Essere per testimoniare

gen 10th, 2012 | Di | Categoria: Islam

 di Patrizia Khadija Dal Monte* -

Essere per testimoniare, titolo di questo convegno, può essere inteso in due modi, nel primo suggerisce immediatamente la priorità dell’essere in vista di una testimonianza efficace, nell’altro vi appare come l’essere musulmano e musulmana non sia chiuso in se stesso ma invece sia sempre un essere per gli altri, la testimonianza cioè è parte integrante dell’essere muslim.
 1. La priorità dell’essere ci viene suggerita dalle fonti, sono tanti i versetti che potremmo citare…Ordinerete ai popoli la carità e dimenticherete voi stessi, voi che leggete il Libro? Non ragionate dunque? Cercate aiuto nella pazienza e nell’adorazione, in verità essa è gravosa, ma non per gli umili che pensano che invero incontreranno il loro Signore e che invero torneranno a Lui.” (II,44-46)

 Priorità dell’essere che può essere capita anche attraverso la priorità che viene data nella rivelazione all’intenzione sulle opere stesse, essa scaturisce dal cuore, centro dell’essere umano. Se, infatti, la rivelazione coranica ci dice che saremo giudicati sulle opere: “In quel Giorno gli uomini usciranno in gruppi, affinché siano mostrate loro le loro opere. Chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo vedrà, e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo vedrà.” (XCIX,6-8)

ci dice anche che le opere ricevono il loro valore dalle intenzioni che le muovono, come ci ricorda il rprimo hadith che apre il Sahîh di al-Bukhârî, nel libro dell’ispirazione: si tramanda che ‘Umar ben Al-Khattâb disse dal pulpito: Ho sentito l’Inviato di Dio (su di lui la preghiera e la pace divine) che diceva: ‘Le opere non sono che secondo le intenzioni (an-niyyât)1 e ad ogni uomo non va che ciò che si è proposto; dunque, colui che emigra per ottenere [qualcosa del] basso mondo, o per sposare una donna, la sua emigrazione sarà in effetti verso ciò per cui è emigrato’.”

 E cos’è l’intenzione? Al-Gazâlî ricorda come la niyya non sia paragonabile ad un convincimento razionale, né tanto meno ad un pensiero che passa per la testa come per caso: “Lo stolto mentre sta insegnando, o commerciando, o ancora mentre mangia, si dice: ‘Ecco, sto insegnando per Dio’, oppure ‘sto facendo commercio per Dio’, o ancora ‘sto mangiando per Dio’, e pensa che questa sia l’intenzione: ma non è così! Queste non sono altro che parole che si rivolgono a se stessi con la lingua o nell’animo, seguite da una certa riflessione; o ancora si può trattare di un pensiero fuggevole che sopravviene e prende il posto di un altro. L’intenzione è però una cosa ben diversa da tutto questo, perché consiste in un mettersi in moto dell’animo, in un suo orientarsi, in un suo propendere verso qualcosa che gli sembra essere il suo obiettivo, che sia immediato o posticipato.”

L’intenzione quindi è espressione dei desideri fondamentali dell’essere, il cui centro è il cuore: “Luogo’ dell’intenzione (niyya) è il cuore (qalb), e cioè il centro dell’essere umano… Infatti, come dice Al-Qastalânî, “l’intenzione costituisce l’adorazione compiuta dal cuore, e l’opera l’adorazione messa in atto dalle membra del corpo.”

Il cuore,2 infatti è nella rivelazione coranica come in quella biblica, ben più che la sorgente dei sentimenti, è la parte centrale ed interiore dell’essere umano, come recita un noto hadith “… nel corpo c’è un pezzo di carne che se è sano rende tutto il corpo sano, ma se è deteriorato tutto il corpo è deteriorato, e questo è il cuore (qalb).” (Hadith riferito da Al-Bukhârî e Muslim).

Il cuore, in molti i versetti è il luogo della fede:
Egli ha impresso la fede nei loro cuori e li ha rafforzati con uno spirito proveniente da Lui.” (LVIII,22)
Il cuore è una realtà dinamica, che può “capovolgersi” , qalb deriva dalla radice q-l-b, da cui anche il termine capovolgere (tanqalib ), ad indicare la sua qualità di poter mutare radicalmente, perciò invocano i credenti:

“ “Signor nostro, non lasciare che i nostri cuori si perdano dopo che li hai guidati e concedici misericordia da parte Tua. In verità Tu sei Colui Che dona. »

 Priorità dell’essere che non significa però che le azioni, i comportamenti siano qualcosa di esteriore alla fede: “Secondo quanto riportato da Al-’Asqalânî, i santi delle prime generazioni di Musulmani (as-salaf) erano soliti dire che “la fede è retta credenza (i’tiqâd) nel cuore, parola pronunciata per mezzo della lingua, e opera secondo i pilastri”; a differenza dei razionalisti Mutaziliti, essi ritenevano che le opere esteriori fossero coronamento e perfezione della fede, e non condizione imprescindibile della sua validità.”4

Il Bukhârî, apre il capitolo sesto del libro del Sahîh sulla fede con queste parole: “Capitolo sul fatto che fa parte della fede che si desideri per il proprio fratello ciò che si desidera per se stessi”, e riporta subito questo hadith: Si tramanda da Anas che il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) disse: “Nessuno di voi avrà fede sino a quando non amerà per il suo fratello ciò che ama per se stesso.”

 “Non è un vero credente colui che passa la notte sazio, mentre il suo vicino ha fame. (Hadith riportato da Al-Bayahaqi). E ancora il Corano dice: “Non vedi colui che taccia di menzogna il Giudizio? E’ quello stesso che scaccia l’orfano, e non esorta a sfamare il povero. Guai a quelli che fanno l’orazione e sono incuranti nelle proprie azioni, che sono pieni di ostentazione e rifiutano di dare ciò che è utile.” (CVII)

 “Non entrerete in Paradiso finché non avrete fede, e non avrete fede finché non vi amerete gli uni gli altri. Abbiate compassione di quanti sono sulla terra, e Colui che è in cielo avrà compassione di voi”(Bukhârî)

La misericordia con la fede è un tratto distintivo del musulmano e della musulmana e condanna certi atteggiamenti di durezza e supposta superiorità che alcuni manifestano… Misericordia che ha le proprie radici in quella misericordia per la quale Allah ha creato il mondo e ha inviato i messaggeri, i quali a loro volta ad essa si sono ispirati nel loro comportamento:

Dio dice al profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui : “Noi non ti abbiamo mandato se non come misericordia per i mondi (rahmatan li l-‘âlamîn).”(XXI, 107) ed è stato raccontato che Abu-Huraîra disse che al Profeta chiesero di invocare Allah contro i politeisti. Lui rispose: “Non sono stato inviato per la maledizione, ma sono stato inviato come una misericordia”. (Muslim)

Misericordia che abbraccia ogni cosa, quindi anche la giustizia stessa: “Con la Mia punizione punisco chi voglio: ma la Mia misericordia abbraccia ogni cosa. (VII,156)

Priorità dell’essere significa anche priorità dei fondamenti e degli obiettivi sulle singole regole, essere fedeli a queste senza mai perdere di vista lo spirito che le informa, che è quello di formare uomini e donne capaci di realizzare un mondo fondato sulla giustizia e sulla misericordia. Ricordo dei fondamenti che oggi è più vivo grazie al sacrificio e alla forza delle nostre sorelle e fratelli che hanno lottato per una vita più giusta per tutti.

 2.Il testimoniare è strettamente legato all’essere musulmano e musulmana e anche qui potremmo citare molti versetti , ma voglio ricordare una breve sura che dice molto bene cosa sia il testimoniare… “Per la luce del mattino, per la notte quando si addensa: il tuo Signore non ti ha abbandonato e non ti disprezza e per te l’altra vita sarà migliore della precedente. Il tuo Signore ti darà [in abbondanza] e ne sarai soddisfatto. Non ti ha trovato orfano e ti ha dato rifugio? Non ti ha trovato smarrito e ti ha dato la guida? Non ti ha trovato povero e ti ha arricchito? Dunque non opprimere l’orfano, non respingere il mendicante, e proclama la grazia del tuo Signore. (XCIII)

 I testimoni sono coloro che hanno ricevuto la grazia di Allah, che riconoscono la Sua guida nella loro vita, e la loro testimonianza è come un traboccare della riconoscenza che hanno per Lui, che anche qui si lega ad un comportamento giusto (non opprimere l’orfano) e misericordioso (non respingere il mendicante).Testimoniare è proclamare la grazia del Signore...Tutti se siamo stati toccati dalla grazia di Allah dobbiamo sentire nostre queste parole, e ci dobbiamo sforzare di capire il modo di farlo… E’ questo un invito a dire ad alta voceproclamare… verbo che indica un andare verso l’esterno… Ciascuno ha un dono particolare che un altro non possiede, se si rinchiude in se stesso o solo nella propria cerchia familiare, viene meno alla vocazione profonda del musulmano. Tanti rinunciano perché sono scoraggiati dalle difficoltà, le moschee a volte non sono ospitali, e specialmente le donne possono incontrare diverse difficoltà… altre volte si crede di non sapere abbastanza, eppure se guardiamo alla vita del Profeta, pace e benedizione su di lui, capiamo come la testimonianza non sia giunta al termine della sua, vita, già dall’inizio, quando pochi versetti gli erano stati rivelati comincia la sua missione. … C’è chi tra noi sa parlare, sa scrivere, oppure sa consolare chi è afflitto, o sa aiutare i bisognosi… C’è tanto da fare in questa comunità nostra, e ognuno può trovare anche un posto per proclamare la grazia di Allah.

Il Corano ci esplicita ancora una condizione per poter essere testimoni di islam:” E così facemmo di voi una comunità equilibrata5, affinché siate testimoni di fronte ai popoli e il Messaggero sia testimone di fronte a voi. (II,143)

L’islam è la religione dell’equilibrio, questo è il dono speciale di Allah in essa… Atteggiamenti esageratamente spirituali, ma anche esageratamente mondani tradiscono questo equilibrio… Che è equilibrio prima di tutto in se stessi, senza disprezzo né divinizzazione del corpo, esso non è un’ombra nell’islam o una prigione, è parte dell’essere umano: essere umani non è solo possedere un’anima, ma avere una data forma, udito, occhi cuore…. Quindi gli ha dato forma e ha insufflato in lui del Suo Spirito. Vi ha dato l’udito, gli occhi e i cuori. Quanto poco siete riconoscenti!” (XXXII,9) Da cui deriva l’importanza del corpo nell’islam, il tuo corpo ha dei diritti su di te… e il suo coinvolgimento nelle pratiche religiose…

 Equilibrio che è rispetto della mente, la quale è chiamata a fare la sua parte, la fede è sì diretta al ghayb che supera le nostre possibilità conoscitive, ma ciò non significa, che sia qualcosa di irrazionale, alternativa alla ragione. Nel Corano, non solo viene affermata la possibilità di conoscenza dell’intelletto, ma più versetti incitano ad usarlo:

Non hanno riflettuto in loro stessi? Allah ha creato i cieli e la terra …” (XXX,8)

Di’: «Sono forse uguali e coloro che sanno e coloro che non sanno? ». Solo gli uomini dotati di intelletto riflettono. Di’: «O Miei servi che credete, temete il vostro Signore!» Coloro che in questa vita fanno il bene, [avranno] un bene. Vasta è la terra di Allah …” (XXXIX, 9-10)

Numerosi sono gli hadith profetici relativi all’eccellenza dell’intelligenza (al-’aql). Al-’Aynî ad esempio riporta da Abû Sa’îd Al-Khudriyy questo hadith: Ogni cosa ha un sostegno: il sostegno del credente è l’intelligenza.”

Intelligenza che va usata anche nella comprensione del testo sacro: “La Rivelazione scritta non è un libro di scienze, ma invita lo spirito umano a investire tutto il proprio potenziale critico, analitico e scientifico nella ricerca del sapere. Non c’è nulla di meno presente nel Corano della paura o del rifiuto del sapere, sacro o profano. I primi sapienti o scienziati lo avevano capito alla perfezione, affrontando tutte le sfere della conoscenza (dalla filosofia alle scienze esatte e sperimentali), fiduciosi nel fatto che la libertà assoluta della loro ragione in questi ambiti non avrebbe in alcun modo ostacolato le ragioni e l’essenza della fede. Non solo il Testo rivelato non ostacola la ragione umana, ma al contrario apre molti orizzonti all’esercizio di una razionalità attiva e autonoma. Scorrendo il Testo, si percepiscono vari livelli di enunciazione che rimandano sia all’ordine naturale che alle specificità delle società umane, ma che invitano sempre l’intelligenza umana a osservare e a capire. Emergerà quindi che nell’ordine dell’Universo, come pure in quello del Testo rivelato, ci sono leggi e regole universali e immutabili e altre contestuali, mutevoli, ancorate alla Storia. Anche in questo caso, dunque, gli ordini si fanno eco l’un l’altro…”6

 I credenti possono, dunque, e anzi debbono interrogarsi a fondo sul significato delle ayat rivelate, come ad esempio faceva ‘Âisha, Madre dei credenti:

Si tramanda da Ibn Abî Mulayka: “ ‘Âisha, la moglie del Profeta, non ascoltava mai una cosa che non capiva, senza tornare a chiedere sino a comprenderla per bene. Ora, [un giorno] il Profeta aveva detto: ‘Colui al quale sarà chiesto conto, subirà il castigo.’ ‘Âisha, allora osservò: ‘Dio non ha detto: «… gli sarà chiesto conto con indulgenza» (LXXXIV, 8)?’ Il Profeta rispose: ‘Questo riguarda quando la gente sarà presentata [al Giudizio]; e tuttavia [in esso] colui al quale davvero verrà chiesto conto (man nûqiša l-hisâb), perirà’.”  

… In tal modo seguiva l’esempio del Profeta (pbsl) che quando inviò Mu’adh ibn Jabal nello Yemen gli chiese: “In base a cosa giudicherai in quel Paese?» «In base al Libro di Dio» rispose Mu’adh. «E se non vi troverai risposte?» «Secondo la tradizione dell’Inviato di Dio.» «E se non trovi risposte neppure in quella?» «Allora mi sforzerò e non smetterò di sforzarmi !»“7

Rispetto per la mente che non rinuncia a riflettere sulle Scritture e neanche a capire le ragioni della storia dei popoli, della politica che tanta parte ha nella condizione umana... ma non suo divinizzazione c’è un punto in cui ci si ferma. Non c’è nell’islam esaltazione del dubbio come troviamo nella cultura occidentale…

 Equilibrio che esige rispetto dello spirito, il quale ha le sue vie e potremmo dire il suo nutrimento.. la lettura e recitazione del Corano la meditazione, la preghiera, il ricordo (dikr), il silenzio, il ritrovarsi con i fratelli e le sorelle di fede…

 Equilibrio che è rispetto degli altri musulmani e di tutti gli uomini e donne della terra… Non siamo stati creati da soli, da subito l’essere umano è a coppia, e poi si moltiplica, equilibrio necessario fra la dimensione soggettiva e comunitaria e tra quella della comunità di fede e la primordiale comunità umana.

Ed è ancora rispetto per gli animali e le piante e la terra che ci porta… Prestate attenzione alla Terra, è vostra madre” dice un hadith profetico, a ribadire questo legame profondo dell’essere umano con la terra, che possiede una sacralità di fondo. Un detto molto noto del Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, infatti, dice: Dio ha fatto sì che per me la terra fosse tutta intera un purissimo luogo di prosternazione (masâjidan wa tahûran).” “Dio ricompensa chiunque fa del bene ad un essere vivente”.

 A costruire questo equilibrio, complesso ma anche semplice, siamo chiamati come comunità e come persone, affinché possiamo essere testimoni come dice il versetto davanti ai popoli e il Profeta, pace e benedizione su di lui, ci possa riconoscere come coloro che lo hanno seguito e testimoniare per noi.

note:

 1“Innamâ l-a’mâlu bi n-niyyât (che può essere tradotta anche ‘le opere non sono altro che nelle intenzioni’). Il presente hadith viene presentato dal Bukhârî stesso in svariate versioni nel corso del Sahîh, e fa parte invariabilmente di tutte le opere riassuntive degli hadith basilari dell’Islam . La considerazione del hadith sulla niyya è sempre stata grandissima. Aš-Šâfi’î lo considerava “un terzo della conoscenza”.Si tramandano dal profeta, anche le parole seguenti: “L’intenzione del credente è migliore della sua opera.”

2. Il termine cuore appare nelle Fonti sotto due accezioni: (qalb) e (fuad), anche il termine petto (sadr) allude ad esso., indicando la sua collocazione fisica

3.Idris Zamboni, Sahih al-Bukhari

 

    4. con questa espressione abbiamo tradotto “wasatâ” che in arabo implica i concetti di media, moderata, equilibrata. E’ il concetto romano di “aurea mediocritas” che non c’entra niente con la “mediocrità” come è intesa nell’attuale accezione. Questo concetto di equilibrio è molto importante nell’Islàm. La dottrina islamica e tutto ciò che essa informa, diritto, etica, norme consuetudinarie, è improntata al rifiuto dell’estremismo, della radicalità, del fanatismo. Solo l’equilibrio tra gli elementi che costituiscono l’uomo: lo spirito, l’intelletto e il corpo, potranno dare pienezza e serenità all’individuo, alla famiglia in cui vive, alla comunità di cui fa parte]

 5.T. Ramadan

     6. Asma Lamrabet, ‘Aisha, ed. Al.Hikma, Imperia

*Questo testo è stato preparato per il Convegno UCOII di Bellaria. Per ragioni organizzative la sorella Patrizia Khadija Dal Monte ha rinunciato all’intervento, ma crediamo sia importante proporlo ugualmente sul islam-online.it


2 commenti
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  1. Grazie sorella !
    Bellissimo !
    Claudy

  2. [...] Leggi l’articolo : Essere per testimoniare [...]

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