Kassim Britel e il Ramadan in carcere 15 settembre 2009

set 16th, 2009 | Di | Categoria: Campagne in corso

Stiamo seguendo la storia di Kassim  Britel da anni, questa è l’ultima testimonianza in ordine di tempo. Per chi volesse informarsi debitamente dell’intera vicenda http://www.giustiziaperkassim.net

Kassim Britel e il Ramadan in carcere 15 settembre 2009

25 Ramadan 1430 – Volge al termine il Mese Sacro dell’astensione, corrono gli ultimi 10 preziosissimi giorni.
Per i fratelli a Oukasha sono ancora giorni di solitudine.
Inascoltate le richieste di rompere il digiuno e di fare le preghiere in comune.

Dovevamo indovinare gli orari della preghiera e non eravamo autorizzati a pregare in jama’ah (in compagnia), chiamare l’athaan o recitare il Quran a voce alta.

Ognuno nella propria cella, e buon per loro se hanno dei compagni.

Dopo aver passato questo Ramadhan in isolamento, senza contatti con altri musulmani per quasi 2 anni, bramavo e pregavo e mi dibattevo perché il successivo potesse passare in compagnia di Musulmani, anche solo uno.

Kassim soffre dell’ennesima vessazione, eppure sarebbe possibile.

Non si tratta da parte loro di una richiesta assurda, sono in un paese musulmano, dove il Ramadan comporta anche un diverso orario di  lavoro. Nel reparto poco più 30 persone, che cercano comunque di condividere il cibo che arriva dalle famiglie.

Di giorno si lavora al piatto dell’itfar perché tutti rompano il digiuno degnamente, e ancora per cucinare la cena, anch’essa divisa equamente. Preparare e spartire cella per cella, prima che siano chiuse nel pomeriggio, questo è il massimo di condivisione consentito dalla Direzione.


Non c’erano cibi caldi o bevande per noi in Bagram. Le verdure fresche erano un lusso che non ci potevamo permettere. La frutta fresca era una rarità. Non c’era nessuno di quei cibi che tutti prepariamo con amore e consumiamo con dolcezza in questo mese di astensione nelle nostre case. Non c’erano spuntini tra i pasti o tenere da parte cibo per consumarlo in seguito: tutto doveva essere rimandato indietro entro 15 minuti – mangiato o no.

Si cerca di pregare comunque insieme, stando ognuno nella propria cella ma è difficoltoso, le guardie fanno il loro lavoro, transitano nel corridoio, chiacchierano, parlano al telefono. La voce dell’imam talvolta risuona lontana o è sopraffatta da voci estranee. Le preghiere di Ramadan sono quelle nelle quali più intensamente si chiede, si invoca l’Altissimo. Gli giungeranno lo stesso, ma è umiliante pregare così.


… Ma c’è stato un atto di sfida ancora più potente. … È stato dire “Amen” all’unisono a preghiere che tutti volevamo avessero risposta. Sono state le lacrime che tutti versavamo sapendo che ognuno di noi aveva una ragione per versarle.

Nostalgia di casa, di famiglia più forte nel momento della rottura del digiuno, sera dopo sera…

Dovevo immaginare come la mia famiglia stava passando questo mese e la festa che ne sarebbe seguita. È un mese di benedizione, di preghiere aggiuntive, di condivisione, di invitare altri al desco; un mese di festa con la famiglia e gli amici che, per me e molti altri, erano entrambi solo una memoria distante.

Ancora ieri l’ennesimo colloquio dei famigliari con la Delegazione delle carceri per chiedere la garanzia di diritti minimi è finito con un nulla di fatto. E mancano solo pochi giorni alla Festa di fine Ramadan.

Le memorie in corsivo sono tratte da The Best of Times di Moazzam Begg
Articolo originale su Cageprisoners http://www.cageprisoners.com/articles.php?id=30143
Traduzione in italiano su Talibhttp://talib.splinder.com/post/21219580

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