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	<title>Commenti a: «ESSE SONO UNA VESTE PER VOI E VOI UNA VESTE PER LORO»</title>
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	<description>Rivista islamica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 May 2013 14:25:32 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: direttore</title>
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		<dc:creator>direttore</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2012 04:07:34 +0000</pubDate>
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		<description>grazie Leonardo, Allah ti guidi e ti tenga al riparo, salam aleicum, PK</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Leonardo, Allah ti guidi e ti tenga al riparo, salam aleicum, PK</p>
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		<title>Di: BELLI LEONARDO</title>
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		<dc:creator>BELLI LEONARDO</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 22:47:07 +0000</pubDate>
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		<description>DIO mi guardi da queste dispute ideologiche,pensi LUI ad appianarle!Mi dispiace solo,leggendo tutta la serie di commenti,che con la pretesa di sapere piu&#039;di altri ,vengano criticate persone come patrizia k.roberto h.e tariq ramadan che con i loro scritti autorevoli,obiettivi e comprensibili hanno contribuito e contribuiscono a far conoscere la vera essenza della religione:la misericordia verso ogni creatura.A giudicare ci penserà DIO!Importante è l&#039;umiltà in ogni cosa,nel parlare sopratutto.Queste dispute io,comune mortale alla ricerca come tanti di un senso della vita,le hò viste nelle altre confess.religiose,cristiane in primis,e non hanno fatto altro che allontarmi dall&#039;aderire a questa o quella,e cercare la VERITA&#039;,che credo possa avvenire usando x prima la parola che viene dal cuore e poi lettura di scritti fatti da persone come quelle prima nominate,che sono sinceramente convinto essere ispirate dal profondo del cuore.Particolare grazie a te sig.ra patrizia,che con la tua sensibilità riesci a far capire anche a gente comune come me importanti verità di fede,e credo sia questo l&#039;obiettivo primo dell&#039;ONNIPOTENTE:la SUA conoscenza per tutti,senza distinzioni di sorta,specialmente x i piu&#039;umili,di cuore e non solo.Buon lavoro su questa strada!.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DIO mi guardi da queste dispute ideologiche,pensi LUI ad appianarle!Mi dispiace solo,leggendo tutta la serie di commenti,che con la pretesa di sapere piu&#8217;di altri ,vengano criticate persone come patrizia k.roberto h.e tariq ramadan che con i loro scritti autorevoli,obiettivi e comprensibili hanno contribuito e contribuiscono a far conoscere la vera essenza della religione:la misericordia verso ogni creatura.A giudicare ci penserà DIO!Importante è l&#8217;umiltà in ogni cosa,nel parlare sopratutto.Queste dispute io,comune mortale alla ricerca come tanti di un senso della vita,le hò viste nelle altre confess.religiose,cristiane in primis,e non hanno fatto altro che allontarmi dall&#8217;aderire a questa o quella,e cercare la VERITA&#8217;,che credo possa avvenire usando x prima la parola che viene dal cuore e poi lettura di scritti fatti da persone come quelle prima nominate,che sono sinceramente convinto essere ispirate dal profondo del cuore.Particolare grazie a te sig.ra patrizia,che con la tua sensibilità riesci a far capire anche a gente comune come me importanti verità di fede,e credo sia questo l&#8217;obiettivo primo dell&#8217;ONNIPOTENTE:la SUA conoscenza per tutti,senza distinzioni di sorta,specialmente x i piu&#8217;umili,di cuore e non solo.Buon lavoro su questa strada!.</p>
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		<title>Di: Jibril Abu 'Isa</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/03/%c2%abesse-sono-una-veste-per-voi-e-voi-una-veste-per-loro%c2%bb/comment-page-1/#comment-3143</link>
		<dc:creator>Jibril Abu 'Isa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 12:42:27 +0000</pubDate>
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		<description>Bismi.llahi ar.Rahmaani ar.Rahiim
Gentile sorella, wa alaykom assalaam wa rahmatullaahi wa barakatuhu. 
Comincio col ringraziarti, per l&#039;opportunità di riprendere pubblicamente su questo sito un dibattito che mi auguro sinceramente possa essere costruttivo per noi tutti. Sono certo che abbia compreso   l&#039;intenzione sincera e disinteressata che ha mosso i miei rilievi. In seguito al riferimento a dei fantomatici &quot;autonominatisi guardiani dell&#039;ortodossia&quot; - compiuto in un precedente commento, che francamente mi aveva lasciato molto amareggiato - accolgo quest&#039;apertura come una dimostrazione di credito e d&#039;interesse per le argomentazioni proposte, che mi auguro siano di giovamento per tutti i lettori, così come per noi stessi in primis, per timor di Dio ed amor di Verità. Cercherò dunque di affrontare nuovamente nel dettaglio i tuoi argomenti, con la maggior brevità possibile. 

Innanzi tutto, tengo a precisare che non era mia intenzione, né mio interesse, mettere in discussione l&#039;intenzione di chicchessia, giacché essa è per definizione un segreto con l&#039;Altissimo. Se ho parlato di un tentativo di &quot;guadagnare consenso a buon mercato&quot;, ho inteso puramente mettere in discussione una modalità di approccio, e non certo l&#039;intenzione personale che la muove - la quale, foss&#039;anche la più pura di tutte, non sarebbe però sufficiente rendere più giusto, o meno politicamente articolato, l&#039;approccio in discussione. 

In questo senso, conoscere personalmente l&#039;autore della moratoria che stiamo discutendo non cambia in alcun modo i termini della questione. Un&#039;opera va giudicata per i suoi contenuti e per le sue conseguenze, e non certo affidandosi alla &quot;buona fede&quot; dell&#039;autore. Un detto tradizionale chiarisce, a tal proposito, come &quot;Di buone intenzioni sia lastricata la strada per l&#039;Inferno&quot;, invitandoci a diffidare di queste, prese da sole, senza il necessario scrupolo per il modo in cui vengono poi messe in pratica. I Sapienti Musulmani spiegano questo principio illustrando come l&#039;opera gradita a Dio debba conformarsi essenzialmente a due principi: da un lato, un&#039;intenzione corretta e sincera - ciò che resta tra il servo ed il suo Signore - e dall&#039;altro, la conformità dell&#039;opera alla Sunnah profetica ed all&#039;insegnamento sapienziale - ciò che, invece, ricade sotto la nostra comprensione, il nostro giudizio, e - laddove necessario - il nostro biasimo. 

Fai successivamente riferimento alla necessità di una &quot;attenta disamina delle condizioni e degli obiettivi a cui sono volte le leggi&quot;. Debbo notare, come già fatto altrove, che tale &quot;disamina&quot; non è certamente alcunché di nuovo per i Sapienti Musulmani, che la compiono ininterrottamente da oltre 14 secoli. In questo infaticabile lavoro di comprensione e traduzione, essi hanno sempre avuto ben chiaro, tra l&#039;altro, che spesso gli &quot;obiettivi&quot; delle leggi possono talora essere del tutto sconosciuti all&#039;uomo, o conosciuti solo parzialmente, e cionondimeno questo non limita o non modifica in alcun modo le condizioni di applicabilità delle stesse. Al contrario, laddove alcune opere di adorazione - tra le quali annoveriamo a pieno titolo il rispetto dei precetti della Sharī&#039;ah, e la sanzione della loro violazione - risultassero apparentemente prive di causa o di significato razionale, la loro osservanza rappresenterebbe a maggior ragione un esercizio ed una dimostrazione di servitù all&#039;Altissimo, alla Sua volontà ed alla Sua Potestà legiferante, incondivisa ed incontrastabile. 

Nell&#039;ambito specifico del diritto penale, notiamo come le condizioni fondamentali contemplate dai giurisperiti si sono sempre limitate perlopiù alla presenza di un giudice shara&#039;itico, di testimoni attendibili e di prove schiaccianti, ed all&#039;assenza di circostanze poco chiare di fortissime attenuanti (come, ad esempio, la costrizione, l&#039;ignoranza, l&#039;incapacità d&#039;intendere e di volere, etc). Il caso della &quot;moratoria&quot; di &#039;Umar ibn al-Khattab - se così la vogliamo impropriamente definire - non fa che confermare, nella sua eccezionalità, questo modello interpretativo ortodosso: essa si è infatti attagliata in via temporanea ad uno specifico reato e per una particolarissima situazione attenuante, e non certo in linea generale a tutti gli hudud, per un periodo indefinito e per una situazione &quot;generale&quot; considerata sfavorevole. 

Appare dunque ovvio come qualora si venissero a verificare le condizioni tradizionalmente riconosciute come vincolanti, senza che si presenti alcun effettivo impedimento, il fatto che vengano sentenziate e quindi applicate le pene shara&#039;itiche resta un dovere intoccabile fino all&#039;ultimo Giorno. Sarà infatti l&#039;attaccamento alla Sunnah profetica, nel solco dell&#039;osservanza ortodossa della Sharī&#039;ah muhammadiana, a rappresentare quella &quot;arca&quot; di noachica memoria, che permetterà all&#039;umanità di &quot;salvarsi&quot; definitivamente, in vista dell&#039;arrivo di quel Giorno in cui si realizzerà il definitivo Discrimine tra i sommersi ed i salvati. Disse l&#039;Altissimo: &quot;Cosa vi prende! Com&#039;è che giudicate!&quot;, e disse: &quot;E&#039; la giustizia del tempo dell&#039;ignoranza che vogliono?&quot;, e disse: &quot; Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, ebbene coloro sono i miscredenti&quot;, &quot;sono i pervertiti&quot;, &quot; sono gli ingiusti&quot; e disse: &quot;No, per il tuo Signore! Costoro non crederanno fintantoché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non accetteranno senza recriminare quel che avrai deciso, sottomettendosi completamente&quot;. Ovviamente i Sapienti puntualizzano che e&#039; necessario in tutto ciò l&#039;esser scrupolosi e non sommari, visto che ne va della vita d&#039;un uomo. Ma da lì a proporre la sospensione totale di queste pene, ne passa d&#039;acqua sotto i ponti. 

Prendi dunque in considerazione, nella tua risposta, il versetto in cui l&#039;Altissimo dice: &quot;E&#039; come se avesse ucciso l&#039;umanità intera&quot;, commentando che &quot;se anche se una sola persona venisse uccisa ingiustamente è un fatto gravissimo davanti ad Allah&quot;. Ti chiedo dunque, gentile sorella, se non pensi che il Profeta - su di lui siano la Pace e le benedizioni d&#039;Iddio - ed innanzi tutto Dio stesso, fossero perfettamente al corrente della possibilità che venisse comminata una pena ad una persona innocente. E&#039; ovvio, infatti, che sia così. Disse infatti il Profeta: &quot;I giudici sono di tre generi: due andranno nel Fuoco ed uno soltanto in Paradiso. Uno conobbe la verità, quindi sentenziò tramite essa: ebbene questo andrà in Paradiso. Un altro conobbe la verità , ma non sentenziò tramite essa, ma piuttosto con l&#039;ingiustizia: questo andrà nel Fuoco. L&#039;ultimo non conobbe mai la verità e sentenziò senza alcuna scienza: anche questo andrà nel Fuoco.&quot; Disse inoltre - su di lui siano la Pace e le benedizioni d&#039;Iddio: &quot;Quando il governatore sentenzia - e nel fare ciò s&#039;impegna - sentenziando quindi correttamente, ebbene egli avrà due ricompense. Quando invece sentenzia - e nel fare ciò s&#039;impegna - [e ciononostante] poi però erra, ne avrà allora una sola&quot;. 
Addirittura, noi sappiamo che il Profeta mise in conto la possibilità di sbagliare egli stesso, nell&#039;ambito dei giudizi mondani, a proposito dei quali egli non giudicava secondo Rivelazione, ma attraverso la sua comprensione umana, naturalmente fallibile. Disse infatti: &quot;Voi, in verità, venite a me litigando, contendendovi un qualche cosa, quindi può essere che alcuni di voi siano più bravi di altri a presentare le loro prove. Io allora giudicherò in loro favore basandomi su quel che ho sentito. Pertanto colui al quale io diedi una parte di quel che - in realtà - apparteneva a suo fratello sappia che - in verità - io non gli diedi che un pezzo di fuoco&quot;. 

E&#039; quindi chiaro che la Sharī&#039;ah non pretende l&#039;impossibile, ovvero l&#039;infallibilità di coloro che sono coinvolti nel giudizio. L&#039;imperfezione non è forse una caratteristica della creatura umana? Disse il Profeta: &quot;Ogni figlio di Adamo sbaglia moltissimo, ed i migliori fra costoro sono coloro che a Dio soventemente ritornano [pentiti]&quot;. Fin dal tempo del Profeta e dei Compagni, inoltre, noi sappiamo della naturale possibilità che vi fossero anche dei testimoni falsi od invidiosi, inclini alla leggerezza od all&#039;interesse personale: gli Antichi ne erano perfettamente al corrente, e tuttavia non invocarono mai la cessazione dell&#039;applicazione delle pene shara&#039;itiche. Un&#039;apparente ingiustizia nell&#039;ambito di un processo shara&#039;itico, infatti, non può mai sottrarsi alla generale giustizia del decreto divino, che tramite essa può segretamente punire il condannato per altre colpe - secondo il versetto: &quot; E qualunque sventura vi colpisca sarà conseguenza di ciò che avranno fatto le vostre mani, ma (Allah) molto perdona&quot; - o garantirgli piuttosto un&#039;espiazione ed una compensazione di cui godere eternamente nell&#039;Aldilà, secondo giustizia e misericordia. 

Mi sembra chiaro, alla luce di queste osservazioni appena introduttive, unite a quanto già espresso nel mio lungo intervento precedente, come la moratoria che stiamo discutendo si appoggi su basi assai fragili, per non dire proprio inconsistenti, alla luce della comprensione che da oltre 14 secoli i giuristi Musulmani - eretici compresi - hanno dato della Sharī&#039;ah Islamica, secondo la Parola di Dio, la Sunnah del Suo Messaggero e la ricezione dei suoi Compagni e Sapienti Successori. Essa può avere un interesse tutt&#039;al più sociologico, per gli scienziati del settore; ma non ha alcun reale fondamento per ciò che riguarda la pratica shara&#039;itica quotidiana dei credenti Musulmani, il cui fondamento sapienziale e dottrinale si appoggia su basi assai differenti e ben più solide. 

Mi sembra, d&#039;altra parte, che la posizione dell&#039;autore della moratoria sia perfettamente chiara, nonostante le tue precisazioni. L&#039;avevo già presa in considerazione nel mio precedente intervento, ma è sufficiente citare un passaggio chiaro del suo testo, laddove egli scrive esplicitamente che &quot;E&#039; nostra responsabilità morale e religiosa che si metta immediatamente fine all’applicazione degli hudûd che sono falsamente assimilati alla “shari&#039;a islamica&quot;. Si tenga conto che questo passaggio figura nella parte conclusiva della moratoria, di modo che non sia possibile sostenere che esso sia da &quot;spiegarsi&quot; alla luce di successive considerazioni; esso rappresenta piuttosto il culmine di un discorso, all&#039;interno del quale, ragionando sul fatto che &quot;l&#039;Islam non si limita agli hudud&quot; - cosa ovvia per chiunque, come già osservato - l&#039;autore si spinge fino a formulare delle conclusioni e delle richieste che contrastano apertamente con versetti espliciti della Parola di Dio, la Sunnah del Messaggero e la comprensione unanime dei Sapienti Musulmani in materia - ciò che rappresenta qualcosa sulla cui gravità non si mediterà mai a sufficienza. 

In riferimento, infine, alla complessa relazione tra giustizia e misericordia, mi limito a ricordarti, gentile sorella, la Parola di Colui la cui misericordia abbraccia ogni cosa, a proposito dell&#039;applicazione delle sue leggi: &quot;E non vi impietosite nell’applicazione della religione di Allah se credete in Lui e nell’ultimo giorno&quot;; e la Sua Parola: &quot;Nel contrappasso c&#039;è vita, per voi che avete intelletto. Così facendo cercherete riparo dal castigo di Dio&quot;. Alla luce di ciò, si valuti onestamente se la vera misericordia sta nell&#039;applicare le leggi di Dio - alle condizioni che Lui, il Suo Profeta ed i pii Sapienti ortodossi hanno chiaramente determinato - o nel promuovere pubblicamente la loro sospensione, affinché esse vengano abbandonate, abrogate e siano motivo di repulsione generale. 

In conclusione, ti assicuro che appena sarà nelle nostre possibilità ci sforzeremo di contribuire personalmente all&#039;incremento del patrimonio editoriale e librario islamico in lingua italiana, e chiediamo a Dio di sostenerci in questo senso. D&#039;altra parte, crediamo che sia cosa utile considerare attentamente, e fin d&#039;ora, ciò che viene attualmente proposto ai Musulmani Italiani, cosicché si possa evitare il radicamento e la diffusione di errori, la cui dissipazione potrebbe poi richiedere un&#039;altra generazione di sforzi e di lavoro. 

Mi auguro sinceramente che questo dibattito possa contribuire, in questo senso, a chiarificare alcuni degli aspetti basilari della nostra amata Religione, ad accrescere la nostra premura per la Sua conoscenza e gli sforzi di tutti noi per attingerla nel modo più opportuno, allontanandoci da ciò che è dubbio - se non completamente errato - in favore di ciò che è chiaramente veritiero, col permesso d&#039;Iddio. 
Restando completamente a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento circa gli argomenti appena affrontati - che ci ripromettiamo di raccogliere ordinatamente e riproporre successivamente - speriamo che possa svilupparsi e crescere, a partire da qui, una riflessione  appropriata e sistematica su questioni così gravi e fondamentali, per il bene ed il futro nostro e dei nostri figli, nel solco della Religione dell&#039;Altissimo, insha&#039;Allah .

Fiamani Allah

Vostro fratello in Dio Jibril.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bismi.llahi ar.Rahmaani ar.Rahiim<br />
Gentile sorella, wa alaykom assalaam wa rahmatullaahi wa barakatuhu.<br />
Comincio col ringraziarti, per l&#8217;opportunità di riprendere pubblicamente su questo sito un dibattito che mi auguro sinceramente possa essere costruttivo per noi tutti. Sono certo che abbia compreso   l&#8217;intenzione sincera e disinteressata che ha mosso i miei rilievi. In seguito al riferimento a dei fantomatici &#8220;autonominatisi guardiani dell&#8217;ortodossia&#8221; &#8211; compiuto in un precedente commento, che francamente mi aveva lasciato molto amareggiato &#8211; accolgo quest&#8217;apertura come una dimostrazione di credito e d&#8217;interesse per le argomentazioni proposte, che mi auguro siano di giovamento per tutti i lettori, così come per noi stessi in primis, per timor di Dio ed amor di Verità. Cercherò dunque di affrontare nuovamente nel dettaglio i tuoi argomenti, con la maggior brevità possibile. </p>
<p>Innanzi tutto, tengo a precisare che non era mia intenzione, né mio interesse, mettere in discussione l&#8217;intenzione di chicchessia, giacché essa è per definizione un segreto con l&#8217;Altissimo. Se ho parlato di un tentativo di &#8220;guadagnare consenso a buon mercato&#8221;, ho inteso puramente mettere in discussione una modalità di approccio, e non certo l&#8217;intenzione personale che la muove &#8211; la quale, foss&#8217;anche la più pura di tutte, non sarebbe però sufficiente rendere più giusto, o meno politicamente articolato, l&#8217;approccio in discussione. </p>
<p>In questo senso, conoscere personalmente l&#8217;autore della moratoria che stiamo discutendo non cambia in alcun modo i termini della questione. Un&#8217;opera va giudicata per i suoi contenuti e per le sue conseguenze, e non certo affidandosi alla &#8220;buona fede&#8221; dell&#8217;autore. Un detto tradizionale chiarisce, a tal proposito, come &#8220;Di buone intenzioni sia lastricata la strada per l&#8217;Inferno&#8221;, invitandoci a diffidare di queste, prese da sole, senza il necessario scrupolo per il modo in cui vengono poi messe in pratica. I Sapienti Musulmani spiegano questo principio illustrando come l&#8217;opera gradita a Dio debba conformarsi essenzialmente a due principi: da un lato, un&#8217;intenzione corretta e sincera &#8211; ciò che resta tra il servo ed il suo Signore &#8211; e dall&#8217;altro, la conformità dell&#8217;opera alla Sunnah profetica ed all&#8217;insegnamento sapienziale &#8211; ciò che, invece, ricade sotto la nostra comprensione, il nostro giudizio, e &#8211; laddove necessario &#8211; il nostro biasimo. </p>
<p>Fai successivamente riferimento alla necessità di una &#8220;attenta disamina delle condizioni e degli obiettivi a cui sono volte le leggi&#8221;. Debbo notare, come già fatto altrove, che tale &#8220;disamina&#8221; non è certamente alcunché di nuovo per i Sapienti Musulmani, che la compiono ininterrottamente da oltre 14 secoli. In questo infaticabile lavoro di comprensione e traduzione, essi hanno sempre avuto ben chiaro, tra l&#8217;altro, che spesso gli &#8220;obiettivi&#8221; delle leggi possono talora essere del tutto sconosciuti all&#8217;uomo, o conosciuti solo parzialmente, e cionondimeno questo non limita o non modifica in alcun modo le condizioni di applicabilità delle stesse. Al contrario, laddove alcune opere di adorazione &#8211; tra le quali annoveriamo a pieno titolo il rispetto dei precetti della Sharī&#8217;ah, e la sanzione della loro violazione &#8211; risultassero apparentemente prive di causa o di significato razionale, la loro osservanza rappresenterebbe a maggior ragione un esercizio ed una dimostrazione di servitù all&#8217;Altissimo, alla Sua volontà ed alla Sua Potestà legiferante, incondivisa ed incontrastabile. </p>
<p>Nell&#8217;ambito specifico del diritto penale, notiamo come le condizioni fondamentali contemplate dai giurisperiti si sono sempre limitate perlopiù alla presenza di un giudice shara&#8217;itico, di testimoni attendibili e di prove schiaccianti, ed all&#8217;assenza di circostanze poco chiare di fortissime attenuanti (come, ad esempio, la costrizione, l&#8217;ignoranza, l&#8217;incapacità d&#8217;intendere e di volere, etc). Il caso della &#8220;moratoria&#8221; di &#8216;Umar ibn al-Khattab &#8211; se così la vogliamo impropriamente definire &#8211; non fa che confermare, nella sua eccezionalità, questo modello interpretativo ortodosso: essa si è infatti attagliata in via temporanea ad uno specifico reato e per una particolarissima situazione attenuante, e non certo in linea generale a tutti gli hudud, per un periodo indefinito e per una situazione &#8220;generale&#8221; considerata sfavorevole. </p>
<p>Appare dunque ovvio come qualora si venissero a verificare le condizioni tradizionalmente riconosciute come vincolanti, senza che si presenti alcun effettivo impedimento, il fatto che vengano sentenziate e quindi applicate le pene shara&#8217;itiche resta un dovere intoccabile fino all&#8217;ultimo Giorno. Sarà infatti l&#8217;attaccamento alla Sunnah profetica, nel solco dell&#8217;osservanza ortodossa della Sharī&#8217;ah muhammadiana, a rappresentare quella &#8220;arca&#8221; di noachica memoria, che permetterà all&#8217;umanità di &#8220;salvarsi&#8221; definitivamente, in vista dell&#8217;arrivo di quel Giorno in cui si realizzerà il definitivo Discrimine tra i sommersi ed i salvati. Disse l&#8217;Altissimo: &#8220;Cosa vi prende! Com&#8217;è che giudicate!&#8221;, e disse: &#8220;E&#8217; la giustizia del tempo dell&#8217;ignoranza che vogliono?&#8221;, e disse: &#8221; Coloro che non giudicano secondo quello che Allah ha fatto scendere, ebbene coloro sono i miscredenti&#8221;, &#8220;sono i pervertiti&#8221;, &#8221; sono gli ingiusti&#8221; e disse: &#8220;No, per il tuo Signore! Costoro non crederanno fintantoché non ti avranno eletto giudice delle loro discordie e finché non accetteranno senza recriminare quel che avrai deciso, sottomettendosi completamente&#8221;. Ovviamente i Sapienti puntualizzano che e&#8217; necessario in tutto ciò l&#8217;esser scrupolosi e non sommari, visto che ne va della vita d&#8217;un uomo. Ma da lì a proporre la sospensione totale di queste pene, ne passa d&#8217;acqua sotto i ponti. </p>
<p>Prendi dunque in considerazione, nella tua risposta, il versetto in cui l&#8217;Altissimo dice: &#8220;E&#8217; come se avesse ucciso l&#8217;umanità intera&#8221;, commentando che &#8220;se anche se una sola persona venisse uccisa ingiustamente è un fatto gravissimo davanti ad Allah&#8221;. Ti chiedo dunque, gentile sorella, se non pensi che il Profeta &#8211; su di lui siano la Pace e le benedizioni d&#8217;Iddio &#8211; ed innanzi tutto Dio stesso, fossero perfettamente al corrente della possibilità che venisse comminata una pena ad una persona innocente. E&#8217; ovvio, infatti, che sia così. Disse infatti il Profeta: &#8220;I giudici sono di tre generi: due andranno nel Fuoco ed uno soltanto in Paradiso. Uno conobbe la verità, quindi sentenziò tramite essa: ebbene questo andrà in Paradiso. Un altro conobbe la verità , ma non sentenziò tramite essa, ma piuttosto con l&#8217;ingiustizia: questo andrà nel Fuoco. L&#8217;ultimo non conobbe mai la verità e sentenziò senza alcuna scienza: anche questo andrà nel Fuoco.&#8221; Disse inoltre &#8211; su di lui siano la Pace e le benedizioni d&#8217;Iddio: &#8220;Quando il governatore sentenzia &#8211; e nel fare ciò s&#8217;impegna &#8211; sentenziando quindi correttamente, ebbene egli avrà due ricompense. Quando invece sentenzia &#8211; e nel fare ciò s&#8217;impegna &#8211; [e ciononostante] poi però erra, ne avrà allora una sola&#8221;.<br />
Addirittura, noi sappiamo che il Profeta mise in conto la possibilità di sbagliare egli stesso, nell&#8217;ambito dei giudizi mondani, a proposito dei quali egli non giudicava secondo Rivelazione, ma attraverso la sua comprensione umana, naturalmente fallibile. Disse infatti: &#8220;Voi, in verità, venite a me litigando, contendendovi un qualche cosa, quindi può essere che alcuni di voi siano più bravi di altri a presentare le loro prove. Io allora giudicherò in loro favore basandomi su quel che ho sentito. Pertanto colui al quale io diedi una parte di quel che &#8211; in realtà &#8211; apparteneva a suo fratello sappia che &#8211; in verità &#8211; io non gli diedi che un pezzo di fuoco&#8221;. </p>
<p>E&#8217; quindi chiaro che la Sharī&#8217;ah non pretende l&#8217;impossibile, ovvero l&#8217;infallibilità di coloro che sono coinvolti nel giudizio. L&#8217;imperfezione non è forse una caratteristica della creatura umana? Disse il Profeta: &#8220;Ogni figlio di Adamo sbaglia moltissimo, ed i migliori fra costoro sono coloro che a Dio soventemente ritornano [pentiti]&#8220;. Fin dal tempo del Profeta e dei Compagni, inoltre, noi sappiamo della naturale possibilità che vi fossero anche dei testimoni falsi od invidiosi, inclini alla leggerezza od all&#8217;interesse personale: gli Antichi ne erano perfettamente al corrente, e tuttavia non invocarono mai la cessazione dell&#8217;applicazione delle pene shara&#8217;itiche. Un&#8217;apparente ingiustizia nell&#8217;ambito di un processo shara&#8217;itico, infatti, non può mai sottrarsi alla generale giustizia del decreto divino, che tramite essa può segretamente punire il condannato per altre colpe &#8211; secondo il versetto: &#8221; E qualunque sventura vi colpisca sarà conseguenza di ciò che avranno fatto le vostre mani, ma (Allah) molto perdona&#8221; &#8211; o garantirgli piuttosto un&#8217;espiazione ed una compensazione di cui godere eternamente nell&#8217;Aldilà, secondo giustizia e misericordia. </p>
<p>Mi sembra chiaro, alla luce di queste osservazioni appena introduttive, unite a quanto già espresso nel mio lungo intervento precedente, come la moratoria che stiamo discutendo si appoggi su basi assai fragili, per non dire proprio inconsistenti, alla luce della comprensione che da oltre 14 secoli i giuristi Musulmani &#8211; eretici compresi &#8211; hanno dato della Sharī&#8217;ah Islamica, secondo la Parola di Dio, la Sunnah del Suo Messaggero e la ricezione dei suoi Compagni e Sapienti Successori. Essa può avere un interesse tutt&#8217;al più sociologico, per gli scienziati del settore; ma non ha alcun reale fondamento per ciò che riguarda la pratica shara&#8217;itica quotidiana dei credenti Musulmani, il cui fondamento sapienziale e dottrinale si appoggia su basi assai differenti e ben più solide. </p>
<p>Mi sembra, d&#8217;altra parte, che la posizione dell&#8217;autore della moratoria sia perfettamente chiara, nonostante le tue precisazioni. L&#8217;avevo già presa in considerazione nel mio precedente intervento, ma è sufficiente citare un passaggio chiaro del suo testo, laddove egli scrive esplicitamente che &#8220;E&#8217; nostra responsabilità morale e religiosa che si metta immediatamente fine all’applicazione degli hudûd che sono falsamente assimilati alla “shari&#8217;a islamica&#8221;. Si tenga conto che questo passaggio figura nella parte conclusiva della moratoria, di modo che non sia possibile sostenere che esso sia da &#8220;spiegarsi&#8221; alla luce di successive considerazioni; esso rappresenta piuttosto il culmine di un discorso, all&#8217;interno del quale, ragionando sul fatto che &#8220;l&#8217;Islam non si limita agli hudud&#8221; &#8211; cosa ovvia per chiunque, come già osservato &#8211; l&#8217;autore si spinge fino a formulare delle conclusioni e delle richieste che contrastano apertamente con versetti espliciti della Parola di Dio, la Sunnah del Messaggero e la comprensione unanime dei Sapienti Musulmani in materia &#8211; ciò che rappresenta qualcosa sulla cui gravità non si mediterà mai a sufficienza. </p>
<p>In riferimento, infine, alla complessa relazione tra giustizia e misericordia, mi limito a ricordarti, gentile sorella, la Parola di Colui la cui misericordia abbraccia ogni cosa, a proposito dell&#8217;applicazione delle sue leggi: &#8220;E non vi impietosite nell’applicazione della religione di Allah se credete in Lui e nell’ultimo giorno&#8221;; e la Sua Parola: &#8220;Nel contrappasso c&#8217;è vita, per voi che avete intelletto. Così facendo cercherete riparo dal castigo di Dio&#8221;. Alla luce di ciò, si valuti onestamente se la vera misericordia sta nell&#8217;applicare le leggi di Dio &#8211; alle condizioni che Lui, il Suo Profeta ed i pii Sapienti ortodossi hanno chiaramente determinato &#8211; o nel promuovere pubblicamente la loro sospensione, affinché esse vengano abbandonate, abrogate e siano motivo di repulsione generale. </p>
<p>In conclusione, ti assicuro che appena sarà nelle nostre possibilità ci sforzeremo di contribuire personalmente all&#8217;incremento del patrimonio editoriale e librario islamico in lingua italiana, e chiediamo a Dio di sostenerci in questo senso. D&#8217;altra parte, crediamo che sia cosa utile considerare attentamente, e fin d&#8217;ora, ciò che viene attualmente proposto ai Musulmani Italiani, cosicché si possa evitare il radicamento e la diffusione di errori, la cui dissipazione potrebbe poi richiedere un&#8217;altra generazione di sforzi e di lavoro. </p>
<p>Mi auguro sinceramente che questo dibattito possa contribuire, in questo senso, a chiarificare alcuni degli aspetti basilari della nostra amata Religione, ad accrescere la nostra premura per la Sua conoscenza e gli sforzi di tutti noi per attingerla nel modo più opportuno, allontanandoci da ciò che è dubbio &#8211; se non completamente errato &#8211; in favore di ciò che è chiaramente veritiero, col permesso d&#8217;Iddio.<br />
Restando completamente a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento circa gli argomenti appena affrontati &#8211; che ci ripromettiamo di raccogliere ordinatamente e riproporre successivamente &#8211; speriamo che possa svilupparsi e crescere, a partire da qui, una riflessione  appropriata e sistematica su questioni così gravi e fondamentali, per il bene ed il futro nostro e dei nostri figli, nel solco della Religione dell&#8217;Altissimo, insha&#8217;Allah .</p>
<p>Fiamani Allah</p>
<p>Vostro fratello in Dio Jibril.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: direttore</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/03/%c2%abesse-sono-una-veste-per-voi-e-voi-una-veste-per-loro%c2%bb/comment-page-1/#comment-3126</link>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 06:41:45 +0000</pubDate>
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		<description>Salam aleicum, per quanto riguarda il nostro legame con l&#039;Ucoii certo che esiste, ma la precisazione ha il suo senso in quanto islam-online non è l&#039;organo di informazione dell&#039;Ucoii, associazione al quale interno ci sono sensibilità molto diverse da quelle mie o di Hamza, c&#039;è un legame, ma anche un&#039;indipendenza... 
Conoscendo poi Tariq Ramadan so per certo che il suo scopo non è di guadagnare consenso, lavora per Allah, e per la giustizia e questa richiede una attenta disamina delle condizioni e degli obiettivi a cui sono volte le leggi. Anche se una sola persona venisse uccisa ingiustamente è un fatto gravissimo davanti ad Allah... Ricorda il versetto &quot;è come se avesse ucciso l&#039;umanità intera...&quot; Come già detto Ramadan non contesta che gli hudud facciano parte della “sharî’a islamica”, ma che siano il luogo dove si misura la fedeltà all&#039;islam, è diverso... 
Per quanto riguarda le opere classiche, ma perché non cominciate a tradurle? Personalmente non sono in grado di farlo, altrimenti lo farei, è una grande responsabilità e si deve farlo con cura... io normalmente mi servo di traduzioni in francese, che non sono ben fatte... Datevi da fare, non c&#039;è un monopolio dell&#039;editoria islamica... 
Ti dò ragione quando dici che il discorso della misericordia da solo non basta, è vero, esiste anche la giustizia, la punizione, &quot; con il Mio rigore punisco chi voglio, ma la Mia misericodia abbraccia ogni cosa&quot; recita un versetto, e questo dice il rapporto fra le due... 
Salam, PK</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salam aleicum, per quanto riguarda il nostro legame con l&#8217;Ucoii certo che esiste, ma la precisazione ha il suo senso in quanto islam-online non è l&#8217;organo di informazione dell&#8217;Ucoii, associazione al quale interno ci sono sensibilità molto diverse da quelle mie o di Hamza, c&#8217;è un legame, ma anche un&#8217;indipendenza&#8230;<br />
Conoscendo poi Tariq Ramadan so per certo che il suo scopo non è di guadagnare consenso, lavora per Allah, e per la giustizia e questa richiede una attenta disamina delle condizioni e degli obiettivi a cui sono volte le leggi. Anche se una sola persona venisse uccisa ingiustamente è un fatto gravissimo davanti ad Allah&#8230; Ricorda il versetto &#8220;è come se avesse ucciso l&#8217;umanità intera&#8230;&#8221; Come già detto Ramadan non contesta che gli hudud facciano parte della “sharî’a islamica”, ma che siano il luogo dove si misura la fedeltà all&#8217;islam, è diverso&#8230;<br />
Per quanto riguarda le opere classiche, ma perché non cominciate a tradurle? Personalmente non sono in grado di farlo, altrimenti lo farei, è una grande responsabilità e si deve farlo con cura&#8230; io normalmente mi servo di traduzioni in francese, che non sono ben fatte&#8230; Datevi da fare, non c&#8217;è un monopolio dell&#8217;editoria islamica&#8230;<br />
Ti dò ragione quando dici che il discorso della misericordia da solo non basta, è vero, esiste anche la giustizia, la punizione, &#8221; con il Mio rigore punisco chi voglio, ma la Mia misericodia abbraccia ogni cosa&#8221; recita un versetto, e questo dice il rapporto fra le due&#8230;<br />
Salam, PK</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Jibril abu 'Isa</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/03/%c2%abesse-sono-una-veste-per-voi-e-voi-una-veste-per-loro%c2%bb/comment-page-1/#comment-3125</link>
		<dc:creator>Jibril abu 'Isa</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 18:10:19 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile sorella, assalamu alaikum wa rahmaatu-llahi wa barakaatuhu.

Cercherò di prendere brevemente in considerazione alcune delle tue cortesi precisazioni, non potendo dilungarmi su tutte, come pure meriterebbero.


Credo innanzi tutto che la precisazione sul rapporto tra l’Ucoii e questo sito sia tutto sommato superflua. Non ho infatti scritto che questo sia “il sito dell’Ucoii”, ma che “in un modo o nell’altro esso è direttamente collegato” alle sue attività pubbliche. E non potrebbe essere diversamente dato che sia tu, gentile sorella, che il sig. Piccardo fate parte del consiglio direttivo della stessa organizzazione con incarichi a dir poco di rilievo. Dunque, non solo si propongono qui le attività dell’Ucoii, ma le opinioni dei suoi membri più rappresentativi.

Consiglierei dunque di evitare delle precisazioni che risultano un poco equivoche per l’intelligenza dei lettori, così come accade quando non si vuole lasciare intendere che il legame ed il dibattito tra grandi associazioni come Ucoii, Gmi, Admi e via elencando, è lo stesso che potrebbe stabilirsi attorno ad un tavolo nel salotto di casa, essendo tutte queste sigle essenzialmente fondate su due o tre gruppi famigliari egemoni in Italia.


Mi dispiace poi che ti sembri “agghiacciante” il fatto che, a seguito di un tuo articolo per più versi condivisibile, mi concentri subito sul “nocciolo” della questione. E’ infatti 20 anni che sentiamo parlare di “amore” e “fratellanza”, tanto per iscritto quanto negli incontri pubblici: questo sarà un po’ per schermirsi dagli attacchi islamofobi, un po’ per l’eccessiva influenza di una cultura letteraria slegata dal suo proprio contesto shara’itico, un po’ per la tendenza dilagante a semplificare le questioni sul piano moraleggiante di una fede ridotta a savoir faire. Ero cristiano prima di essere Musulmano, di riflessioni sull’amore ne ho lette e sentite tante, e grazie a Dio ho poi capito che la tenerezza della Misericordia non ha ragion d’essere, nella maggior parte dei casi, senza il basilare fondamento della Conoscenza e la necessaria severità della Giustizia.


Ho letto con attenzione la moratoria, probabilmente ho finito per conoscerla addirittura meglio di voi. E’ perciò che mi son ripetutamente premurato di consigliare uno dei suoi firmatari, proprio perché ne comprendo tutto il potenziale diseducativo, che ben riassumi nelle tue considerazioni. E’ infatti chiaro che questa moratoria non ha alcun peso reale nei Paesi Musulmani, né potrebbe averne, oltre che per i suoi contenuti, anche per la pochezza delle sue argomentazioni e per il carattere francamente sconosciuto dei suoi firmatari.

C’è anche da chiedersi che senso abbia appellarsi alla sospensione degli hudud proprio nell’epoca in cui questi sono meno praticati nei Paesi Musulmani (i Paesi che effettivamente li praticano si possono forse contare sulle dita di una mano), e per di più visto che tale appello proviene da Musulmani che non risiedono e talora non hanno mai risieduto in questi Paesi.


L’impressione è che si cerchi di guadagnare del consenso a buon mercato, nei confronti di una questione irrisoria nel concreto, ma altamente significativa per ciò che concerne l’integrità della dottrina Islamica. Emerge qui il tentativo di accreditarsi come “fedeli alla tradizione” – per il semplice fatto di citarla, e di discuterla – ma “attenti al contesto attuale” – ovvero completamente supini alla mentalità occidentale, pur con qualche distinguo di maniera e fondato più su preconcetti politici e culturali, cui si trovano di volta in volta “riscontri” nelle Fonti religiose.


Una serie di osservazioni, dunque, in riferimento al merito della moratoria.

A proposito delle riflessioni personali di questo o quell’intellettuale sulla “appropriatezza” delle pene corporali in un’epoca od in un’altra, è necessario innanzi tutto tornare alla Parola di Allah. Egli dice nella Sura della Tavola imbandita, al v. 38: “Tagliate la mano al ladro ed alla ladra per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è Eccelso Saggio”. Iddio ha usato l’imperativo perché è un ordine e ha chiamato Se Stesso: Saggio perché ciò che il Saggio fa è giusto,adeguato ed opportuno.


Dice altresì l’Altissimo: “Flagellate la fornicatrice ed il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite nell’applicazione della religione di Allah se credete in Lui e nell’ultimo giorno e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione” [la Luce, 2]. “E non vi impietosite”, significa “a prescindere da chi sia il malcapitato”: ovvero esattamente il contrario di un ragionamento che “a partire dal contesto” vanifichi un ordine di Allah. E’ poi detto: “se credete in Lui e nell’ultimo giorno”, come dire: chi non applicherà ciò in presenza di prove schiaccianti non è un vero credente.


Ancora nella Sura della Tavola imbandita, l’Altissimo si esprime in questo senso: “La ricompensa di coloro che fanno guerra ad Allah ed al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è soltanto che siano uccisi o crocifissi, che siano tagliate la mano e la gamba dai lati opposti o che siano esiliati sulla terra. Ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita. Nell’altra vita avranno castigo immenso” [v. 33]. Utilizzando il termine “innamaa”, è negato chiaramente che ci possano essere altre “ricompense” al di là di questa. E’ poi detto: “Ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita”, concludendo dunque: “Nell’altra vita avranno castigo immenso”. Il castigo è dunque chiaramente presente in questo dunya, oltreché nell’aldilà.


Risulta dunque evidente come lo statuto degli hudud non è certo “falsamente assimiliato alla Shari’a Islamica”, come sostenuto dal sig. Ramadan, che vorrebbe fare perno sull’ovvia osservazione che “la Shari’a non si riduce agli hudud” per promuoverne la sospensione di fatto e l’esclusione di diritto dal patrimonio giurisprudenziale della Ummah di Muhammad. Essi ne sono invece una parte fondamentale, e benché oggi sia chiaramente senza senso discuterne l’applicabilità da parte di un Musulmano Europeo che vive in Europa (come invece fa il sig. Ramadan), è invece essenziale che ogni Musulmano ne conservi la coscienza nella sua comprensione del Din di Allah nella sua integrità e coerenza.


Già il Califfo ‘Umar, indebitamente chiamato in causa in virtù di un episodio ben circoscritto e specifico del suo regno, mise in guardia da certe derive negazioniste, con una lungimiranza che in un altro contesto potremmo definire veramente profetica.

Disse infatti: “In verità Iddio invio Muhammad con la Verità e fece discendere su di Lui il Libro, e su Ciò che fece scendere su di Lui c’era il versetto della lapidazione, lo recitammo lo memorizzammo lo comprendemmo quindi l’Inviato di Dio lapidò e lapidammo noi dopo di Lui; ma temo che col passare del tempo possa dire qualcuno: “Non troviamo la lapidazione nel libro di Dio!”, quindi rimangano traviati per aver abbandonato un dovere che Dio fece scendere, ché certamente la lapidazione è verità nel libro di Dio Altissimo per colui che fornicò qualora abbia consumato il matrimonio, uomo o donna che sia, qualora ci siano le prove o sia incinta o confessi” [Autenticato di comune accordo].

E’ da notare che benché questo versetto fosse relativo ad una questione specifica, esso menziona chiaramente la concomitanza tra il traviamento e l’abbandono dei doveri rivelati da Dio, sanciti appunto come “verità”. In quell’occasione, il discorso fu rilasciato dinnanzi a numerosi Sahaba, e nessuno si alzò per contraddirlo – come invece sappiamo era costume fare, anche nei confronti del Califfo, qualora costui avesse assunto una posizione contraria all’autentica Sunna profetica. Ciò vale, per i Sapienti Musulmani e per la Comunità dei credenti, come una indicazione di accordo unanime tra i Compagni, il che stabilisce di per sé una risoluzione vincolante sul piano del credo ortodosso e della giurisprudenza sunnita.


Sono solo alcune delle osservazioni possibili, e già soltanto in via del tutto preliminare. Basterebbe il buon senso, per domandarsi quando mai l’umanità ha visto un’età completamente di giustizia, perfino poco dopo la morte del Profeta Muhammad – su di lui siano la Pace e le benedizioni d’Iddio.

Quando a subire ingiustizia furono alcuni tra gli uomini più illustri di ogni epoca, quale Salaf o Sapiente si è alzato per invocare la moratoria degli hudud, in virtù di un “contesto sociale ben poco fedele al messaggio islamico”? Iddio ha dunque rivelato gli hudud affinché restassero legittimamente in vigore per pochi anni soltanto, finché non ci fosse stata di nuovo (sic) “giustizia per tutti”?


E successivamente, a cosa dovrebbe condurre una “seria riflessione” sulle pene corporali, una volta che le si sia “sospese”? Si attenderà la “giustizia sociale”, cara agli utopisti di ogni orientamento del XIX secolo, per applicarle nuovamente? E se questa “giustizia”, incredibilmente, non venisse più, le si “abrogherebbe” del tutto? Ma se questa invece venisse, non sarebbero allora additate come “eccessive”, in un momento in cui in fondo la società “va per il verso giusto”? Sono dunque definitivamente “inadeguate”, o – come dice Tariq Ramadan in un passaggio in cui esce da quell’argomentare fumoso che lo contraddistingue – è addirittura “nostra responsabilità morale e religiosa che si metta immediatamente fine all’applicazione degli hudûd che sono falsamente assimilati alla “sharî’a islamica”?


Non mi dilungo ulteriormente, riservandomi eventualmente di approfondire alcune questioni, all’occorrenza in altra sede. Quel che mi sembra necessario comprendere è che non è più possibile ragionare prescindendo dalle esigenze elementari di una Comunità fondata sulla Conoscenza.

Si dice che va bene la Conoscenza, MA serve ANCHE l’attivismo. Questo, dopo oltre vent’anni di attività, ha lasciato gl’Italiani praticamente senza alcun libro decente, fatte salve rare eccezioni, e senza alcun progetto di formazione strutturato, mentre sono decuplicati attivismi di ogni risma, senza alcuna concreta base dottrinale o culturale. Così diciamo che va bene se qualcuno tradurrà i libri “classici”, MA “accanto a questi” si deve ANCHE “informare circa il dibattito contemporaneo”. Concretamente, questo significa che gli Italiani Musulmani non hanno alcun riferimento di base per la comprensione della propria religione, e che chiunque può permettersi di dire qualsiasi cosa, facendo perno sulla “specialità del tempo profetico”, come a dire che l’Islam fu bello e giusto, ma ora dobbiamo limitarci a trarne qualche pia ispirazione, per impegnarci poi di testa nostra nell’agone politico di tutti i giorni.


Concluderei con una citazione augurandomi che questi interventi possano chiarificare a tutti i lettori, non esclusi i redattori di questo sito, quale sia l’urgenza di riordinare le nostre priorità di Musulmani Italiani, e che questo nostro tentativo sia compreso nella sua premura fraterna, disponibilità personale, intenzione sincera, e sforzo per il Volto di Dio.


“Si è molto discusso in occidente e in ambienti islamici modernisti a proposito dell’interpretazione “evolutiva” delle norme sciaraitiche relative alla fornicazione. Non vogliamo certo portare il nostro contributo ad un dibattito che giudichiamo improprio in ambiente non islamico e che sfiora l’eresia e la blasfemità se coinvolge musulmani. [..] La Parola di Allah – gloria a Lui l’Altissimo – e la Sunna dell’Inviato – Pace e benedizioni su di lui – sono le nostre fonti di diritto, le quattro scuole di diritto canoniche rappresentano l’interpretazione ortodossa e accettata di quella Parola e di quella Sunna. Le procedure penali, la legislazione relativa alla testimonianza e tutte le garanzie previste dalla Legge Islamica sono tali da impedire qualsiasi abuso nell’applicazione delle Leggi di Allah. Ogni movimento tendente ad adeguarle alla corruzione dei tempi presenti è dottrinalmente infondato e dimostra nei suoi fautori la carenza di quel sentimento che deve contraddistinguere tanto il semplice credente quanto lo studioso di diritto: la taqwa, il timor di Allah.” [Nota a Sura an-Nur, v.2].</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile sorella, assalamu alaikum wa rahmaatu-llahi wa barakaatuhu.</p>
<p>Cercherò di prendere brevemente in considerazione alcune delle tue cortesi precisazioni, non potendo dilungarmi su tutte, come pure meriterebbero.</p>
<p>Credo innanzi tutto che la precisazione sul rapporto tra l’Ucoii e questo sito sia tutto sommato superflua. Non ho infatti scritto che questo sia “il sito dell’Ucoii”, ma che “in un modo o nell’altro esso è direttamente collegato” alle sue attività pubbliche. E non potrebbe essere diversamente dato che sia tu, gentile sorella, che il sig. Piccardo fate parte del consiglio direttivo della stessa organizzazione con incarichi a dir poco di rilievo. Dunque, non solo si propongono qui le attività dell’Ucoii, ma le opinioni dei suoi membri più rappresentativi.</p>
<p>Consiglierei dunque di evitare delle precisazioni che risultano un poco equivoche per l’intelligenza dei lettori, così come accade quando non si vuole lasciare intendere che il legame ed il dibattito tra grandi associazioni come Ucoii, Gmi, Admi e via elencando, è lo stesso che potrebbe stabilirsi attorno ad un tavolo nel salotto di casa, essendo tutte queste sigle essenzialmente fondate su due o tre gruppi famigliari egemoni in Italia.</p>
<p>Mi dispiace poi che ti sembri “agghiacciante” il fatto che, a seguito di un tuo articolo per più versi condivisibile, mi concentri subito sul “nocciolo” della questione. E’ infatti 20 anni che sentiamo parlare di “amore” e “fratellanza”, tanto per iscritto quanto negli incontri pubblici: questo sarà un po’ per schermirsi dagli attacchi islamofobi, un po’ per l’eccessiva influenza di una cultura letteraria slegata dal suo proprio contesto shara’itico, un po’ per la tendenza dilagante a semplificare le questioni sul piano moraleggiante di una fede ridotta a savoir faire. Ero cristiano prima di essere Musulmano, di riflessioni sull’amore ne ho lette e sentite tante, e grazie a Dio ho poi capito che la tenerezza della Misericordia non ha ragion d’essere, nella maggior parte dei casi, senza il basilare fondamento della Conoscenza e la necessaria severità della Giustizia.</p>
<p>Ho letto con attenzione la moratoria, probabilmente ho finito per conoscerla addirittura meglio di voi. E’ perciò che mi son ripetutamente premurato di consigliare uno dei suoi firmatari, proprio perché ne comprendo tutto il potenziale diseducativo, che ben riassumi nelle tue considerazioni. E’ infatti chiaro che questa moratoria non ha alcun peso reale nei Paesi Musulmani, né potrebbe averne, oltre che per i suoi contenuti, anche per la pochezza delle sue argomentazioni e per il carattere francamente sconosciuto dei suoi firmatari.</p>
<p>C’è anche da chiedersi che senso abbia appellarsi alla sospensione degli hudud proprio nell’epoca in cui questi sono meno praticati nei Paesi Musulmani (i Paesi che effettivamente li praticano si possono forse contare sulle dita di una mano), e per di più visto che tale appello proviene da Musulmani che non risiedono e talora non hanno mai risieduto in questi Paesi.</p>
<p>L’impressione è che si cerchi di guadagnare del consenso a buon mercato, nei confronti di una questione irrisoria nel concreto, ma altamente significativa per ciò che concerne l’integrità della dottrina Islamica. Emerge qui il tentativo di accreditarsi come “fedeli alla tradizione” – per il semplice fatto di citarla, e di discuterla – ma “attenti al contesto attuale” – ovvero completamente supini alla mentalità occidentale, pur con qualche distinguo di maniera e fondato più su preconcetti politici e culturali, cui si trovano di volta in volta “riscontri” nelle Fonti religiose.</p>
<p>Una serie di osservazioni, dunque, in riferimento al merito della moratoria.</p>
<p>A proposito delle riflessioni personali di questo o quell’intellettuale sulla “appropriatezza” delle pene corporali in un’epoca od in un’altra, è necessario innanzi tutto tornare alla Parola di Allah. Egli dice nella Sura della Tavola imbandita, al v. 38: “Tagliate la mano al ladro ed alla ladra per punirli di quello che hanno fatto e come sanzione da parte di Allah. Allah è Eccelso Saggio”. Iddio ha usato l’imperativo perché è un ordine e ha chiamato Se Stesso: Saggio perché ciò che il Saggio fa è giusto,adeguato ed opportuno.</p>
<p>Dice altresì l’Altissimo: “Flagellate la fornicatrice ed il fornicatore, ciascuno con cento colpi di frusta e non vi impietosite nell’applicazione della religione di Allah se credete in Lui e nell’ultimo giorno e che un gruppo di credenti sia presente alla punizione” [la Luce, 2]. “E non vi impietosite”, significa “a prescindere da chi sia il malcapitato”: ovvero esattamente il contrario di un ragionamento che “a partire dal contesto” vanifichi un ordine di Allah. E’ poi detto: “se credete in Lui e nell’ultimo giorno”, come dire: chi non applicherà ciò in presenza di prove schiaccianti non è un vero credente.</p>
<p>Ancora nella Sura della Tavola imbandita, l’Altissimo si esprime in questo senso: “La ricompensa di coloro che fanno guerra ad Allah ed al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è soltanto che siano uccisi o crocifissi, che siano tagliate la mano e la gamba dai lati opposti o che siano esiliati sulla terra. Ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita. Nell’altra vita avranno castigo immenso” [v. 33]. Utilizzando il termine “innamaa”, è negato chiaramente che ci possano essere altre “ricompense” al di là di questa. E’ poi detto: “Ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita”, concludendo dunque: “Nell’altra vita avranno castigo immenso”. Il castigo è dunque chiaramente presente in questo dunya, oltreché nell’aldilà.</p>
<p>Risulta dunque evidente come lo statuto degli hudud non è certo “falsamente assimiliato alla Shari’a Islamica”, come sostenuto dal sig. Ramadan, che vorrebbe fare perno sull’ovvia osservazione che “la Shari’a non si riduce agli hudud” per promuoverne la sospensione di fatto e l’esclusione di diritto dal patrimonio giurisprudenziale della Ummah di Muhammad. Essi ne sono invece una parte fondamentale, e benché oggi sia chiaramente senza senso discuterne l’applicabilità da parte di un Musulmano Europeo che vive in Europa (come invece fa il sig. Ramadan), è invece essenziale che ogni Musulmano ne conservi la coscienza nella sua comprensione del Din di Allah nella sua integrità e coerenza.</p>
<p>Già il Califfo ‘Umar, indebitamente chiamato in causa in virtù di un episodio ben circoscritto e specifico del suo regno, mise in guardia da certe derive negazioniste, con una lungimiranza che in un altro contesto potremmo definire veramente profetica.</p>
<p>Disse infatti: “In verità Iddio invio Muhammad con la Verità e fece discendere su di Lui il Libro, e su Ciò che fece scendere su di Lui c’era il versetto della lapidazione, lo recitammo lo memorizzammo lo comprendemmo quindi l’Inviato di Dio lapidò e lapidammo noi dopo di Lui; ma temo che col passare del tempo possa dire qualcuno: “Non troviamo la lapidazione nel libro di Dio!”, quindi rimangano traviati per aver abbandonato un dovere che Dio fece scendere, ché certamente la lapidazione è verità nel libro di Dio Altissimo per colui che fornicò qualora abbia consumato il matrimonio, uomo o donna che sia, qualora ci siano le prove o sia incinta o confessi” [Autenticato di comune accordo].</p>
<p>E’ da notare che benché questo versetto fosse relativo ad una questione specifica, esso menziona chiaramente la concomitanza tra il traviamento e l’abbandono dei doveri rivelati da Dio, sanciti appunto come “verità”. In quell’occasione, il discorso fu rilasciato dinnanzi a numerosi Sahaba, e nessuno si alzò per contraddirlo – come invece sappiamo era costume fare, anche nei confronti del Califfo, qualora costui avesse assunto una posizione contraria all’autentica Sunna profetica. Ciò vale, per i Sapienti Musulmani e per la Comunità dei credenti, come una indicazione di accordo unanime tra i Compagni, il che stabilisce di per sé una risoluzione vincolante sul piano del credo ortodosso e della giurisprudenza sunnita.</p>
<p>Sono solo alcune delle osservazioni possibili, e già soltanto in via del tutto preliminare. Basterebbe il buon senso, per domandarsi quando mai l’umanità ha visto un’età completamente di giustizia, perfino poco dopo la morte del Profeta Muhammad – su di lui siano la Pace e le benedizioni d’Iddio.</p>
<p>Quando a subire ingiustizia furono alcuni tra gli uomini più illustri di ogni epoca, quale Salaf o Sapiente si è alzato per invocare la moratoria degli hudud, in virtù di un “contesto sociale ben poco fedele al messaggio islamico”? Iddio ha dunque rivelato gli hudud affinché restassero legittimamente in vigore per pochi anni soltanto, finché non ci fosse stata di nuovo (sic) “giustizia per tutti”?</p>
<p>E successivamente, a cosa dovrebbe condurre una “seria riflessione” sulle pene corporali, una volta che le si sia “sospese”? Si attenderà la “giustizia sociale”, cara agli utopisti di ogni orientamento del XIX secolo, per applicarle nuovamente? E se questa “giustizia”, incredibilmente, non venisse più, le si “abrogherebbe” del tutto? Ma se questa invece venisse, non sarebbero allora additate come “eccessive”, in un momento in cui in fondo la società “va per il verso giusto”? Sono dunque definitivamente “inadeguate”, o – come dice Tariq Ramadan in un passaggio in cui esce da quell’argomentare fumoso che lo contraddistingue – è addirittura “nostra responsabilità morale e religiosa che si metta immediatamente fine all’applicazione degli hudûd che sono falsamente assimilati alla “sharî’a islamica”?</p>
<p>Non mi dilungo ulteriormente, riservandomi eventualmente di approfondire alcune questioni, all’occorrenza in altra sede. Quel che mi sembra necessario comprendere è che non è più possibile ragionare prescindendo dalle esigenze elementari di una Comunità fondata sulla Conoscenza.</p>
<p>Si dice che va bene la Conoscenza, MA serve ANCHE l’attivismo. Questo, dopo oltre vent’anni di attività, ha lasciato gl’Italiani praticamente senza alcun libro decente, fatte salve rare eccezioni, e senza alcun progetto di formazione strutturato, mentre sono decuplicati attivismi di ogni risma, senza alcuna concreta base dottrinale o culturale. Così diciamo che va bene se qualcuno tradurrà i libri “classici”, MA “accanto a questi” si deve ANCHE “informare circa il dibattito contemporaneo”. Concretamente, questo significa che gli Italiani Musulmani non hanno alcun riferimento di base per la comprensione della propria religione, e che chiunque può permettersi di dire qualsiasi cosa, facendo perno sulla “specialità del tempo profetico”, come a dire che l’Islam fu bello e giusto, ma ora dobbiamo limitarci a trarne qualche pia ispirazione, per impegnarci poi di testa nostra nell’agone politico di tutti i giorni.</p>
<p>Concluderei con una citazione augurandomi che questi interventi possano chiarificare a tutti i lettori, non esclusi i redattori di questo sito, quale sia l’urgenza di riordinare le nostre priorità di Musulmani Italiani, e che questo nostro tentativo sia compreso nella sua premura fraterna, disponibilità personale, intenzione sincera, e sforzo per il Volto di Dio.</p>
<p>“Si è molto discusso in occidente e in ambienti islamici modernisti a proposito dell’interpretazione “evolutiva” delle norme sciaraitiche relative alla fornicazione. Non vogliamo certo portare il nostro contributo ad un dibattito che giudichiamo improprio in ambiente non islamico e che sfiora l’eresia e la blasfemità se coinvolge musulmani. [..] La Parola di Allah – gloria a Lui l’Altissimo – e la Sunna dell’Inviato – Pace e benedizioni su di lui – sono le nostre fonti di diritto, le quattro scuole di diritto canoniche rappresentano l’interpretazione ortodossa e accettata di quella Parola e di quella Sunna. Le procedure penali, la legislazione relativa alla testimonianza e tutte le garanzie previste dalla Legge Islamica sono tali da impedire qualsiasi abuso nell’applicazione delle Leggi di Allah. Ogni movimento tendente ad adeguarle alla corruzione dei tempi presenti è dottrinalmente infondato e dimostra nei suoi fautori la carenza di quel sentimento che deve contraddistinguere tanto il semplice credente quanto lo studioso di diritto: la taqwa, il timor di Allah.” [Nota a Sura an-Nur, v.2].</p>
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		<title>Di: Ibrahim</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/03/%c2%abesse-sono-una-veste-per-voi-e-voi-una-veste-per-loro%c2%bb/comment-page-1/#comment-3118</link>
		<dc:creator>Ibrahim</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 09:12:57 +0000</pubDate>
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		<description>Caro fratello Youssef, as-Salamu &#039;alaykom wa Rahmatu-Llah! 
Alla replica della sorella fece seguito un ulteriore intervento del fratello Jibril, che feci appena in tempo a leggere. Questo è stato poi cancellato e sostituito dalla breve nota del direttore in cui si  fa riferimento al cestinamento di commenti &quot;che non riconoscono la fratellanza dei credenti&quot; (argomento che nel commento censurato non appariva affatto), ed in cui si dileggiano apertamente lui ed altri utenti, senza che fosse poi concesso un ulteriore diritto di replica né agli argomenti della sorella né al riferimento sarcastico nei confronti dei fratelli. 

Trovo che non sia questo il modo di condurre una discussione, anche franca, su temi così fondamentali, ed a maggior ragione in un sito che si pone a vario titolo come portavoce dei &quot;Musulmani Italiani&quot;. Wa Allahu A&#039;lam. 
Iddio ci perdoni, ci guidi e ci riunisca fraternamente presso il Bacino del Paradiso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro fratello Youssef, as-Salamu &#8216;alaykom wa Rahmatu-Llah!<br />
Alla replica della sorella fece seguito un ulteriore intervento del fratello Jibril, che feci appena in tempo a leggere. Questo è stato poi cancellato e sostituito dalla breve nota del direttore in cui si  fa riferimento al cestinamento di commenti &#8220;che non riconoscono la fratellanza dei credenti&#8221; (argomento che nel commento censurato non appariva affatto), ed in cui si dileggiano apertamente lui ed altri utenti, senza che fosse poi concesso un ulteriore diritto di replica né agli argomenti della sorella né al riferimento sarcastico nei confronti dei fratelli. </p>
<p>Trovo che non sia questo il modo di condurre una discussione, anche franca, su temi così fondamentali, ed a maggior ragione in un sito che si pone a vario titolo come portavoce dei &#8220;Musulmani Italiani&#8221;. Wa Allahu A&#8217;lam.<br />
Iddio ci perdoni, ci guidi e ci riunisca fraternamente presso il Bacino del Paradiso.</p>
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		<title>Di: Youssef</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/03/%c2%abesse-sono-una-veste-per-voi-e-voi-una-veste-per-loro%c2%bb/comment-page-1/#comment-3114</link>
		<dc:creator>Youssef</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 22:19:10 +0000</pubDate>
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		<description>Da parte mia, da un lato ringrazio tutti i curatori del sito sul quale si possono trovare in italiano (cosa rara....) ottimi commenti al Corano ed alla Sunna; dall&#039;altro, mi trovo perfettamente d&#039;accordo con la replica del (della) direttore qui sopra riportata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da parte mia, da un lato ringrazio tutti i curatori del sito sul quale si possono trovare in italiano (cosa rara&#8230;.) ottimi commenti al Corano ed alla Sunna; dall&#8217;altro, mi trovo perfettamente d&#8217;accordo con la replica del (della) direttore qui sopra riportata.</p>
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		<title>Di: Jack</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/03/%c2%abesse-sono-una-veste-per-voi-e-voi-una-veste-per-loro%c2%bb/comment-page-1/#comment-3074</link>
		<dc:creator>Jack</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 10:05:46 +0000</pubDate>
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		<description>Certo alla base non ci deve essere una demonizzazione della modernità come spesso mi pare di percepire nelle vostre parole, neanche una supervalutazione però, noi non crediamo che la storia si muova solo in progresso. Si deve assumere criticamente sia il passato che il presente, riconoscendo allo stesso tempo la “specialità” del tempo profetico. 
Ringrazio per la chiarezza e per l&#039;umanità profonda femminile dimostrata
Finalmente una risposta corretta e convinta
Grazie
Che Allah ci protegga sempre</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo alla base non ci deve essere una demonizzazione della modernità come spesso mi pare di percepire nelle vostre parole, neanche una supervalutazione però, noi non crediamo che la storia si muova solo in progresso. Si deve assumere criticamente sia il passato che il presente, riconoscendo allo stesso tempo la “specialità” del tempo profetico.<br />
Ringrazio per la chiarezza e per l&#8217;umanità profonda femminile dimostrata<br />
Finalmente una risposta corretta e convinta<br />
Grazie<br />
Che Allah ci protegga sempre</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: direttore</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/03/%c2%abesse-sono-una-veste-per-voi-e-voi-una-veste-per-loro%c2%bb/comment-page-1/#comment-3059</link>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 22:21:09 +0000</pubDate>
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		<description>Per decisione comune della redazione e della direzione i commenti aggressivi e formalmente scorretti (ad esempio non riconoscere la fratellanza dei credenti) saranno d&#039;ora in poi cestinati.
A proposito della legittimità del testo &quot;Il Corano e le donne&quot; che ha suscitato tanta polemica in 3 (tre) autonominatisi guardiani dell&#039;ortodossia (ma quale?) ricordo che il testo è stato rivisto dal dr. Ahmed El Abbadi, Segretario Generale della Ligue des savants du Maroc.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per decisione comune della redazione e della direzione i commenti aggressivi e formalmente scorretti (ad esempio non riconoscere la fratellanza dei credenti) saranno d&#8217;ora in poi cestinati.<br />
A proposito della legittimità del testo &#8220;Il Corano e le donne&#8221; che ha suscitato tanta polemica in 3 (tre) autonominatisi guardiani dell&#8217;ortodossia (ma quale?) ricordo che il testo è stato rivisto dal dr. Ahmed El Abbadi, Segretario Generale della Ligue des savants du Maroc.</p>
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		<title>Di: direttore</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2012/03/%c2%abesse-sono-una-veste-per-voi-e-voi-una-veste-per-loro%c2%bb/comment-page-1/#comment-3054</link>
		<dc:creator>direttore</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 07:04:54 +0000</pubDate>
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		<description>Salam aleicum Jibril, una serie di precisazioni : il sito islam-online non è dell’Ucoii, associazione che ha un suo sito, è tenuto da un piccolo gruppo di musulmani e musulmane, alcuni fanno parte anche dell’Ucoii, altri no, i più assidui siamo io e Hamza… Poi, fratello mio, trovo un po’ agghiacciante che tra tutto il discorso che faccio sull’amore quello che “ti fa piacere!” è la piccola parte che riguarda le pene… Circa queste, gli huduh, anch’io sono firmataria della Moratoria di Tariq Ramadan, che faresti bene a rileggere, la quale chiede una sospensione delle pene per dar luogo ad una riflessione seria su di esse, a causa di un contesto sociale ben poco fedele al messaggio islamico e la loro applicazione discriminatoria sui poveri e non sui potenti… (quanti governanti, oggi,sono stati frustati o hanno subito delle pene?) Ti riporto qualche frase della moratoria: “Tutti gli ulamâ’ (sapienti) del mondo musulmano di ieri e di oggi, e di ogni corrente di pensiero, riconoscono l’esistenza dei testi dottrinali che parlano di punizioni corporali (Corano e Sunna), della lapidazione delle donne e degli uomini adulteri (Sunna), della pena capitale (Corano e Sunna). Si tratta di un contenuto oggettivo dei testi che gli ulamâ’ non hanno mai messo in discussione. Le divergenze tra gli ulamâ’ e tra le diverse correnti di pensiero (letteralista, riformista, razionalista, ecc.) riguardano soprattutto l’interpretazione di alcuni testi e /o le condizioni dell’applicazione delle pene previste dal codice penale islamico, la natura dell’infrazione commessa, testimonianze, contesto sociale e politico, ecc.) o, infine, più ampiamente e più fondamentalmente al loro grado di adeguatezza al tempo che viviamo…” E riporta l’esempio di Umar che sospese l’applicazione del taglio della mano in un periodo di carestia… Quello che Ramadan contesta inoltre è il fatto che esse siano assunte a sinonimo di islamicità, che bastino esse perché una società si senta islamica, mentre essa lo è solo se pratica la giustizia verso tutti… Noi abbiamo l’esempio del profeta, su di lui la preghiera e la pace divine, che ,come riportato da diversi hadith cercava per quanto possibile di salvare le persone e non di condannarle… Il discorso delle punizioni non funziona da solo, deve essere accompagnato dal resto… Per quanto riguarda il testo di Asma Lamrabet sulla regina di Saba, lo trovi a destra, volevamo mettere un esempio di interpretazione (mia) del versetto della Sura ai Romani diversa da quella citata di Ar-Râzî, che è veramente ingiusta verso le donne… Ripeto per l’ultima volta, Asma Lamrabet certo evidenzia dei commenti sulle donne nell’esegesi antica poco giusti verso di esse, in linea poi con un cultura molto diffusa di disprezzo della donna, ma il suo scopo non è di denigrare i loro autori e lo dice espressamente, non è una nemica dell’islam, quanto di mostrare come ci possano essere anche intepretazioni diverse, che mettano in luce altri aspetti del messaggio coranico rimasti in ombra in passato, che sottolineano la stessa natura e dignità di uomo e donna, non per una smania di modernità, questi concetti esistono nelle Fonti. E ancora ribadisco ancora criticare alcuni aspetti non significa demolire il loro apporto. Io sono d’accordo come diceva un altro fratello, Fabrizio mi pare, che c’è bisogno di tradurre le opere classiche, e chi lo può fare lo deve fare, ma accanto a queste si deve anche informare circa il dibattito contemporaneo in corso nel mondo musulmano. Certo alla base non ci deve essere una demonizzazione della modernità come spesso mi pare di percepire nelle vostre parole, neanche una supervalutazione però, noi non crediamo che la storia si muova solo in progresso. Si deve assumere criticamente sia il passato che il presente, riconoscendo allo stesso tempo la “specialità” del tempo profetico. Così la pensiamo, apparteniamo io ed Hanza a quel filone di pensiero che si vuole fedele alla tradizione ma anche attento al contesto attuale. Con questo io avrei concluso perché non ho molto tempo, Allah ci guidi per la Sua strada, salam aleicum, Pk</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salam aleicum Jibril, una serie di precisazioni : il sito islam-online non è dell’Ucoii, associazione che ha un suo sito, è tenuto da un piccolo gruppo di musulmani e musulmane, alcuni fanno parte anche dell’Ucoii, altri no, i più assidui siamo io e Hamza… Poi, fratello mio, trovo un po’ agghiacciante che tra tutto il discorso che faccio sull’amore quello che “ti fa piacere!” è la piccola parte che riguarda le pene… Circa queste, gli huduh, anch’io sono firmataria della Moratoria di Tariq Ramadan, che faresti bene a rileggere, la quale chiede una sospensione delle pene per dar luogo ad una riflessione seria su di esse, a causa di un contesto sociale ben poco fedele al messaggio islamico e la loro applicazione discriminatoria sui poveri e non sui potenti… (quanti governanti, oggi,sono stati frustati o hanno subito delle pene?) Ti riporto qualche frase della moratoria: “Tutti gli ulamâ’ (sapienti) del mondo musulmano di ieri e di oggi, e di ogni corrente di pensiero, riconoscono l’esistenza dei testi dottrinali che parlano di punizioni corporali (Corano e Sunna), della lapidazione delle donne e degli uomini adulteri (Sunna), della pena capitale (Corano e Sunna). Si tratta di un contenuto oggettivo dei testi che gli ulamâ’ non hanno mai messo in discussione. Le divergenze tra gli ulamâ’ e tra le diverse correnti di pensiero (letteralista, riformista, razionalista, ecc.) riguardano soprattutto l’interpretazione di alcuni testi e /o le condizioni dell’applicazione delle pene previste dal codice penale islamico, la natura dell’infrazione commessa, testimonianze, contesto sociale e politico, ecc.) o, infine, più ampiamente e più fondamentalmente al loro grado di adeguatezza al tempo che viviamo…” E riporta l’esempio di Umar che sospese l’applicazione del taglio della mano in un periodo di carestia… Quello che Ramadan contesta inoltre è il fatto che esse siano assunte a sinonimo di islamicità, che bastino esse perché una società si senta islamica, mentre essa lo è solo se pratica la giustizia verso tutti… Noi abbiamo l’esempio del profeta, su di lui la preghiera e la pace divine, che ,come riportato da diversi hadith cercava per quanto possibile di salvare le persone e non di condannarle… Il discorso delle punizioni non funziona da solo, deve essere accompagnato dal resto… Per quanto riguarda il testo di Asma Lamrabet sulla regina di Saba, lo trovi a destra, volevamo mettere un esempio di interpretazione (mia) del versetto della Sura ai Romani diversa da quella citata di Ar-Râzî, che è veramente ingiusta verso le donne… Ripeto per l’ultima volta, Asma Lamrabet certo evidenzia dei commenti sulle donne nell’esegesi antica poco giusti verso di esse, in linea poi con un cultura molto diffusa di disprezzo della donna, ma il suo scopo non è di denigrare i loro autori e lo dice espressamente, non è una nemica dell’islam, quanto di mostrare come ci possano essere anche intepretazioni diverse, che mettano in luce altri aspetti del messaggio coranico rimasti in ombra in passato, che sottolineano la stessa natura e dignità di uomo e donna, non per una smania di modernità, questi concetti esistono nelle Fonti. E ancora ribadisco ancora criticare alcuni aspetti non significa demolire il loro apporto. Io sono d’accordo come diceva un altro fratello, Fabrizio mi pare, che c’è bisogno di tradurre le opere classiche, e chi lo può fare lo deve fare, ma accanto a queste si deve anche informare circa il dibattito contemporaneo in corso nel mondo musulmano. Certo alla base non ci deve essere una demonizzazione della modernità come spesso mi pare di percepire nelle vostre parole, neanche una supervalutazione però, noi non crediamo che la storia si muova solo in progresso. Si deve assumere criticamente sia il passato che il presente, riconoscendo allo stesso tempo la “specialità” del tempo profetico. Così la pensiamo, apparteniamo io ed Hanza a quel filone di pensiero che si vuole fedele alla tradizione ma anche attento al contesto attuale. Con questo io avrei concluso perché non ho molto tempo, Allah ci guidi per la Sua strada, salam aleicum, Pk</p>
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