In galera! in galera!
ott 8th, 2009 | Di direttore | Categoria: Islam
di HRP
In un paese dove si depenalizza il falso in bilancio, dove gli esportatori di capitali vengono premiati con lo scudo fiscale, dove il presidente del Consiglio l’ha fatta franca fino ad oggi in base ad una legge incostituzionale che gli ha permesso l’impunità, dove chi distrugge l’ambiente e causa tragedie non paga mai, tre, dico ben tre progetti di legge se la prendono con quelle nostre sorelle (poche in realtà, qualche piccola centinaia ai nostri conti) che portano il niqab.
E’ davvero paradossale che una questione tanto numericamente irrilevante possa muovere un così grande interesse politico bipartisan, ma si sa se ci siamo di mezzo noi musulmani il ritorno mediatico è garantito.
La differenza tra i tre progetti (Baio, PD; Sbai, PDL; Rivolta, Lega) sta solo nell’entità della pena prevista: da uno a due anni di arresto e da 1000 a 2000 euro di ammenda per le proposte della maggioranza, da tre a sei mesi di arresto e da 300 a 600 euro di ammenda per quella dell’opposizione… bontà sua.
Le solite mosche cocchiere si esibiscono sui media alla ricerca di una visibilità che la comunità islamica (che proprio non li conosce) gli nega blaterando sulla non islamicità del niqab, negando così secoli di giurisprudenza consolidata e accetta e un’esternazione del shaykh Tantawi viene talmente stravolta da obbligarlo oggi ad una precisazione pubblica. Non ha mai sconfessato il niqab e non ha mai minacciato di fulminare fatawi contro le sorelle che lo portano. “Ho solo chiesto perchè lo portasse visto che in quella classe c’erano solo donne e l’insegnante mi ha risposto che lo aveva alzato solo nel momento della mia entrata”. Evidentemente qualcuno del suo seguito ha voluto costruire tutto il resto… ma questo è affar suo non nostro.
Vogliamo ribadire quello che abbiam sempre detto e ripetuto in questi giorni: riteniamo che portare il niqab hic et nunc (qui e adesso) sia frutto di una lettura estrema, decontestualizzata e sostanzialmente contraria alla maslaha (l’interesse generale della comunità) e tuttavia poichè si tratta di una scelta possibile e islamicamente lecita la difenderemo in ogni dove e con ogni mezzo legale in ogni istanza nazionale ed europea.
Tutto questo non deriva da integralismo ma da una caparbia coerenza con il principio della libertà che ci è stato insegnato e che abbiamo fatto nostro, inch’Allah per sempre: “La mia libertà finisce dove comincia la tua” ebbene chi sente leso nella sua libertà perchè meno di 1 una donna su 100.000 in italia porta quel tipo di velo… o è disturbato o in malafede.
vedi qui di seguito il comunicato dellì’ADMI (Ass. Donne Musulmane d’Italia)
COMUNICATO STAMPA
PROPOSTA DI LEGGE RAZZISTA E DISCRIMINATORIA
Il direttivo nazionale dell’Associazione Donne Musulmane d’Italia, tutta l’ADMI e le donne musulmane, visto il Progetto di legge: 2422 “Modifica all’articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, concernente il divieto di indossare gli indumenti denominati burqa e niqab” esprimono la propria profonda disapprovazione dello stesso per i seguenti motivi:
La dicitura all’art 5. “ E’ altresì vietato, al fine di cui al primo periodo, l’utilizzo degli indumenti femminili in uso presso le donne di religione islamica denominati burqa e niqab.” è ritenuta anticostituzionale e fortemente discriminatoria in quanto è un divieto specifico fatto ad una determinata religione, mentre leggiamo nella Costituzione Italiana, in cui noi ci riconosciamo e che rispettiamo al 1° comma dell’Art. 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” e ancora il 1° comma dell’Art. 8 “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.”
E’ un progetto di legge questo espressamente discriminatorio e razzista nei confronti non solo delle donne musulmane ma di tutta la Comunità Islamica.
L’Italia è un paese democratico in cui sono garantiti i diritti umani, in cui la libertà individuale è garantita: costringere gli appartenenti ad una certa religione a non vestirsi in un certo modo o a vestirsi in un determinato modo è lesivo dei diritti umani.
Se il testo dovesse essere approvato causerà un vero ostacolo all’integrazione perchè le donne che coprono il viso per scelta personale e religiosa saranno costrette a rimanere in casa, quando basterebbe invece che, in caso di necessità alzino il velo dal viso per farsi riconoscere.
Siamo donne, siamo italiane e siamo musulmane, amiamo la nostra religione e amiamo il nostro Paese Italia, rispettiamo la Costituzione che ci protegge e ci garantisce di condurre una vita religiosa e sociale nel migliore dei modi. La buona cittadinanza non si impone togliendo i diritti alle persone, ma assicurando loro ciò che non va contro il buon senso, oltre che la Costituzione e i diritti umani.
Sono profondamente addolorata per quanto accade nel mio Paese, l’Italia: l’episodio Santanchè era solo una piccola parte del mostruoso iceberg razzista, che colpisce al cuore il dettato Costituzionale e i suoi più elementari principi di libertà: libertà di pensiero, di parola e di coscienza, nel pieno rispetto dell’altro, a qualsiasi religione, razza, etnìa appartenga. Ora, dopo i respingimenti, dopo gli episodi alla Santanchè, dopo la xenofobia e in particolare l’islamofobia dilaganti, si aggiunge il Progetto di Legge mirato al divieto di indossare burka e niqab. Personalmente, penso che, proprio in nome della libertà di pensiero e di parola, sempre nel rispetto della propria e altrui coscienza, potremmo e forse dovremmo aprire un dibattito sul tema di indumenti che, in qualche modo, sembrano poter oscurare la dignità della donna e la sua libertà di essere umano, con pari diritti e doveri: forse un certo tipo di dominio maschile andrebbe rivisitato e discusso, fermo e prioritario però restando il rispetto per chi, con secolari tradizioni culturali e religiose, nel reciproco ascolto, accetti il dialogo e lo scambio di idee con l’interlocutore. Poichè solo il rispetto e il dialogo, impostati su una corretta conoscenza dell’altro, possono produrre amicizia, amore, PACE fra persone e popoli. Florestana Piccoli Sfredda – cristiana evangelica valdese.
Purtroppo oggi la Costituzione è stata svuotata del suo valore originale. E sotto le parole incitano all’odio, cambiano una virgola e dichiarano guerra a un popolo, scrivono un comma di un comma di un comma e stravolgono le leggi primarie.
L’Italia agli italiani, questa Italia a questi Italiani.
Abbiamo paura. Paura di “perdere tutto” e chi ci governa ci tratta come bestie tenendoci per il collo (per non dire altro..). Ogni nostro passo è vissuto nel TIMORE DEGLI UOMINI che ci opprimono, non di Allah l’Altissimo. Certamente il Potere preferirebbe la guerra civile alla resa, perchè vorrebbe dire liberare il popolo dalla classe dominante. Ma il popolo preferisce la tv a schermo piatto, 1000 euro al mese (quando tu va bene) e unh piatto caldo alla sera. Meglio schiavi con la pancia piena che leoni moribondi.
La morte arriva per tutti, la differenza sta in come decidi di morire.
La Ila Illa Allah, Muhammad Rasoul Allah.
(Nessuno ha diritto di essere padrone dell’uomo tranne il suo Creatore e Muhammad è veramente suo Profeta e Apostolo)
Fratelli siete proprio fessi, scusate se ve lo dico.
Il governo italiano non fa queste cose per razzismo, ma PER RASCHIARE IL FONDO DEL BARILE ANCHE CON NOI. Come per tutti gli altri, ha intuito che musulmani=soldi=nuovi contributi/nuove tasse/nuove imposizioni fiscali, quindi come munge gli altri italiani ora vuole spremere anche noi.
Solo che noi siamo più astuti, abbiamo secoli di commercio alle spalle, e quindi la cosa ha da essere più complessa, ed ecco la “tassa sul niqab” seguiranno nuove e più fantasiose tasse.
Chi spera in impossibili guerre civili si può mettere l’animo in pace: in Italia queste cose non succedono mai. Non siamo l’America, alhamdulillah, ed una guerra civile per esserci dovrebbe vedere uno scenario ben più crudele e segregazionista: per ora siamo ancora ai tarallucci e al leben (niente vino)…..
Piuttosto preparatevi ad acquisire l’italica furberia che ci ha protetti nei secoli da queste imposizioni e drenaggi mescolandola con l’astuzia mercantile levantina: prima ad imporla erano duchi e re, ora è lo Stato, ma il sistema non cambia.
Siamo musulmani, ma alamdulillah alcuni di noi sono anche italiani, e questo aiuta.
Grazie al fratello Hamza per aver ricordato che:
“Vogliamo ribadire quello che abbiam sempre detto e ripetuto in questi giorni: riteniamo che portare il niqab hic et nunc (qui e adesso) sia frutto di una lettura estrema, decontestualizzata e sostanzialmente contraria alla maslaha (l’interesse generale della comunità)”
pur nella consapevolezza che:
“tuttavia poichè si tratta di una scelta possibile e islamicamente lecita la difenderemo in ogni dove e con ogni mezzo legale in ogni istanza nazionale ed europea.”
Che Allah (swt) protegga e sostenga il fratello Hamza Piccardo
CARI FRATELLI IERI HO VISTO LA TRASMISSIONE PORTA A PORTA DI BRUNO VESPA DOVE SI E’ DISCUSSO DELLA PROPOSTA DEL MINISTRO CARFAGNA DI PROIBIRE QUALSIASI COPARICAPO NELLE SCUOLE.
INVITATI ALLA TRASMISSIONE C’ERANO ANCHE IL MINISTRO LA RUSSA E LA SANTANCHA’ ( CHE NON E’ PER FORTUNA PARLAMENTARE NE’ MINISTRO… NIENTE SOLO UNA PROVOCATRICE”.
ANCORA UNA VOLTA QUESTO GOVERNO SI DIMOSTRA DISCRIMINATORIA E IMPREPARATO SU QUALSIASI TEMA CHE RIGUARDI USI, DIRITTI, DEL MONDO MUSULMANO.
MA PERMETTETEMI UN’OSSERVAZIONE LA PROPOSTA VIENTE DA TALE MINISTRO CARFAGNA CHE PRIMA DI FARE IL MINISTRO POSAVA NUDA NEI CALENDARI… OGGI SI OCCUPA A DIR SUO DI GARANTIRE ALLE DONNE DI SALVARSI DALLA SOTTOMISSIONE… MAH…
Una cosa importante viene troppo spesso dimenticata: chi viene in Italia ( e personalmente non ho nessun pregiudizio su nazionatità, religione o razza), dovrebbe a priori accettare le leggi della nazione nella quale si reca. Soltanto per una forma di rispetto io non farei circolare mia moglie in un paese islamico con abiti succinti (cosa che in Italia non crea scandalo), e quindi perchè una donna musulmana deve avere il volto coperto quando la nostra legge prevede la riconoscibilità di una persona attraverso i suoi dati somatici (leggi:faccia scoperta!)?
Se le nostre leggi non vanno bene ad un musulmano, perchè viene in Italia e ci porta la famiglia? Il volere “imporre” la propria legge a casa degli altri mi sembra una forma dichiarata di arroganza e disprezzo che non tollero.
L’integrazione sarà sempre più difficile se gli Italiani si vedranno “costretti” ad accettare i cambiamenti imposti da culture, religioni ed abitudini differenti a dispetto delle nostre leggi.
Come Italiano e Cattolico rispetto ogni persona di qualsiasi altra nazionalità, razza e religione, ma pretendo di essere rispettato a casa mia. E anche le leggi del mio paese vanno rispettate…..altrimenti meglio che ognuno rimanga a casa propria!
una cosa sia chiara,nessuno deve andare in prigione per aver indossato un capo di abbigliamento per quanto questo tipo di abito islamico sia lontano dalla sensibilita’ degli italiani.E’ assurdo che si multi una cosa del genere o che sia previsto addirittura l arresto.
una cosa sia chiara,nessuno deve andare in prigione per aver indossato un capo di abbigliamento per quanto questo tipo di abito islamico sia lontano dalla sensibilita’ degli italiani.E’ assurdo che si multi una cosa del genere o che sia previsto addirittura l arresto.L arresto mentre truffatori e ladri con immunita’ varie circolano tranquillamente per l Italia.Sr p ètpmpyoti fròòs òrggs vogliono che le donne abbandonino il niqab devono puntare sui motivi religiosi non sulla repressione che non serve a niente.
una cosa sia chiara,nessuno deve andare in prigione per aver indossato un capo di abbigliamento per quanto questo tipo di abito islamico sia lontano dalla sensibilita’ degli italiani.E’ assurdo che si multi una cosa del genere o che sia previsto addirittura l arresto.L arresto mentre truffatori e ladri con immunita’ varie circolano tranquillamente per l Italia.Se i politici vogliono che le donne abbandonino il niqab devono puntare sui motivi religiosi non sulla repressione che non serve a niente.