Rapporto figli-genitori nella tradizione islamica

lug 9th, 2011 | Di | Categoria: Islam

  (festa di fine attività GMI di Sassuolo)

Il rapporto genitori figli è una relazione, quindi dobbiamo considerarla nei due sensi e cioè genitori verso figli e figli verso genitori. Si tratta, poi, di una relazione particolare che è dominata dall’amore, amore che scaturisce dal sangue, forse il legame più forte che esiste in questo mondo. Una madre lo trova iscritto nelle viscere, che appunto in arabo si chiamano arham, termine che deriva dalla stessa radice di rahma, misericordia, che è dono del Rahman, Rahim1, colui che ci ha creati e perdonati e ci ha mostrato una via per giungere alla realizzazione profonda del nostro essere di uomini e donne. Per questo abbiamo una vertigine di disgusto quando sentiamo certi fatti in cui dei genitori ammazzano i figli e figli che ammazzano i genitori. Abbiamo la percezione che si sia sorpassato un confine sacro, il mondo è come sottosopra…

Se nella madre questo amore è sopratutto rahma, nel padre è senso di protezione e orgoglio, autorevolezza, ma anche l’amore paterno deve essere impregnato di tenerezza, come ha ben mostrato nella sua vita il profeta, pace e benedizione su di lui, il quale non mancava mai di abbracciare i bambini e invitava giocare con loro. Un hadith racconta come il Profeta, pace e benedizione su di lui, prese in braccio il figlio Ibrahim e davanti a tutti, lo baciò e lo annusò. In un’altra occasione mentre baciava un nipotino, un beduino di nome al-Aqra’ disse, vantandosi, di aver avuto dieci figli e di non averne mai baciato uno, al che il profeta,  rispose: “Chi non prova affetto, non riceverà affetto”.

Ma l’amore si sa è una cosa delicata… Ogni amore… essere musulmani e musulmane significa credere alla bellezza dell’amore e nello stesso tempo essere coscienti che amare è un’arte, come diceva Fromm negli anni 70, non basta la natura, il sentimento, bisogna imparare, conoscerne le regole…

L’amore genitori-figli è da imparare e per questo noi, che siamo musulmani e musulmane, vogliamo riflettere su ciò che ci dicono le fonti della religione, nostra guida, senza però disprezzare il bagaglio di conoscenze che ci viene dalla riflessione umana e dalla storia. Molti gli studi psicologici che sarebbe interessante approcciare per rendersi conto di come il giusto amore dato ai figli, che è fatto di attaccamento e distanza, di insegnamenti ma anche di ascolto, sia essenziale al formarsi di una personalità equilibrata, e come la sua mancanza instauri nell’individuo vere e proprie malattie.

Nel Corano e negli hadith troviamo prima di tutto l’obbligo esplicito di onorare e ad amare i genitori, come essi siano, credenti e non credenti, sani o malati, ma anche esempi in cui i genitori si sono sbagliati nel loro rapporto coi figli ed altri in cui i figli invece non hanno capito che dovevano dar retta ai genitori. Riporto questi esempi per far capire come il Corano ci inviti qui, come altrove, a non mitizzare nessuna figura umana, l’islam è lontano da una qualsiasi sacralizzazione delle creature, quale posizione esse occupino… essere musulmani è prostrarsi solo davanti all’Unico. Anche il padre è giudicato secondo il suo comportamento non è un ruolo che garantisce l’infallibilità, come quello di essere figli, giovani, non garantisce di sapere di più e meglio.

Cominciamo con la storia coranica di un figlio che credeva di sapere tutto, in realtà non faceva che obbedire al pensiero comune della sua società, disobbedisce al padre e va in rovina. Ascoltiamo, dunque la storia del figlio di Noè, pace su di lui, Noè annuncia la venuta del castigo per un popolo corrotto, che si rifiuta di pentirsi e i versetti ci dicono: “Coloro che avevano creduto insieme con lui, erano veramente pochi.”(v.40). La maggioranza non crede alle parole di Noè e il figlio fa altrettanto:

Disse allora [Noè]: “Salite, il viaggio e l’ormeggio sono in nome di Allah. In verità il mio Signore è perdonatore misericordioso”. [E l'Arca] navigò, portandoli tra onde [alte] come montagne. Noè chiamò suo figlio, che era rimasto in disparte: “Figlio mio, sali insieme con noi, non rimanere con i miscredenti”. Rispose: “Mi rifugerò su un monte che mi proteggerà dall’acqua”. Disse [Noè]: “Oggi non c’è nessun riparo contro il decreto di Allah, eccetto [per] colui che gode della [Sua] misericordia”. Si frapposero le onde tra i due e fu tra gli annegati.” (XI,41-43)

Mi sembra che il racconto ironizzi sull’intelligenza di questo giovane, o forse sulla cecità di chi ha già deciso di non credere, sottolineando che “le onde sono alte come montagne” e lui dice: “Mi rifugerò su un monte che mi proteggerà dall’acqua”…

Il racconto ci mostra come essere giovani non significa essere liberi dall’influsso del contesto, spesso si cambia solo ambito di influenza. Questo ragazzo crede ciò che crede la maggioranza del suo popolo e non si sblocca neanche di fronte al castigo che rendendosi manifesto prova le ragioni del padre…. E qui, per attualizzare, dovremmo pensare a tutte quelle promesse di felicità, della cosiddetta libertà, che risuonano nel contesto in cui viviamo. In realtà quello che si propone è l’adeguamento a un modello unico, fuori del quale non si crede possa essere esistere libera scelta. Ma quale libertà? Se noi guardiamo il mondo dei giovani vediamo il ripetersi di discorsi e pure di abbigliamenti di serie. Si dice non credo in Dio, è la mia libertà, pensando di essere intelligenti e superiori, spiriti critici… Invece non si fa che obbedire alla cultura di massa che prevede ciò, anzi suggerisce proprio queste frasi… Non è che alla sera si va a letto con l’”Essere e il nulla” di Sartre. Si fa un partita con la playstation, o si ficca nelle orecchie qualche musica assordante e poi si dorme e ci si sveglia convinti di essere più illuminati che mai… Così per il hijab, si è liberi di svestirsi ma non di vestirsi… Vestirsi è mancare di libertà, svestirsi è essere creature liberate, senza accorgersi anche qui non si esercita il libero pensiero, come pecore non si fa che seguire il pensiero dominante… Però si è moderni.

Il secondo esempio che voglio citare riguarda invece un padre… E’ nella storia di Abramo, pace su di lui, e ci mostra che talvolta anche essere padri non salva dall’errore.

Ricorda nel Libro Abramo. In verità era un veridico, un profeta. Disse a suo padre: “O padre, perché adori ciò che non vede e non sente e non può proteggerti da alcunché? 2 O padre, mi è stata data una scienza che tu non hai avuto, seguimi e ti condurrò sulla retta via. O padre, non adorare Satana: egli è sempre disobbediente al Compassionevole. O padre, temo che ti giunga un castigo del Compassionevole e che tu divenga uno dei prossimi di Satana”. Disse: “O Abramo, hai in odio i miei dèi? Se non desisti, ti lapiderò. Allontanati per qualche tempo”. Rispose: “Pace su di te, implorerò per te il perdono del mio Signore, poiché Egli è sollecito nei miei confronti.” (XIX, 41-43)

Il racconto mette in crisi l’idea che i grandi, nella fattispecie i padri, sappiano sempre di più dei figli… Dice Abramo, pace su di lui, mi è stata data una scienza che tu non hai avuto…

E’ vero, Abramo è un profeta, ha un destino speciale, e tuttavia la storia è anche una critica ad una certa concezione tipica delle società tradizionali, in cui la sapienza dei genitori è ritenuta assoluta, manca l’ascolto dei figli, vengono considerati come persone immature.

Abramo, hai in odio i miei dèi?”, risponde il padre, egli si appella alla tradizione del suo popolo, al modo tradizionale di concepire la religione. In vari passi il Corano rimprovera duramente quelli che si allontanano dalla verità per il solo motivo che essa risulta loro nuova, oppure contraria ai valori della loro famiglia o incompatibile col sistema di valori dei loro antenati.

No, dicono piuttosto: « Abbiamo trovato i nostri avi far parte di una comunità, noi seguiamo le loro orme».” (XLIII,22)

Dissero: «Che tu ci ammonisca o non lo faccia, per noi è la stessa cosa. Questi nostri costumi non sono che quelli degli antichi: [pertanto] non saremo certo puniti».” (XXVI, 136-138)

Quando si dice loro: «Venite a quello che Allah ha fatto scendere al Suo Messaggero», dicono: «Ci basta quello che i nostri avi ci hanno tramandato!». Anche se i loro avi non possedevano scienza alcuna e non erano sulla retta via? O voi che credete, preoccupatevi di voi stessi ! »“ (V, 104-105)

O voi che credete preoccupatevi di voi stessi”: è un invito perentorio del Corano a non soggiacere ad alcun schema precostituito e annuncio della possibilità dell’essere umano, pur condizionato dal contesto di guardare oltre, di pensare in modo critico verso il passato ma anche verso il presente.

Non è detto che la maggioranza abbia sempre ragione:

E se obbedisci alla maggioranza di quelli che sono sulla terra, essi ti faranno smarrire dal sentiero di Dio: essi non seguono che la congettura e non fanno che costruire menzogne.“ (VI, 116)

E’ necessario avere spirito critico, e volontà di fare il bene, il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, disse : “Che uno di voi non sia uno che segue (la gente), dicendo: «Sono come gli altri. Se fanno il bene, lo faccio e se fanno il male, lo faccio». Ma siate indipendenti facendo del bene quando gli altri lo fanno ed evitando il male se essi commettono il male.”

Il racconto svela anche una dinamica psicologica profonda, con l’età si tende ad acquisire degli schemi che supportano la persona, per cui è difficile riconoscere la bontà di ciò che è nuovo. Tale problema è ancora più acuto nelle famiglie derivanti dall’immigrazione in cui i genitori vivono di schemi culturali delle società di origine ampiamente introiettati e sono piuttosto restii a capire una società diversa. Non si tratta solo di religione ma anche di costrutti culturali… Ciò causa nelle famiglie di origine immigrata, un più grande gap generazionale. I ragazzi e le ragazze hanno un ruolo chiave di mediazione tra la cultura dei genitori e quella in cui nascono e lavorano, a cui appartengono. Ad essi spetta il compito, dopo aver assimilato correttamente il patrimonio tradizionale, di distinguere tra quelle che sono le abitudini culturali e le istanze fondamentali della religione, individuare i campi in cui è possibile un adattamento o uno sviluppo e valorizzare le istanze positive del contesto sociale.

Il rifiuto del padre di Abramo, culmina con una minaccia di morte:“Se non desisti ti lapiderò”: frase che ci ricorda come la storia sia piena di abusi dell’autorità dei genitori, di padri-padroni in particolare, in tante culture antiche i padri decidevano della stessa vita dei figli. Anche nella cultura pre-islamica il figlio era considerato proprietà del padre che ne poteva disporre a proprio piacimento, avveniva ad esempio l’eliminazione per sepoltura delle femmine quando queste non erano gradite, o il sacrificio dei figli per accontentare una divinità idolatra era una pratica estrema, ma tollerata3. Il sacrificio dei primogeniti per placare gli dei, è una realtà che intesse molte culture arcaiche. Potere assoluto sui figli che si accompagna all’idea che essi debbano un’obbedienza altrettanto assoluta al genitore…

Come si deve intendere l’autorità, il potere, in senso islamico? L’autorità di un essere umano secondo la rivelazione islamica non è mai assoluta, così l’obbedienza assoluta si deve solo a Dio. Ricordiamo il patto di alleanza del Profeta con gli emigranti, in cui l’obbedienza è vincolata al bene… e che ti obbediscano in ciò che è reputato conveniente4” (mâ‘rûf)».

Mâ‘rûf è un concetto di carattere generale. Esso corrisponde a ciò che comunemente è chiamato bene comune, il quale fonda tutti i valori etici e ingloba in sé tutto ciò che è conforme alla morale e alla giustizia. In questo versetto, Dio incita le donne partecipanti all’alleanza ad obbedire al Profeta (*) ogni volta che lui ordinerà loro qualcosa inerente a questo bene, garanzia dell’interesse generale. E’ importante sottolineare come Dio condizioni questa  obbedienza unicamente al bene , anche se si trattava del Profeta, noto per la integrità morale senza macchia e che mai e poi mai avrebbe incitato a qualcosa d’immorale.”5

E vorrei ricordare qui anche il bellissimo discorso di Abu Bakr alla sua elezione, che ci fa capire come il senso genuino dell’autorità sia servizio:“O popolo! Giuro su Iddio che non ho mai sognato questa carica né di giorno né di notte, né ho mai avuto per essa qualche inclinazione. Voi avete posto sulle mie spalle un compito molto gravoso il cui compimento è al di là delle mie forze, a meno che l’Onnipotente non venga in mio soccorso. Sono stato eletto vostro capo anche se non sono il migliore tra voi. Aiutatemi se sarò nel giusto, correggetemi se sbaglierò… I deboli tra voi, saranno forti con me, finché non avranno ottenuto i loro diritti; i forti tra voi saranno deboli con me finché non avrò ottenuto da loro ciò che è dovuto.. Obbeditemi finché obbedirò a Iddio e al suo Profeta. Quando dovessi disobbedire a lui o al suo Profeta, allora non obbeditemi più”. 6

Nella stessa linea il discorso di ‘Umar, quando toccò a lui assumere il potere:

O popolo! Voi avete dei diritti su di me, che potete sempre reclamare. Uno dei vostri diritti è che se qualcuno di voi viene da me con una lagnanza, andrà via solo dopo che la sua lagnanza abbia avuto soddisfazione. Un altro vostro diritto è che esigiate che io non prenda nulla che non mi spetti dall’entrata dello stato o dai bottini di guerra. Potete anche esigere che aumenti le vostre paghe e i vostri salari quando nelle casse del tesoro entri più denaro; e che rafforzi le frontiere e non vi esponga a rischi. E’ anche vostro diritto che se dovete andare in guerra io non vi impedisca di tornare a casa, e mentre voi siete lontani a combattere io mi prenda cura delle vostre famiglie come un padre”.

Hamdulillah, il potere assoluto sulla vita dei figli oggi nella mentalità comune è superato e condannato, ma permangono sacche di abusi in certe zone del mondo che si esprimono ad esempio nei matrimoni imposti…

Il problema dell’eccesso di autorità storicamente e psicologicamente tocca sopratutto la figura maschili, ma le madri non sono esenti da atteggiamenti sbagliati verso i figli che vanno da forme di attaccamento morboso che impediscono la loro autonomia, a poca assunzione della propria responsabilità educativa.

Vorrei ancora ricordare come oggi, in Occidente, a differenza delle società tradizionali, si soffra della sindrome di carenza di autorità che è altrettanto deleteria..7 Genitori che pensano di volere essere gli amici dei figli e non i loro educatori, che non credono più di avere un tesoro di esperienza e saggezza da trasmettere e una responsabilità grave sulla formazione dei figli e quest’ultimi che non riconoscono più il loro legame con la famiglia di origine, non si riferiscono più ad essa nelle scelte importanti della loro vita, fino alla mancanza di assunzione dei bisogni dei genitori, in particolar modo nella vecchiaia.

Il racconto termina con una frase che ben delinea quello che deve essere l’atteggiamento del figlio verso i genitori. Rispose: “Pace su di te, implorerò per te il perdono del mio Signore, poiché Egli è sollecito nei miei confronti.” (XIX, 41-43)

E’ questo l’atteggiamento che l’islam chiede ai figli, non una fredda e irriflessa obbedienza da soldatini, ma di più, un amore e un rispetto assoluto verso i genitori.

Nel Corano si legge: “Il tuo Signore ha decretato di non adorare altri che Lui e di trattare bene i vostri genitori. Se uno di loro, o entrambi, dovessero invecchiare presso di te, non dir loro “uff!” e non li rimproverare; ma parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza; e dì: “O Signore, sii misericordioso nei loro confronti, come essi lo sono stati nei miei, allevandomi quando ero piccolo”” (XVII,23-24).

Un altro versetto lega la riconoscenza ad Allah a quella verso i genitori, dunque non esiste un uomo che sia riconoscente ad Allah e indifferente verso i genitori.

Abbiamo imposto all’uomo di trattare bene i suoi genitori: lo portò sua madre di travaglio in travaglio e lo svezzò dopo due anni: “Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo è verso di Me.” (XXXI,14)

E la gravità di tale atteggiamento si comprende alla luce dell’associazione che viene fatta nella rivelazione coranica, a partire dal senso etimologico, tra ingratitudine e miscredenza. La radice k-f-r, infatti, ha come primo significato quello di coprire; poi essa indica il “negare il bene”, o la fede, o anche l’essere ingrati. Così, il “negatore” o l’”infedele” è detto kâfir in quanto ‘copre’ e occulta la verità dell’Unità divina, Kafûr colui che è ingrato e dimentico di rendere grazie per i beni ricevuti.

Una persona chiese all’inviato di Allah: “Quale è l’atto il più apprezzato da Allah?” Il Profeta Muhammad, disse: “Di compiere la preghiera alla sua ora.” La persona chiese ancora: “E poi, quale è l’atto il più apprezzato?”. Il Profeta Muhammad rispose: “Il buono comportamento verso i genitori.”

Abdullah Ibn Omar riporta che il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, ha detto: “La contentezza di Allah si trova nella contentezza del padre, ed il malcontento di Allah è legato al malcontento del padre.” (Tirmidhi, Mustadrak Hâkim.)

Ibn Abbas riporta che il Profeta Muhammad, pace benedizione su di lui, ha detto (in questo senso): “Il figlio ubbidiente che guarda con misericordia i suoi genitori otterrà in cambio la stessa ricompensa di un pellegrinaggio (Hajj) accettato.” Le persone chiesero: “E se guarda così i suoi genitori cento volte per giorno?” Il Profeta Muhammad rispose: “Sì, anche se lo fa in cento volte (otterrà questa ricompensa per ogni sguardo.) Allah è Il più Grande (vale a dire che il Suo Tesoro è illimitato, ed una tale ricompensa non lo diminuirà in niente).”(Bayhaqi)

Una tradizione orale attribuita al profeta narra che un tale affermò davanti al profeta: «Andrò al jihad» (intendendolo nel senso militare del termine); l’inviato di Dio gli replicò chiedendogli se avesse entrambi i genitori. Avendo ottenuto risposta affermativa disse: «Allora il tuo jihad è stare con loro».

Abu Bakr (radhia allâhu anhu) riporta che il Profeta Muhammad ha detto (in questo senso): “Allah ritarda il castigo di ogni peccato per quello che vuole fino al Giorno Ultimo, eccetto quello del mal comportamento verso i genitori. Il castigo di questo peccato è inflitto difatti anche in questo mondo, prima della vita futura.”

Il rispetto ai genitori non è dovuto solamente se sono musulmani. Asma chiese una volta al Profeta Muhammad se aveva il diritto di agire bene verso sua madre che era politeista e che veniva a visitarla. Il Profeta Muhammad le disse: “Intrattieni delle buone relazioni con tua madre.” (Bukhârî)

Così il Corano, facendo allusione al comportamento che deve avere il figlio verso i suoi genitori non musulmani, dice:

E se entrambi ti obbligassero ad associarMi ciò di cui non hai conoscenza alcuna, non obbedire loro, ma sii comunque cortese (mar’ouf) con loro in questa vita e segui la via di chi si rivolge a Me. Poi a Me farete ritorno e vi informerò su quello che avrete fatto”.” (XXXI,15)

La tradizione islamica insegna anche che si deve comportarsi bene e intrattenere delle buone relazioni verso i vicini e gli amici dei genitori, particolarmente dopo che i genitori abbiano lasciato questo mondo8. Abu Usayd Badri riporta che una volta, mentre si era seduto in compagnia del Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, un Ansar venne e chiese : “Oh Inviato di Allah! Dopo la partenza dei miei genitori da questo mondo, resta loro ancora qualche diritto su di me?” Il Profeta Muhammad rispose: Sì! Devi pregare per essi e chiedere il perdono in loro favore, condurre a termine gli impegni che avevano contratto, rispettare i loro amici e intrattenere buone relazioni familiari coi vicini dei tuoi genitori (…) Questi sono i diritti dei genitori che riposano su di te dopo la loro dipartita.”

I genitori, quindi nella rivelazione islamica possiedono un ruolo che va onorato, non vanno trattati come i compagni; “Onora il padre e la madre” dice anche la Bibbia. Questo senso di rispetto è molto vivo nelle culture tradizionali ma si è perso quasi del tutto in questa società, in base alla tendenza che vede in qualsiasi differenza tra le persone un difetto, invece certe differenze sono positive e fondamentali per la vita familiare e sociale. I giovani musulmani debbono stare attenti a non perdere questo tesoro, influenzati dal comportamento dei loro compagni, e da film che spesso mostrano i genitori come degli incapaci e i bambini come piccoli geni…

Wa Allahu a’lam

Patrizia Khadija Dal Monte

1I due Nomi indicano quindi sia un’esclusività di Dio riguardo alla rahma, sia una possibile somiglianza con quella che l’uomo sperimenta. Anche negli attributi c’è una dimensione di non tangibilità della creatura. Ar-Rahmân è solo Lui, ma la rahma, è data anche alle creature come ben dice questo hadith profetico: “Dio ha diviso la misericordia in cento parti. Egli ne ha fatto discendere una tra ijinn e gli esseri umani e le bestie e gli animali perché condividano reciprocamente i loro sentimenti; e per questo essi hanno misericordia l’un l’altro; e tramite essa gli animali selvatici provano affetto per i loro cuccioli. E Dio ha conservato novantanove misericordie con le quali avrà misericordia per i suoi servi il Giorno del Giudizio.” (Sahih Muslim)

2“Siamo Noi che conducemmo Abramo sulla retta via, Noi che lo conoscevamo. Quando disse a suo padre e alla sua gente: “Cosa sono queste statue in cui credete?”. Risposero: “Trovammo i nostri avi che le adoravano”. Disse: “Certo siete stati nell’errore più palese, voi e i vostri avi”. Dissero: “Sei venuto con la Verità o stai scherzando?”. Disse: “Certo che no! Il vostro Signore è il Signore dei cieli e della terra, è Lui Che li ha creati e io sono tra coloro che lo attestano. E [giuro] per Allah che tramerò contro i vostri idoli, non appena volterete le spalle!”. E infatti li ridusse in briciole, eccetto il più grande, affinché si rivolgessero ad esso. Dissero: “Chi ha fatto questo ai nostri dèi, è certo un iniquo!”. Disse [qualcuno di loro]: “Abbiamo sentito un giovane che li disprezzava: si chiama Abramo”. . Dissero: “Conducetelo al loro cospetto, affinché possano testimoniare”. Dissero: “O Abramo, sei stato tu a far questo ai nostri dèi?”. Disse: “È il più grande di loro che lo ha fatto. Interrogateli, se possono parlare!”. Si avvidero del loro imbarazzo e dissero tra loro: “Davvero siete stati ingiusti”. Fecero un voltafaccia [e dissero]: “Ben sai, che essi non parlano!”. Disse: “Adorate all’infuori di Allah qualcuno che non vi giova e non vi nuoce? Vergognatevi di voi stessi e di ciò che adorate all’infuori di Allah! Non ragionate dunque?”. Dissero: “Bruciatelo e andate in aiuto dei vostri dèi, se siete [in grado] di farlo”. Dicemmo: “Fuoco, sii frescura e pace per Abramo”.”

3

4« O Profeta, quando vengono a te le credenti a stringere il patto, [giurando] che non assoceranno ad Allah alcunché, che non ruberanno, che non fornicheranno, che non uccideranno i loro figli, che non commetteranno infamie con le loro mani o con i loro piedi e che non ti disobbediranno in quel che è reputato conveniente, stringi il patto con loro e implora Allah di perdonarle. Allah è perdonatore, misericordioso.» (LX,12)

5Asma Lamrabeth, Il corano e le donne, ed. Al-Hikma, Imperia, in pubbl.

6(Da “Abu Bakr Essadik primo Califfo ben guidato” Mohammed Réda, Dar al Kutub el Ilmya, Beirut, 1984)

7Al-Ghazali consacra nella sua opera ‘”Ihya’ ‘ulum ad-Din” , La Vivificazione delle scienze religiose, un passaggio all’educazione dei bambini in cui scrive: “Sappi che l’apprendimento dei bambini è una missione molto difficile e importante. Il bambino è un deposito nelle mani dei genitori. Il suo cuore ancora puro è una perla preziosa e candida, vuota da ogni immagine, atta a ricevere e ad essere influenzata da tutto ciò che viene in contatto con lei. Se il bambino viene allevato abituandolo alla Via del Bene e della Conoscenza, crescerà così e sarà felice quaggiù e nell’Aldilà. La ricompensa dei suoi atti la spartirà con i suoi genitori e con tutti coloro che l’hanno educato. Al contrario, se sarà educato e allevato nella via del male e sarà lasciato a se stesso come una bestia, crescerà così e sarà miserabile e perdente. Il fardello dei suoi crimini, lo dividerà con i suoi tutori e con coloro che l’hanno educato… La protezione (dei bambini) consiste evidentemente nell’insegnare loro le buone azioni e nell’allontanarli dalle cattive frequentazioni”.

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4 commenti
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  1. [...] Leggi l’originale : Rapporto figli-genitori nella tradizione islamica [...]

  2. Bismillahi r-Rahmàni r-Rahìm
    wa-ssalàtu wa-ssalàmu ‘alà sayydinà Muhammad

    Nobile sorella in Allàh, Kadija, assalamu ‘alaykum, che Allàh ti ricompensi per questo tuo ricco e dettagliato approffondimento sul rapporto figli-genitori, rapporto mai stato cosi difficile come ai nostri giorni in cui viviamo.

    A proposito del grandissimo valore di questo “Nobile” rapporto con i genitori, dice Allàh gloria a Lui l’Altissimo:
    “Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori.” (Corano Luqmàn 31, 14).
    Allàh ha legato strettamente i due doveri di riconoscenza: il primo verso di Lui ed il secondo verso i genitori.
    Ibn Abbas a proposito di questo parole del Corano ha detto: L’azione di chi è riconoscente verso Allàh, ma non verso i genitori, non sarà più accettata. Per questo il Profeta Muhammad-su di lui le benedizioni e la pace divine- ha detto: “Il compiacimento di Allàh non sarà certo, se non in seguito allla soddisfazione dei genitori, e la collera di Allàh si manifesta quando non si sono soddisfatti i genitori”.
    Che Allàh aiuti noi genitori ad essere timorati di Lui giusti e pazienti con i nostri filgi e che Allàh metta nei cuori dei nostri figli amore e rispetto per Lui e per noi, amin.
    assalamu ‘alaykum

  3. Grazie mille

  4. assalamu alaykum

    io voglio fare una cosa per l’Islam ,ma non so qual’e’
    aiutatemi perfavore

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