CONFERENZA PROF. TARIQ RAMADAN A BOLOGNA 25 MARZO 2010

mar 28th, 2010 | Di | Categoria: Approfondimenti
CONFERENZA  PROF.  TARIQ RAMADAN A BOLOGNA 25 MARZO 2010

ISLAMIC ETHICS AND LIBERATION IN EUROPE ST.PAUL H.NITZE SCHOOL OF ADVANCED INTERNATIONAL STUDIES JOHN HOPKINS UNIVERSITY

Traduzione di Cinzia Aicha Rodolfi

Nel cuore della vecchia Bologna, là dove i portici dicono della priorità dei passi umani sulla macchina, gli edifici universitari si mischiano al popolo degli studenti ed è un piacevole contrasto questo tra la storia e la sapienza che si sprigiona dai muri e i suoi abitanti giovani, colorati ed intelligenti si spera… qualche tocco decadentista dei punk-bestia si mischia alla corona di alloro in versione tecnologica con tanto di lucine, e il vecchio papà del laureando umile e commosso accetta un ultimo sacrificio: un paio di cose rosa in testa che tanto assomigliano ad orecchie d’asino… All’Università americana, stasera c’è una conferenza di Tariq Ramadan rigorosamente in inglese (ahimè, per fortuna che c’è la Cinzia Aisha) e si capisce che c’è attesa, ascolto sentito e poi molte domande. L’interrogativo di fondo ruota intorno alla possibilità dell’islam di convivere e interagire con la cultura occidentale, in particolare europea. “Le idee dell’ Islam possono interagire con i governi europei?”

La risposta non può che dipanarsi dal concetto di Riforma, resa possibile dalla flessibilità insita nelle Fonti dell’islam stesso. Di riforma radicale parla Tariq Ramadan, superando il lavoro di puro adattamento del fiqh in risposta a singole problematiche, che secondo lui ha già raggiunto i confini delle sue possibilità.

La religione è una, ma ci sono molte culture diverse, un unico islam ma molti modi di interpretarlo. Alcuni testi sono aperti e di facile comprensione altri no, per cui nasce il fenomeno di interpretazioni diverse e molteplici. Ramadan sottolinea ancora come sia importante partire dalla conoscenza del contesto che reca memoria della cristianità e la necessità di conoscenze specializzate in ogni settore. Ritorna un tema portante del pensiero di Tariq Ramadan, i musulmani debbono vivere all’interno della società, sentirsi attivamente parte di essa e non ai suoi margini, rifugiandosi in ghetti culturali o ideologici. All’interno della comunità islamica uno dei problemi più forti è quello dell’autorità: chi parla per i musulmani? La risposta è strettamente legata allo scopo che si vuole raggiungere.

Esiste poi un problema di diversa percezione di uno stesso fatto, un esempio la costruzione delle moschee: quando i musulmani in Occidente costruiscono una moschea rivelano una percezione che è di integrazione in quel paese: “costruiamo la nostra moschea perché ci sentiamo a casa nostra e questo è positivo, invece gli autoctoni hanno una percezione diversa: costruiscono la moschea perciò vogliono colonizzarci … Non è la laicità dei governi che spaventa i musulmani, quando la legge dice uguaglianza dei diritti di culto a noi va benissimo perché essa tutela noi come tutti gli altri, il problema nasce quando si vuole cambiare la legge e porre restrizioni per una particolare religione – vedi la polemica sui minareti in Svizzera, o del hijab in Francia – si modificano le leggi per negarci di godere degli stessi diritti degli altri cittadini”. Detto ciò, Ramadan ribadisce l’importanza fondamentale che gli immigrati musulmani parlino bene la lingua del paese in cui vivono e ne conoscano le leggi e importante è la fiducia nel paese che li ospita, evitando di rinchiudersi in atteggiamenti di autodifesa, sentendosi sempre sotto attacco e sempre pronti ad assumere il ruolo delle vittime. Perché parlare sempre di voi e noi, noi e voi, perché non diventare finalmente solo NOI ? Tutti cittadini.

Ramadan poi evidenzia il problema della trasmissione della religione alle nuove generazioni, che si configura in questa domanda: Come possiamo mantenere viva la spiritualità in un mondo consumistico? Noi in primis dobbiamo ritrovare la nostra educazione islamica, ciò però non significa avere delle scuole esclusivamente per i musulmani, quelle ci sono oggi sono informate all’idea di protezione, bandiscono la dimensione dell’originalità, non sviluppando così la personalità degli studenti. Si deve superare un’ottica formalista e andare all’essenza delle cose, senza fermarsi ai dettagli formali. Lasciare spazio alle domande, alla critica, alla filosofia. Così non dobbiamo pretendere di avere un’economia islamica, cosa che non ha neppure senso, perché l’economia non ha religiosità, noi dobbiamo avere un’etica islamica nell’economia, come in tutte le altre scienze. Le scienze islamiche si differenziano per la loro etica. Centrale è la definizione di Sharia. Cosa significa per noi? Cosa per gli altri? Noi siamo europei, finché il governo rispetta i nostri diritti, che sono gli stessi di tutti gli altri, questa è la legge che posso e devo rispettare.

Il perpetuarsi della cultura dei paesi di origine che si evidenzia nelle moschee non aiuta l’integrazione, ci vuole più creatività. “Cosa stiamo dando noi al paese in cui viviamo? Quale contributo in campo etico? Troppo spesso ci muoviamo sulla difensiva, non creiamo nulla di nuovo,

manca il senso di appartenenza. Devo sentire che questo paese dove vivo già da anni, dove probabilmente morirò, dove crescono miei figli, dove c’è la mia casa … è il mio paese. I nostri libri stanno all’interno dei centri culturali islamici, riposti in biblioteche islamiche, tutto sempre ben protetto, perché? Dobbiamo fare filosofia, dobbiamo essere critici verso noi stessi, dobbiamo parlare delle donne nell’islam… Non confondiamo i problemi socioeconomici con la religione, quando ho dei problemi socio economici non devo parlare come musulmano, ma come cittadino. Non cadiamo nella trappola di difenderci come musulmani, noi dobbiamo difenderci come cittadini! Dobbiamo istituzionalizzare l’islam. Scuole serie, moschee serie… Ho girato più di 300 moschee in Europa e non ho visto abbastanza serietà, né organizzazione, né spessore.”

La società deve essere pluralistica di fatto non solo a parole, a partire dall’insegnamento, completamente assente una storia dell’islam in Occidente, poca documentazione.

Noi abbiamo ideologicamente ragione, ma spesso torto strategicamente e metodologicamente.

Possiamo serenamente vivere con la legge occidentale, non abbiamo bisogno di cambiamenti, non possiamo chiedere leggi che esistono in altri stati, non avrebbero senso. Noi possiamo convivere finché siamo rispettati come cittadini e come musulmani. Dobbiamo conoscere i nostri diritti, e fare attenzione alle discriminazioni. Perché al primo approccio ci identificano come musulmani? No, prima ci devono vedere come cittadini e poi come musulmani e anche noi dobbiamo pretendere il rispetto dei nostri diritti per il fatto di essere cittadini, non come musulmani.

La gente non ha paura dell’Islam, la gente ha paura della globalizzazione, ha paura della nostra nuova visibilità per le strade, questo Occidente sta cambiando faccia, pelle e lingua e tradizioni. Non dobbiamo essere invisibili però, dobbiamo solo farci conoscere come cittadini, parlare la lingua del paese, lasciamoci incontrare… Cerchiamo di dare qualcosa di importante al nostro paese, lasciare testimonianze della nostra azione nel sociale… Perché essere contro l’arte? L’arte può essere etica (musica, poesia, pittura, filosofia ) dove c’è etica, c’è arte.”

Si conclude la serata con una domanda sulle pene corporali nei paesi islamici, la riposta di Ramadan parte da una nuova domanda: Come sono applicate? Perché solo verso poveri e le donne?Bisogna partire dalla giustizia sociale che non c’è e dai diritti civili e umani e dall’eguaglianza …..se queste premesse non esistono tali pene non si possono applicare. (Firma l’Appello alla moratoria in www.tariqramadan.com)

L’assemblea formata in gran parte da studenti e qualche professore pare capire il linguaggio di questo maestro del nostro tempo e applaude, segno della responsabilità che ogni musulmano ha di sforzarsi di rielaborare il proprio linguaggio, perché almeno  chi non è ingombrato da pesanti pregiudizi possa capirci e si tendano i fili per la trama del noi.

Patrizia Khadija Dal Monte

2 commenti
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  1. ma le donne musulmane possono partecipare alla festa finale del ramadan?????

  2. Certo che possono partecipare, anzi è molto raccomandato, ma in che mondo vivi?

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