La smemorata propaganda anti-islam. Quando al strage di cristiano-copti la fecero gli italiani
gen 10th, 2010 | Di direttore | Categoria: NewsDa DAZEBAO, l’informazione on line di Tommaso Vaccaro
“Ammazzare i cristiani è l’hobby più frequente da parte degli islamici”. E’ con queste parole che il senatore leghista, Giuseppe Leoni, responsabile – nientemeno – dei Cattolici Padani, commenta la strage di cristiano-copti realizzata da tre individui, presumibilmente musulmani, nel villaggio egiziano di Nagaa Hamadi.
Una tragedia, quella avvenuta a margine della Messa di Natale (nel calendario ortodosso questa festività cade il 7 gennaio) in cui perdono la vita sette fedeli e che scatena una serie di violenti scontri nel paese nordafricano, dove la comunità copta subisce un’annosa repressione da parte del governo nazionale.
Ma i fatti di Nagaa Hamadi, frutto, secondo quanto si apprende, di una sorta di vendetta «collettiva», scaturita a sua volta da un presunto rapimento con abusi sessuali ai danni di una giovane musulmana attribuito ad cristiano-copto, vengono tratti a spunto dall’esponente del Carroccio – e non solo – per riarmare l’ormai nota propaganda xenofoba e pseudo-identitaria in chiave anti islamica .
“Siamo alle solite: nelle altre religioni non cristiane non esiste il perdono ma la vendetta che poi chiama vendetta”, riassume il responsabile dei Cattolici Padani nel commentare la vicenda.
Una primazia in materia di ‘pietas’, quello attribuito alla cristianità ‘tout court’, sulla cui veridicità la storia – anche recente – ha parecchio da ridire.
L’eccidio di Debre Libanos. duemila cristiano-copti di Etiopia trucidati dagli italiani
E’ proprio nella comunità copta, espressione di un cristianesimo esportato nel ‘continente nero’ dal discepolo Marco nel primo secolo, che possono essere rintracciate le cicatrici di una violenza tutt’altro che di matrice islamica.
La strage è datata 19-21 maggio 1937 e riporta in calce una firma ‘italianissima’ e ‘cattolicissima’, quella del maresciallo Rodolfo Graziani, viceré di Addis Abeba. Una strage per lungo tempo taciuta, ignorata da gran parte della cristianità europea e constata la vita a circa 1.600 religiosi del monastero etiope di Debre Libanos.
Nel febbraio di 73 anni fa, l’Italia aveva conquistato la terra dei negus, senza però azzerare del tutto la resistenza etiopica. La guerra di aggressione dell’Italia allo Stato subsahariano era appena finita, quando Benito Mussolini, dal balcone di Piazza Venezia, annunciava alle folle la caduta di Addis Abeba e la nascita dell’Africa Orientale Italiana.
Nel 1937, il Duce affida il governo dell’area al maresciallo Graziani, giunto in Etiopia per sostituire Pietro Badoglio e per riportare la quiete nell’insicura capitale occupata. L’alto gerarca, noto per la sua totale assenza di scrupoli, tenta tuttavia di accattivarsi le simpatie della popolazione, al fine di sradicare definitivamente la guerriglia di resistenti, approfittando della celebrazione cristiano-copta della Purificazione della Vergine per elargire del denaro ai poveri della città. La tradizione affidava, infatti, questo compito al negus, che in occasione della giornata di festa distribuiva qualche moneta a ciascun indigente. Ma il Maresciallo Graziani, vuole accattivarsi il favore della folla, e destina ben due talleri (una cifra davvero consistente) per ogni bisognoso.
La cerimonia si svolge sui gradini del Piccolo Ghebì, oggi sede dell’Università di Addis Abeba, ma la resistenza etiopica colpisce, confondendosi con i mendicanti e lanciando diverse bombe a mano contro Graziani. Le vittime dell’attentato sono sette, ma il viceré viene solamente ferito alla schiena da centinaia di schegge.
La vendetta, sentimento che a detta del senatore della Lega è ad esclusivo appannaggio dei non cristiani, è immediata: Mussolini, da Roma, ordina un ripulisti e il federale di Addis Abeba, Guido Cortese, scatena una vera e propria “caccia al nero”. Una rappresaglia feroce e senza pietà che costa la vita a “2.509 indigeni”.
Ma non finisce qui. Graziani vuole catturare i due attentatori e le indagini militari italiane lo avvertono che i responsabili del suo ferimento si sarebbero addestrati nella città sacra di Debre Libanos. Il viceré italiano non ha né esitazioni né tanto meno pietà: ordina al generale Maletti di occupare il monastero più importante del paese per fare piazza pulita di chi lo abita.
Debre Libanos, è il centro del potere della religione copta. Il Vaticano d’Etiopia.
Il cuore della sacralità dei cristiano-copti d’Etiopia, su ordine del Maresciallo italiano, deve essere raso al suolo.
Ma Maletti, zelante esecutore, inizia l’opera distruttrice già lungo il percorso verso Debre Libanos, bruciando chiese e compiendo numerose razzie e stragi di popolazioni inermi. il 19 maggio del ‘37 giunge nella città sacra ed è qui che riceve l’ordine definitivo da Graziani: “Passi per le armi tutti i monaci indistintamente, compreso il vice priore”. Così 1.600 religiosi vengono uccisi dalle mitragliatrici del generale Maletti sulla scarpata che dà verso il Nilo Azzurro. “Un romano esempio di pronto, inflessibile rigore” lo definirà successivamente Graziani, non colpito da alcun ripensamento. Il viceré sottolineerà, al contrario, che la “tremenda lezione data al clero intero dell’Etiopia” è stata “sicuramente opportuna e salutare”. Una “lezione” anche per chi oggi si esercita in una propaganda del tutto scollegata dalla realtà storica per dipingere una superiorità culturale o religiosa assolutamente inesistente.
Quella di Debre Libanos è infatti una ferita profonda e ancora sanguinante, che un esercito di cristiani ha inflitto ad una popolazione altrettanto cristiana, quella dei copti etiopici, senza alcuno spirito di “perdono” e senza nessuna pietà.



Caro direttore…
va bene ricordare a qualcuno che i cristiani copti sono stati perseguitati dagli stessi cristiani come ha giustamente ricordato lei sopra…. nel 1937 …. e oggi?
Se fossero stai i cristiani a fare la strage a Hag Hammadi immagino che la notizia la avrebbe data con maggiore enfasi….
Saluti
Allora caro Giulio butta un’occhio a cosa fanno in India alcune frange integraliste del movimento induista ai musulamani ed alle musulmane….. non per questo però la comunità islamica sbandiera i suoi morti come un indice di cattiveria delle religioni altrui. Percui smettiamola di giustificare con “l’Islàm cattivo e violento” ogni atto più o meno giustificato o ingiustificato di un singolo. Ce ne saranno decine o centinaia ogni giorno. Cosa facciamo allora? Puntiamo il dito dieci o cento volte al giorno contro l’Islàm finchè 1 miliardo e mezzo di musulmani nel mondo diventino tutti perfetti? (credendo in maniera davvero ignorante e penosa che tutti quelli che delinquono in questa enorme comunità compiano tutti delitti religiosi, …. ma dai… un pò di buon senso…). Lo vogliamo fare per Spitrito di Giustizia? Bene. E allora facciamolo con tutte le comunità e cominciamo a chiamare tutti i delitti compiuti in italia da noi italiani (a maggioranza cattolica) delitti di stampo cattolico estremista. Che te ne pare? Pensa i giornali: “un Cristiano uccide un….”, “Delitto a … di un uomo di 45 anni, cristiano…”. Ma ti sembra mai possibile una situazione del genere? Il tuo commento esprime a chiare lettere la volontà che si sta spargendo a macchia d’olio di criminalizzare un’intera religione ed un intera comunità, ed il motivo è semplice: perchè fa paura.
Fa paura pensare che al mondo esistano persone che non si piegano facilmente alle cose alle quali ci siamo abituati ad abbassare la testa tutti i giorni, noi, onorevoli cittadini d’Itaglia (con la G dato il tasso d’IGNORANZA che vige SOLENNE nel mio paese), pronti a vendere tutto o quasi tutto per avere la nostra patetica vita piena di patetiche sciocchezze, che ci rendono schiavi dei nostri compromessi e delle nostre passioni e che ad un “soffio di vento” cadono come un castello di carta. Fa paura sentir parlare di Pudore, di Legge, di Religione, di Giustizia, di Amore, di Rigore Etico, di Ordine. Fa paura sentir parlare d’Iddio. Fa molta paura. Perchè tutto questo è ciò che ci siamo nascosti per poter coltivare il nostro Ego a nostro piacimento fino a scoppiare e quindi se qualcuno ci ricorda queste cose in qualche modo va fatto fuori dalla società di quelli che sono “come me”.
Dato che gli Italiani sono razzisti, infatti anche il democratico Egitto ce lo dice, gradirei un commento a questa bella notizia.
Mosul (AsiaNews) – Ancora un omicidio mirato contro la comunità cristiana a Mosul, nel nord dell’Iraq. Ieri sera è stato ucciso Hikmat Sleiman, 75 anni, proprietario di un piccolo negozio di verdura. Non si ferma la spirale di violenza contro i cristiani irakeni, vittima nelle ultime settimane di attacchi mirati a chiese e conventi, sequestri, vere e proprie esecuzioni, che rientrano in un progetto di “pulizia etnica” denunciato dai vescovi della zona.
Fonti di AsiaNews a Mosul raccontano che l’uomo “è stato assassinato davanti casa”. “Hikmat Sleiman, 75 anni, era proprietario di un piccolo negozio di verdura e legumi di fronte al convento dei padri domenicani, nel quartiere di Sa’a” spiega la fonte, in condizioni di anonimato per motivi di sicurezza. “Dopo aver chiuso il negozio – continua – egli è rientrato a casa, dove ad attenderlo vi era un gruppo di criminali che ha aperto il fuoco”. L’uomo è morto sul colpo.
L’omicidio di ieri conferma il progetto di “pulizia etnica” contro i cristiani irakeni, per spingerli ad abbandonare il Paese. Il governo nazionale e il governatorato locale assistono impotenti davanti a tali attacchi, mentre le varie etnie araba, curda e turcomanna – con possibili infiltrazioni di cellule estremiste – si rimbalzano le responsabilità.
Il 23 dicembre scorso in due diversi attacchi sono state colpite la chiesa di San Giorgio dei caldei – tre le vittime – e la chiesa siro-ortodossa di San Tommaso. La vigilia di Natale un uomo è stato ucciso davanti la sua abitazione, mentre il 31 dicembre un gruppo islamico ha rapito una studentessa cristiana, di cui non si hanno più notizie. Due giorni più tardi, il 2 gennaio, ancora un sequestro ai danni di un cristiano locale.
Sempre lo scorso dicembre, a Mosul, sono state attaccate quattro chiese e un monastero di suore domenicane. Le esplosioni causate dalle autobomba e dagli ordigni hanno prodotto gravi danni agli edifici e alle case adiacenti. Distrutte numerose abitazioni di cristiani e musulmani.
All’indomani degli attacchi, una fonte cristiana della città aveva lanciato l’allarme: “la comunità è destinata a morire”. Gli attacchi, spiegano da Mosul, sono “messaggi di avvertimento” in stile mafioso, per costringere i fedeli all’esodo di massa. “Le famiglie che sono fuggite al nord, nel Kurdistan – sottolinea – non hanno lavoro, né una prospettiva di vita. La comunità cristiana è destinata a morire”.
Caro Igor
non mi riferivo al Islam come cattivo e violento…. in tutte le religioni ci sono i fanatici, nel caso di Hag Hammadi un gruppo di integralisti ha comunque compiuto un atto criminale che va anche contro lo spirito dell’Islam che e’ spirito di pace e tolleranza,fatto sta pero’ che se nella nostra situazione le cose non vengono comunque chiamate per quello che sono si rischia che a essere colpevolizzato sono anche cittadini cha nulla hanno a che spartire con assassini e criminali che si nascondono dietro la religione per giustificare assassini e quant’altro.
Nel caso di nah hammadi c’e’ dietro comunque anche una situazione che sembra tu giustifichi …. (visto che in India la comunita’ musulmana viene perseguita allora la comunita’ cristiana in egitto puo’ essere perseguita lo stesso)
non voglio metterti in bocca cose che spero tu non pensi … (sarebbe molto grave) ma le discriminazioni che quella comunita’ subisce da anni potrebbe essere della stessa natura che tu denunci per l’italia …. Ci sono frange e gruppi islamici che non sopportano la presenza di comunita’ non musulmane.( questo lo ritengo un atteggiamento anti islamico).
Quindi quando dico che certe cose che possono scaturire e coinvolgere questioni religiose vanno condannate subito senza fare tatticismi e distinguo …..
Questo vuol dire non pescare nel torbido e assumersi le proprie responsabilita’ di musulmani che vivono in questo paese.
Un cordiale saluto a tutti
Giulio
Allora.. quando i musulmani non sanno cosa dire tirano fuori la storia che in TUTTE le religioni ci sono i violenti….SI da il caso che in Turchia (vuole entrare in Europa!!!) i cristiani non possano non solo edificare chiese, le guide turistiche entrano insieme ai gruppi italiani e se le suore (numero assai esiguo) dicono la verità, ovvero che sono oppresse, che non possono assolutamente dare alcun Vangelo o parlare ai musulmani di Gesù (sono esposte al vecchio trucco che persone si recano da loro chiedendo Vangeli e loro rifiutano, perchè sanno che può essere una trappola per far chiudere la chiesa).Questo accade in uno dei paesi islamici più “laici”. Figuriamoci negli altri. Non mentiamo, per favore. La realtà storica presente è constatabile ogni momento, basta prendere un aereo e recarsi sul posto.
ALLORA NEI PAESI MUSULMANI NON C’E’ TOLLERANZA, se vi si trovano gruppi cristiani o chiese questo è per via della colonizzazione, non certo per apertura islamica. Continuate a negare le vostre radici. L’Islam è la Mecca, Medina e vedete un po’ i frutti del Profeta.. A meno che di non dire che il maggior paese ANTI-ISLAMICO è proprio l’ARABIA, che sta al vertice del mancato rispetto dei diritti umani. Lapidazioni, frustate secondo SHARIA. Ma come fate a mentire a voi stessi fino a questo punto?
Non ho mai visto tanta confusione mentale a livello storico e a livello di prove reali NEL PRESENTE come nell’Islam. ANDATE IN SUDAN. YEMEN , EMIRATI ARABI, ARABIA SAUDITA, ovvero tutti i paesi più vicini alle origini,al Profeta-pace su di lui!- Questi paesi sono campioni nella violazione dei diritti umani e dei diritti delle donne..PERCHE’? E poi si prende ad esempio quello che non va negli altri paesi per dire “E’ TUTTO UGUALE”. Non è acosì. Noi non stiamo parlando di come sono gli esseri umani – sono uguali dappertutto con slanci di genio e capaci però anche di violenze inaudite- Noi stiamo parlando di INSEGNAMENTI RELIGIOSI. E qui Gesù ha detto ” L’albero si riconosce dai frutti”. Andiamo nei paesi dell’Islam originale e contempliamo i magnifici frutti derivati.
La Sharia è CONTRO le nostre leggi, è CONTRO la nostra COSTITUZIONE. La Sharia nella sua versione corretta (derivata da Corano e Sunna) prevede morte per apostati, lapidazioni, taglio di mani, fustigazione etc. SE I PAESI VENUTI A CONTATTO CON L’OCCIDENTE HANNO VIA VIA MODIFICATO IL loro sistema di leggi della Sharia con Costituzioni occidentali, questo è avvenuto forzatamente si può dire, obbligati dai colonizzatori. ORA paesi comne il Marocco si rendono conto che questo E’ MEGLIO e hanno adottato un sistema che via via imita quello europeo (diritto di famiglia etc), ma devono combattere con..sè stessi, ovvero quelli piu attaccati allìIslam originale
Basterebbe “tornare” al Corano:
Sura Al-Ahqaf: 35. Sopporta con pazienza, come sopportarono i messaggeri risoluti*. Non cercare di affrettare alcunché per loro. Il Giorno in cui vedranno quel che è stato promesso loro, sarà come se fossero rimasti solo un’ora del giorno**. [Questo è solo un] annuncio: chi altri sarà annientato se non i perversi?
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Sura Al-Khaf: Di’: “La verità [proviene] dal vostro Signore: creda chi vuole e chi vuole neghi” In verità abbiamo preparato per gli ingiusti un fuoco le cui fiamme li circonderanno..
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In questi giorni si parla tanto della “Giornata della Memoria”……
Perchè la memoria deve essere solo a senso unico?
Perchè non dare alle vittime di tutti gli Olocausti l’onore che si meritano?
Ci sono tanti “olocausti bianchi” anche adesso, ora, in ogni istante….c’è chi muore di fame a causa del nostro egoismo ed indifferenza, chi viene disperso nel deserto del Niger perchè non ha potuto sfuggire alla carestia, guerre e desertificazione dell’Africa; chi silenziosamente annega nel mare di Lampedusa….il tutto senza una memoria, un nome, un volto su cui piangere, un nome per cui pregare!
Ma il Giorno del Giudizio dovremo rispondere di questi crimini dei quali siamo corresponsabili anche col nostro silenzio e il nostro falso perbenismo da italiani-brava gente.