L’importanza dei termini – nota a Maroni

gen 16th, 2012 | Di | Categoria: Questioni contemporanee
In questi anni di violenta islamofobia è invalso, nei media e nelle esternazioni dei politici, l’uso di termini di valenza islamica del tutto fuori contesto e tendenti alla criminalizzazione di un’intera area di credenti. Oggi questo sta scemando, ma la malapianta, interrata in profondità e abbondantemente innaffiata continua a produrre i suoi frutti velenosi.
Esempio odierno le dichiarazioni di Roberto Maroni riportate da Repubblica:

LEGA NORD

Maroni: “Contro di me una fatwa…”

MILANO - “Mi sono sentito fortemente colpito da una sanzione che non comprendevo, una specie di fatwa che non è prevista dallo statuto e contro la quale non potevo neppure fare ricorso”. 

 A questo proposito, animato dalla migliore intenzione ho scritto a Maroni, e troverò il modo di fargliela pervenire, questa breve nota.

 Caro Maroni,

condivido la Sua giusta protesta nei confronti di quanto le è successo in questi ultimi giorni e Le esprimo la mia solidarietà umana e intellettuale.

Lei non ci ha trattato bene, in quanto musulmani in Italia, la Sua Consulta islamica, è stata forse la parte più fallimentare della Sua avventura ministeriale, ma è acqua passata e non sono persona che cova rancori.

Le scrivo piuttosto per rammentarle che l’uso improprio del termine “fatwa” per descrivere il provvedimento di censura (pare rientrato) di cui lei sarebbe stato fatto oggetto, non è degno della carica che ha ricoperto e non appartiene al lessico di una persona anche solo mediamente informata.

Tuttavia, nel caso improbabile che non sappia che cos’è una fatwa, glielo spiego a scanso di equivoci futuri: è un parere giuridico non vincolante, a meno che una magistratura (islamica nella fattispecie) non l’adotti in giudizio e ne faccia giurisprudenza positiva.

Avrebbe potuto dire: “diktat” o “ukase” o più semplicemente (e correttamente) “censura”, senza adattarsi supinamente al malcostume mediatico della distorsione islamofoba.

Cordialmente

hamza r. piccardo

 



          

5 commenti
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  1. Caro Hamza,
    dalle mie parti, ma anche dalle tue, visto che siamo vicini di casa, esiste un detto popolare molto simpatico: ‘lavare la testa all’asino’. Sta a indicare un lavoro inutile…non che voglia dare del simpatico quadrupede all’ex ministro degli interni. Ti confesserò che anch’io ho fatto un salto quando ha parlato di ‘fatwa’ (magari ora gli faranno un ‘processo’ interno perchè ha usato un termine arabo…). Ovviamente, tu parli da Musulmano (e fai bene). Io parlo da cittadino e devo dire che ho fatto un altro salto quando si è definito ‘garantista’. Garantista con il signor Cosentino…un po’ meno garantista con i migranti, gli stranieri e i rom…come al soltio due pesi e due misure…

  2. Caro Giuliano,

    il dovere della misericordia che coinvolge, in una condivisione valoriale, musulmani, cristiani, credenti di altre religioni e in ultimo ma non ultimi, anche i laici, non può escludere neanche i leghisti e il primo moto della misericordia è la formazione.
    Bobo Maroni è comunque creatura abbisognevole di misericordia e… di cultura.

  3. Concordo. Anche il Dalai Lama, come i filosofi cristiani medievali, diceva che le zanzare sono state create da Dio per mettere alla prova la nostra pazienza…

  4. La disinformazione che circola sull’Islam ha dell’incredibile.Ricordo che in una trasmissione TV si commentava il film “Il vento e il leone” e circolava il termine “sceriffo”,e un sapientone chiamato Aldo Busi,con aria di sufficienza,disse:
    “Avranno voluto dire sceicchi,gli sceriffi in Marocco,via….!”
    Telefonai per dargli dell’ignorante e ricordargli che l’allora Re Hassan II(come l’attuale
    Mohamed VI)è uno “sceriffo”…..

  5. Caro Marco,
    sarebbe stata troppa grazia che Busi sapesse che sceriffo deriva dall’arabo “sharif” e cioè “nobile”.

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