I tesori del mese di Ramadan (III)
ago 5th, 2012 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Islam3. “Sappiate che questa vita non è altro che gioco e svago, apparenza e reciproca iattanza, vana contesa di beni e progenie. [Essa è] come una pioggia: la vegetazione che suscita, conforta i seminatori, poi appassisce, la vedi ingiallire e quindi diventa stoppia. Nell’altra vita c’è un severo castigo, ma anche perdono e compiacimento da parte di Allah.” (XXI,20-22)
Ramadan insegna il distacco dai bei terreni ed è coscienza della loro transitorietà, non per disprezzarli, ma per non fare di essi l’orizzonte della nostra vita, e aprirsi alla condivisione con i più poveri, che è necessaria alla salvezza: “…E siate generosi dei beni che vi abbiamo concesso, prima che sopravvenga la morte e qualcuno di voi dica:- O Signore! Concedimi una proroga ,anche brevissima affinché io possa dare in elemosina ed essere tra i virtuosi” ( Corano LXIII-10 )
Si racconta negli hadith come il Profeta, pace e benedizione su di lui, fosse una persona estremamente generosa, tanto da privarsi a volte anche del necessario… Ibn Abbas ha riportato che il Profeta (pbsl): “Appena ebbe ricevuto settanta mila Dirham, li distribuì tutti e non privò nessun mendicante” E ancora egli (pbsl) disse:“Chi ha un debito in sospeso e dei figli, venga pure da me; io sarò il loro protettore, pagherò il debito e aiuterò i suoi bambini”
Generosità che si rafforzava ancora di più nel mese di Ramadan:
“Si tramanda da Ibn ‘Abbas: “L’Inviato di Dio (su di lui la preghiera e la pace divine) era il più generoso degli uomini; ed era più generoso che mai durante il mese di Ramadân, quando Gabriele lo andava a trovare e gli insegnava il Corano recitandolo assieme a lui (kâna…yudârisu-hu l-qur’ân), cosa che succedeva ogni notte di Ramadan. Allora l’Inviato di Dio era più generoso del vento inviato [dal Signore].”
“In questo hadith, la generosità (al-giûd) del Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) viene messa in relazione con l’ispirazione angelica, che aveva luogo specialmente nel mese di Ramadan… Si deve notare come una virtù ‘morale’ viene vista come intimamente legata ad un aspetto propriamente ‘spirituale’. In un altro hadith riportato ancora da Al-’Asqalânî, l’Inviato di Dio dice: “Io sono il più generoso dei figli di Adamo; dopo di me, il più generoso tra loro è un uomo che apprende una conoscenza e la diffonde; e ancora, un uomo che dona se stesso sulla via di Dio”.2
A Ramadan dunque il donare è particolarmente importante: Anas riporta che fu chiesto al Messaggero di Allah: “Qual è la migliore delle elemosine? Il Profeta rispose: è quella che si fa durante il mese di Ramadan “(riferito da At-Tirmidhi).
Ramadan è particolarmente adatto al riconoscere il diritto dei bisognosi sui nostri beni poiché il digiuno è esperienza di cosa significhi aver bisogno, della povertà e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
Il forte legame tra digiuno di Ramadan e il dare ai poveri è evidente a cominciare dalla stessa espiazione prevista per chi non è in grado di sopportare il digiuno:
“Digiunate per un determinato numero di giorni, chi però è malato o in viaggio digiuni in seguito per altrettanti giorni. Ma per coloro che a stento possono sopportarlo c’è una espiazione, il nutrimento di un povero, e se qualcuno da’ di più è meglio per lui. Ma meglio è per voi digiunare, se lo sapeste…” ( Corano II, ; 182-185)
- al cibo offerto a chi non ha abbastanza alla rottura del digiuno e alla zakat al Fitr, come se l’avvicinarsi a Dio per forza culmini in un ritrovato senso di giustizia e solidarietà con i bisognosi.
A differenza della zakât annuale il cui ammontare è in relazione a ciò che si possiede oltre le necessità, la zakât al-fitr è uguale per tutti, (minimo è un saa`(due manciate) di alimenti, grano o frutta secca per ogni membro della famiglia). Ciò testimonia il bisogno di ognuno di purificarsi e la necessità di dare agli altri, anche se si possiede poco… Nessuno può dire di non aver niente da dare, come insegna questo detto profetico: “La carità è un obbligo per ogni musulmano, e colui che non ne avesse i mezzi faccia una buona azione o eviti di commetterne una sbagliata. Questa sarà la sua carità”.
Digiuno, preghiera, carità, ci modellano affinché possiamo essere fra quelli che Lo temono:
“Quando è chiesto loro : « Cos’è quel che ha fatto scendere il vostro Signore?», rispondono: « Favole degli antichi »…
Verrà chiesto a quelli che temevano Allah: « Cos’è quel che ha fatto scendere il vostro Signore?». Risponderanno: « Il bene più grande!»…! Quanto deliziosa sarà la dimora dei timorati…”(XVI 24;30)
Patrizia Khadija Dal Monte



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