“I Misteri del Digiuno” di Al-Ghazàli (a cura di Umar A.F.) II parte
ago 16th, 2010 | Di direttore | Categoria: digiuno, Islam
I MISTERI DEL DIGIUNO E I SUOI INTIMI REQUISITI
Sappi che il digiuno è di tre gradi:
v’è un digiuno comune, un digiuno speciale e un digiuno specialissimo.
1) il digiuno comune consiste nell’astenersi dal soddisfare i piaceri del ventre e del sesso…
2) II digiuno speciale consiste nell’astenersi dai peccati dell’udito, della vista, della lingua, delle mani, dei piedi e delle altre membra.
3) II digiuno specialissimo è quello del cuore che si astiene dalle cure di questa vita e dai pensieri terreni e da tutto ciò che non e Allàh.
Il digiuno specialissimo si rompe pensando a cosa diversa da Allàh e dall’Ultimo Giorno, e pensando a cose terrene, fatta eccezione per quelle che mirano alla Religione e sono pertanto (delle) provviste per l’Aldilà (akhira) e non per questo mondo (dunyà). Tanto è vero che a proposito del mese di Ramadān i Maestri spirituali hanno detto: «A carico di colui che, mosso da preoccupazione impiega le ore diurne a procurarsi cibi per la rottura serale del digiuno, viene registrato un peccato, quella preoccupazione essendo mancanza di fiducia nel dono di Allàh e di certezza nella promessa Sua Provvidenza». Il terzo grado di digiuno e proprio dei Profeti, dei Giusti e dei Ravvicinati. Non ci si dilunghi a esaminarlo a parole nei suoi particolari, ma ci si dilunghi a metterlo in pratica, poiché esso è un procedere verso Allàh con vero zelo, un allontanarsi da ciò che non è Allàh Glorioso e un ammantarsi del senso delle Sue parole: «Di’: “È Allàh!”, e poi lasciali gingillarsi nelle loro discussioni» (Cor., VI, 91).
Il digiuno speciale, quello dei pii, consiste nel trattenere le membra dai peccati: si attua in questi sei modi:
1) abbassando gli occhi e astenendosi dall’allungare lo sguardo su tutto ciò che è biasimevole e detestabile e tutto ciò che occupa il cuore distraendolo dal ricordo di Allàh. Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Lo sguardo è una freccia avvelenata, di quelle del demonio (shaytan) – Allàh lo maledica! –; a chi vi rinunzia per paura di Allàh, Allàh concede una fede tale da sentirne la dolcezza nel cuore». Giābir… (5) ha tramandato il seguente detto del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Cinque cose rompono il digiuno di chi lo sta compiendo: la menzogna, la maldicenza, la calunnia, il giuramento falso, lo sguardo impudico»;
2) trattenendo la lingua dai vani discorsi, dalla menzogna, dalla maldicenza, dalla calunnia, dalla licenziosità, dall’asprezza, dalla litigiosità, dalla ipocrisia, e facendola tacere, o tenendola occupata solo con la menzione di Allàh Glorioso e con la lettura del Corano. Questo è dunque il digiuno della lingua. – Disse Sufyan: «La maldicenza corrompe il digiuno»… – Ha tramandato Laith (6) che Mugiā-hid (7) disse: «Due difetti guastano il digiuno: la maldicenza e la menzogna». – Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «II digiuno è uno scudo: se uno di voi digiuna, non si comporti in modo osceno ne da ignorante; se qualcuno lo combatte o lo insulta, dica: “Sono in digiuno, sono in digiuno” ». – Si racconta: «Due donne fecero il digiuno all’epoca delL’Inviato di Allàh -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -, ma sul finire della giornata erano talmente indebolite dalla fame e dalla sete che stavano sul punto di morire; allora mandarono a chiedere al Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace – il permesso di interrompere il digiuno. Il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace – inviò alle due donne una ciotola per mezzo di un messo cui ordinò di dir loro: “Vomitate in questa ciotola ciò che avete mangiato”. Allora l’una rigettò sangue e carne freschi riempiendo a metà la ciotola; l’altra poi vomitò le stesse cose, e in tal modo riempirono completamente il recipiente. Meravigliandosi la gente del fatto, il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace – disse: “Quelle due invero hanno digiunato astenendosi dai cibi leciti, ma hanno rotto il digiuno facendo cose che Allàh ha loro proibito. Si son sedute l’una accanto all’altra e si son messe a sparlare della gente e questa che vedete nella ciotola è la carne della gente di cui si son cibate”»;
3) impedendo all’udito di prestare ascolto a tutto ciò che è riprovevole: poiché tutto ciò che è proibito dire è proibito pure ascoltare; per tal motivo Allàh, mettendo sullo stesso piano chi ascolta cose proibite e chi divora illeciti guadagni, ha detto: «Gente con l’orecchio teso alla menzogna e divoratrice di illeciti guadagni» (Cor., V, 42). Così pure ha detto: «Magari i loro maestri e i loro dottori proibissero loro di dir cose peccaminose e di divorare guadagni illeciti» (Cor., V, 63). Divorare illeciti guadagni e restar zitti di fronte alla maldicenza son cose entrambe proibite: «Altrimenti siete come loro» (Cor., IV, 140), ha detto l’Altissimo. Per questa ragione disse pure il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Colui che sparla degli assenti e colui che gli presta ascolto sono soci nel peccato»;
4) trattenendo le altre membra, come mani e piedi, dal commettere peccati e azioni riprovevoli ed il ventre dalle cose su cui c’è un dubbio se lecite od illecite al momento della rottura del digiuno, giacché nessun valore avrebbe il digiuno se ci si astenesse dai cibi leciti e si mangiassero poi quelli proibiti al momento della sua rottura. Chi agisce così sarebbe simile a chi costruisse un castello e demolisse una città. Il cibo lecito, infatti, è di nocumento non per la specie, ma per la quantità, e scopo del digiuno è appunto la sua diminuzione. Colui che tralasciasse di prendere una medicina in grande quantità per timore d’esserne danneggiato, se si volgesse a prendere un veleno, sarebbe senz’altro uno stupido. Ora, il cibo illecito è veleno mortale per la religione, mentre quello lecito è rimedio che giova se preso in piccola quantità ed è di danno se preso in grande quantità. Lo scopo del digiuno è proprio la diminuzione del cibo. Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: «Quanti digiunando non ricavano dal digiuno se non fame e sete!». Costoro, si è detto, sono quelli che rompono il digiuno mangiando cibi proibiti; ed anche, quelli che si astengono dai cibi leciti e rompono il digiuno divorando le carni del prossimo con la maldicenza, che è vietata; o, infine, quelli che non trattengono le loro membra dal commettere peccati;
5) non chiedendo grandi quantità di cibi leciti al momento della rottura del digiuno in maniera da riempirsi il ventre. Non v’è recipiente che Allàh non abbia più in odio di un ventre riempito di cibi leciti. Difatti come potrebbe servire il digiuno a soggiogare il nemico di Allàh e a distruggere gli appetiti, se chi digiuna cerca di sopperire, al momento della rottura del digiuno, a quel che gli è venuto meno durante il giorno, e magari vi aggiunge cibi di vario genere? È invalsa l’abitudine di mettere in serbo per il Ramadān ogni sorta di cibi e mangiarne in quel mese quanti non se ne mangiano in parecchi mesi. Ora è noto che scopo del digiuno è avere lo stomaco vuoto e distruggere i desideri per rafforzare l’animo nella pietà. Se invece si reprime dalla mattina alla sera lo stomaco sì da stimolarne l’appetito e rafforzarne il desiderio, e poi lo si nutre di ghiottonerie fino a sazietà, se ne accresce il piacere e se ne raddoppia la forza, svegliando appetiti che resterebbero forse quieti se lasciati alla normalità. Indebolire le forze, che sono i mezzi del diavolo (shaytan) per condurre al male, è l’anima e il segreto del digiuno. Tale scopo il digiunante non lo conseguirà che diminuendo il cibo, ossia consumando quello che sarebbe stato il pasto abituale di ogni sera, se non avesse digiunato. Che, se invece assomma la colazione del mattino con il pasto della sera, nessun profitto egli trarrà dal suo digiuno. Buona norma anzi sarebbe che non dormisse più del solito durante il giorno affinchè, provando fame e sete, possa avvertire l’indebolimento delle forze. È allora che il cuore gli diviene limpido ed egli cercherà di procurarsi ogni notte quel tanto di debolezza che gli renda leggere la veglia e le devozioni. E può darsi anche che il demonio non si libri più sul suo cuore, lasciandolo libero di contemplare il Regno dei cieli. La Notte del Destino (8), infatti, è appunto la notte in cui si svela un qualcosa del Regno celeste. A questo alludono le parole dell’Altissimo: «In verità Noi lo rivelammo la Notte del Destino» (Cor., XCVII, 1). Ma a chi pone tra il cuore ed il petto una bisaccia piena di cibi nulla di quel Regno si rivelerà: non basta mantenere lo stomaco vuoto perché il velo sia sollevato fintante che il cuore non sia libero da tutto ciò che non è Allàh. Stando così le cose, si deve cominciare col diminuire il cibo…;
6) restando, dopo la rottura del digiuno, col cuore sospeso tra paura e speranza, poiché l’uomo ignora se il suo digiuno è accettato da Allàh – e in tal caso egli appartiene ai Ravvicinati a Lui – o se gli viene respinto – ed è pertanto degli odiosi a Lui. Questo stato d’animo lo abbia egli comunque alla fine di ogni suo atto di culto. Si racconta che al-Hasan al-Başrī (9) disse passando accanto a certuni che ridevano: «Allàh ha fatto del mese di Ramadān un’arena per le sue creature, nella quale esse gareggiano nell’ubbidirGli; alcuni arrivano prima e vincono, altri restano indietro e son delusi». E ci sarà da restare sbalorditi vedendo colui che ora ride e folleggia il giorno in cui trionferanno quelli che saranno arrivati prima e andranno delusi coloro le cui opere saranno state rese nulla. Ah, per Allàh! Se cadessero le bende, certamente colui che ha fatto il bene penserebbe al suo bene e colui che ha fatto il male al suo male! In altri termini, la gioia distrarrebbe dal folleggiare chi è accetto ad Allàh, e la tristezza ostruirebbe la porta del riso a chi è respinto da Lui. Di al-Ahnaf ibn Qais (10) si narra che quando gli fu detto: «Tu sei troppo vecchio; il digiuno ti indebolisce», rispose: «Io lo faccio per un lungo viaggio; la sopportazione obbedendo a Allàh è più lieve che non subendo il Suo castigo».
Questi che abbiamo esposto sono i valori intimi del digiuno. Se tu ora obbiettassi: «I giuristi dicono che è valido il digiuno di chi si limita a frenare gli appetiti del ventre e del sesso, e trascura questi valori intimi; come lo spieghi?», ti risponderei così: «Sappi che i giuristi, occupandosi dell’esteriorità, fissano i requisiti esteriori con argomenti più deboli di quelli da noi apportati in merito ai suddetti requisiti interiori concernenti specialmente la maldicenza e colpe simili. Ai giuristi, interessati alla sola esteriorità, d’altronde non spetta imporre se non ciò cui la gente comune, negligente, dedita alle cose terrene possa facilmente sottostare. I Sapienti, invece, che si occupano della Vita futura intendono per validità del digiuno l’accettazione da parte di Allàh, e per accettazione il raggiungimento del suo fine, e comprendono che tale fine è assumere una delle qualità divine, cioè la Signoria, ed imitare gli angeli frenando, per quanto possibile, gli appetiti, dai quali questi ultimi sono esenti.
L’uomo, infatti, è di grado superiore agli animali, potendo egli con il lume della ragione domare gli appetiti, ma di grado inferiore agli angeli, gli appetiti potendo prendere il sopravvento su di lui. Trovandosi l’uomo in questo stato di lotta, quanto più egli viene preso dagli appetiti tanto più si riduce “degli abietti il più abietto” (Cor., XLV, 5), aggregandosi agli animali; quanto più, invece, riesce a dominare gli appetiti più si solleva “al sommo dell’ ‘Illiyyin (11)” (Cor., LXXXIII, 18), raggiungendo il mondo degli angeli. E poiché questi son vicini ad Allàh Grande e Potente, colui che li imita, cercando di somigliare ad essi nei loro costumi, s’avvicina ad Allàh a loro guisa. Chi infatti assomiglia al vicino è anche lui un vicino; in questo caso la vicinanza non è già di luogo, ma di qualità. Poiché il segreto del digiuno secondo i Maestri spirituali e i dotati di perspicacia è questo, che vantaggio c’è a rimandare un pasto ed assommarne due la sera, essendo in balia delle altre passioni durante il giorno? Che, se da un fatto simile si potesse trarre vantaggio, che senso avrebbero le parole del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -: “Quanti digiunando non ricavano dal digiuno se non fame e sete?”; perciò disse Abū ad-Dardā’ (12): “Oh! quanto gradevoli per gli assennati il sonno e il pasto di rottura del digiuno! Perché non dovrebbero essi disprezzare il digiuno e la veglia degli stupidi?». Senz’altro un atomo di devozione da parte di gente dotata di certezza e pietà ha più merito e più peso che non montagne da parte di illusi. Per questa ragione disse un sapiente: “Quanti facendo il digiuno lo rompono e quanti rompendolo digiunano!”. I secondi sono coloro che preservano le loro membra dal peccare mangiando e bevendo; i primi sono coloro che, pur soffrendo fame e sete, danno libertà di peccare alle membra. Colui che capisce il valore e il segreto del digiuno ben sa che chi si astiene dal pasto e dal coito, ma spezza il digiuno praticando il peccato è simile a chi stropiccia tre volte una parte del corpo nell’abluzione osservando manifestamente il numero prescritto, ma trascura la cosa più importante, ossia di lavarla e quindi a causa della sua stoltezza la preghiera gli viene respinta. Mentre chi interrompe il digiuno mangiando, ma trattiene le membra dalle cose riprovevoli è come colui che, lustrando le sue membra un po’ alla volta, vede la sua preghiera accettata, se Allàh vuole, per aver egli osservato ciò che è fondamentale, anche se ha omesso ciò che è subordinato. Chi, infine, compie tutte e due le cose, astenendosi cioè dal cibo e dal peccato, è come chi lustra ogni membro tre volte, compiendo, assieme a ciò che è fondamentale, ciò che è subordinato. Questa è la perfezione!».
Disse il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace – ! –: «II digiuno è un deposito fiduciario; che ognuno di voi conservi il deposito!»; e allorché recitò le parole di Allàh, Grande e Potente: «Allàh vi comanda di restituire i depositi fiduciari ai loro proprietari» (Cor., IV, 58), mise la mano sull’orecchio e sugli occhi, esclamando: «L’udito è un deposito fiduciario e la vista è un deposito fiduciario!». Se il digiuno non fosse un deposito fiduciario, certamente il Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace – non avrebbe detto: «Dica: “Sono in digiuno!”», cioè ho dato in deposito la mia lingua per tenerla a freno; come posso ora liberarla per risponderti?
Concludendo, s’è visto che ogni atto di culto comporta atteggiamenti esteriori e atteggiamenti interiori, una scorza e una polpa: le varie scorze hanno gradi ed ogni grado vari piani. A tè ora la scelta, se contentarti della scorza invece della polpa, oppure unirti a quanti son dotati di perspicacia (chi sa penetrare con intelligenza nell’intimo delle cose).
NOTE:
(5) – Due sono i tradizionisti il cui nome è Giābir: Giābir ibn Zaid al-Basrī, morto nel 93/711, e Giābir ibn ‘Abdallah; probabilmente qui trattasi del secondo perché Ghazālī più avanti (p.237 e n.2) a Giābir aggiunge il nome del padre ‘Abdallah.
(6) – Noto tradizionista, morto, pare, nel 175/791-2.
(7) – Noto tradizionista e lettore del Corano, morto nel 101/719-20 o nel 105/723-4.
(8) – Ossia la Lailat al-qadr, comunemente identificata con quella tra il 26 e il 27 giorno di Ramadān. Per le varie spiegazioni date al versetto 1 della sura XCVII, cui si aggiunge quella qui data da Ghazālī, vedasi Il Corano, tradotto da A.Bausani (cit. a p. 41), Commento, p. 721.
(9) – al-Hasan al-Başrī, grande Maestro (m. 110/728), la cui personalità dominò la sua epoca in tutti gli aspetti della cultura religiosa. Vedasi per un più ampio giudizio su di lui Vite e denti di santi musulmani, cit., pp. 54-56.
(10) – Capo dei Banū Sa’d di Başra che combatté a fianco di ‘Alī contro Mu’āwiya a Şiffin e contro i ribelli khārigiti a an-Nahrawān. Gli si attribuiscono frasi sentenziose.
(11) – Questa parola, che è sicuramente l’ebraico ‘elīyon azioni dell’uomo. Per Ghazālī è nome di luogo.
(12) – Compagno del Profeta -che Allàh preghi su di lui e gli dia la pace -, morto nel 32/652. si fece apprezzare per la sua conoscenza del Corano, trasmise numerose tradizioni. Vedasi …Santi musulmani, p.40.
* F I N E *
assalamu ‘alaykum
Umar



Testo meraviglioso. Invito tutti a leggere, conservare e diffondere questo articolo.
Per rendere omaggio all’autore ho riportato questo testo sul mio sito citando la fonte e l’autore.