Egitto, Palestina: il muro della vergogna
gen 12th, 2010 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Approfondimenti, Articoli Tariq Ramadan
E’ noto che i palestinesi sono da lungo tempo le vittime dirette di politiche arabe caotiche, senza spina dorsale e ipocrite. Così già si sa che lo Stato di Israele non ha bisogno di fare grandi sforzi per imporre la propria visione, metodi e obiettivi: col sostegno degli Stati Uniti, nel silenzio complice dell’Europa e la complicità passiva degli Stati arabi, si deve constatare che la sua causa è certo ben ascoltata. Alcuni hanno parlato, in parte a ragione, della “politica pro-sionista” degli Stati arabi. Eravamo già coscienti della codardia e del tradimento: nulla di nuovo all’orizzonte.
Era ragionevole pensare che il peggio fosse stato già stato raggiunto con l’offensiva criminale e omicida delle forze israeliane nella Striscia di Gaza un anno fa. Non avevamo tenuto conto della capacità creativa in termini di “ancor peggio ” che ci avrebbe offerto il governo egiziano e la delegazione di “autorità religiose” di al-Azhar. In nome della “sicurezza nazionale” contro il “terrorismo” e, pure, per la lotta alla “corruzione”, il “contrabbando” e il “traffico di droga” di quei “ribelli” di Gaza, il governo egiziano ha deciso di costruire un muro sotterraneo di più di venti metri di profondità per impedire che “gli abitanti di Gaza” continuino i loro atti “illegali” di costruzione “di tunnel per il contrabbando.” Il governo egiziano, non ha certo intenzione di sigillare gli abitanti nel loro inferno è, ovviamente, una questione di sicurezza nazionale! Ciò è talmente vero che la commissione di sapienti di al-Azhar, ha avallato tale decisione dicendo che è “islamicamente lecita” (conforme alla Shari’a) per proteggere le sue frontiere (in risposta ad una fatwa World Union of Muslim Scholars, che diceva esattamente il contrario, vale a dire che quella decisione era “islamicamente inaccettabile”).
Che vergogna! Come ci si può permettere di giocare così con la giustizia, strumentalizzare in tal modo il potere e la religione. Il popolo palestinese, e in prima fila gli abitanti di Gaza, vivono una negazione totale della dignità e del diritto, non hanno più accesso al cibo, acqua e cure, ed ecco che il governo egiziano si fa alleato della peggiore politica israeliana: isolare, strangolare, affamare, soffocare i civili palestinesi dopo averli decimati a centinaia. Per schiacciare la resistenza e mettere alle corde i leader. Il governo egiziano ha bloccato i convogli che cercavano di soccorrere il popolo palestinese con la speranza di togliere il blocco su Gaza. La mobilitazione che ha permesso a centinaia di donne e uomini di tutto il mondo di riunirsi a Rafa ha incassato rifiuto su rifiuto da parte del governo del Cairo, il tutto condito con qualche umiliazione mirata.
Che vergogna davvero! Il governo israeliano può sorridere contento. Nello stesso momento in cui ci annunciano il lancio nuovo e “promettente” del “processo di pace”! Tutte le parti ne saranno soddisfatte, ci viene detto, gli Stati Uniti sostenuti da Arabia Saudita e … l’Egitto, hanno notevolmente contribuito all’elaborazione di questo “programma completo.” Bel “processo di pace” in nome del quale si è dovuto sottomettere dei civili a mesi di boicottaggio, prima di invitare i loro leader al tavolo delle trattative “molto libere” e “molto rispettose”. Il governo israeliano può sorridere, ovvio: guadagna ancora tempo e non perde su nessun dossier. La sua politica di costruzione di nuovi insediamenti sarà temporaneamente bloccata … ad eccezione delle costruzioni già in corso. Bella negoziazione davvero!
Deve essere detto e ripetuto: “il-muro-egiziano-di-sicurezza-nazionale-” è una vergogna. Le autorità religiose che l’hanno, oltretutto, legittimato, hanno agito come quei noti “ulamâ” (gli studiosi islamici) o “consigli islamici”, sottomessi o al potere, alle dittature, chi alle forze coloniali o chi ancora ad una Repubblica qualsiasi poco coerente e manipolatrice del religioso. Cosa può rimanere loro in termini di credibilità dopo l’emissione di una tale fatwa politica”, che aggiunge alla dittatura politica la garanzia islamica della vigliaccheria di studiosi islamici (ulama)? Il silenzio sarebbe stato preferibile.
Dobbiamo denunciare l’inaccettabile e stare insieme di coloro che resistono con dignità. Se c’è una cosa che i diversi governi israeliani succedutosi nel tempo sanno e con la quale noi siamo d’accordo, è che il popolo palestinese non si arrenderà. E per coloro che avessero qualche dubbio, aggiungiamo a questa certezza, una seconda verità: la storia è dalla parte dei palestinesi e sono loro che rappresentano oggi e per il domani la speranza dei valori umani più nobili. Resistere all’oppressore, difendere i loro legittimi diritti e la loro terra, e non cedere mai alla arroganza e alle menzogne dei potenti. Riguardo ai poteri israeliani, egiziani o di altro tipo, o ancora alle Fataawa (plurale di fatwa) di ulama da loro designati, passeranno, certamente passeranno, e saranno con piacere dimenticati. Per fortuna. Il dovere della memoria si trasforma in invito all’oblio quando si tratta dei nomi e delle azioni di dittatori, traditori e vigliacchi.
Giovedì, gennaio 7, 2010, di Tariq Ramadan
Traduzione di Patrizia Khadija Dal Monte



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