Romano: L’espressione “anti-semitismo” non può essere usata come una clava per impedire legittime critiche.

ott 5th, 2009 | Di | Categoria: Questioni contemporanee
L’ambasciatore Sergio Romano risponde ad una lettera di Enrico Pianetta, presidente dell’Associazione parlamentare Italia-Israele, una vera  lobby israeliana in Italia, che lo accusava di “antisemitismo” per aver correttamente riportato il discorso del presidente Ahmadinejead.
Caro Pianetta,
Nella traduzione dalla versione inglese la fra­se «antisemita» del di­scorso di Ahmadinejad è la se­guente: «Ancora più pericoloso è che certi circoli (in inglese: parties), facendo uso del loro potere e della loro ricchezza, cerchino d’imporre un clima d’intimidazione e d’ingiustizia nel mondo e agiscano con pre­potenza, mentre rappresentano se stessi, grazie alle loro enor­mi risorse mediatiche, come di­fensori della libertà, della de­mocrazia e dei diritti umani». È un’allusione a quegli ambienti ebraici che negli scorsi anni hanno strenuamente difeso, ne­gli Stati Uniti e in Europa, le po­sizioni del governo israeliano? E’ possibile. E’ una manifesta­zione di antisemitismo? Se fos­se tale sarebbero antisemiti an­che tutti coloro che in questi an­ni hanno sostenuto l’esistenza di una forte lobby filo-israelia­na. Sarebbe antisemita ricorda­re che i consiglieri neo-conser­vatori di Bush all’epoca della guerra irachena erano in buona parte ebrei americani. Sarebbe antisemita ricordare che la poli­tica del primo governo di Benja­min Netanyahu fu largamente ispirata dal rapporto di una or­ganizzazione americana (Insti­tute for Advanced and Strategic Political Studies), dovuto in buona parte a Richard Perle. Sa­rebbe antisemita il saggio di due studiosi americani, John Mearsheimer e Stephen Walt, sull’importanza dell’American Israel Public Affairs Committee (la grande lobby filo-israelia­na) nella vita pubblica degli Sta­ti Uniti. Sarebbe antisemita so­stenere, come si legge frequen­temente nella stampa america­na, che la politica di Obama sul­la questione palestinese e sugli insediamenti ebraici nei territo­ri occupati non può ignorare la posizione di quegli ambienti del Congresso che sono risolu­tamente schierati a favore di Israele. L’espressione «antise­mitismo » non può essere usata come una clava per impedire le­gittime discussioni e legittime critiche.
Quanto alla mancanza nel di­scorso del leader iraniano delle solite filippiche su Israele e sul genocidio, mi sono limitato a osservare, come ho già risposto a un lettore, che queste afferma­zioni, all’Assemblea generale dell’Onu, non sono state fatte. L’uso di linguaggi diversi, a se­conda del contesto, può presen­tare un certo interesse per colo­ro che cercano di decifrare le re­ali intenzioni di un uomo e di un Paese. I recenti colloqui di Ginevra con l’Iran (a cui gli Sta­ti Uniti hanno partecipato per la prima volta con un negoziato­re) sembrano dimostrare che Washington non ha mancato di rilevare questa differenza.
da www.corriere.it

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