L’altro in noi – Una filosofia del pluralismo di Tariq Ramadan
ago 18th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Articoli Tariq RamadanQuesta di seguito è l’introduzione del nuovo libro di Tariq Ramadan
L’Autre En Nous… Une Philosophie du Pluralisme
Introduzione
Oceano e Finestre
Questo libro è un viaggio, una iniziazione. Si tratta di partire veramente e camminare per i sentieri del cuore, dello spirito e dell’immaginario.
Nell’era della mondializzazione e del post-modernismo, non si è mai parlato così tanto del diverso e della pluralità, ma mai si è stati così chiusi nei propri particolarismi e nelle proprie differenze. Il mondo globale è un villaggio, si dice… un villaggio di paesani che si ignorano. In entrambi i sensi del termine : ignorano chi sono loro stessi e ignorano chi sono coloro con i quali vivono. Invece di una celebrazione consapevole delle nostre ricchezze, questa situazione può produrre solo sterili conflitti, larvati e inficiati dalla paura : conflitti o « clash » delle ignoranze come ha suggerito Edward Saïd, conflitto di percezioni, abbiamo proposto noi. Le percezioni dicono più che l’ignoranza: le prime possono essere certo la conseguenza di quest’ultima, ma esprimono un rapporto con se stessi e con gli altri che evade il campo del solo sapere. E’ questione di sentimenti, di emozioni, di convinzioni e di psicologia. Noi manchiamo di fiducia. Di fiducia in noi stessi, di fiducia negli altri, di fiducia in Dio e/o nell’Uomo e/o nell’avvenire. Manchiamo di fiducia e su questo non c’è dubbio alcuno, e il timore, il dubbio, il sospetto ci stanno colonizzando silenziosamente il cuore e lo spirito : l’altro è allora la nostra immagine al negativo, la cui differenza permette di definirci, di « identificarci » e, in fondo, di sentirci un po’ rassicurati. Diventa il nostro divertimento in senso pascaliano… ci distoglie da noi stessi, dalla nostra ignoranza, dalle nostre paure, dai dubbi e timori, e con la sua stessa presenza giustifica e e spiega i nostri sospetti. Coltiviamo proiezioni, pur essendo coscienti della nostra mancanza di progetti.
E’ necessario dunque fare ritorno a qualche verità elementare. Semplice e profonda. Mettersi in cammino, porsi le domande essenziali e cercare il senso. Ci dobbiamo incamminare verso noi stessi e ritrovare il gusto dell’interrogare, della critica costruttiva e della complessità. Tutto questo comincia con stabilire una prima tesi di verità da cui sortirà naturalmente un’ attitudine di pudore e di umiltà intellettuale : ognuno di noi osserva il mondo attraverso la sua finestra… E’ un punto di vista sull’orizzonte, un quadro, un vetro più o meno colorato, con il suo orientamento e i suoi limiti : è tutto questo insieme che dà il colore ai paesaggi circostanti. Si deve cominciare con l’ammettere, umilmente, che noi abbiamo soltanto dei punti di vista, in senso letterale, e da essi forgiamo le nostre idee, le nostre percezioni, il nostro immaginario. Riconciliarsi con l’essenza stessa della relatività del proprio sguardo non implica dubitare di tutto, o non essere sicuri di niente. Potrebbe essere proprio il contrario e da ciò nascere una fiducia priva di arroganza e una sana, energica e creativa curiosità nei confronti di queste infinite finestre, da cui osserviamo lo stesso universo. La pluralità è tale che a volte si giunge a dubitare che si tratti del medesimo universo, delle stesse questioni e perfino della stessa umanità. Nel «villaggio globale», un individualismo sempre più marcato porta a mettere in discussione che esistano ancora dei frammenti di filosofia dietro ai calcoli delle nostre volontà di potere e ai rispettivi interessi. Cosa può produrre l’ego dei nostri egoismi ?
Non si deve stare fermi, in piedi, dietro alla propria finestra. In cammino, dicevamo, sui sentieri del cuore, dello spirito e dell’immaginario ! L’orizzonte che abbiamo di fronte ci offre un’ alternativa, un doppio itinerario possibile : passare di finestra in finestra, di filosofia in filosofia, da religione a religione, cercando di capire ciascuna delle tradizioni e scuole con i loro insegnamento e i loro principi. Da l’una all’altra, da sé agli altri, è impossibile non trovare delle similitudini, dei punti comuni, dei valori condivisi. C’è però un altro sentiero che possiamo seguire e che ci conduce nel cuore stesso del paesaggio e da là ci invita a volgere il nostro sguardo verso le finestre intorno : qui non si tratta più di considerare la molteplicità degli osservatori, ma di immergersi nell’oggetto comune osservato e da lì, scoprire la diversità dei punti di vista e l’essenza della loro somiglianza. Ammessa l’esistenza della nostra realtà di finestra si deve dunque viaggiare, liberarsi, immergersi profondamente nell’oceano, navigare, andare, fermarsi, virare, resistere, riprendere il cammino, navigare ancora, e ricordarsi che l’oceano esiste e la nostra sopravvivenza ha delle possibilità soltanto grazie alla presenza di molteplici rive in un unico oceano. E viceversa.
Noi abbiamo scelto il secondo itinerario e desideriamo condurre il lettore al cuore dell’osservato , per fargli apprendere con fiducia e umiltà la miriade degli osservatori. La nostra filosofia del pluralismo è un’ immersione nell’oggetto per andare incontro agli esseri umani, ai soggetti, con le loro tradizioni, le loro religioni, le loro filosofie, le loro estetiche o/e le loro psicologie. Così, abbordiamo un tema, un elemento del paesaggio della filosofia… la ricerca di senso, l’universale, la libertà, la fraternità, la memoria, l’amore, il perdono, etc. e cerchiamo, a partire da questo centro, di interrogare e capire la diversità e creatività che fuoriescono dalle finestre. Anche le nozioni di uguaglianza, libertà, umanità, emozione, memoria, appartengono a tutte le tradizioni e a tutte le filosofie, ma la loro verità assoluta non appartiene a nessuno. L’universale, come mostreremo, può essere solo un universale condiviso.
Nel corso di questa iniziazione che sale, linearmente e/o circolarmente, dalle domande esistenziali e le nozioni filosofiche comuni verso il pluralismo delle risposte e dei punti di vista, il lettore vedrà tracciarsi i contorni di una filosofia del pluralismo. Riconoscendo l’esistenza della propria finestra, e poi prendendo il rischio di staccarsene, di decentrarsi, per immergersi nella nozione filosofica stessa (scoprendo così la diversità dei punti di vista, delle opinioni,dei dogmi e dei postulati) si accede, a cominciare dall’essenza del dibattito su una nozione, alla comunanza dei destini e delle speranze dei soggetti, donne e uomini di ogni orizzonte, attraverso la Storia intera. Come un iniziato, il lettore a volte si chiederà : « Dove mi state portando? » e la risposta non sarà né unica, né definitiva. Siamo in cammino verso questo spazio della coscienza e dell’intelligenza in cui tutti i saggi ci ricordano che come la molteplicità delle rive fa l’unicità dell’oceano, è la pluralità dei cammini umani che modella la comune umanità degli uomini.
Amante dei grandi viaggi, Ella Maillard disse un giorno : « La cosa più difficile è andare alla stazione». Il più difficile, sono sicuramente i primi passi, lasciare i propri, le abitudini, il proprio confort, le certezze e mettersi in viaggio verso orizzonti nuovi. Ciò domanda uno sforzo della volontà… il richiamo del viaggio e della scoperta di nuove rive non si può certo accompagnare alla pigrizia, al senso di sufficienza o all’arroganza. Ci vuole una presa di coscienza, determinazione, umiltà, pudore, curiosità e un certo gusto del rischio, per decidere di avventurarsi in universi stranieri, nuovi riferimenti, vocabolari sconosciuti. Accettare l’insicurezza, apprezzare l’empatia.
Ci siamo sforzati di presentare queste nozioni complesse nel modo più semplice e abbordabile, per non scoraggiare il lettore. Non è necessaria nessuna conoscenza filosofica o religiosa per mettersi in cammino. Si capirà del resto molto in fretta che questa iniziazione è coniugata in diversi tempi e in diversi livelli : ciascuno potrà trovare il proprio e vi riconoscerà il bagaglio e le vettovaglie con le quali, lei o lui, è partito. E’ stata nostra cura non complicare inutilmente la complessità in se stessa, e non confondere la semplicità con l’assenza di profondità. La povertà del paesaggio è lo specchio di quella del nostro sguardo, mormorava il poeta tedesco Rainer Maria Rilke… questo è vero anche nei riguardi della sua ricchezza. Un uomo perduto è vulnerabile e raramente auto-sufficiente : è bene per questo che il lettore qualche volta si perda, si ritrovi, creda di aver capito e poi comprenda che non capisce, o di più, o non sufficientemente. Una bella scuola di saggezza sui cui banchi la curiosità ci insegna la riserva e la sospensione del giudizio. I capitoli dalle mille finestre non offrono verità assolute, né risposte definitive, ma orizzonti, rive, prospettive e sentieri che ricordano come, nel profondo, gli uomini si assomiglino, nelle loro gioie, le loro sofferenze e i loro amori. Nella ricerca di verità e di pace…
La finalità del viaggio è il viaggio stesso… viaggio che porta lontano, a se stessi. Per trovare il proprio essere, o un ego liberato, o Dio, o la ragione, o il cuore, o il vuoto. Ma sempre, sempre della tenerezza e dell’amore. Della speranza pure : ultimo dei mali secondo il mito di Pandora, primo atto della fede in Dio o nell’uomo. Partendo da questi ideali, valori e principi comuni, il viaggiatore che desidera essere iniziato si accosta alle sponde di una ricca diversità e del pluralismo e vede dei cammini tracciarsi, spalancarsi porte e finestre. Vive il paradosso di viaggiare ai margini delle tradizioni e dimorare contemporaneamente nell’essenza dei loro insegnamenti. Allora può mormorare, fiducioso e aperto : la mia filosofia è il viaggio, il pluralismo la mia meta. L’umiltà è la mia coperta, il rispetto il mio abito, l’empatia il mio nutrimento e la curiosità la mia bevanda. Quanto all’amore, ha mille nomi e ad ogni finestra è il mio compagno.
Traduzione di P.K. Dal Monte



bello questo libro , lo sto leggendo e parla un po di tutto, spero che ci sarà in vendita in lingua italiana…cosi lo posso consigliare ad alcuni