Il senso della vita e della morte nella rivelazione islamica

lug 10th, 2009 | Di | Categoria: Islam

di Patrizia Khadija Dal Monte

 

Spesso quando parliamo di islam, sia dentro che fuori della comunità islamica, siamo portati a porre l’accento sull’aspetto normativo, leggi e riti cioè che segnano il cammino del musulmanosu ciò che lo caratterizza più esteriormente come il foulard delle donne, il non bere alcool, non mangiare maiale, ecc. Tutto ciò è normale, ma per avvicinarsi alla comprensione di questa religione penso sia necessario porsi prima di tutto la domanda sui suoi fondamenti… Cosa pretende di dire l’islam circa la vita dell’essere umano? Qual’è il senso della vita umana che si svela nei suoi testi? Quale il senso della morte, realtà ineluttabile che ci tocca e ci angoscia nonostante tutti gli sforzi che fa questa società per renderla inoffensiva e nasconderla in case chiuse dove l’odore della vecchiaia si mescola ad una solitudine profonda e a qualche sforzo sociale di far sentire attivi coloro che non sono più in pista…?

I testi che riguardano gli inizi della vita nel Corano, con grande chiarezza e bellezza , ricordano prima di tutto l’origine di tutte le cose e dell’essere umano da Dio, Egli è Colui Che crea e perfeziona :

“Ha creato i cieli e la terra in tutta verità. Arrotola la notte sul giorno e il giorno sulla notte, e il sole e la luna ha costretto [a orbitare] fino ad un termine stabilito. Non è forse Lui l’Eccelso, il Perdonatore? Vi ha creati da un solo essere, da cui ha tratto la sua sposa. Del bestiame vi diede otto coppie,* Vi crea nel ventre delle vostre madri, creazione dopo creazione**in tre tenebre (successive). Questi è Allah, il vostro Signore!(XXXIX,5)

“Egli è Colui Che dall’acqua, ha creato una specie umana e la ha resa consanguinea ed affine. Il tuo Signore è potente.” (XXV,54)

“Gloria a Colui Che ha creato le specie di tutto quello che la terra fa crescere, di loro stessi e di ciò che neppure conoscono. ” (XXXVI,36)

“Egli è Colui Che conosce il palese e l’invisibile; è l’Eccelso, il Misericordioso; è Colui Che ha perfezionato ogni cosa creata e dall’argilla ha dato inizio alla creazione dell’uomo, quindi ha tratto la sua discendenza da una goccia d’acqua insignificante ; quindi gli ha dato forma e ha insufflato in lui del Suo Spirito…” (XXXII,6-9)

E ci rammentano ancora come l’essere umano sia creato dalla terra, impastato di essa, da cui l’importanza della cura, dell’amarla, trattandola con rispetto ed equilibrio:“Prestate attenzione alla Terra, è vostra madre” dice un hadith profetico, a ribadire questo legame profondo dell’essere umano con la terra, che possiede una sacralità di fondo. Un detto molto noto del Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, dice: “Dio ha fatto sì che per me la terra fosse tutta intera un purissimo luogo di prosternazione (masâjidan wa tahûran)”. in cui si stabilisce che in mancanza d’acqua l’abluzione (senza la quale non ci si può accostare ai riti sacri) dovrà essere compiuta «sfregandosi il volto e le mani con terra buona» (IV,43). (sa‘îdan tayyiban) si debba intendere ogni cosa che si trovi ‘naturalmente’ sulla superficie terrestre (roccia, terra, polvere, sabbia, erba, muschio) con l’eccezione di ciò che è fatto dall’uomo. La terra dunque non solo è ‘luogo consacrato’, ma è anche ‘consacrante’, e cioè è un valido mezzo di consacrazione e di purificazione.”[1]“I commentatori spiegano che per ‘terra buona’ Per l’Islam tutta la terra è come un immenso tempio, da cui deriva l’importanza di mantenerla sana, pulita e degna. Questa sacralità della terra è evidente anche in un versetto coranico 

C’è un aspetto particolare del rapporto con le creature nell’Islam, oltre a quello di cura, di armonia, di sviluppo ecc. ed è quello legato alla contemplazione e all’adorazione, c’è cioè un canto di lode e di adorazione che l’uomo e gli altri esseri levano insieme al Misericordioso…    Nel v. 44 della Sura del Viaggio Notturno (XVII) è detto: «I sette cieli, la terra e chi è in essi cantano la gloria di Dio, e in realtà non v’è alcuna cosa che non canti la Sua lode, solo che voi non comprendete (lâ tafqahûna) tale canto di lode (tasbîh)». “Nei commenti a questo versetto, si parla diffusamente di vari eventi miracolosi occorsi al Profeta e ai santi musulmani, eventi nei quali essi udivano distintamente la lingua delle creature e le parole del ‘canto di gloria a Dio’ messo in atto da ogni cosa, e cioè delle rocce, dai sassi, dalle porte mentre scricchiolano, dal mormorio dell’acqua, dalle piante e dagli alberi (in special modo dalle palme), da differenti tipi di animali (dalle rane agli animali domestici), e dalle varie parti del corpo umano.”[2] è detto che «Il sole e la luna (si muovono) secondo calcolo ( preciso); la stella e l’albero si prosternano”(LV,5), e ancora, nella Sura dell’Ape (v. 49) è detto: «Si prosternano a Dio gli animali che sono nei cieli e sulla terra, assieme agli angeli, e non son vanagloriosi».   “Volenti o nolenti si prosternano ad Allah coloro che sono nei cieli e sulla terra e anche le ombre loro al mattino e alla sera” (XIII,15). E ancora, viene riportato che “il Profeta Muhammad un giorno passò accanto ad alcune sepolture di persone che lui sapeva essere morte nel peccato.   Il Profeta allora prese dei rametti di un arbusto verdeggiante, li depose sui loro sepolcri e affermò che il canto di lode (tasbîh) che veniva da quei rametti verdi avrebbe portato sollievo nella tomba a quelle persone.”   “ Si può dire che l’adoratore contempli la natura in due sensi: da una parte la contempla perché vede in essa un luogo di manifestazione di Dio (e dei Nomi divini), e dall’altro perché negli esseri vede delle creature che al pari di lui sono dedite all’adorazione, e che lo confermano in essa.”[3] è l’atteggiamento del musulmano verso Dio, quello più intimo e profondo, e il senso della creazione… nel v. 56 della Sura del Venti che Soffiano (LI), Dio dice: «Non ho creato gli uomini e i ginn se non affinché si dedichino all’adorazione», o anche ‘al servizio divino’, secondo un altro dei significati del termine ‘ibâda… Questo atteggiamento adorante si esprime poi ritualmente nella preghiera di adorazione (salat), nelle sue parole e nelle sue posture.L’adorazione E del resto sempre nel Corano, nella Sura del Misericordioso 

 

L’importanza del legame con la terra nella rivelazione islamica si rivela inoltre nella concezione unitaria dell’essere umano: esso è tale non perché possiede un’ anima, ma nella sua interezza, corpo e spirito :

quindi gli ha dato forma e ha insufflato in lui del Suo Spirito. Vi ha dato l’udito, gli occhi e i cuori. Quanto poco siete riconoscenti!” (XXXII,9)

 

Come recita un famoso hadith:«Il concepimento di ciascuno di voi, nel ventre della madre si compie in quaranta giorni; inizialmente sotto forma di un seme (nutfa), poi sotto forma di un’aderenza (‘alaqa) per lo stesso periodo, poi sotto forma di un pezzo di carne (mudgha) per un periodo simile. Infine, gli viene inviato l’angelo che gli infonde lo spirito vitale (ar-rûh)»

 

Questa unità dell’uomo tra dimensione corporale e dimensione spirituale si traduce in ogni pratica della religione musulmana, ci sono norme che riguardano il mangiare, il bere, il vestirsi in un certo modo, la salat suo tempo pregando e digiunando: “Il tuo corpo ha dei diritti su di te e anche la tua famiglia (la moglie) ha dei diritti su di te…”. Ancora disse il Profeta: Ho amato nella mia vita tre cose, il profumo le donne e la freschezza del mio occhio è nella salat…richiede la purificazione del corpo e non solo l’intenzione dello spirito, i gesti che vi si compiono alfine di adorare sono prima di tutto gesti del corpo, lo stato di sacralizzazione richiesto dal pellegrinaggio è ottemperato dall’assunzione di un certo vestito e rapporto con elementi corporei, lo stesso rito di entrata nell’islam richiede il gusl ecc… L’islam è lontano dalle concezioni ascetiche radicali… Un giorno il Profeta, pace e benedizione su di lui, disse ad un suo Compagno, ‘Abdullah ibn ‘Umar (che Allah si compiaccia del padre e del figlio), che passava tutto il 

 

L’essere umano poi appare legato alla terra, dall’inizio alla fine:

“E’ Lui che vi ha dato la terra come culla… Da essa vi abbiamo creati, in essa vi faremo ritornare e da essa vi trarremo un’altra volta” (XX,53-55).

 

”… Come iniziammo la prima creazione, così la reitereremo; è Nostra promessa: saremo Noi a farlo. Lo abbiamo scritto nel Salterio, dopo che venne il Monito : « La terra sarà ereditata dai Miei servi devoti» . (XXI,104-105)

  La promessa fatta ai credenti non è una trasfigurazione angelica, ma il ritorno ad un Giardino, ad una situazione di abbondanza di beni, di immediatezza, di riappacificazione con se stessi e con gli altri:

 

“Il paradiso è riconciliazione dell’uomo con la natura, in altre parole con la materia. Da qui l’origine della profusione materiale che caratterizza il Janna.” (Bouhdiba, op. cit.)

 

“[Ecco] la descrizione del Giardino che è stata promessa ai timorati [di Allah]: ci saranno ruscelli di un’acqua che mai sarà malsana e ruscelli di latte dal gusto inalterabile e ruscelli di un vino delizioso a bersi, e ruscelli di miele purificato. E ci saranno, per loro, ogni sorta di frutta e il perdono del loro Signore. Essi sono forse simili a coloro che rimangono in perpetuo nel Fuoco e che verranno abbeverati di un’acqua bollente che devasterà le loro viscere?” (XLVII,15)

 

Quanto a coloro che credono e compiono il bene – ché non obbligheremo nessuno oltre le sue possibilità – essi saranno i compagni del Giardino e vi rimarranno in perpetuo. Cancelleremo il rancore dai loro petti , mentre ai loro piedi scorreranno i ruscelli e diranno: « La lode [appartiene] ad Allah, Che ci ha guidati a ciò! Non saremmo stati guidati, se Allah non ci avesse guidato.” (VII,42-43)

 

  L’uomo è dunque un essere-nel-mondo, dalle origini la sua creazione è collegata alla creazione della terra e dei cieli, degli animali e delle piante, “Chiedi loro se la loro natura è più forte di quella degli altri esseri che noi abbiamo creato: in verità li creammo di argilla impastata! (XXXVII,11)

 

ma possiede un posto particolare davanti agli esseri creati e davanti a Dio,

“Egli ha creato per voi tutto quello che c’è sulla terra. Poi si è rivolto al cielo e lo ha ordinato in sette cieli . Egli è l’Onnisciente.”(II,29)

la grandezza propria dell’umanità, quella che non stata data agli angeli, è il saper penetrare l’essenza delle realtà mondane chiamandole per nome, status che il Corano indica con il termine khalifa (vicario) ed è stata data all’uomo la responsabilità della fede, ci dice il Corano…

“ In verità proponemmo ai cieli, alla terra e alle montagne la responsabilità [della fede] ma rifiutarono e ne ebbero paura, mentre l’uomo se ne fece carico…“ (XXXIII,72)

«E quando il tuo Signore disse agli Angeli: “Porrò un vicario sulla terra [l'uomo] agli Angeli: “Porrò un vicario sulla terra”, essi dissero:”Metterai su di essa qualcuno che vi spargerà la corruzione e vi verserà il sangue, mentre noi Ti glorifichiamo lodandoTi e Ti santifichiamo?”. Egli disse: “In verità Io conosco quello che voi non conoscete… “”… Ed insegnò ad Adamo i nomi di tutte le cose, quindi le presentò agli Angeli e disse:”Ditemi i loro nomi, se siete veritieri “.

Essi dissero:”Gloria a Te. Non conosciamo se non quello che Tu ci hai insegnato: in verità Tu sei il Saggio, il Sapiente…E quando dicemmo agli Angeli: “Prosternatevi ad Adamo”, tutti si prosternarono, eccetto Iblîs , che rifiutò per orgoglio e fu tra i miscredenti.» (II,30-34)

 

L’etimo del vocabolo Khilafat tra rappresentante e rappresentato e un potere effettivo per dar luogo alla reggenza, alla rappresentazione stessa, ma anche una differenza… il vicario non è il padrone. La responsabilità dell’uomo sul mondo è reale, ma egli non è il padrone assoluto, Questi è solo Dio. Come diceva l’abate Franzoni negli anni ’70,”La terra è di Dio”… La terra è di Dio e l’ha data a tutti gli esseri umani, e il diritto di sopravvivere, di avere da mangiare, da bere, di che curarsi, viene certamente prima di quello della proprietà privata…è rappresentazione, la quale suppone una continuità 

 

« Il principio creazione è strettamente legato al principio destinazione universale dei beni terreni: la terra è donata da Dio all’umanità, quindi a tutte le generazioni che si succedono sulla terra. Tale principio pone un’ipoteca sociale a ogni forma di proprietà privata; anzi, e prima ancora, pone la domanda se un determinato bene naturale possa essere oggetto di proprietà privata assoluta e incondizionata, intesa come jus utendi et abutendi. La verità della destinazione universale dei beni è stata ampiamente tradita dal processo di industrializzazione moderna che coincide con l’appropriazione e lo sfruttamento delle risorse del pianeta da parte dei popoli ricchi.”

(www.greenaccord.org/portale/articolo.asp?id=187)

«I paesi ricchi dispongono attualmente di quasi l’80% del prodotto mondiale, pur avendo il 22% della popolazione mondiale, e i paesi poveri dispongono solo del 20% del prodotto mondiale, pur rappresentando il 78% della popolazione».

 

“O Adamo abita il Giardino tu e la tua sposa…” (II,35)  

    

I versetti coranici sulle origini, infatti, dopo averci ricordato il nostro legame con la terra, ci ricordano subito che in essa dobbiamo abitare con gli altri, la dimensione umana è originariamente dimensione sociale, da ciò nasce una responsabilità di base verso gli altri, nessun uomo è un’isola:

Non è un vero credente colui che passa la notte sazio, mentre il suo vicino ha fame”(Hadith riportato da Al-Bayahaqi).

Nessuno di voi raggiungerà la pienezza della fede finchè non desidera per il proprio fratello ciò che desidera per se stesso”. riportato da Bukhari e Muslim).(Hadith 

Da Abû Hurayrah, Allâh sia soddisfatto di lui, che disse: «L’Inviato di Allâh, la Grazia e la Pace divine siano su di lui, ha detto: Allâh, sia Egli onorato e magnificato, il Giorno della Resurrezione dirà: ‘O figlio di Adamo, ero ammalato e non Mi hai visitato’; l’uomo dirà: ‘O Signore, e come avrei potuto visitarTi quando Tu sei il Signore delle creature?’ Egli dirà: ‘Non sapevi che il tale Mio servo era ammalato e non l’hai visitato? Non sapevi che se tu l’avessi visitato Mi avresti trovato presso di lui? O figlio di Adamo: ti ho chiesto da mangiare e non Mi hai dato da mangiare’; l’uomo dirà: ‘O Signore, e come avrei potuto darTi da mangiare quando Tu sei il Signore delle creature?’ Egli dirà: ‘Non sapevi che il tale Mio servo ti ha chiesto da mangiare, e non gli hai dato da mangiare? Non sapevi che se tu gli avessi dato da mangiare avresti trovato che ciò era per Me? O figlio di Adamo, ti ho chiesto da bere e non Mi hai dato da bere’; l’uomo dirà: ‘O Signore, come avrei potuto darTi da bere quando Tu sei il Signore delle creature?’ Egli dirà: ‘Il tale Mio servo ti ha chiesto da bere e non gli hai dato da bere; non sapevi che se tu gli avessi dato da bere avresti trovato che ciò era per Me?’”» (Muslim).

 

Abbiamo una responsabilità fondamentale nei confronti degli altri, in base alle nostre possibilità… Coloro che credono nell’invisibile, assolvono all’orazione, danno di ciò di cui Dio li ha provvisti…(II,3)

 

Ancora il Corano ci ricorda come la molteplicità degli esseri umani trovi origine in un solo essere, che prima si divide in maschile e femminile, da cui si formano poi popoli e nazioni:

“Egli è Colui che vi ha creati da una sola nafs…”(VII,189)

Unica origine di tutto il genere umano, che fonda il concetto di uguaglianza tra gli uomini e tra la il femminile e il maschile, le loro diversità sono successive e complementari.

 

“…l’Imam’Abdû2 riporta due versioni molto simili su questa nafs wâhida. La prima afferma che questa entità primordiale inglobi i due sessi, maschio e femmina e si evolva, in un secondo tempo, per dar luogo ai due congiunti e poi da loro a tutti gli uomini e tutte le donne… Pare dunque che Dio abbia creato l’uomo e la donna in modo simultaneo da una sola sostanza e questi due esseri umani, costituiscano perciò i componenti sessuati di un’unica, identica realtà.”[4] Questa tesi corrisponde pienamente alla nozione di dualismo della creazione, enunciata a diverse riprese dal Corano:

 

“Di ogni cosa noi abbiamo creato uno zawj, una coppia” ( LI,49).

 

Dio ha voluto che l’unità si compia attraverso la diversità. La distinzione tra maschile e femminile non è quindi un accidente biologico, ma si tratta in realtà di un elemento fondamentale della natura umana. Complementarietà che trova la sua realizzazione più profonda nell’amore: “…esse sono come una veste per voi e voi siete una veste per loro… (1I,87)

 

La coppia è un segno di Dio:“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose (compagne), affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito tra voi amore e tenerezza…”(XXX,21)

 

Nella coppia si realizza una ayat di Allah, l’amore che un uomo prova per una donna e una donna per un uomo è segno Suo, traccia di Lui.

Ora i segni solo il luogo dove ci è dato di conoscere Dio in questo mondo. Sono come tracce del Suo ineffabile essere. Nel rapporto di coppia io conosco o meglio sperimento col mio essere qualcosa di Dio… La parola non è solo un simbolo intellettuale : c’è là una esperienza vera, è solo un indizio, ma vero… chi quando ha gustato l’amore non ha sentito istintivamente il gusto dell’eternità, di un qualcosa che fa andare oltre ai limiti del proprio corpo e del proprio spirito, normalmente arroccato in posizioni di autodifesa? In Dio è la dilatazione infinita di questo amore, il suo perfezionamento e la sua non fine, il suo non decadimento…ayat 

Questo versetto si trova nella sura ai Romani ed è inserito in una lunga serie di versetti che parlano proprio dei segni di Allah nella creazione. Quindi ci troviamo nell’ambito della natura e non della legge. Infatti viene usato il termine coppia e non matrimonio, azwajan che deriva da zawj… che in particolare, individua il concetto di coppia, paio, unità di un paio… non si riferisce esplicitamente al matrimonio in quanto atto sociale e giuridico. Zawj è infatti il risultato dello sdoppiamento della nafs, anima o persona.

 

Per gli altri segni viene usato il verbo guardare, considerare, riflettere… qui riposiate… tasskunû: che deriva da una radice che ingloba i significati di calma, placarsi, tranquillità, acquietarsi, sentirsi a proprio agio, confidare su qualcuno, sentirsi rassicurati, da cui anche sakana Fi^: abitare in un luogo, risiedere; la Saki^nah è anche la serenità, la pace che viene da Dio, presenza interiore di Dio… Il primo significato dell’unità della coppia, non è nella procreazione, ma nel riposo e piacere reciproco, nel trovare il proprio completamento…

La coppia è segno di Dio quando è unita da amore (mawadda) e rahma): amore intenso e misericordia. Sono due termini che ritroviamo nella forma assoluta e totale in Dio: Colui che è Amore, Colui che è Misericordia: Al Wadu^d, l’Amore infinito, l’infinitamente Amante, Ar-Rahman, Ar-Rahimi, misericordia e tenerezza.tenerezza (

 

Questi due termini insieme ci danno l’idea di cosa sia il sessuale, questa forza potente che unisce uomo e donna attraverso i legami di desiderio, benevolenza e misericordia, possesso, ma anche dono di sé.

La diversità non fonda solo la comunione tra l’uomo e la donna, ma anche quella tra gli individui è considerata una benedizione:

“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato.” (XLIX,13)

 

L’essere umano poi appare, nei versetti coranici sulle origini, innocente, non esiste nella rivelazione coranica l’idea di peccato originale, ognuno è responsabile solo delle proprie azioni:

 

Allah compenserà ogni anima per ciò che si è meritata…(XIV,51)

 

“Lo stato primordiale dell’uomo, è la sua innocenza. Nella tradizione musulmana, non c’è la nozione di peccato originale. E’ uno stato di innocenza totale, a tal punto che, anche nel momento delle lotte che opponevano politeisti e musulmani della sua epoca, in un sogno, il Profeta Muhammad vide i figli dei suoi avversari in Paradiso e si chiese come fosse possibile che i figli dei suoi persecutori andassero in Paradiso. La motivazione risiede nel fatto che Dio tiene conto soltanto degli atti compiuti personalmente da ciascuno. I figli non pagano per i genitori. Sono tutti innocenti e Dio li considera come tali… Se si pone l’innocenza per prima, siamo situati in un rapporto con noi stessi che è un rapporto di primaria non-colpevolezza. Di conseguenza, non c’è colpevolezza nel fatto di essere e reagire come un essere umano…”[5]

Il Corano racconta il peccato dei progenitori, in modo simile ai racconti della Bibbia, mettendo in evidenza come l’essere umano sia fragile, propenso al male, ma in esso appare chiaro come Dio li perdoni generosamente:

“ Già imponemmo il patto ad Adamo, ma lo dimenticò, perché non ci fu in lui risolutezza” (XX,115)

 

per cui fondamentale appare nella rivelazione coranica più che il non peccare la capacità di pentirsi sinceramente dei propri peccati, ristabilendo così il rapporto col Misericordioso:

“Chi agisce male o è ingiusto verso la sua anima (nafs) e poi implora il perdono di Allah, troverà Allah perdonatore, Misericordioso” (IV,110)

 

“…Dissero: “O Signor nostro abbiamo mancato contro noi stessi (nafs). Se non ci perdoni e non hai misericordia di noi, saremo certamente tra i perdenti”. (VII,23)

 

Da Lui siamo incessantemente perdonati, perché Sue creature, ed è proprio in questa nostra fragilità che scopriamo il bisogno essenziale di Lui:

”In verità l’anima (nafs) è propensa al male a meno che il Signore per la misericordia non la preservi dal peccato. In verità il mio Signore è perdonatore, misericordioso.” (XII,53)

 

Dio perdona perché ama le sue creature come ci mostra un hadith:

“Ogni giorno, il mare dice ad Allah: -Permettimi, Signore, di annegare il figlio di Adamo che ha mangiato dei tuoi beni, ma ha adorato un altro.- Ogni giorno, le montagne dicono ad Allah: -Permettici, Signore, di franare sul figlio di Adamo che ha mangiato dei tuoi beni, ma ha adorato qualcun’ altro. -La terra dice: -Permettimi, Signore, d’inghiottire il figlio di Adamo che ha mangiato dei tuoi beni ma ha adorato qualcun altro.- Ma Allah risponde: «Lasciateli, se li aveste creati voi, li avreste perdonati.»”

 

Da Abû Hurayrah, Allâh sia soddisfatto di lui, che disse: «L’Inviato di Allâh, la Grazia e la Pace divine siano su di lui, ha detto: “Quando Allâh ha ultimato la creazione, Si è prescritto nel Suo Libro: ‘La Mia misericordia prevale sulla Mia collera’”». (Muslim,Bukhârî, Nasâ`î ed Ibn Mâjah).

 

La misericordia è la base costitutiva dell’Islam. Ricordiamo che la Rivelazione coranica inizia con le parole Bismillahi r-rahmâni r-rahîm, “Noi non ti abbiamo mandato se non come misericordia per i mondi (rahmatan li l-‘âlamîn).”» In una delle principali raccolte di hadith (i detti e fatti del Profeta), il Sahîh di Muslim, si riportano queste parole profetiche: “Un giorno in cui faceva molto caldo, una prostituta vide un cane che girava attorno ad un pozzo, la lingua a penzoloni per la gran sete: allora si tolse una pantofola, la riempì d’acqua e la diede da bere al cane. Per questo a quella donna sarà perdonato.”La misericordia è anche una qualità divina, che è vista prevalere sempre sull’attributo opposto, quello del ‘rigore’ divino. Nel v. 156 della Sura delle Sommità (VII) Dio infatti dice: «“Con la Mia punizione punisco chi voglio: ma la Mia misericordia abbraccia ogni cosa”»… Misericordia che richiama il femminile.«Nel Nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso». Inoltre, nella Sura dei Profeti (XXI, v. 107) Dio dice chiaramente al Profeta (e con lui a tutta la comunità musulmana): «

L’essere donna quindi ha questo dono speciale di capire dal di dentro, nella propria natura cosa significhi misericordia, il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, fu il primo ad esemplificare la misericordia di Dio con quella insita nella maternità, dichiarandone così la continuità oltre alla differenza, in Dio la misericordia è infinita e perfetta, quella umana limitata come tutto ciò che appartiene alle creature, però quella femminile è l’esempio più vicino…       Un hadith della raccolta di al-Bukhari descrive come durante la conquista della Mecca compiuta dai musulmani una donna correva sotto al sole cocente alla ricerca di suo figlio. Lo trovò e stringendoselo al seno disse:”Figlio mio, figlio mio!” I Compagni del Profeta videro questo e piansero. Il Profeta fu deliziato di vedere la loro misericordia e disse: “Vi meravigliate della compassione (rahma) per suo figlio? Per mezzo di Colui nelle cui mani si trova la mia anima, nel Giorno del Giudizio, Allah mostrerà più rahma verso i Suoi fedeli servitori di quanta possa mostrarne questa donna verso suo figlio.” Un altro hadith parla della misericordia verso i piccoli insito nel mondo animale: Dio ha diviso la misericordia in cento parti. Egli ne ha fatto discendere una tra ijinn e gli esseri umani e le bestie e gli animali perché condividano reciprocamente i loro sentimenti; e per questo essi hanno misericordia l’un l’altro; e tramite essa gli animali selvatici provano affetto per i loro cuccioli. E Dio ha conservato novantanove misericordie con le quali avrà misericordia per i suoi servi il Giorno del Giudizio. (Sahih Muslim)

 

La nafs (anima, persona),   ci appare nel Corano come l’essere umano stesso, ma non come una materia inerte, preordinata e compiuta, essa contiene un dover-essere che la guida verso la sua realizzazione. L’essere umano è una realtà da farsi, in combattimento, centrale la nozione di responsabilità:

 

“In verità abbiamo creato l’uomo perché combatta” (XC,4)

 

“L’umanità si conquista e tutti noi dobbiamo diventare degli esseri umani. Un uccello, nel compiere il suo essere obbedisce soltanto all’istinto. Un essere umano al contrario, per svilupparsi come Dio vuole da lui, deve camminare e costruirsi attraverso un connubio molto sottile, ma permanente, tra una ragione che agisce e una fede che rischiara… Subito dopo l’innocenza c’è la responsabilità. Un essere responsabile è responsabile in particolare della propria innocenza; questa è la sfida più ardua per un essere umano.

Può sembrare che qui ci troviamo vicini alle posizioni di J.-P. Sartre, espresse nel L’Essere e il Nulla e riassunte – forse mal riassunte – nella conferenza del 1946: L’esistenzialismo è un umanismo. Siamo condannati ad essere liberi, dice J.P. Sartre, e da questa dimensione di libertà assoluta ci deriva una responsabilità che è essenziale. Anche nella tradizione musulmana, c’è questa idea di una responsabilità primaria dell’uomo. Ma per l’Islam, c’è prima di tutto quella dimensione originale della Trascendenza, sulla quale abbiamo già molto insistito ed è su essa che di fonda la responsabilità primaria dell’essere umano.”[6]

 

L’uomo nella concezione islamica è responsabile prima di tutto davanti a Dio:

E colui che avrà paventato di comparire davanti al Suo Signore e avrà preservato l’anima sua dalle passioni …”(LXXIX,40)

La responsabilità dell’uomo è però una responsabilità limitata alle sue effettive capacità, la dimensione soggettiva si coniuga quella oggettiva, espressa dalla Legge. Dio è il Giusto e chiama al bene la sua creatura, non impone dei pesi che essa non può portare:

 

“ Allah non impone a nessun’ anima un carico al di là delle sue capacità…” (II,286)

 

“Non imponiamo a nessuno oltre le sue possibilità…” (VI,152)

 

 

La giustizia nella rivelazione coranica, infatti, appare prima di tutto riferita a Dio, fa parte del Suo ineffabile Essere, Egli è Al-’Adil, Il Giusto…

Invero Allah non commette ingiustizie, nemmeno del peso di un solo atomo. Se si tratta di una buona azione, Egli la valuterà il doppio e darà ricompensa enorme da parte Sua.” (IV,40)

 

La giustizia è collegata alla Sua misericordia, essa talvolta predomina per riequilibrare l’ingiustizia degli uomini, poiché Dio non vuole la corruzione della terra, come ad esempio nel diluvio universale: “Questi sono i segni di Allah che ti recitiamo sinceramente. Allah non vuole l’ingiustizia per il creato.” (III,108)

“ Se li facessimo oggetto della misericordia e allontanassimo la miseria che li affligge, certamente persevererebbero alla cieca nella loro ribellione” (XXIII,75)

Disse [Noè]: “Signore, aiutami, mi trattano da impostore”. Rispose [Allah]: “Ben presto se ne pentiranno, è certo!”. Li colpì il Grido* in tutta giustizia e li rendemmo come detriti portati dalla corrente. Periscano per sempre gli ingiusti. Dopo di loro suscitammo altre generazioni. Nessuna comunità anticiperà o ritarderà …” (XXXIX,41)

Però è sempre la Sua misericordia a prevalere verso il mondo, l’instaurarsi definitivo della giustizia è rimandato al Giorno del Giudizio, anche l’essere giusto appare più riferito alla condizione finale che a quella terrena o ad una grazia di Dio ai suoi “ravvicinati”:

“ In verità i giusti saranno nella Delizia, e in verità i peccatori nella Fornace in cui precipiteranno nel Giorno del Giudizio, senza potervi sfuggire.”(LXXXII,13-14)

“Se una grazia del tuo Signore non lo avesse toccato, sarebbe stato gettato sulla riva deserta, reietto. Poi il suo Signore lo scelse e ne fece uno dei giusti….” (LXVIII,49-50)

All’essere umano è chiesta una giusta misura, l’equità potremmo dire, in molti versetti la giustizia umana viene declinata in situazioni puntuali specifiche, “storiche”, secondo le possibilità individuali e sociali l’uomo deve agire con giustizia, verso se stesso, verso gli altri e verso ciò che possiede: “… ai ragazzi oppressi e agli orfani dei quali dovete aver cura con giustizia. Allah conosce tutto il bene che operate” “ e riempite la misura e date il peso con giustizia. Non imponiamo a nessuno oltre le sue possibilità. Quando parlate siate giusti, anche se è coinvolto un parente. Obbedite al patto con Allah. Ecco cosa vi ordina. Forse ve ne ricorderete.”

 

Giustizia è anche rifuggire dalle semplificazioni e dalle tentazioni razziste:

“ O voi che credete, siate testimoni sinceri davanti ad Allah secondo giustizia. Non vi spinga all’iniquità l’odio per un certo popolo. Siate equi: l’equità è consona alla devozione . Temete Allah. Allah è ben informato su quello che fate…” (V,8)

 

L’essere umano è fragile, frettoloso dice il Corano, per questo ha bisogno di strumenti, la Bilancia, perché la giustizia si nutre anche di misure e la Scrittura che contiene le rivelazioni divine che fanno da guida: “Invero inviammo i Nostri messaggeri con prove inequivocabili, e facemmo scendere con loro la Scrittura e la Bilancia, affinché gli uomini osservassero l’equità.” (LVII,25)

 

La responsabilità della giustizia nel mondo incombe ad ogni essere umano, essa è fatta di misericordia, ma anche di lotta contro l’ingiustizia, l’indulgenza e la pazienza è la migliore disposizione per non cadere negli eccessi e quindi andare al di là dei propri diritti:

“Tutto ciò che vi è stato concesso non è che godimento effimero di questa vita, mentre quel che è presso Allah è migliore e duraturo; [lo avranno] coloro che credono e confidano nel loro Signore,

coloro che evitano i peccati più gravi e le turpitudini e che perdonano quando si adirano,

coloro che rispondono al loro Signore, assolvono all’orazione, si consultano vicendevolmente su quel che li concerne e sono generosi di ciò che Noi abbiamo concesso loro;

coloro che si difendono quando sono vittime dell’ingiustizia.

La sanzione di un torto è un male corrispondente, ma chi perdona e si riconcilia, avrà in Allah il suo compenso. In verità Egli non ama gli ingiusti.

Chi si difende per aver subito un torto non incorre in nessuna sanzione.

Non c’è sanzione se non contro coloro che sono ingiusti con gli uomini e, senza ragione, spargono la corruzione sulla terra: essi avranno doloroso castigo.

Quanto invece a chi è paziente e indulgente, questa è davvero la miglior disposizione.”(XLII,36-43)

 

La trasgressione è una realizzazione falsa di se stessi, è un andare contro la propria nafs, pensiamo di guadagnare invece perdiamo:

“ Chi è sulla retta via lo è per se stesso (nafs) e chi se ne allontana lo fa solo a suo danno…” (X,108)

 

“Chi commette un peccato, danneggia se stesso. Allah è sapiente e saggio.” (IV,111)

 

Grande è la misericordia di Allah, però viene il Giorno in cui non si potrà più cambiare l’orientamento della propria nafs, la Scrittura ci mette in guardia dal pensare di avere sempre tempo e giocherellare con la vita:

 

“ Il Giorno… all’anima non servirà a nulla la fede che prima non aveva …” (VI,158)

 

Siate generosi di quello che Noi vi abbiamo concesso, prima che giunga a uno di voi la morte ed egli dica: “Signore, se Tu mi dessi una breve dilazione, farei l’elemosina e sarei fra i devoti”. Ma Allah non concede dilazioni a nessuno che sia giunto al termine. Allah è ben informato a proposito di quello che fate.” ( LXIII,10-11)

“Di’: “L’angelo della morte che si occuperà di voi, vi farà morire e poi sarete ricondotti al vostro Signore”. Se allora potessi vedere i malvagi, [dire col] capo chino davanti al loro Signore: “Nostro Signore, abbiamo visto e sentito, lasciaci tornare, sì che possiamo fare il bene; [ora] crediamo con certezza”… (XXXII,11)

Il tempo dell’uomo e delle scelte finisce, ed ecco che non possiamo parlare della vita umana, dei suoi significati, senza pensare alla morte.

 

La morte  

Il tempo dell’uomo e delle scelte finisce, ed ecco che non possiamo parlare della vita umana, dei suoi significati, senza pensare alla morte.

La vita prende senso dalla morte, come dice un grande filosofo del 900, Heidegger… l’uomo è un essere-nel- mondo, un essere-con-gli altri, ma è inevitabilmente un essere-per-la- morte…

“…   La morte è la possibilità della pura e semplice impossibilità dell’esserci. Così la morte si rivela come la possibilità più propria, incondizionata e insuperabile. [...] Un’interpretazione pubblica dell’esserci dice: “Si muore”; ma poiché si allude sempre a ognuno degli Altri e a noi nella forma dei Si anonimo, si sottintende: di volta in volta non sono io. Infatti il Si è il nessuno. [...] Il morire, che è mio in modo assolutamente insostituibile, è confuso con un fatto di comune accadimento che capita al Si. Questo tipico discorso parla della morte come di un “caso” che ha luogo continuamente… Il Si fonda e approfondisce la tentazione di coprire a se stesso l’essere-per-la-morte più proprio. [1]Questo movimento di diversione dalla morte coprendola domina a tal punto la quotidianità che, nell’essere-assieme, “i parenti più prossimi” vanno sovente ripetendo al “morente” che egli sfuggirà certamente alla morte e potrà far ritorno alla tranquilla quotidianità del mondo di cui si prendeva cura. Questo “aver cura” vuol così “consolare il morente”. Ci si preoccupa di riportarlo nell’esserci, aiutandolo a nascondersi la possibilità del suo essere più propria, incondizionata e insuperabile. Il Si si prende cura di una costante tranquillizzazione nei confronti della morte. In realtà ciò non vale solo per il “morente” ma altrettanto per i consolanti. [...] Il Si non ha il coraggio dell’angoscia davanti alla morte. [...] Nell’angoscia davanti alla morte, l’esserci è condotto davanti a se stesso in quanto rimesso alla sua possibilità insuperabile…”

“…esistere autenticamente significa assumere come possibilità-base la morte, la quale ha il compito di relativizzare le scelte particolari, di trascenderle continuamente…”[2]

 

Il tema della morte come momento di verità è presente anche nella rivelazione coranica, ma in essa non appare come la fine di tutto, è insieme una fine ed un inizio di una vita che manifesta una continuità con le realtà di questo mondo, ma è di essa migliore dice il Corano e senza limiti:

“… In verità siamo stati Noi ad aver creato l’uomo e conosciamo ciò che gli sussurra l’animo suo. Noi siamo a lui più vicini della sua vena giugulare. Quando i due che registrano* seduti alla sua destra e alla sua sinistra, raccoglieranno [il suo dire], [3] L’agonia della morte farà apparire la verità: ecco da cosa fuggivi…” (L,16-19)[l'uomo] non pronuncerà nessuna parola senza che presso di lui ci sia un osservatore solerte. 

 

Il profeta (pace e benedizione su di lui) invitava a ricordare la morte e a prepararsi ad essa con le buone azioni.

Ibn ‘Umar riporta: «Andai insieme con nove persone, tutte entrate nell’Islam, dal Messaggero di Âllâh (*). Uno degli Ansâr si svegliò e disse: “ Oh Messaggero di Âllâh (*), chi tra questa gente è il più sagace e prudente?” Egli (*) rispose: “Colui il quale è attento alla morte e si prepara ad affrontarla. Questi sono i più saggi tra la gente e saranno onorati in questo mondo e riceveranno una lauta ricompensa nell’Altro.”»

Ibn ‘Umar riporta che il Messaggero di Âllâh(*) disse anche: “Dovete tenere a mente la realtà che mette fine alle gioie e ai piaceri mondani, cioè la morte” (riportato da At-Tabarânî).

Due sono i termini che designano nell’arabo la morte: uno è mawt che indica specificatamente il decesso e l’altro è wafât, più usato nel dettato coranico che indica proprio l’idea del compimento di un percorso.

Tra questa vita e l’altra un rapporto di continuità, che si evidenzia nelle sue descrizioni, che per il Paradiso ruotano intorno all’immagine di Giardino, Jannatu, desiderio e visione di Dio:

 

E annuncia a coloro che credono e compiono il bene, che avranno i Giardini in cui scorrono i ruscelli. Ogni volta che sarà loro dato un frutto diranno: “Già ci era stato concesso!”. Ma è qualcosa di simile (mutashabih) che verrà loro dato; avranno spose purissime e colà rimarranno in eterno.” (II,25)

 

Simile la parola chiave, ma anche diversa, le cose di là appartengono al ghayb, hanno le latitudini dell’immensità, dell’abbondanza…

 

Nessuno conosce la gioia immensa che li attende, ricompensa per quello che avranno fatto.” (XXXII,17)

 

Il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, disse: “In Paradiso esistono cose che gli occhi non hanno mai visto, orecchie mai udito e nessuna mente umana ha mai pensato”.

 

Nell’esperienza terrena il desiderio non raggiunge mai la sua realizzazione completa, « la sua estinzione » direbbero le religioni orientali :

 

“ LasciaMi solo con colui che ho creato, cui ho concesso abbondanza di beni, e figli al suo fianco, al quale ho facilitato ogni cosa, e che ancora desidera che gli dia di più.* (LXXIV, 11-15)

 

Essi si abbandonano alle congetture e a quello che affascina gli animi loro, nonostante sia giunta loro una guida del loro Signore. L’uomo otterrà forse tutto quel che desidera? (LIII,23-24)

 

In qualche modo il desiderio è una spia dell’infinitezza del destino dell’uomo, che le esperienze umane non riescono a colmare: “… Abbiamo descritto il desiderio come “misura” dell’Infinito che non può essere limitato da nessun termine e da nessuna soddisfazione… “ (Lévinas)

 

Secondo Schopenhauer “solo liberandosi radicalmente di ogni desiderio, solo estirpando da sé la volontà l’uomo potrebbe superare l’infelicità che fa parte della sua natura. Schopenhauer tratteggia nella sua opera la via per giungere al superamento della volontà o, nel suo linguaggio, alla nolontà, indicando il percorso per liberarsi non dei desideri ma del desiderare in quanto tale.” (www.loescher.it/filosofia_web/pessimismo_scho_felicita.html)

 

Per il musulmano non si tratta invece di estirpare qualsiasi desiderio ma di tenersi, in questa vita “nei limiti fissati da Allah”. Anche il Giardino non è il luogo di assenza del desiderio, anzi è il luogo in cui i desideri verranno esauditi all’infinito…

“Secondo Raghib la definizione stessa del Paradiso è la facoltà dell’individuo di poter realizzare il suo desiderio…. Chiaramente l’oggetto del desiderio può cambiare… Quando mutano i desideri mutano anche i doni, i piaceri, la potenza e le attitudini”[4]

Non abbiate paura e non affliggetevi; gioite per il Giardino che vi è stato promesso. Noi siamo vostri alleati in questa vita e nell’altra, e in quella avrete ciò che l’ anime vostre desidereranno e quel che chiederanno. Questa è l’ospitalità del Perdonatore, del Misericordioso”.(XLI,30-32)

 

“In quel Giorno, i compagni del Paradiso avranno gioiosa occupazione, essi e le loro spose, distesi all’ombra su alti letti. Colà avranno frutta e tutto ciò che desidereranno. E “Pace” sarà il saluto [rivolto loro] da un Signore misericordioso...” (XXXVI,55-58)

 

La vicinanza e visione di Dio costituisce per il musulmano la beatitudine più alta, senza rinnegare gli altri livelli della gioia:

In quel Giorno ci saranno dei volti splendenti,

che guarderanno il loro Signore… (LXXV,22)

 

Tante volte gli uomini si inventano una corrispondenza, se stanno bene qui si illudono di essere benedetti da Dio anche là…

“Credono forse che tutto ciò che concediamo loro, beni e prole [sia un anticipo] sulle buone cose [della vita futura]? Certo che no! Sono del tutto incoscienti. In verità, coloro che fremono per il timore del loro Signore,che credono nei segni del loro Signore, che nulla associano al loro Signore,

che danno quello che danno con cuore colmo di timore, pensando al ritorno al loro Signore,

essi sono coloro che si affrettano al bene e sono i primi ad assolverlo. (XXIII)

La rivelazione al profeta Muhammad, è quella del Dio infinitamente misericordioso, ma anche severo nel castigo:

[O Muhammad], annuncia ai Miei servi che, in verità, Io sono il Perdonatore, il Misericordioso, e che il Mio castigo è davvero un castigo doloroso. (XV,49-50)

Nella riflessione islamica l’inferno, sia nella mentalità popolare che nei testi dei sapienti islamici, mantiene tutta la sua consistenza e serietà, moltissimi i versetti coranici che parlano di esso, diversi i nomi con cui viene indicato, ma che ruotano tutti intorno all’immagine di un luogo dominato da fuoco bruciante, violento e distruttore, una voragine, uno sprofondare giù… Il termine con cui viene indicato perlopiù l’inferno è Jahannam, (77 versetti) nome che ha radici nelle rivelazioni precedenti (gê-hinnôm biblico -Geenna), e già nei Vangeli ha lo stesso uso di quello che ne fa la rivelazione coranica. Usato moltissime volte anche al-nâr, che diventa così sinonimo dell’inferno. Compaiono anche altri termini come al-jahîm al-sa´îr in 19 versetti, fiamma, vampa ardente… al-saqar alhotamah in 2 versetti, la cui radice significa distruggere, fare a pezzetti, fracassare, da cui fuoco divorante, alhâwiyah un versetto, in cui significa baratro, abisso, cadere dall’alto, inferi, Ade, e infine ladhaa,   as- sijjin, prigione).(la (l’incendio), al-harîqavvampare fiamma,in in 4 versetti, che si riferisce pure ad un calore insopportabile, (26 versetti), fornace, il cui significato è sempre legato al fuoco, il fuoco, 

“Guai ad ogni diffamatore maldicente, che accumula ricchezze e le conta; pensa che la sua ricchezza lo renderà immortale? No, sarà certamente gettato nella Voragine. E chi mai ti farà comprendere cos’è la Voragine? [È] il Fuoco attizzato di Allah, che consuma i cuori. Invero [si chiuderà] su di loro, in estese colonne.” (CIV)

Per questo nel Corano troviamo delle invocazioni a Dio per essere salvati dal castigo del fuoco:

«Allah osserva i Suoi servi che dicono: “O Signor nostro, abbiamo creduto; perdona i nostri peccati e proteggici dal castigo del Fuoco”; Questi i pazienti, i veritieri, gli uomini pii, i generosi, quelli che implorano perdono nelle ultime ore della notte. O Signore nostro, abbiamo creduto; perdona i nostri peccati e proteggici dal castigo del fuoco» (III,16 -17)

Il Calore è uno dei segni più grandi, monito per gli uomini, non va edulcorato, l’uomo nel suo cammino ha bisogno della paura del dolore come del desiderio del bene, entrambi sono dinamiche fondamentali dell’uomo:

No, per la luna,

per la notte quando volge al termine,

e per l’aurora quando si mostra,

[il Calore] è davvero uno dei segni più grandi,

un monito per gli uomini,

per chi di voi vuole avanzare [nella fede] o indietreggiare.” (LXXIV)

 

L’ inferno è realtà certa, dice Dio nel Corano, non è solo uno spauracchio:

“Chi si presenterà empio al suo Signore, certamente avrà l’Inferno dove non morirà, né vivrà. Chi [invece] si presenterà a Lui credente, e avrà compiuto opere buone… ecco coloro che avranno l’onore più grande, i Giardini di Eden dove scorrono i ruscelli …” (XX,74-76)

Nella teologia cristiana attuale tutto il discorso ruota intorno all’uomo, prevale ampiamente la dimensione etico-sociale, e la fede sembra un optional per la salvezza, “l’importante è agire bene”.

Allah nel Corano ci ricorda che la fede è indispensabile alla salvezza, come pure le opere buone, tutto il messaggio coranico sottolinea l’unità della fede, della preghiera e della misericordia verso chi ha bisogno:

“Cosa mai vi ha condotti al Calore che brucia?”. (Mā Salakakum Fī Saqara)

Risponderanno: “Non eravamo tra coloro che eseguivamo l’orazione,

né nutrivamo il povero,

e chiacchieravamo vanamente con i chiacchieroni

e tacciavamo di menzogna il Giorno del Giudizio,

finché non ci pervenne la certezza”.

Non gioverà loro l’intercessione di intercessori. (LXXIV,42-48)

    

Nel Corano si parla in fondo molto di più dell’altra vita che della morte stessa, la morte come la vita viene da Dio, fa parte di un movimento che ci sovrasta, non siamo i creatori di noi stessi, per questo nella tradizione islamica, nella morte come nella vita ci si affida a Dio, e se è logico provare dolore per la dipartita dei propri cari o angoscia davanti ad un passaggio così radicale, siamo invitati ancora una volta ad affidarci a Lui, che è il centro del mondo e del nostro esistere:

 Egli è il Primo e l’Ultimo, il Palese e l’Occulto, Egli è l’Onnisciente. Egli è Colui Che in sei giorni ha creato i cieli e la terra, poi Si è innalzato sul trono. Egli conosce ciò che penetra nella terra e ciò che ne esce, quel che scende dal cielo e quel che vi ascende Egli è con voi ovunque voi siate. Allah osserva ciò che fate. Appartiene a Lui la sovranità dei cieli e della terra. Ad Allah tutte le cose saranno ricondotte.” (LVII,1-5)Appartiene a Lui la sovranità dei cieli e della terra, dà vita e dà morte, Egli è l’Onnipotente. 

L’Inviato di Dio entrò da suo figlio Ibrahim che già stava affrontando la morte; e gli occhi dell’inviato di Dio presero a versare lacrime; ‘Abd al-Rahman ben ‘Awf intervenne: «Anche tu, Inviato di Dio?!»; «Figlio di ‘Awf, questa è compassione». Riprese a piangere un’altra volta e disse: «L’occhio versa lacrime, e il cuore è afflitto, ma non diciamo che ciò che soddisfa il nostro Signore. E noi, Ibrahim, siamo afflitti per la tua separazione» (hadith).

 

L’Inviato di Dio disse: «Quando muore il figlio di un servo, Iddio Altissimo dice ai suoi Angeli: “Avete ghermito il figlio del Mio servo?”; ed essi rispondono: “Sì”; “Avete ghermito il frutto delle sue viscere?”; “Sì”, rispondono; ed Egli chiede: “E che cosa ha detto il Mio servo?”; “Pronuncia le Tue lodi e la formula del ritorno a Te”, rispondono. E allora Iddio Altissimo dice: “Edificate al Mio servo una casa in Paradiso, e chiamatela ‘la Casa della Lode’”». (hadith).

 

Così anche quando morì il profeta, pace e benedizione su di lui, i musulmani furono invitati a ritornare a Dio, l’unico che non muore:

“Egli è morto. Per chi credeva in lui questa è la fine, Per chi crede in Dio, Dio è vivo”.

“… Allah è Colui Che vi ha creati, poi vi ha nutriti, poi vi darà la morte e quindi vi darà la vita. C’è una delle vostre divinità che faccia qualcuna di queste cose? Gloria a Lui! Egli è ben più alto di ciò che Gli associano…

Allah è Colui Che vi ha creati deboli, e quindi dopo la debolezza vi ha dato la forza, e dopo la forza vi riduce alla debolezza e alla vecchiaia. Egli crea quello che vuole, Egli è il Sapiente, il Potente….” (XXXIII, 30)

 

L’uomo fatica a credere in ciò, perché è una realtà avvolta nel mistero, e per il nostro continuo essere immersi alla ricerca di benessere, di avere di più. Il Corano testimonia questa difficoltà della mente umana in molti versetti:

“Dicono: « Non c’è che questa vita terrena: viviamo e moriamo; quello che ci uccide è il tempo che passa». Invece non possiedono nessuna scienza, non fanno altro che illazioni. Quando vengono recitati a loro i Nostri versetti espliciti, non hanno altro argomento eccetto: « Fate risorgere i nostri avi, se siete sinceri».” (LXV,24-25)

 

a cui risponde con i segni della potenza creatrice di Dio che si mostra nel creato, in cui morte e rinascita si succedono:

“Considera le tracce della misericordia di Allah, come Egli ridà la vita ad una terra, dopo che era morta. Egli è Colui che fa rivivere i morti. Egli è onnipotente.” (XXX,50)

 

e pensando alla propria creazione, al proprio inizio:

”… Non vede l’uomo che lo abbiamo creato da una goccia di sperma?      Di’: « Colui che le ha create la prima volta ridarà loro la vita. Egli conosce perfettamente              ogni creazione.”(XXXVI,77-80)Ci propone un luogo comune e, dimentico della sua creazione, [dice] : « Chi ridarà la vita ad ossa polverizzate?»Ed eccolo in spudorata polemica.

 

La resurrezione è rinascita in una forma diversa da quelle che conosciamo:

“... decretato per voi la morte e non potremo essere sopravanzati       Non riflettete su quello che coltivate:      (LVI, 67-64)Certamente se volessimo ne faremmo paglia secca e allora stupireste…” siete voi a seminare o siamo Noi i Seminatori?Già conoscete la prima creazione! Perché non ve ne ricordate?nel sostituirvi con altri simili a voi e nel farvi rinascere [in forme] che ancora non conoscete .

 

Secondo il Corano se per capire la morte si deve guardare alla vita, la vita ha origine da Dio e a Lui ritorna, non è un evento casuale, non siamo stati creati per gioco:

“Non è per gioco che creammo il cielo e la terra e quel che vi è frammezzo. Se avessimo voluto divertirci, lo avremmo fatto presso Noi stessi, se mai avessimo voluto farlo…” (XXI,16-17)

 

Egli è “Colui Che ha creato la morte e la vita per mettere alla prova chi di voi meglio opera, Egli è l’Eccelso, il Perdonatore; Colui Che ha creato sette cieli sovrapposti senza che tu veda alcun difetto nella creazione del Compassionevole. Osserva, vedi una qualche fenditura?” (LXVII,1-3)

 

Creati da Dio come specie e come individui, da Lui vegliati, amati, perdonati, guidati invitati alla gratitudine e alla fiducia in Lui, e alla misericordia e giustizia verso il mondo e verso gli altri, costruiamo con le nostre scelte la nostra nafs, che a Lui ritorna per ricevere giusto compenso delle opere, a cui presiede sempre l’intenzione:

“… Colà ogni anima subirà le conseguenze di] quello che già fece. E saranno ricondotti ad Allah, il loro vero Padrone, mentre ciò che avevano inventato li abbandonerà.(X,30)

“Chi avrà fatto anche solo un atomo di bene lo vedrà, chi avrà fatto anche solo un atomo di male lo vedrà[5]” (XCIX,7-8)

                                 

Tutto ciò è islam[6].

       

 

Wa Allahu a’lam


[1](Heidegger, Essere e tempo)

[2]www.homolaicus.com/teorici/heidegger/heidegger.htm

[3]*[“i due che registrano”: lett. “i due che raccolgono”. Gli angeli incaricati di annotare le azioni degli uomini oppure i due angeli che procederanno all'esame che subiremo nella tomba subito dopo la nostra morte terrena]

[4]  Bouhdiba, La sessualità nell’islam,

[5] Il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) disse che i due versetti che concludono questa sura sono

    i più terrificanti di tutto il Corano.

 

[6]Islam è in arabo un nome verbale, corrispondente in qualche modo all’infinito della lingua italiana, del verbo aslama che ha come significato: affidare, consegnare, rimettersi a qualcuno. Islam dunque assume il significato di abbandono fiducioso, sottomissione alla volontà di Dio.              ”Per cogliere più facilmente l’utilizzo del verbo in arabo rimando al suo utilizzo nella liturgia cristiana, ovvero nella preghiera eucaristica in cui si dice che “Egli offrendosi liberamente alla sua passione” il verbo è espresso nel testo arabo con il verbo aslama… Il nome verbale islām ritorna poche volte nel Corano …esso assume il significato di ritorno a Dio e di conversione, oppure di religione vera e propria, nonché il valore dell’interiorità. Tornano invece molto spesso il verbo aslama nel duplice senso di affidamento-sottomissione a Dio come anche professione di Islām, e il participio in forma attiva muslim… da cui il termine musulmano.” (Breve nota sul significato del termine islam di Massimo Rizzi).

              “… e ricorda molto opportunamente Al-Qastalânî, la parola araba islâm significa ‘sottomissione’ a Dio. Ne consegue semplicemente che in arabo (lingua sacra fortemente sintetica) quando si parla di islâm si possono intendere due realtà che nel procedere distintivo e razionalizzante dell’italiano moderno vengono viste come assolutamente distinte: da un lato l’Islam storicamente determinato, e dall’altro la dottrina ‘primordiale’ ed eterna dell’Unita divina, che si ripresenta in tutte le rivelazioni divine susseguitesi nelle epoche e destinate ai popoli più diversi.”(Idris Ludovico Zamboni)

 

 

 


[1]Articolo Ludovico Zamboni, La lingua delle creature

[2]idem

[3]idem

[4]Asma Lamrabet, Il Corano e le donne, ed. Al Hikma, Imperia, in pubblicazione

[5]Tariq Ramadan

[6]Tariq Ramadan

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