Iran: complotto contro la rielezione di Ahmadi Nejad
lug 20th, 2009 | Di direttore | Categoria: Questioni contemporanee
da http://www.arabmonitor.info
Teheran, 18 luglio – Dopo che ieri all’Università di Teheran si sono dati appuntamento i vari Akbar Hashemi Rafsanjani, Mir Hossein Mousavi. Mehdi Karroubi, Hassan Rowhani, del cosiddetto fronte riformista uscito sconfitto dalle urne elettorali – anche se per definire Rafsanjani un riformista ci vuole molta fantasia -, sull’autorevole quotidiano iraniano Kayhan Hossein Shariatmadari, rappresentante della Guida suprema presso la testata, ha scritto, citato dalla Reuters, che Rafsanjani con il suo sermone all’Università ha di fatto prese le difese di coloro che hanno violato la legge. Shariatmadari ha corretto Rafsanjani, che ieri parlava di crisi: “L’espressione più appropriata per descrivere la situazione attuale è complotto”.
A conferma di quanto sostenuto da Shariatmadari, il ministro per i Servizi di sicurezza Gholam Hossein Mohseni Ejei ha detto, citato da Press Tv, che i più stretti collaboratori di Mousavi sapevano benissimo già diversi giorni prima delle presidenziali che Mousavi rischiava la sconfitta nei confronti del presidente uscente Mahmoud Ahmadi Nejad, e hanno quindi iniziato a diffondere voci su possibili brogli. Mohseni Ejei ha affermato che Rafsanjani stesso avrebbe fatto carte false per impedire la vittoria di Ahmadi Nejad.
Così è nato un fronte di oppositori ad Ahmadi Nejad composto da individui e gruppi che condividevano “lo stesso obiettivo, ma per ragioni diverse”. Il ministro ha così fatto l’elenco della bizzarra alleanza che andava dagli Stati Uniti e da ambienti occidentali attraverso gruppi di opposizione interni e di oltreoceano, dai comunisti, ai monarchici ai democratici, a gruppi politici-religiosi interni sino a Rafsanjani “per il quale la sconfitta di Ahmadi Nejad costituiva un’assoluta priorità”.
Mohsen Ejei ha rivelato anche che ci sono stati dei colloqui tra esponenti del gruppo dei Mujaheddin Khalq, di recente rimosso dalla lista nera dell’Ue, con inviati israeliani a proposito di un piano per assassinare il presidente Ahmadi Nejad. Questi incontri hanno avuto luogo prima a Sharm el Sheikh e quindi a Parigi. I Mujaheddin Khalq hanno posto come condizione la rimozione dell’organizzazione dall’elenco statunitense dei gruppi terroristici. Israele successivamente ha cercato dei canali verso il gruppo Jundullah, con base in Pakistan, responsabile di diversi attacchi terroristici negli ultimi anni nella provinca sudorientale iraniane del Sistan Beluchistan.


