Tempo di pellegrinaggio

nov 19th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Corano
Tempo di pellegrinaggio

In tutte le grandi religioni storiche esistono forme, destinazioni e motivazioni del pellegrinaggio. Il Pellegrinaggio conosciuto con il termine islamico di Hajj è un viaggio spirituale e storico verso la Mecca, territorio dove sorge la Ka’ba, prima Casa Sacra che sia stata costruita sulla terra. Esso costituisce uno dei Pilastri dell’Islam ed è legato a grandi benedizioni, tra le quali il perdono di tutti i peccati precedenti. E’ obbligatorio per tutti i musulmani e musulmane, almeno una volta nella vita, che posseggano la salute e i mezzi finanziari per andarci… Chiama le genti al pellegrinaggio: verranno a te a piedi e con cammelli slanciati da ogni remota contrada, per partecipare ai benefici che sono stati loro concessi …” (XXII,27-28)

Il significato letterale della parola Hajj è muoversi verso un obiettivo preciso, si tratta cioè di porsi in cammino, un “viaggio per”, un tempo diverso in uno spazio diverso, il sacro… In italiano il termine pellegrino è collegato non solo al concetto di movimento, ma anche a quello di estraneità, proviene infatti dal latino peregrinus, (etimologicamente da “per ager”, attraverso il campo), la parola “pellegrino” indica il il vagare di qualcuno che è straniero, colui che non abita in città, ovvero qualcuno costretto a condizioni di civilizzazione ridotte…

Entrambi i significati sono presenti nella realtà del hajj, il muoversi, l’intenzione che spinge al partire e lo stato di “estraneità, spogliazione, essenzialità” che si assume in esso.

  • L’intenzione

L’intenzione nei testi islamici ci appare come lo specchio del cuore e

sovrasta ogni opera… così si apre la più importante raccolta degli hadith, quella di Bukhari, in cui ci viene mostrato il modello profetico per i vari comportamenti umani, ma l’intenzione rimane “al di sopra” di ogni realizzazione concreta:

Vediamo infatti come il primo hadith (benché, senza ombra di dubbio, possa essere inteso come un’introduzione a tutto il Sahîh) nell’economia del primo Libro mostra come sia l’interiore, l’intenzione (e cioè l’orientamento attivo che prende le mosse dal cuore, centro dell’Essere) a presiedere i fatti esteriori, anche i più grandi, dato che “ad ogni uomo non va che ciò che si è proposto”. (Idris Zamboni) 

Si tramanda che ‘Alqama ben Waqqâs Al-Laythî sentì ‘Umar ben Al-Khattâb dire dal pulpito: “Ho sentito l’Inviato di Dio (su di lui la preghiera e la pace divine) che diceva: ‘Le opere non sono che secondo le intenzioni (an-niyyât), e ad ogni uomo non va che ciò che si è proposto; dunque, colui che emigra per ottenere [qualcosa del] basso mondo, o per sposare una donna, la sua emigrazione sarà in effetti verso ciò per cui è emigrato’.”

La purezza dell’intenzione deve quindi accompagnare la decisione di compiere il pellegrinaggio dagli inizi e poi viene espressa con la voce, nelle parole che il pellegrino proclama al suo arrivo presso la santa Casa: 

Labbaika Allahumma Labbaika” – “Eccomi, Oh Signore, eccomi” seguita da “ La sharika laka labbaika”- “Non Hai associati, eccomi”.

 Eccomi a Te, o Allah! 

Il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «Nessun credente pronuncia per Allah la talbiya del pellegrinaggio senza che tutto ciò che si trova alla sua destra e alla sua sinistra, fino all’orizzonte, non testimoni per lui» (Ruzayn) 

In verità è Allah che chiama al pellegrinaggio e il pellegrino è colui che risponde a tale chiamata, sperando nella Misericordia di Allah…  

Completate il pellegrinaggio (Hajj) e fate la visita (Umrah, il pellegrinaggio minore) per Allah” (II,196) 

Il musulmano che si prepara all’hajj, deve saldare tutti i suoi debiti, assicurare il benessere della sua famiglia e riconciliarsi con i suoi nemici. Inoltre, il Messaggero di Allah (s) disse: «Prima di partire in viaggio, non si può lasciare ai propri cari nulla di meglio che due rak’ât compiute presso di loro» (Tabarani)

Lo svolgimento del viaggio, dunque, è una risposta contemporaneamente ad un impulso interiore e al comando espresso nelle Fonti, consapevoli di “essere chiamati da Dio”.

Intenzione sostenuta dal desiderio e dalla consapevolezza di ciò che ci si accinge a fare nella visita alla Casa di Allah. C’è una presenza speciale di Allah nella Casa Santa e questo accende la speranza di di esserGli più vicino.

E’la Casa del Creatore, sempre sia esaltato senza di Lui niente esiste, né può esistere, è il Possessore di tutte le cose note e sconosciute, anche se Egli rimane sempre al di là di ogni cosa creata. La tradizione musulmana fa risalire la pietra nera d’angolo della Ka’ba allo stesso Adamo, pace su di lui, padre dell’umanità, e la costruzione del primo santuario ad Abramo, pace su di lui, padre nella fede.

 

La prima Casa che è stata eretta per gli uomini è certamente quella di Bakka , benedetta, guida del creato.

In essa vi sono i segni evidenti come luogo in cui ristette Abramo: chi vi entra è al sicuro. Spetta agli uomini che ne hanno la possibilità di andare, per Allah, in pellegrinaggio alla Casa. Quanto a colui che lo nega sappia che Allah fa a meno delle creature“. (III,96-7)

 Qui le radici della natura e della coscienza umana si aprono all’adorazione dell’Unico. L’islam è Tradizione della fitra, natura e regole religiose non sono mai in contraddizione, ma si completano una con l’altra. La Ka’ba è una semplice struttura, un cubo, non troppo grande, fatto di mattoni con soltanto una porta, non ci sono finestre e decorazioni all’interno, esso esprime il Fondamento semplice ed immutabile dell’esistere umano.

Verso di essa i musulmani si pongono anche in altri momenti della loro vita, nelle cinque salat quotidiane, nella morte i credenti vengono seppelliti sul lato destro in direzione della Ka’ba.

Coloro che compiono il pellegrinaggio o il pellegrinaggio minore sono gli ospiti e i vicini di Allah. Se pregano, la preghiera è accettata; se chiedono ad Allah di perdonarli, sono perdonati; se supplicano, la loro supplica è accettata.”  

Durante il suo Pellegrinaggio d’Addio, il Messaggero di Allah (pace e benedizioni su di lui) disse: «E’ Allah che ha dichiarato Makkah “Territorio Sacro”, e non gli uomini (…) Che coloro che sono qui (oggi) ad ascoltarmi ne informino gli assenti» (Bukhârî) 

  • Il partire

Partire significa separarsi da ciò che è conosciuto e amato, la famiglia, la casa, e tutti quei ritmi che formano l’ossatura della vita quotidiana….Il partire del pellegrino è andare verso Dio, ma nel suo andare troverà un’altra Casa, la santa Casa, un’altra famiglia, la Umma di Allah, un altro ritmo, costellato di atti gesti e parole inusuali, si lascia per cercare Dio… Il lasciare è una premessa indispensabile al trovare: “Un giorno un uomo giunse dal Profeta, lode e pace su di lui e chiese come si potesse conquistare l’amore di Allah. Lui replicò, “Non desiderate il mondo e Allah vi amerà…” 

Si lasciano le proprie radici per andare a ritrovare le radici più profonde, quelle della propria origine dal Creatore. Perché all’origine non c’è il vuoto, o la casualità, ma la Presenza delle presenze, che crea e rinnova l’essere umano. Per questo un detto del Profeta, pace e benedizione su di lui, dice:

«Colui che compirà il Pellegrinaggio per Allah, senza commettere atti scortesi né peccati, ne ritornerà tale e quale com’era il giorno in cui sua madre lo mise al mondo» (Bukhârî). Disse anche: «Un Pellegrinaggio compiuto in maniera pia non avrà altra ricompensa che il Paradiso» (Bukhârî).  

Spogliazione 

L’ihram è il primo segno di questa spogliazione. La veste si riduce al minimo possibile, per gli uomini non deve essere cucita, per le donne deve essere semplice, sospese le cure del corpo, i rapporti coniugali. Spogliazione che richiama la nascita e la morte, in cui l’essere umano non possiede nulla, coscienza che La vita terrena non è altro che godimento effimero.” (LVII, 20)

L’assunzione del hiram deve essere preceduta da una preghiera di due rakah… è la veste del viaggio verso il sacro, in cui l’uomo prende il suo posto di creatura e dà ogni gloria al Signore. Si tramanda da Ibn ‘Umar: “Un uomo interrogò il Profeta (su di lui la preghiera e la pace divine) su cosa dovesse indossare il pellegrino in stato di sacralizzazione (ihrâm). ‘Non deve vestire,’ rispose il Profeta, ‘né càmice (qamîs), né turbante, né pantaloni, né mantello con cappuccio (burnus), né abiti trattati da[essenze profumate e coloranti come] wars o zafferano. Se non può procurarsi dei sandali (na’layn), che calzi gli scarponcini (khuffayn), ma li tagli in modo che rimangano al di sotto delle caviglie.’ ” 

Il Profeta, pace e benedizione su di lui, descrisse i pellegrini, “L’abito di un pellegrino è arruffato e il suo corpo è pieno di polvere.” Allah dice: 

Osservate i visitatori alla Mia Casa, sono giunti a Me scarmigliati e con i capelli pieni polvere da ogni collina distante.” 

Ma alla spogliazione del corpo deve corrispondere quella interiore:  

“Il Pellegrinaggio avviene nei mesi ben noti. Chi decide di assolverlo, si astenga dai rapporti sessuali, dalla perversità e dai litigi durante il Pellegrinaggio.” (II, 197).  

E’ una sorta di condizione monacale che si assume nel pellegrinaggio, castità, povertà e obbedienza…. Temporanea, poiché  la Legge sacra (šarî’a)dell’islam è Tradizione primordiale nella sua espressione più tollerante (hanafiyya samha). 

Quando al Profeta, lode e pace su di lui, fu chiesto a proposito della vita di un monaco, lui, adducendo al pellegrinaggio, rispose, che gli era stato dato qualcosa di simile, che era la Jihad (impegnarsi nella Via di Allah) e il Takbir ( cioè l’esaltazione di Allah) in ogni luogo elevato. Poi disse che il pellegrinaggio era divenuto un monachesimo musulmano, e il digiuno era paragonabile a vivere la vita di un eremita.” (Ihia ‘Ulum ud-Din di Imam Abu-l-Hamid al-Ghazali)  

  • Ecco alcuni riti del pellegrinaggio: 

Il rito è un elemento strutturale del volgersi al sacro: fatto di gesti e di parole, in esso si realizza un passaggio dal segno all’essere.

L’hajj, è il riassunto rituale della vita umana che si sforza nella ricerca e nell’obbedienza ad Allah.

 I pilastri dell’hajj sono quattro: ihram, sosta ad Arafat, circoambulazione della Ka’ba e percorsi tra Al-Safa ed Al-Marwa. I doveri dell’Hajj sono sette: entrata in stato di ihram nel punto previsto, sosta ad Arafat fino al tramonto, passaggio della notte a Muzdalifah, passaggio delle tre notti successive al Giorno di ‘Eid a Mina, tiro delle pietre ai Jamras, taglio dei capelli e circoambulazione di addio della Ka’ba. Trascurare uno qualsiasi dei quattro pilastri invalida l’Hajj. Invece trascurare uno dei sette doveri obbliga a compensare la mancanza con il sacrificio e l’offerta di un animale, la cui carne andrà tutta distribuita fra i poveri della Sacra Moschea, senza che il pellegrino ne mangi alcunché.” (www.sufi.it/islam/Guida_Hajj.htm – 69k) 

Durante l’Hajj, i Pellegrini girano intorno alla Ka’ba ( tawwaf). Questo costante girare simboleggia la dipendenza dell’intera umanità da Dio ed il suo evolversi attorno a Lui. 

Il tawâf è una preghiera, e la sola differenza è che potete parlare. Colui che parla durante il tawâf non deve parlare se non per il bene» (Tirmidhi). 

La circoambulazione è un muoversi del corpo e insieme del cuore, è il ruotare del cuore alla Sua Presenza Divina, di cui la Casa è un simbolo nel mondo visibile. Unità del corpo e dello spirito che la tradizione islamica conserva sempre, al di là di ogni intellettualismo e spiritualismo.

Dunque molti sono i veli che devono essere bruciati nel santo Hajj, e nascosto entro ogni atto rituale è la fiamma distruttrice (). Dapprima circoambula attorno alla Ka‘ba sette volte, ed in questo girare percorre le stazioni dell’Essere….(Lui) deve viaggiare attraverso tutte le prove ed i dubbi, la sua collera e la sua depressione, le sue gioie, il suo languore, i suoi test: “Qual’è il significato di tutto ciò? Perché giriamo in cerchio”? È la pazienza a portarlo attraverso ogni stazione del suo viaggio… Alla fine delle sue prime sette circoambulazioni, bacia la Pietra Nera, che Adam ha portato dal Giardino, e intorno alla quale Ibrahim (Abramo) ha costruito la Ka‘ba. Qui prega due rak‘ah (un ciclo di due prostrazioni) dove pregò Ibrahim…Poi lo conduce al pozzo, la sua profonda sorgente segreta. Questa è Zamzam, dove la pietà di Allah sgorgò nel deserto per Hajar ed Isma‘il e tutti i credenti che hanno camminato nei loro passi, nella forma di acqua vivente. Una volta bevuto dal pozzo di pietà, Majnun procede alla maniera di sua madre Hajar, tra le stazioni di Safa e Marwa [due colline]. Safa significa la purezza dell’Essere, la bellezza di Allah e la purezza dell’intenzione, e Marwa la stazione della maestà di Allah. Sette volte cammina tra queste poli – dalla bellezza di Dio, dove Hajjar era con suo figlio nella pace e nella purezza, alla severità di Dio dove era sola nel deserto nella debolezza più assoluta…” (www.sufi.it/islam/Guida_Hajj.htm – 69k) 

Dopo il tawwaf, dunque ci si affretta tra due piccole montagne chiamate Safa e Marwa, rivivendo l’esperienza di Hagar. Soli nel deserto, lei ed Ismaele avevano un disperato bisogno d’acqua ed ella era corsa avanti e indietro cercando qualche fonte d’umidità dalla sabbia. Vedendo il suo sforzo, Dio, nella Sua gran misericordia fece sgorgare ai piedi del piccolo Ismaele una sorgente d’acqua pura e fresca, la sorgente di Zamzam che ancora oggi disseta i Pellegrini. Nell’imitare la ricerca disperata di Hagar, i Pellegrini, non solo ricordano la sua storia, ma interiorizzano il concetto che non è sufficiente stare seduti ed aspettare che le benedizioni di Dio si manifestino, come per magia, su di noi, se si ha bisogno di qualcosa bisogna lavorare per ottenerla ed allo stesso tempo sperare nella munificenza Divina.(www.shia-islam.org/hajj.htm

Il Messaggero di Allah, pace e benedizione ha detto infatti: «Il tuo sa’y tra Safâ e Marwa equivale all’affrancamento di settanta schiavi» (Tabarânî). 

Il giorno più pregnante del Pellegrinaggio è quello di Arafat.

Arafat è un deserto fuori della città di Mecca nel quale i Pellegrini devono sostare da mezzogiorno al tramonto in raccoglimento. Il Profeta Mohammad, pace e benedizione si di lui, affermòٍ che “L’Hajj è Arafat”.

satana non è mai più umiliato, disonorato e disgraziato che nel Giorno di Arafat.”  

Ciò perché in quel luogo e in quel tempo la Misericordia di Allah scende sopra i Suoi adoratori e perdona loro i peccati maggiori. E’ stato detta anche che l’ espiazione per certi peccati avvenga solo nel giorno di Arafat.

Chiunque pensi che nel giorno di Arafat i peccati non siano perdonati da Allah, compie il più grave peccato.”  

Il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi wasallam) disse: «Nessun giorno comporta maggior affrancamento dal fuoco dell’Inferno del giorno di ‘Arafât» (Asbahânî). Il wuqûf ‘Arafât è certamente il momento più favorevole per invocare Allah (SWT) e implorare la Sua misericordia. E’ per questo che le raccolte di preghiere propongono lunghe e ricche invocazioni da ripetere in questo giorno. Conviene tuttavia rassicurare chi non è arabofono e che si sentirà inevitabilmente sopraffatto da una tale abbondanza di formule. Il Messaggero di Allah (s) disse: «La migliore invocazione è quella fatta il giorno di ‘Arafât, e la migliore parola pronunciata da me e dai Profeti che mi hanno preceduto è: Non vi è altra divinità al di fuori di Allah, Solo, senza associati, a Lui il Regno e a Lui la lode; Egli è Potente su tutte le cose» (Tirmidhî). (Da Guida Del Pellegrino

di Yacoub Roty Traduzione a cura di ‘Aisha Farina) 

Quando viene la sera di ‘Arafât, Allah scende verso il Cielo di questo mondo e si vanta di voi dinanzi agli Angeli dicendo: “I Miei servitori sono venuti da Me, scapigliati, per vie difficili, nella speranza del Mio Paradiso”»

E il Messaggero di Allah (s) aggiunse che Allah Ta’ala dice: «Se i vostri peccati fossero tanto numerosi quanto i granelli di sabbia, le gocce di pioggia o la schiuma del mare, Io li perdonerei. Rifluite in massa, o Miei servi a cui Io ho perdonato, così come a coloro per cui avete interceduto» (Tabarânî) 

La mattina seguente a Mina, nel giorno della festa del sacrificio, i Pellegrini lanciano pietre contro il pilastro maggiore che rappresenta Satana, poi ripetono ciò nei tre giorni successivi verso tutte le steli (tre). Satana infatti è colui che disse: 

… «Dal momento che mi hai sviato, tenderò loro agguati sulla Tua Retta via …” (VII,16)

 “Sull’origine delle lapidazioni, il Messaggero di Allah (sallAllahu ‘alayhi wasallam) disse: «Quando Ibrâhîm (su di lui la pace) venne per compiere i riti dell’hajj, Shaytan gli si presentò nel luogo dove sorge la grande stele e Ibrâhîm (pace su di lui) lo lapidò con sette pietre, al punto tale da farlo sprofondare nella terra. Si presentò di nuovo a Ibrâhîm (pace su di lui) nel posto in cui sorge la seconda stele e Ibrâhîm (pace su di lui) lo lapidò con sette pietre, al punto tale da farlo sprofondare nella terra. Gli si presentò ancora nel luogo dove c’è (oggi) la terza stele, e Ibrâhîm (pace su di lui) lo lapidò di nuovo con sette pietre, al punto tale da farlo sprofondare nella terra.» (Ibn Khuzayma) 

E’ dunque un rito che simboleggia per il credente la necessità della lotta, ripetuta contro tentazioni grandi e piccole, (ci sono tre steli, una piccola, media e grande), per mantenere la fede e rispondere alle sue esigenze, e tutto nel nome di Allahu Akbar, Dio è grande, più di ogni forza, umana e demoniaca.

Nell’hajj, dopo le lapidazioni del decimo giorno di Dhû-l-hijja e, preferibilmente, dopo aver sacrificato viene compiuta la rasatura dei capelli per gli uomini e l’accorciamento per le donne di circa 3 cm.

Il Messaggero di Allah, pace e benedizione su di lui, disse: «Per ogni capello tagliato ti viene accordata una buona azione e cancellata una colpa» (Tabarânî). Disse anche (s): «Quando ti rasi la testa, non cade al suolo nemmeno un capello senza che esso diventi una luce per te nel Giorno della Resurrezione» (Tabarânî). 

La Festa del Sacrificio. Eid-al-Adha 

Alla fine dell’Hajj ogni Pellegrino sacrifica un agnello, ricordando come Abramo sacrificò,ٍ per ordine di Dio un agnello al posto del figlio. Essere pronti a dare tutto per Allah, per obbedirgli, fa parte della fede matura, per grazia Sua a questo dobbiamo giungere. 

Al Messaggero di Allah, lode e pace su di lui, fu chiesto che cos’era che rendeva il pellegrinaggio benedetto, egli rispose, “Il tumulto e il torrente.” Fu spiegato che il “tumulto” si riferiva alle urla di “Labbayk” che significa “Eccomi a Te” e il “torrente” è riferito al sangue degli animali macellati nel momento del sacrificio.  

E proprio l’obbedienza di Abramo, pace su di lui nella grande prova, fa di lui un imam, una guida per gli altri, un credente i cui frutti sono numerosi come le stelle del cielo:

Quando il Signore lo provò con i suoi ordini ed egli li eseguì, (il Signore) disse: “Farò di te un imam per gli uomini (II,124) (imam= dalla radice emama, star davanti, da cui il significato di guida),  

grande benedizione su Abramo, padre di tutti i veri credenti, perché “Allah rafforza coloro che credono con parola ferma”(XIV,.27). 

Voglio ricordare alla fine di questa riflessione su alcune realtà del pellegrinaggio, che proprio nel corso dell’ultimo pellegrinaggio del Profeta, pace e benedizione su di lui, (7 marzo 632) scese un versetto del Corano annunciante che la sua missione era compiuta: 

Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l’Islàm. (Corano, V, 3). 

Lo stesso giorno il Profeta, pace e benedizione su di lui, nel corso del pellegrinaggio pronunciava il suo “sermone di addio” dall’alto del Monte della misericordia, ad Arafat, davanti a centoquarantamila fedeli:

Popolo, ascoltate le mie parole (e fatene tesoro), poiché io non so se mi sarà concesso di potervi incontrare in questo luogo e di eseguire il pellegrinaggio, dopo quest’anno. 

O gente! ALLAH dice: O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché vi conosceste a vicenda. Presso ALLAH, il più nobile di voi è colui che più lo teme. Un arabo non é superiore ad un persiano né un bianco ad un nero, tranne che in timor di ALLAH. Tutto il genere umano discende da Adamo ed Adamo fu creato dalla polvere. Ogni pratica dei giorni dell’ignoranza e oggi sotto i miei piedi! Tutti gli interessi e le usure sono aboliti…”

 La vera unità della comunità umana si realizza nel timore di Dio, in Lui ogni differenza di razza e di condizione umana si fa sottile ed emerge l’uguaglianza della condizione umana, la verità dell’essere creature davanti all’Unico Signore, che possiede immensa grazia per coloro che in Lui si abbandonano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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