La Turchia è europea

giu 11th, 2009 | Di admin | Categoria: Questioni contemporanee

di Tariq Ramadan

La Torre dei Genovesi nel quartiere di Galata a Istanbul
La Torre dei Genovesi nel quartiere di Galata a Istanbul

 La recente visita del presidente americano Barack Obama in Europa, al di là delle dichiarazioni di amicizia, ha messo in evidenza un marcato disaccordo di natura geostrategica e culturale. Obama ha insistito sull’importanza dell’adesione della Turchia all’Unione Europea (UE). La risposta di Nicolas Sarkozy, che rappresenta la posizione maggioritaria in Europa, è stata immediata : è possibile certo prevedere di instaurare una relazione privilegiata con la Turchia, ma la sua adesione all’ UE non è all’ordine del giorno. La Turchia non sarebbe dunque europea né geograficamente né culturalmente.

 

Le interpretazioni circa la posizione americana sono molteplici e contraddittorie, ma rivelano chiaramente le tensioni interne all’Europa. Alcuni pensano che gli Stati Uniti abbiano come interesse primario quello di rendere sicuro l’accesso alle ricchezze energetiche verso il Mar Caspio; altri sospettano che gli americani vogliano aver maggior peso in Europa con l’allineamento militare della Turchia sulle posizioni americane (attraverso l’OTAN) ; altri invece vi intravvedono la volontà americana di indebolire l’Europa, imponendole « la palla al piede turca» che, con i suoi bisogni economici, la sua demografia e la sua cultura non farebbe che complicare il futuro dell’Europa.

 

Nessuna di queste interpretazioni è giusta o falsa in toto, ma è interessante evidenziare ciò che esse rivelano sulle storture europee riguardanti la propria identità e il proprio futuro. Le elezioni europee si avvicinano, la questione turca non pare essere un nodo decisivo etuttavia la sua ombra è dappertutto, attraverso i problemi dell’« identità europea », dell’ « immigrazione » e della «questione musulmana ». I partiti che promuovono una visione sempre più stretta dell’Europa guadagnano terreno: gli stessi partiti cioè che sostengono una prospettiva molto «ebraico-cristiana» della storia europea, un rapporto di diffidenza marcata verso l’islam, delle politiche dure e repressive verso l’immigrazione e infine il rifiuto di una Turchia troppo popolata e troppo islamica. Le popolazioni europee hanno paura ed esigono maggiore sicurezza e si aspettano, nella profonda recessione economica che stiamo attraversando, che i politici le proteggano, sia dalla diminuzione del potere di acquisto, che dallo « straniero », « l’immigrato » che danneggerebbe l’equilibrio economico che l’omogeneità culturale. In questo senso « la questione turca » è rivelatrice sia delle forze centripete dell’Europa (sentirsi « insieme » contro ciò che ci minaccia e ci aggredisce) che delle forze centrifughe (assenza di una visione geostrategica o di una politica estera comune ad esempio).

 

Gli argomenti che pretendono di porre la Turchia al di fuori della storia e della geografia europea non reggono ad un’analisi seria. Durante più di 400 anni l’Impero Ottomano ha condiviso e determinato lo svolgersi politico e strategico del continente. Fu « il grande malato» dell’Europa fino al secolo scorso e ancor’oggi il suo peso storico ed economico resta determinante. Ridisegnare i confini geografici dell’Europa secondo l’ideologia o le necessità politica del momento non inganna nessuno : usando gli stessi criteri, Cipro dovrebbe essere pure fuori dall’Europa e questi tagli astraggono sia dalla storia che dalle realtà concrete del territorio in cui si mescolano le origini, le memorie e le culture. Il 40% della popolazione turca ha un’origine etnica europea e milioni di turchi hanno già acquisito la nazionalità di un paese europeo.

 

I veri problemi sono dunque altrove e bisogna guardarli in faccia. Invece di essere ossessionati dalla questione culturale e religiosa (la paura dell’islam), i dirigenti europei farebbero bene di sviluppare una vera visione geostrategica per il futuro : la Turchia è imprescindibile nelle relazioni con l’Iran, la Siria, l’Iraq e l’Asia centrale e il suo peso economico e militare dovrebbe essere integrato in una politica europea di vicinanza e stabilizzazione in Asia e e in Medio-Oriente. Due volte, in tempi recenti, il governo turco ha rifiutato di piegarsi alle richieste americane provando in tal modo di essere capace di indipendenza. L’Europa non può rimproverare agli Stati Uniti il loro unilateralismo e contemporaneamente non darsi i mezzi di sviluppare una politica estera autonoma. La cacofonia che regna intorno a queste questioni è scoraggiante: gli Stati Uniti, la Cina e l’India non possono temere la potenza dell’Europa, poiché essa lavora contro se stessa con le sue divisioni e l’assenza di una politica comune.

 

Le relazioni commerciali tra la Turchia e i paesi europei sono state in costante aumento: tra il 1990 e il 2003 le sue importazioni sono triplicate e le sue esportazioni sono quadruplicate. Una migliore gestione di questi scambi nel quadro di una politica economica globale, permetterebbe di rendere queste relazioni economiche ancora più efficaci e competitive. I paesi dell’UE sono confrontati con un problema serio e costante nell’avvenire circa la mano-d’opera : le cifre sono impressionanti e alcuni specialisti, in rapporti interni all’UE, non esistano di parlare di un mercato dell’impiego europeo che necessiterebbe di almeno 15 milioni di lavoratori nel prossimo ventennio. L’Europa ha bisogno dell’immigrazione. Invece di chiudere gli occhi e proteggersi con politiche di immigrazione miopi  (che giungono a criminalizzare gli immigrati e i clandestini), l’Europa dovrebbe pensare ad una regolazione realista e ragionevole e la Turchia, in questo senso, potrebbe essere un’ alleata di primaria importanza viste le sue risorse umane.

 

Inoltre è necessario che gli Stati europei superino la loro paura dell’islam e che cessino di «culturalizzare » la questione dell’adesione della Turchia all’UE. I soli criteri di adesione dovrebbero essere quelli di Copenaghen (1993) e in base a questi si è obbligati ad ammettere che la Turchia, come è del resto stato riconosciuto nel 2004 nel rapporto della Commissione europea, li soddisfa quasi completamente. Ora, dietro le palizzate e le resistenze europee, si percepisce chiaramente che il problema è di tipo culturale e religioso: i politici europei sono pronti, in questo caso, a negare i loro bisogni socio-economici a lungo termine, per soddisfare e rispondere alle paure (religiose e culturali) delle loro popolazioni a breve termine. Milioni di donne e uomini sono già europei e musulmani e l’adesione della Turchia dunque non porta niente di nuovo né di pericoloso. L’islam è di fatto una religione europea e la Turchia abita culturalmente, politicamente e economicamente il suo avvenire.

 

Abbiamo bisogno di politici europei coraggiosi che sviluppino una nuova visione di questa relazione con la Turchia e si ricordino che essa, per la sua storia, per la sua geografia, il suo peso economico e la sua situazione naturale di mediatrice con il « mondo musulmano », è un fattore primario per l’Europa e il suo futuro. Invece di aspettare che siano le necessità storiche ad imporre l’integrazione della Turchia nel progetto europeo, sarebbe meglio impegnarsi a pensare insieme una politica di adesione chiara e ragionevole che rispetti i principi politici e riconosca la diversità religiosa e culturale. La Turchia in Europa… ciò impone che l’Europa si riconcili con i suoi principi, gli stessi che ha spesso tradito con certe sue pratiche.

 

Articolo pubblicato nel Monde del 17 aprile 09.

Traduzione a cura di Khadija Dal Monte

2 commenti
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  1. La turchia è Europea , Asiatica, Americana, Africana ecc ecc……sarebbe ragionevole e saggio prendere atto che siamo tutti sulla stessa barca e che il problema è quello delle “REGOLE CONDIVISE” che ci consentano un rispetto reciproco nella diversità.

  2. Salam Aleikum
    Il problema della Turchia non e’ religioso, riguarda la salvaguardia dei diritti umani,un paese non puo’ entrare in Europa senza eliminare le repressioni alle minoranze etniche e religiose, l’entrata della Turchia in Europa a tutti gli effetti, potrebbe costringere questo paese a diventare piu’ liberale …. per questo sono d’accordo …. oggi c’e’ un partito islamico al potere ma domani potrebbe non esserci, fanno libere elezioni e votano come meglio credono…. e’ nostro dovere accoglierli …. e poi l’islam turco e’ sicuramente piu’ aperto e ricco di fascino di quello arabo …. lo dice la storia….

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