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	<title>Commenti a: Uyghuristan, la difficile periferia</title>
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	<description>Rivista islamica</description>
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		<title>Di: Omar</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2009/07/uyghuristan-la-difficile-periferia/comment-page-1/#comment-52</link>
		<dc:creator>Omar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 18:20:43 +0000</pubDate>
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		<description>Teatro di ombre nello Xinjiang

di M. Saadoune*


La questione delle nazionalità sarebbe il tallone d’Achille della Repubblica Popolare Cinese?
Alcuni lo pensano e lo dicono.
I disordini nello Xinjiang, che seguono a quelli che hanno scosso il Tibet qualche mese fa, ne sarebbero la prova indiscutibile.
Il trattamento mediatico occidentale è tuttavia molto differente.
Il governo centrale cinese è certo vilipeso e accusato di tutti i mali, ma la rappresentazione degli eventi si caratterizza per una certa prudenza.
E’ vero che a differenza dei Tibetani, buddisti, gli Uighuri che popolano la provincia dello Xinjiang sono dei musulmani sunniti turcofoni.
E dopo l’11 settembre, le rivendicazioni espresse dai musulmani sono trattate con – è un eufemismo – una grande prudenza. Ciò non impedisce che si sfrutti l’occasione. Cosa importano i fatti – un’oscura storia di violazioni seguita da morti -, degli esperti sorti dal nulla mediatico spiegano saggiamente che questi disordini sono l’espressione di un fenomeno di resistenza all’ “imperialismo cinese”. Lo Xinjiang sarebbe a poco a poco sommerso dall’arrivo degli Han, l’etnia cinese largamente maggioritaria.
Il conflitto dunque opporrebbe dei musulmani a dei Cinesi comunisti.
Pochi esperti menzionano il fatto che lo Xinjiang ospiti gli Hui, un altro popolo musulmano di etnia Han, le cui popolazioni non sono implicate nei moti in corso. I Cinesi hanno fatto molti progressi in economia, continuano però ad affrontare molto male la gestione mediatica delle crisi. Talmente male che questo permette ai geo-etnologi di servizio di occultare l’estrema importanza strategica di questa provincia nel cuore di tutti i transiti energetici dell’Asia centrale. Lo Xinjiang è il punto terminale di numerose pipelines in attività o in progetto, destinate a rispondere alla domanda crescente della Cina. Gli Uighuri fanno da sponda, da molti anni, alla sollecitudine interessata dei gruppi d’influenza americani.
Il Congresso mondiale uiguro, gruppo d’opposizione con base a Washington, è generosamente finanziato dal braccio secolare dell’Amministrazione statunitense, il National Endowment for Democracy (NED), che elargisce diverse centinaia di migliaia di dollari ogni anno.
Il NED, un organizzazione ufficialmente non governativa, è lo strumento tradizionale d’azione dei servizi specializzati americani. Esso ha finanziato e organizzato tutte le “rivoluzioni colorate” o di “velluto” volte ad installare dappertutto o dove ciò sia possibile dei governi pro-occidentali.
Il NED ha operato nell’Europa dell’Est, nel Caucaso e può essere, recentemente in Iran.
I disordini in questa regione essenziale dell’Asia centrale, limitrofa al Kazakhistan, riserva energetica del futuro, sono ben inteso un’opportunità per indebolire la Cina e appannare la sua immagine internazionale.
E’ anche un’opportunità ideale per tentare di creare un cuneo tra i paesi della regione, la maggior parte dei quali appartiene all’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (OCS).
Gli Americani sono preoccupati della crescita di potenza di questa struttura che raggruppa la Cina, la Russia, il Kazakhistan, l’Uzbekistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, e alla quale sono associati, in quanto osservatori, l’Iran, il Pakistan, l’India e la Mongolia.
Altrettanti elementi che invitano ad una lettura meno sommaria di ciò che succede nello Xinjiang …

*Le quotidien d’Oran 13/07/09</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Teatro di ombre nello Xinjiang</p>
<p>di M. Saadoune*</p>
<p>La questione delle nazionalità sarebbe il tallone d’Achille della Repubblica Popolare Cinese?<br />
Alcuni lo pensano e lo dicono.<br />
I disordini nello Xinjiang, che seguono a quelli che hanno scosso il Tibet qualche mese fa, ne sarebbero la prova indiscutibile.<br />
Il trattamento mediatico occidentale è tuttavia molto differente.<br />
Il governo centrale cinese è certo vilipeso e accusato di tutti i mali, ma la rappresentazione degli eventi si caratterizza per una certa prudenza.<br />
E’ vero che a differenza dei Tibetani, buddisti, gli Uighuri che popolano la provincia dello Xinjiang sono dei musulmani sunniti turcofoni.<br />
E dopo l’11 settembre, le rivendicazioni espresse dai musulmani sono trattate con – è un eufemismo – una grande prudenza. Ciò non impedisce che si sfrutti l’occasione. Cosa importano i fatti – un’oscura storia di violazioni seguita da morti -, degli esperti sorti dal nulla mediatico spiegano saggiamente che questi disordini sono l’espressione di un fenomeno di resistenza all’ “imperialismo cinese”. Lo Xinjiang sarebbe a poco a poco sommerso dall’arrivo degli Han, l’etnia cinese largamente maggioritaria.<br />
Il conflitto dunque opporrebbe dei musulmani a dei Cinesi comunisti.<br />
Pochi esperti menzionano il fatto che lo Xinjiang ospiti gli Hui, un altro popolo musulmano di etnia Han, le cui popolazioni non sono implicate nei moti in corso. I Cinesi hanno fatto molti progressi in economia, continuano però ad affrontare molto male la gestione mediatica delle crisi. Talmente male che questo permette ai geo-etnologi di servizio di occultare l’estrema importanza strategica di questa provincia nel cuore di tutti i transiti energetici dell’Asia centrale. Lo Xinjiang è il punto terminale di numerose pipelines in attività o in progetto, destinate a rispondere alla domanda crescente della Cina. Gli Uighuri fanno da sponda, da molti anni, alla sollecitudine interessata dei gruppi d’influenza americani.<br />
Il Congresso mondiale uiguro, gruppo d’opposizione con base a Washington, è generosamente finanziato dal braccio secolare dell’Amministrazione statunitense, il National Endowment for Democracy (NED), che elargisce diverse centinaia di migliaia di dollari ogni anno.<br />
Il NED, un organizzazione ufficialmente non governativa, è lo strumento tradizionale d’azione dei servizi specializzati americani. Esso ha finanziato e organizzato tutte le “rivoluzioni colorate” o di “velluto” volte ad installare dappertutto o dove ciò sia possibile dei governi pro-occidentali.<br />
Il NED ha operato nell’Europa dell’Est, nel Caucaso e può essere, recentemente in Iran.<br />
I disordini in questa regione essenziale dell’Asia centrale, limitrofa al Kazakhistan, riserva energetica del futuro, sono ben inteso un’opportunità per indebolire la Cina e appannare la sua immagine internazionale.<br />
E’ anche un’opportunità ideale per tentare di creare un cuneo tra i paesi della regione, la maggior parte dei quali appartiene all’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (OCS).<br />
Gli Americani sono preoccupati della crescita di potenza di questa struttura che raggruppa la Cina, la Russia, il Kazakhistan, l’Uzbekistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, e alla quale sono associati, in quanto osservatori, l’Iran, il Pakistan, l’India e la Mongolia.<br />
Altrettanti elementi che invitano ad una lettura meno sommaria di ciò che succede nello Xinjiang …</p>
<p>*Le quotidien d’Oran 13/07/09</p>
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		<title>Di: Omar</title>
		<link>http://www.islam-online.it/2009/07/uyghuristan-la-difficile-periferia/comment-page-1/#comment-47</link>
		<dc:creator>Omar</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 09:18:00 +0000</pubDate>
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		<description>CINA: XINJIANG, IRAN CHIEDE SICUREZZA PER MUSULMANI

   (ANSA) - TEHERAN, 13 LUG - &#039;&#039;Preoccupazione&#039;&#039; per le violenze 
nella regione cinese del Xinjiang e &#039;&#039;la necessita&#039; di garantire 
la sicurezza e la calma per i Musulmani&#039;&#039; sono state 
sottolineate dal ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr 
Mottaki, in una conversazione telefonica avuta ieri sera con il 
suo omologo cinese Yang Jiechi. Lo riferisce oggi l&#039;agenzia 
iraniana Isna.
   Ieri, alcuni esponenti religiosi iraniani avevano chiesto al 
governo di rompere il silenzio e protestare per le violenze 
subite dai Musulmani cinesi, nonostante gli ottimi rapporti di 
cooperazione economica esistenti fra Teheran e Pechino.
   Pur chiedendo garanzie di rispetto per i diritti dei 
Musulmani del Xinjiang, Mottaki ha tuttavia condannato anche 
&#039;&#039;ogni interferenza straniera che miri a minare la stabilita&#039; 
della Cina&#039;&#039;.
   Ieri l&#039;agenzia ufficiale Irna aveva scritto che dietro ai 
disordini nello Xinjiang ci sono gli Usa, che tentano di 
promuovere una &#039;&#039;rivoluzione di velluto&#039;&#039; contro Pechino. 
(ANSA).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>CINA: XINJIANG, IRAN CHIEDE SICUREZZA PER MUSULMANI</p>
<p>   (ANSA) &#8211; TEHERAN, 13 LUG &#8211; &#8221;Preoccupazione&#8221; per le violenze<br />
nella regione cinese del Xinjiang e &#8221;la necessita&#8217; di garantire<br />
la sicurezza e la calma per i Musulmani&#8221; sono state<br />
sottolineate dal ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr<br />
Mottaki, in una conversazione telefonica avuta ieri sera con il<br />
suo omologo cinese Yang Jiechi. Lo riferisce oggi l&#8217;agenzia<br />
iraniana Isna.<br />
   Ieri, alcuni esponenti religiosi iraniani avevano chiesto al<br />
governo di rompere il silenzio e protestare per le violenze<br />
subite dai Musulmani cinesi, nonostante gli ottimi rapporti di<br />
cooperazione economica esistenti fra Teheran e Pechino.<br />
   Pur chiedendo garanzie di rispetto per i diritti dei<br />
Musulmani del Xinjiang, Mottaki ha tuttavia condannato anche<br />
&#8221;ogni interferenza straniera che miri a minare la stabilita&#8217;<br />
della Cina&#8221;.<br />
   Ieri l&#8217;agenzia ufficiale Irna aveva scritto che dietro ai<br />
disordini nello Xinjiang ci sono gli Usa, che tentano di<br />
promuovere una &#8221;rivoluzione di velluto&#8221; contro Pechino.<br />
(ANSA).</p>
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