La Sulamita e Rut: due figure dell’amore in un’ interpretazione islamica

mar 26th, 2010 | Di | Categoria: Donne
La Sulamita e Rut: due figure dell’amore in un’ interpretazione islamica


di Patrizia Khadija Dal Monte 

La Sulamita: l’amore come passione

Ho scelto il tema dell’amore, perché ritengo che esso sia la realtà più  universale che attraversa agevolmente le culture, le religioni e i tempi, e quindi ben si presta ad un dialogo interreligioso. Il tema dell’amore apre anche questo studio su diverse figure femminili della Bibbia1, presentandoci una riflessione sul Cantico dei Cantici di cui è protagonista  una donna e il suo amato, che viene chiamata la Sulamita. Pare che il nome in ebraico derivi da una radice che ingloba il significato di pace,  stesse radicali che anche in arabo designano tale realtà salam, la pace. La pace è qualcosa dunque che ha un legame speciale con l’amore come pare suggerire il nome di questa donna innamorata, e vi viene espresso in un verso del Cantico stesso con le parole: “…Così sono ai suoi occhi come colei che ha trovato pace!”

Ciò richiama  un versetto del Corano in cui è evocato questo potere dell’amore di  dare pace:“Fa parte dei Suoi segni (ayatun) l’aver creato da voi, per voi, delle compagne (azwajan) affinché riposiate (tasskunû) presso di loro, e ha stabilito tra voi amore (mawadda) e (rahma) tenerezza…” (XXX,21)

Riposiate: tasskunû:  questo verbo deriva da una radice che ingloba i significati di calma, placarsi, tranquillità, acquietarsi, sentirsi a proprio agio, confidare su qualcuno, sentirsi rassicurati, dalla stessa radice Sakînah che  la pace che viene da Dio, presenza interiore di Dio…“Egli è Colui che fece scendere la quiete assoluta (sakîna) sui credenti per aggiungere fede alla loro fede” (XLVIII, 4) ed esprime la pienezza della condizione futura dei salvati:“[coloro] che gli angeli coglieranno nella purezza, dicendo loro: “Pace su di voi! Entrate nel Paradiso, compenso per quel che avete fatto”.” (XVI,32)

ancora la Pace è un nome di Dio:“Egli è Allah, Colui all’infuori del Quale non c’è altro dio, il Re, il Santo, la Pace, il Fedele, il Custode, l’Eccelso, Colui Che costringe al Suo volere, Colui Che è cosciente della Sua grandezza. Gloria ad Allah, ben al di là di quanto Gli associano”. (LIX,23)

L’amore richiama la pace, ed entrambe rimandano a  Dio. L’amore di questa donna  è definito nel Cantico una fiamma del Signore Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.”

Nel versetto coranico che ho citato l’amore della coppia è una ayat Allah (uno dei Suoi segni). Entrambi termini sono molto giusti, molto di più, a mio parere, di tutte quelle interpretazioni a cui accenna Lombardini nel libro, che si allontanano dal significato letterale a favore di significati completamente allegorici…2 Âyyatun: E’ un termine che viene usato nel Corano sia per indicare i versetti sia per ciò “che dicono” le realtà create:  unità e varietà del manifestarsi di Dio attraverso i Profeti e la creazione… La radice comprende i significati di parola, segno, indizio, modello, luogo, anche “vestigia di un accampamento abbandonato”… Il Segno  è un simbolo da non intendersi in senso puramente razionale,  “è un indizio reale di Dio”. Parola che ci fa capire come  l’amore della coppia sia segno di Dio davvero, ma nello stesso tempo rimandi ad una realtà più grande e misteriosa, che non possiamo mai possedere completamente: Dio è al di sopra di tutto ciò che ha creato e anche dell’amore non ne gustiamo che una traccia, ayat dunque significa continuità ma anche distanza, differenza… che è ben espressa nel Cantico con quei versetti che dicono l’abbandono… la ricerca… “Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato… Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore»… Prendeteci le volpi, le volpi piccoline che guastano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore”.

La creazione con i suoi segni precede la legge e la segue, la avvolge potremmo dire, la guida nel suo cammino storico, ma non sostituisce la sua realtà. L’amore, è detto nel Cantico, nasce là dove sgorga la vita…“Sotto il melo ti ho svegliata; là, dove ti concepì tua madre, là, dove la tua genitrice ti partorì”. Il cuore umano e la creazione tutta rimangono il primo grande, imprescindibile libro in cui leggere il senso della vita e le sue regole. Stabilire un giusto rapporto tra rivelazione nei Libri e  rivelazione nella creazione è molto importante perché assolutizzando una a discapito dell’altra si rischia di ignorare  il valore del cammino dell’umanità e cadere in un formalismo religioso, avulso dalla storia e dalla ricerca mai conclusa dell’intelletto, o all’opposto in un antropomorfismo chiuso su se stesso, che dà valore solo alla coscienza umana e considera i Libri solo come testimonianze del passato, ignorandone l’aspetto normativo perenne.

“La corrispondenza tra i due Libri compare in ogni parte del Corano che fa continui riferimenti ai segni dell’uno o dell’altro ordine e che invita l’intelligenza umana a studiare sia il Testo rivelato che la Natura creata. I due universi si parlano, si fanno eco e rivelano all’uomo che la Creazione, la sua vita e la Storia hanno un senso: è chiaro che si tratta di due «Rivelazioni» che è necessario accogliere, leggere, interpretare e capire nella loro intrinseca complementarità…”3

Da notare a proposito che  nel versetto si usa il termine compagne non mogli, la dimensione legislativa viene dopo, qui si parla dell’amore tra un uomo e una donna come sgorga dalle pieghe dell’essere. Zawj, significa indifferentemente marito o moglie, nel senso di compagno o compagna,.  e non si riferisce esplicitamente al matrimonio in quanto atto sociale e giuridico. Zawj è infatti il risultato dello sdoppiamento della nafs, anima o persona: “O gente! Temete Iddio che vi creò da un’unica nafs. Ne creò il (la) suo (sua) zawj e trasse da quei due uomini e donne in gran numero…” Non solo dell’uomo è stata creata una coppia: “Di ogni cosa noi abbiamo creato uno zawj, una coppia” (LI,49). Il termine azwaj è quello che troviamo anche per descrivere le compagne e i compagni del Paradiso, questo cercarsi e ritrovarsi dell’essere umano in un’altra o in un altro non termina con la vita di questo mondo, ma si esprimerà in perfetta armonia nell’al di là…. (il termine nikah che significa invece matrimonio in senso legale è una realtà legata all’economia di questa terra, “al mondo della prova”, il sessuale permane anche nell’altra vita).

Ciò che unisce l’uomo e la donna è detto nel versetto coranico che abbiamo citato con due termini: mawadda e rahma, “E ha stabilito tra voi amore (mawadda) e tenerezza (rahma): amore intenso  e misericordia. Sono due termini che ritroviamo nella forma assoluta e totale in Dio: Colui che è Amore, Colui che è Misericordia: Al Wadûd, l’Amore infinito, l’infinitamente Amante, Ar-Rahmâni, Ar-Rahîm, misericordia e tenerezza. Mawadda è un termine che esprime l’amore intenso, volere bene, desiderare, preferire, amicizia, simpatia, non è un termine usato solo nell’ambito delle relazioni uomo-donna, sta ad indicare la predilezione per qualcuno, il forte attaccamento.“…Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, o tu, la più bella fra le donne? Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, perché così ci scongiuri? Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille. l suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli grappoli di palma, neri come il corvo. I suoi occhi, come colombe su ruscelli di acqua; i suoi denti bagnati nel latte, posti in un castone.”

L’amore come passione si situa nelle radici dell’essere umano, prima di ogni riflessione, “I desideri nascono e muoiono seguendo le loro stelle, senza indugiare nei perché”

ed è caratterizzato dall’esclusività, elegge un Re, “Il desiderio elegge re e regine e non si cura della democrazia…” l’amore come misericordia invece ha una dimensione universale che travalica le differenze di razza e popoli, è rivolto all’intera creazione4.

Dio infatti dice nel Corano: «Con la Mia punizione punisco chi voglio: ma la Mia misericordia abbraccia ogni cosa»

E nell’Antico Testamento: “Il Signore passò davanti a lui (Mosè) proclamando: Il Signore, il Signore. Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà” (Es. 34,6; cfr. Dt. 31; Tb.3,11; Sap. 9,1).

E nei Vangeli: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre Vostro Celeste”.

La rahma  è assoluta e perfetta in Dio,  essa ha un legame speciale con all’essere femminile… Dalla stessa radice rahim l’utero… Diversi hadith illustrano l’essere misericordioso di Dio (certo con l’insormontabile differenza tra Creatore e creatura) con quella di una donna che cerca il proprio figlio…La misericordia si contraddistingue per il rivolgersi verso un debole, qualcuno che ci è inferiore, che manca di qualcosa, mentre  la passione si rivolge ad una qualità positiva…

Se provare passione non è un obbligo e manco può essere un atto volontario, la misericordia è un dovere:Non entrerete in Paradiso finché non avrete fede, e non avrete fede finché non vi amerete gli uni gli altri. Abbiate compassione di quanti sono sulla terra,  e Colui che è in cielo avrà compassione di voi”. (hadith Bukhârî)

Rut l’amore come misericordia

Rut rappresenta l’altro volto dell’amore, quello che è fatto di misericordia, che si incarna nelle vicissitudini  storiche le supera e  le feconda. La storia di Rut è dominata all’inizio da nomi che significano tutta un’amarezza, un disastro che alla fine si rivela come necessario per un rinnovamento della coscienza e del destino di un popolo… Come se la ricostruzione non si possa fare se non attraverso una demolizione temporanea, e ciò che innesca quest’ultima è proprio l’amore di una donna,  per di più straniera, appartenente ad un popolo verso il quale Dio in più pagine mette in guardia Israele5, per la possibilità di essere contaminato dai suoi costumi. E anche qui vediamo come l’azione di Dio si svolga prima di tutto nelle vicende che definiamo naturali… la carestia, l’emigrazione forzata di Elimelec, il giudeo che va ad abitare fra i Moabiti in tempo di carestia,il cui nome significa “il mio Dio è re”,  muore prematuramente, muoiono i figli, Noemi diventa Mara, privata di tutto… Questa attribuzione a Dio del destino degli uomini è chiara nelle parole di Noemi: “Perché mi chiamate Noemi se l’Onnipotente mi ha resa infelice?” Ma in questa privazione che è come una ferita aperta,  si innesta l’amore perseverante e misericordioso di Rut, che non torna indietro, malgrado i numerosi inviti a farlo… “Ma Rut rispose:“Non chiedermi più di abbandonarti! Lasciami venire con te. Dove andrai tu verrò anch’io; dove abiterai tu abiterò anch’io. Il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Dove tu morirai, morirò anch’io e lì sarò sepolta”. E Mara ricambia, considerandola al pari della gente del suo popolo… Aggiunse: «Questo uomo è nostro parente stretto; è di quelli che hanno su di noi il diritto di riscatto».

Là Rut troverà accoglienza presso un giusto della famiglia di suo marito, che comincia col lasciarla spigolare nei suoi campi… E finirà poi per sposarla. E’ molto interessante come quest’uomo, Booz, il cui nome significa forza, non  usi la sua forza per difendere i suoi campi, i suoi confini, ma essa si declini in misericordia verso una donna straniera, che è povera e ha bisogno di spigolare per sopravvivere…

Rut si inchinò fino a terra e disse a Booz: “Come mai mi prendi così a cuore e sei tanto gentile con me che sono straniera?” Booz rispose: “Ho saputo quel che hai fatto per tua suocera da quando é morto tuo marito. Hai lasciato tuo padre, tua madre e la tua patria, per venire in mezzo a un popolo che ti era sconosciuto. Ti ricompensi il Signore per quanto hai fatto. Il Signore Dio d’Israele, nel quale hai avuto fiducia, ti dia una ricompensa altrettanto generosa.”

“Il Signore ti benedica, – disse Booz. – Ora più che mai ti mostri fedele alle nostre tradizioni familiari. Hai preferito me a un giovane, ricco o povero che sia. Non preoccuparti, Rut. Farò quel che mi chiedi. Qui tutti sanno che sei una donna ammirevole. È vero, io sono un parente stretto e, secondo la legge, responsabile verso di te, ma c’è un altro che lo è di più. Resta qui a riposare stanotte. Domattina vedremo se lui vuole far fronte ai suoi obblighi o no. Se accetterà, bene: se no, ti giuro per il Dio vivente, che me li assumerò io.”

In questa frase di Booz, si vede che il posto della Legge non è superfluo, essa  viene a declinare in modo storico  le esigenze dell’amore,  della giustizia e della  misericordia, arginando le passioni. Tuttavia c’è bisogno di un’interpretazione sapiente della Legge: nel libro di Pietro Lombardini è evidenziato che strettamente Booz non aveva gli obblighi del levirato verso Rut, in quanto straniera… Ma egli glieli riconosce per il suo comportamento solidale.“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. “ (Matteo7,12)

“E Abramo!… Quando il suo Signore lo provò con i Suoi ordini ed egli li eseguì, [il Signore] disse: “Farò di te un imâm per gli uomini”. “E i miei discendenti?”. “Il Mio patto, disse [Allah], non riguarda quelli che prevaricano”. (II,124)

Dal matrimonio di Rut, povera e straniera, con Booz, forte in misericordia e sapiente nell’obbedienza alla legge  nascerà Obed,  il cui nome significa “servo” (sottinteso “del Signore”)  che sarà nonno del re Davide.

Misericordia tenace di donna, misericordia di un uomo che sa vedere il diritto di una persona al di là dei propri interessi economici e le differenze razziali, generano dunque un uomo il cui nome significa umiltà, da  lì Israele ripartirà… Da lui nascerà Jesse (il Signore esiste), e da lui Davide (amato da Dio, diletto). Siamo ritornati all’amore, alla fonte di tutti gli amori, a Dio.

Wa Allahu al’alam (e Dio ne sa di più)

 (incontro interreligioso a Reggio Emilia in memoria di Pietro Lombardini)

 

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