1000…pensieri di Ramadan
ago 27th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: digiuno, Islamdi Patrizia Khadija Dal Monte
Se 9 è il numero che indica un tempo di pentimento e un punto di conclusione e quindi qualcosa di determinato, il numero mille sembra significare una misura non determinata, anzi relativizza il valore della quantità e del tempo subordinandole alle realtà spirituali. Questo numero appare nel Corano in sette versetti:
“E [ricordate] quando imploraste il soccorso del vostro Signore! Vi rispose: “Vi aiuterò con un migliaio di angeli a ondate successive”. (VIII,9)
“O Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti. Ché in verità è gente che nulla comprende.” (VIII,65)
“Ora Allah vi ha alleggerito [l'ordine], Egli conosce l’inadeguatezza che è in voi. Cento di voi, perseveranti, ne domineranno duecento; e se sono mille, con il permesso di Allah, avranno il sopravvento su duemila. Allah è con coloro che perseverano.” (VIII,66)
Mille apre il nostro modo di considerare le cose, di misurarle, alla dimensione spirituale, questa domina quella terrestre (ruh/nafs) ciò che qui conta non è il numero degli alleati o dei nemici, ma l’invocazione, la pazienza, la perseveranza…
Non c’è dunque sconfitta possibile, nonostante le avversità e le proprie inadeguatezze, se si ha fede e si è perseveranti, perché Allah è con noi. Lo stesso discorso il numero mille lo porta nell’ambito del tempo, se da una parte questo è un nemico invincibile per l’uomo, anche in esso c’è possibilità di vittoria.
Al desiderio di superare il tempo e possedere un potere indefettibile è legato il peccato dei progenitori…
“Gli sussurrò Satana: O Adamo, vuoi che ti mostri l’albero dell’eternità e il regno imperituro? Ne mangiarono entrambi e presero coscienza della loro nudità. Iniziarono a coprirsi intrecciando foglie del giardino. Adamo disobbedì al suo Signore e si traviò. Lo scelse poi il suo Signore, accolse il suo pentimento e lo guidò” (XX,120-122)
Il tempo è il più grande nemico dell’uomo, quello che secondo il ragionamento umano basato sull’esperienza, lo uccide:
“Dicono: Non c’è che questa vita terrena: viviamo e moriamo; quello che ci uccide è il tempo che passa. Invece non possiedono nessuna scienza, non fanno altro che illazioni. (XLV,24)
Nessuno infatti vive quanto vorrebbe… Anche ad una tarda età, ma tutti moriamo… La morte non risparmia nessuno:
“Già inviammo Noè al suo popolo; rimase con loro mille anni meno cinquant’anni. Li colpì poi il Diluvio perché erano ingiusti.” (XXIX,14)
“E vedrai che sono gli uomini più attaccati alla vita, persino più degli associatori. Qualcuno di loro vorrebbe vivere mille anni. Ma tutto questo non lo salverebbe dal castigo, vivesse anche quanto desidera. Allah osserva quello che fanno.” (II,96)
Che il tempo faccia di noi dei perdenti è vero, lo dice la parola di Dio, oltre che l’esperienza umana:
“Per il Tempo! Invero l’uomo è in perdita, eccetto coloro che credono e compiono il bene, vicendevolmente si raccomandano la verità e vicendevolmente si raccomandano la pazienza.” (CIII)
Ma c’è una possibilità di vincere e questa, ancora una volta, è aprirsi alla dimensione spirituale, in cui ciò che conta è la fede, il fare il bene, onorare la verità, sforzarsi di perseverare con pazienza. Il versetto mette in luce inoltre come la vita spirituale esiga la dimensione comunitaria, da soli è ben difficile perseverare, come indicano questi altri versetti in cui Dio chiede allo stesso profeta (pbsl) di perseverare insieme con i credenti:
“E persevera insieme con coloro che invocano il loro Signore al mattino e alla sera, desiderando il Suo Volto. Non vadano, oltre loro, i tuoi occhi, in cerca degli agi di questa vita. Non dar retta a colui il cui cuore abbiamo reso indifferente al Ricordo di Noi, che si abbandona alle sue passioni ed è oltraggioso nel suo agire.” (XVIII,28)
Aprirsi alla dimensione spirituale è un mutamento fondamentale della propria visione dell’esistenza, nella fede la morte non è la fine di tutto, ma un passaggio verso la vita definitiva:
“Quando vengono recitati a loro i Nostri versetti espliciti, non hanno altro argomento eccetto: Fate risorgere i nostri avi, se siete sinceri. Di’: “Allah vi dà la vita e poi vi dà la morte, quindi vi riunirà nel Giorno della Resurrezione. Non c’è dubbio in proposito, ma la maggior parte degli uomini non lo sa”.
Il credente accetta il ghayb con fiducia e timore e rimanda a Dio il segreto del tempo:
“Li resuscitammo infine perché si interrogassero a vicenda. Disse uno di loro: «Quanto tempo siete rimasti?» Dissero: «Siamo rimasti una giornata o parte di una giornata». Dissero: « Il vostro Signore sa meglio quanto siete rimasti…” (XVIII,19)
“Allah sa meglio quanto rimasero.” Appartiene a Lui, il segreto dei cieli e della terra”. (XVIII,26)
“Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come una veglia nella notte”. (Salmo 89)
“Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno solo” (2Pt 3,8)
Anche la Bibbia ricorda la differenza di percezione del tempo tra Dio e uomo. Quella dell’uomo è limitata, condizionata, come disse Einstein “lo spazio e il tempo sono forme di intuizione, che non possono essere separate dalla consapevolezza più di quanto lo possano i nostri concetti di colore, forma o dimensione.”
In un noto hadith qudsiyy il Profeta riporta le seguenti parole divine:“I figli di Adamo maledicono l’epoca (ad-dahr): ma sono Io, l’epoca, e nelle Mie mani vi sono la notte e il giorno.”
Il tempo dunque non appartiene a noi, ne siamo solo dei fruitori:“Nella vita quotidiana utilizziamo il tempo, non “siamo” il nostro tempo”. (M.Heidegger)
Di questo tempo di Dio, il Corano nomina in particolare una Notte e un Giorno nei versetti in cui ricorre il numero mille:
“Invero lo abbiamo fatto scendere nella Notte del Destino. E chi potrà farti comprendere cos’è la Notte del Destino? La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo Spirito*, con il permesso del loro Signore, per [fissare] ogni decreto.” (XCVII)
Questo senso di fissare, compiersi, è dato dal punto di vista numerico, oltre che dal numero del mese, anche dalla data più probabile che la tradizione indica per questa notte e cioè il 27 Ramadan (2+7=9).
Anche in questo versetto si confuta la quantità con la qualità… Ciò che rende speciale questa notte e “migliore” di mille mesi ( che fanno circa 83 anni, età che racchiude la maggior parte delle vite umane), cioè di tutte le notti e i giorni di un’esistenza, è la sua pregnanza spirituale che è data dalla discesa del Rûh e degli angeli…
La notte ha un forte significato simbolico proprio nella sua oscurità:
“Abbiamo fatto la notte e il giorno come segni: è oscuro il segno della notte, mentre è chiaro il segno del giorno, affinché in essi cerchiate la grazia del vostro Signore e conosciate lo scorrere degli anni e il computo [del tempo]…” (XVII,12)
Essa è simbolo del mistero, del ghaib, l’invisibile, il buio, l’assenza di forme e colori, è il grembo più favorevole al manifestarsi della luce di Dio.
“Disse: “In verità ho amato i beni [terreni] più che il Ricordo del mio Signore, finché non sparì [il sole] dietro il velo [della notte]. (XXXVIII,32)
C’è una forte relazione tra manifestazione e notte, come vediamo anche nel viaggio notturno che compì il Profeta :
“Gloria a Colui Che di notte trasportò il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota, di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Egli è Colui Che tutto ascolta e tutto osserva”. (XVII,1)
La realtà della notte viene evocata in molti versetti coranici in coppia con il giorno, ad evocare la binarietà profonda della creazione, come è ben sottolineato nella sura XCII che porta il suo nome, in cui si succedono varie coppie di realtà: notte/giorno; maschio/femmina; generoso/avaro; verità/menzogna; facile/difficile.
Binarietà dei segni della creazione che conduce a quella più difficile per noi da comprendere: l’altra vita e questa vita e castigo e premio eterno.
timorato- verità facile“A Lui la lode nei cieli e sulla terra, durante la notte e quando il giorno comincia a declinare. Dal morto trae il vivo e dal vivo trae il morto e ridà vita alla terra che già era morta. Così vi si farà risorgere. Fa parte dei Suoi segni l’avervi creati dalla polvere, ed eccovi uomini che si distribuiscono [sulla terra].”(XXX,18-20)
Ancora è interessante notare come la notte sia menzionata quasi nella totalità dei casi prima del giorno, come se lo precedesse. Cosa che è confermata anche dalla Genesi a proposito della creazione: “Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.”
Così nella gestazione dell’essere umano l’oscurità precede la luce:
Vi crea nel ventre delle vostre madri, creazione dopo creazione**, in tre tenebre*** [successive].”(XXXIX,6)
La notte è caratterizzata oltre che dall’oscurità anche dal riposo, che sta ad indicare una passività benefica, positiva, necessaria:
“Egli è Colui Che della notte ha fatto una veste per voi, del sonno un riposo e ha fatto del giorno, un risveglio.” (XXV,47)
“Allah è Colui Che ha stabilito per voi la notte affinché riposiate e il giorno affinché vediate (XL,61))
Così l’ultima delle rivelazioni “scende” dall’alto verso il basso…
“Per il Libro esplicito. Lo abbiamo fatto scendere in una notte benedetta, – in verità siamo Noi ad ammonire…” (XLIV,2-3)
Nella realtà della rivelazione Dio è il soggetto agente, l’essere umano colui che riceve il dono. Ciò è ben visibile nel racconto del Profeta Muhammad (pbsl): “In una delle ultime notti del mese, all’improvviso gli apparve una figura umana che gli disse: “Leggi!”. Muhammad rispose: “Non so leggere”, allora quegli lo strinse fortissimamente e insistette: “Leggi!”. Dopo che questo fatto si ripeté ancora una volta la creatura recitò i primi cinque versetti di questa sura affinché, come disse poi l’Inviato di Allah, “le parole fossero scolpite nel mio cuore”. Sconvolto ed impaurito Muhammad fuggì dalla grotta correndo giù dalla montagna, ma una voce risuonò prodigiosamente nell’oscurità della notte: “O Muhammad tu sei il Messaggero di Allah e io sono Gabriele”. Egli alzò gli occhi e vide la forma angelica riempire tutto l’orizzonte…”
La rivelazione scende e le sue parole vengono scolpite nel cuore… Più che la nostra capacità di fare, è necessaria la nostra capacità di ascoltare e di accogliere… Anche nelle notti di Ramadan, si cessa lo sforzo del digiuno e si sospendono tutte le astensioni… In una notte di esse avviene la rivelazione del Corano, ad indicare come le privazioni siano solo una preparazione alla rivelazione vera e propria, la quale è “pura Grazia” e non vincolata ai meriti umani, ed esiga un’integrità umana, un uomo riconciliato con tutte le sue componenti (corpo, anima, spirito).
“Dal cielo dirige le cose della terra e poi tutto risalirà a Lui, in un Giorno che sarà come mille anni del vostro contare” (XXXII,5)
Se la rivelazione scende in una notte, tutto poi risale a Dio, in un tempo che appare molto lungo, riferito al modo di contare umano e sembra voler dire la diversità di “quel Giorno” con i giorni che conosciamo, e la sua durezza che si evince anche dal verbo usato ‘salire’. L’uomo dopo aver ricevuto tutto per dono è chiamato ad agire, ad impegnarsi per camminare verso il cielo. “In verità abbiamo creato l’uomo perché combatta…” recita un versetto della sura Al Balad. Il giorno nei versetti coranici è visto come il tempo delle azioni…“della notte un indumento, e del giorno un mezzo per le incombenze della vita.” (LXXVIII,10-11) tra le quali l’essere umano deve scegliere quelle che portano in alto:
“Non gli abbiamo indicato le due vie? Segua dunque la via ascendente. E chi ti farà comprendere cos’è la via ascendente? È riscattare uno schiavo, o nutrire, in un giorno di carestia, un parente orfano o un povero prostrato [dalla miseria], ed essere tra coloro che credono e vicendevolmente si invitano alla costanza e vicendevolmente si invitano alla misericordia. Costoro sono i compagni della destra, mentre coloro che non credono nei Nostri segni, sono i compagni della sinistra. Il Fuoco si chiuderà su di loro.” (XC)
Se la notte richiama il concetto di rivelazione il giorno quello di giudizio. C’è un nostro giudicare come agire, cosa scegliere e un giudicare divino: Il Giorno infatti sta ad indicare il Giorno del Giudizio, verso il quale tutta la storia umana è incamminata in cui ognuno raccoglierà ciò che ha seminato.
“In quel Giorno gli uomini usciranno in gruppi, affinché siano mostrate loro le loro opere. Chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo vedrà, e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo vedrà.” (XCIX) (Il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) disse che i due versetti che concludono questa sura sono i più terrificanti di tutto il Corano).
Wa Allahu a’lam


