Mar Nero o costa libica? dove passeggerà il Cavaliere?

giu 26th, 2009 | Di | Categoria: News

di hrp   Chissà se c’è una dacia a Novorossiysk, cittadina sul Mar Nero, o piuttosto una villa nei pressi della libica Derna nel futuro di Silvio Berlusconi? Ché male non gliene vogliamo invero e non lo sogniamo né in galera né peggio.
Per usare una calcistica metafora di quelle che gli sono care, dopo essere sceso in campo, si stia per beccare un cartellino rosso (senza riferimenti politici per carità), ma così rosso da squalifica a vita.
Se questo avverrà non sarà per le sue notturne o vacanziere frequentazioni, anche se ormai non passa settimana senza che la sua pretesa, e spesso sbandierata, incontinenza sessuale non si arricchisca di nuovi episodi, di nuove signorine, di nuove foto, filmati e quant’altro.
Il Cavaliere, per ipertrofia dell’ego, pur senza una reale visione strategica, ha fatto, anzi ha tentato di fare cose che in quanto premier di un paese vassallo non gli era permesso. Dopo Mattei e Craxi, ha dato l’impressione che il Bel Paese ne avesse prodotto un altro che non sapeva stare al suo posto, mettendosi a stabilire relazioni speciali e fruttuose (a lui prima di tutto ma anche al Paese in definitiva) con Potenze Straniere, come si diceva una volta, segnatamente la Russia di Putin e la Libia di Gheddafi. Accordi veri o millantati nel dominio energetico e, evidentemente, anche nelle contropartite degli idrocarburi forniti o brokerati: contratti per società italiane in crisi di mercato, esportazioni di sistemi industriali, prodotti finiti e ricchi appalti per la realizzazione d’infrastrutture nelle quali i “suoi amici” Vladimir e Mu’ammar sarebbero intenzionati ad investire il tesoretto, pardon, una parte del tesoretto messo da parte in questi anni di caro petrolio.
Facendo questo, nella sua autoreferenzialità, ignoranza di fondo e scarsità di collaboratori validi e autorevoli, non si è reso conto che era andato ben al di là dell’autonomia che gli era stata concessa.
Giubilato il sistema Bush che in cambio della fedeltà assoluta nelle sue guerre dissennate era disposto a tollerare qualche libera uscita, oggi l’inquilino della Casa Bianca e i suoi mentori, non sono disposti a perdere denaro oltre che assolutismo politico. L’incontro avuto con Obama qualche giorno fa dev’essere stato difficile per il nostro. Alla conferenza stampa congiunta era terreo, e non per abbronzatura, non si è permesso una battuta, aveva la mascella contratta e si è augurato “di poter stabilire in futuro con il presidente Obama le stesse relazioni di personale amicizia che lo hanno legato a i suoi due predecessori”, segno evidente che non c’era stata grande cordialità e calore tra i due. La stessa espressione di Obama non era certo delle più gioviali, seppur diplomaticamente cortese. Più che la battuta sull’abbronzatura o sulla società multietnica che Berlusconi ha detto di non volere, quello che deve aver infastidito mr. President sarà stato forse quell’atteggiamento da “miles gloriosus” , la Russia, l’Iran, la Turchia, “ghe pensi mi”.
Ma non è certo il fastidio personale a determinare le scelte del leader della potenza maggiore (ma davvero lo è ancora?) ma come dicevamo più sopra, gli interessi che un vassallo scriteriato potrebbe mettere in pericolo. In tal caso il personaggio va fermato con i mezzi più appropriati, golpe, attentato, coloured revolution?
Per il Salame, come lo chiama un noto commentatore politico fuori dal coro, basta sciorinare le sue personali debolezze e renderlo internazionalmente impresentabile.
Quanto poi al modo legale per costringerlo alle dimissioni, il killer potrebbe essere un’altra volta Bossi o una qualche procedura presso il Tribunale dei Ministri. Tra pochi giorni il G8 dell’Aquila durante il nostro, pardon il loro, cercherà di recuperare il danno d’immagine che si è procurato. Il Financial Times, che non è mai stato tenero nei suoi confronti, ha scritto in una corrispondenza da Roma, che ci si aspetta un passo clamoroso della magistratura e che nel PDL sia già in atto un riposizionamento di tutti quelli che pensano/sperano di aver un futuro politico oltre e al di là di Berlusconi. Se la Casa Bianca dirà che… “il rischio tellurico è tale da non consentire la venuta di Obama”, ecco sarà il prologo dell’ultimo atto….
Quel che fa male è che, a prescindere dal personaggio, di per sé indifendibile, non lo sono neppure la dignità e l’onore di un Paese che a 64 anni dalla fine della guerra, perdente è stato e perdente deve rimanere.

un commento
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  1. ????? Mi rammarica molto veder scritte queste nefandezze, che confermano comunque il detto: I PARERI E OPINIONI, SONO COME I COGLIONI , OGNUNO HA I SUOI..
    A vobis..

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