Lo abbiamo fatto scendere in una notte benedetta…
set 14th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: digiuno, Islam
Della notte del Destino o del Valore secondo una traduzione più fedele al termine stesso, sappiamo molte cose, tutto l’essenziale, il voler conoscere esattamente la data, attiene alla nostra pochezza… “XXI notte, la prima delle cinque benedette e attese. Quanta divina saggezza in questa incertezza e quanta umana materialità in volerla fissare. Allah comunque accetti e perdoni.” (H. R. Piccardo)
Per questo amo particolarmente l’opinione di Ibn Hajar, il quale scrisse nel suo libro Fath al-Bari :”L’opinione più fondata è che sia una notte dispari tra le ultime dieci notti e che cambi costantemente”… Perché la cerca è importante, essa è misura del nostro amore e della nostra fede… “Cercate la Notte del Destino tra le notti dispari dell’ultima decade del mese di Ramadan ” (cioè la notte il cui mattino corrisponde al 21, 23, 25, 27 o 29 Ramadan), ci ha detto il profeta, pace e benedizione su di lui e ne ha dato l’esempio, intensificando le preghiere e le veglie.
E’ notte di rivelazione e di perdono dei peccati, come attesta unanime la tradizione islamica… Si tramanda da Abû Hurayra che l’Inviato di Dio (su di lui la preghiera e la pace divine) disse: “A chi veglia nella ‘Notte del valore’ (laylatu l-qadr) con fede, e facendo conto, in Dio, della cosa, vengono perdonati i peccati passati.”
“Con la ‘veglia’ (qiyâmu l-layl) in questa notte ha luogo un’attualizzazione della benedizione correlata alla discesa del Verbo divino, rappresentato e reso immanente dal Corano; si potrebbe osservare che tale ‘attualizzazione’ si realizza per mezzo dell’incontro (in una dimensione che a buon diritto chiamiamo ‘assiale’ e verticale) tra il tanazzala («discendono») del versetto coranico testé citato, che indica appunto una ‘discesa’ spirituale in un momento particolarmente benedetto, e il man yaqum (letteralmente ‘colui che si leva’ in posizione eretta e verticale) del presente hadith, che allude viceversa all ‘ascesa’ dell’uomo verso le realtà superiori…”
Di questa notte parla la Sura XLIV, Ad-Dukhân, (Il Fumo), che si apre con le parole Wa Al-Kitābi Al-Mubīni, formula solenne in cui l’aggettivo Mubīni viene applicato al Corano, esso significa chiaro, evidente, manifesto, esplicito. Questo è il concetto chiave della sura, vedremo, infatti, come in essa si sviluppi l’opposizione tra l’evidenza delle cose mondane e il buio che circonda la discesa e le verità di fede quale l’altra vita, ma come alla fine queste si imporranno con evidenza a tutti e le altre, quelle che sembravano così certe scompariranno dietro ad un fumo “ben visibile”, (Bidukhānin Mubīnin) viene usato per qualificare il fumo lo stesso aggettivo usato per il Corano. Proprio la discesa di questo Libro esplicito condanna la miscredenza poiché in esso c’è abbastanza luce per chi cerca di capire:
“Per il Libro esplicito. Lo abbiamo fatto scendere in una notte benedetta, – in verità siamo Noi ad ammonire – durante la quale è stabilito ogni saggio decreto, decreto che emana da Noi. Siamo Noi ad inviare [i messaggeri], [segno della] misericordia del tuo Signore…” (1-6)
Tale aggettivo ritorna poco dopo parlando del Profeta: “…Già giunse loro un messaggero esplicito” Rasūlun Mubīnun, e ancora alla fine della sura viene sottolineato il carattere comprensibile del Corano… “Abbiamo reso facile questo [Corano], nel tuo idioma, affinché riflettano.” (v.58)
La rivelazione dunque malgrado avvenga di notte e attenga al ghayb divino, come mostra anche l’altra sura che parla della discesa, cioè la XCVII:
“Invero lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Destino… E chi potrà farti comprendere cos’è la Notte del Destino? La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, per [fissare] ogni decreto. È pace, fino al levarsi dell’alba”
ha chiarezza sufficiente per essere compresa dagli uomini, non ci sono scuse alla miscredenza. Questo perché in essa avviene il passaggio dalla Madre del Libro, Verbo divino che è presso Dio, a quello manifestato al profeta Muhammad, in una lingua umana…
“Hâ’, Mîm. Per il Libro esplicito (Al-Mubīni). Ne abbiamo fatto un Corano arabo affinché comprendiate! Esso è presso di Noi, nella Madre del Libro, sublime e colmo di saggezza.” (XLIII,1-4)
La tesi della chiarezza sufficiente del messaggio coranico viene corroborata con gli esempi della storia passata, anche Mosè si era recato dal Faraone con prove sufficienti per essere creduto, anche qui ritorna due volte lo stesso termine Mubīnin, ma fu rifiutato e tale rifiuto colpevole ne causò la rovina : “Prima di loro mettemmo alla prova il popolo di Faraone, quando giunse loro un nobilissimo messaggero [che disse]: “Datemi i servi di Allah! Io sono per voi un messaggero affidabile! Non siate insolenti nei confronti di Allah! In verità vengo a voi con evidente autorità ( Bisulţānin Mubīnin) …
Quanti giardini e sorgenti abbandonarono, e campi, e comode residenze, e il benessere di cui si deliziavano! Così fu: demmo tutto ciò in eredità ad altro popolo. Non li piansero né il cielo né la terra e non fu concessa loro dilazione alcuna. Salvammo i Figli di Israele dall’umiliante tormento… Demmo loro segni che contenevano una prova palese ( Balā’un Mubīnun). (vv.17-33)
Da notare che anche la salvezza per il popolo di Israele avviene di notte… “[Disse il Signore]: «Fai viaggiare di notte i Miei servi: sarete inseguiti. Lascerai il mare aperto: sarà un’armata di annegati» .” (vv.23-24)
Le conseguenze della miscredenza sono disastrose, ieri come oggi:
“ Ebbene, aspetta il Giorno in cui il cielo recherà un fumo ben visibile (Bidukhānin Mubīnin), che avvolgerà gli uomini. Ecco un castigo doloroso! [Diranno]: “Signore, allontana da noi il castigo, perché [ora] crediamo”.
Al mistero che si svolge nella notte benedetta viene contrapposto il Giorno del “fumo ben visibile”, torna il termine Mubīnin questa volta associato a fumo, il primo significato è quello che si riferisce ai segni premonitori del Giorno del Giudizio, ma vi possiamo leggere simbolicamente come esso sia un elemento la cui visibilità sia in realtà oscuramento ed evanescenza, sinonimo di tanta apparenza e poca sostanza come dice un proverbio italiano “tanto fumo poco arrosto”… Il fumo è in qualche modo il prodotto e segno dello trasformarsi di una sostanza che si sta distruggendo…
Chi non vuole affrontare la cerca della fede, spaventato dalla fatica e dall’oscurità che subito percepisce, dovrà poi affrontare una ben altra oscurità quella del fumo che avvolgerà proprio quelle sue realtà mondane che gli sembravano così certe e sicure, (morte-Ora) tanto che si permetteva di scherzare sulla rivelazione e sulla sopravvivenza dell’anima… “Ma quella gente invece dubita e scherza! (Bal Hum Fī Shakkin Yal`abūna )” (v.9)
Il Corano così stigmatizza l’atteggiamento dei miscredenti. Il dubbio, realtà della mente, tanto esaltano in questa nostra cultura da farne l’emblema dell’intelligenza, come la fede quello dell’ingenuità e del poco spirito critico, è il primo ostacolo alla fede… Così esso si esprimeva allora, ma ancora oggi:
“Ora questi dicono [“questi dicono”: i pagani della Mecca]: “Non avremo altro che la prima morte e non saremo risuscitati. Fate risorgere i nostri avi, se siete veritieri”. (34-36)
Questi vogliono vedere e lo pretendono come diritto… invece la fede si basa sulle ayat ed è fiducia nell’Altissimo. Il credere ad una vita dopo la morte certamente non è facile per la mente umana, poiché è il passaggio ad una forma di esistenza di cui non si ha esperienza piena. Il Corano narra come anche Abramo, pace su di lui, fosse travagliato da questa domanda, in un tempo in cui, secondo gli studi storico-biblici, la coscienza della sopravvivenza oltre la morte forse scarsa in quell’ambito culturale, però Abramo, pace su di lui, uomo di fede non si chiude o non ci scherza sopra, chiede aiuto a Dio e Dio risponde:
“E quando Abramo disse: «Signore, mostrami come resusciti i morti», Allah disse: «Ancora non credi?» «Sì, disse Abramo, ma [fa] che il mio cuore si acquieti.» Disse Allah: «Prendi quattro uccelli e falli a pezzi, poi mettine una parte su ogni monte e chiamali: verranno da te con volo veloce. Sappi che Allah è eccelso e saggio». ” (II,260)
Ancora Dio nel Corano ci invita a considerare la Sua creazione in cui morte e rinascita si succedono:
“Considera le tracce della misericordia di Allah, come Egli ridà la vita ad una terra, dopo che era morta. Egli è Colui che fa rivivere i morti. Egli è onnipotente.” (XXX,50)
Lo scherzare è il secondo atteggiamento che caratterizza il miscredente, se il dubbio è segno della protervia della mente che non vuole fidarsi di una rivelazione esplicita, lo scherzare è un voler evadere la domanda esistenziale maggiore, per poter continuare a giocare con ciò che dà piacere immediato. Esso attiene più che alla mente al pathos, alle emozioni. Anche questo è un atteggiamento molto diffuso nella società attuale, cultura dell’esteriorità, del consumo facile di qualsiasi cosa, in cui la religione appare come l’ultima cosa degna a cui riferirsi e da modellare a piacere sulle proprie idee… “Io penso così” dice l’uomo occidentale, illudendosi un’originalità di pensiero che in realtà non ha, pilotato dalle forze economiche e politiche che lo sovrastano. Andiamo dove loro vogliono e ci sentiamo liberi perché scegliamo la lunghezza del vestito…
“che consideravano la loro religione gioco e passatempo ed erano ingannati dalla vita terrena. Ebbene, oggi Noi li dimenticheremo, come loro hanno dimenticato l’incontro di questo Giorno e hanno rigettato i Nostri segni. Facemmo loro giungere un Libro e lo abbiamo spiegato nei particolari, ché fosse guida e misericordia per coloro che credono. Aspettano forse l’adempiersi [dell'evento]…” (VII,51- 53)
“Invero il Giorno del Verdetto è fissato per tutti quanti” (v.40) e le conseguenze terribili:
“Afferratelo e trascinatelo nel fondo della Fornace e gli si versi sul capo il castigo dell’acqua bollente. Gusta [questo]: sei forse tu l’eccelso, il nobile?” Ecco quello di cui dubitavate! (47-50)
Non è la religione un gioco, semmai lo è l’illusorio possesso di questa vita…
“Sappiate che questa vita non è altro che gioco e svago, apparenza e reciproca iattanza, vana contesa di beni e progenie. [Essa è] come una pioggia: la vegetazione che suscita, conforta i seminatori, poi appassisce, la vedi ingiallire e quindi diventa stoppia. Nell’altra vita c’è un severo castigo, ma anche perdono e compiacimento da parte di Allah.” (XXI,20-22)
“Non creammo i cieli e la terra e quel che vi sta frammezzo per gioco, non li creammo che secondo verità. Ma la maggior parte di loro non lo sa. (vv.38-39)
“E’ nel mese di Ramadan che è stato fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione”.
Questo Libro sceso in una notte benedetta, ha chiarezza sufficiente per poterci guidare verso Dio e la salvezza nostra, inch’Allah, è il Libro Al-Mubīni.
La notte di Al-Qadr, ci trovi umili, aperti ai tanti segni che Dio ci ha dato di Lui, coscienti della nostra poca fede, del nostro eccessivo attaccamento ai beni della terra, ci renda persone più vere e grate… Ci guarisca dal dubbio e dallo scherzo che eludono le vere domande della vita… Tutto ciò fiorisca in du‘â’ poiché il chiedere è essenziale per la fede: «Di’: “Il mio Signore non si curerà affatto di voi se non Lo invocherete.» (XXV, 77). Infatti la parola du‘â’ in arabo ha (anche) il senso di ‘fede’ (îmân) e questo è il senso delle veglie di queste notti… Il du‘â’ è forza potente di trasformazione della realtà, se Dio vuole, anche del Destino, di cui si parla in questa notte, come mostra questo hadith: “Niente respinge il Destino (Al-Qadar), se non il du‘â’”.
Per questo con nostra madre ‘Aisha cerchiamo le parole giuste da dire, e il Profeta stesso, pace e benedizione su di lui ci risponde: “… E se fossi sicura che la Notte del Destino fosse giunta, cosa debbo dire? “Egli (pbsl) rispose : ” Dì : Allahoumma Innaka Afuwwun Touhibboul – ’Afwa Fa’ffu ’anni” Che significa : “O Signore, Tu sei Indulgente e ami il perdono, perdonami dunque!”
La “Notte del valore” (laddove il termine qadr dell’espressione laylatu l-qadr indica il ‘valore’ della notte stessa, o di coloro che la ‘vivificano’ con l’agire rituale). Valore che indicato da Dio nella Sura XCVII, con le parole “Nella laylatu l-qadr discese il Corano, secondo il Testo sacro tale notte «è migliore di mille mesi: in essa discendono gli angeli e lo Spirito con il permesso del loro Signore, portando ogni Ordine. Essa è pace, sino allo spuntar dell’alba» (XCVII, 3-5).
“Chi veglia”: l’espressione man yaqum seguita da complemento oggetto indica un ‘levarsi’ (da qâma, ‘star ritto in piedi’) a gestire qualcosa…
“Facendo conto, in Dio, della cosa (ihtisâban)”, e cioè, dicono i commentatori, tenendone conto come di una cosa fatta esclusivamente per il Volto di Dio (li-wajhi llah), in modo da ottenere la Sua ricompensa. La nostra traduzione cerca di appoggiarsi su di un’espressione italiana in grado di richiamare l’etimologia di ihtisâb, dalla radice h-s-b, con significato primo di ‘contare’ (e quindi ‘stimare’, ‘ritenere’).


