Non battetele!
giu 11th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Donne, Islamdi Patrizia Khadija Dal Monte
Uno dei versetti che tutti conoscono e che spesso viene citato da chi ha interesse a mostrare un islam maschilista e violento è quello che riguarda il picchiare le donne, interpretato ora come un permesso, un consiglio, o addirittura un ordine:
“Le donne virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è Altissimo, grande.” (Corano IV,34)
« Nushuz », tradotto spesso con insubordinazione, è interpretata da alcuni sapienti come una situazione di adulterio, in ogni caso traduce situazioni di conflitto grave tra i coniugi.
Esso è stato usato da alcuni individui, all’interno delle comunità di origine musulmana, per giustificare l’esercizio della violenza nei confronti delle proprie mogli, ma secondo la tradizione musulmana maggioritaria, il daraba dovrebbe al massimo tradursi in dei colpetti col siwak (bastoncino per pulire i denti), che non lascia segni, e quindi molto lontano dal comportamento violento di alcuni mariti musulmani e non.
“Quando il Compagno Ibn ‘Abbâs (radiAllahu ‘anhu) fu interrogato sul senso di “battere”, rispose: “bi-s-siwâki wa-n-nahwih” (“Con il siwâk (bastoncino cura-denti della grandezza di una matita) e ciò che è dello stesso genere”).
“In effetti, il grande Imâm Tâbi’i (della generazione che seguì quella dei Compagni del Profeta – sallAllahu ‘alayhi waSallam) ‘Atâ (rahimahullah), in grande stima tra i sapienti e famoso interprete del Corano, affermò: “Che egli non la picchi, anche se le dia un ordine e lei non gli ubbidisca” … malgrado le mie numerose letture, non ho trovato alcun sapiente avente un peso presso gli ulamâ’ musulmani che inciti a battere la propria moglie anche in questo caso estremo.
Al contrario, ho letto nel “Rûh Al-Ma’âni” di Al-Âlûssi (rahimahullah) e nel “Ahkâmu-l-Qur’ân” di as-Sâbûni (rahimahullah) l’accordo tra i sapienti sul fatto che non picchiare in questo caso sia la soluzione migliore e il migliore esempio.” (Dal sito Musulmane et fière de l’être, Mouhammad Patel)
A partire dagli anni novanta poi c’è lo sviluppo all’interno dell’islam di importanti correnti riformiste e femministe, impegnate su vari fronti, tra i quali una nuova esegesi delle Fonti che tenga conto dell’inevitabile influenza patriarcale presente nell’esegesi classica antica, che ha spesso minimizzato lo spirito originario di uguaglianza e rispetto tra uomo e donna insito nel dettato coranico e nell’esempio del Profeta, pace e benedizione su di lui.
Anche per il suddetto versetto gli sforzi vanno in diverse direzioni, una di queste va nel senso di ritradurre il verbo daraba, che veniva normalmente reso con “battetele”. La radice « daraba » da cui « idribûhunna » è presente nel Corano più di volte con dei significati vari e contradditori, come coprire, camminare, accompagnare, lasciare, cambiare…
“C’è chi ritiene che i testi che giustificano la soggezione della donna all’uomo devono essere intesi in senso metaforico. In generale si tende ad affermare che la traduzione non è corretta. Dáraba è una parola che ha molti significati e comunque non può essere interpretato come “date loro una bastonata…” (Controcorrente)
“Qui invece si tratta di traduzione. Bakhtiar spiega che il verbo arabo «daraba», sempre tradotto con «battere», ammette anche altre traduzioni, una di queste è «allontanarsi da». «Perché scegliere l’interpretazione “battere” quando si può intendere “allontanarsi”?», ha scritto. Omar Abu-Namous, imam della moschea (Islamic Cultural Center) di New York, ha detto che l’importante per chi traduce è la perfetta conoscenza della lingua araba classica. Siham Serry, professore di lingua araba all’Università Americana del Cairo, ha detto che avrebbe tradotto «spingerle fuori». Già, nella traduzione turca di Edip Yuksel, pubblicata a Istanbul nel 1991, egli traduceva «cacciatele via» anziché «battetele». Secondo me, il verbo «daraba» non ammette questo significato che con la preposizione ‘an, la quale qui manca.
( www.db.avvenire.it/pls/avvenire )
Il problema dell’interpretazione di tale versetto è da riallacciarsi al problema generale dell’interpretazione del testo del Corano. Bisogna evitare due posizioni estreme: il ritoccare la traduzione o il significato per rendere il Corano “accettabile” alla mentalità moderna, a costo di essere infedeli al testo; dall’altra il ritenere inutile qualsiasi approccio interpretativo. La traduzione letterale del testo è il punto di partenza di ogni cammino corretto, ma da sola non basta.
1. Per una corretta interpretazione di tale versetto dobbiamo prima di tutto tener conto che il senso di un versetto non va isolato dal senso globale di tutto il messaggio coranico.
L’ interpretazione del Corano infatti è legata alla sua coerenza interna, e ci sono un certo numero di regole esegetiche da rispettare. Una di questa è lo studio dei testi, Corano e Sunna – nella loro globalità, che i sapienti hanno chiamato As-shumulya. Il Corano si spiega innanzitutto nel confronto con se stesso preso come un tutto organico, poi guardando all’interpretazione che ne ha dato la Tradizione autentica, la Sunnah assahiha, un altro criterio che viene usato nelle scuole di esegesi in tutto il mondo islamico è la conoscenza delle circostanza della rivelazione dello stesso, o assbab annuzul. (oltre a questi criteri ce ne sono altri…)
1. Se noi esaminiamo le fonti, applicando il principio di globalità, troviamo un notevole numero di versetti del Corano e hadith, che vanno nel senso dell’affermazione della necessità di dominare la propria collera e di essere buoni con le donne e la relazione matrimoniale è descritta come ambito di intimità, amore e tenerezza.
Ecco alcuni passi del Corano contro la violenza e alcuni hadith del Profeta:
”L’uomo forte non è colui che sa battersi. L’uomo forte è colui che sa dominare la propria rabbia” .
”Se uno di voi viene preso dalla collera deve sedersi. Se la collera lo abbandona, va bene; altrimenti deve coricarsi”.
“Dio ha preparato perdono e magnifica ricompensa per i musulmani e le musulmane, i credenti e le credenti, i devoti e le devote, i sinceri e le sincere, i pazienti e le pazienti, gli umili e le umili, quelli e quelle che fanno l’elemosina, quelli e quelle che digiunano, i casti e le caste, quelli e quelle che ricordano molto Dio” (XXXIII,35).
I violenti e i prepotenti proprio non ci sono…. Anzi, disse il profeta, pace e benedizione su di lui:
“Invero il migliore tra voi, è quello gentile con sua moglie.” (hadith)
Il Corano ci dice chiaramente a proposito dell’attitudine da adottare nei confronti delle spose:
“…Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene” (Corano IV, 19)
“Che un credente non abbia dell’avversione per una credente; se detesta in lei un comportamento, che sia soddisfatto di un altro comportamento”
… « huna libassun lakum wa antum libassun lahuna » “…esse sono una veste per voi e voi siete una veste per loro” (Corano II, 187)
Perché la coppia unita da amore e misericordia, esistenza una delle ayat di Dio:
“Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi , delle compagne (zawjat) affinché riposiate(sakina) presso di loro, e ha stabilito tra voi amore (wadda) e (rahma) tenerezza…” (XXX,21)
In un altro hadîth, Il profeta, pace benedizione su di lui, disse chiaramente riguardo al fatto di picchiare la propria sposa, anche nei casi estremi: “I migliori di voi non picchieranno”.
2. Un altro elemento che ci può aiutare è quello di considerare la forma linguistica di tale versetto. Il verbo daraba appare coniugato all’imperativo, “idribûhunna “, ma è importante considerare come venga usata tale coniugazione nella lingua coranica.
Un esempio è dato nella Sûrah “Al-Jumu’a” riguardo alla preghiera del venerdì. Il versetto dice:
… quando viene fatto l’annuncio per l’orazione del Venerdì, accorrete al ricordo di Allah e lasciate ogni traffico…
Quando poi l’orazione è conclusa, spargetevi sulla terra in cerca della grazia di Allah (Corano LXII, 9-10)
“Cosa bisogna capire allora dall’espressione “intashirû fi-l-ard -spargetevi sulla terra”? E’ forse un ordine o una raccomandazione? E colui che volesse rimanere in moschea ad invocare il suo Signore dopo la preghiera del Venerdì commetterebbe forse un peccato o qualcosa di sconsigliato?! Assolutamente no! Invece ci troviamo di nuovo in una situazione in cui una cosa era proibita per un periodo (il momento della preghiera), poi il verbo alla forma imperativa spiega che questo divieto è rimosso (dopo la fine della preghiera). Niente di più.”( Dal sito Musulmane et fière de l’être, Mouhammad Patel)
L’imperativo quindi in questo caso, non è né un incitamento a picchiare, né il consiglio di farlo, rappresenta semplicemente la cessazione del divieto implicito prima, con dei limiti ben stretti, chiarificati dalla Tradizione.
3. Se poi cerchiamo le cause della discesa di questo versetto, assbab annuzzul, sappiamo dalla maggioranza dei commentari esegetici, che tale versetto fu rivelato in risposta al comportamento di uomini violenti che picchiavano le loro mogli, le quali andarono dal Profeta, pace e benedizione su di lui, per lamentarsene e ottenere giustizia. Il profeta, pace e benedizione su di lui, reagendo istintivamente, diede alle donne il diritto di ricorrere alla legge del Taglione o Quisass e cioè diede loro l’autorizzazione di punire i loro mariti allo stesso modo in cui esse erano state colpite. Gli uomini protestarono violentemente contro questa decisione, giusta, ma immatura per i tempi, e fu allora che ci fu la rivelazione del versetto IV,34 che egli, pace e benedizione su di lui, annunciò dicendo « Muhammad ha deciso in un senso e Dio ha deciso altrimenti». Troviamo qui esemplificata una delle caratteristiche della rivelazione islamica, essa è graduale, non si situa sul piano dell’idealità pura, ma tende a proporre un avanzamento graduale dei costumi: Sunnatou Attadaruj. Coi sono infatti nella rivelazione principi immutabili, come l’unicità divina, le norme che riguardano la sfera del culto e i valori etici universali, altre norme invece rappresentano un passo in avanti rispetto all’esistente, intendono regolare delle situazioni date e quindi sono aperte anche su di una progressione futura.
4. Dalle cause della discesa possiamo ricavare un altro elemento. È un versetto che è rivolto a uomini dal comportamento violento, a cui il discorso normale, di evitare la violenza, di proibirla, risulterebbe puramente teorico, senza modificazioni pratiche del loro agire. Rivolto quindi a coloro che, come disse il profeta, pace e benedizione su di lui, sono i peggiori tra i musulmani:
“…tenne un sermone durante il quale evocò il fatto che numerose donne si erano venute a lamentare dei loro mariti… Disse allora: “Quelli (quei mariti) non sono i migliori di voi” (hadîth autentico riportato da Shâfi’i, Ibn Mâjah e Ibn Hibbân e altri)
Da tenere presente inoltre il contesto sociale, cioè si rivolge a uomini di una società in cui, prima della rivelazione islamica, la donna non aveva quasi nessun diritto.
Se, come abbiamo visto il senso del versetto non è certamente nella direzione di incitare alla violenza maritale, condannata dal profeta stesso con la parola e l’esempio e dal messaggio coranico generale, quale la chiave di lettura del versetto, nel Sitz im leben della rivelazione?
E oggi cosa ci impone il mutato contesto sociale, per rispettare lo spirito di giustizia e misericordia dell’islam?
Per rispondere alla prima domanda vorrei proporre una riflessione personale, di tipo psicologico, che vede nei diversi passaggi che propone il versetto, una pedagogia per allontanare la violenza, proponendo dei comportamenti sostitutivi, che allontanino la sua più cruda espressione:
” Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti…”
Depotenziare la violenza dunque, potrebbe essere la chiave di lettura del famoso versetto.
Per poter accettare tale interpretazione, bisogna certo scendere dal piedistallo ideale che ci sia costruiti nella cultura moderna, dove la dimensione tragica della vita viene rifiutata, nascosta, scissa ed accettare che la violenza sia insita nell’essere umano e quindi mai completamente eliminabile nonostante divieti e penalizzazioni:
” Il fatto è che il pensiero di Girard è tragico, come afferma anche lei, perchè non lascia scampo alle tesi consolatorie che credono possibile allontanare per sempre il male e la violenza dall’uomo. Così non è, ci dice Girard, e periodicamente, quando le differenze vengono meno a causa di processi storici e culturali, le crisi sacrificali riesplodono. Gli uomini, attraverso i riti ed anche i sacrifici, al cui centro c’era originariamente un soggetto/oggetto umano, possono solo tentare di depotenziare la violenza, non eliminarla. Rifiutarsi di accettare questo elemento tragico della vita, come fa il pensiero moderno, ottiene in realtà il contrario di quello che vorrebbe. Le utopie del ’900, il secolo dei genocidi, confermano questa tesi… Ora, nel XXI secolo, di utopie se ne riaffacciano di nuove e più pericolose perchè dissimulate dietro il richiamo alle democrazia e all’autodeterminazione….” (Giuseppe Girimondi Greco, www.maschiselvatici.it/accadeoggi/fr _)
“Ad un certo punto del suo lavoro, Freud si accorse che la psiche non era solo governata da una pulsione (=impulso incontrollato e primordiale) al piacere, ma anche da una pulsione distruttiva, una pulsione di morte. La pulsione di vita, (l’eros), era affiancata da una pulsione di morte (thanatos); le due pulsioni sono presenti contemporaneamente in ogni uomo, in contrapposizione dialettica. I comportamenti autodistruttivi suggeriti dalla pulsione negativa erano osservabili in quei pazienti che si vedevano costretti a ripetere azioni in modo compulsivo (=costrizione a ripetere certi atti in modo ossessivo). La pulsione di morte sarebbe quindi indirizzata alla scarica totale di tutti gli impulsi vitali, un autopunizione derivante dall’impossibilità del piacere. Essa può venire tenuta dentro di sé e provocare quindi comportamenti autodistruttivi, oppure essere convogliata verso l’esterno in comportamenti violenti.” (www.forma-mentis.net/Filosofia/Freud)
“Nell’individuo normale l’Io riesce abbastanza bene a padroneggiare la situazione. E fornisce, agendo sulla realtà, parziali soddisfazioni all’Es, senza violare in forma clamorosa gli imperativi e le proibizioni che provengono dal SUPER-IO. Ma se le esigenze dell’ES sono eccessive, o se il SUPER-IO è troppo debole, o troppo rigoroso e poco duttile, allora queste soluzioni pacifiche non sono più possibili. Può, in tal caso accadere che l’ES abbia il sopravvento e travolga un SUPER-IO troppo debole, e l’IO è condotto allora a comportamenti asociali o proibiti:
il soggetto diventa un delinquente o un perverso….”
www.salus.it/psicologia/sigmund-freud.html
“Un metodo di approccio positivo e costruttivo di intervento sul comportamento problema prevede di selezionare un comportamento sostitutivo con lo stesso scopo del comportamento problema. La domanda da porsi sarà quindi: qual è il comportamento alternativo in grado di comunicare lo stesso messaggio mandato attraverso il comportamento problema? … Nel considerare una reazione comunicativa alternativa specifica è fondamentale assicurarsi che questa abbia la stessa funzione svolta dal comportamento problema. È poco probabile infatti, se non si raggiunge la stessa funzione, che si possa ottenere un risultato duraturo. Ad esempio, se il problema comportamentale della persona ha come scopo di attirare l’attenzione ma alla persona viene insegnato a chiedere una pausa, molto probabilmente il comportamento non diminuirà.
A seconda della capacità del soggetto, le reazioni comunicative alternative target possono essere verbali o non verbali… La risposta alternativa dovrebbe essere insegnata in modo sistematico..
Si consideri anche un altro aspetto dell’efficacia della risposta: il comportamento alternativo ottiene lo stesso risultato del comportamento problema, nello stesso tempo e con lo stesso grado di dipendenza dagli altri? Se il comportamento problematico ottiene una risposta immediata, è importante che anche il comportamento alternativo scelto abbia la stessa affidabilità. Se la reazione comunicativa alternativa presa in esame viene ignorata, o è difficile da sentire o da vedere all’interno del setting, non sarà in grado di rimpiazzare il comportamento problematico.
Da M. Demchak, K.W. Bossert “L’assessment dei comportamenti problema” Vannini 2004 magazine.vanninieditrice.it/magazine
Il comportamento problema, come abbiamo visto nelle cause delle discesa, è costituito dalla violenza dei mariti sulle mogli. L’intenzione del versetto non è quindi quella di rendere lecita la violenza, ma di proporre dei comportamenti alternativi che, ottenendo lo stesso risultato del comportamento problema, allontanino la violenza. …Tu non sai: forse in questo periodo Allah farà succedere qualcosa (Corano LXV. At-Talâq, 1)
Esaminiamo ora quelli che abbiamo definiti come comportamenti sostitutivi.
Il primo passaggio è costituito dall’uso della parola : “maw’idha” (l’esortazione, ammonizione).
Usare la parola per esprimere il proprio disagio, invece dei gesti violenti rappresenta una forma di sostituzione positiva, che può portare la coppia a superare il momento di impasse. La parola è forza e ponte tra la propria interiorità e quella dell’altro.
Allontanare i letti:
Il sospendere i rapporti coniugali è una comportamento che mette entrambi i coniugi in una situazione di “castità” in cui è più facile meditare sul proprio comportamento, riconsiderare il proprio rapporto e bisogno dell’altro. Impossibile pensare che sia una penitenza solo per le donne… Nella rivelazione coranica, l’astensione dai rapporti sessuali, assume talvolta il significato di preparazione all’avvicinarsi a Dio, come il digiuno, è un volgersi più radicale verso l’Altissimo… E avvicinarsi a Dio implica anche vedere l’altro in una luce più vera e misericordiosa…
E oggi?
…Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini… (Corano II. Al-Baqara, 228)
Abbiamo visto come tale versetto sia rivolto ad uomini violenti in una società in cui la donna occupava un posto molto svantaggiato. Oggi, il mutato contesto sociale, pur con alcune incongruenze presenta come acquisita la sostanziale eguaglianza tra maschile e femminile e la condanna della violenza come soluzione dei conflitti (almeno teoricamente), ci sprona verso un rafforzamento della condanna dei comportamenti maritali violenti e il loro superamento. Anche legislativamente ci sono importanti acquisizioni che ci trovano completamente d’accordo. Permane però anche oggi, il problema della violenza di genere, spaventose sono le statistiche sia all’interno del mondo occidentale che orientale, ciò che fa della violenza un problema insoluto e mai riassorbile completamente attraverso la condanna.
All’interno della comunità islamica dobbiamo lavorare (a livello teologico e poi legislativo) su due fronti: il primo è quello di una concezione dell’autorità maschile come servizio e responsabilità e non in modo autoritario. “Il termine qawwamun non è un’affermazione assoluta della superiorità e dell’autorità del maschio sulle donne una volta per sempre, è invece un ruolo all’interno della famiglia, in vista della cura della stessa che non significa minimamente dittatura o costrizione imposta da costui. Al contrario, essa deve essere basata sulla concertazione e l’uguaglianza». Prima viene l’uguaglianza, il diritto dell’essere umano in quanto tale, poi la funzione di guida da esercitarsi in spirito democratico. Come dice Fatima Naseef, il verbo che indica la supremazia maschile nel Corano, «qama (da qiwama), etimologicamente vuol dire occuparsi di qualcosa, prendersene cura». Qiwama come prendersi cura, che non è essere padroni, il padrone è Uno, sia per gli uomini, che per le donne, e quindi in modo correlato dobbiamo ridefinire al meglio il concetto di obbedienza, Tâa.
Il secondo è il privilegiare, come comportamenti per esprimere il proprio dissenso (dato che realisticamente le situazioni conflittuali esistono) la parola e l’allontanamento fisico, come ci propone Dio nel Corano, inammissibile e condannabile, come del resto ci rimanda la tradizione e tanto più oggi, quella violenza che provoca “segni” nella persona che ci sta accanto. E vogliamo ricordare come i “segni” possano essere altresì morali, che fisici, quindi no, ai maltrattamenti in genere, che feriscono l’altro nella sua dignità di persona e lasciano in essa tracce che condizionano la sua personalità e le sue possibilità di vita. I tempi dunque sono maturi affinché i musulmani si facciano promotori della condanna della violenza di genere:
“Ordinerete ai popoli la carità e dimenticherete voi stessi, voi che leggete il Libro? Non ragionate dunque ? Cercate aiuto nella pazienza e nell’adorazione, in verità essa è gravosa, ma non per gli umili che pensano che invero incontreranno il loro Signore e che invero torneranno a Lui .” (II,44-46)



Assalamu alaikum cara sorella,
che Allah swt ti ricompensi per il tuo jihad, il tuo sforzo di studio e di condivisione della Sua parola.
Ho letto altre volte questo tuo articolo, ma oggi, al hamdulillah, ne sentivo proprio il bisogno, per risollevarmi dalla lettura alquanto faticosa di un testo-indagine sulla violenza familiare in Italia.
Avevo bisogno di respirare aria sana, di rimettere in fila tutta la magnifica perfezione che appartiene al nostro Creatore, e che ci è stata da Lui misericordiosamente trasmessa attraverso l’esempio commovente del Profeta Muhammad (salla Allahu alayhi wa sallam). Avevo bisogno di ritrovare un senso islamico della diversità uomo donna, spesso condannata e totalmente incompresa da questa società, incapace di offrire analisi che non vadano sempre e comunque a sostenere la lotta tra gli individui, come unico strumento per affermare se stessi (uomini e donne), e quindi l’individualismo, la separazione, la divisione, l’uguaglianza utopica e inutile. Tutto il contrario di quello che un essere umano può invece trovare nell’Islam del Qur’an e della Sunna.
Giazaki ALlahu khairan.
Aysha
Grazie, Dio ti benedica
la citazione dal mio “testo” è sbagliata; anche il mio nome è sbagliato
cordialmente
giuseppe girimonti greco
girimontigrecog@yahoo.it
Quale? Se mi dai un’indicazione precisa correggo, grazie, Patrizia Khadija