Ashura 1431

dic 29th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Islam

 

Il giorno di Ashura (dall’arabo: عشرة [ašara], “dieci”, da cui عاشوراء [āšūrā], “il 10 del mese di Muharram“),nella religione islamica sunnita viene vissuto come un giorno di digiuno, ad esempio del Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, e di letizia. Dalla Tradizione (Sunna) infatti sappiamo che prima della  rivelazione dei versetti riguardanti il digiuno di Ramadan, avvenuta nel secondo anno dell’Egira, il Profeta  aveva già l’abitudine di fare dei digiuni volontari almeno tre volte al mese. Quando emigrò a Medina  venne a conoscenza che  gli ebrei che vi abitavano avevano un giorno speciale per digiunare, che corrispondeva al 10 di Muharram, primo mese del calendario islamico. Saputo che era un digiuno fatto in memoria della vittoria che Allah  concesse a Mosè nei confronti del Faraone, decise di parteciparvi e ordinò anche ai suoi compagni di digiunare con lui in quel giorno. Ibn ‘ Abbas infatti ha riportato: Quando il Messaggero di Allah, pace e benedizione su di lui, arrivò a Medina, trovò che gli ebrei digiunavano nel giorno di ‘Ashura. Il Profeta si informò sul motivo e loro risposero: Questo è il giorno in cui Mosè divenne vittorioso sul Faraone. Il Profeta allora disse (ai musulmani): “ Noi siamo più vicini a Mosè che loro, digiuniamo in questo giorno.” (Sahih Al-Bukhari, vol.6 )

Il Profeta, pace e benedizione su di lui, poi mandò un compagno a Medina per annunciare a tutti i musulmani che chiunque avesse già mangiato doveva digiunare nelle ore che rimanevano del giorno e chiunque non avesse mangiato doveva rimanere a digiuno anche per il resto del giorno. (Sahih Al-Bukhari, vol. 3, hadith 181).

Il digiuno di Ashura diventò così il primo digiuno obbligatorio per i musulmani, mentre l’ abitudine di eseguire il digiuno tre giorni al mese rimase facoltativa. Quando furono rivelati i due versetti principali sul digiuno di Ramadan (II,184-85), il digiuno di Ashura divenne facoltativo. “’Aisha riferì che il Profeta (p.b.s.di l.) poi disse ai credenti: “Il digiuno di Ramadan è un obbligo divino, ma a chiunque piace digiunare  il giorno di Ashura può farlo volontariamente o se non si sente può abbandonarlo.”

Estratto da “http://it.wikipedia.org/wiki/Ashura

Hunaydah ibn Khaalid riferì dalle mogli del Profeta:” Il Profeta, pace e benedizione su di lui, digiunava il nono giorno di Dhul Hijjah, il Giorno di ‘Ashura, tre giorni per ogni mese, e i primi due lunedi’ e giovedi’ di ciascun mese“.(Riportato  da al-Nisaa’i, 4/205 e Abu Dawud; classificato da Al-Albaani come  sahih in Sahih Abi Dawud, 2/462).

Digiunare il giorno di Ashura è imitazione del profeta, pace e benedizione su di lui, e fare memoria della vittoria di Dio sui prepotenti, come avvenne nella liberazione dalla schiavitù d’Egitto, rinnovando così la fiducia nelle Sue promesse. Liberazione che avviene attraverso i Servi di Allah, coloro che Gli obbediscono, pur non avendo grandi poteri umani:

E Faraone fece un proclama al suo popolo e disse: “O Popolo! Il Regno d’Egitto non mi appartiene forse, con questi canali che scorrono ai miei piedi? Non vedete dunque? Non sono forse migliore di quel miserabile che sa appena esprimersi? (Sura XLIII, 51-52)

Diverso significato assume la festa di ‘Ashura nella comunità shiita, in cui il ricordo del martirio di Hosseyn ha preso il soppravvento sulla memoria primitiva del comportamento profetico. Essa per questo ha un carattere fortemente penitenziale, di lutto.

Il digiuno di ‘Ashura rivela anche quella qualità umana del Profeta, pace e benedizione su di lui, di venir incontro agli altri, di unire piuttosto che dividere, di valorizzare piuttosto che squalificare, come percepiamo in tanti hadith… Saper vedere le qualità dell’altro, sapere riconoscere ciò che è vero e giusto là dove fiorisce per grazia di Dio, poiché come dice di Sé nel Corano “Allah possiede grazia immensa ed Egli la dona a chi vuole”. (Il Ferro)

Il celebrare il digiuno di Ashura significa ancora riconoscere quel legame che unisce tutta la rivelazione di Allah nella storia, al di là dei diversi riti e tradizioni c’è una continuità dell’agire di Dio. La tradizione islamica, infatti più di ogni altra afferma insieme all’Unicità divina anche l’unicità della rivelazione in modi e tempi diversi, conferma e discrimine i concetti che segnano questo rapporto:

Alif, Lâm, Mîm;

Allah, non c’è dio all’infuori di Lui, il Vivente, l’Assoluto .

Ha fatto scendere su di te il Libro con la verità, a conferma di ciò che era prima di esso E fece scendere la Torâh e l’Ingîl,

in precedenza, come guida per le genti. E ha fatto scendere il Discrimine . In verità, a coloro che negano i segni di Allah, un duro castigo! Allah è potente e vendicatore.

Nulla di quel che è sulla terra o nei cieli è nascosto ad Allah.

E’ Lui che vi plasma come vuole negli uteri. Non c’è dio all’infuori di Lui, l’Eccelso, il Saggio.” (III,1-7)

Anzi ancora più in là e ancora più profondamente noi musulmani dovremmo essere coloro che riconoscono le ayat di Dio non solo nei Libri, ma anche nella creazione tutta, opera Sua, e nell’essere umano, figli e figlie di Adamo, pace su di lui, primo profeta. Nelle mille strade che si possono intraprendere in questa vita, per quanto lontano si possa andare sempre portiamo impressa l’eco di quella forma originale, la fitra che chiama al Creatore, che è nostalgia del Di più, di una immediatezza senza tempo e senza confini. Concludendo queste brevi riflessioni voglio ricordare alcune parole, che sentiamo vicine al di là delle differenze, rivolte in un du’a dall’Imam Hosseyn ad Allah l’Altissimo, sotto il cielo assolato del deserto di ‘Arafàt:

Tu sei Colui che si è fatto conoscere attraverso tutte le cose, così che attraverso ogni cosa ho potuto testimoniare la Tua presenza.” (Da www.islamshia.org/)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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