Essere musulmano, di Sh. Abdessalam Yassine

mar 3rd, 2010 | Di | Categoria: Islam

Come posso fare per reintegrare l’Islam, se fossi musulmano di “nazionalità” e i legami chi mi legavano alla fede del padre, che osservavo pregare nella mia infanzia, si sono dissolti, e non ne rimangono che esigue tracce?

Come potrei accostarmi all’islam se fossi il prodotto di una società laica, indifferente alle questioni della fede, e se una vaga onda attrattiva all’islam mi invita a saperne di più, a provare forse anche a praticare l’islam?

Sotto la volontà sovrana di Dio − glorificato e magnificato il Suo Nome, che Solo accorda la sua grazia a chi ha predestinato − il primo passo deve venire da te. Il Profeta – su di lui la pace e la benedizione – ci riferisce questa promessa divina: “Chi viene verso di Me con passi lenti, gli andrò incontro di corsa”.

Occorre innanzitutto prendere il tempo necessario per meditare profondamente ed essere sicuri che questa vocazione, nel senso originale della parola, sia una appello proveniente dal cuore, e non una pura fantasia. Compiere questo primo passo in un’epoca elettronica colonizzata dalla multimedia è già un primo segno della serietà della nostra ricerca.

Non c’è tempo! Non c’è tempo! Questo è il leitmotiv di ciò che siamo diventati, rincretiniti dall’istante, incapaci di riflettere sulla nostra condizione. Dobbiamo staccarsi dal falso senso di urgenza nella nostra vita e dedicare il tempo necessario per indagare a fondo le nostre idee ed i nostri sentimenti; dobbiamo costringere le nostri menti a interrogarsi vigorosamente e solennemente sul nostro destino, “dove sto andando?”

In questa fase, una lunga e meditata lettura del Corano ci permetterà di staccarci dal trambusto quotidiano e di serrare le nostre orecchia al caos dei discorsi profani per ascoltare con l’orecchio del cuore il linguaggio del sacro. Non lasciatevi ripugnare dalla sequenza, apparentemente illogica per un profano, della lingua araba e delle proposizioni coraniche tradotte in lingua profana, e lasciatevi penetrare dalla melodia del Testo Sacro, salmodiandotelo se avete la fortuna di poter leggere il testo originale. E se la pazienza viene a mancarvi, una lunga e paziente consultazione di una o più delle parecchie “traduzioni” vi metterà all’altezza, forse, del Messaggio di Dio, la Sua grazia vi sosterrà.

Pur curando i nostri rapporti familiari e sociali, è indispensabile mettere fine alle nostre cattive compagnie se ne abbiamo. Questo non è un invito a isolarsi in un eremitaggio, tuttavia bisogna avere il coraggio di troncare con le abitudini di compiacimento e senza trasgredire i limiti della cortesia e della genuinità. Abbandonare le amicizie inquietanti non è cosa facile, dovremmo sopportare la derisione e i sarcasmi degli inveterati che non mancheranno di crearci delle difficoltà per trattenerci.

Dobbiamo vincere le nostre reticenze e superare le barriere. Dobbiamo sopportare i fastidi e i disturbi senza ricorrere alla violenza, e guardare dritto davanti a sé, senza rifugiarsi in atteggiamenti evasivi per paura di essere demonizzati dall’altro. La riconciliazione col nostro Creatore sembrerà un tradimento agli occhi dei nostri vecchi conoscenti che non erano abituati a vederci sotto i tratti degli uomini e delle donne osservanti e devoti a Dio. Possiamo aspettarci quindi che i nostri vecchi amici, ancora radicati nelle loro abitudini di dissipazione, mostrino feroce opposizione alla nostra iniziativa di abbandonare le loro file.

Caro fratello, cara sorella! Ti ho descritto il doloroso itinerario psicologico e sociale che ogni aspirante alla riconciliazione con Dio dovrà percorrere. Il primo passo verso Dio perciò è costoso, non aspettarti da me, se non sei in grado di pagare questo prezzo, di proporti una tariffa ridotta. Se non hai le capacità per far fronte alle difficoltà che incontrerei nel tuo cammino verso Dio senza preoccuparti delle sofferenze e dei pregiudizi degli altri, piangi allora la tua inconsistenza e accontentati di un vita ridicola, smorta e senza senso.

Nelle pagine precedenti ti ho presentato il modello immutabile del comportamento coraggioso dei Profeti e dei loro Compagni, modello che leggerai nel Corano, e che il Corano ti racconta minuziosamente per dimostrarti la veridicità delle tue promesse e per incoraggiarti.

Superata la fase solitaria del distacco, ti sarà necessario cercare un attracco: avrai bisogno di trovare un’altra compagnia; ti dovrei far adottare da un altro ambiente a cui ti dovrei adattare. Nulla potrà sostituire un incontro ed una “compagnia” spirituale. La compagnia è una nozione essenziale nell’islam, e spesso Dio pone sulla strada del penitente persone dal cuore limpido.

La moschea è probabilmente il luogo ideale per trovare una compagnia ideale. Alle soglie della moschea, si dà l’addio alle banalità del mondo per entrare in comunione con il sacro. Per cinque volte al giorno ci faremo posto tra le fila dei fedeli in preghiera, la moschea per noi sarà un luogo privilegiato in cui la nostra anima si schiuderà per ricevere gli effluvi di una spiritualità propria della casa del Signore.

La preghiera è il pilastro centrale dell’islam, e la preghiera in gruppo è venticinque volte migliore della preghiera solitaria; essa assieme al digiuno del mese di Ramadan, alla zakat, e al pellegrinaggio sono gli obblighi che il musulmano è tenuto rispettare scrupolosamente, in modo da dare credibilità alla sua professione di fede (Shahada). Il primo dovere è quello di pronunciare la formula: “Attesto che non vi è altro dio all’infuori di Dio e che Mohammad è il suo Messaggero” ma questa conta poco se la preghiera, cinque volte al giorno, e gli altri obblighi non sono rispettati.

Alcuni protesteranno a tutto campo dicendo che: “Siamo tutti musulmani”, senza che li si sia mai visti prostrarsi davanti a Dio. Non so se questa protesta sia un’ipocrisia consumata o un’ignoranza angosciante di ciò che significa essere musulmano?

Costoro dovrebbero sapere che l’Islam non è uno svago culturale che può esporre qualche conferenziere islamologo specializzato nella storia delle scuole giuridiche o nella risoluzione delle complessità e delle divergenze del passato islamico. Essere musulmano di nascita e di nazionalità non ci esenta dagli obblighi islamici, la preghiera in primis, cinque volte al giorno e tutti i giorni.

Chi credono di ingannare costoro? Il benessere dell’anima dipende dalla sincerità del nostro impegno. L’elevazione spirituale dipende dal grado di autodisciplina che ci riusciremo a imporre. La preghiera, così come gli altri atti di culto e l’insieme delle virtù morali che un buono musulmano dovrebbe professare, esigono un’ascesi spirituale; o saremo in grado di portare a termine la nostra riabilitazione o saremo solamente dei molluschi a forma umana.

Coloro che hanno interiorizzato il modello occidentale, secondo voi non si sottopongono a un rituale quotidiano e ad un codice di condotta? E il loro tempo non è suddiviso e regolato scrupolosamente? La loro preoccupazione primaria non è la forma fisica? Non volano dal medico al minimo malore? Non cercano il mezzo per preservare la loro salute fisica a qualsiasi prezzo? Chissà perché non li inquieta lo stato della loro salute morale e spirituale? Perché sono indifferenti alle malattie della loro anima?

Forse perché sono moderni, laici, adulti e vaccinati contro i sermoni fanatici!

Nella moschea, voi anime gemelle che leggete questo libro, troverete la folla dei fedeli. Abbattete la vostra arroganza e abbandonate la vostra prepotenza! Mescolatevi con la massa dei fedeli e non vi aspettate da loro molta cura se siete persone socialmente distinte. Nella casa di Dio, sono tutti Suoi servi, e l’umiltà si acquisisce dal contatto con gli umili.

Cercate nella moschea un incontro, un’antenna che vi metta in comunicazione con le anime assetate di verità come voi.

L’islam è continua ascensione, non è uno stato stazionario. Il primo livello è quello del musulmano praticante, attento al rispetto degli obblighi prescritte per ogni musulmano. Il secondo livello è quello dell’Iman, grado in cui l’adorazione e la rettitudine morale vanno di pari passo. Il terzo grado è quello l’Ihssan che rappresenta il trampolino di lancio per il fedele verso lo spazio infinito del viaggio spirituale. Raggiunto questo grado supremo, al fedele è necessaria una guida spirituale perché la meta è lontana e la via piena di insidie. Una guida spirituale, un tutor, è necessario affinché si saldino le radici e si sviluppi con vigore la pianta dell’essere spirituale.

Ho parlato di pioli e di gradi, eppure avrei dovuto parlare di mattoni e di piani, dal momento che l’immagine è simili ad un edificio che si costruisce lentamente ma in modo stabile. Non si può costruire sul vuoto e con il nulla: la progressione sulla via del perfezionamento morale e spirituale è l’edificio da costruire, e l’adempimento agli obblighi della Legge, la preghiera in primo luogo, sono i mattoni ed il cemento necessari per portare a termine tale costruzione.

Diffidate, anime fraterne, degli incontri dubbiosi. Nelle moschea, specialmente in quelle della diaspora musulmana, incontrerete dei musulmani eruditi e periti in materia di diatribe che vi parleranno della Legge e dei libri in termini asciutti e svuotati della loro sostanza spirituale. Prendete dalle loro parole la scienza della Legge e non lasciatevi trascinare in litigi sterili e rigidità settarie che non finiscono mai. Incontrerete anche dei sufi (mistici) inebriati dall’estasi “spirituale”; prendete da loro ciò che vi serve per amare Dio e ignorate il resto.

Nella vostra orazione, pregate Dio affinché scelga per voi la retta compagnia, la scuola, che guiderà i vostri cuori ed assisterà il vostro avanzamento verso di Lui. Fate del vostro meglio per cercare l’orizzonte del Signore e bussare instancabilmente alla Sua porta. Lui solo è la speranza di coloro che cercano la verità. Cerca mio fratello! Cerca, mia sorella!

E dico allo scettico infastidito da questo discorso, ecco, il sermone integralista è finito!

http://www.jspublishing.net/book-Winning.htm
http://yassine.net/en/mishkate/pages/YOChapterDetailPage.aspx?BookID=15&ChapterID=50

16 commenti
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  1. Salam alaikum sono italiana musulmana e devo dire che la mia conversione è stata in parte forzata poi col tempo si è fatta più salda . Devo ammettere che ancora ho difficoltà a comprendere certe cose. Trovo che il discorso quì sopra riportato caro fratello Yassine pur nella sua verità sia troppo duro hai usato dei termini che se fosse la prima volta che tento un approccio con l’islam rimarrei perplessa. Ci sono mille altri modi di avvicinare le persone che hanno un poco di interesse. Hai messo Dio in ”cattiva” luce sembra che sia un essere privo di amore . Hai dimenticato di menzionare la Sua grande misericordia, la Sua immensa compassione,la sua bontà e tante altre belle qualità. Che Dio mi aiuti a mantenere il giusto cammino e dia pace e serenità a tutti.

  2. wa alaikum assalam sorella Fatima
    Non mi trovo assolutamente nel tuo commento all’articolo di sheikh Yassine, trovo che abbia esposto in maniera eccellente il viaggio che la persona percorre per riavvicinarsi all’Altissimo. E non so dove sia la cattiva luce di cui parli, al contrario l’ho trovato un articolo denso di amore e di misericordia, tuttavia la Sua Misericordia non ci dovrebbe indurre a scordarci della Sua Ira nei confronti di quelli non si ricordano di Lui. Non è concepibile che un musulmano si dichiari tale pur non assolvendo ai minimi requisiti della fede.
    “Alcuni protesteranno a tutto campo dicendo che: “Siamo tutti musulmani”, senza che li si sia mai visti prostrarsi davanti a Dio. Non so se questa protesta sia un’ipocrisia consumata o un’ignoranza angosciante di ciò che significa essere musulmano?…”

  3. Salamaleikum a tutti
    penso che le parole di questo articolo dovrebbero essere scolpite davanti alle nostre porte di casa soprattutto alcune di queste frasi meravigliose,
    sorella Fatima capisco cio’ che dici, ma fidati che la misericordia del Misericordioso dobbiamo guadagnarcela pensando che ogni giorno ogni minuto possa essere l’ultimo .
    la Taqwa timor di Allah anzi e’ ben diversa da quella che ci insegnarono nel medioevo cattolico , difficile da spiegare ma io penso che solo leggendo e rileggendo e rileggendo il Corano e gli hadith possiamo comprendere il senso
    Noi italiani ritornati abbiamo bisogno di leggere libri che ci aiutano a comprendere e poi anche storici per capire le evoluzioni etc ma
    mai nulla e nessuno come le Fonti riuscira’ a far entrare nel nostro cuore il significato
    e dico ce ne fossero di sermoni come questo in italiano nelle nostre Moschee….
    e riporto:
    Fate del vostro meglio per cercare l’orizzonte del Signore e bussare instancabilmente alla Sua porta. Lui solo è la speranza di coloro che cercano la verità. Cerca mio fratello! Cerca, mia sorella!

  4. cosa c’e’ di piu’ giusto?
    riporto:
    la progressione sulla via del perfezionamento morale e spirituale è l’edificio da costruire, e l’adempimento agli obblighi della Legge, la preghiera in primo luogo…
    chi puo’ dirsi Muslim se non accetta questa frase ?

  5. Salam alaikum cari fratelli e sorelle ! Ho letto e riletto l’articolo di sheikh Yassine e ripeto l’ho trovato abbastanza duro, il termine cattiva luce effettivamente è sbagliato ( nn sono un gran genio nello scrivere e chiedo scusa) probabilmente il mio pensiero è dovuto dal fatto che mi trascino dietro il mio passato di cattolica , ho sempre creduto in Dio e frequentato la chiesa ma non mi sentivo parte di quella” realtà” . Quando ho avuto i primi contatti con l’islam ho trovato molte cose concordanti col mio pensiero ripeto che il passaggio da una fede all’altra è stato un po’ burrascoso poi con passi lenti ho preso il cammino ora sono musulmana praticante ,porto l’hijab, frequento la moschea ma ancora la mia conoscenza è poca e dove vivo nn ci sono dei grandi punti di riferimento. Che Allah mi aiuti a mantenere la retta via. Vi ringrazio per aver risposto al mio commento. Allah vi protegga e vi dia serenità.

  6. As salamu 3alaikum

    dell’articolo condivido tutto tranne due cose:

    1) l’ossessione dell’allontanarsi da quelle che lo shaik definisce “cattive compagnie”; spesso queste compagnie sono in nostri parenti, i nostri fratelli carnali, i colleghi di lavoro. Io sono per l’integrazione, non per la creazione di ghetti. E poi, e lo ripeto da sempre, se la mia fede è forte non teme le cattive compagnie ed è giusto che la mia fede sia continuamente messa alla prova, per essere veramente fede.

    2) la prospettiva “eremitica” di evasione dal mondo, che mi pare più una scappatoia per evitare di mettere alla prova la nostra sincerità che altro.

    Occorre non fare l’errore di confondere l’iman con la cultura: l’islam è la religione universale, non esclusivamente degli arabi e quindi posso essere muslim e allo stesso tempo culturalmente occidentale.

    Sono musulmano, ma resto fieramente italiano inserito nel mio contesto sociale, affettivo e lavorativo.

    As salam

  7. Salam Aleikum
    il discorso di Sh. Abdessalam Yassine lo trovo molto bello anche perche’ permette di separare gli aspetti sostanziali della pratica,evitando discussioni teoriche o ideologiche di qualcuno interessato a sviare in politica o ideologia la fede.
    Concordo invece con Youssef che invece di isolamento e’ necessario avere una maggiore apertura proprio in un periodo dove si vuole creare ghetti.
    Mi sento muslim e contemporaneamente culturalmente occidentale. Non rinuncio assolutamente a cio’ che di bello e importante l’Occidente ha creato, dalla musica all’arte,alla letteratura.
    Pace a tutti
    Giulio

  8. Sono contento di non essere il solo a voler salvare la propria cultura occidentale ed integrarla nella dimensione religiosa.

    Quello che purtroppo tanti fratelli dimenticano è che l’islam opera su due piani, uno immodificabile (mi riferisco alla “fede” ed alle “pratiche”, quindi aqida e ibanat) ed uno perfettamente inculturabile, relativo al sostrato culturale.

    Per essere buoni muslim (e solo Allah può giudicarlo, solo Lui) non è necessario che un italiano cambi i suoi costumi per diventare un arabo.

    I datteri sono buoni, ma non ne va della “fede” di una persona se il digiuno viene rotto con un altro alimento….

  9. Dobbiamo necessariamente salvare la nostra cultura (a parte quella enologica ahahaha) altrimenti saremmo degli sradicati imitatori delle culture altrui. Credo che la riflessione globale contenuta nel testo Essere Musulmano Europeo di Tariq Ramadan sia imprescindibile per tutti noi. Quanto al dattero non lo sottovaluterei, è ben vero che si può rompere il digiuno con qualsiasi alimento/bevanda halal e che la fede non è affatto compromessa da questa scelta, ma l’imitatio prophetis che è la sunna ha sempre alti significati spirituali e pratici. Quello spirituale è sentirsi vicini al Profeta (pbsl) in un momento tanto importante come la rottura del digiuno, quello materiale dipende dal fatto che gli zuccheri e i sali minerali contenuti nei datteri sono di facile e immediata assimilazione e i migliori per ritemprare il fisico dopo l’astinenza rituale. Infatti dopo la rottura sarebbe opportuno pregare e DOPO andar a mangiare un vero pasto.

  10. Caro direttore, as salam alaykum

    Il dattero era un esempio, io stesso ho utilizzato questi buonissimi frutti durante lo scorso Ramadan, e le loro qualità intrinseche sono indubitabili (anche se esistono altri alimenti con le stesse caratteristiche: un cucchiaio di miele, per esempio, magari più trovabile nei nostri supermercati).

    Ma il problema resta (e ne abbiamo parlato in privato) quella che tu hai giustamente chiamato “imitatio prophetis” che porta dentro di se il pericolo di shirk tanto quanto avviene nel mondo cristiano (quando si pensa che pregando il santo di turno, sia lui che faccia il miracolo, e non Dio…. ).

    Da ex cristiano e neo convertito, sento molto di più l’esigenza di sentirmi spiritualmente vicino a Dio, senza intermediari, mentre vedo (magari sbagliando io la prospettiva) che si insiste sempre sulla necessità di imitare il Profeta (saws) anche nelle più piccole pratiche e costumi (spesso legate al contesto geo-temporale e magari ereditate dall’epoca della jahilia).

    L’ho già scritto innumerevoli volte, sembra sia più importante vestirsi “come” il Profeta (un arabo di 1400 anni fa) che avere fede “come” il Profeta (saws).

    Io prima di convertirmi ho letto il Corano, non le migliaia di ahadith che tendono a regolare ogni minima condizione di vita del credente, trasformandolo in un robot senza cervello, visto che persino la posizione da adottare a letto è regolata dalla Sunnah.
    (E da profano e ignorante mi chiedo: era veramente questa l’intezione del Profeta? Lasciare un codice comportamentale immutabile? Pensava il Profeta che in futuro ogni suo più piccolo comportamento si sarebbe trasformato in norma giuridica imperativa? Sarà stata questa l’intenzione di Dio quando nel Sacro Corano ci ha imposto di amare e seguire Muhammad come guida?)

    E la mia non è una critica alla Sunnah (astaghfirullah), ma non dobbiamo dimenticarci che una cosa sono gli ahadith del Profeta (saws) (una raccolta di detti/comportamenti) per i quali sia sempre lodato Allah, un’altra sono tutte le regole che gli uomini (e sottolineo UOMINI che come tali potevano sbagliarsi) hanno CREDUTO di dover estrapolare, arcaizzando il contesto e considerando un comportamento del Profeta valido sempre e comunque malgrado il passare del tempo.

    Io pensavo che solo il Corano fosse immutabile e che se veramente Dio avesse voluto interdirci di dormire sulla pancia lo avrebbe rivelato nel Corano….

    Ma probabilmente queste mie incomprensioni derivano dal fatto che sono “nuovo”; e se ho torto, come ho già scritto a commento di altri articoli, sarebbe più corretto scoraggiare le conversioni all’islam se non dopo avere letto Corano, ahadith sahih, manuali di fiq, ecc. ecc.

    Perchè a me l’imam per la conversione ha chiesto due cose:
    - conosci il Corano?
    - pronuncia la confessione di fede.

    Non mi ha interrogato sul Fiq né mi ha chiesto cosa diceva l’ahadith Bukhari n. 368.

    Chiedo perdono ad Allah se ho scritto qualcosa di male, la pace e la benedizione sul Profeta.

  11. Salam aleikum
    concordo perfettamente con Youssef, molti neoconvertiti vengono da esperienze religiose diverse, e da esperienze personali differenti.Io per esempio insegno storia dell’arte e la storia dell’arte che studiamo a scuola e’ quella dell’occidente cristiano. L’arte occidentale e’ tutta imperniata sulle figure umane sia sacre che profane,ho letto libri di arte islamica e le differenze sono evidenti. Ho insegnato a scuola che molte delle cose che si sono avute in occidente sono venute dall’Islam soprattutto durante il periodo delle crociate.Mi entusiasmo sempre a vedere le grandi opere dei maestri di tutte le epoche… mi sono domandato …. l’islam non ha prodotto livelli artistici paragonabili a quelli del rinascimento e successivi, soprattutto per autolimitazione religiosa.E’ un discorso molto lungo e ci porterebbe fuori strada ma penso che per noi occidentali e soprattutto italiani musulmani e’ molto importante per non restare ghettizzati in profili da sottocultura. (non mi e’ ancora capiteto di avere una studentessa musulmana in classe ma come dovrei insegnare michelangelo o ingres o courbet?)
    Pace a tutti
    Giulio

  12. Salam aleikum
    errata corrige…. <> mi riferivo ovviamente alle rappresentazioni iconografiche . L’architettuta islamica invece soprattutto in turchia e india ha fatto cose stuupende degne di Brunelleschi Leon Battista Alberti, Michelangelo ecc ecc
    Giulio

  13. Salam alikum
    Condivido alcune cose dette dal fratello Youssef, anche se non condivido per niente il tono utilizzato, poiché bisogna sempre e comunque dimostrare rispetto per la sunnah del Profeta. E se uno non sa, si informa e non comincia subito a dare dei giudizi perentori su cose che egli ignora ancora. Certamente la sunna non è imperativa ed è lasciata alla buona volontà del fedele, che tenendo in conto il contesto storico-geografico in cui si trova, decide liberamente se adottarla o meno, è una questione di cuore, di livello di amore per la persona del Profeta, su lui la pace e la benedizione divina. e non c’è bisogna di ridicolizzare questi nobili atti.
    E poi non vedo cosa tutto ciò centri con il testo dell’Imam Yassine, che non ha minimamente accennato al fatto di conservare o meno la cultura di origine per i neo musulmani, il suo discorso è pieno di misericordia e di insegnamenti concreti che ogni uomo o donna ha affrontato per ritornare alla fede.
    Un invito quindi a moderare i termini
    E Iddio ne sa di più
    (direttore spero che questa volta venga pubblicato)

  14. Caro Brahim,
    mi spiace che un tuo commento non sia stato pubblicato, non censuriamo se non le bestemmie e gli insulti e non è certo il tuo caso. Ho cercato il post in archivio ma proprio non l’ho trovato, sabr.
    Quanto al discorso di Youssef sono d’accordo con te, seguire la sunna non può mai e poi mai diventare shirk (la parola è pesantissima e mi fa paura perfino citarla) in quanto la sua corretta comprensione concorre massimamente ad una vita sana ed equilibrata e pertanto a poter sperare nella soddisfazione di Allah nei nostri confronti. Quanto poi a chi lo facesse pedissequamente (taqlid) ebbene non sarà certo colpa della luna se quando il dito la indica qualcuno guarda il dito…

  15. Cari fratelli,
    intervengo ancora per precisare alcuni concetti che mi preme chiarire.

    Lungi da me ridicolizzare la Sunnah: solo il pensarlo mi fa temere il fuoco dell’inferno.

    Se si legge bene il mio intervento si vede (ma forse mi sono spiegato male) che io non critico i singoli ahadith (astaghfirullah), ma critico quegli uomini che hanno deciso di trasformare il contentuto degli stessi in norma imperativa immodificabile.

    Il fratello Brahim ha scritto:
    “Certamente la sunna non è imperativa ed è lasciata alla buona volontà del fedele, che tenendo in conto il contesto storico-geografico in cui si trova, decide liberamente se adottarla o meno, è una questione di cuore, di livello di amore per la persona del Profeta, su lui la pace e la benedizione divina”

    Questa frase mi trova d’accordo al 100%, è la mia particolare guida e condotta e nei limiti della mia pochezza cerco con ogni mezzo di imitare (nel senso opposto a taqlid) il comportamento del nostra amato Profeta.

    Il problema che io “denuncio” è che in moltissimi ambienti musulmani, siano essi presso i Paesi arabi siano essi formati da neoconvertiti italiani (i più agguerriti, purtroppo), la Sunnah è considerata assolutamente obbligatoria, e solo una fatwa (che nessun muftì emanerà mai, pena il mettersi nella minoranza….) può derogarla.

    Ho chiesto ad un parente marocchino circa alcune pratiche, e lui con piena convinzione mi ha risposto che esse sono assolutamente HARAM (mangiare con la sinistra, dormire sulla pancia, bere tutto d’un fiato, ecc.).
    E haram significa che si sta peccando!!!
    Mi sono detto: mah, probabilmente non conosce bene il fiq, visto che per esempio non porta la barba.

    Poi però le stesse risposte lapidarie (haram, con tanto di fatwa dettagliata di prestigiosi muftì) l’ho ricevuta su certi forum islamici che frequent(avo).

    Pantaloni oltre la caviglia: haram
    Dormire a pangia in giù: haram
    Tagliare la barba: haram
    Ascoltare musica: haram
    Vestirsi all’occidentale: haram
    Ammirare un quadro in un museo: haram
    ecc. ecc.

    Fossero opinioni del singolo, non mi interesserebbe nulla; ma quando leggo fior di fatawa che rendono un comportamento haram (che ricordo significa che si sta peccando contro Dio), beh un dubbio me lo pongo.

    E lo ripeto ancora per essere sicuro di essere chiaro: non sto ridicolizzando quei comportamenti; mi sto solo chiedendo ad altra voce se sia “giusto” (per quanto io possa giudicare) che si trasformino detti e comportamenti del Profeta in un rigido codice che dichiara halal o haram ogni più piccolo comportamento, con il rischio di trasformare la nostra bellissima fede in un manuale di giurisprudenza.
    Questo alla luce anche del fatto che nel Nobile Corano non ho trovato dei precisi richiami a queste pratiche minuziose: al contrario, Vi si trovano richiami alla “semplicità” richiesta nella pratica al fedele.

    Circa la pertinenza di questi commenti in questo articolo, a mio parere sono più che pertinenti, considerato il titolo “essere musulmani”.

    As salam alaykum

  16. Salam w aleikum, fratelli musulmani.
    Sono approdata in questa conversazione cercando qualcosa per la mia tesina di maturità, che affronta proprio il titolo di questa pagina: cosa significa essere muslim?
    Io sono marocchina di nascita, muslimah quindi, ma credo di averlo capito solo a 14/15 anni. Ora ne ho 19 e tutt’ora ricerco il mio essere muslim.
    Non conosco l’arabo quindi in molte cose posso essere considerata molto simile ai fratelli convertiti. Mi sento italiana dentro e in molti miei comportamenti rispecchiano la cultura in cui sono nata. Diversamente da un’araba non ho assimilato la religione per “osmosi” ed anzi, ho cominciato la mia ricerca religiosa prima di tutto per rispondere alle domande che mi rivolgevano. Probabilmente per questo mio background mi sento sia di favorire che noi fratello Youssef: è vero che alcuni ahadith non vanno seguiti alla lettera, ma il principio è che dovrebbero essere prese come norme del buon vivere.
    Per fare un esempio: non mi sento di dire che mangiare con la sinistra sia haram, ma se posso vorrei insegnare a mio figlio(se e quando ne avrò uno/a, inchallah) a non farlo.
    Insomma, quello che voglio dire è che a noi ci sono mostrate le vie da seguire, come un albero molto ramificato, ma solo a noi spetta la scelta: in che modo arrivare alla meta?
    Possiamo farlo da pignoli, eliminando ogni minuscolo sassolino e seguendo la mappa minuziosamente, oppure seguire l’istinto e scegliere un’altra via, a nostro rischio e pericolo.
    Allah è misericordioso, per fortuna.
    Sono buone norme da seguire, come ho già detto, ed è ovvio che siano presenti nella Sunnah, perchè essa è la guida di ogni buon musulmano.
    Del resto nessuno di noi può ambire a raggiungere la perfezione del Profeta (pbsl), tuttavia quanto più accanimento e jihad(nel senso di sforzo, proprio del termine) mettiamo nel nostro cammino e tanto più verremo premiati.

    As salam alaykum wa allah y 3awenkum

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