Hijra!

dic 20th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Islam

di Patrizia Khadija Dal Monte

 

Comincia l’anno 1431 dall’Egira, in arabo: هجرة, hijra, significa separazione (da HAJ’ARA o HAJARA separarsi, abbandonare, Esodo in greco), da cui migrazione ed è memoria di quella del Profeta e delle persone a lui fedeli da La Mecca a Medina, nel 622 d.C., (15 o 16 luglio). Secondo la tradizione, il calendario islamico fu canonizzato dal secondo califfo, Omar, nel 638 d. C.; l’anno 622 del calendario cristiano corrisponde dunque al primo anno dell’Egira.

Il ricordo dell’Egira non è un ricordo comodo: esso ci parla di come a volte sia necessario prendere decisioni radicali per la propria fede, per la sopravvivenza della propria comunità, per la verità e giustizia della propria vita, tagliare, lasciare, alzarsi, andare… non sempre le cose si possono accomodare con la pazienza, perché di fronte a noi c’è l’altro, il quale a volte vuole consapevolmente o meno il nostro annichilimento, renderci un oggetto nelle sue mani senza dignità, toglierci la possibilità di vivere… A volte l’accettazione dell’ingiustizia non è sinonimo di bontà, ma di paura di perdere il poco che si ha, sopratutto di fronte a qualcuno più potente di noi…

Nell’Egira del Profeta, c’è un versetto coranico di grande bellezza e importanza a riguardo, che sottolinea prima di tutto l’uguaglianza e la dipendenza reciproca tra uomini e donne, esso fu rivelato proprio in seguito alla protesta di una donna, Um Salama sposa del Profeta (*), circa la hijra o l’emigrazione delle donne.

«  Il loro Signore risponde all’invocazione: “In verità non farò andare perduto nulla di quello che fate, uomini o donne che siate, ché gli uni vengono dagli altri (ba’dukum min ba’d) . A coloro che sono emigrati, che sono stati scacciati dalle loro case, che sono stati perseguitati per la Mia causa, che hanno combattuto, che sono stati uccisi, perdonerò le loro colpe e li farò entrare nei Giardini dove scorrono i ruscelli, ricompensa questa da parte di Allah. Presso Allah c’è la migliore delle ricompense.» (III,195)

La tradizione riporta che Um Salama disse al Messaggero di Allah (*) : « Gli uomini sono nominati diverse volte dal Corano a proposito della loro partecipazione alla hijra, mentre noi donne non siamo affatto menzionate ! ».

“La rivendicazione di Um Salama era doppiamente comprensibile, poiché è lei che la tradizione ha soprannominato « la donna dei due esili », per la sua doppia emigrazione in Abissinia. La storia riporta che ella fu la prima donna a immigrare dalla Mecca in Abissinia con il suo primo marito Abû Salama. .. A Um Salama sono attribuiti lunghi racconti sugli avvenimenti occorsi in terra d’esilio, sulle sofferenze subite da lei e da altri compagni dell’epoca e anche di quelli della sua immigrazione verso Medina, che fanno luce sul coraggio femminile e la capacità di sopportare grandi sofferenze…” (Asma Lamrabet, Il Corano e le donne, ed. Al Hikma)

Un’altra figura che svela l’importanza del ruolo femminile nella hijra è quella di Asmâ’ bint Abî Bakr. Quando il Profeta e suo padre partirono per Medina, i meccani cercarono di sapere da lei il tragitto che intendevano percorrere, ma ella tacque fermamente al punto che fu colpita da Abû Jahl, esasperato dal suo mutismo. Fu lei poi che di nascosto assicurò la sopravvivenza del Profeta (*) e di Abû Bakr, nascosti nella grotta, durante il cammino d’esilio. Là in quella grotta in cui un famoso detto ci rivela la vicinanza di Dio, secondo le parole del Profeta ad Abu Bakr: “Cosa pensi di due persone quando Allah è il terzo di loro?” Vicinanza che si mostra anche attraverso le sue creature, che intessono fili, foglie e nidi per celare il nascondiglio dell’Inviato di Allah e del suo compagno… Di donne che sfidano i potenti per dare soccorso ai propri, di compagni che sfidano la morte per fedeltà alla propria scelta…

Il Profeta (pbsl) soprannominò Asma  dhât an-nitâkayn  cioè quella « dei due cinturoni », perché essa nascondeva i viveri che trasportava per il Profeta e il padre Abû Bakr as-Siddîq, intorno alla vita con l’aiuto di due grandi cinture. Asma bint Abî Bakr ricevette la predizione del suo posto in Paradiso mubashara bil janna  dal Profeta (*), segno dell’importanza della sua azione durante la hijra.

“ compiere la hijra – in quel momento storico – equivaleva a rifiutare un ordine stabilito, partire verso la libertà, ma anche compiere un atto di fede e di adorazione. Nelle due tappe della hijra, i musulmani e le musulmane sperimentarono un vero e proprio espatrio, abbandonando dietro di loro le proprie case, tutti i loro beni, talvolta anche le loro famiglie, la terra che li aveva visti nascere, e tutto ciò per il solo e nobile scopo di proteggere la loro fede e le loro convinzioni. Questo esilio è stato un profondo fattore di trasformazione dell’ordine politico dell’epoca e determinante per la diffusione, l’espansione ed il successo che conobbe da allora in poi il messaggio dell’islam. Donne e uomini furono coinvolti in questa azione politica, nella hijra, e ciò si evince proprio dal Corano che menziona in modo tutto particolare le donne esiliate o  muhâjirât.“ (Asma Lamrabet, Il Corano e le donne, ed. Al Hikma)

Hijra atto politico e religioso insieme, che si basa su di un atteggiamento spirituale profondo, quella della lotta ed estraneazione da tutto ciò che è deleterio e distruttore nella nafs: « L’emigrazione è quella di colui che si esilia da ogni lato nocivo e distruttore che ha in sé ”, disse il Profeta (pbsl).

Di’: “Se i vostri padri, i vostri figli, i vostri fratelli, le vostre mogli, la vostra tribù, i beni che vi procurate, il commercio di cui temete la rovina e le case che amate vi sono più cari di Allah e del Suo Messaggero e della lotta per la causa di Allah, aspettate allora che Allah renda noto il Suo decreto! Allah non guida il popolo degli empi”. (IX,24)

La hijra poi non si può capire se non considera l’esito che ebbe. Essa infatti fu un distacco che servì a porre le basi della civilizzazione islamica a Medina e fu propedeutica ad un ritorno, da vincitori. Colui che lascia per Dio trova di più, mentre colui che si attacca morbosamente ai beni della terra, per quanto potente rimarrà privo di tutto:

Invero Qarûn1 faceva parte del popolo di Mosè, ma poi si rivoltò contro di loro. Gli avevamo concesso tesori le cui sole chiavi sarebbero state pesanti per un manipolo di uomini robusti. Gli disse la sua gente: “Non essere tronfio! In verità Allah non ama i superbi. Cerca, con i beni che Allah ti ha concesso, la Dimora Ultima. Non trascurare i tuoi doveri in questo mondo, sii benefico come Allah lo è stato con te e non corrompere la terra. Allah non ama i corruttori”… Poi uscì, [mostrandosi] al suo popolo in tutta la sua pompa. Coloro che bramavano questa vita, dissero: “Disgraziati noi, se avessimo quello che è stato dato a Qarûn! Gli è stata certo data immensa fortuna!”. Coloro che invece avevano avuto la scienza dissero: “Guai a voi! La ricompensa di Allah è la migliore, per chi crede e compie il bene”. Ma essa viene data solo a quelli che perseverano. Facemmo sì che la terra lo inghiottisse, lui e la sua casa. E non vi fu schiera che lo aiutasse contro Allah, non poté soccorrere se stesso. ..

In verità Colui che ti ha imposto il Corano ti ricondurrà al luogo del ritorno. Di’: “Il mio Signore conosce meglio chi viene con la Guida e chi è in manifesto errore”.2(XXVIII,76 e s.)

Dio sia vicino ancora a coloro che son perseguitati ingiustamente e apra loro una strada, buon anno a tutti!

1Qarûn”: faceva parte della famiglia di Mosè (come lui era levita). Era uomo di grande avvenenza e forza, conosceva la Torâh, ed era molto ricco. Tutte queste caratteristiche lo avevano reso orgoglioso. Per punirlo della sua superbia Allah lo fece inghiottire dalla terra

2*[Questo versetto fu rivelato durante l'Egira di Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e rappresenta una promessa che Allah (gloria a Lui l'Altissimo) fa al Suo Inviato. La promessa si sarebbe realizzata otto anni più tardi, quando l'Inviato di Allah rientrò trionfalmente alla Mecca, purificò dagli idoli la Ka'ba e il suo recinto e impose la legge]

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