Afghanistan, Bossi: “tutti gli italiani a casa!” Bene, prima che sia troppo tardi… di hrp

lug 26th, 2009 | Di | Categoria: News

Il padano, guarda al soldo e, a suo modo ha ragione.Per lui si tratta di un problema di rapporto costi/benefici.

AFGHANISTAN: BOSSI, RIPORTEREI A CASA TUTTI I SOLDATI
Bossi, si e’ detto favorevole a un ritiro della missione italiana in Afghanistan: commentando il nuovo attentato ai soldati italiani, ha detto “Io li porterei a casa tutti… missione costa un sacco di soldi:visti i risultati e i costi ci penserei un pò”

Ci va bene anche così. Foss’anche la ragione una mera questione di denaro mal speso. L’importante è cessare questo scandalo che offende la coscienza degli italiani e viola la Costituzione.

afghani

La guerra d’Afghanistan ricalca, mutatis mutandis, lo schema delle guerre coloniali (e già la gente di quel paese ne ha sopportato almeno due, contro gli inglesi e poi i sovietici, e le ha vinte).

In questa fattispecie di guerre il colonizzato è sempre in vantaggio psicologico, perché non PUO’ perdere.
Infatti, per gli afghani che non collaborano con gli invasori (sono la grande maggioranza), ci sono tre possibili sbocchi: essere totalmente distrutti, subire l’occupazione sine die, vincere. Le prime due ipotesi sono fortemente improbabili: la prima in quanto l’opinione pubblica mondiale (e la Russia e la Cina e l’Iran) non potrebbe tollerare un genocidio in quel paese, la seconda è esclusa dalla storia di quel popolo, dal suo carattere e dall’incapacità degli invasori di rapportarsi in maniera decente con il Paese, la sua cultura e i suoi specifici interessi. Quanto a vincere… beh, alla lunga è quello che accadrà.

Il colonizzatore dal canto suo ne ha solo due: vincere o andarsene via.
La prima ipotesi ci sembra contraddetta dalla durata della guerra e dal suo andamento sul campo: la grande operazione annunciata con grancassa mediatica ormai da un mese, non sembra aver sortito i risultati annunciati/voluti…

Grande offensiva in Afghanistan 2.7.2009
Decine di aerei e elicotteri hanno riversato prima dell’alba quasi 4’000 marines nella valle di Helmand, centro dell’omonima provincia e roccaforte talebana nel sud dell’Afghanistan. L’offensiva, la prima delle forze armate statunitensi nel paese da quando alla Casa Bianca c’è Barack Obama, è pure la più grande operazione aviotrasportata dalla fine del conflitto in Vietnam. Vi partecipano anche 650 afgani. Strappando ai ribelli islamici la regione, cuore della produzione di oppio, Washington vuole consolidare il potere di Kabul prima delle presidenziali in calendario il 20 agosto.

Quanto alla seconda è inevitabile: s’accorge che non può vincere o sta perdendo la guerra, e allora si ritira, sbandierando, se si sgancia in tempo, qualche illusorio risultato politico o… “morale”
Tanto per il capofila dell’invasione, gli USA di Bush e ora di Obama, in definitiva non importa vincere le guerre, ma combatterle e giustificare, alimentare e perpetuare un apparato militare, d’intelligence e industriale che senza di esse non avrebbe ragion d’essere.

E si sa… tutti tengono famiglia..

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