“umma al-Wahida” (una sola comunità)
feb 11th, 2012 | Di direttore | Categoria: IslamLe vicende del Medio Oriente, oggi soprattutto quelle siriana, ma già in passato, e ancora, in Libano e in Iraq fino a sfiorare la Palestina, il differente dottrinale e giuridico tra musulmani sunniti e sciiti è stato ed è usato strumentalmente per agitare la fitna الفتنة tra i musulmani. Ci sembra utile proporre questa riflessione sull’unità nella diversità.
Dice Allah Altissimo nel Suo Libro generoso:
إِ نَّ هَذِهِ~ِ أُمَّتُكُمْ أُ مَّة ً وَاحِدَة ً وَأَنَا رَبُّكُمْ فَ اعْبُدُونِ
“ Sì, questa vostra Comunità è un’unica Comunità e Io sono il vostro Signore. AdorateMi!”
‘Inna Hadhihi ‘Ummatukum ‘Umma Wāĥida Wa ‘Anā Rabbukum Fā`budūni
Se guardiamo alla storia e alla nostra preoccupante contemporaneità non possiamo non renderci conto di quanto sia stato e sia disatteso questo versetto del Santo Corano.
A fronte di una rivelazione che fa del tawhid التوحيد la sua ragion d’essere e della Sunna l’interpretazione autentica di tale divina prerogativa, coloro i quali vi si sono convertiti, ne hanno continuamente trascurato l’applicazione e, anzi, hanno dato corpo alla profezia sulla divisione della Umma الأمة che il Messaggero di Allah predisse , dolorosamente.
الله Allah سبحانه وتعالى (gloria a Lui l’Altissimo) e il Suo Inviato صلى الله عليه وسلم (pbsl) non hanno escluso le differenze e le diverse interpretazioni possibili e compatibili, anzi, esse sono considerate una misericordia e una ricchezza nell’islam, ma stigmatizzato, nel Corano القرآن e nella Sunna السنة, il fatto che potessero diventare elemento di divisione, contrasto, scontro infraconfessionale, essere, in una parola pesante come un macigno e terribile per chi ne conosca la valenza: “fitan” فتن.
La prima lezione dell’unità nella diversità ci viene dalla dottrina delle sette letture سبعة أحرف (sebat huruf) in cui fu ricevuta la rivelazione coranica, così come ci riferisce il noto hadith:
‘Umar bin al-Khattab ha detto: «Ho sentito Hisham ibn Hakim leggere la sura al-Furqan quando il Messaggero di Allah* era in vita, e ascoltavo la sua lettura, quando però lesse molte lettere [huruf] che non mi aveva letto il Messaggero di Allah*, stavo per afferrarlo durante la salat, ma mi trattenni finché salutò [finché non concluse la preghiera], lo strinsi con i suoi vestiti, e dissi: “Chi ti ha recitato questa sura che ti ho sentito recitare?” Rispose: “Me l’ha recitata il Messaggero di Allah*”. Dissi: “Hai mentito, il Messaggero di Allah* me l’ha recitata in modo diverso da come la reciti tu”. Lo liberai per condurlo da Messaggero di Allah*, e dissi: “Ho sentito questo qua recitare la sura del Furqan con delle lettere che non hai recitato a me”. Disse il Messaggero di Allah*: “Fammelo venire… Recita Hisham!”. Lesse nello stesso modo che io avevo sentito, e poi il Messaggero di Allah* disse: “Così è stato rivelato”. Poi disse: “Recita ‘Umar!” Recitai nel modo nel quale mi è stato recitato. Infine disse il Messagero di Allah*: “Così è stato rivelato; In verità questo Corano è stato recitato in sette lettere, recitate dunque nel modo che vi è più facile”». (Bukhari 4991, Muslim, Abu Daud, Nisa’i, Tirmidhi e Ahmad).
Se Allah stesso, gloria a Lui, ha permesso che la Sua Parola, custodita e immutabile presso اللوح المحفوظ al- Lawhu-l-Mahfuz (la Tavola ben guardata, l’archetipo celeste del Corano) potesse essere correttamente recepita in sette diverse forme, in base ai diversi dialetti arabi della penisola, dobbiamo comprendere e accettare il concetto dell’unità nella diversità.
Quando la varietà interpretativa ha consentito che i المفسرون mufassirin , gli esegeti, ci arricchissero del loro sforzo di comprensione, di analisi e di sintesi dei significati dei versetti del Corano, e i الفقهاء fuqaha, i giurisperiti, producessero le grandi scuole di pensiero giuridico, senza sostanziale contrasto tra le diverse ipotesi di comprensione, fare di queste differenza occasione di divisione e scontro, è segno di profonda incomprensione della volontà divina e atteggiamento foriero di gravi conseguenze sulla nostra Umma أمة e sulla missione che i musulmani sono tenuti a testimoniare nel mondo.
Infatti, oltre a provocare dissidio e inimicizia tra i credenti dei diversi مذاهب madhaib, delle diverse طرق turuq, delle diverse interpretazioni dottrinali, queste فتن fitan hanno pesantemente limitato la nostra capacità di دعوة da’wa e sono state direttamente responsabili delle tragedie dei musulmani in Andalusia e Siqilliya e oggi insanguinano l’oriente islamico dall’Iraq al Pakistan.
Ci sembra che sia giunto il tempo di un serio e fattivo esame di coscienza di ogni credente e, soprattutto di coloro i quali hanno la responsabilità di orientare i musulmani: autorità giuridiche, علماء ulama ed esponenti della spiritualità islamica. Ognuno di loro dovrebbe essere sentire l’esigenza di rivolgersi all’insieme della أمة Umma con spirito di fratellanza per esaminare ed appianare ogni aspra contesa giuridica e dottrinale.
I musulmani devono essere capaci di raccogliere la sfida che la globalizzazione gli lancia. Devono potere rovesciare l’infausto teorema che vorrebbe che tutti i popoli si adeguino all’incultura del profitto e dello sfruttamento abietto del pianeta e dell’umanità, pena la loro emarginazione, la loro ghettizzazione in fasce di sottosviluppo o, quando resistono, l’embargo, la guerra, l’occupazione.
Il mondo islamico è oggi una realtà comprendente quasi un miliardo e mezzo di uomini e donne, un quarto circa dell’intera popolazione mondiale alla quale Allah, nella Sua immensa generosità ha allocato una parte consistente delle riserve energetiche del pianeta. Oltre a quelle di ben altre risorse umane e culturali sono ricchi i musulmani, spirito di solidarietà, misericordia reciproca, rispetto dei valori familiari e capacità di sacrificio.
Tutto questo patrimonio naturale ed umano è oggi disperso, mal utilizzato, prigioniero di regimi spesso dittatoriali e gestito da oligarchie corrotte ed inefficienti.
Le rivalità tra i suddetti regimi, nemici e divisi su ogni cosa a parte la pervicace volontà di mantenere il potere arricchendosi sulle spalle del popolo ha ingenerato una diffusa incapacità ad affrontare in modo complessivo e coordinato la sfida che il tempo in cui viviamo pone alla nostra أمة Umma,.
Avvertendoci con assoluta precisione e sinteticità su questa sfida Allah ci dice:
وَالْعَصْرِ(1) إِنَّ الإِنسَانَ لَفِي خُسْرٍ(2) إِلاَّ الَّذِينَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ وَتَوَاصَوْا بِالْحَقِّ وَتَوَاصَوْا بِالصَّبْرِ(3)
“Per il Tempo! Invero l’uomo è in perdita, eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza”.
Non voglio fare in questa sede il tafsir di questa eccezionale rivelazione divina ma solo attirare l’attenzione sulla correlazione tra la possibilità di salvezza e il metodo raccomandato che è appunto tutta inscritta in quel reiterato “vicendevolmente”.
E’ la raccomandazione alla reciprocità nel bene, alla solidarietà e, in definitiva all’unità di coloro che credono e testimoniano questa loro fede con l’azione positiva.
Il Corano dice:
“Non hanno viaggiato sulla terra e osservato quel che avvenne a coloro che li precedettero, che pure erano più potenti di loro e [lasciarono] maggiori vestigia sulla terra? Li afferrò Dio a causa dei loro peccati e non ebbero protettore alcuno contro Dio.” (Ghafir, 21)
I popoli musulmani del passato hanno edificato straordinarie civilizzazioni, le cui vestigia, dalla Cina alla Spagna, sono testimonianza del loro splendore e la cultura da essi espressa costituisce una parte importante della storia delle realizzazioni dell’intelletto umano. Ma quante di quelle civiltà e potenze decaddero a causa di فتن fitan, di discordie interne di cui approfittarono i loro avversari.
Per tutte queste ragioni un appello urgente e vibrante deve poter sorgere dall’Umma intera, affinché in ogni paese, in ogni università, in ogni consiglio di فتوى fatwa, in ogni organismo ufficiale o anche solo reale, di cultura islamica, si alzino dignitosamente in piedi uomini e donne di fede e conoscenza e si rendano disponibili ad un processo di fraterna comprensione, di nuova unità e di condivisione dei valori tra i credenti.
Solo in questa maniera, con un lavoro continuo e con la generalizzazione delle esperienze e delle buone pratiche, potremo, con il permesso di الله Allah e la Sua benedizione tendere ad essere quella أمة واحدة “comunità unica” che Lui ci ordina, ed essere per noi stessi e per tutta l’unità e il creato quei خليفة في الأرض “khalifa fil ard” per cui siamo stati formati.
h.r.p.



assalamu aleikom
sarebbe veramente auspicabile … il mondo musulmano e’ ancora “diviso” in sunniti e sciiti, e questa contrapposizione nuoce ancora all’interno del mondo islamico.
Ci sono regimi che pur di veder crollare un sistema (sciita) si alleano con l’america e il suo esecutore sionista che tutto vogliono meno che si sviluppi un mondo musulmano libero dalla oppressione capitalistica.
La fraterna comprensione e’ una via inevitabile che deve vedere tutti i musulmani sia sciiti sia sunniti consapevoli che fino a quando non ci sara’ unita’ i poteri che ora vogliono controllare il mondo non saranno battuti.
Solo quando l’Islam ha trovato l’unita’ ha anche trovato la forza di vincere la battaglia culturale e politica liberando i territori dall’invasione degli stati occidentali nel medio evo fino al 1800. Solo dopo cn la decadenza morale e politica l’occidente ha ripreso la sua aopera di colonizzazione.
La storia insegna e bisogna capire da dove nascono le sconfitte e le vittorie.
Musulmani, credenti di altre religioni … ed esseri umani delusi o violentati da testimonianze religiose aberranti … siamo un pò tutti sulla stessa barca che galleggia, talvolta più serenamente, talvolta più drammaticamente, sulle acque della precarietà, delle difficoltà e dei dolori dell’esistenza; l’inquietudine, che ne deriva, può spingerci a passi falsi,ovvero cercare individualisticamente la “massima sicurezza” che sembrano darci le posizioni “forti” (potere sugli altri, denaro, fascino personale, etc.); l’esperienza, poi, ci mostra che questa “potenza” ci toglie, più che darci (non è necessario essere raffinati conoscitori dell’animo umano per intuire la solitudine e l’infelicità che ci opprime quando siamo “potenti”, anche in campo religioso direi …). Pertanto è apprezzabile quanto sottolineato nell’articolo, ovvero la disponibilità alla cura vicendevole, nella consapevolezza della nostra non onnipotenza e non autosufficienza. Riecheggia qui quell’indicazione così saggia e giusta della Torah, quando, nel Levitico 19, raccomanda ” Amerai per l’altro quello che amerai per te stesso”. Questi anni di dialogo tra le religioni ci hanno mostrato che questo valore, definito “regola d’oro”, è presente in tutte le tradizioni, al di là di tutte le altre differenze, che, in un certo senso, andrebbero considerate un commento a questo insegnamento fondamentale relazione buona tra le persone. Riuscire a seguirla dà respiro alla nostra vita, ci rende presente la realtà divina e ci prospetta un orizzonte di Umma più universale che trascende, pur rispettandole, le differenze religiose e culturali. E’ difficile invece, almeno nella mia esperienza, operare il bene se si ha sempre il dito puntato contro qualcuno; diverso è richiamarci gli uni gli altri alle responsabilità del nostro operato, che può essere anche cieco e dannoso e pertanto non può essere banalizzato. Un caro saluto
Caro fratello Hamza R.P.
assalamu ‘alaykum, che la pace sia su di te e su tutti coloro che leggono.
Grazie!
Al tuo nobile appello ad alzarsi ritti in piedi per richiamarci tra di noi ad una fraterna comprensione, all’unità della Nobile Comunità (Umma) Muhammadiana, alla condivisione ed alla vicendevole raccomandazione della Verità (Haqq) e della pazienza (sabr) porto questo mio piccolo contributo, con l’augurio che possa essere utile a tutti noi, a Dio piacendo.
« LA CORDA DI ALLÂH » (habl Allàh)
«Tenetevi (a’tasimù) tutti insieme (giamì’an) alla corda (habl) di Allàh, e non dividetevi »(Corano Sura Imràn 3, vers. 103)
Commento (tafsir) di questo versetto di Ibn Kathìr:
Si dice che per «corda di Dio» si debba intendere ‘Patto di Dio’, come nell’altro versetto della Sura di Imran (112), dove è detto: «Cade su di loro l’umiliazione ovunque si trovino, a meno che [non si tengano] ad una corda (habl) che venga da Dio, o una corda che venga dagli uomini», e cioè a meno che non si tengano a un Patto o a un accordo di protezione.
E’ stato anche detto che la «corda di Allàh» è il Corano, come nel hadith che si tramanda da Alì, secondo il quale il Profeta avrebbe detto :«Il Corano è la fortissima corda di Allàh, ed è la Sua Via diritta».
E ancora più precisamente, Abù Gia’far at-Tabarì tramanda da Abù Sa’ìd che l’Inviato di Allàh Muhammad (su di lui le benedizioni e la pace divine) disse:«Il Libro di Allàh è ‘la corda di Allàh’ che si stende dal cielo alla terra.»
Ibn Mardawayh poi tramanda da ‘Abd Allàh che l’Inviato di Allàh sayydinò Muhammad (sas) disse: «Questo Corano è la fortissima corda di Allàh. E’ la luce più chiara, e la cura di maggior giovamento: per chi si attiene saldamente ad esso è salvaguardia infallibile (‘isma), e per chi lo segue salvezza»
Da Hudhayfa e da Zayd ben Arqam si tramanda un hadith molto simile. Wakì riporta da Abù Wà’il: «Abd Allàh esclamò: ‘Questo cammino è pieno di demoni, [che chiamano per sviare dal cammino divino, e dicono:] – Oh ‘Abd Allah, avanti, questa è la via!- Ma ‘tenetevi alla corda di Allàh’! E la corda di Allàh è il Corano’.»
(…)
As-Suyùtì riporta da Abù Sarih Al-Khazà’i che l’Inviato di Allàh sayydinà Muhammad (sas) disse: «Questo Corano è una corda: un capo è nelle mani di Allàh, e l’altro è nelle vostre mani. Tenetevi saldamente, e dopo di esso non devierete mai più»
Ar-Ràzì tramanda da ‘Alì che il Profeta disse: «Vi sarà sedizione (fitna)!» Gli chiesero: «Qual è la via d’uscita?» «Il Libro di Allàh» rispose. «In esso vi è la notizia di ciò che è venuto prima, l’annuncio di ciò verrà dopo, e il retto giudizio sulle questioni che sorgono tra voi. Ed esso è la fortissima corda di Allàh»
(Tratto dal Libro “La Sura della Famiglia di Imràn” di Ludovico Zamboni Ed. Orientamento/Al-Qibla- pag 285-86)
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” Dice Allàh, Il Maestoso, l’Altissimo: «Temete Allâh! (taqwa Allàh) ecco ciò che abbiamo ordinato a coloro cha hanno ricevuto il Libro prima di voi» (Corano 4,131). E dice ancora Allâh l’Altissimo: «Aiutatevi l’un l’altro in carità e pietà e non sostenetevi nel peccato e nella trasgressione» (Corano 5,2). Il vostro aiutarvi è nello ‘stare assieme’ [riunirvi] nel ricordo di Allâh (dhikru-Llâh), nel raccomandarvi a vicenda la verità (haqq) e nel raccomandarvi a vicenda la pazienza (sabr) (Corano 103,3), poiché lo scopo del Messaggio divino [portato] dal Profeta Muhammad -sas- (ar-risâla ar-rabbâniyya al-Muhammadiyya) è quello di diffondere la riunione tra gli uomini (ishâ’at al-ijtimâ’ bîn an-nâs), nel bene (khayr), nell’amore (mahabba), nell’affetto reciproco (mawadda) e nell’aiutarsi reciprocamente nell’adorazione di Dio (al-ta’àwana ‘alà altà’at) poiché invero, colui che ama dividere gli uomini in gruppi separati gli uni dagli altri (faraqat), che richiama gli uomini alla divisione, è il nemico di tutta l’umanità, ed esso è lo Shaytan (Satana) maledetto.
Il Bene (khayr) ha un padre? E il Male (sharr) ha un padre? Si!
Il padre del Bene: è la riunione (ijtimâ‘) delle persone nell’amore di Allâh e del Suo Profeta Muhammad (sas).
Il padre del Male: è la divisione (tafarraqat), la dispersione (tashatut), la spaccatura (tasada’), l’allontanamento (nizâ’a) delle persone tra di loro.
Dice Allàh, il Saggio (al-Hakim), il Sapiente (al-‘Alim):«Poiché Satana si intromette tra di loro. Satana per l’uomo, è un nemico manifesto» (Corano 17,53)
Certo il nemico della pecora è il lupo, che cerca di isolarla e allontanarla dal gregge [gruppo] e l’allontana dalle altre pecore per divorarla, cosi pure Satana cerca l’occasione per dividere [gli uomini]. Ci ricorda il nostro Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine): «Dovete rimanere con il gruppo perché il lupo mangia la pecora che si isola» (hadîth).
Che Allâh faccia, noi e voi, fratelli e aiutanti nell’ obbedienza a Lui e nel Suo ricordo (dhikr), e state attenti, state attenti alla divisione del gruppo dopo che Allâh vi ha riunito per aiutarvi tra di voi con l’affetto reciproco (mawadda), l’amore (mahabba), e che la moneta che circola tra noi e tra voi sia l’amore in Allâh (al mahabba fî-Llâh) e il rispetto reciproco.” (estratto da una lettera di Shaykh Mustafà Bassir – r.a.)
assalamu ‘alaykum
BismiLlahi arRahmani arRahim
AsSalaamu `alaykum wa rahmatuLlahi wa barakaatuHu,
molto semplicemente l’Unità può sussistere solo sulla Verità.
Quindi non sussiste nessun problema di divisione nel caso di divergenze minori e tutte accettabili, come quelle dei diversi madhaib o delle turuq o anche tra sunniti e quella parte di sciiti che divergono su aspetti che non contraddicono l’Islam; e in questi casi è doveroso non causare fitna.
Quando invece ci si trova davanti a divergenze profonde dalla Verità, che contraddicono in modo indubitabile e palese l’intero credo islamico, ed è il caso ad esempio dell’`aqida (il Credo) di molti sciiti, a partire dal Credo ufficiale dei duodecimani, in tal caso chi causa fitna sono essi stessi che rinnegano l’Islam e si definiscono musulmani e invitano i musulmani alla perdizione e al fuoco.
Questo genere di divergenze sono intollerabili, tanto più quando se ne fa’ portavoce il potere politico e tortura e massacra i musulmani che sono sulla Verità, così come avviene in Siria: questa è la vera fitna, e una riconciliazione non è possibile, come non è possibile fare patti col diavolo.
Bismi-lleehi ar-Rahmeeni er-Rahiim
es-seleemu ‘eleikum ue rahmetu-llaahi ue berakeetuhu
Cio’ che ha detto il fratello Yusuf, e cioe’ che l’unita’ puo’ sussistere soltanto sulla verita’, e’ senz’altro vero qualora lui intenda che “dovrebbe” sussistere soltanto su di essa. Purtroppo non e’ cosi’. Al mondo ci sono sette che utilizzano ben altri parametri e credo che l’esempio piu’ lampante sia quello degli Ikhuaan al muslimiin.
Poi il fratello dice: “Quindi non sussiste nessun problema di divisione nel caso di divergenze minori e tutte accettabili, come quelle dei diversi madhaib o delle turuq o anche tra sunniti e quella parte di sciiti che divergono su aspetti che non contraddicono l’Islam; e in questi casi è doveroso non causare fitna.”
Ora, non voglio entrare nel merito delle divergenze esistenti tra i vari medheehib, visto che – come del resto afferma anche Yusuf – la questione e’ certamente meno grave. Piuttosto tengo a sottolineare che e’ semplicemente impensabile – oltre ad essere un errore assai grave – il ritenere cio’ che differenzia l’Isleem sunnita dalle varie confraternite sufi (neqscibendiyeh, braileuiyeh, diubendiyeh, ecc.) divergenze «minori» od «accettabili». E cio’ a partire dal credo di queste, solitamente meturidita, un credo basato sul razionalismo filosofico anziche’ sul Corano e la Sunneh. Tali differenze, pertanto, nella migliore delle ipotesi, sono eresie, e l’eresia non e’ mai – religiosamente parlando – accettabile.
Anche per quanto riguarda gli sciiti e’ necessario fare un paio di precisazioni. Innanzitutto non so bene cosa intenda il fratello quando dice: “quella parte di sciiti che divergono su aspetti che non contraddicono l’Islam”. Oggigiorno gli sciiti esistenti al mondo sono quasi tutti duodecimani rafiditi, (oltre il 90%) i quali sono – a tutti gli effetti – gli eretici per antonomasia. E’ vero che la minoranza sciita soprannominata zeidita – ovvero gli sciiti dello Yemen – e’ molto piu’ vicino alla sunneh di quanto non sia quella duodecimana, ma da li’ a dire che si tratta di divergenze “minori” od “accettabili”… beh, ce ne passa acqua sotto ai ponti. Le eterodossie zeidite sono, infatti, moltissime ed alcune di queste rasentano la miscredenza.
In chiusura di lettera Yusuf dice: “Questo genere di divergenze sono intollerabili, tanto più quando se ne fa’ portavoce il potere politico e tortura e massacra i musulmani che sono sulla Verità, così come avviene in Siria”. In realta’, caro fratello, le cose in Siria non stanno cosi’. Cio’ che spinge il famigerato dittatore siriano ad uccidere i suoi compatrioti non e’ certo il fatto che costoro abbiano un credo diverso da quello nusairita – cioe’ dal suo – ne’che questi abbiano trovato il sentiero della verita’. I sufi asciairiti, infatti, hanno vissuto in Siria per lunghissimo tempo assai tranquillamente nonostante le loro deviazioni differiscano fortemente da quelle sciite nusairite. La causa di tali massacri va piuttosto ricercata nel fatto che il figlio del Esed non non vuole lasciare il potere, ne’ tollerare alcuna forma di disubbidienza nei suoi confronti. Costui ucciderebbe senza alcun dubbio anche gli appartenenti alla sua stessa setta qualora ce ne fosse bisogno. In poche parole egli vuole mantenere il regime il piu’ a lungo possibile, e per fare cio’ e’ disposto a fare qualsiasi cosa. E’ quindi una lotta per il potere, i motivi di cio’ sono – da ambedue le parti – prettamente politici e solo apparentemente religiosi. Ti basti pensare che i manifestanti non fanno che richiedere la fine della sua dittatura in favore d’un governo nuovo e democratico, e quando mai, caro fratello, l’Isleem ha parlato di democrazia o di roba simile? La religione, pertanto, qui non c’entra assolutamente nulla.