Lo spirito dogmatico
gen 10th, 2010 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Islam
Ci sono diversi modi di appropriarsi dell’universale, di arrogarsene il monopolio e stabilire quindi una gerarchia di valori, civiltà e culture. A volte consiste semplicemente nell’imporlo agli altri, in un modo o nell’altro… “per il bene degli altri”, senza altre spiegazioni. Rispetto all’universale, l’atteggiamento più naturale, senza essere per questo il meno pericoloso, è quello di ridurre l’orizzonte delle possibilità al proprio punto di vista: la mia verità è la Verità di tutti, per tutti, e i valori che ne derivano sono, a priori, universali. L’ordine viene qui imposto dall’alto, l’uomo investe se stesso e con certezza assoluta, della visione di Dio o dell’Assoluto. Tutte le religioni e spiritualità rischiano di compiere questa distorsione, che consiste nell’osservare la montagna dalla sua vetta, a partire dall’ideale, dall’universale, negando di fatto l’esistenza di molteplici versanti che costituiscono la sua stessa essenza, il suo punto di vista umano.
Per quanto riguarda l’universale che si costruisce attraverso l’uso della comune facoltà di ragione, il fenomeno è abbastanza diverso, ma produce le stesse conseguenze. Nella strada per il bene comune ci sono uomini, i quali credono o meno all’esistenza di una verità o di un senso, che hanno ammesso per definizione l’esistenza di una molteplicità di punti di vista, la necessità di ipotesi, di dubbi e cioè le paradossali contraddizioni della ragione analitica. Si può stabilire i principi dell’immutabile e del mutevole nel modo di Socrate o Aristotele, fissare un quadro e delle gerarchie della verità, nella ricerca della Realtà prima, come al-Kindi e Ibn Sina successivamente, determinare un rigoroso metodo razionale seguendo Cartesio o ancora osservare prima le verità sensibili come indicato dagli empiristi Berkeley e Hume …
È possibile, realmente partire da queste innumerevoli teorie e ipotesi filosofiche e costruire altrettanti sistemi di verità, la cui molteplicità rivela di fatto la loro relatività. Così come quando ci si accinge a scalare una montagna si è coscienti che essa ci offre solo uno dei suoi versanti da osservare. Il rischio rimane lo stesso nel pensare che anche se ci sono diverse fiancate in essa, una sola sia la strada che porta alla vetta… cioè quella che prendiamo noi. L’accettazione, teorica, della molteplicità delle ipotesi sulla verità non cautela contro il rischio, in pratica, di pensare in modo esclusivo la propria certezza e la propria verità, o nel dare giudizi inappellabili su coloro che seguono un’altra strada: vittime dell’”alienazione” secondo le categorie di Feuerbach, o menti colonizzate dalla “malafede” o ancora “vigliacchi” o “bastardi” secondo le qualificazioni di Sartre. Ritenendo di essere i soli ad arrivare alla cima, equipaggiati tuttavia della facoltà di ragione comune a tutti, ci sembra quasi logico supporre che i valori da noi scoperti ed elaborati, siano quelli di tutti.
I termini dell’equazione sono chiari: l’universale della ragione si impone logicamente a tutti gli esseri razionali. Se non subito, con il tempo e l’evoluzione storica, che si deve vivere per realizzarsi pienamente: questo è il significato della teoria delle tre fasi (la teologia, la metafisica e il positivismo) di Augusto Comte. Per quest’ultimo, non vi sono, infatti, molte strade ma una sola, e certe civiltà sono semplicemente avanti rispetto ad altre: ciò che Comte ha sviluppato in filosofia con il positivismo come realizzazione finale, Fukuyama lo tradusse in politica annunciando “la fine della storia” con l’Occidente illuminato. Non sarebbe questione quindi di diversità, ma di temporalità e storicità: sulla medesima strada lineare dell’evoluzione e del progresso umano, alcuni semplicemente sono più avanzati e accedono all’universale prima degli altri, né più né meno. Non possiamo incolpare i sostenitori di questo approccio di essersi appropriati di qualcosa, di essersi attribuiti una proprietà illegittima o di permettersi il monopolio dell’universale: con Rousseau, ammettono che i frutti appartengono a tutti e che la terra e la vetta non appartengono a nessuno … però soltanto il loro percorso conduce alla terra, ai frutti, alla cima. E ci sono arrivati per primi …
Questione di punti di vista. Si è spesso pensato che uno spirito religioso o l’essere persona di fede e /o di convinzione ferma, corrispondesse ad essere esposti ad un più grande rischio circa la tentazione di appropriarsi dell’universale e affermare di possederne il monopolio. Questo non è falso del tutto: quando si crede in Dio o in una Via di verità e realizzazione, la tentazione di parlare per o al posto del Dio in cui crediamo o in nome della Verità spirituale alla quale aderiamo è reale e la storia delle religioni e delle civiltà, ce lo dimostra abbondantemente. Tuttavia abbiamo assistito anche ad una moltitudine di prese di posizione contrarie: spiriti religiosi, insegnamenti spirituali, talmente coscienti di questo rischio inquisitore e totalitario, da mettere ripetutamente in evidenza i valori della diversità, dell’ascolto, il determinato rifiuto di ogni costrizione, e il rispetto della molteplicità delle religioni, delle Vie e dei punti di vista. Viceversa, abbiamo potuto notare razionalisti, o scettici o agnostici o atei presentarsi come menti aperte e poi finire per pensare che proprio l’idea della loro apertura di spirito, attribuisse una superiorità naturale al loro status e ai loro valori. Il culto della Ragione, in seguito della Rivoluzione francese, ha avuto anche i suoi momenti di terrore. Confondendo il dubbio su se stessi con l’apertura verso gli altri, alcuni razionalisti o scettici sono stati travolti dalla stessa tentazione di esclusività: non riguardo all’universale in sé, ma circa la percezione di un’ unica strada che vi conduce. Questo è il paradosso di coloro che pensano che non vi sia che solo un modo per avere una mente aperta.
Il punto in comune tra questi diversi atteggiamenti che portano a monopolizzare tacitamente l’essere e/o le vie all’universale non è legato all’oggetto della ricerca, ma piuttosto alle caratteristiche dell’intelligenza che vi si impegna. Alla base del punto di vista, vi è infatti una disposizione dello spirito: il tratto comune è dato dalla tentazione dogmatica che colonizza l’intelligenza. Per questo, lo spirito dogmatico non è necessariamente un religioso o un credente, anzi può trattarsi di spiriti molto razionali. La caratteristica dello spirito dogmatico è quello di guardare le cose da una prospettiva unica, fissa, assoluta: può credersi al posto Dio e giudicare le cose dall’alto e in nome dell’eternità, o può considerare il suo “il punto di vista assoluto” ( una contraddizione in termini come ha detto Bergson) e l’unico centro di ciò che è stato e sarà. L’esclusivo è terra sua, sua proprietà, l’universale il suo ideale: la sua verità è l’unica, solo le sue ragioni hanno ragione, solo i dubbi sono autentici. Inoltre, lo spirito dogmatico si riconosce da un’altra caratteristica. Sarebbe sbagliato pensare che costui possieda un unico punto di vista: in realtà lo spirito dogmatico è uno spirito binario. Se afferma che la sua verità è unica, che la sua Via è quella esclusiva, che il suo universale è l’unico che si adatta a tutti, egli sancisce – contemporaneamente – che tutto ciò che non fa parte di questa verità, di questa Via e di questo universale si situa, nel migliore dei casi in una alterità assoluta e nel peggiore nell’errore colpevole. Si tratta di un semplicismo a volte sorprendentemente sofisticato: ciò che è veramente inquietante, insomma, è osservare – al cuore della post-modernità e della globalizzazione – il sorgere di movimenti di masse, più o meno intellettualizzate, più o meno emotive, che partoriscono menti dogmatiche, binarie, sempre più incapaci di accedere alla complessità di opinioni, modi e percorsi. Come se i mezzi di comunicazione di massa, con i loro enormi poteri, la loro capacità di pressione psicologica e la complessità incontrollata della loro forza di influenza, avessero generato un nuovo essere umano comune, ad Oriente e Occidente, al Nord come al Sud. Un essere umano sempre più universale, che condivide con i suoi simili il rischio della sua stessa semplificazione: ecco sta per giungere la nascita globale della mente binaria, sempre più vuota di idee complesse e sfumature, facilmente persuasa dalla verità che le si ripete, colonizzata da percezioni e impressioni altrettanto vaghe nella sua mente di come sono taglienti e definiti i suoi giudizi verso gli altri.
martedì 29 dicembre 2009, di Tariq Ramadan
Traduzione di Patrizia Khadija Dal Monte



[...] Prosegue Articolo Originale: Lo spirito dogmatico – Islam-online [...]
Slm Alkm
Lo spirito dogmatico e’ presente in gni credo …… i musulmani non ne sono immuni……
Non e’ un caso che molti sapienti musulmani sono stati perseguitati dagli stessi musulmani …. in ogni religione e’ stato così (ed e’ ancora così) ….. forse solo i buddhisti ne sono esclusi …
Pace a tutti