La lunga e travagliata storia dei Musulmani in America
set 5th, 2010 | Di direttore | Categoria: ApprofondimentiIl testo è vecchiotto e certamente dal ’94 molte cose sono cambiate ma è comunque un contributo utile e interessante
Ian Williams – Al Wasat, Londra- trad. de “L’Internazionale del 30/4/94
Nell’altro lato della citta, a Brooklyn, non si trovano segni architettonici che distinguano la moschea. Dentro, in un angolo, su una lavagna e disegnato il sogno dei fedeli di costruire un nuovo luogo di culto. Questa moschea e stata costruita dai neri americani. Davanti c’e una lampada e un Hajj [colui che ha compiuto "il pellegrinaggio alla Mecca"]: si tratta del primo musulmano ad aver recitato la preghiera all’inaugurazione della Camera dei deputati americana nel 1991. Tra Brooklyn e Manhattan ci sono molte moschee, in locali di negozi, edifici, uffici. In maggioranza i gruppi di fedeli non sono costituiti da persone che parlano la stessa lingua – parlano infatti turco, albanese, arabo, urdu – ma tutti insieme praticano la stessa religione, nonostante le differenze di origine, di lingua ed estrazione sociale. Negli Stati Uniti il fenomeno non è abituale: in questo paese la maggioranza delle chiese ha un seguito tra i membri di una determinata classe, o di un determinato colore, e tutte le chiese hanno una loro diocesi delimitata. La moschea musulmana è invece aperta a qualunque sia il colore, l’origine o la ricchezza. Questa è una caratteristica incompatibile con la prassi sociale ancestrale degli altri americani e rende molto difficile la conoscenza del numero dei Musulmani in questo paese.
Una statistica difficile
Ci sono diversi fattori che ostacolano il riconoscimento ufficiale dell’Islàm negli Stati Uniti: la mancanza di organizzazioni religiose nazionali e l’assenza di una stima certa del numero dei fedeli.
Comunque i Musulmani affermano, a ragione, che l’Islàm e la religione che si diffonde più rapidamente in America: almeno il 10 per cento degli emigrati che entrano in America sono Musulmani – dice uno studioso del problema, Farid Naaman, del Consiglio Islàmico di Washington – e l’indice di natalità tra i Musulmani è alto, come lo è il numero delle conversioni.
Come conseguenza della divisione costituzionale esistente negli Stati Uniti tra Stato e Chiesa, il censimento degli abitanti non comprende la religione, il che rende approssimative la maggioranza delle valutazioni.
L’Istituto d’informazione Islàmico di Chicago afferma che i Musulmani in America sono tre milioni e mezzo, mentre “The Wall Street Journal” nel 1990 ha scritto che il loro numero e di 4 milioni;
l’Enciclopedia Britannica parla di 5,6 milioni, mentre “The New York Times” di cinque. Warth Din Mohammad, l’imam che ha guidato il movimento Nation of Islàm alla fede sunnita, afferma che il numero dei Musulmani si aggira intorno ai 9 milioni, ma per Ifun Haddad, professore di studi Islàmici all’università del Massachusetts, non arriva a 3. Comunque, la valutazione più attendibile e quella che situa il numero dei Musulmani negli Stati Uniti tra i 4 e i 6 milioni, pari a quello degli ebrei, che sono 5,9 milioni.
L’Islàm rimane una religione in espansione, prevalente-mente tra i neri. Negli Stati Uniti ci sono circa 3,5 milioni di cittadini di origine araba, ma in gran maggioranza sono cristiani emigrati da molto tempo dal Libano e dalla Siria. Dopo sono venuti i Musulmani dall’Africa, dal-l’Iran, dalla Turchia e dal Sud Est Asiatico.
Ifun Haddad ha descritto in un saggio la difficoltà di stabilire il numero dei fedeli.
Cita l’esempio della moschea di Hartford, nel Connecticut , nella quale il venerdì affluiscono al massimo una trentina di fedeli, che salgono però a più di mille il giorno della festa del Fitr, a chiusura del Ramadan. Ifun Haddad ricorda che i Musulmani che si recano regolarmente nelle oltre 1000 moschee del paese non superano il 5-10 per cento e afferma che gli studi, spesso condotti in America da settori ostili agli arabi e ai Musulmani, tendono a rappresentare come inferiore il numero di coloro che praticano l’Islàm, i quali a loro volta sono spesso spinti a non dichiarare la loro religione.
Secondo Ifun Haddad coloro che frequentano le moschee nelle periferie sono in maggioranza di condizione agiata, appartengono a uno strato sociale elevato, parlano bene l’inglese e sono di origine diversa.
Gli iraniani sono un gruppo molto consistenze, con una stazione televisiva e programmi speciali, come ad esempio in California. In generale sono “laici” che hanno lasciato l’Iran a causa della rivoluzione Islàmica e la moschea non sembra costituire un forte punto di aggregazione. Secondo studi condotti a Los Angeles questi iraniani “non hanno alcuna organizzazione Islàmica. ma i loro figli che stanno raggiungendo la maggiore età, hanno cominciato a pensare al matrimonio e tentano di fondare organizzazioni Islàmiche e leghe”.
Nonostante la mancanza di informazioni sui Musulmani americani, appare chiaro che negli Stati Uniti gli sciiti non sono forti: Ifun Haddad afferma che c’e una sola moschea dell’Hezbollah a Los Angeles, un’altra a Houston nel Texas una a Philadelphia che attrae circa un migliaio di americani neri.
Una dura battaglia per il riconoscimento.
Il numero di studenti provenienti da paesi Islàmici che studiano nelle università americane supera i centomila e hanno una larga influenza nei gruppi locali. Farid Naaman, del Consiglio Islàmico americano, valuta tra i 5 e gli 8 milioni il numero dei Musulmani negli Stati Uniti; tra di essi i Musulmani neri sono circa 2 milioni e 100mila, pari al 42 per cento, mentre i Musulmani originari del Sudest asiatico sono circa un milione 250mila, pari al 24,5 per cento e i Musulmani arabi 620mila, il 12,5 per cento.
Naaman indica che vi sono due gruppi di Musulmani:
“Quelli attivi, circa il 12%, che partecipano sempre alla preghiera del venerdi nella moschea, e un restante 75 % che ci va qualche volta, per pregare nei giorni di festa. Almeno il 90 % di loro vive a contatto negli stessi gruppi e i figli frequentano le stesse scuole”.
Cosi come è difficile stabilire il numero dei Musulmani in America, è difficile anche stabilire il numero delle moschee nel paese, poiché non vi sono ministeri degli Affari religiosi o dei Beni religiosi. Ifun Haddad ritiene che il numero delle moschee a New York sia di circa 50, una sessantina a Chicago e 25 a Los Angeles. Vi sono anche circa cento moschee tra San Francisco e Los Angeles. Anche la stima del numero delle moschee e incerta e va da 600 a 1.200, mentre il numero degli imam disoccupati oscilla tra 75 e 100, ma Namaan aggiunge a questi anche 75 imam in carcere. Mentre in qualsiasi statistica sociale sono assenti le indicazioni sull’appartenenza confessionale, le Forze armate Usa si informano sul credo religioso delle reclute. Naaman ha trovato che secondo le statistiche del mini-stero della Difesa, al momento della registrazione per il servizio militare, circa 5.300 reclute hanno dichiarato di essere musulmane. Durante la Guerra del Golfo altri 3mila militari si sono convertiti, tuttavia, secondo Naaman, “nelle Forze armate molti rifiutano di dichiarare la loro religione”.
I Musulmani hanno condotto una dura battaglia per il proprio riconoscimento. Le Forze armate non riconoscevano l’Islàm come religione per i soldati che la professavano, finché all’inizio degli anni Cinquanta Abdallah Ingram, uno degli eroi della Seconda guerra mondiale, non ha presentato una petizione al presidente. La sua iniziativa è riuscita, realizzando un’importante vittoria per i Musulmani negli Stati Uniti.
La presenza dell’Islàm in America risale al primo secolo dopo la scoperta di Cristoforo Colombo. Nel 1529 il marocchino Istifaniko fu uno dei tre uomini che attraversarono l’America settentrionale in una missione di esplorazione spagnola. Tra i primi coloni spagnoli vi erano Musulmani che fuggivano per paura del Tribunale dell’Inquisizione. I libri di storia ricordano che i Musul-mani sono arrivati in Florida e nella Carolina del Sud nel Diciottesimo secolo, e l’anno scorso dei ricercatori hanno scoperto che “alcune centinaia” di famiglie more (arabi Musulmani) vivevano con le vecchie famiglie spagnole nel Nuovo lessico insieme a famiglie ebree che si facevano passare per cristiane ma praticavano le tradizioni ebraiche, rifiutavano di mangiare carne di maiale e disegnavano la stella di David sulle loro tombe.
Poi venne il traffico degli schiavi e l’arrivo in America di molti Musulmani dall’Africa occidentale. Ma le precarie condizioni nelle quali vivevano gli schiavi, l’aumento dei decessi, la dispersione delle loro famiglie e le persecuzioni terribili alle quali erano esposti resero impossibile la costituzione di una comunità islamica stabile.
Alcuni però riuscirono a prevalere sulle persecuzioni e le torture, e uno di loro trascrisse il Corano, che ricordava a memoria, e di cui nel 1853 fu diffusa a Filadelfia la traduzione in inglese. Venti anni dopo questa traduzione sara l’unico libro salvatosi dall’incendio dell’università del-l’Alabama durante la guerra civile americana.
In questo periodo si registrano altri avvenimenti di rilievo: nel 1782 il sultano del Marocco, unico capo straniero, riconobbe l’indipendenza degli Usa, e nel 1839 il sultano dell’Oman invio a New York la nave Sultana. Negli anni Trenta del Diciannovesimo secolo i Musulmani arrivavano Giava e dall’India come lavoratori. Nel 1856 il ministero della Difesa americano si dotò di un cammelliere arabo, Haj Ali, insieme ad altri cammellieri da impiegare nel deserto dell’Arizona.
L’interesse attivo per l’Islàm comincio intorno al 1893, con le conferenze di Mohammad al Konsdor Rasel Waib, uno tra i primi americani bianchi ad abbracciare la fede.
Forse l’evento più importante nel radicamento della colonia musulmana in America fu l’invio alla fiera di Filadelfia nel 1876 di una delegazione dell’impero ottomano. Sembra che siriani, libanesi e altri commercianti che l’accompagnavano abbiano colto l’occasione nuova che si offriva loro; in seguito molti arabi dalla Siria e dal Libano emigrarono nelle due Americhe, settentrionale e meridionale. Furono chiamati “tarkus”, turchi; in realta circa il 90 per cento di quei primi emigrati erano libanesi: le leggi ottomane per l’emigrazione erano dure e, a differenza dei Musulmani, per gli emigrati libanesi l’America non appariva un paese straniero. Ma dopo l’introduzione della coscrizione obbligatoria nell’impero ottomano nel 1908, un gran numero di Musulmani comincio a ignorare le leggi sull’emigrazione dirigendosi verso l’America. Molti di essi si dedicarono al commercio ambulante e cominciarono gradualmente ad apprendere l’inglese.
Alcuni ebbero successo e divennero padroni di negozi e di industrie famose, come la famiglia Farah che fabbricava i migliori pantaloni del mondo. A questa ondata migratoria appartenevano professionisti, commercianti, poeti e filosofi come Gibran Khalil Gibran. Nonostante la maggioranza fosse costituita da cristiani, vi erano anche molti Musulmani, che tenevano però celata la loro appartenenza confessionale per potere entrare negli Usa.
Negli anni Novanta del Diciannovesimo secolo il Congresso americano decretò la proibizione della poliga-mia, ma i Musulmani erano versatili nella manipolazione delle leggi e le autorité arrestarono un imam che faceva appello alla religione che permetteva la poligamia. In prigione l’imam con i suoi sermoni riuscì a convertire all’Islàm venti detenuti.
Una lunga discriminazione
Le leggi sull’emigrazione in America erano discriminatorie nei confronti degli arabi: l’immigrazione. infatti, era permessa soltanto ai bianchi e ai neri. Negli Anni Venti un arabo americano sollevo la questione sul suo diritto a ottenere la cittadinanza americana a causa del suo colore olivastro e vinse il processo mostrando al giudice di essere bianco. Molti raccontano ancora le storie dei loro padri e nonni che tennero nascosta la loro fede per sfuggire ai responsabili dell’emigrazione e ai loro pregiudizi. Furono quei primi pionieri a fondare la prima moschea nel 1911, la moschea “rus”, nel Nord Dakota, che sfortunatamente fu distrutta nel 1979. Questa prima generazione concentro i suoi sforzi sull’integrazione.
Nel 1924 centinaia di emigrati giunsero dalla Siria, negli anni Trenta l’emigrazione continuò, ma la Seconda guerra mondiale fermò il processo. Poi venne l’ondata migratoria di palestinesi, egiziani, siriani, iracheni e altri che preferirono l’esilio alle persecuzioni politiche nel loro paesi. Molti di loro erano professionisti e parlavano inglese. Nel 1965 questo ciclo di emigrazione araba toccò le 200mila persone, numero che però non comprende quelli che venivano dall’America Latina e dall’Europa. Non stupisce che i palestinesi fossero i più numerosi tra gli emigrati arabi, anche se le difficoltà economiche e poli- tiche spingevano molti egiziani, somali e sudanesi a emigrare in America. Molti di questi non avevano alcuna qualificazione professionale o culturale. Quelli che l’avevano scoprirono che non era riconosciuta: migliaia di quegli emigrati non hanno tratto un giusto vantaggio dal loro grado d’istruzione e dalle qualificazioni professionali. Dopo il 1967 ne sono arrivati altri, con professioni o qualifiche e che si sarebbero potuti integrare facilmente nella comunità. Ma la cultura politica americana negli anni Settanta incoraggiava la gente a pensare in termini di radici e di origini, un modo di vedere che dalle città si e- steso a tutto il paese, soprattutto dopo i primi successi dei neri e delle lobby ebraiche . E da questo è cominciata la rinascita del sentimento dell’onore e dell’orgoglio arabi. E in alcuni casi anche il revival della fede islamica. Gli arabi non sono stati i soli Musulmani tra gli emigrati e dopo la fine dell’Impero ottomano, tra le due guerre mondiali, sono cominciati a giungere negli Usa molti tartari, albanesi e bosniaci. Nel 19l5 gli albanesi hanno costruito una moschea nel Maine e un’altra nel 19l9 nel Connecticut. I turchi hanno cominciato dagli anni Settanta a sfruttare l’occasione economica offerta dagli Usa, seguiti dai Musulmani dell’Africa, dell’Indonesia e della Malaysia e infine dai Musulmani forse più fanatici e zelanti: quelli provenienti dall’India, dal Pakistan e dal Bangladesh. Questi ultimi, respinti dalla Gran Bretagna dopo l’adozione di leggi razziste sull’immigrazione, si sono diretti verso gli Usa, che aprivano invece le porte agli immigrati dal Terzo mondo. Come risultato della guerra di religione nel subcontinente indiano la fede in questi paesi si e rafforzata e le loro comunità in America sono le più attive nell’organizzarsi.
I Black Muslims
Nel 1889 Edward Balind compì un giro nel territorio americano per propagandare la “vera religione” e annuncio che “il santo Corano protegge l’uomo nero dalla dissolutezza e dalla subordinazione” e nel 1913, a Newark, nel NewJersey, fu fondata l’Agenzia americana per le scienze maghrebine promossa dal “nobile Dru Ali’, che affermava di essere stato incaricato dal sultano del Marocco di predicare agli americani neri. Ma il movimento islamico locale che ha più avuto successo nella fase seguente, la Nation of Islàm, non ha dato molta importanza al suo sforzo.
La Nation of Islàm è stata fondata da Wallace Fared che cambiò il suo nome in Wallace Mohammad. Fared affermava di essere nato alla Mecca da padre arabo e madre europea. Nel 1933 sparì in circostanze oscure; gli successe Elijah Paul che aveva cambiato il suo nome in Elijah Mohammad e concentrato la sua attività verso la nazione nera. Predicava alla gente che i bianchi sono Satana e che ai neri spetta il Regno dei cieli. Era figlio di un predicatore della chiesa battista ed era abile nell’organizzare e nel predicare.Malcolm X, convertitosi all’Islàm in prigione, è un esempio della diffusione del movimento Nation of Islàm che era penetrato con forza nelle città, nelle periferie povere e nelle carceri. Molti neri, attraverso il suo esempio, convertendosi hanno trovato il rispetto di se stessi, I’orgoglio e la dignità. Ma Malcolm X e andato più lontano: nel pellegrinaggio alla Mecca ha sperimentato l’unità del- l’Islàm e al suo ritorno negli Usa ha cominciato a sollecitare il ritorno alla corrente principale dell’Islàm.
Tutto il mondo islamico, che guardava con sospetto ad alcuni aspetti della dottrina di Elijah Mohammad, ha riconosciuto il suo insegnamento. Per questo alcuni seguaci di Elijah lo hanno considerato un pericolo, e uno di loro, un membro della Nation of Islàm, nel 1965 lo ha ucciso.
Ma Malcolm X ha trionfato dopo la morte e nel 1975 Warth Din Mohammad ha preso la leadership del raggruppamento principale della Nation of Islàm, succedendo a suo padre Elijah. Warth conosceva l’arabo, studiava il Corano e fu fortemente influenzato dall’insegnamento di Malcolm X fino a ripudiare le idee del padre e la tendenza razzista della sua predicazione. Sotto la sua leadership il nome del movimento è stato cambiato in la “Scoperta della Nazione dell’Islàm diseredato nelle campagne dell’America settentrionale” e poi cambiato di nuovo fino a quando, nel 1980, è divenuto la”Rinascita dell’Islàm americano” e dopo 5 anni il gruppo ha aderito alla fede sunnita. I Musulmani di tutte le origini che frequentano le moschee hanno cominciato ad accertare gli imam neri, mentre i Musulmani neri accolgono l’appello alla preghiera nelle moschee arabe. Ma diversi neri americani non sono stati d’accordo con Warth Din Mohammad. Louis Farrakhan ha operato una scissione prendendo il controllo Nation of Islàm, che secondo IfunHaddad conta “10 mila membri ufficiali, ma in realtà ha una presenza più diffusa tra le classi diseredate”. Grazie anche all’eloquenza e all’abilità di Farra-khan il movimento occupa un posto più importante rispetto al peso numerico dei suoi membri e con i suoi principi sul nazionalismo nero continua ad attirare i giovani neri.
L’adesione di Warth Din Mohammad alle deviazioni iniziali è stata una fase necessaria per porrare i neri d’America verso la corrente generale dell’Islàm. Dice Gabriel che lavora nel dipartimento dell’habitat nella municipalità di New York e presenzia alle diverse attivita del Centro Islàmico della citta: “Ho aderito direttamente all’Islàm 20 anni fa, e non attraverso l’adesione alla predicazione di Elijah Mohammad. Il primo vero incontro per me è avvenuto nella mia visita alla moschea di Faknaani; nella sua atmosfera spirituale ho compreso quale era la vera strada. Nonostante quello che Elijah Mohammad predica non sia l’Islàm nel suo concetto puro egli ha spinto molta gente verso l’Islàm. Quel periodo è stato una fase di crescita: un lattante non puo mangiare il cibo degli adulti e viene nutrito con quello per i bambini”.
Per gran parte dei neri americani il primo incontro con l’Islàm e il passaggio alla religione vera sono avvenuti nelle prigioni. La percentuale di neri tra i detenuti nelle prigioni americane e più alta della loro percentuale ri-spetto al numero di abitanti, a causa della poverta che continua a essere radicata nella societa americana e impedisce loro di accedere alle occasioni di cultura e di lavoro. Quando ho parlato con Farid Naaman stava tornando a Washington dopo l’assedio della prigione a Louisville dove i detenuti protestavano contro i guardiani presi in ostaggio. La missione di Namaan era stata di mediazione, perche la maggioranza dei detenuti erano Musulmani. Attualmente vi sono 75 imam che insegnano nelle prigioni americane e ricevono i loro salari dalle autorita.
Naaman ricorda che il primo imam e stato nominato nell’anno 1973: “I Musulmani morivano mentre cercavano di affermare il loro diritto di culto. Si esponevano alle persecuzioni e alla morte. Attualmente ci sono 160 mila Musulmani nelle prigioni, i loro parenti e le famiglie sono circa un altro mezzo milione di Musulmani e circa il 60 per cento di loro hanno abbracciarono l’Islàm in prigione. Il 44,5 per cento dei detenuti Musulmani sono stati in prigione per più di 9 volte per cause diverse. Tra i Musulmani che sono entrati in prigione in America i neri rappresentano il 98 per cento. I detenuti negli Usa sono più di un milione e 900mila, la proporzione più alta nel mondo. I prigionieri Musulmani hanno spesso un ruolo di pacificatori e di mediatori nelle situazioni critiche, e nell’assedio del-la prigione di Louisville sono stati loro ad aiutare a contenere i disordini.
Il ritorno all’Islàm
Come molti americani neri Naaman dice di essere “tor-nato” all’Islàm e non di essersi convertito a esso: “Ho abbracciato la religione Islàmica alla fine degli anni Cinquanta attraverso la scuola musulmana, ma ho pronunciato le due formule della dottrina in California all’inizio degli anni Settanta. Sono musulmano da 21 anni e la maggior parte dei componenti della mia famiglia – ho 15 fratelli e sorelle – lo sono anch’essi”. Naaman spiega una delle ragioni che ha fatto dell’Islàm la religione che si diffonde più rapidamente in America: “Il nostro indice di natalità negli Usa è il più alto, e i neri rappresentano il 2 per cento dei Musulmani in America”.
Per attrarre i neri verso l’Islàm Naaman applica la lezionedel- l’imam Jamil al Amin: “il malato è colui che desidera chiedere l’aiuto del medico. E vero che vi sono ragioni per la protesta. Sono la spiritualità e la giustizia dell’Islàm a indurre i neri americani ad abbracciare que-sta religione: la percentuale dei Musulmani tra i neri americani adesso e superiore al 20 per cento. Forse il crimine più grave è la schiavitù, l’asservimento che ha spogliato gli schiavi della loro identità. Quando si intensificano l’ingiustizia e l’ostilità contro i Musulmani in qualsiasi posto al mondo parallelamente cresce il numero dei Musulmani in America poiché essi cercano la giustizia e equità”.
Nessuna discriminazione razziale nelle moschee
Ifun Haddad sottolinea l’assenza di discriminazioni razziali nelle moschee, al contrario di quanto avviene nelle chiese dei bianchi che parlano di “una certa discriminazione non voluta”. Haddad analizza la differenza di comportamenti e di motivazioni tra i Musulmani neri americani e i Musulmani immigrati: “I figli degli immigrati Musulmani aspirano a integrarsi il più possibile nella società americana, mentre i figli dei Musulmani neri americani cercano una cultura diversa, e a causa di ciò le loro aspirazioni e i loro scopi sono completamente diversi”. Egli nota che vi sono anche differenze culturali: “Nella moschea degli emigrati il sermone e calmo, composto, pieno di dignità e di rispetto, mentre nelle moschee frequentate dai Musulmani neri convertitisi in America i sermoni sono generalmente infuocati”. Vi è comunque una certa integrazione tra le due comunità e in una certa misura gli immigrati arrivano anche ad apprezzare i sermoni infuocati degli imam.
Si può dire che l’America ha cambiato i Musulmani così come l’Islàm ha cambiato gli americani. Molti emigrati vengono da paesi nei quali le autorità sovrintendono alle moschee, ma in America, al di fuori di Washington e New York, dove gli ambasciatori dei paesi Musulmani giocano un ruolo importante, i gruppi di credenti devono essi stessi costruire le loro moschee, gestirle e mantenerle.
Le moschee in America sono un centro di vita sociale e culturale e i Musulmani vi si incontrano in occasioni di morti e matrimoni e vi organizzano delle collette. Le scuole serali, che funzionano durante le feste settimanali, attirano molti ragazzi. Vi sono anche altre manifestazioni che vanno dalla vendita di carne macellata secondo le regole musulmane alla mobilitazione per l’appoggio ai Musulmani bosniaci. Molti predicatori e imam ricevono il loro salario da associazioni del mondo Islàmico, mentre altri imam praticano la loro attività senza compensi o sono pagati con le collette di Musulmani di altre organizzazioni americane.
La maggioranza dei Musulmani che frequentano la moschea sono americani, le stime indicano che il numero di coloro che ogni anno si convertono all’Islàm oscilla tra le 25 e le 50mila persone. La diffusione della religione Islàmica cresce in situazioni eccezionali, e Osman commenta: “La crisi di Salman Rushdie ha spinto verso di noi molti di coloro che si sono convertiti all’Islàm”. Anche Haddad condivide questo punto di vista: “Nel 1973 la crisi del petrolio ha portato a una solidarietà tra Musulmani, nel 1983 la loro solidarietà si è intensificata dopo che la loro immagine è stata legata al terrorismo. In questo periodo sono esposti a molti attacchi violenti.
Tutte le volte che si verificano crisi come l’invasione israeliana del Libano nel 1982 ,l’attacco aereo americano contro la Libia, la crisi di Salman Rushdie, o la Guerra del Golfo si intensificano le attivita dei Musulmani, la solidarietà e la coesione tra di loro. Ma tutto questo cessa appena cessa la crisi. L’attacco contro la comunità provoca l’unificazione dei ranghi che si ridividono non appena finisce”.
Gli americani hanno cominciato a desiderare di conoscere i Musulmani americani più di quanto abbiano fatto in passato e il merito spetta a diverse organizzazioni, come la Commissione americano-araba per combattere la discriminazione razziale, che quest’anno e riuscita a bloccare un video ufficiale, prodotto per l’addestramento dei marine, e in cui il nemico viene raffigurato come “terrorista mediorientale”. Da uno studio condotto recentemente da John Zaghribi del Consiglio Islàmico americano emerge che il 26 per cento degli americani ha una percezione negativa dell’lslam, contro il 23 per cento che ne ha una positiva. Ma l’indicazione più importante e che il 41 per cento degli intervistati non erano certi dei loro sentimenti, mentre nei confronti degli ebrei e emerso che il 52 per cento li considera positivamente, contro un 20 per cento ostile e un 28 per cento di incerti.
1990 Warh Din Mohammad recita la Fatiha all’apertura del Camera USA
L’imam ha lanciato un appello perché all’inaugurazione della Camera dei deputati venisse recitata la preghiera e, nel 1990, Warth Din Mohammad ha recitato l’appello alla preghiera all’apertura della prima sessione del Senato. I politici capiscono che devono guadagnare l’appoggio dei Musulmani, al pari di quello che avviene con cristiani ed ebrei. E questo e un primo passo verso il riconoscimento e l’accettazione ufficiale. In diverse occasioni le organizzazioni Islàmiche adesso ricevono inviti da organizzazioni e societa cristiane ed ebraiche, e Musulmani ed ebrei hanno organizzato in America proteste e marce comuni contro il massacro dei Musulmani in Bosnia. Ma la commissione per il dialogo tra le religioni negliUsa e formata in gran parte da cristiani ed ebrei, e il su principio fondamentale, dovuto all’insistenza degli ebrei, è l’accettazione dello Stato di Israele e l’appoggio a esso, che i Musulmani invece, in generale, rifiutano.
James Zaghribi, un americano di origine libanese che presiede l’Istituto arabo americano, afferma che un sondaggio d’opinione mostra che l’Islàm soffre di una scarsa valutazione da parte dei bianchi rispetto alle altre religioni ufficiali. A far aumentare la percezione negativa che gli americani bianchi hanno dell’Islàm è stato l’atteggiamento dell’amministrazione americana, che ha incoraggiato i sentimenti di paura nei confronti dell’estremismoi islamico e ha fatto dell’Islàm il nuovo nemico dopo la fine della Guerra fredda e del comunismo. Un’altra operazione ha contribuito a formare questa posizione nei confronti dell’Islàm: l’azione militare per liberare il Kuwait, promossa a livello popolare, con il sostegno della stampa, dall’ex presidente George Bush. Ma Bush e stato sconfitto nelle elezioni tenute un anno dopo. Fonti diplomatiche di Washington affermano che la deformazione della immagine dell’Islàm e cominciata quando il presidente Bush, che era considerato amico del mondo arabo, ha annunciato il Nuovo ordine mondiale.
Attualmente l’amministrazione del presidente Bill Clinton continua sulla strada di Bush nel rianimare la Guerra fredda con l’incoraggiamento di Israele.
David Hoffman, corrispondente del giornale “The Washington Post” a Tel Aviv, scrive: “Israele cerca di persuadere gli Usa che il fondamentalismo Islàmico e il riarmo dell’Iran sono i due pericoli principali per il Medio Oriente, per la stabilità e per gli interessi occidentali”. Hoffman, ebreo e sostenitore abituale di Israele, aggiunge: “Il crollo dell’Urss ha vanificato l’importanza di Israele per gli Usa, e da questo e nata la nuova idea secondo cui lo Stato ebraico e l’argine contro l’estremismo Islàmico e le ambizioni regionali dell’Iran”. Con la fine “dell’ombrello atomico Sovietico” sul Medio Oriente l’Iran, l’lraq e alcuni altri paesi hanno cominciato la corsa al possesso di un deterrente contro il potenziale atomico israeliano e Israele si e affrettato a definire questa corsa come una minaccia totale, cosl come ha dipinto la resistenza palestinese contro l’occupazione come “”terrorismo” . Non è probabile che in tempi brevi l’Islàm possa godere negli Usa della forza politica di cui godono gli ebrei. I Musulmani sono divisi in mille organizzazioni indipendenti.
- Elija Muhammad, leader dei Black Muslims






