L’onda lunga di Ramadan

nov 26th, 2011 | Di | Categoria: Islam

HRP all’Università Saint Louis – Bruxelles 25.11.2011 ——–

Ogni anno, inesaustivamente Ramadan torna nel nostro calendario sacro, trascorre e inevitabilmente termina come ogni cosa del tempo di questo mondo.
Ogni anno un miliardo e mezzo di musulmane e musulmani si preparano, fanno provviste, si agitano, si scontrano sulla data d’inizio (e anche di fine molto spesso), divisi per scuole di diritto, paesi di appartenenza e origine, ma poi passata quella settimana a cavallo tra gli ultimi giorni di chaban e i primi di ramadan, si ritrovano nella pratica quotidiana del digiuno e della vicinanza a Colui Che conosce e vede ogni cosa.
Un riverbero di ihsan entra nei nostri cuori, il Volto di Allah è presente nelle nostre coscienze e questa visione si salda coerentemente con la nostra fede, la nostra cultura e la nostra identità islamica. Non c’è angolo buio dove Allah non ci veda, non c’è anfratto che ci possa nascondere alla Sua vista, huwa Basir. Digiuniamo, non tutti certamente, molti, moltissimi, certamente.
Frequentiamo le moschee, molti di meno certamente, molti comunque, le serate di tarawih sono intense e affollate e dopo la festa dell’iftar riusciamo a pensare con una certa attenzione alla festa che Allah ci ha promesso dopo che saremo passati attraverso Bab Rayan.
Poi ‘id al fitr conclude il mese benedetto e dobbiamo interrogarci seriamente sugli effetti duraturi di questo
periodo.
Cosa ne abbiamo tratto?
In cosa ci siamo riformati interiormente?
Questi effetti, ammesso che ci siano, sono passeggeri o duraturi?
Se sono passeggeri, in cosa abbiamo sbagliato?
Ci siamo astenuti durante il giorno da cibo, bevanda e sesso senza averne altro che desiderio fisico?
Se sono duraturi, cosa dobbiamo fare per presevarli, intensificarli, farne patrimonio acquisito, fonte inestinguibile di benefici spirituali ed etici?
Credo che se non ci poniamo queste domande ben poca cosa sia stato il nostro siyam Ramadan ma anche se le nostre risposte fossero, Allah non voglia, negative anche il solo porcele potrebbe essere un segno che comunque l’assolvimento del precetto ha mosso qualcosa nel nostro cuore.
Quest’anno, in particolare, le vicende politiche in atto sulla sponda sud del mediterraneo sono state presenti sulle televisioni satellitari, accese di notte come solo in questo mese, in modo insistente e martellante. Nessuna tregua specialmente in Libia dove gli amici della democrazia e dei diritti umani hanno continuato a bombardare i libici cattivi affinché i libici buoni potessero trionfare sul sangue dei loro fratelli. Chissà se digiunavano i buoni e i cattivi. Allah abbia misericordia delle vittime.
Guerra finita, Gheddafi linciato in oltraggio a qualsiasi prassi islamica relativamente alla guerra, al trattamento dei prigionieri e sottratto di conseguenza ad un giudizio che avrebbe portato alla luce le complicità e connivenze con quell’Europa che dopo decenni si è accorta dello status dei diritti umani in Libia.
Anche questa è una riflessione di questo Ramadan, ma per tornare alle priorità di questa NOSTRA riflessione che vuole essere soprattutto spirituale e morale, credo che lo spirito di Ramadan debba aiutarci ad avviare un processo di purificazione della nostra anima e, al contempo d’impegno civile e comunitario.
Va da se che conditio sine qua non della purificazione è il tawhid, ma dopo questa dottrina che è il fondamento della nostra fede, viene immediatamente la necessità della presenza: presenza a se stessi intesa come vigilanza continua ed esame di coscienza giornaliero.
Dopo la salatul ishà, prima di quella del witr non sarebbe male se potessimo dedicare a questa pratica raccomandata dsi grandi maestri della nostra religione. Scrive infatti Al-Ghazali nel
(Kitab al-muraqaba wa al-muhasaba) “Se la Verità immutabile può essere conosciuta cogliendo il riflesso del raggio divino nello specchio perfettamente levigato del cuore, la purificazione interiore gioca in vista di questo scopo un ruolo primario. Il Principio eterno può, infatti, essere colto solo nel momento in cui la coscienza cessa di essere frastornata dal rumore della concupiscenza e della passione. La vigilanza e l’esame di coscienza sono due delle più efficaci tecniche spirituali che permettono al cercatore d’ogni tempo di progredire sulla Via della realizzazione. Al termine del processo catartico, finalmente purificata per mezzo di una rigorosa disciplina, l’anima si dischiuderà all’amore celeste, privilegiata porta d’accesso ai segreti gelosamente custoditi al cospetto di Dio”.
Livelli molto alti in effetti ma certamente ognuno di noi potrà fare un piccolo sforzo in base alla sue possibilità e il risultato sarà grande, bihdnillah
Ricordando che l’ombra di Allah coprirà, tra gli altri, quelli i cui cuori sono legati alle moschee, possiamo credere, in buona fede, che di questa grazia usufruiranno quelli di noi che se ne ricordano solo nel mese di ramadan? La generosità del Karim è senza fine e tuttavia, senza porre alcun limite alla Sua volontà e arbitrio, come potremmo mai farlo? Ci sembra di poter ricordare a noi stessi e a tutti i credenti che la moschea è aperta tutti i giorni e in Europa assolve ad un insostituibile compito di condivisione della fede e della pratica religiosa, di trasmissione del sapere islamico e di educazione delle nuove generazioni, almeno dovrebbe!
Per poter assolvere a questo ruolo insostituibile dobbiamo proseguire nella frequentazione di Ramadan e riempire quelle mura con le nostre attività, ognuno per quel che può, ché nessuno sforzo è troppo piccolo, nessuno è inutile e la somma del bene comune è ricompensato da Allah altissimo con la munificenza che ci promette e che concederà, inch’Allah.
Pensare alla moschea come rifugio della fede e palestra della religiosità è fondamentale ma non è solo nella moschea che deve esprimersi il potenziale di fede che Ramadan ha suscitato nei nostri cuori, ma nella nell’intera società affinché digiunanti e non digiunanti, musulmani e non musulmani, credenti e non credenti possano beneficiare della sua rahma, inch’Allah.

 

 

un commento
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  1. Molto bella la conclusione non settaria di questa riflessione : ” … digiunanti e non digiunanti, musulmani e non musulmani, credenti e non credenti possano beneficiare della sua rahma, inch’Allah.”
    Grazie!
    Un caro saluto.
    Luigi De Salvia

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