IL BURKINI: “MANIA IGIENISTA” O RAZZISMO?
ago 24th, 2009 | Di direttore | Categoria: Donnedi Irene Aaminah Ricotta
Da quando il direttore di una piscina in Francia ha vietato ad una musulmana francese di indossare il burkini, la versione islamica del costume da bagno femminile, è stato un proliferare di polemiche di varia natura.
C’è chi dice che il direttore della piscina fosse preoccupato di preservarne le condizioni iginiche perché non si può indossare per entrare in acqua lo stesso indumento con cui si è usciti da casa. C’è chi difende il nostro diritto di frequentare le piscine pubbliche.
Altrettanto ridicole le iniziative dei ferventi e indefessi sindaci epigoni dello scrupoloso direttore francese.
Il pretesto igienico-sanitario è ridicolo, e per coloro che sono avvezzi alle abitudini delle donne musulmane sanno benissimo che nessuna donna musulmana che porta regolarmente l’hijab uscirebbe mai con un indumento che utilizza per fare il bagno a mare o in piscina tanto più che il tessuto com’è noto non favorisce la traspirazione della pelle come invece il cotone e il lino. E qui, a proprosito della traspirazione della pelle, veniamo alle questioni igienico-sanitarie. Sanno in molti che le piscine sono considerate tra i luoghi privilegiati per contrarre infezioni micotiche note ai profani della medicina come funghi della pelle, piede d’atleta e svariate altre forme di micosi. Queste infezioni che possono trovarsi in diverse zone del corpo con dei costumi come il burkini avrebbero meno possibiltà di essere trasmessi nelle piscine proprio perché esso fornisce una copertura integrale del corpo. Inoltre nelle piscine sarebbe consigliato indossare anche delle scarpette in plastica proprio per evitare di contrarre le summenzionate infezioni, cosa che da anni non si fa più. Per di più chi avesse familiarità con le abitudini igienico-sanitarie dei musulmani praticanti saprebbe benissimo che l’igiene è fondamentale per effettuare la preghiera e quindi è necessario lavare le zone più esposte del corpo, e per i più scrupolosi le parti intime e i denti, almeno 5 volte al giorno. Quindi in materia igienico- sanitaria credo che non ci si possa attribuire superficialità o incuria. La stessa cura per la pulizia le donne musulmane la dedicano agli indumenti e alla casa.
Se il problema non è sanitario allora è un problema di razzismo
Perché non si spiegherebbero i provvedimenti dei sindaci leghisti che imporrebbero alle donne che violano il divieto di indossare il burkini la multa di 500 euro senza considerare il fatto che magari queste donne potrebbero uscire da casa con degli indumenti e cambiarli, dato che dovrebbero tornare a casa con degli indumenti asciutti quantomeno.
Mi chiedo come mai gli ubriaconi e i tossicodipendenti che lasciano bottiglie rotte e siringhe per strada con oltre il rischio igienico anche quello di procurare danni fisici o sanitari permanenti non vengano multati con la stessa scrupolosità.
Se in un parco si trovasserro siringhe infette con il virus HIV e qualcuno contraesse l’AIDS a causa anche dei mancati provvedimenti dei tanti zelanti sindaci leghisti contro questi procuratori di morte quanti danni si dovrebbero chiedere all’incuria delle amministrazioni comunali?
La più ridicola iniziativa è certo quella del sindaco che multerebbe le donne che vogliono indossare il burkini per nuotare anche in mare o nei fiumi per le stesse ragioni igieniche e con l’aggravante che i bambini si spaventano, come se chi andasse a mare non uscisse con il costume già da casa.
Allora appare sempre più evidente che ai difensori delle donne musulmane, in realtà non interessa affatto la libertà o l’integrazione di queste donne ma la loro definitiva scomparsa.
Ma bisogna notare che esistono due Italie, quella del Nord leghista e razzista e quella del Sud incline all’accoglienza.m A Punta Secca, in provincia di Ragusa, nella spiaggia di “Montalbano”, mia sorella indossava non il burkini, ma il suo abbilgiamento in cotone con il velo sistemato a mo’ di turbante
Dopo qualche giorno le donne della spiaggia andavano in spiaggia con dei copricostume simili a caftani lunghi e le chiedevano di insegnare loro come mettere il turbante, in tal modo le donne e le mamme in spiaggia non la facevano sentire “diversa”. E naturalmente i bambini non avevano paura ma giocavano tranquillamente con i suoi bambini.
Per coloro che avessero studiato qualche manuale o qulalche nozione di psicologia anche da Gioia o Donna Moderna, non è una novità il fatto che le paure dei bambini sono le stesse paure dei genitori e che la prima scuola di vita è la famiglia.
Se in Sicilia le donne hanno accolto mia sorella e i bambini con tanta simpatia e cercavano di mettere il turbante come lei per non farla sentire diversa hanno insegnato ai loro figli che qualche piccolo gesto ci rende tutti fratelli nell’umanità e un pezzo di stoffa in testa non ti cambia il cervello ma solo il guscio esterno.
Noi non chiediamo che le donne in spiaggia si vestano come noi, ma solo di poter nuotare con i nostri costumi.
Purtroppo la paura del diverso prevale sulla buona educazione e sul senso di giustizia e non tutte le donne sono così meravigliose come le donne della “Spiaggia di Montalbano”
Nella foto: un costume da mare islamico e una tuta da windsurf o altro sport acquatico…



Non sono un mussulmano, ma condivido le ragioni della libera espressione religiosa, questo se vale anche dall’altra parte.
Questa estate, nelle Marche, nessuno in spiaggia ha avuto da ridire del fatto che ci fosero due simpaticissime signore che facevano il bagno in mare completamente vestite. Il resto delle loro famiglie aveva abbigliamenti diversi, compresa una ragazza in un normalissimo costume, segno quindi anche di scelte personali.
Indubbiamente, essendo la prima volta che si assisteva ad un bagno così “diverso”, le persone erano incuriosite, ma nulla più. Nessun commento negativo o razzista.
Nessun bambino si è “spaventato”….
Il punto fondamentale, è che occorre avere una visione mentalmente aperta per accettare tutto ciò che da sempre è diverso da noi.
La comprensione e la tolleranza sono dei valori fondamentali per vivere in armonia.
Ma sembra proprio che tali insegnamenti, siano sempre più lontani dalla attuale realtà, un po’ ovunque.
Pochi scellerati stanno fomentando razzismo, paure, disagi e fobie, puntando proprio sul lato più oscuro di tutti noi.
la versione islamica del costume da bagno femminile?
ma di che cosa stiamo parlando?
Un vestito indossato e poi immerso nell’acqua aderisce al corpo mostrando tutte le forme di una donna rendendola ancor di piu’ sexi . Dov’e’ la modestia in questo?
Non sara’ forse la ricerca d’identita’ da parte delle donne “musulmane” ad inventare una divoleria chiamata Burkini?
Allah knows best.
Salam Yusuf, il burkini non è ricerca di identità, ma invece ricerca di poter rallegrarsi di nuotare da donne musulmane… Dicono che il tessuto è non aderente, poiché respinge l’acqua, inoltre ci aspettiamo dai fratelli musulmani che abbassino gli occhi, come indicato dal Corano… Gli altri, abituati a ben altre aderenze, pare siano più impegnati a fare delle storie che altro (per il fatto che siamo troppo vestite!)… Pace, Patrizia Khadija
PERCHé;OGNI COMPORTAMENTO DEI MUSULMANI O DELLE MUSULMANE é SEMPRE OGGETTO DI DISCUSSIONI?!!!!!Perchè devono sempre dare spiegazioni ai non musulmani per il loro comportamento?!
Mi stupisco come mai non vi faccia impressione il nudismo nelle nostre spiagge davanti agli occhi dei vostri figli?!!!!
Per quanto riguarda il velo,le nostre mamme o le nostre nonne non l’ho utilizzavano per fare i lavori in casa o la pasta in casa ,appunto per L’IGIENE?????
Non capisco questa Paura e terrore x la nudità da Parte vostra…Un dono meraviglioso di Dio il corpo femminile, non Vorrei che si nascondesse una Morbosa Ipocrisia, trovo che obbligare una Donna a velarsi e a nascondersi Dietro un Velo sia una mancanza di Rispetto nei Confronti di Qualsiasi Individuo.
In Questo fortunatamente Noi Cristiani Abbiamo Fatto un Percorso Storico che ci ha Portato ad una Consapovolezza e Liberato da Falsi Pudori, che nulla anno a che fare con il Rispetto delle Donne.
Saluti da Cristiano +
Come è possibile pubblicare generalizzazioni per le quali il nord sarebbe leghista e razzista e il sud invece tollerante? con quale diritto offendete un popolo che da solo e senza l’aiuto dello stato molto spesso si accolla l’onere di accogliere la maggioranza degli immigrati islamici presenti in italia?
Siete voi che dovete fare i maggiori sforzi di integrazione, come sono stati fatti dagli italiani immigrati nel mondo. Inoltre, sempre parlando di integrazione e razzismo non mi risulta che sia possibile nei paesi islamici fare il bagno in piscine miste o fare il bagno in bikini.
Salam,
condivido il commento del fratello Yusuf. Inoltre, cara Khadija, il fatto che gli altri uomini guardino quanto siamo vestite, non toglie il fatto che in una situazione come quella della spiaggia, stiamo comunque attirando gli sguardi per niente. E se questi uomini sono abituati alla nudità delle altre donne, questo non ci esenta dal proteggere la nostra Awra.
E ancora, se posso capire lo stare al mare tra donne musulmane, non condivido affatto andare nelle spiagge miste e in mezzo a non musulmani (donne e uomini), che se ne stanno (mezzi) nudi, cosa ne è del nostro sguardo? E’ un po’ difficile tenerlo abbassato e non vedere proprio nulla… Ma cosa ci stiamo a fare lì? Capisco il piacere del bagno, ma tutto il resto, il contorno di questi ambienti, è troppo, per giustificarlo. Idem per la piscina (occidentale). Non ritengo siano ambienti appropriati per un musulmano, uomo o donna. Di quali tipo di integrazione stiamo parlando?
Allah ualam.
Che Allah swt ci guidi tutti e tutte nel modo più giusto. Leggo spesso ciò che scrivi, è importante, sono certa che Inshallah sei in buona fede.
Saluti di pace,
Aysha
Da siciliana convertita e avente una doppia vita al Nord e al Sud e non generalizzando ma semplicemente riportando esperienze personali sottoscrivo che esistono due Italie.
Vivo in Veneto e ho vissuto le diverse sfaccettature dallo sputo al rischio di investimento da parte di un pirata della strada, alle quotidiane molestie e insulti, sia a Padova che a Mestre che a Milano, vi sono delle differenze ovvio all’Università e nei centri di maggior cultura o dove si opera reale informazione.
In Sicilia non mi è mai successo e non mi è successo nelle Marche o a Roma o a Napoli o in Calabria… magari al Sud ci sono forme più silenziose di razzismo ma sono regolate da norme di galateo che impongono di trattare gli ospiti stranieri o le altre culture con rispetto cosa si fa anche nei paesi islamici.
A proposito dei bikini o costumi occidentali la invito a frequentare le spiaggie delle coste del Nord Africa e del Senegal per vedere quante donne soprattutto turiste lo portino in Libia no così in altri paesi ma in Egitto e anche negli alberghi di lusso dei paesi del golfo può trovare le varianti che vanno dal velo integrale o niqab all’ombelico fuori.
E ovvio che gli uomini religiosi avvezzi alle norme di comportamento islamico chiedano ad una donna seminuda di coprirsi e vadano lontano da lei ma esiste anche la sensibilità personale che credo vada sempre e comunque rispettata.
Quanto al fatto che dovremmo fare degli sforzi per integrarci, posso affermare, da italiana musulmana, e da donna che conosce diverse realtà che se integrarmi significa togliermi il velo per accettare un lavoro o essere condiscendente a comportamenti che reputo amorali o peggio immorali allora io e tutti i musulmani non possiamo integrarci e non potremmo mai farlo quanto agli sforzi mi creda li facciamo quotidianamente compreso quello di doverci giustificare anche della nostra stessa esistenza ad ogni occasione e di non godere “de re” non “de dicto” degli stessi diritti dei nostri stessi concittadini.
I diritti sulla carta non sono quelli realmente praticati.
Inoltre al Nord soprattutto in Veneto e Lombardia è quasi impossibile trovare una donna che indossi il velo e lavori in ambito pubblico, ma anche privato mentre al centro e al Sud la può trovare.
Si tratta di un diritto sancito dalla Costituzione che ci viene sistematicamente negato.
Ero l’unica musulmana con il velo all’università di Padova fino all’anno scorso tranne qualche Sudanese qui per il Dottorato e sono stata la prima in assoluto, non senza lottare a tenere seminari di livello avanzato indossando il velo.
L’Italia ha dei livelli di razzismo che in molti paesi vengono fortemente contrastati dai Governi come in Inghilterra o in Germania o nella stessa Francia qui il razzismo è incoraggiato dallo stato!
E le discriminazioni razziali, culturali e religiose vanno combattute a qualsiasi latitudine perché spesso sono state causa di genocidi dalla conquista dell’America fino alle faide tribali che ancora imperversano nei paesi africani al razzismo di stato in Israele.
Sinceramente non trovando il burkini sono 5 anni che non vado né a mare né in piscina e altrettanto sinceramente credo che in pochi amino il mare quanto lo amo onestamente spero che possa esserci un giorno una spiaggia per sole donne o piscine e palestre separate perché anche io come gli altri ho diritto a godere degli innumerevoli benefici della pratica del nuoto o della talassoterapia.
Un cordiale saluto .
Irene Aaminah Ricotta
Salaam Aleikum
Integrazione e’ una parola molto brutta….
Diciamo che da musulmano italiano non mi sento non integrato visto che sono nato quì e vivo quì da sempre, a me se la donna fa il bagno vestita o nuda non mi crea alcun problema,ritengo che deve essere sempre una scelta della donna non un imposizione,mia moglie fa quello che vuole non le impono nulla, e’ solo una questione di buon gusto…. tutto quì …..
Sono abbituato a vedere spiagge dove la pelle e’ piu’ scoperta che coperta, chi si fa un problema di questo ha qualche problema psicologico.
Questo non mi crea alcunaa conntraddizione con la mia religione.
Saluti