Il digiuno è assenza, distacco da ciò che ci piace

ago 21st, 2010 | Di | Categoria: digiuno, Islam

di P.K. Dal Monte

Nelle fonti della religione islamica, troviamo l’indicazione di diversi tipi di digiuno, alcuni hanno uno scopo penitenziale, di riparazione delle colpe: “Chi involontariamente uccida un credente, affranchi uno schiavo credente…. E chi non ne ha i mezzi digiuni due mesi consecutivi per dimostrare il pentimento davanti ad Allah” (IV,92), oppure per un mancato giuramento (V,89), uccisione di selvaggina in stato di sacralizzazione (V,95), o divorzio dichiarato troppo frettolosamente… Sappiamo inoltre che il Profeta (*)faceva digiuni volontari, tra cui quello di Ashura, in concomitanza con quello degli ebrei di Medina che celebravano la vittoria di Mosè sul Faraone, digiuno che anzi fu obbligatorio nel periodo in cui non era ancora rivelato quello di Ramadan.

Il digiuno principale però è quello del mese di Ramadan,  digiuno rituale, che costituisce il quarto pilastro della religione islamica, nei versetti che lo istituiscono  ci viene indicata subito, come sua prima caratteristica, quella di essere in continuità con le precedenti tradizioni religiose:

”Oh, voi che credete, vi è prescritto il digiuno, come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto”. (II,183) Con ciò è ricordato il legame dell’islam con le altre rivelazioni,  in un rapporto che non è di totale assorbimento, infatti è anche detto “…Se Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi un’unica comunità”, vi ha voluto provare invece con quel che vi ha dato…” (V,48) ma di  Conferma e Discrimine. Vengono inoltre precisati i modi, i tempi e i significati del digiuno, fissati  nel Corano stesso:

“E’ nel mese di Ramadân che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione. Chi di voi ne testimoni [l'inizio] digiuni . E chiunque è malato o in viaggio assolva [in seguito] altrettanti giorni. Allah vi vuole facilitare e non procurarvi disagio, affinché completiate il numero dei giorni e proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Forse sarete riconoscenti!” (II,185)

Il digiuno di Ramadan ha certo anche un aspetto di purificazione, come ci indicano molti hadith, ma quello principale, secondo i versetti coranici è di “conoscenza divina”, preparazione alla rivelazione di Dio” è detto infatti : “E’ nel mese di Ramadan abbiamo fatto scendere il Corano, guida… e proclamiate la grandezza di Allah che vi ha guidato… ”.

La memoria che viene attualizzata mediante il digiuno rituale, non è quella della vittoria in una battaglia, o di un altro avvenimento storico, ma della rivelazione coranica, che costituisce il segno più grande della Misericordia di Dio e realizzazione finale della promessa fatta ad Adamo, pace su di lui: “…Se mai vi giungerà una guida da parte Mia, coloro che la seguiranno non avranno nulla da temere e non saranno afflitti” (II,38)

Il digiuno quindi qui assume il significato di preparazione alla manifestazione divina, mediante la partecipazione al digiuno del Ramadan noi entriamo in contatto con questo evento, ogni ritualità infatti non solo ci ripropone intellettualmente una conoscenza ma ci dà modo di riviverla, ci mette a stretto contatto con essa. Infatti la tradizione musulmana, attraverso i secoli non ha mai mancato di sottolineare questo significato, soprattutto ciò è evidente nella ricerca della notte del Destino, “Laylat al-Qadr), la notte in cui si celebra in modo speciale la rivelazione del Corano, come è detto anche nella sura XLIV: “ Per il libro esplicito: Lo abbiamo fatto scendere in una notte benedetta, in verità siamo Noi ad ammonire…. Siamo noi ad inviare i (messaggeri)  (segni della) misericordia del tuo Signore…  ma quella gente invece dubita e scherza!

Questo carattere preminente del digiuno di Ramadan come dono di Dio, della Sua parola, della Sua Guida, spiega forse la grande letizia che anima il popolo musulmano durante questo mese. Il digiuno si accompagna ad una più intensa preghiera, nelle molteplici rakat compiute  nelle notti in moschea, ad una più profonda attenzione verso gli altri, sia nei termini di evitare ogni gesto cattivo, pensiero e giudizio, sia nell’aiuto fraterno e sollecitudine verso i più poveri.  Infatti Anas riferisce che il Messaggero di Allah, pace e benedizione su di lui, disse: “Ci sono cinque cose che rompono il digiuno; la menzogna, la maldicenza, raccontare delle frottole, giurare il falso, la cupidigia e gli occhi concupiscenti.” E ancora avverte il Profeta : “Molti ricevono dal digiuno niente altro che fame e sete.” Digiunare significa anche perdonare le offese: “”Se qualcuno discute con un altro e lo insulta, dica il secondo: Sto digiunando, sto digiunando.” (hadith). La sollecitudine verso i poveri poi entra  nel Ramadan come elemento costitutivo, infatti è prevista la raccolta di una tassa fissata in misura stabile, per aiutare i poveri (zakat), vengono allestite mense per chi ha difficoltà a mangiare a casa propria…

Forse diverrete timorati… recita il versetto citato all’inizio, rivelazione del Corano e digiuno di Ramadan hanno lo stesso scopo, ecco chi sono i timorati:

La carità non consiste nel volgere i volti verso l’Oriente e l’Occidente, ma nel credere in Allah e nell’Ultimo Giorno, negli angeli, nel Libro e nei Profeti e nel dare, dei propri beni, per amore Suo, ai parenti, agli orfani, ai poveri, ai viandanti diseredati, ai mendicanti e per liberare gli schiavi; assolvere l’orazione e pagare la decima. Coloro che mantengono fede agli impegni presi, coloro che sono pazienti nelle avversità e nelle ristrettezze, e nella guerra, ecco coloro che sono veritieri, ecco i timorati. (II,177).

Il digiuno  dunque è assenza, distacco da ciò che ci piace e necessario in questo mondo per aprirci a quella Presenza che ci abita silenziosamente e pervade l’universo, verso L’Altro e l’aldilà.  “La delizia di colui che digiuna consiste nel suo attaccamento al grado di negazione della somiglianza”, dice  ‘Ibn Arabi. Come per Abramo, la rivelazione dell’Uno avviene attraverso la negazione del conosciuto, il suo tramonto. E’ in questo gioco di anticipazioni e attesa del Di Più, che si gioca il digiuno di Ramadan, con il suo ritmo profondamente umano, di astensione dal cibo e ritrovarsi al tramonto e prima dell’alba con ciò che ci è caro ed indispensabile al vivere: “Fate il suhur(colazione prima dell’alba), disse l’Inviato di Allah, ché c’è in esso una benedizione”, luci e ombre, gustare e astenersi si alternano sapientemente per condurci verso la Luce che non muore.

5 commenti
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  1. Splendido articolo. Da esterno alla cultura islamica, a cui mi sto avvicinando mediante lo studio del Quran al-Qaram, condivido tantissimo come il gossip, la maldicenza, la falsità e aggiungerei…l’oppprtunismo, mali alquanto diffusi purtroppo nella società contemporanea dominata dalla superficialità dei rapporti e dei comportamenti, siano disgregativi a livello sociale e interpersonale e allontanino dal nocciolo di “verità essenziale” del messaggio divino. Il digiuno, in tal senso, diviene infatti potenziale strumento per un distacco da questi strati dissociativi che ci ricoprono e può creare un plusvalore da indirizzare in un concreto e “reale” aiuto verso i bisognosi. Complimenti per l’articolo.

  2. Salam aleikum
    sì e’ un bell’articolo come tutti quelli che scrive sorella Khadija, come mio primo e vero Ramadan sento esettamente così, ti accorgi come molte cose quotidiane che normalmente sembrano indispensabili sono in reatà futili,rinforzi la volonta’ morale e fisica, resisti a tentazioni a cui prima non immaginavi che potevi.
    E’ il miracolo del Ramadan,che ti trasforma, ti rende piu’ forte nella volonta’ e ti rinforza nei confronti dei desideri e delle tentazioni,e la preghiera e’ piu’ intensa,la giornata ha ritmi e tempi inimmaginabili….
    Salam a tutti i fratelli e sorelle
    Mohammad Mahdì Giulio

  3. assalamu ‘alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu

    Si è vero, il digiuno è distacco, è distacco da questo basso mondo terreno e perituro (dunya), è distacco dalla nostra anima passionale ed egoista (nafs), è distacco da tutto ciò che ci fa da freno per l’elevazione della nostra parte interiore e spirituale (ruh) che anela ad elevarsi verso il Suo Signore, verso l’Altissimo, vero Allàh, Gloria a Lui l’Immenso, per alimentarsi delle Sue parole e del Suo ricordo (dhikr).

    Il nostro amato Profeta (su di lui le benedizioni e la pace divine) ha detto: “satana circola nell’intimo dell’uomo alla stessa guisa del sangue, restringetegli quindi i suoi canali con la fame”.
    Ed Aisha (che Allàh sia soddifatto di lei) ha riportato che il Profeta (su di lui le benedizioni e la pace divine) ha detto: “Continua a battere alla porta del Paradiso”, “Con che ?” chiese lei, “Con la fame” rispose il Proefeta.

    Alziamo i nostri cuori al cielo affinchè si alimentino e si sazino delle gererose Benedizioni che il nostro Signore ci invia senza limiti, al hamdu lil-Llàh , la lode spetta ad Allàh.

    assalamu ‘alaykum
    Umar A.F.

  4. [...] la giornata che chiude il Ramadan, il mese del digiuno per i fedeli di religione islamica, ha inizio domani, venerdì 10  [...]

  5. La cultura islamica, per me che sono ignorante in materia, appare affascinante ascoltando le vostre parole, mi chiedo però, perché proprio nei paesi islamici accadono fatti basati sulla religione che poi attridono con quanto scritto nel Corano?
    Nei commenti qua sopra ho letto una bellissima frase: “satana circola nell’intimo dell’uomo alla stessa guisa del sangue, restringetegli quindi i suoi canali con la fame”.
    Quindi da qui, credo, nasca il periodo del RAMADAN, per combattere satana, astenendosi dal mangiare. Credo però che il privarsi del mangiare potrebbe essere l’inizio della fortificazione del corpo, ma se poi la motivazione interna è semplicemente fare digiuno e non ostacolare quei comportamenti (violenza, arroganza, prepotenza etc…) errati di tutti i giorni, credo che non abbia tanto senso, è semplicemente solo come ostentare una cosa, ma non crederci profondamente.
    Non voglio offendere nessuno, anzi, ho necessità di capire…
    Di fronte alla mia abitazione vi era una famiglia di origini nomadi, probabilmente macedoni, che osservavano la religione Musulmana, ripettavano il periodo del RAMADAN, ma accadeva una cosa strana ai miei occhi, cioè il giorno c’era silenzio, mentre la notte venivano arrostiti animali interi ed era festa e trambusto tutta la notte, come a significare di aver tanto atteso quel momento notturno per dare sfogo a tutto quello che non si era fatto di giorno, addirittura abusando di alcol. Credo, nella mia ignoranza, che in questo modo non venivano chiusi i canali con satana, ma solo temporaneamente ignorati.
    Il loro carattere era molto prepotente e rissoso tanto da far capire che non c’era alcuna intenzione di integrarsi con la società circostante, anzi, di richiedere alla società circostante che si integri con loro rispettando il loro rumore notturno, prepotenze etc….
    Io non sono cristiano puro, ma credo che il rispetto sia alla base dell’integrazione societaria, non si può pretendere che l’Islamico praticante non pratichi, ma non si può neanche pretendere che la pratica dell’Islamico non faccia dormire il vicinato che magari il giorno seguente deve andare al lavoro, con la pretesa (prepotenza e violenza) della pratica religiosa, come non si può pretendere che i bambini di religione Musulmana partecipino alle ore di religione cristiana a scuola, come non si può pretendere che il simbolo della religione cristiana di questo paese soccomba perché non ben visto dal popolo musulmano, come non si può pretendere che il popolo Musulmano non abbia il simbolo della propria religione… e così via.
    Credo che una buona convivenza nasca da un rispetto reciproco, che purtroppo non c’è e sembra che non venga nemmeno cercato…
    Se una famiglia Cristiana si rechi a vivere in un paese musulmano e si comporti come la famiglia Musulmana sopra descritta, credo che abbiano vita breve, cosa che invece non è avvenuta qui in Italia e questo è un rispetto enorme per gli altri, peccato che venga facilmente confusa con debolezza…
    Grazie per il Vostro Bel sito.

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