Turchia, quando la stampa protegge il Paese
gen 26th, 2010 | Di direttore | Categoria: Approfondimentinostro servizio particolare
Nei giorni scorsi il quotidiano turco Taraf, noto per la sua ostilità allo strapotere militare, è tornato ad accusare i militari di intenzioni e progetti di colpi di stato contro il governo del premiere Tayyp Erdogan.
Già all’inizio della scorsa estate fu arrestato un colonnello della marina, Dursun Cicek, che aveva preparato un piano denominato “Action Plan for Reactionary Prevention” tendente a rovesciare il legittimo esecutivo e la settimana scorsa il giornale ha denunciato un altro progetto eversivo che avrebbe dovuto condurre al potere i militari dopo una vera e propria strategia della tensione con attentati nelle principali moschee e nei musei e altre gravi turbative della legalità e dell’ordine pubblico che avrebbe “giustificato” l’intervento dell’esercito.
I militari come establishment negano ogni coinvolgimento organico e ribadiscono il loro attaccamento alla legalità, ma è certo che questo non vale per tutti e soprattutto per gli alti gradi che si vedono logorati nelle loro prerogative e interessi dall’accorta strategia del governo.
Taraf però è molto coraggioso: pubblica foto e documenti compromettenti che altri giornali non pubblicherebbero mai per auto-censura. In Turchia criticare l’esercito è ancora un tabù. L’ultimo caso sono una serie di documenti ufficiali e registrazioni audio in cui gli ufficiali della prima armata si riuniscono per fare i piani di un colpo di stato, si assegnano i compiti si decide chi deve essere arrestato, si pianificano azioni di disturbo come due bombe nelle moschee principali di Istanbul e l’abbattimento di aerei nello spazio aereo greco. I
Al governo la campagna di denuncia di Taraf fa gioco perché mette in difficoltà i militari e sta rendendo impossibile un colpo di stato, aumentando quella parte di opinione pubblica che si schiererebbe decisamente contro.


