Una lettera dall’Iran

lug 27th, 2009 | Di | Categoria: Approfondimenti

Bismi’Hi Ta’ala

Salam alaykum

ho ricevuto alcuni giorni fa questa e-mail da un caro fratello, non iraniano, insegnante universitario, che da alcuni anni vive e lavora a Tehran. Ritenendolo utile, è stata tradotta in italiano.
Hosseyn

Caro fratello,
W/Salam
grazie per avermi inoltrato questa lettera bella e molto realistica che dipinge la situazione delle recenti elezioni e degli eventi post-elettorali. C’è una campagna organizzata per distruggere il governo islamico e portare qui la rivoluzione verde. Alhamdulillah è fallita.

Viviamo a Tehran e siamo stati testimoni della maggior parte degli eventi nel modo in cui si sono lentamente sviluppati e di come hanno infine portato agli sciagurati eventi nelle strade. Seguiamo sia i media occidentali che i notiziari iraniani e siamo sicuri che i sionisti, gli inglesi e gli americani stiano potando avanti una cospirazione ben pianificata contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Scriverò ciò di cui ho fatto esperienza personalmente, verità e conoscenze di prima mano, e Dio mi sia testimone mentre scrivo le righe che seguono:

1. Insegno in una università. Circa 4 mesi fa prima dell’inizio della campagna elettorale ho notato che i miei amici ricevevano continuamente SMS dai loro amici, da vari colleghi sconosciuti di altre università e da fonti sconosciute. La maggior parte di questi amici era per così dire di vedute liberali. Questi SMS si riferivano al personaggio di Ahmadinejad in molti modi. Per esempio una volta ero con il preside della facoltà di Scienze di una università in un incontro e il suo cellulare ricevette un SMS. Lo lessi: “Inni khalaqtu Ahmadinejad wa inni minan nadimin” che significa che Dio sta dicendo “Io ho creato Ahmadinejad e di sicuro ora sono profondamente pentito”.

Era una citazione distorta di un versetto del Quran usata contro Ahmadinejad. Puoi immaginare come una campagna organizzata si stesso muovendo contro il Presidente e la sua squadra che stavano realmente servendo il paese. Ahmadinejad ha fatto 66 viaggi in città remote e villaggi durante i suoi anni di presidenza. Ed è più di ciò che abbia mai fatto qualunque altro presidente dell’Iran. Lo scopo era di dare il via ad una campagna e lentamente costruirla fino a raggiungere lo zenith nel momento delle elezioni. E tutto ciò era particolarmente indirizzato alle facoltà univeristarie, studenti ed intellettuali.

2. Da pendolare, la maggior parte delle volte uso il taxi. Durante la campagna elettorale vidi la maggior parte dei taxi esporre grandi foto e slogan elettorali di Mousavi. Una volta chiesi al tassista, che sembrava essere molto amichevole e aperto nei miei confronti, anche essendo io uno straniero. Gli chiesi se realmente amasse Mousavi. Lui mi rispose che era povero e riceveva 3000 tomans (circa 3 $) al giorno per esporre quelle foto di Mousavi. Ogni notte deve andare ad uno stabile a nord di Tehran che guida la campagna elettorale di Mousavi. Così iniziai a chiedere a molti altri tassisti. Ne trovai personalmente almeno altri 3 o 4 che ricevevano denaro per mettere le foto di Mousavi. La stessa cosa era comune tra i negozianti nei bazaar vicino alla mia residenza. Prendevano 3 o 4000 tomans al giorno per esporre quei grandi poster di Mousavi nei loro negozi. Quando vidi tutto questi ebbi dei sospetti rispetto alla provenienza di questi soldi e così ne parlai con i miei colleghi.

3. C’erano posti, specialmente nel nord e ad ovest di Tehran e nelle università, dove agli studenti, soprattutto alle ragazze, venivano dati gratuitamente nastrini, sciarpe, vestiti e altri oggetti verdi. I nastrini verdi venivano distribuiti in strada letteralmente a migliaia. Mentre stava accadendo questo uscirono slogan come: “Har kas key namikhawast rusari, bedahad rai be Mousavi” (chiunque voglia liberarsi del Hejab dovrebbe votare per Mousavi).
Puoi immaginare il piano dei nemici per rimuovere l’hejab e promuovere tra i giovani uno stile di vita occidentale.

4. Per molti di noi fu chiaro che mani sconosciute stavano giocando un ruolo importante nella campagna di Mousavi. Il dibattito in diretta tra i candidati veniva mostrato in TV solo pochi giorni prima del giorno delle elezioni ed era una novità. Vedemmo che Karrubi sprecava il tempo concessogli per portare avanti il suo programma. Non aveva portato nessun piano nel caso in cui avesse vinto le elezioni. Mohsen Rezai portò avanti un progetto economico ben strutturato benché troppo teorico. Quando Ahmadinejad gli fece qualche domanda sul programma del suo piano economico, non fu in grado di rispondere. Mousavi sprecò il tempo concessogli accusando il governo e Ahmadinejad di essere un bugiardo traditore e così via, senza alcuna prova. Anche nei dibattiti in cui Mousavi affrontava Karrubi e Rezai sprecò il suo tempo accusando Ahmadinejad. Non portò nessun piano di governo. Rezai glielo chiese numerose volte ma non ci fu nessuna chiara risposta. Ahmadinehad fu invece in grado di replicare alle accuse mosse contro di lui con chiarezza mostrando documenti e prove. Mostrò inoltre dei documenti che dimostravano i passi fatti dal suo governo nei precedenti 4 anni. Dal momento che venne accusato da Mousavi in contumacia, gli venne concesso del tempo in più per difendersi, ma solo 2 giorni prima del giorno delle votazioni, e lo fece molto educatamente con documenti e argomentazioni logiche. Questi dibattiti dal vivo vennero guardati da moltissimi iraniani, e fu chiaro che Ahmadinejad spiccava notevolmente tra tutti gli altri. Per essere del tutto onesto mi aspettavo che Mousavi se ne uscisse con un piano, un programma, ma non fu così. Quando ero uno studente, Mousavi era il primo ministro dell’Iran e lo rispettavamo molto. Avevo la sua foto sul muro della mia camera. Ad ogni modo ora le cose sono cambiate. I nemici hanno usato quegli intellettuali che avevano delle falle ideologiche per le loro agende.

5. Durante tutti questi giorni di elezioni e di tumulti post-elettorali, il grande evento che ha coinvolto la maggior parte degli iraniani è stato la storica Preghiera del Venerdì di Tehran guidata da Rahbar (la Guida, in persiano) Khamenei. I cuori di coloro che provavano anche la più piccola forma d’amore per l’Islam e l’ordinamento islamico imploravano di sentire dire a Rahbar di sbarazzarsi di tutte le cospirazioni e del caos creato da ignoranti e da agenti mercenari. Andai a pregare con la mia famiglia. Il momento della preghiera era attorno all’una di pomeriggio. Ma raggiungemmo il posto due ore prima e restammo arenati nel traffico. Milioni di persone erano lì. Anche se arrivammo lì presto, fummo il grado di trovare solo un posto nella strada fuori dal cancello dell’Università di Tehran. Fu un grande spettacolo di solidarietà verso Rahbar e la Repubblica Islamica. La gente pianse quando Rahbar parlò. Fu uno dei migliori Venerdì di preghiera a cui partecipai in questa nazione. Rahbar parlava e tutti erano catturati dalle sue parole. Si potè vedere la gente piangere quando disse le ultime frasi rivolgendosi all’Imam Zaman (l’Imam Mahdi, n.d.t.). Al momento di tornare a casa ci volle più di un’ora per raggiungere la macchina e più di due per arrivare nella nostra abitazione

6. Molte persone hanno fatto tawbah (pentimento) dopo aver partecipato alla Preghiera, perché erano stati fuorviati dalla propaganda. Conosco molti amici che si sono telefonati e hanno parlato o scambiato messaggi. La preghiera di Rahbar stava illuminando la via di molti iraniani. Ad ogni modo i nemici avevano i loro piani. Un giorno prima del Venerdì di preghiera, annunciarono che avrebbero tenuto una riunione il sabato. Fu una vera e propria ribellione. E questo fu il motivo per cui molta gente venne il venerdì per pregare, pronta a combattere. Comunque, alhamdulillah, Rahbar placò gli animi e avvertì tutti.

7. Durante i disordini post-elettorali, un giorno stavo facendo lezione, e c’erano studenti provenienti da 3 università diverse. I cellulari di due di loro squillarono. Chiesi che venissero spenti, e uno di loro mi disse che l’SMS era in inglese e voleva che lo leggessi. Quando lo vidi rimasi di stucco. Il numero di telefono iniziava per +44…e quindi proveniva dal Regno Unito. Riguardava il fatto che Mousavi aveva sfidato il risultato elettorale e aveva chiesto ai suoi sostenitori di sfidare la legge. Chiesi agli studenti chiarimenti su questi SMS. Molti di loro non sapevano neanche che +44 era il prefisso della Gran Bretagna. La maggior parte degli studenti aveva iniziato a ricevere questi messaggi (10/12 al giorno) da parecchi giorni. Allora interruppi la mia lezione e parlai per circa un’ora della storia del coinvolgimento del Regno Unito in varie cospirazioni contro l’Islam e del processo cosiddetto “rivoluzioni di velluto” (Velvet revolution) pianificato da Stati Uniti, Europa e dalla coalizione sionista in varie nazioni, e cercai di renderli consapevoli di tali cospirazioni.

Ci sono molte altre cose che potrei scrivere, ma sarebbe troppo lungo. Credo che i lettori sapranno e potranno immaginare il quadro reale della nostra situazione elettorale. Alhamdulillah sotto la grande guida di Rahbar e grazie alla presenza di Muminin (credenti) attivi e consapevoli, la cospirazione della rivoluzione verde di velluto è fallita. Ad ogni modo i nemici interni ed esterni stanno ancora lavorando e spero che, con l’aiuto di Dio e con sincere preghiere, questi nemici verranno scovati e sconfitti. InshaAllah.

Dua (ricordami nelle tue preghiere)

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