/article-4086212.html">Commentaire du hadith sur les mérites du jeune &#8211; L&#8217;islam sunnite</a></em></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;"><em> </em></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: small;">Traduzione italiana a cura di Sara e Umar A.F. il 5 Ramadan 1432 (05 agosto 2011) </span></span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-size: small;">1.“L’Hadit Qudsì” (Hadit Divino) viene cosi chiamato perché, a differenza degli altri generi di hadith (detti) del Profeta, la sua autorità (sanad) non risale al Profeta, ma ad Allàh l’Altissimo, e cioè Allàh che parla in prima persona. Questo tipo di hadith viene talvolta indicato con i termini “rabbànì” (signoriale) e ilàhì (divino), o anche santo. Questo naturalmente non significa che il hadith profetico non sia basato su di un’ispirazione divina, poiché è detto: “Egli (il Profeta) non parla per propria inclinazione “ (Cor.53,3).</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Riportiamo questa definizione di hadith qudsi di Jurjànì (m.1423):”Un hadìth qudsì proviene da Allàh per quanto riguarda il significato; quanto all’espressione verbale, essa proviene dall’Inviato di Allàh, (su di lui le bendizioni e la pace divine). E’ ciò che Allàh, sia Egli esaltato, ha comunciato al Suo Profeta attraverso la rivelazione, od in sogno, e Muhammad, su di lui le bendizioni e la pace divine, lo ha poi trasmesso con le proprie parole. Cosi il Corano è superiore al hadìth, perché oltre ad essere rivelato da Allàh, è letteralmente Parola divina”. </span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="color: #000080;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2anc"><span style="color: #0000ff;"><span style="font-size: small;"><br />
2.</span></span></a></span></span><span style="font-size: small;">Commento di Ibn Hajar Al-’Asqalânî dell’ Hadith Qudsi sul merito del digiuno, citato da Al-Bukhârî -N° 1760 nel libro del digiuno (kitâb as-sawm): capitolo “il merito del digiuno” (bâb fadhl al-sawm).(Citato anche da Al-Bukhari nel libro dell’abbigliamento (kitâb al-libâs); capitolo “su ciò che si dice sul muschio” (bâb mâ yudhkaru fi-l miski), in termini e con una catena diversa, secondo Abu Hurayra.) N°5593.</span></span></p>
<p style="text-align: left;"> </p>
<h2 style="text-align: left;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span><a name="sdfootnote2sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2anc"></p>
<h2>2</h2>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-small;">Commento di Ibn Hajar Al-&#8217;Asqalânî dell’ Hadith Qudsi sul merito del digiuno, citato da Al-Bukhârî -N° 1760 nel libro del digiuno (kitâb as-sawm): capitolo &#8220;il merito del digiuno&#8221; (bâb fadhl al-sawm).(Citato anche da Al-Bukhari nel libro dell’abbigliamento (kitâb al-libâs); capitolo &#8220;su ciò che si dice sul muschio&#8221; (bâb mâ yudhkaru fi-l miski), in termini e con una catena diversa, secondo Abu Hurayra.) N°5593.</span></span></p>
<p></a></h2>
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		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I° Convegno per &#8220;ritornati all&#8217;islam&#8221;, Brescia 24/07/2011</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/07/brescia-i-convegno-per-ritornati-allislam/</link>
		<comments>http://www.islam-online.it/2011/07/brescia-i-convegno-per-ritornati-allislam/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 11:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presso il Centro islamico di  Brescia, via Corsica 361. Partecipate numerosi, salam aleicum.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presso il Centro islamico di  Brescia, via Corsica 361. Partecipate numerosi, salam aleicum.</p>
<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/volantino-immagine1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5087" title="volantino immagine" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/volantino-immagine1-e1310469703891.jpg" alt="" width="155" height="205" /></a></p>
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		<title>Rapporto figli-genitori nella tradizione islamica</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 06:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Islam]]></category>

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		<description><![CDATA[  (festa di fine attività GMI di Sassuolo) Il rapporto genitori figli è una relazione, quindi dobbiamo considerarla nei due sensi e cioè genitori verso figli e figli verso genitori. Si tratta, poi, di una relazione particolare che è dominata dall&#8217;amore, amore che scaturisce dal sangue, forse il legame più forte che esiste in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/imagesCAA917ZJ.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5079" title="imagesCAA917ZJ" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/imagesCAA917ZJ.jpg" alt="" width="177" height="147" /></a>  <strong>(festa di fine attività GMI di Sassuolo)</strong></p>
<p>Il rapporto genitori figli è una relazione, quindi dobbiamo considerarla nei due sensi e cioè genitori verso figli e figli verso genitori. Si tratta, poi, di una relazione particolare che è dominata dall&#8217;amore, amore che scaturisce dal sangue, forse il legame più forte che esiste in questo mondo. Una madre lo trova iscritto nelle viscere, che appunto in arabo si chiamano <em>arham, </em>termine che deriva dalla stessa radice di rahma, misericordia, che è dono del Rahman, Rahim<a name="sdfootnote1anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a>, colui che ci ha creati e perdonati e ci ha mostrato una via per giungere alla realizzazione profonda del nostro essere di uomini e donne. Per questo abbiamo una vertigine di disgusto quando sentiamo certi fatti in cui dei genitori ammazzano i figli e figli che ammazzano i genitori. Abbiamo la percezione che si sia sorpassato un confine sacro, il mondo è come sottosopra&#8230;</p>
<p>Se nella madre questo amore è sopratutto rahma, nel padre è senso di protezione e orgoglio, autorevolezza, ma anche l&#8217;amore paterno deve essere impregnato di tenerezza, come ha ben mostrato nella sua vita il profeta, pace e benedizione su di lui, il quale non mancava mai di abbracciare i bambini e invitava giocare con loro. Un hadith racconta come il Profeta, pace e benedizione su di lui, prese in braccio il figlio Ibrahim e davanti a tutti, lo baciò e lo annusò. In un’altra occasione mentre baciava un nipotino, un beduino di nome al-Aqra’ disse, vantandosi, di aver avuto dieci figli e di non averne mai baciato uno, al che il profeta,  rispose: “<em>Chi non prova affetto, non riceverà affetto”.</em></p>
<p>Ma l&#8217;amore si sa è una cosa delicata&#8230; Ogni amore&#8230; essere musulmani e musulmane significa credere alla bellezza dell&#8217;amore e nello stesso tempo essere coscienti che amare è un&#8217;arte, come diceva Fromm negli anni 70, non basta la natura, il sentimento, bisogna imparare, conoscerne le regole&#8230;</p>
<p>L&#8217;amore genitori-figli è da imparare e per questo noi, che siamo musulmani e musulmane, vogliamo riflettere su ciò che ci dicono le fonti della religione, nostra guida, senza però disprezzare il bagaglio di conoscenze che ci viene dalla riflessione umana e dalla storia. Molti gli studi psicologici che sarebbe interessante approcciare per rendersi conto di come il giusto amore dato ai figli, che è fatto di attaccamento e distanza, di insegnamenti ma anche di ascolto, sia essenziale al formarsi di una personalità equilibrata, e come la sua mancanza instauri nell&#8217;individuo vere e proprie malattie.</p>
<p>Nel Corano e negli hadith troviamo prima di tutto l&#8217;obbligo esplicito di onorare e ad amare i genitori, come essi siano, credenti e non credenti, sani o malati, ma anche esempi in cui i genitori si sono sbagliati nel loro rapporto coi figli ed altri in cui i figli invece non hanno capito che dovevano dar retta ai genitori. Riporto questi esempi per far capire come il Corano ci inviti qui, come altrove, a non mitizzare nessuna figura umana, l&#8217;islam è lontano da una qualsiasi sacralizzazione delle creature, quale posizione esse occupino&#8230; essere musulmani è prostrarsi solo davanti all&#8217;Unico. Anche il padre è giudicato secondo il suo comportamento non è un ruolo che garantisce l&#8217;infallibilità, come quello di essere figli, giovani, non garantisce di sapere di più e meglio.</p>
<p>Cominciamo con la storia coranica di un figlio che credeva di sapere tutto, in realtà non faceva che obbedire al pensiero comune della sua società, disobbedisce al padre e va in rovina. Ascoltiamo, dunque la storia del figlio di Noè, pace su di lui, Noè annuncia la venuta del castigo per un popolo corrotto, che si rifiuta di pentirsi e i versetti ci dicono: “<em><strong>Coloro che avevano creduto insieme con lui, erano veramente pochi.”</strong></em>(v.40). La maggioranza non crede alle parole di Noè e il figlio fa altrettanto:</p>
<p>“<em><strong>Disse allora [Noè]: “Salite, il viaggio e l&#8217;ormeggio sono in nome di Allah. In verità il mio Signore è perdonatore misericordioso”. [E l'Arca] navigò, portandoli tra </strong></em><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>onde [alte] come montagne.</strong></span></em><em><strong> Noè chiamò suo figlio, che era rimasto in disparte: “Figlio mio, sali insieme con noi, non rimanere con i miscredenti”. Rispose: </strong></em><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>“Mi rifugerò su un monte che mi proteggerà</strong></span></em><em><strong> </strong></em><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>dall&#8217;acqua”</strong></span></em><em><strong>. Disse [Noè]: “Oggi non c&#8217;è nessun riparo contro il decreto di Allah, eccetto [per] colui che gode della [Sua] misericordia”. Si frapposero le onde tra i due e fu tra gli annegati.” </strong></em>(XI,41-43)</p>
<p>Mi sembra che il racconto ironizzi sull&#8217;intelligenza di questo giovane, o forse sulla cecità di chi ha già deciso di non credere, sottolineando che <em><strong>“le onde sono alte come montagne” </strong></em>e lui dice: <em><strong>“Mi rifugerò su un monte che mi proteggerà dall&#8217;acqua”…</strong></em></p>
<p>Il racconto ci mostra come essere giovani non significa essere liberi dall&#8217;influsso del contesto, spesso si cambia solo ambito di influenza. Questo ragazzo crede ciò che crede la maggioranza del suo popolo e non si sblocca neanche di fronte al castigo che rendendosi manifesto prova le ragioni del padre&#8230;. E qui, per attualizzare, dovremmo pensare a tutte quelle promesse di felicità, della cosiddetta libertà, che risuonano nel contesto in cui viviamo. In realtà quello che si propone è l&#8217;adeguamento a un modello unico, fuori del quale non si crede possa essere esistere libera scelta. Ma quale libertà? Se noi guardiamo il mondo dei giovani vediamo il ripetersi di discorsi e pure di abbigliamenti di serie. Si dice non credo in Dio, è la mia libertà, pensando di essere intelligenti e superiori, spiriti critici&#8230; Invece non si fa che obbedire alla cultura di massa che prevede ciò, anzi suggerisce proprio queste frasi&#8230; Non è che alla sera si va a letto con l&#8217;”Essere e il nulla” di Sartre. Si fa un partita con la playstation, o si ficca nelle orecchie qualche musica assordante e poi si dorme e ci si sveglia convinti di essere più illuminati che mai&#8230; Così per il hijab, si è liberi di svestirsi ma non di vestirsi&#8230; Vestirsi è mancare di libertà, svestirsi è essere creature liberate, senza accorgersi anche qui non si esercita il libero pensiero, come pecore non si fa che seguire il pensiero dominante&#8230; Però si è moderni.</p>
<p>Il secondo esempio che voglio citare riguarda invece un padre&#8230; E&#8217; nella storia di Abramo, pace su di lui, e ci mostra che talvolta anche essere padri non salva dall&#8217;errore.</p>
<p>“<em><strong>Ricorda nel Libro Abramo. In verità era un veridico, un profeta. Disse a suo padre: “O padre, perché adori ciò che non vede e non sente e non può proteggerti da alcunché? <a name="sdfootnote2anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a> O padre, mi è stata data una scienza che tu non hai avuto, seguimi e ti condurrò sulla retta via. O padre, non adorare Satana: egli è sempre disobbediente al Compassionevole. O padre, temo che ti giunga un castigo del Compassionevole e che tu divenga uno dei prossimi di Satana”. Disse: “O Abramo, hai in odio i miei dèi? Se non desisti, ti lapiderò. Allontanati per qualche tempo”. Rispose: “Pace su di te, implorerò per te il perdono del mio Signore, poiché Egli è sollecito nei miei confronti.</strong></em>” (XIX, 41-43)</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il racconto mette in crisi </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">l&#8217;idea che i grandi, nella fattispecie i padri, sappiano sempre di più dei figli&#8230; Dice Abramo</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">, pace su di lui, </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>mi è stata data una scienza che tu non hai avuto&#8230;</strong></em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">E&#8217; vero, Abramo è un profeta, ha un destino speciale, e tuttavia la storia è anche una critica ad una certa concezione tipica delle società tradizionali, in cui la sapienza dei genitori è ritenuta assoluta, manca l&#8217;ascolto dei figli, vengono considerati come persone immature.</span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Abramo, hai in odio i miei dèi?”,</strong></em> risponde il padre, egli si appella alla tradizione del suo popolo, al modo tradizionale di concepire la religione. In vari passi il Corano rimprovera duramente quelli che si allontanano dalla verità per il solo motivo che essa risulta loro nuova, oppure contraria ai valori della loro famiglia o incompatibile col sistema di valori dei loro antenati.</span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>No, dicono piuttosto: « Abbiamo trovato i nostri avi far parte di una comunità, noi seguiamo le loro orme».”</strong></em> (XLIII,22)</span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Dissero: «Che tu ci ammonisca o non lo faccia, per noi è la stessa cosa. Questi nostri costumi non sono che quelli degli antichi: [pertanto] non saremo certo puniti».”</strong></em> (XXVI, 136-138)</span></p>
<p>“<span style="font-family: Palatino Linotype, serif;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Quando si dice loro: «Venite a quello che Allah ha fatto scendere al Suo Messaggero», dicono: «Ci basta quello che i nostri avi ci hanno tramandato!». Anche se i loro avi non possedevano scienza alcuna e non erano sulla retta via? O voi che credete, preoccupatevi di voi stessi</strong></em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong> ! »“ </strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">(V, 104-105)</span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>O voi che credete preoccupatevi di voi stessi”</strong></em><strong>: </strong>è un invito perentorio del Corano a non soggiacere ad alcun schema precostituito e annuncio della possibilità dell&#8217;essere umano, pur condizionato dal contesto di guardare oltre, di pensare in modo critico verso il passato ma anche verso il presente.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Non è detto che la maggioranza abbia sempre ragione:</span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>E se obbedisci alla maggioranza di quelli che sono sulla terra, essi ti faranno smarrire dal sentiero di Dio: essi non seguono che la congettura e non fanno che costruire menzogne.“</strong></em> (VI, 116)</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">E’ necessario avere spirito critico, e volontà di fare il bene, il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, disse : <em>&#8220;Che uno di voi non sia uno che segue (la gente), dicendo: «Sono come</em> <em>gli altri. Se fanno il bene, lo faccio e se fanno il male, lo faccio». Ma siate indipendenti facendo del bene quando gli altri lo fanno ed evitando il male se essi commettono il male.&#8221;</em></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il racconto svela anche una dinamica psicologica profonda, con l&#8217;età si tende ad acquisire degli schemi che supportano la persona, per cui è difficile riconoscere la bontà di ciò che è nuovo. Tale problema è ancora più acuto nelle famiglie derivanti dall&#8217;immigrazione in cui i genitori vivono di schemi culturali delle società di origine ampiamente introiettati e sono piuttosto restii a capire una società diversa. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Non si tratta solo di religione ma anche di costrutti culturali&#8230; Ciò causa nelle famiglie di origine immigrata, un più grande gap generazionale. I ragazzi e le ragazze hanno un ruolo chiave di mediazione tra la cultura dei genitori e quella in cui nascono e lavorano, a cui appartengono. Ad essi spetta il compito, dopo aver assimilato correttamente il patrimonio tradizionale, di distinguere tra quelle che sono le abitudini culturali e le istanze fondamentali della religione, individuare i campi in cui è possibile un adattamento o uno sviluppo e valorizzare le istanze positive del contesto sociale.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il rifiuto del padre di Abramo, culmina con una minaccia di morte:“</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>Se non desisti ti lapiderò”: </strong></em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">frase che ci ricorda come la </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">storia sia piena di abusi dell&#8217;autorità dei genitori, di padri-padroni in particolare, in tante culture antiche i padri decidevano della stessa vita dei figli. Anche nella cultura pre-islamica il figlio era considerato proprietà del padre che ne poteva disporre a proprio piacimento, avveniva ad esempio l’eliminazione per sepoltura delle femmine quando queste non erano gradite, o il sacrificio dei figli per accontentare una divinità idolatra era una pratica estrema, ma tollerata<a name="sdfootnote3anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a>. Il sacrificio dei primogeniti per placare gli dei, è una realtà che intesse molte culture arcaiche. </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Potere assoluto sui figli che si accompagna all&#8217;idea che essi debbano un&#8217;obbedienza altrettanto assoluta al genitore&#8230;</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Come si deve intendere l&#8217;autorità, il potere, in senso islamico? L&#8217;autorità di un essere umano secondo la rivelazione islamica non è mai assoluta, così l&#8217;obbedienza assoluta si deve solo a Dio. Ricordiamo il patto di alleanza del Profeta con gli emigranti, in cui l&#8217;obbedienza è vincolata al bene&#8230; </span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><strong>“</strong></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>e che ti obbediscano in ciò che è reputato conveniente<a name="sdfootnote4anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a>” (mâ‘rûf)».</strong></em></span></p>
<p>“<span style="font-family: Times New Roman, serif;">Mâ‘rûf è un concetto di carattere generale. Esso corrisponde a ciò che comunemente è chiamato bene comune, il quale fonda tutti i valori etici e ingloba in sé tutto ciò che è conforme alla morale e alla giustizia. In questo versetto, Dio incita le donne partecipanti all’alleanza ad obbedire al Profeta (*) ogni volta che lui ordinerà loro qualcosa inerente a questo bene, garanzia</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong> </strong></em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">dell’interesse</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong> </strong></em></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;">generale. E’ importante sottolineare come Dio condizioni questa  obbedienza unicamente al bene , anche se si trattava del Profeta, noto per la integrità morale senza macchia e che mai e poi mai avrebbe incitato a qualcosa d’immorale.”<a name="sdfootnote5anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a> </span></p>
<p>E vorrei ricordare qui anche il bellissimo discorso di Abu Bakr alla sua elezione, che ci fa capire come il senso genuino dell&#8217;autorità sia servizio:“<em>O popolo! Giuro su Iddio che non ho mai sognato questa carica né di giorno né di notte, né ho mai avuto per essa qualche inclinazione. Voi avete posto sulle mie spalle un compito molto gravoso il cui compimento è al di là delle mie forze, a meno che l’Onnipotente non venga in mio soccorso. Sono stato eletto vostro capo anche se non sono il migliore tra voi. </em><em>Aiutatemi se sarò nel giusto, correggetemi se sbaglierò&#8230; </em><em>I deboli tra voi, saranno forti con me, finché non avranno ottenuto i loro diritti; i forti tra voi saranno deboli con me finché non avrò ottenuto da loro ciò che è dovuto.. Obbeditemi finché obbedirò a Iddio e al suo</em> <em>Profeta. Quando dovessi disobbedire a lui o al suo Profeta, allora non obbeditemi più”.</em> <a name="sdfootnote6anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a></p>
<p>Nella stessa linea il discorso di &#8216;Umar, quando toccò a lui assumere il potere:</p>
<p>“<em>O popolo! Voi avete dei diritti su di me, che potete sempre reclamare. Uno dei vostri diritti è che se qualcuno di voi viene da me con una lagnanza, andrà via solo dopo che la sua lagnanza abbia avuto soddisfazione. Un altro vostro diritto è che esigiate che io non prenda nulla che non mi spetti dall’entrata dello stato o dai bottini di guerra. Potete anche esigere che aumenti le vostre paghe e i vostri salari quando nelle casse del tesoro entri più denaro; e che rafforzi le frontiere e non vi esponga a rischi. E’ anche vostro diritto che se dovete andare in guerra io non vi impedisca di tornare a casa, e mentre voi siete lontani a combattere io mi prenda cura delle vostre famiglie come un padre”. </em></p>
<p>Hamdulillah, il potere assoluto sulla vita dei figli oggi nella mentalità comune è superato e condannato, ma permangono sacche di abusi in certe zone del mondo che si esprimono ad esempio nei matrimoni imposti&#8230;</p>
<p>Il problema dell&#8217;eccesso di autorità storicamente e psicologicamente tocca sopratutto la figura maschili, ma le madri non sono esenti da atteggiamenti sbagliati verso i figli che vanno da forme di attaccamento morboso che impediscono la loro autonomia, a poca assunzione della propria responsabilità educativa.</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Vorrei ancora ricordare come oggi, in Occidente, a differenza delle società tradizionali, si soffra della sindrome di carenza di autorità che è altrettanto deleteria..<a name="sdfootnote7anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a> Genitori che pensano di volere essere gli amici dei figli e non i loro educatori, che non credono più di avere un tesoro di esperienza e saggezza da trasmettere e una responsabilità grave sulla formazione dei figli e quest&#8217;ultimi che non riconoscono più il loro legame con la famiglia di origine, non si riferiscono più ad essa nelle scelte importanti della loro vita, fino alla mancanza di assunzione dei bisogni dei genitori, in particolar modo nella vecchiaia.</span></p>
<p>Il racconto termina con una frase che ben delinea quello che deve essere l&#8217;atteggiamento del figlio verso i genitori. <em><strong>Rispose: “Pace su di te, implorerò per te il perdono del mio Signore, poiché Egli è sollecito nei miei confronti.</strong></em>” (XIX, 41-43)</p>
<p>E&#8217; questo l&#8217;atteggiamento che l&#8217;islam chiede ai figli, non una fredda e irriflessa obbedienza da soldatini, ma di più, un amore e un rispetto assoluto verso i genitori.</p>
<p>Nel Corano si legge: <em><strong>“Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e dì: “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo””</strong></em> (XVII,23-24).</p>
<p>Un altro versetto lega la riconoscenza ad Allah a quella verso i genitori, dunque non esiste un uomo che sia riconoscente ad Allah e indifferente verso i genitori.</p>
<p>“<em><strong>Abbiamo imposto all’uomo di trattare bene i suoi genitori: lo portò sua madre di travaglio in travaglio e lo svezzò dopo due anni: “Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo è verso di Me.”</strong></em> (XXXI,14)</p>
<p>E la gravità di tale atteggiamento si comprende alla luce dell&#8217;associazione che viene fatta nella rivelazione coranica, a partire dal senso etimologico, tra ingratitudine e miscredenza. La radice <em>k-f</em>-<em>r</em>, infatti, ha come primo significato quello di coprire; poi essa indica il “negare il bene”, o la fede, o anche l&#8217;essere ingrati. Così, il “negatore” o l&#8217;”infedele” è detto kâfir in quanto &#8216;copre&#8217; e occulta la verità dell&#8217;Unità divina, Kafûr colui che è ingrato e dimentico di rendere grazie per i beni ricevuti.</p>
<p>Una persona chiese all’inviato di Allah: <em>“Quale è l’atto il più apprezzato da Allah?” Il Profeta Muhammad, disse: “Di compiere la preghiera alla sua ora.” La persona chiese ancora: “E poi, quale è l’atto il più apprezzato?”. Il Profeta Muhammad rispose: “Il buono comportamento verso i genitori.”</em></p>
<p>Abdullah Ibn Omar riporta che il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, ha detto: <em>“La contentezza di Allah si trova nella contentezza del padre, ed il malcontento di Allah è legato al malcontento del padre.</em>” (Tirmidhi, Mustadrak Hâkim.)</p>
<p>Ibn Abbas riporta che il Profeta Muhammad, pace benedizione su di lui, ha detto (in questo senso): <em>“Il figlio ubbidiente che guarda con misericordia i suoi genitori otterrà in cambio la stessa ricompensa di un pellegrinaggio (Hajj) accettato.” Le persone chiesero: “E se guarda così i suoi genitori cento volte per giorno?” Il Profeta Muhammad rispose: “Sì, anche se lo fa in cento volte (otterrà questa ricompensa per ogni sguardo.) Allah è Il più Grande (vale a dire che il Suo Tesoro è illimitato, ed una tale ricompensa non lo diminuirà in niente).”</em>(Bayhaqi)</p>
<p>Una tradizione orale attribuita al profeta narra che un tale affermò davanti al profeta: <em>«Andrò al jihad» (intendendolo nel senso militare del termine); l’inviato di Dio gli replicò chiedendogli se avesse entrambi i genitori. Avendo ottenuto risposta affermativa disse: «Allora il tuo jihad è stare con loro». </em></p>
<p>Abu Bakr (radhia allâhu anhu) riporta che il Profeta Muhammad ha detto (in questo senso): <em>“Allah ritarda il castigo di ogni peccato per quello che vuole fino al Giorno Ultimo, eccetto quello del mal comportamento verso i genitori. Il castigo di questo peccato è inflitto difatti anche in questo mondo, prima della vita futura.”</em></p>
<p>Il rispetto ai genitori non è dovuto solamente se sono musulmani. Asma chiese una volta al Profeta Muhammad se aveva il diritto di agire bene verso sua madre che era politeista e che veniva a visitarla. Il Profeta Muhammad le disse: “<em>Intrattieni delle buone relazioni con tua madre.” </em>(Bukh<span style="font-family: Times New Roman, serif;">â</span>r<span style="font-family: Times New Roman, serif;">î</span>)</p>
<p>Così il Corano, facendo allusione al comportamento che deve avere il figlio verso i suoi genitori non musulmani, dice:</p>
<p>“<em><strong>E se entrambi ti obbligassero ad associarMi ciò di cui non hai conoscenza alcuna, non obbedire loro, ma sii comunque cortese (mar&#8217;ouf) con loro in questa vita e segui la via di chi si rivolge a Me. Poi a Me farete ritorno e vi informerò su quello che avrete fatto”.</strong></em>” (XXXI,15)</p>
<p>La tradizione islamica insegna anche che si deve comportarsi bene e intrattenere delle buone relazioni verso i vicini e gli amici dei genitori, particolarmente dopo che i genitori abbiano lasciato questo mondo<a name="sdfootnote8anc" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote8sym"><sup>8</sup></a>. Abu Usayd Badri riporta che una volta, mentre si era seduto in compagnia del Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, un Ansar venne e chiese : <em>“Oh Inviato di Allah! Dopo la partenza dei miei genitori da questo mondo, resta loro ancora qualche diritto su di me?” Il Profeta Muhammad rispose: Sì! Devi pregare per essi e chiedere il perdono in loro favore, condurre a termine gli impegni che avevano contratto, rispettare i loro amici e intrattenere buone relazioni familiari coi vicini dei tuoi genitori (&#8230;) Questi sono i diritti dei genitori che riposano su di te dopo la loro dipartita.”</em></p>
<p>I genitori, quindi nella rivelazione islamica possiedono un ruolo che va onorato, non vanno trattati come i compagni; “Onora il padre e la madre” dice anche la Bibbia. Questo senso di rispetto è molto vivo nelle culture tradizionali ma si è perso quasi del tutto in questa società, in base alla tendenza che vede in qualsiasi differenza tra le persone un difetto, invece certe differenze sono positive e fondamentali per la vita familiare e sociale. I giovani musulmani debbono stare attenti a non perdere questo tesoro, influenzati dal comportamento dei loro compagni, e da film che spesso mostrano i genitori come degli incapaci e i bambini come piccoli geni&#8230;</p>
<p><em>Wa Allahu a&#8217;lam</em></p>
<p>Patrizia Khadija Dal Monte</p>
<div id="sdfootnote1">
<p><a name="sdfootnote1sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1anc">1</a>I due Nomi indicano quindi sia un’esclusività di Dio riguardo alla rahma, sia una possibile somiglianza con quella che l’uomo sperimenta. Anche negli attributi c&#8217;è una dimensione di non tangibilità della creatura. Ar-Rahmân è solo Lui, ma la rahma, è data anche alle creature come ben dice questo hadith profetico: <em>“Dio ha diviso la misericordia in cento parti. Egli ne ha fatto discendere una tra ijinn e gli esseri umani e le bestie e gli animali perché condividano reciprocamente i loro sentimenti; e per questo essi hanno misericordia l’un l’altro; e tramite essa gli animali selvatici provano affetto per i loro cuccioli. E Dio ha conservato novantanove misericordie con le quali avrà misericordia per i suoi servi il Giorno del Giudizio.” </em>(Sahih Muslim)</p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><em><strong><a name="sdfootnote2sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2anc">2</a>“Siamo Noi che conducemmo Abramo sulla retta via, Noi che lo conoscevamo. Quando disse a suo padre e alla sua gente: “Cosa sono queste statue in cui credete?”. Risposero: “Trovammo i nostri avi che le adoravano”. Disse: “Certo siete stati nell&#8217;errore più palese, voi e i vostri avi”. Dissero: “Sei venuto con la Verità o stai scherzando?”. Disse: “Certo che no! Il vostro Signore è il Signore dei cieli e della terra, è Lui Che li ha creati e io sono tra coloro che lo attestano. E [giuro] per Allah che tramerò contro i vostri idoli, non appena volterete le spalle!”. E infatti li ridusse in briciole, eccetto il più grande, affinché si rivolgessero ad esso. Dissero: “Chi ha fatto questo ai nostri dèi, è certo un iniquo!”. Disse [qualcuno di loro]: “Abbiamo sentito un giovane che li disprezzava: si chiama Abramo”. . Dissero: “Conducetelo al loro cospetto, affinché possano testimoniare”. Dissero: “O Abramo, sei stato tu a far questo ai nostri dèi?”. Disse: “È il più grande di loro che lo ha fatto. Interrogateli, se possono parlare!”. Si avvidero del loro imbarazzo e dissero tra loro: “Davvero siete stati ingiusti”. Fecero un voltafaccia [e dissero]: “Ben sai, che essi non parlano!”. Disse: “Adorate all&#8217;infuori di Allah qualcuno che non vi giova e non vi nuoce? Vergognatevi di voi stessi e di ciò che adorate all&#8217;infuori di Allah! Non ragionate dunque?”. Dissero: “Bruciatelo e andate in aiuto dei vostri dèi, se siete [in grado] di farlo”. Dicemmo: “Fuoco, sii frescura e pace per Abramo”.”</strong></em></p>
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<div id="sdfootnote3">
<p><a name="sdfootnote3sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote3anc">3</a></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p><a name="sdfootnote4sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote4anc">4</a>«<em><strong> O Profeta, quando vengono a te le credenti a stringere il patto, [giurando] che non assoceranno ad Allah alcunché, che non ruberanno, che non fornicheranno, che non uccideranno i loro figli, che non commetteranno infamie con le loro mani o con i loro piedi e che non ti disobbediranno in quel che è reputato conveniente, stringi il patto con loro e implora Allah di perdonarle. Allah è perdonatore, misericordioso.</strong></em>» (LX,12)</p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p><a name="sdfootnote5sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote5anc">5</a>Asma Lamrabeth, <em>Il corano e le donne, </em>ed. Al-Hikma, Imperia, in pubbl.</p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p><a name="sdfootnote6sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote6anc">6</a>(Da “Abu Bakr Essadik primo Califfo ben guidato” Mohammed Réda, Dar al Kutub el Ilmya, Beirut, 1984)</p>
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<div id="sdfootnote7">
<p><a name="sdfootnote7sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote7anc">7</a>Al-Ghazali consacra nella sua opera ‘”Ihya’ ‘ulum ad-Din” , La Vivificazione delle scienze religiose, un passaggio all’educazione dei bambini in cui scrive: “Sappi che l’apprendimento dei bambini è una missione molto difficile e importante. Il bambino è un deposito nelle mani dei genitori. Il suo cuore ancora puro è una perla preziosa e candida, vuota da ogni immagine, atta a ricevere e ad essere influenzata da tutto ciò che viene in contatto con lei. Se il bambino viene allevato abituandolo alla Via del Bene e della Conoscenza, crescerà così e sarà felice quaggiù e nell’Aldilà. La ricompensa dei suoi atti la spartirà con i suoi genitori e con tutti coloro che l’hanno educato. Al contrario, se sarà educato e allevato nella via del male e sarà lasciato a se stesso come una bestia, crescerà così e sarà miserabile e perdente. Il fardello dei suoi crimini, lo dividerà con i suoi tutori e con coloro che l’hanno educato… La protezione (dei bambini) consiste evidentemente nell’insegnare loro le buone azioni e nell’allontanarli dalle cattive frequentazioni”.</p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p><a name="sdfootnote8sym" href="http://www.islam-online.it/wp-admin/post-new.php#sdfootnote8anc">8</a></p>
</div>
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		<title>Il miracolo del Corano</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 05:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corano]]></category>

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		<description><![CDATA[  Cuore e sorgente dell&#8217;islam è il Corano. Letto, recitato, imparato a memoria, studiato, amato da generazioni di uomini e donne che in esso riconoscono la guida della loro vita e il segno tangibile della misericordia del loro Signore, come ben dice questo hadith riferito da Ibn Massud : “Questo Corano è un nutrimento, quindi accogliete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/imagesCAABN1YK.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5074" title="imagesCAABN1YK" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/imagesCAABN1YK.jpg" alt="" width="257" height="196" /></a>  Cuore e sorgente dell&#8217;islam è il Corano. Letto, recitato, imparato a memoria, studiato, amato da generazioni di uomini e donne che in esso riconoscono la guida della loro vita e il segno tangibile della misericordia del loro Signore, come ben dice questo hadith riferito da Ibn Massud :</p>
<p>“<em>Questo Corano è un nutrimento, quindi accogliete il suo alimento quanto potete. Questo Corano è la corda di Allah, esso è la luce evidente, la giusta cura, esso è una protezione per chi lo tiene, una salvezza per chi lo segue, che così non si svia e non biasima se stesso, non si altera e non ha bisogno di essere raddrizzato. Le sue meraviglie non finiscono mai, e non si esauriscono nel frequente ricorso, recitatelo e Allah vi ricompenserà, per ogni lettera dieci meriti (hassanat) non dico che alif lam mim è una lettera, ma dico che alif è una lettera, lam è una lettera, e mim è una lettera.”</em></p>
<p>Molti anche i nomi che nel Corano stesso lo indicano, come Al-Kitab, al-Dikhr, Al Furkhan&#8230; ad indicare la molteplicità e ricchezza che gli appartiene. Il Corano rappresenta la pienezza della rivelazione divina e la sua sintesi, conferma e discrimine di ogni rivelazione profetica antecedente.</p>
<p>“<em><strong>Ha fatto scendere su di te il Libro con la verità a conferma di ciò che era prima di esso. E fece scendere la Torah e l’Ingil, in precedenza, come guida per le genti. E ha fatto scendere il Discrimine.”</strong></em><em> (III,3-4) </em>Composto da ayat e ayat esso stesso, segno della vicinanza di Allah agli uomini, del Suo non abbandono, della Sua presenza e cura delle creature e insieme attestazione del carattere profetico di Muhammad. Abu Huraira che Allah sia soddisfatto di lui riporta che il Profeta, su di lui la pace e la benedizione divine, disse: “O<em>gni profeta ha avuto dei miracoli che servono a far credere la gente, mentre il mio miracolo è stato una rivelazione da Allah, e spero di avere il più grande numero di seguaci nel Giorno del Giudizio.”</em></p>
<p>La tradizione accenna anche altri miracoli avvenuti nella vita del profeta Muhammad, su di lui la pace e la benedizione divine, come la spaccatura della luna, lo sgorgare dell&#8217;acqua tra le sue dita&#8230; ma il miracolo essenziale e permanente è il Corano, parola divina che illumina il senso della vita umana. Molte sono le spiegazioni che, nella tradizione islamica,cercano di illustrarne gli aspetti straordinari ponendo in risalto la sua bellezza e l&#8217;inimitabilità del suo linguaggio e dei suoi contenuti, suggerita dal Corano stesso, o ancora evidenziando come alcuni versetti antetempo parlino di processi naturali, scoperti dalla scienza molti secoli dopo la loro rivelazione. <em><strong>“Di&#8217;: “Se anche si riunissero gli uomini e dèmoni per produrre qualcosa di simile di questo Corano, non ci riuscirebbero, quand&#8217;anche si aiutassero gli uni con gli altri”.</strong></em> (XVII,88)</p>
<p>Ma fondamentalmente il Corano è miracolo che rimanda alla vita ne svela l&#8217;intima struttura, la sua logica, la sua origine e il suo fine, “da Dio veniamo a Lui ritorniamo”; come del resto la vita del Profeta Muhammad, su di lui la pace e la benedizione divine, non è dominata dallo straordinario, ma da una profonda umanità, nella varietà delle situazioni umane, in mezzo alla gente, uomo e messaggero guidato dalla totale fede in Dio. C&#8217;è una ricerca del miracoloso che cela la miscredenza:</p>
<p><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;">«</span>E dissero: “Perché non sono stati fatti scendere su di lui segni da parte del suo Signore?” Di&#8217;: “I segni sono solo presso Allah. Io non sono che un ammonitore esplicito”. Non basta loro che ti abbiamo rivelato il Libro che recitano? Questa è davvero una misericordia e un Monito per coloro che credono! <span style="font-family: Times New Roman, serif;">»</span></strong></em><strong> </strong>(XXIX, 50-51)</p>
<p>Il Corano basta, dice Dio in esso, è segno sufficiente, c&#8217;è sufficiente luce per chi voglia percorrere la via che porta alla realizzazione. E tuttavia per penetrare la sua immensa saggezza, e poterlo riconoscere nella sua essenza Dio in esso ci dice che c&#8217;è bisogno di due cose: la riflessione e il timor di Dio. “<em><strong>Abbiamo reso facile questo [Corano], nel tuo idioma, affinché riflettano”.</strong></em> (XLIV,48)</p>
<p>“<em><strong>Alif, Lâm, Mîm. Questo è il Libro su cui non ci sono dubbi, una guida per i timorati, coloro che credono nell&#8217;invisibile, assolvono all&#8217;orazione e donano di ciò di cui Noi li abbiamo provvisti, coloro che credono in ciò che è stato fatto scendere su di te e in ciò che è stato fatto scendere prima di te e che credono fermamente all&#8217;altra vita.” </strong></em>(II,1-4)</p>
<p>Ecco che la comprensione non è solo un atto intellettuale ma sgorga dall&#8217;essere profondo della persona, in cui la fiducia nel mistero si coniuga alla preghiera e all&#8217;amore verso gli altri&#8230; Per costoro il Corano rivela la sua guida e diventa chiaro, <em><strong>Al-Mub</strong></em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><em><strong>î</strong></em></span><em><strong>ni, </strong></em>luce scesa in una notte benedetta:</p>
<p>“<em><strong>É nel mese di Ramadân che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione.” </strong></em>(II,185)</p>
<p>Ramadan e Corano sono intimamente uniti, là nell&#8217;esperienza della povertà dell&#8217;umano, nella rinuncia ai sostegni usuali della vita, in una notte priva di colori e luce propria si è manifestato e si manifesta l&#8217;Altro, Colui Al quale nessuna creatura è simile, la cui parola ripete incessantemente la Sua misericordia e la serietà della vita umana, e questo è vero miracolo.</p>
<p>Patrizia Khadija Dal Monte</p>
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		<title>COMUNICATO GMI:DAL PRESIDENTE DELL’UGEI UN DIKTAT INACCETTABILE</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 10:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Apprendiamo dal comunicato stampa, diffuso dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia il 21 giugno, delleminacce di interruzione dei rapporti che intercorrono tra le associazioni. Motivo di tale grave intervento dell’UGEI, delle presunte dichiarazioni politiche del Presidente dei Giovani Musulmani d’Italia. L’associazione Giovani Musulmani d’Italia è una realtà che da anni svolge un lavoro proficuo per l’Italia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: TT15Ct00;"><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/DDVO4ZCACUP4K3CAJ3RBX1CAQ8VW9FCA02RQH3CALJUI0QCAJSWSV1CAWBI2W4CAI03214CALGD1MDCAIDYP1KCA8A67BYCA0L0N8QCAKQ3IP1CA4LNVQSCAE9KIC7CAUA336SCA5JBD93CAQSTRSB.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5061" title="DDVO4ZCACUP4K3CAJ3RBX1CAQ8VW9FCA02RQH3CALJUI0QCAJSWSV1CAWBI2W4CAI03214CALGD1MDCAIDYP1KCA8A67BYCA0L0N8QCAKQ3IP1CA4LNVQSCAE9KIC7CAUA336SCA5JBD93CAQSTRSB" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/DDVO4ZCACUP4K3CAJ3RBX1CAQ8VW9FCA02RQH3CALJUI0QCAJSWSV1CAWBI2W4CAI03214CALGD1MDCAIDYP1KCA8A67BYCA0L0N8QCAKQ3IP1CA4LNVQSCAE9KIC7CAUA336SCA5JBD93CAQSTRSB.jpg" alt="" width="104" height="55" /></a>Apprendiamo dal comunicato stampa, diffuso dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia il 21 giugno, delle</span><span style="font-family: TT15Ct00;">minacce di interruzione dei rapporti che intercorrono tra le associazioni. Motivo di tale grave</p>
<p>intervento dell’UGEI, delle presunte dichiarazioni politiche del Presidente dei Giovani Musulmani</p>
<p>d’Italia.</p>
<p>L’associazione Giovani Musulmani d’Italia è una realtà che da anni svolge un lavoro proficuo per</p>
<p>l’Italia e i suoi giovani, e che nonostante le difficoltà si impegna nel mantenere vivo il sentimento</p>
<p>di appartenenza dei giovani, affinché le nuove generazioni si riconoscano come Italiani e</p>
<p>Musulmani senza che questo sia fonte di difficoltà identitarie. Il lavoro del GMI è riconosciuto e</p>
<p>radicato sul territorio e si esprime mediante le numerose iniziative promosse nelle molte sedi di</p>
<p>cui dispone. Importanti sono le iniziative di dialogo interreligioso con i Cristiani ed Ebrei e con le</p>
<p>molteplici realtà che riconoscono nel dialogo e nella cooperazione un importante strumento</p>
<p>sociale.</p>
<p>Il GMI ha promosso, nel corso degli anni, iniziative anche con l’UGEI intendendo con queste</p>
<p>svolgere un servizio all’Italia e agli italiani.</p>
<p>Contrariamente a quanto sta avvenendo con l’attuale dirigenza dell’UGEI, abbiamo sempre</p>
<p>coltivato le relazioni, e riscontrato interesse al dialogo e alla collaborazione, ponendo come scopi</p>
<p>primari la conoscenza reciproca e la realizzazione di iniziative che dessero luogo a benefici per il</p>
<p>nostro paese sul piano culturale e sociale.</p>
<p>Siamo rimasti sconcertati dalle dichiarazioni del Presidente dell’UGEI, che sulla base di posizioni</p>
<p>politiche su vicende estere intende interrompere il lavoro di dialogo interreligioso in Italia.</p>
<p>La nostra perplessità è mossa dalla constatazione di come si voglia vincolare un lavoro di scambio</p>
<p>in ambito culturale e soprattutto religioso, dagli importanti risvolti per le nostre realtà e il futuro</p>
<p>dell’Italia, a posizioni politiche, facendo dipendere il dialogo dall’allineamento delle visioni.</p>
<p>Crediamo che queste posizioni, che contengono caratteri ricattatori, costituiscano un grave</p>
<p>arretramento dell’UGEI nei modi di intendere le relazioni e crediamo che da tale gesto si possa</p>
<p>notare un’incapacità di porre l’Italia e il futuro dell’Italia come priorità. Riteniamo fondamentale</p>
<p>che l’UGEI si impegni ad una maggiore radicamento dell’associazione e che si svincoli dai</p>
<p>condizionamenti esteri, passaggio che noi abbiamo superato lavorando come italiani di fede</p>
<p>islamica non come musulmani in Italia.</p>
<p>Per quanto ci riguarda, il GMI continuerà a lavorare al dialogo, con tutte le realtà, soprattutto</p>
<p>quella buona parte di comunità ebraica giovanile, non rappresentata dall’UGEI, che ritiene utile</p>
<p>dialogare su tutti i fronti, rispettando le diverse posizioni, e con questo i nostri principi</p>
<p>Costituzionali.</p>
<p>Per i Giovani Musulmani d’Italia, il Portavoce Ahmed Abdel Aziz</p>
<p></span></p>
</div>
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		<title>L&#8217;Associazione benefica di solidarietà con il Popolo palestinese  &#8211; Abspp onlus &#8211; denuncia le assurde dichiarazioni della portavoce dell&#8217;Idf</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2011/06/lassociazione-benefica-di-solidarieta-con-il-popolo-palestinese-abspp-onlus-denuncia-le-assurde-dichiarazioni-della-portavoce-dellidf/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 09:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Khadija Dal Monte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Che Israele faccia di tutto per ostacolare la partenza della Freedom Flotilla 2 è cosa nota. Che per raggiungere questo obiettivo gli israeliani siano disposti a tutto è dimostrato dalla campagna che stanno conducendo da mesi. Ma le accuse sulla presenza di ordigni chimici incendiari a bordo della flottiglia supera ogni limite. Tutti sanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/images23.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5043" title="images" src="http://www.islam-online.it/wp-content/uploads/immagini/images23.jpg" alt="" width="106" height="79" /></a> </p>
<p><span style="color: #313131;"><span style="font-family: mceinline, Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Che Israele faccia di tutto per ostacolare la partenza della Freedom Flotilla 2 è cosa nota. Che per raggiungere questo obiettivo gli israeliani siano disposti a tutto è dimostrato dalla campagna che stanno conducendo da mesi. Ma le accuse sulla presenza di ordigni chimici incendiari a bordo della flottiglia supera ogni limite.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #313131;"><span style="font-family: mceinline, Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Tutti sanno che le imbarcazioni che salperanno a breve verso Gaza trasportano solo aiuti umanitari, oltre ad alcune centinaia di attivisti che vogliono portare il loro messaggio di solidarietà alla popolazione della Striscia, che vive ormai da anni in una vera e propria prigione a cielo aperto. Tutti sanno che queste imbarcazioni sono ispezionabili, e che le ricorrenti notizie sulla presenza di armi a bordo non hanno mai trovato alcun riscontro.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #313131;"><span style="font-family: mceinline, Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">La cosa ancora più grave è che queste accuse, formulate dalla portavoce dell&#8217;esercito israeliano, così come riferito da Haaretz, si trovano affiancate all&#8217;accusa di «sostegno al terrorismo» nei confronti di due tra i principali organizzatori della Freedom Flotilla 2: Amin Abu Rashed e Mohammad Hannoun dell&#8217;Abspp onlus (Associazione benefica di solidarietà con il Popolo palestinese).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #313131;"><span style="font-family: mceinline, Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Con questa operazione mediatica è come se l&#8217;Idf avesse voluto indicare l&#8217;imbarcazione italiana come il bersaglio da colpire. Nel respingere con sdegno le falsità israeliane, l&#8217;Abspp onlus chiede agli organi di stampa di dare notizia di questa provocazione ed invita alla vigilanza sulle manovre israeliane contro la Freedom Flottilla.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #313131;"><span style="font-family: mceinline, Times New Roman, serif;">L&#8217;Abspp onlus ribadisce infine la propria volontà e quella dell&#8217;intera coalizione di arrivare a Gaza. Vogliamo portare la nostra solidarietà e gli aiuti umanitari alla popolazione, vogliamo dire con forza che il criminale embargo imposto alla Striscia deve finire. </span></span></span></span></p>
<p>Atene, 28 Luglio 2011</p>
<p>Presidente Abspp onlus</p>
<p><a name="_GoBack"></a>Arch. Hannoun Mohammad</p>
<p lang="en-US"> </p>
<p lang="en-US"> </p>
]]></content:encoded>
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