Il Corano e la donna – Una lettura di liberazione

feb 26th, 2012 | Di | Categoria: Donne

Asma Lamrabet

 

Nell’impossibilità (finanziaria) di pubblicare questo importante lavoro di Asma Lamrabet, iniziamo a postarlo su islam-online.it per metterlo comunque a disposizione dei nostri lettori e nella speranza che possa stimolare una sinergia che conduca alla realizzazione dell’edizione cartacea. ————————–

 

 

 

Introduzione:

Di quale liberazione vogliamo parlare?

Da molto tempo la problematica legata alla figura della donna musulmana è ostaggio di due percezioni estreme: quella di un approccio islamico conservatore molto rigido e quella di un approccio occidentale, etnocentrico e islamofobo.

Queste due percezioni sono antagoniste ma hanno come punto comune quello d’infilarsi nello stesso vicolo cieco… E’ quasi impossibile concepire anche soltanto un abbozzo di dibattito per chiarire i punti di vista, tanto i partigiani di una e dell’altra parte sono accecati dalle rispettive convinzioni.

La donna musulmana, vittima designata di secoli di stagnazione e decadenza, continua oggi a sopravvivere in un sistema sociale che rende perenni, pur in gradi diversi, l’oppressione in nome del religioso… Questa affermazione è raramente ammessa in terra d’islam, dove spesso s’incrimina l’altro di voler scuotere, o meglio corrompere, un tessuto sociale di valori morali di cui la principale garante resta la donna…

« L’islam ha dato ogni diritto alla donna… Ha onorato le donne… Le ha protette… ».Questo è il discorso preferito da molti musulmani, spesso sinceri, ma dei quali le argomentazioni rimangono ugualmente assai povere. Un discorso ricorrente, sempre sulla difensiva, che col passare del tempo ha perso il suo afflato e che, invece, di convincere esprime uno smarrimento profondo ed evidente… E’ inevitabile costatare, infatti, un netto anacronismo tra questo discorso e la realtà di un vissuto che si vuole e si dichiara rispettoso dei valori islamici e in cui contemporaneamente si giustificano le peggiori discriminazioni verso le donne… Dai crimini d’onore ai matrimoni forzati, passando per una giurisprudenza retrograda che mantiene le donne in una posizione di minori a vita, la lista delle sevizie è lunga e rimane, sfortunatamente, giustificata da una certa interpretazione dell’islam.

D’altra parte, non è un segreto per nessuno che lo statuto della donna, com’è ammesso e concepito attualmente dalla lettura tradizionalista e maggioritaria dell’islam, costituisce la breccia ideale, attraverso la quale una certa cultura occidentale cerca continuamente di intromettersi per discriminare tutto un sistema di pensiero… Il meta-discorso attuale sulla musulmana velata, reclusa e oppressa, è una riproposizione della visione orientalista e colonialista, sempre molto in auge nelle rappresentazioni contemporanee post-coloniali…

Questo tipo di discorso eternamente accusatore, funge da alibi per tutte le ambizioni politiche di dominazione culturale e rafforza l’analisi binaria che oppone, come fosse la cosa più naturale del mondo, il modello « universale » della donna occidentale liberata e quello della musulmana oppressa e dunque da liberare… La contrapposizione di questi due modelli permette di mantenere la categorizzazione della donna musulmana come cittadina di seconda classe, e soprattutto di esibirla come un’immagine respingente in rapporto alla modernità, la civilizzazione e la libertà… E’ buffo costatare come un certo discorso occidentale che si dichiara « liberatore » e « universalista », presenti i segni inequivocabili di un linguaggio di dominazione paternalista, che fatica a rompere con la sua vocazione colonialista di « missione civilizzatrice » Non è, infatti, che si vuole liberare la donna musulmana per renderla libera, ma per affermare la liberazione occidentale e conservare così un rapporto di forza che permette di meglio dominare l’altro. Non si tratta di demonizzare l’Occidente e di accusarlo di tutti i mali. L’apporto dei valori occidentali nel lungo processo di modernizzazione del mondo è innegabile. Semmai la critica è rivolta a una certa corrente di pensiero che in nome della sua concezione dell’universale pretende di detenere il monopolio della modernità e della verità. Non si tratta neppure di negare l’esistenza di una cultura oppressiva per la donna in terra d’islam, ma di denunciare ciò che una certa visione occidentale egemonica vuole fare di questa cultura, essenzializzandola ad oltranza. Una visione occidentale che pone la donna musulmana in una griglia unidimensionale, in cui l’ha accuratamente imprigionata e attraverso la quale può affermare la superiorità delle norme e dei valori occidentali, i soli capaci di liberare queste povere musulmane!

Tra queste due visioni diametralmente opposte, la donna musulmana resta in fin dei conti prigioniera suo malgrado di un discorso che in entrambi i casi fa astrazione dal suo essere, dalle sue aspirazioni e dalla sua volontà… Tra un pensiero islamico sclerotizzato che si accanisce a mantenere delle palizzate intorno alla problematica femminile e una certa ideologia occidentale che trova piacere a denigrare l’islam attraverso questa stessa problematica, è molto difficile immaginare una terza via, che possa far uscire la donna musulmana da questa impasse ideologica.

Il contenzioso tra le donne e il loro supposto statuto nell’islam è ben pesante e difficile da negare. Ma a che punto siamo in realtà? E’ vero che è il religioso a fondare un sistema di valori oppressori o è invece una realtà sociale collettiva, che si è appropriata di questo religioso per riformularlo secondo una rappresentazione gerarchica ad essa propizia, funzionale al mantenimento dei suoi poteri?

Indubbiamente, quando il religioso s’ inscrive in un ordine sociale già configurato sessualmente, non può che confondersi con quest’ordine… E’ altrettanto certo però, che esiste il diritto di porsi delle domande e di restare perplessi davanti alla forte contraddizione che esiste tra il messaggio spirituale del Corano e il vissuto dei musulmani. Da una parte l’islam è portatore, come le altre religioni monoteistiche, di un messaggio di pace, amore e giustizia, proveniente da Dio, Il Quale creando gli essere umani, uomini e donne, li ha creati liberi, uguali e degni… Dall’altra, l’interpretazione tradizionalista di questa stessa religione ha contribuito ad una preponderanza dell’uomo nel piano sociale e di conseguenza, ad essere essa stessa uno dei principali vettori di discriminazione verso le donne. Nella maggior parte delle opere di esegesi coranica si possono rinvenire gli schemi classici di dominazione maschile, in cui le donne appaiono messe in disparte, o meglio escluse in nome del sacro… Da un lato è comprensibile che le interpretazioni religiose rechino l’influenza dei contesti geopolitici da cui provengono e dei contesti socioculturali che le hanno prodotte. E’ invece più difficile comprendere come attraverso le epoche queste stesse interpretazioni siano diventate esse stesse immutabili e completamente ermetiche ad ogni riflessione critica. Interpretazioni che hanno finito per adombrare il senso profondo del messaggio e sono diventate così barriere insormontabili per chi intenda ritornare al movimento iniziale del testo e ritrovarvi delle risposte alle esigenze della propria epoca. La confusione è tale che risulta molto difficile distinguere ciò che appartiene alla rivelazione del testo sacro da ciò che è frutto dell’interpretazione soggettiva umana.

Tra lo spirito umanista del Corano che privilegia l’essere umano Insân senza distinzione di genere e alcune interpretazioni classiche che invece svalorizzano la donna, c’è un quiproquo sostanziale, che genera una sfasatura tra il vissuto dei musulmani e le loro referenze spirituali!

Il messaggio spirituale è, come dice il Corano stesso in diversi passaggi, un « Ricordo » (dhikr) che ha lo scopo di risvegliare nell’essere umano il lato più nobile della sua coscienza, affinché dimori in vicinanza continua con il Creatore. E attraverso questo rammentare c’è la certezza intima della giustizia divina… Nulla quindi nel testo coranico può giustificare o sostenere una qualsiasi discriminazione verso le donne. E’ questa convinzione che sgorga dalla fede profonda, ma che fatica parecchio a tradursi nelle nostre realtà musulmane, che si dovrebbe riformulare e poi mettere in pratica nella vita quotidiana.

E’ da questa consapevolezza che il pensiero islamico dovrebbe evolversi, per ridefinirsi, ripensarsi, e fare la necessaria distinzione tra il messaggio spirituale e alcune interpretazioni che hanno stereotipato il Testo e talvolta soppresso la parola.

Questo è ciò che si sta realizzando, se Dio vuole, oggi nel mondo musulmano, in cui le premesse di un cambiamento sereno e ben riflesso stanno nascendo… Sebbene la situazione generale nell’insieme del mondo musulmano sia ancora caotica, si può già distinguere la presenza chiara, anche se timida, di un discorso innovatore che tenta di riformare un pensiero religioso, estremamente impoverito, e focalizzato quasi interamente sulla sua attitudine moralizzatrice.

E’ confortante costatare l’emergere di una riflessione islamica che, anche se ancora minoritaria e in fase di ricerca, contribuisce già a disegnare degli spazi nuovi in cui il dibattito religioso può evolversi, senza perdere la sua anima…

All’interno di questi nuovi ambiti di riflessione, quello che concerne lo statuto della donna nell’islam, sta prendendo forma e si afferma ogni giorno di più. La questione della donna nell’islam è sempre stata al centro del dibattito, anzi di ogni dibattito nel mondo islamico. Però la novità del tempo attuale è che al centro di questa effervescenza intellettuale siano proprio delle donne musulmane che cercano di riacquistare la parola per riappropriarsi di quello che è sempre stato in mano a degli uomini e cioè del loro destino!

Oggi, infatti, numerose intellettuali musulmane sia appartenenti a società islamiche sia viventi in Occidente, grazie alle loro ricerche accademiche, sociali e teologiche e soprattutto in nome della loro fede stanno mettendo in discussione un gran numero di pregiudizi. Esse contestano soprattutto l’analisi classica la quale dà come assodato che l’ineguaglianza tra uomini e donne e il suo corollario di misure discriminatorie facciano parte del testo sacro, dimostrando che invece sono state alcune interpretazioni tendenziose, avvallate da costumi patriarcali, che hanno legittimato tali ineguaglianze.

E’ molto importante sottolineare come queste nuove forme positive di resistenza riguardino donne musulmane che, pur esercitando uno sguardo critico su certe interpretazioni religiose, sono credenti e praticanti ed è proprio in nome della loro fede che rivendicano questo diritto di critica. Si differenziano decisamente quindi da quei movimenti femministi esistenti nel mondo musulmano che reclamano dei cambiamenti al di fuori di ogni riferimento religioso. La volontà di definirsi in uno spazio areligioso è da rispettare, ma purtroppo si deve anche costatare come questi musulmani che si rivoltano contro i supposti « diktat » della religione, siano i più ascoltati e favoriti dai media… Del resto ciò non stupisce, dal momento che la sola critica accettata, anzi molto caldeggiata nell’ambito occidentale, oggi è quella che si esercita contro la tradizione islamica1.

Invece, l’originalità di questa nuova forma di contestazione femminile nell’islam che, voglio ricordare, è oggetto di una indifferenza totale in Occidente, consiste proprio nel fatto che essa prende forma all’interno e in nome della tradizione islamica stessa… Donne musulmane che si impegnano, in nome delle loro convinzioni, in un processo di analisi di letture misogine dell’islam e nella contestazione di interpretazioni che legittimano la condizione subalterna della donna nelle società islamiche… E’ ciò che alcuni hanno definito le contestatrici dall’interno… Si tratta infatti di un progetto intrinseco agli insegnamenti coranici e che rivendica, in nome di questi stessi insegnamenti, la promozione di un’etica egualitaria nella teoria e nella pratica.

E’ dunque in questi dibattiti e in queste evoluzioni il nodo cruciale di unanuova lettura del testo sacro… Una esegesi adatta al nostro contesto e ad una realtà umana che non cessa di evolversi. Una lettura che intende essere fedele a quel principio base dell’islam per cui il Corano è valido per tutti i tempi e in tutti i contesti.

Allora perché accontentarsi di un’esegesi compilata molti secoli fa e che riguardo alla donna è caratterizzata spesso da un avvilente letteralismo? Perché continuare a chiudersi in interpretazioni consuetudinarie quando il testo stesso presenta nei suoi principi guida una grande apertura, affinché ogni realtà sociale possa adattarvisi e ritrovarsi in esso senza difficoltà? Come possiamo restare a braccia incrociate a riesumare commentari obsoleti, operando così un blocco sulle finalità di un testo che ha dato ed è destinato a dare in ogni contesto un senso alla nostra vita umana sulla terra? E’ molto triste costatare come invece di restare fedeli agli obiettivi del messaggio divino siamo rimasti fedeli a delle interpretazioni e ad esegesi umane che, volontariamente o meno, hanno comunque partecipato alla nascita di una cultura di svalutazione delle donne che continua a minare le nostre società musulmane…

Proprio per questo, una rilettura del Corano da una prospettiva femminile mostra tutta la sua importanza… Essa permetterà di creare una vera dinamica di liberazione dall’interno del mondo islamico, nel senso di una « rivalorizzazione » dello statuto della donna musulmana…

Questa lettura di liberazione permetterà anche di sviluppare una vera autonomia e un’autentica identità femminile islamica con i tutti suoi diritti e tutte le sue responsabilità … Permetterà, infine, di riconoscere alla donna il diritto di definirsi come partner attiva nel processo di riforma e di reinterpretazione religiosa che è in corso nel mondo musulmano. Abbiamo diritto, come credenti, di criticare l’asserzione secondo la quale solo gli uomini avrebbero l’autorità di interpretare ciò che Dio ha rivelato nel suo Libro. Perché in tutta la storia dell’islam non c’è una sola esegesi prodotta da una donna musulmana?

Non si tratta di promuovere un’ermeneutica esclusivamente femminile che escluderebbe quattordici secoli di tradizione esegetica classica. L’esegesi classica costituisce un patrimonio molto ricco per la memoria islamica, anzi il suo apporto è fondamentale per ogni studio approfondito del testo e non si tratta dunque di escludere i notevoli contributi che questa scienza ha prodotto per la comprensione del testo sacro. Si tratta piuttosto di evidenziare quelli che sono i pregiudizi storici e le discriminazioni veicolate da una comprensione umana e dunque imperfetta del messaggio coranico. Di decostruire un modello patriarcale di lettura che ha relegato la donna in un cantuccio della storia islamica, alfine di ridare alle donne una parte della loro memoria amputata.

Non si tratta dunque di un movimento che, partendo da una prospettiva femminile, opporrebbe donne e uomini in modo conflittuale… La nuova visione femminile rimette in causa, certo, la pretesa superiorità maschile, ma non si pone in termini di rivalità. E’ uno sguardo diverso, nuovo, che sarà solo di arricchimento e che tiene conto dell’esperienza spirituale delle donne, così spesso assente dai riferimenti islamici. La spiritualità, certo, non ha genere, ma c’è uno specifico vissuto relazionale con Dio, che è percepito diversamente dalle donne e dagli uomini… E’ in questo campo che l’apporto dell’esperienza femminile può essere un di più essenziale da integrare nell’esperienza spirituale umana… E poi, il Profeta (pbsl) ci ha iniziate a vivere questa differenza donna – uomo come un’uguaglianza all’interno della fraternità in Dio… Per questo, nell’ambito di questo progetto riformista islamico alcuni uomini musulmani si sono impegnati già da lungo tempo nel processo di rilettura e di liberazione delle donne, secondo i principi dell’islam. Ciò deriva dalla convinzione profonda che hanno nella giustizia divina e nell’esigenza assoluta di giustizia tra tutti gli esseri umani. Convinzione che induce nei credenti, uomini o donne che siano, un risveglio critico verso tutte le forme di assoggettamento.

E rifiutare di avvallare l’asservimento di cui sono vittime le donne musulmane, è fare atto di devozione di pietà e di fedeltà davanti al Creatore…

E’ dunque di questa liberazione che si tratta…

Una liberazione femminile che rivendica un fondamento spirituale nel Corano, parola Divina, eterna, e sorgente inesauribile di forza, di libertà e di speranza…

Una liberazione che privilegia, prima di tutto, l’autenticità, l’interiorità e la probità…

Una liberazione in cui il rapporto al Trascendente è un rapporto profondamente liberatore, poiché libera da tutte le altre servitù…

Una liberazione femminile che non ha bisogno di conformarsi a nessun modello in voga… Che non si vuole né occidentale né tipicamente orientale ma autonoma e indipendente…

Una liberazione femminile che dovrebbe essere libera di fare le sue proprie scelte, di riscrivere la sua storia e di definire i propri spazi di libertà…

Una liberazione ben ancorata nella sua appartenenza spirituale, ma che si vuole aperta a tutte le ricchezze umane e pronta a condividere con gli altri, tutti gli altri, i veri valori universali dell’etica e della giustizia… (1)

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1 Basta vedere il successo ottenuto dagli editori francesi con delle testimonianze di donne musulmane e i titoli proposti che la dicono lunga su questa ossessione di rappresentare la musulmana come la vittima ineluttabile dell’islam : Brûlée vive di Suad ; Mariée de force di Leila ; Mutilée di Khady ; La femme lapidée di Freidune Sahebjam; Defigurée di Rania el Baz; Je suis né au harem di Choga Regina… quasi tutti pubblicati nel corso dell’anno 2005 !

L’autrice

Asma Lamrabet è nata a Rabat (Marocco) sposata e madre di un bambino, è medico e biologa. Ha vissuto per alcuni anni in diversi paesi dell’America latina in quanto moglie di un diplomatico, lavorando come medico volontario negli ospedali pubblici latino-americani. Attualmente risiede a Rabat dove esercita la professione di medico ematologo nel Centro ospedaliero universitario di Ibn Sinâ.

Impegnata da diversi anni nello studio della problematica della donna nell’islam, lavora attualmente in un progetto di rilettura dei Testi a partire da una prospettiva femminile, nell’ambito di un gruppo di ricerca e di riflessione sulla donna musulmana.

E’ autrice, inoltre, di numerosi articoli sempre sul tema della donna e l’islam e di un primo libro intitolato Musulmane tout simplement, pubblicato dalle edizioni Tawhid, e di un secondo intitolato ‘Aisha, épouse du Prophète ou l’islam au feminin, presso la stessa casa editrice e nella versione italiana dalle Edizioni Al Hikma /in vendita su  http://www.libreriaislamica.net

E’ co-autrice anche di un’opera collettiva pubblicata in Canada, dal titolo Québécois et musulmans main dans la main pour la paix, pubblicato dalle edizioni Lantcôt.

4 commenti
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  1. Nel Nome di Allah, il Misericordioso, il Clemente
    As-Salamu ‘alaykom wa Rahmatu-Llahi wa barakatu-Hu.

    E’ ovviamente impossibile discutere approfonditamente i numerosi spunti offerti in questa introduzione. Mi auguro dunque che questo sito, che si pone come rappresentativo dell’”Islam italiano sul web”, si dimostri altresì disponibile ad accogliere delle riflessioni critiche rispetto a questo genere di contributi, cosicché il dibattito si possa sviluppare in apertura ed onestà.
    Vorrei limitarmi ad alcune osservazioni, riferendomi ad alcuni passaggi del testo.

    In primo luogo, mi pare che il discorso dell’autrice dimostri una certa debolezza fin dal suo esordio, vedendosi costretta a delegittimare a priori i propri potenziali interlocutori: questi sarebbero “percezioni estreme”, che tengono “in ostaggio” il dibattito in questione e “si infilano in un vicolo cieco”. L’autrice non ha ancora detto alcunché, ma ha già stabilito e spiegato al lettore che ogni confronto coi suoi potenziali critici sarebbe non solo inutile, ma perfino impossibile: essi sono infatti “accecati dalle rispettive posizioni”, ed è dunque “quasi impossibile concepire anche soltanto un abbozzo di dibattito per chiarire i punti di vista”. E meno male che è “in terra d’Islam” che “si incrimina l’Altro”..

    In secondo luogo, questa stessa debolezza si dimostra nella dipendenza pressoché completa degli argomenti da elementi ad essi estranei. In primis, vi è il tentativo di proporsi preliminarmente come “giusto medio” tra due “percezioni estreme”; ma questo argomento si commenta da sé: se una persona sostiene che 2+2=4, ed un’altra che 2+2=8, noi dovremmo prestare fede a chi dice piuttosto che 2+2=6? Evidentemente no: la Verità – che nel testo, se non sbaglio, non è nominata nemmeno una volta – non è una questione di mediazioni né di consenso popolare.
    In secundis, in questo stesso ordine di idee, l’autrice dimostra un dipendenza de facto dalla “visione orientalista e colonialista” che si prodiga a criticare, nel momento in cui indica nella “questione della donna nell’Islam” una “breccia ideale” per le ingerenze dell’Occidente negli affari dei Musulmani. Preoccupandosi della “immagine respingente” offerta da una certa idea della donna, l’autrice si comporta come colui che per evitare che il vicino sbirci nella sua casa toglie le tende alle finestre. Individuando nella “pressione occidentale” un motivo di ricerca e di approfondimento – e, d’altra parte, adottando un lessico chiaramente imbevuto di quel femminismo occidentale da cui ella si prodiga a prendere superficialmente le distanze – l’autrice esibisce un ulteriore elemento di dipendenza preliminare, e dunque di fondamentale debolezza.

    Ciò basterebbe, introduttivamente, a porre qualche interrogativo sulla fondatezza delle successive affermazioni, che d’altra parte sono ampiamente discutibili, e che speriamo di avere l’occasione di discutere, per il beneficio di noi tutti.
    Mi limiterò perciò a tre brevi considerazioni conclusive.

    In primo luogo, è bene ricordare come abbia ben poca importanza il fatto che alcuni autori od “intellettuali” – uomini o donne che siano – siano “credenti e praticanti”. Se ciò li distingue da coloro che hanno apertamente abbandonato la Religione, d’altra parte questo non giustifica né corrobora in alcun modo le loro posizioni ed i loro argomenti – la cui veridicità va dunque dimostrata nel merito e specificamente, come è giusto che sia per qualsiasi serio dibattito. Se per i non-musulmani o per i Musulmani ignoranti è sufficiente l’adesione all’Islam per concedere un’apertura di credito, per coloro che hanno premura della Verità questa è appena una delle condizioni preliminari perché si possa intavolare una discussione credibile nel merito dei temi della Dottrina Islamica.

    Tale dottrina, in secondo luogo, è fondata su una Rivelazione divina, una Tradizione profetica ed una comprensione sapienziale. Questo punto è particolarmente importante, essendo i Sapienti “gli eredi dei Profeti”. Ciò non significa certo “santificarne” le parole, che vanno sempre e comunque riportate alla cartina a tornasole del Libro e della Sunna. D’altra parte, è francamente sconcertante il modo in cui la tradizione esegetica – ovvero, il vero e proprio “cuore pulsante” dell’Islam, ciò che lo rende vivo a tutt’oggi, ininterrottamente, di bocca in bocca, dal Profeta – su di lui siano la Pace e le benedizioni d’Iddio – viene derubricata ad un “patrimonio molto ricco per la memoria islamica”, fatto di “notevoli contributi” da “decostruire” socio-antropologicamente.

    Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando, di quale sforzo di studio e comprensione è stato messo in opera in questi secoli, ed a quale genere di persone ci stiamo riferendo? E’ possibile derubricare secoli di altissima sapienza e devozione esemplare, di intere librerie mandate a memoria insieme a sottili spiegazioni tutt’altro che letteraliste, di vite intere dedicate all’adorazione, alla meditazione ed all’interiorizzazione del Messaggio divino, all’intimo adeguamento ad esso ed alla difesa accanita con la penna e con la spada – è possibile derubricare tutto questo a maschilismo opprimente connaturato ad una situazione geopolitica? Un medico ematologo che ha fatto volontariato in America Latina può assumere credibilmente una posizione di questo genere, dinanzi a veri e propri giganti della Tradizione Islamica e dell’umanità intera d’ogni epoca?

    Concludo domandandomi quando vorremo renderci conto che il ritorno al “movimento iniziale” del Messaggio divino avviene quando ci si aggrappa a quella silsila ininterrotta che dal Profeta – su di lui siano la Pace e le benedizioni d’Iddio – giunge fino a noi, ciò che rende il messaggio vivo ed attuale, e non bypassando secoli di sapienza – nonché i Sapienti contemporanei. I Sahaba scansavano l’un verso l’altro le questioni relative alla religione, per le responsabilità che queste comportavano, mentre oggi “intellettuali” che non conoscono nemmeno il Corano si affannano a spiegare quale “rinnovamento” sia necessario per i Musulmani di quest’epoca.

    Ma il problema dei Musulmani è il maschilismo dei Sapienti? Ma siamo in grado di vedere il degrado dei Musulmani, tanto nei Paesi Musulmani quanto in Italia? Non sono forse le basi stesse dell’Islam, nei loro principi fondamentali e nella loro comprensione autentica, a mancare? Abbiamo occhi per vedere la miseria, la tossicodipendenza e la prostituzione dilaganti tra i nostri fratelli e sorelle, nelle nostre stesse città? Abbiamo cuore per avvertire la responsabilità di quei giovani senza orientamento e colpiti da una crescente perversione, che non troveranno certo giovamento in una “rilettura liberatrice” di questo o di quello, ma piuttosto nell’esempio di guide integerrime e nell’educazione ad una serietà morale ed intellettuale?

    Mi auguro che possa aprirsi un dibattito veramente serio sulle questioni proposte, eventualmente anche tramite la proposizione di ulteriori contributi, e che questo sia di giovamento a porre finalmente delle basi solide ad una Comunità che sembra navigare a vista, e se questo è possibile per coloro che guardano altrove, non lo è più per coloro che in Italia hanno la loro casa ed intendono mantenerla col permesso di Allah.
    Chiedo perdono ad Allah, e vi saluto col saluto di Pace.

  2. BismiLlahi arRahmani arRahim

    AsSalaamu `alaykum wa rahmatuLlahi wa barakaatuHu,

    avrei tanti commenti da fare, ma alhamduliLlah mi ha magistralmente preceduto il fratello AbdanNur e non posso che sottoscrivere il suo messaggio, in cui ha argomentato e affrontato la questione con saggezza e acume meglio di come forse avrei potuto fare io.

    Una piccola nota polemica non riesco però a non aggiungerla: al giorno d’oggi la nostra comunità islamica italiana ha un fortissimo bisogno di attingere alla sapienza islamica, per non restare nel buio dell’ignoranza e non perdersi.
    Abbiamo bisogno di traduzioni affidabili di Tafsir (Esegesi coraniche), del Corano stesso, di raccolte commentate di Ahadith (Detti del Profeta sallaLlahu `alayhi wa sallam), di testi di Storia islamica e di Diritto, ecc.

    Che vantaggio abbiamo da testi di “intellettuali” che non offrono niente di positivo e anzi alterano il messaggio islamico? Chiediamoci sinceramente se la pubblicazione di questi testi può avvantaggiare il credente italiano, aiutandolo ad avvicinarsi al suo Signore, a seguire meglio i suoi ordini e la Sunna del nobile Profeta sallaLlahu `alayhi wa sallam.

    Che Allah ci guidi tutti, wasSalaam

  3. Assalamo Alaykom,
    Jazaka Allahu Kayran per la pubblicazione online. E’ un ottimo strumento di informazione e, a mio modesto avviso, permette di raggiungere una massa maggiore, rispetto al cartaceo. Se fosse possibile anche una versione da fare il download in pdf sarebbe l’ottimo!
    Assalamo Alaykom, Rashid Roberto

  4. assalamu aleikom
    ottima iniziativa direttore…. veramente …. sarebbe bene poter deffettuare altre iniziative simili anche per altri testi e documenti…

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