Magdi Cristiano Allam all’ultima Crociata

gen 11th, 2012 | Di | Categoria: News
riceviamo e volentieri pubblichiamo questo articolo del dr. Mario Castellano, storico e giurista cattolico…

Il giornalista emula Urbano II e chiama alla mobilitazione contro il pericolo islamico.

“Il Giornale” del 9 gennaio pubblica con risalto una “summa” del pensiero politico – religioso di Magdi Cristiano Allam, intitolata “L’Islam ci minaccia”, nella quale il saggista affastella senza molto ordine logico i suoi consueti argomenti allarmistici.

Cerchiamo di districarci tra i motivi per cui dovremmo correre alle armi, l’analisi delle responsabilità che ci hanno condotto all’attuale supposta situazione di pericolo e le indicazioni sul da farsi.

Un compito decisamente molto impegnativo, dato che l’estensore mescola tutti questi argomenti in una grande insalata, nella quale risulta difficile districarsi.

In primo luogo, stigmatizza il materialismo affaristico che affligge l’Occidente, i cui abitanti si stanno trasformando “in adoratori del dio denaro”, ricreando “condizioni simili a quelle che portarono alla caduta dell’Impero Romano in Occidente poi in Oriente con il declino della civiltà cristiana e la successiva sottomissione all’islam delle sponde meridionale, orientale e talune fasce settentrionali del Mediterraneo”.

A parte il fatto che l’attuale crisi economica e sociale dell’Occidente ci fa vivere in una scarsità di risorse nella quale risulta arduo parlare di “adorazione del dio denaro”, almeno per quanto riguarda le fitte schiere di pensionati al minimo, cassintegrati, precari, disoccupati e categorie affini, ci pare che il saggista dovrebbe rivedere le sue nozioni di storia universale.

L’Impero Romano di Occidente cadde nel 476 (data convenzionale, dato che all’epoca l’Urbe era già stata devastata dai Vandali) ad opera delle invasioni barbariche provenienti dall’Europa Settentrionale ed Orientale, che portarono entro i suoi confini popolazioni germaniche all’epoca non ancora evangelizzate: i Musulmani, dunque, con la decadenza e la fine di Roma c’entrano come i cavoli a merenda, in quanto all’epoca Maometto non era neanche ancora nato (l’Egira, come inizio della loro religione, corrisponde infatti al 622 dell’era volgare).

E’ indubbio che la decadenza dell’Impero Romano fu anche morale, come attestano i poeti e scrittori del tempo, quali Marziale, Giovenale ed Apuleio, la cui Cena di Trimalcione risulta quanto mai attuale, attagliandosi molto bene alle feste di Berlusconi.

E’ però anche indubbio in primo luogo che il messaggio cristiano, considerando gli uomini come eguali, contribuì fortemente a distruggere le basi di una civiltà basata sullo schiavismo, e che l’epoca della fine di Roma coincise con il grande processo di evangelizzazione dei popoli barbarici, ponendo le premesse della civiltà medioevale.

E’ dunque profondamente sbagliato affermare che l’Islam nascente si scontrò con un Occidente in decadenza spirituale: è più corretto affermare che quest’ultimo stava trovando il suo ambito di espansione verso l’Europa Centrale e Settentrionale; basta osservare la mappa delle abbazie benedettine per rendersene conto.

Ed anche l’Impero Romano di Oriente costituì un antemurale contro l’espansione islamica, al punto che la conquista musulmana dell’Anatolia dovette attendere secoli prima di essere realizzata con il sopraggiungere dei Turchi, popolo convertito all’Islam una volta giunto a contatto con gli Arabi nella sua migrazione verso l’Occidente.

Le prime conquiste arabe in Asia dopo la morte di Muhammad furono più a danno dell’Impero Persiano che dell’Impero Bizantino.

Nel favorire la prima espansione islamica, il fattore demografico influì soprattutto nell’Africa Settentrionale, che venne occupata facilmente a causa soprattutto della scarsità di popolazione: un fattore, questo, che Allam dilata in uno spazio di tempo esteso “dal III secolo fino alla caduta di Costantinopoli”, e qui si ripete l’errore già segnalato: che cosa c’entra il terzo secolo con l’Islam, la cui storia inizia addirittura nel SETTIMO secolo dell’era vogare?

Che la popolazione europea sia attualmente senescente non vi è alcun dubbio, ma oggi non assistiamo al fenomeno di una migrazione come quella dei popoli barbarici, bensì ad un fenomeno del tutto diverso, quale è la immigrazione: anche se le due parole si assomigliano, basta possedere qualche rudimento della scienza demografica per conoscere quale è la differenza, consistente nella pratica impossibilità di canalizzare e disciplinare l’una, mentre è viceversa possibile farlo nei riguardi dell’altra.

Ne consegue che la migrazione muta irreversibilmente la cultura propria di un territorio come avvenne nel caso della Gallia celtica romanizzata, che divenne la Francia germanica (in seguito romanizzata anche essa con la conversione al Cristianesimo), oppure nel caso della Britannia, ugualmente celtica in origine, che si trasformò nell’Inghilterra con l’arrivo degli Anglosassoni, popolo germanico.

L’immigrazione non cambia i connotati culturali delle popolazioni stanziate nei luoghi in cui essa si insedia: lo prova il caso degli Stati Uniti d’America, Paese di immigrati per eccellenza, la cui cultura rimane di matrice anglosassone.

E qui arriviamo al punto centrale del discorso di Allam, secondo cui “la proliferazione di comunità estranee se non ostili alla cultura e alla tradizione autoctona” ci porterebbe inevitabilmente a diventare musulmani: se fosse vero quanto egli dice, oggi sarebbero seguaci dell’Islam gli Spagnoli ed i Siciliani.

Possiamo invece constatare che né in Spagna, né in Sicilia si trovano insediamenti islamici di carattere storico, in quanto la conquista militare, data la forza numerica della popolazione latinizzata e cristiana locale, ebbe caratteristiche diverse dalla migrazione; al punto che l’insediamento arabo si rivelò reversibile, terminando con l’espulsione dei suoi componenti.

Tanto meno esiste una possibilità di islamizzazione dell’Europa nel momento in cui non avviene nessuna conquista militare, ma soltanto un afflusso di mano d’opera determinato dalle normali leggi della domanda e dell’offerta.

Che poi la convivenza di popolazioni di religione diversa causi dei problemi, questo è indubbio, ma non aiuta certo a risolverli un generale processo alle intenzioni che fa scorgere in ogni bracciante tunisino ed in ogni operaio turco un nuovo Omar o un redivivo Maometto II.

Queste forzature servono soltanto a pregiudicare dei rapporti che non necessariamente saranno ostili, ma anzi possono e devono essere amichevoli e costruttivi.

Dopo avere elencato tutti i problemi sociali e politici del momento, dalla materialismo alla crisi finanziaria, dalla disoccupazione alla corruzione, dalla pressione fiscale alle difficoltà delle istituzioni rappresentative, Allam compie un volo pindarico accusando Monti, Napolitano, Draghi, Juncker, Van Rompuy, Barroso e la Lagarde (manca dall’elenco Ratzinger, evidentemente per il rispetto formale che l’Autore nutre nei suoi riguardi) di avere realizzato niente meno che un colpo di Stato.

Non si capisce se le tutte le magagne elencate in precedenza siano state predisposte da costoro al fine di realizzare i loro biechi propositi, ovvero se ne abbiano cinicamente approfittato, ma è comunque certo che il golpe è finalizzato a “salvaguardare i privilegi della casta”, nonché a favorire “l’avvento al potere degli islamici”, i quali realizzeranno un califfato mondiale, in cui dovremo convertirci alla loro religione, oppure pagare l’imposta dovuta dagli infedeli per avere salva la vita.

Qui la logica di Allam vacilla: quale è la prova del fatto che i nostri governanti sono andati al potere mediante un colpo di Stato?

Il fatto che essi – in quanto cripto musulmani (?!) – vogliono instaurare il califfato.

E quale è la prova che vogliono instaurare il califfato?

Elementare, Watson, come direbbe Shelock Holmes: il fatto che essi hanno compiuto un colpo di Stato.

Consigliamo cordialmente a Magdi Allam, il quale desidera ardentemente approfondire la sua cultura cristiana, di apprendere la logica aristotelica, per il tramite di San Tommaso d’Aquino.

4 commenti
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  1. il ‘povero’ Magdi Allam, nella sua foga, dimentica il contributo dato dalle popolazioni arabo-musulmane alla cultura europea (se non ricordo male), tanto per riallacciarmi all’ultimo capoverso dello scritto di Castellano, il cosi detto Occidente ha conosciuto buona parte della cultura greca attraverso un percorso un po’ contorto ma che può essere riassunto come segue: Grecia/Medio Oriente/Spagna musulmana/Europa;
    La Spagna musulmana era una società aperta dalle molteplici culture: ebraica, araba, greca.
    Il ‘povero’ Magdi vuol far carriere, evidentemente. Libero di farlo. Purtroppo, mi sembra in malafede…

  2. assalamu aleikom
    non gli e’ bastata la condanna per calunnia … questo “povero” personaggio … c’e’ ancora qualcuno che gli pubblica dei libri? si dovrebbe vergognare …

  3. Assalamu aleikum una sola cosa bisogna ricordarsi che nella tomba si sarà soli ed il tormento inizia li e continuerà nell’eternità. c’è chi lavora ed è asino di shaitan e lavora per dunia (per questo mondo) mentre c’è chi lavora(ed è un buon servitore di Allah) per l’akhira.

  4. Di solito non mi esprimo su Magdi “Cristiano”(si fa per dire,in realtà leggasi “Ateo”)
    Allam per non scadere nel volgare e nel turpiloquio;so per certo che è profumatamente retribuito da coloro che temono l’Islam come la peste,probabilmente perchè il Corano
    vieta la speculazione bancaria;una cosa è certa,che l’unico paese mediterraneo(con un piede in Europa)che è in fase di sviluppo è la Turchia.
    Forse perchè ha il partito islamico al potere?
    L’afflusso dei mussulmani,che credono davvero nella loro religione,lungi dall’islamizzarci tutti,potrebbe perfino rendere alla religione(nel caso degli europei cristiana)l’importanza che le spetta.Conosco dei Mussulmani,ebbene non hanno nulla
    contro i Cristiani(che considerano dei Mussulmani incompiuti,tutto sommato,che hanno
    fatto 30 e rifiutano di fare 31,senza sapere cos’è questo 31)ma molto contro gli Atei
    che anzi non capiscono neppure;ad un marocchino chiesi perchè credeva nell’esistenza di Dio,mi rispose:
    “E come si fa a non crederci,è così evidente”
    Appunto,così evidente che molti non la vedono

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