La Consulta islamica di Maroni e Mantovano, di HRP
feb 13th, 2010 | Di direttore | Categoria: IslamEbbene si, anche Maroni ha fatto la sua consulta islamica. Dopo aver detto a chiare lettere nel corso di un convegno organizzato dall’Università dell’Insubria che non avrebbe convocato nessuna Consulta perché sarebbe stata: “un po’ una presa in giro” vista la mancata adesione alla Consulta dell’Ucoii, l’organizzazione più rappresentativa dei musulmani in Italia che non ha sottoscritto la Carta dei valori chiesta dal Viminale per aderire all’organismo. “L’Ucoii, con 130 strutture – ha ricordato Maroni – è la più longeva di queste organizzazioni e non fa parte della Consulta. Ha rifiutato la Carta ed è su posizioni radicali perchè sostiene la fratellanza musulmana, cioè una dottrina fortemente identitaria che contrasta l’integrazione, soprattutto nei Paesi occidentali. Io non mi sento francamente – ha continuato – di organizzare la convocazione di una consulta con tante brave persone che rappresentano se stesse lasciando fuori una organizzazione che è quella che determina certi fenomeni sociali, economici e non solo. Mi pare un po’ una presa in giro, anzi un modo per far sembrare come discriminatorio questo atto e accentuare la radicalizzazione”.
Invece, con la coerenza che nessuno si aspetta da un tal Ministro che mente disinvoltamente sulla non sottoscrizione della famigerata Carta dei Valori da parte dell’UCOII (vedi http://www.islam-ucoii.it/carta%20dei%20valori/all%203.jpg; http://www.islam-ucoii.it/carta%20dei%20valori/all%204.jpg; http://www.islam-ucoii.it/carta%20dei%20valori/all%206.jpg ), un Comitato per l’Islam italiano Maroni lo ha convocato nei giorni scorsi al Viminale.
Sulla composizione del comitato lascio la parola ad un noto blogger con cui peraltro concordo appieno, http://30secondi.wordpress.com/2010/02/12/lallegra-compagnia-2-0/
Comitato per l’Islam Italiano
- Mario Scialoja, ex ambasciatore e Direttore della Sezione Italiana della Lega Musulmana Mondiale;
- Ejaz Ahmed giornalista direttore di Azad e mediatore culturale;
- Gulshan Jivraj Antivalle, presidente della Comunità ismaelita italiana;
- Guido Bolaffi, esperto in immigrazione*,
- Yahia Pallavicini, vicepresidente della Comunità Reiligiosa islamica (Co.Re.Is);
- Mustapha Mansuri, segretario Confederazione dei marocchini in Italia;
- Gamal Buchaib, presidente della consulta degli stranieri de L’Aquila e membro dell’ associazione dei Musulmani moderati;
- Mohammad Ahmad, giornalista di La9;
- Carlo Panella, giornalista de “L’Occidentale”*;
- Andrea Morigi, giornalista di Libero*;
- Abdellah Redouane, direttore del centro islamico culturale d’Italia (Moschea di Roma);
- Abdellah Mechnoune, imam di Torino e ambasciatore della Pace per le Nazioni Unite;
- Khaled Fouad Allam, docente di sociologia del mondo musulmano e di storia e istituzoni dei paesi islamici all’ università di Trieste;
- Mario Cicala, consigliere della Corte di Cassazione*;
- Paolo Branca, docente Scienze Religiose all’Università Cattolica di Milano*;
- Ahmad Habous, docente di Antropologia all’Università Orientale di Napoli;
- Massimo Introvigne, fondatore del Centro Studi sulle nuove religioni*;
- Gianmaria Piccinelli, docente di Diritto Musulmano e dei Paesi Islamici alla Seconda università di Napoli*.
- Alessandro Ferrari, docente di diritto ecclesiastico e canonico all’Università dell’Insubria*.
In rosso ho evidenziato i 5 personaggi che già facevano parte dellaConsulta per l’Islam in Italia. Tutti i 5 sono anche sottoscrittori delprogetto della Federazione Islamica Italiana, l’entità fantasma determinatasi dopo l’esclusione dell’UCOII dalla Consulta.
In arancione ci sono quelle che ritengo delle emanazioni di Souad Sbai, deputata della CdL, che fa comunella con Bolchini e Santanché. Per brevità li definirei “amici di sbai”.
In verde ci sono le persone che ritengo titolate.
Un asterisco segnala i non musulmani.
(nota mia, tra le persone titolate aggiungerei Alessandro Ferrari, serio studioso e stimato accademico)
Amma bad, detto questo per doverosa informazione e consigliando anche la gustosa nota di http://kelebek.splinder.com/ del 12.02, vorrei andare al nocciolo del problema che in realtà non si pone molto diversamente da come si pose al momento della prima Consulta islamica voluta dal Ministro Pisanu
Gli scrissi in qualità di segretario nazionale UCOII questa lettera che potrei mandare pari pari a Maroni se lo ritenessi intellettualmente onesto 8 e la sua esternazione in merito alla non firma della Carta dei Valori dimostra che non lo è)
Lettera aperta al Ministro dell’Interno
Gent.mo sig. Ministro,
da qualche giorno una parte della stampa nazionale si occupa di questioni che ci riguardano prendendo avvio da una Sua esternazione in merito al rapporto tra lo Stato e i musulmani in Italia. Nei commenti e nei materiali di contorno vi sono affermazioni tali da imporci una precisazione e una richiesta di chiarimento. Lo spirito di questo nostro intervento è tutto finalizzato ad una migliore comprensione e collaborazione nel superiore interesse della nostra comunità e del paese:
Sostanza e metodo
Nello scorso Gennaio salutammo con soddisfazione i Suoi propositi affidati ad un’altra intervista scrivendo che essi Le facevano onore e che da parte nostra li avremmo considerati “con la massima attenzione sia agli interessi della comunità islamica che a quelli dell’intera comunità nazionale” di cui siamo parte integrante e leale.
A distanza di quattro mesi, durante i quali abbiamo inutilmente tentato di attirare la Sua attenzione e quella di uno dei Suoi sottosegretari, ci troviamo ora a dover affrontare una reiterazione dei Suoi propositi con la stessa metodologia dell’esternazione mediatica ma appesantiti da alcune valutazioni di merito che, a nostro parere, non riflettono la realtà della comunità islamica in generale e la nostra in particolare.
Non ci proponiamo di entrare ora nel merito dello strumento Consulta che Ella ipotizza, non sapendo di cosa si tratti o di cosa dovrebbe dibattere attendiamo maggiori chiarimenti; ciò di cui vogliamo invece informarLa concerne la nostra realtà spirituale ed organizzativa che sembra destare serie e ingiustificate preoccupazioni in ambienti ad Ella vicini, almeno nella esternazione del Suo pensiero.
La materia del rapporto tra lo Stato italiano e le sue comunità religiose è regolata dalla Costituzione della Repubblica dagli art. 7 (Chiesa Cattolica) e 8 (altre comunità), è inoltre sovrana facoltà del Parlamento legiferare in merito con provvedimenti attuativi dei principi enunciati nella carta costituzionale.
Ogni altro strumento, seppur lecito, dovrebbe essere proposto e utilizzato con grande cautela ed equilibrio onde non stravolgere un dominio estremamente delicato e importantissimo per la vita dei cittadini e il loro pieno riconoscimento della laica imparzialità dello Stato nei confronti delle religioni.
Nel ribadirLe la nostra totale disponibilità alla definizione di un percorso che conduca alla formazione di un organismo che ponga correttamente le basi di questo rapporto, ci pare doveroso insistere su un punto di fondamentale importanza.
La dimensione “securitaria” che sembra falsare tutta la questione è solo uno degli aspetti del problema, di cui ci facciamo parte responsabile e che tuttavia non può occupare uno spazio incongruo. Il rapporto musulmani-Stato italiano è di ordine costituzionale, giuridico, amministrativo e non può ridursi ad un mero affare di controllo poliziesco delle associazioni islamiche.
L’Islam di Stato che qualcuno ipotizza, prendendo sciaguratamente esempio da alcune tra le più bieche dittature che affliggono i musulmani del mondo, ha prodotto simmetricamente un islam della clandestinità, saturo di risentimento e di odio, terreno di cultura di quel terrorismo che tutti quanti aborriamo.
Di questo Ella è certamente conscio e siamo convinti della Sua coerente fedeltà alla laicità dello Stato che verrebbe snaturata da impostazioni dirigiste in materia religiosa; per questo rimaniamo in fiduciosa attesa di un Sua autorevole precisazione in merito.
Una comunità e un culto
Noi musulmani siamo una comunità di oltre un milione di uomini e donne al cui interno si devono distinguere due sottoinsiemi: il primo è composto dai cittadini italiani, per nascita o naturalizzazione.
A questo gruppo dovrebbe essere rivolta la maggiore attenzione politico-istituzionale. Sono quei cinquantamila che ancora attendono venga dato loro adempimento costituzionale e lo Stato democratico li riconosca appieno dando attuazione all’art.3 della carta fondamentale che vieta ogni discriminazione in base, tra l’altro, alla religione.
Il secondo, numericamente ben più rilevante, è quello che comprende i nostro fratelli e sorelle stranieri, regolarmente residenti nel nostro paese, ai quali, forte dei suoi valori democratici, lo Stato riconosce fondamentali diritti di libertà di associazione e di culto.
Ma non è d’immigrazione che vogliamo parlare e tantomeno vogliamo tutelare la valenza etnica dei nostri correligionari.
Quello che ci interessa è il loro essere musulmani e il corollario di necessità e specificità cultuali e consuetudinrie che ne deriva.
Va de sé che la provenienza da un’area a maggioranza islamica non determina automaticamente una scelta religiosa e tanto meno una pratica del culto e tuttavia i dati da Lei più volte citati relativamente all’affluenza alla pratica religiosa comunitaria sono viziati da un’incomprensione della nostra realtà.
Il dato che circoscrive al 5-6 % del totale la frequentazione delle moschee da parte dei musulmani in Italia deve essere contestualizzato e letto nella sua valenza logistica e sociologica.
Nelle occasioni in cui la giornata del venerdì coincide con una festa civile o religiosa riconosciuta dalla Stato, l’affluenza alle moschee si moltiplica per 4 o per cinque e oltre il 20% dei musulmani adulti che insistono su un territorio si recano alla preghiera congregazionale; in occasione dei due ‘Aid ( le due feste) l’affluenza è comunque del 25% toccando il 35-40% se la giornata coincide con una domenica o altro giorno festivo.
Detto ciò, ed era una doverosa puntualizzazione, ci sembra di poter argomentare ulteriormente in merito all’attaccamento dei musulmani ai loro luoghi di culto e alle associazioni che continuativamente e strenuamente si fanno carico delle loro esigenze cultuali e consuetudinarie.
Oltre al culto, è nella trasmissione dei valori e dei principi islamici alle nuove generazioni, nelle pratiche matrimoniali, in quelle alimentari, fino a quelle cimiteriali che il ruolo delle associazioni islamiche presenti sul territorio della Repubblica si esplica in assoluta dedizione all’interesse dei musulmani e delle musulmane senza altra contropartita che la soddisfazione di servire Iddio servendo le Sue creature.
Nella fattispecie, i valori trasmessi sono quelli comuni ai nostri concittadini cristiani e laici, quei valori etici e comportamentali della solidarietà e del rispetto reciproco che risuonano ogni venerdì nella stragrande maggioranza dei sermoni degli imam.
Non sentiamo nessuna estraneità alla comunità nazionale ed è nostro dovere religioso e civile adoperarci con tutti i mezzi affinché il riconoscimento delle identità morali aiuti a superare le differenze cultuali e spirituali e la varietà religiosa venga da tutti apprezzata come una ricchezza della nazione.
Noi UCOII
Siamo la maggiore organizzazione islamica presente in Italia. Dal Trentino alla Sicilia, dall’estrema Liguria alle Puglie la maggioranza dei musulmani e delle musulmane trovano un riferimento nelle strutture associative che aderiscono alla nostra Unione.
Dalla fondazione nel 1990 a tutt’oggi, abbiamo espresso un volume impressionante di attività cultuale e culturale, di mediazione istituzionale e di solidarietà nei confronti dei più deboli tra i nostri confratelli e consorelle.
La nostra presenza nel campo del dialogo interreligioso e con tutta la società civile è testimoniata da centinaia di incontri, convegni, tavole rotonde ai quali hanno partecipato i nostri dirigenti nazionali e locali, riscuotendo sempre ampi consensi per la disponibilità, la profondità delle argomentazioni e soprattutto la moderazione dei toni.
Quando voci sguaiate e irrispettose della sensibilità religiosa cristiana si sono levate da elementi oggettivamente isolati della nostra comunità, non abbiamo esitato ad esprimerci con fermezza nei loro confronti condannandole senza mezzi termini convinti come siamo che il dialogo intrerreligioso passi per l’assoluto rispetto delle fedi e delle altrui tradizioni.
Ci siamo posti per primi e in modo organico il problema del rapporto complessivo con lo Stato di dirittto elaborando già dal 1990 una bozza d’intesa che abbiamo reso pubblica e che è stata la piattaforma della discussione politica e giuridica della relazione tra Islam e Stato in Italia.
La nostra preoccupazione di stabilire con lo Stato e i suoi organismi relazioni improntate alla trasparenza e alla ricerca di un percorso di approfondimento non ha avuto, fino ad ora, il riscontro sperato e tuttavia la nostra attitudine è rimasta di totale disponibilità, con lealtà e perseveranza. Non si tratta per noi di occupare posizioni all’interno di organismi istituzionalizzati, ma piuttosto di contribuire, con tutte le nostre forze, al godimento di una pienezza di diritti civili per la comunità islamica e alla sicurezza dello Stato.
Siamo osservati speciali da parte delle forze dell’ordine e non ce ne dogliamo poiché da questa attenzione non può che derivare una maggiore e più puntuale conoscenza della nostra realtà, dei nostri comportamenti e dell’assoluta dedizione ai valori della democrazia e del mantenimento dell’ordine pubblico.
In questi anni difficili di tensioni e conflitti che hanno coinvolto popoli e nazioni dell’area islamica nel Mediterraneo, abbiamo mantenuto comportamenti cristallini e un’assoluta unicità di discorso sia verso l’interno della nostra comunità che nelle relazioni esterne. Abbiamo detto che la struttura associativa dell’Islam in Italia non poteva prestarsi a nessuna operazione mirante al sostegno o alla copertura di attività illegali comunque giustificate e abbiamo concretamente operato in tal senso.
In quanto musulmani non abbiamo nessun problema con la legge dello Stato e i comportamenti devianti imputati ad elementi riconducibili alla nostra comunità ricadono unicamente su chi se ne rende responsabile.
UCOII e Fratelli Musulmani
In una banalizzazione della nostra realtà culturale, ci si imputa il legame con i Fratelli Musulmani. È indubbio che tale pensiero influenzi molti musulmani nel mondo e anche in Italia; si tratta tuttavia di un’ipotesi riformista che si confronta con la realtà culturale e politica dei paesi in cui essa viene applicata, non diversamente da quanto avvenne in passato con la dottrina sociale della Chiesa o il pensiero progressista di matrice socialista.
Ciò che da questo pensiero si ricava è la necessità di un lavoro sociale teso alla costruzione di una società più giusta e solidale, il rifiuto della violenza come strumento di lotta politica e la condanna formale e sostanziale del terrorismo come mezzo di sovvertimento degli ordinamenti costituiti.
Alcuni, in una nostalgia di maccartismo, tentano di escludere i fautori di questa corrente ideale dal novero di coloro che potranno e dovranno partecipare all’elaborazione di una relazione costruttiva e duratura tra la comunità islamica in Italia e il suo Stato. Si tratta di una tentazione ingiusta e liberticida frutto di una scarsa conoscenza della nostra realtà e delle nostre aspirazioni, prodromo ad una radicalizzazione da tutti quanti temuta.
Imputarci una qualche contiguità con il terrorismo significa disconoscere il pensiero e la storia dell’UCOII e persino di quella dei Fratelli Musulmani, i cui dirigenti hanno dovuto soffrire una doppia persecuzione: da parte dei regimi dittatoriali che affliggono il mondo arabo e dei gruppi estremisti che li accusano di connivenza con il potere per il loro rifiuto della violenza. A questa coerenza si sono sacrificati alcuni insigni dirigenti del movimento pagando con la vita la loro scelta non violenta. Persino nel nostro paese velate o esplicite minacce sono state rivolte a nostri dirigenti per il loro atteggiamento di condanna della logica dello scontro frontale e del disprezzo della società italiana.
Signor Ministro,
ben al di là degli articoli di giornale, la questione del rapporto tra i musulmani e lo Stato è un nodo di fondamentale importanza per gli anni a venire e le generazioni future.
Nonostante avverse condizioni determinate dagli accadimenti internazionli e dall’attuale fase di crisi economica, la nostra comunità sta realizzando un processo di integrazione che ha dello straordinario. In pochi anni la sua crescita esponenziale, la sua demografia e il suo attivismo produttivo la identifica come una delle novità sociologicamente più rilevanti di questo periodo a cavallo tra due secoli.
Domani, se Iddio vorrà, la minaccia terrorista sarà solo un ricordo ma le conseguenze di una sua ipervalutazione potrebbero avere effetti prolungati nel tempo e viziare gravemente il prosiego della relazione tra i musulmani e il loro Stato.
Ci sforziamo da parte nostra di essere i migliori cittadini e di insegnarlo ai nostri fratelli e ai nostri figli, ci aspettiamo dallo Stato e da chi lo rappresenta politicamente, simmetrico sforzo di comprensione.
Roma 27.5.03
Per il consiglio direttivo dell’UCOII, Hamza Roberto Piccardo, segr. naz.le
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A distanza di quasi 7 anni, la situazione è solo peggiorata, se allora entrarono a far parte del Comitato per l’Islam in Italia quelli che lo stesso Ministro Maroni definì “tante brave persone che rappresentano se stesse” oggi vi siedono alcuni tra i più noti islamofobi del paese, qualche patetico millantatore oltre a funzionari di potenze straniere.
Queste sarebbero le persone che dovrebbero consigliare il Ministro nella sua politica verso la comunità islamica nazionale? fatti salvi alcuni accademici ai quali va la mia stima per l’intenzione che hanno dichiarato di voler operare per il bene e nel rispetto della Costituzione di questo Paese, sinceramente non credo noi musulmani d’Italia e i nostri figli possiamo aspettarci alcunché di bene.
Lo scopo è evidente, e perfino dichiarato in qualche modo, edificare, come in Cina la chiesa patriottica cinese con i vescovi scelti dal partito comunista, un islam di Stato con gli imam che devono avere l’agreement del Viminale per essere iscritti all’apposito albo che gli permetta la funzione. Una maniera per piazzare almeno un funzionario del governo, magari pagato dalle comunità stesse, che canti la musica che piace al potere e che relazioni diligentemente su quanto accade intorno a lui.
E’ il sistema di controllo attuato nella maggioranza dei Paesi arabi che ha dato vita per reazione ed esasperazione alle peggiori forme di radicalismo e che contrasta clamorosamente con la Costituzione repubblicana che stabilisce che ”le comunità religiose,hanno diritto ad organizzarsi secondo propri statuti” (art. 8).
In un sistema democratico nel quale, con ostinazione, vogliamo credere, la sola rappresentanza reale è quella della legittimata da un percorso democratico. Nessun altro organismo di qualsivoglia nomina potrà mai parlare a nostro nome.
Sono imam della mia comunità da più di 15 anni e oggi parlando dal minbar e informando i musulmani di quanto sta avvenendo contro di loro, la loro libertà e la loro autonomia, ho detto che non chiederò mai l’iscrizione ad un siffatto albo e che, con il loro consenso, continuerò a salire su quel gradino per pronunciare il sermone del venerdì finché avrò libertà e vita.
Ci consoli sempre il Corano anche nei momenti più difficili:
وَيَمْكُرُونَ وَيَمْكُرُ اللَّهُ وَاللَّهُ خَيْرُ الْمَاكِرِينَ
“Essi tramavano intrighi e Allah tesseva strategie. Allah è il migliore degli strateghi” (VIII, 30)




CARISSIMI FRATELLI
dopo aver letto il commento di Hamza e l articolo che Khaled Fouad Allam ha scritto sul Sole 24 ore proprio in occasione dell ‘insediamento del Consiglio Islamico-in realta’ 16 consiglieri ministeriali di fiducia del Ministro a lui sottoposti- penso che questo Consiglio o non riuscira’ in alcun modo ad operare o fara’ solo danni.Maroni infatti vuole mettere le mani su tutto dtracciando la Costituzione ed agendo d imperio come ha sempre fatto.Gia’ e allo studio in Parlamento una proposta di legge di Iole Santelli sulla formazione degli Imam.Imam di Stato col bollo ministeriale che diranno solo quello che loro vogliono che dicano.Il Consiglio puo’ servirgli per inventarsi decreti legge ad hoc per limitare al massimo la costruzione delle moschee o addiritturta dei cimiteri- su cui oggi hanno competenza gkli Enti Locali.Vietare niqab e burka d imperio come vogliono fare da mesi.Ostacolarci in ogni campo e con ogni mezzo sapendo che le loro associazioni islamiche non rappresentano nessuno dando fondi a chi vogliono loro con qualsiasi mezzo come stanno facendo in ogni campo della vita civile.In particolare la Lega Lombarda sa benissimo che non pio’ crescere indefinitamente e che prima o poi le contraddizioni interne alla societa’ italiana scoppieranno.Dove piu’ e’ forte la Lega Nord paradossalmente c e’e’ piu’ integrazione e piu’ ricchezza.Uno dei migliori Licei pubblici di Bergano ha introdotto d a alcuni anni tra le materie curricolari del Linguistico la lingua Araba il Cinese il Giapponese.I mercati non discriminano e la Lega lo sa bene sa anche che non e’ possibile fermare la crescita dell immigrazione senza disastrare l economia italiana.Percio’ cercva di approfittare di quello che puo’ strappare adesso con qualunque mezzo.Al Sud la Lega non esiste le moschee si stanno moltiplicando vertiginosamente ed il sindaco di Salemi non chiama mica la Coreis a gestire la moschea chiama l UCOII.Percio’ sanno pure che con noi non si scherza che non usciremo mai dalla legalita’ come loro vorrebbero e che non ci piegheremo mai ai loro diktat
.
E’ veramente allucinante. Ma se nell’Islam non c’è parità fra uomo e donna, già questo lo pone al di fuori della nostra Costituzione italiana. Le dittature che affliggono i paesi musulmani sono semplicemente il FRUTTO della mentalità musulmana, per la quale non ci si può convertire ad altra fede, pena la morte, per la quale non si può dire nulla dell’Islam, pena la morte, per la quale la donna non si deve sposare con un non musulmano. A sembrare democratici in un paese che lo è già ci si mette poco. Ma la mentalità resta la stessa. Il Corano non fa che parlare MALE degli… ALTRI. Come fa allora la gente a credere nel rispetto?. Basta vedere lo stesso versetto citato sopra… è semplicemente pazzesco. Gesù ha detto ” Dall’albero vedete i frutti…se un albero è buono i frutti saranno buoni, se un albero è cattivo i frutti saranno cattivi”.
La NON DEMOCRATICITA’ dei paesi musulmani non viene dal nulla…. un ragazzino pakistano in Italia ha chiesto “ma perchè in India le donne possono portare i pantaloni e in Pakistan no?” (….) . E tantissimi altri esempi. I paesi musulmani con Costituzione e democrazia sono quelli che l’hanno ricevuta dai paesi (sigh) colonizzatori. Il sistema islamico NON è egualitario e democratico. Questo Allah nel Corano sta costantemente a minacciare “coloro che associano divinità”, i kafiruna, (dunque anche i cristiani secondo l’interpretazione islamica). Cosa pensa allora la gente, anche se è moderata? E’ la mentalità che sta alla base dell’estremismo. Ma se il Crano inizia con “Noi non siamo come quelli…nè come quelli…che hanno deviato etc..” che è esattamente il contrario di quando Gesù racconta la parabola (storia per insegnare). C’era un tale che entrato nel tempio si metteva davanti e diceva “Io non sono come i peccatori faccio l’elemosina, le abluzioni e le preghiere..In fondo c’era un altro che si batteva il petto e diceva “Io sono un peccatore”. Chi sarà salvato? – dice Gesù-. Perciò. perdonatemi, ma l’arroganza islamica ora qui come sempre non è un buon segno. Perchè se i musulmani tengono tanto all’Islam di pace NON VANNO NEI PAESI ISLAMICI A DIFENDERLO? Perchè quell’islam là non esiste. Esiste una moderazione dove i costumi occidentali- per quanto poi a loro volta facciano deviazioni se si allontanano da Dio- sono in qualche modo penetrati. I diritti umani non sono prerogativa dell’Islam. E l’insegnamento di Gesù che noi riteniamo il Verbo, è totalmente differente da quello del Corano. Il Corano è l’unico testo sacro al mondo che parla male di chi non è musulmano. Vedete cosa sta succedendo in Sudan? Crocifissione di cristiani, oppressione di tutti coloro -cristiani e animisti- che non aderiscono all’Islam. Provate a chiedere ad immigrati che vengono dalla Nigeria informazioni su cosa succede realmente. Se non è IslaM, PERCHè IL DITTATORE è OSPITE D’ONORE NEI PAESI MUSULMANI che si professano democratici.
E se l’Islam è democratico dovreste pubblicare questo commento. Vedremo. Altrimenti è lo stesso. Dove si può l’opinione diversa viene fatta sopprimendo la gente. Dove non si può – gagrazie ad altre tradizioni- viene eliminata in altri modi. O minacce – vedi tutti i giornalisti che criticano l’islam o sopprimendo. E’ rispetto, libertà? Boh, fate voi.
Inoltre ancora una cosa. Se il Corano è un libro inviato da Allah, perchè Allah avrebbe scritto cose fortemente contradditorie, fortemente equivoche (Es la stanza dove picchiare le donne). Se sono state tutte cose interpretate male, perchè Allah avrebbe scritto in un modo così male interpretabile? Per sadismo verso l’umanità? Non credo. E non è più importante una PERSONA di un libro? Allora perchè non potrebbe aver inviato come Sua Parola (Verbo) Se Stesso nella persona di Gesù? Almeno la vita di Gesù non è interpretabile.
Noi crediamo che DIo è sceso con noi. Gesù ha cambiato il volto dell’umanità.
La Parola di Gesù non si presta a dubbie interpretazioni. Le persone possono comportarsi diversamente, ma alla fine, anche nel corso dei secoli, questa Parola è penetrata nella cultura. A proposito, il concetto di PERSONA viene proprio dal cristianesimo. Ecco perchè si parla di diritti della persona, mentre in tutte le altre culture il concetto di persona non esiste (esempio, donna e bambini visti come PROPRIETA’ deli’uomo). Nelle altre Gesù il RUOLO è importante. Gesù ha sconvolto i ruoli. Ha difeso le donne dalla lapidazione, le donne lo seguivano. Viva Gesù!
Il problema dell’Islam NON E’ FUORI dall’ISLAM, come l?islam disperatamente cerca di credere e far credere- sicuramente in buona fede- . Il problema dell’Islam è proprio dentro l’Islam, è l’Islam che imploderà perchè o ammette che qualcosa di non coerente in se stesso c’è, oppure deve modificarsi fino a non essere sè stesso. Voglio vedere i musulmani d’Italia in Arabia, Yemen, Bahrin, Pakistan, Iran, Iraq….
Forse non sorge il dubbio che fare gli islamici su terreno cristiano sia fattibile, mentre le stesse idee proclamate qui come “islamiche” sarebbero fortemente perseguitate nei paesi islamici?
Però il fondamento resta uguale : questo mettere l’accento su NOI e GLI ALTRI, dove il dito della colpevolezza viene messo sugli altri ovviamente.
Non vi viene in mente che se nei posti dove fiorisce la Lega c’è più integrazione vuol dire che la gente vuole ordine chiarezza rispetto al “fenomeno Islam” ma di per sè non è poco accogliente verso le persone?
E non siamo stati noi ad inventare che nel suolo islamico non si costruiscono Chiese , che la Sharia taglia mani e arti, mette a morte infedeli e chi E’ ACCUSATO di blasfemia. Tutto ciò non viene da una tradizione xyz che ha falsato l’Islam, ma viene dalla Sunna.
Insomma, chi è musulamno loresti, per carità, ma francamente non capèisco come fa a reggere le contraddizioni interne. Sono queste da risolvere, prima del resto. Grazie ciao
Egregio Piccardo,
So che mi censurera’ ma,io scrivo lo stesso,perche’ non ho paura degli integralisti come lei,anzi la mia e’ una sfida……….
L’UCOII NON ha sottoscritto la carta dei valori,questo e’ incontrovertibile malgrado le sue menzogne,perche’ vuole restare una realta’ che rifiuta l’integrazione nella societa’ occidentale che e’ e resta il miglior modello esistente al mondo,se lo ficchi in testa,altrimenti emigri,la porta sa dov’e',non piangeremo se se ne andasse,lei e’ prima un islamista poi si definisce un Italiano,solo per convenienza e per il suo tornaconto.
Infine porti rispetto al deputato Souad Sbai del PDL che e’ una donna musulmana che rifiuta le vostre deliranti idee e lotta per difendere le donne musulmane maltrattate,anche fisicamente da uomini fanatici e indottrinati dalle vostre concezioni oscurantiste, medioevali e antisemite.
Eviti le sceneggiate dei nomi in verde,rosso,arancione ecc.,lei non e’ autorizzato da nessuno a dare patenti di autorevolezza,tra l’altro lei afferma l’unica menzogna cioe’ che l’UCOII rappresenta la maggioranza dei musulmani,fosse per me vi avrei gia’ messo fuorilegge con la confisca dei beni,come accade ai mafiosi in Sicilia e l’espulsione di Dachan,Shwaima e co. dal suolo patrio.
Per Michael. Ciao, rispondo ai tuoi commenti perchè mi hanno colpito: il motivo è che riflettono purtroppo in larga parte la visione che molti italiani hanno dell’Islam… Ed è una visione parziale … e molto molto lontana dai veri principi della religione islamica.
La prima cosa che vorrei farti notare, è che il mondo musulmano si è governato con la legge islamica per ben quattordici secoli, senza mai implodere. Sarebbe assai strano che grosse contraddizioni concettuali venissero fuori solo ora, non credi?
Le contraddizioni attuali interne a molti paesi non riguardano affatto la religione in sè, ma sono dovute a squilibri politici (la religione è una cosa, il comportamento degli uomini un’altra!), oltre che agli effetti di un fenomeno colonialista europeo che ha volutamente degradato la sapienza religiosa in quei paesi, in modo da cancellarne via via l’identità. Ciò che han portato non fu democrazia, ma adeguamento forzato ad un sistema politico. Una “democrazia” non acclamata dal popolo ma imposta da terzi non credo che si possa nemmeno definire tale. In particolare nei paesi che hai elencato, l’influenza occidentale è spesso stata accompagnata da invasioni militari. Permetti che anche nel migliore dei paesi questo possa far nascere delle difficoltà?
Inoltre, scusa, mi son fatta una triste risata nel leggere che “nei posti dove fiorisce la Lega c’è più integrazione”. La lega cerca di ostacolare in molti modi il diritto di culto dei musulmani al nord, i manifesti che diffonde sono a mio avviso umilianti per chi li legge (in questi giorni si può leggere addirittura: “Fermiamoli prima che sia troppo tardi” …); cercano di spingere all’odio e alla paura per racimolare voti, e questo è pericoloso oltre che degradante; una giunta nel bresciano ha persino cercato di negare la libertà di aggregazione a chi si raduna parlando una lingua diversa da quella italiana. Tutto questo si può chiamare integrazione? Forse più coercizione. Negare diritto di culto e di aggragazione significa negare diritti basilari previsti dalla Costituzione. E’ chi nega questi diritti ad essere fuori dalla Costituzione italiana, non chi giustamente li rivendica.
I musulmani difendono in Italia il diritto di culto perchè è in Italia che vivono, e non perchè sarebbe loro impossibile averlo nei loro paesi d’origine (ammesso che non siano italiani d’origine, come molti sono). Ti informo fra l’altro che è facile riscontrare come nel mondo islamico le chiese ci siano. Basta una veloce ricerca su Internet!
La Sharia non coincide con i concetti di pena di morte o tagli di arti, come certi semplicisti ce la vogliono vendere. E’ ben altra cosa. Un sistema giuridico complesso, che riguarda innumerevoli aspetti della vita delle persone in comunità. Ti ripeto, quattordici secoli di storia dovrebbero far riflettere. La pena di morte tanto criticata, inoltre, è ancora in vigore in alcuni stati occidentali, e con condizioni molto molto meno restrittive di quelle prescritte dal Corano. Informati su quali siano le reali condizioni per cui la pena di morte sia applicabile nella religione islamica.
Il Corano non parla male degli altri. Se l’hai letto con spirito equo, non puoi non aver notato che in più occasioni si presenta la questione del rapporto fra musulmani e non musulmani. Il comportamento che è raccomandato ai musulmani è quello dell’eloquio rispettoso, del confronto e del rispetto.
Il versetto che hai letto si riferisce a coloro che in ogni modo tentavano di ostacolare la predicazione della Parola di Dio, lo stesso tipo di persone che ostacolarono Gesù (pace su di lui) nella sua missione.
Hai scritto: “Ma se il Corano inizia con “Noi non siamo come quelli…nè come quelli…che hanno deviato etc..” ” E’ una traduzione sbagliata. Nella sura Fatiha si invoca Dio chiedendo: “Mostraci la retta via, la via di coloro che hai colmato delle tue grazie, non di coloro sui quali c’è la tua ira nè dei fuorviati”.
Come vedi non si tratta di un’attestazione di superiorità, ma di una richiesta d’aiuto a trovare la via giusta, e a non cadere nell’errore.
Prendersi la briga di una giusta informazione è importante, come vedi non è il testo a far nascere male-interpretazioni. Chi male interpreta, come nel tuo caso, è perchè non ha approfondito e verificato. E a questo è facile rimediare, oggi giorno.
Dici che la parola di Gesù non si presta a dubbie interpretazioni. Come mai dunque le varie chiese sono divise sui fondamenti stessi del cristianesimo? E perchè esistono così tante confessioni con regole, date, abitudini così tanto diverse fra loro? Cosa sono se non diverse interpretazioni dello stesso vangelo “ufficiale”?
Un saluto.
M
As salam alaykum wa rahmatuLlahi wa Barakhatuhu
intervengo solo per evidenziare un concetto che Michael (di cui non condivido toni e contenuti generali) ha portato alla nostra attenzione senza rendersene conto…
Quanto di molti comportamenti a livello politico o giurisprudenziale è frutto di un reale ijtihad e quanto è invece frutto di sedimentazioni culturali che molto spesso nulla hanno a che fare con lo spirito dell’Islam?
E ancora: quando nella Umma si parla di “consenso”, a cosa ci si riferisce?
Porto tre esempi che a mio modo di vedere sono significativi sia in un caso che in un altro.
La Shari’ah prescrive il divieto per l’uomo di vestirsi “da donna” e viceversa; cosa succede se una donna porta i pantaloni?
Nella maggioranza dei paesi musulmani, non succede nulla, in quanto è chiaro che contestualizzando il precetto nel “hic et nunc”, il pantalone non è più visto come abito maschile. Perchè in Sudan o in Nigeria invece ai trasgressori si applicano gli hudud (che sarebbero leciti solo in presenza di un khilafa, ma per il momento soprassediamo su questo…)?
Secondo esempio: moltissimi ulama (la quasi totalità di quelli che hanno un sito internet di riferimento) considerano haram senza se e senza ma la “musica”, sia essa classica, leggera, perfino gli inni nazionali.
Perchè il 99,9% dei mussulmani al mondo ascolta musica? In Marocco i matrimoni si festeggiano con la musica, e nelle case di tantii pii fedeli esiste la radio e la televisione.
E non mi risulta che Marocco o Egitto abbiano abolito l’inno nazionale.
Terzo e ultimo esempio: sulla base di un hadit del Profeta (sallAllahu alahi wa salam) che vieta di “imitare” gli infedeli, moltissimi ulama hanno proibito di festeggiare il proprio compleanno, in quanto usanza propria dei Kuffar. Anche qui, siamo sicuri che sia questo il divieto di imitazione? Nella Umma, quanto è applicato questo divieto? Quanto su questo divieto incide il pregiudizio contro tutto ciò che è “occidentale”?
A meno che il consenso unanime non sia visto come consenso dei fedeli (a mio parere di questo dovrebbe trattarsi, a meno di considerare il “popolo” solo una massa di ignoranti, e la casta degli ulama come i vescovi della chiesa cattolica), ma consenso degli Ulama, ma in questo caso saremmo di fronte ad una frattura dirompente, che trasforma gli Ulama in una sorta di Concilio ecumenico permanente dotato di infallibilità (più o meno come accade in Iran con il velayat-e-faqih)
Da muslim italiano mi chiedo: quando verranno sanate queste contraddizioni?
Quando sarà chiaro cosa è haram e cosa è halal?
Perché finché i nostri concittadini italiani avranno come strumento di conoscenza dell’islam solo certi siti/forum, che dipingono il musulmano devoto come uno che non ascolta musica, non guarda la tv, non festeggia i compleanni, porta i pantaloni fino alle caviglie (escluse), porta la barba lunga, impedisce ai propri figli di studiare musica o disegno a scuola (il disegno è haram, per paura di cadere nell’idolatria…), finché sarà questa la vetrina dell’islam, non lamentiamoci se verremo isolati e se ci verranno chieste “patenti” di democrazia e integrazione.
Ancora oggi, su certi siti/forum, si inneggia al mullah Omar come Amir al muminin e si invoca la benedizione di Iddio su certi latitanti sauditi (non voglio fare il nome!)
E questo lo scrive un italiano convertito all’islam, che ama la sua religione e il suo Profeta (saws)
Wa Allahu alam
As salam alaykum
Salem wa rahma e un abbraccio ad Amina che non sento da tanto.
– dopo crisi, ribellioni, rifiuti e studi disperati, ho dovuto riconoscere che questi divieti non sono frutto di ijtihad, ma punti fermi derivanti direttamente dalla sunna e dal Corano. Tuttavia, e che Allah ci perdoni, simili tematiche vengono usate a volte da fratelli e sorelle come armi letali per ferire, prevaricare e boicottare, spesso in buona fede senza nemmeno accorgersene.
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L’intenzione iniziale era quella di commentare l’articolo e, in particolare l’ultimo concetto espresso che, a mio avviso, racchiude un po’ il succo di come ognuno di noi si dovrebbe comportare nel proprio privato, che la politica italiana ci interpelli oppure no, per fare le sue leggi. Ci sono libertà che non possono esserci tolte e sta solo a noi continuare a prendercele, senza porci il problema di fare accordi con lo Stato. Quale associazione islamica accettarà mai un imam imposto dall’alto? Ma piuttosto la salet si fa a casa propria!
Però poi ho letto questo commento di Michael e mi ha colpito l’espressione che ha utilizzato: “Il problema dell’Islam NON E’ FUORI dall’ISLAM,(…) . Il problema dell’Islam è proprio dentro l’Islam”.
Sono anni che rifletto su questa cosa, ed oggi la formulo in maniera diversa:il problema dei musulmani non è nel rapporto con i non musulmani, ma interno. Interno o “interiore”, se vogliamo.
Quello che intendo con questa espressione lo spiega Paolo Youssef, nel commento successivo, parlando di “pantaloni”, “musica” e “compleanni”.
Il fratello ha perfettamente ragione sulla questione della “contraddizione” tra teoria e pratica islamica. Qualche anno fa soffrivo della sua stessa insofferenza. Ma – aihmè o alhamdulillah
Così succede questo, ed è paradossale se ci pensiamo, che chi più pratica, più studia e più cerca non risulta attendibile, perchè spesso non è in grado di “trasmettere il sapere”, quel sapere che sta tanto faticosamente cercando di raggiungere, granello dopo granello.
Non è che una musulmana non si mette i pantaloni perchè lo dicono Ibn Baz, Ibn ‘Utaymin e Fawzan. Una musulmana non se li mette perchè l’hijab non è semplicemente mettersi un fazzoletto in testa, ma “un tutto”. Se poi ha dei dubbi, chiede. Consulta il marito, l’imam, la sorella. Oppure fa le sue ricerche in maniera diretta, legge, ascolta, consulta i sapienti, anche, e ragiona con la sua testa, ma senza perdere mai di vista le basi.
Ecco, io credo che siano quelle a mancarci. Le basi. Ossessionati dalla paura di sbagliare – io per prima, eh! – ci perdiamo in un bicchiere d’acqua e, spesso, non ci andiamo a cercare la fatwa per risolvere un problema, ma facciamo della fatwa il nostro problema.
In realtà, tutto dipende da noi.
Metti i compleanni. Non sono islamicamente leciti. Non è un’opinione. non sono leciti e basta. Ora, un musulmano che lo sa può scegliere: li festeggia comunque, sapendo di fare una cosa haram, oppure li elimina dalla propria vita, o almeno ci prova
L’atteggiamento più diffuso è quello di dire, “Ma sì, ma che fa!” che è un po’ un togliersi di dosso il senso di colpa e alleggerirsi l’esistenza… Però questo, il nostro atteggiamento umano nei confronti della regola, non modifica l’islam. L’islam resta uguale a se stesso anche se noi facciamo altro. E anche se tutti i musulmani della terra decidessero che da domani si festeggiano tutti i compleanni del mondo, questo non darebbe al compleanno lo “status” di “festa islamica”. Resterebbe una cosa haram, fatta collettivamente.
Tuttavia questo non ha nulla a che fare con la legittimazione di attentati, distruzioni e quant’altro che sono haram senza se e senza ma, condannati dal Corano, dalla Sunna e dai sapienti tutti, almeno da quelli riconosciuti e autorevoli.
Detto questo, ritorno all’articolo e al “fatto”.
Personalmente sono convinta sia stato un bene, per l’Ucoii, non essere coinvolta in questo museo degli orrori.
Sulla questione mi sono già espressa con Patrizia Khadija, che si è dovuta sorbire anche il mio sfogo anti-politico, qui:
http://an-nisa.splinder.com/post/22258208#comment
Scusate per la lunghezza
a presto, inshallah
salem
http://www.mondoraro.org/2010/02/21/consulata-islamica-no-grazie/
Salam Khadi,
penso che questa discussione si stia sviluppando in maniera veramente profonda, e ti ringrazio per il tuo intervento che mi da modo di spiegarmi ulteriormente.
Nessuno tocca il Corano o la Sunna (astaghfirullah), né mette in dubbio il fatto che la shari’ah sia di derivazione divina, esendo la “strada” (che poi è il significato della parola sh r 3) che ci porta a Dio.
Però la shari’ah non è “scesa” come il Corano; il Profeta (saws) non ha “dettato” ai suoi compagni (Iddio sia soddisfatto di loro) un manuale di fiq, bensì ha lasciato un “esempio” ed una prescrizione, quella di seguire la sua Sunnah (addirittura all’inizio aveva proibito di mettere per iscritto i suoi ahadit).
La Shari’ah, intesa come raccolta di norme giuridiche, è stata “espunta” dal Corano e dalla Sunnah dai sapienti, sulla base del contesto e delle regole (usul) che loro stessi si sono dati.
Sulla musica, tutto parte da un hadit del Profeta (saws), che i sapienti hanno interpretato come divieto assoluto, ma lo hanno interpretato alla luce delle condizioni di qualche centinaio di anni fa.
E’ vero che la musica può eccitare i sensi passionali, ma può anche aiutare ad aprire il cuore al divino…
Prendi ad esempio il discorso delle rappresentazioni grafiche di essere animati: in una società, come quella arabica del tempo dell’Egira, che usciva da politeismo, era normale cercare di evitare la tentazione di “adorare” un quadro o una statua.
Ma oggi, c’è il rischio che uno di noi si metta a “adorare” il disegno di un gabbiano?
E perché per alcune scuole le fotografie vanno bene e i disegni no?
Lo sforzo dei sapienti (il loro specifico jihad) dovrebbe essere quello di veriricare, prima di emettere una fatwa, se lo spirito della legge (ossia quello che Dio tramite il suo Profeta saws voleva normare) è ancora incarnato in un particolare precetto oppure no.
Qui dovrebbe intervenire l’ijtihad; il problema è che i sapienti, per paura di sbagliare o di passare per “Innovatori”, si ancorano al precedente, col risultato che mentre il Corano afferma che è lecito tutto quanto non è proibito (non ho il riferimento della surah, per cui mi scuso per eventuali inesattezze), i sapienti hanno finito per rendere haram tutto quanto non viene esplicitamente dichiarato lecito.
E si arriva all’assurdo di chiedersi se sia haram o halal tagliarsi le unghie prima o dopo il maghrib del venerdì.
Ma manca una coerenza globale: il sapiente è pronto a stabilire se un colorante rende haram o halal una bevanda, però non interviene MAI sui soprusi e le ingiustizie che i cosiddetti governanti (nei paesi mussulmani) compiono ai danni del popolo.
Sorvegliare affinché tutte le donne portino l’hijab è forse più importante che ammonire i governanti circa i loro doveri nei confronti del povero o dell’orfano?
Ma questo sembra meno importante, meglio concentrarsi sulla barba o sul compleanno.
Come scrive Tariq Ramadan nel suo penultimo libro (Riforma Radicale), occorre ripartire dal “senso” della Legge, dall’intenzione pedagogica, evitando di cristallizzare il periodo di Medina come una sorta di età dell’oro a cui contrapporre la decadenza moderna
Torniamo al compleanno: quale è la base scritturale del divieto?
Dalle ricerche che ho fatto sembra che la base sia solo il precetto di “non imitare i miscredenti” e di “differenziarsi da essi”.
Quindi per il solo fatto che culturalmente in occidente si festeggia il compleanno, questa pratica diventa haram perché appartiene alla mentalità dei kuffar.
Quanto è forte la mia fede se basta festeggiare un compleanno per cadere nel kufr?
Così per il codice di abbigliamento: nel Corano (e nella Sunnah) si prescrive alla donna di mantenersi casta e di vestirsi con umiltà (cosa che viene prescritta anche agli uomini, non dimentichiamocelo). 1400 anni fa una donna in pantaloni poteva dare scandalo, era contrario alla cultura del tempo.
Ma oggi?
Il rischio (ed è quello che accade) è che si prediliga l’esteriore, rispetto all’intenzione: una donna è poco pia perchè mette i pantaloni (dimenticandosi che magari prega, fa elemosina, aiuta i genitori, ecc.) mentre la donna con niqab e abito tradizionale sembra più pia (e poi magari…)
Un uomo è “probo” se porta i pantaloni alle caviglie ed ha un bel barbone, poi però arriva a casa e senza un perché abusa della moglie (cosa vietata dal Corano) o ruba al proprio vicino.
Ma per la “società” lui si differenzia, quindi è un pio…
Io non critico la Sunnah, ma mi rivolgo ai sapienti chiedendo loro di mettere in pratica quello che lo stesso Profeta (saws) ha chiesto loro; oggi i sapienti si limitano a ribadire il passato ed a leggere tutto quanto proviene dall’occidente come di per se deviato e malvagio.
E poi: l’Islam non è (al contrario dell’ebraismo) una religione etnica, valida solo per i popoli (e la cultura) arabi.
Iddio sapeva che l’Islam sarebbe arrivato anche in Italia, e il Profeta ha benedetto la diversità di opinione come di vestiario, tanto è vero che non esiste UNA sola scuola, bensì 4 (o 5 se si considera anche la jafarita) e quello che è obbligatorio per gli uni (niqab) non lo è per gli altri.
E oggi, in un mondo secolarizzato che si è dimenticato di Dio, differenziarsi rispetto ai miscredenti non è un fatto di barba o di pantaloni alle caviglie, ma di CUORE e di FEDE.
Preferisco il musulmano in giacca e cravatta, che il terrorista con pantaloni alle caviglie, barba e copricapo.
Infine un accenno sul fatto che “tutti i mussulmani” adottano un certo tipo di comportamento: è divinamente rivelato che la Umma non si accorderà mai sull’errore.
Ma allora, questa Umma cosa è?
Solo la casta degli ulama?
O l’insieme dei fedeli?
L’islam, a mio parere (magari sbaglio), non si deve ridurre ad un manuale di fiq… e se la maggioranza della Umma (di cui fa parte una grande serie di pii credenti) si accorda su un determinato comportamento, ci sarà pure una ragione.
A meno che si voglia dire che l’importante è obbedire, e non credere.
Non dimentichiamo però che non c’è costrizione nella religione, e questo forse vuole anche dire che occorre interiorizzare la propria fede e fare delle scelte, piuttosto che seguire supinamente un manuale di fiq od una raccolta di fatawa.
Continuiamo a dire che nell’islam non esiste il sacerdozio, come tra i cristiani; beh, nella relatà dei fatti non solo esiste, ma è addirittura più “potente”, in quanto ha il potere di rendere haram o halal qualsiasi cosa.
Tutti gli errori sono miei e Allah è il più sapiente.
Salam,
P. Youssef
Assalemu aleikum fratello,
cosa dire?
mi sembra di rileggermi!
Forse però studiando, seriamente e con metodo, possiamo eliminare i dubbi che ci assillano.
Tuttavia la ricerca della scienza è un percorso personale. Specie per noi italiani, che soffriamo di una notevole tendenza a “intellettualizzare” la conoscenza. Abbiamo bisogno di un bel po’ di tempo per acquisire una “metodologia di studio” che non sia accettazione supina, ma che non sia nemmeno un continuo e reiterato dubitare di tutto e di tutti.
C’è un disperato bisogno di andare a fondo, di sapere, di capire e la mole di materiale disomogeneo che abbiamo non ci aiuta in questo.
Io sto mettendo a posto i miei pezzi, dopo averli di nuovo sconquassati per tentare di ritrovare le parti fondamentali che stavo perdendo, proprio a causa del troppo scetticismo, dovuto probabilmente alle difficoltà incontrate nella pratica di tutti i giorni.
Per me non è per niente facile, ma pian piano sto cercando di rispondermi alle domande che tu hai posto. Tuttavia mi rendo conto che le mie risposte per te sarebbero insoddisfacenti, anche perchè, di fatto, sono ancora incomplete.
Ti lascio un link sulla questione delle “feste” nell’islam, giusto per cambiare un poco ottica. Non so se ti sembrerà più “convincente” come approccio.
http://arabeggiando.splinder.com/post/22281325/Le+feste..
A presto, inshallah
wassalem
salem.
Un precisazione riguardo alla questione dei pantaloni… Mi sono accorta che da quello che ho scritto sembra che io voglia asserire che i pantaloni sono vietati in assoluto, ma mi riferivo all’utilizzo dei pantaloni senze indumento coprente sopra (una tunica, un qamis, un’abbaya, un jilbeb…). Effettivamente ci sono ijtihed di sapienti che sembrano vietare i pantaloni in assoluto anche sotto il vestito e in casa, ma se una prova ad uscire in una giornata di vento con un vestito e senza pantaloni sotto si rende conto da sola che …ehm… non è il caso.
Le donne dell’epoca non portavano i pantaloni, ma indossavano mantelloni che ricadevano per terra. Quando il profeta -saas- vietò l’utilizzo di indumenti che arrivano sotto la caviglia, le donne chiesero come avrebbero dovuto fare per coprire i piedi e il profeta – saas – disse che potevano tenere i loro vestiti un po’ più lunghi (o come disse). Insomma, una deve coprirsi con i mezzi che ha a disposizione
ehm…credo.
E Allah ne sa di più.
(p.s. non era fondamentale, ma ci ho tenuto a precisare, perchè a volte, noi ci si scorna proprio su questi dettagli, quindi bisogna cercare di essere sempre chiari e rigorosi, se si riesce!)
salem wa rahma
E sì, le parole del ministro dell’Interno sono un bell’esempio di incoerenza. Se ci pensiamo tutta la nostra società è viziata nello stesso modo dalla contraddizione fra i principi declamati e la loro applicazione. La Costituzione parla di libertà civili, religiose e politiche, di diritti, eguaglianza ma nulla di ciò è stato dato spontaneamente da chi ha il potere di applicarla. Migliaia, milioni di persone nel tempo si sono battute per ottenere qualche pezzo di quei giusti principi scritti sulla carta, che la oligarchia ha cercato sempre di negare (non parliamo di democrazia, perché non esiste da nessuna parte ed in realtà nessuno che usa questa parola è più in grado di spiegare di che si tratta). La polizia carica nelle piazze manifestazioni pacifiche, che chiedono cose elementari come lavoro e condizioni dignitose, nelle carceri e nelle caserme si sevizia, si scatenano campagne razziste o veri pogrom ma si preferisce non accorgersene e fare finta che i diritti delle minoranze siano rispettati. O vogliamo parlare dell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra”? com’è allora che si è andati a bombardare la Serbia, ad occupare l’Iraq e poi l’Afghanistan, un paese martoriato dal colonialismo da secoli? Semplice, si cambia la parola, si dice che siamo in missione di pace e siamo a posto così.
Che fra principi, laici o religiosi, ed azione degli uomini ci corre è noto e probabilmente è un male comune. Il che però non conforta ed inoltre qui si supera la decenza. Naturalmente ha ragione Mariam. I cultori dell’ occidente arrivano all’assurdo di pretendere giudicare altri popoli, altri costumi, altre religioni da usanze di un dato luogo, parole estrapolate dai testi o addirittura fatti specifici, per imbastire processi grotteschi. Però poi si pretende che la società occidentale sia giudicata non per quello che fa, ma su principi scritti sulle carte che si è i primi a violare. Insomma l’Italia, nel suo complesso e con diverse eccezioni naturalmente, è malata, così tanto da non sapere più guardarsi allo specchio?
Non sono mussulmana, forse vi ho scritto perché il vostro discorso mi è parso profondo, autentico. Così mi chiedo se la vostra azione per la libertà religiosa può essere una molla in grado di diffondere una maggiore consapevolezza… è una speranza ed un augurio.