La società è donna
giu 16th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Donne, Questioni contemporaneedi Patrizia Khadija Dal Monte
La festa delle donne (o giornata di lotta internazionale della donna) accomuna memorie e desideri di donne diverse nel mondo, là nel fondo dei nostri esseri c’è il sentore di una lunga storia di privazioni subite e di un di più ancora da realizzare… C’è qualcosa che manca ancora, un debito non assolto, forse perché troppi sono stati i tempi in cui le donne sono state vendute e comprate, considerate esseri e cittadine di poco valore… O forse perché molto rimane ancora da fare… Come dice Fatima Naseef1 “Tutta la storia umana è in debito verso la donna… In ogni luogo i suoi doveri hanno avuto la meglio sui suoi diritti…”
Più che la memoria di un fatto preciso, questa festa trova come ambito di gestazione quello della lotta per i diritti delle donne, l’ ambito lavorativo e politico nel periodo adiacente alle grandi guerre e il diffondersi dell’industrializzazione. (Il fatto che più spesso viene citato è un episodio luttuoso: l’8 marzo 1908 una fabbrica di Washington Square, New York avrebbe preso fuoco e sarebbero morte 129 operaie… Altre versioni attribuiscono addirittura al padrone della fabbrica, Mr Johson, la responsabilità di tale morte, in quanto egli avrebbe chiuso dentro gli edifici le donne durante uno sciopero… oggi spesso viene affiancato dagli storici ad altri avvenimenti come quello occorso nell’ 8 marzo 1848, in cui il re di Prussia asserragliato nel suo palazzo e terrorizzato dai dimostranti fece varie promesse, tra cui quella di concedere il voto alle donne.. Altre fonti risalgono al 1857 quando a New York centinaia di operaie tessili sarebbero scese in sciopero contro i bassi salari, il lungo orario di lavoro, il lavoro minorile e le inumani condizioni di lavoro. La polizia avrebbe duramente represso lo sciopero….Sempre di uno sciopero parlano altre fonti e ricordano quello del 1908 cui, sempre a New York, parteciparono molte migliaia (alcuni parlano di 30.000)di lavoratrici tessili…)
La festa è dunque il fiorire di un lungo periodo di lotta e sofferenza per le donne e l’incoraggiarsi a proseguire nella lotta… si dipana tra il già e non ancora…
Il passato nel discorso occidentale è visto come qualcosa da superare quasi in toto… il di più da realizzare, è radicato nell’affermazione di parità di diritti con l’essere maschile, in qualche modo è questa l’utopia che presiede al movimento femminista occidentale, discorso che interroga e lavora anche il mondo islamico e fa riemergere l’esigenza di mettere in luce un’eguaglianza che spesso è stata fagocitata dal discorso della differenza, in un irrigidimento dei ruoli specifici dei due sessi…. Appaiono nel mondo islamico a partire dagli anni novanta, riflessioni che differenziano la storia, la cultura, l’esegesi, dalla rivelazione contenuta nei testi, e si profila la necessità di un rinnovamento dell’interpretazione degli stessi, riapertura dell’jihitad, per restituire alle donne il loro giusto posto nella vita e nella società… Rilettura dei testi che vede le donne protagoniste in prima persona, nascita di un femminismo islamico che pur condividendo il tema dei diritti da riacquistare per le donne con il femminismo occidentale, ha come propria specificità di muoversi a partire da riferimenti religiosi… “L’ermeneutica femminista distingue tra principi universali e particolari e contingenti o effimeri. Nel caso di questi ultimi alcune pratiche erano concesse in modo limitato e controllato per limitare comportamenti prevalenti nella società al tempo della rivelazione, incoraggiare i credenti e porli sulla via della completa giustizia ed uguaglianza nelle interazioni umane.”2 Il femminismo islamico dunque vede proprio in un passato le sane radici su cui edificare il presente, passato che però deve essere liberato da letture eccessivamente letteraliste, e da interpretazioni patriarcali…
Nel mondo musulmano sulla questione femminile esistono oggi almeno tre correnti di pensiero:
- una che sottintende che il vero femminismo nel mondo musulmano non potrà affermarsi se non con l’accettazione del modello della donna occidentale. Questa è forse quella più visibile ed ascoltata, anche se rappresenta solo l’ 1% della popolazione…..
- Un’altra di tipo conservatore, che si struttura come reazione alla paura dell’occidentalizzazione veicolata dal discorso femminista e ha alla base una lettura del Corano e della Sunna molto letteralista…
- E la terza che si situa nell’ambito del riformismo legalitario che continua aritenere fondante il riferimento religioso, ma esercita la sua critica anche verso l’interno, ed è tesa a recuperare il modello genuino di femminilità della Rivelazione, sfrondandolo dalle aggiunte culturali, per incarnarlo nei lineamenti del tempo attuale… (Tariq Ramadan)
“In questa ventata di riformismo religioso, le donne musulmane hanno un’occasione unica per riaffermare i loro diritti e la loro emancipazione in base alle loro referenze. Non possono mancare que sto appuntamento della storia… poiché è proprio questa la grande sfida alle nostre società musulma ne di oggi: quella di una lettura dell’Islam fatta an che dalle donne; donne veramente coinvolte in tut ti i dibattiti e che partecipino in massa a que sto movimento di riforma, in nome della loro fede, dei loro principi e della loro spiritualità. Debbono riappropriarsi di questo lavoro di me moria per ripristinare l’esempio di quelle donne il lustri come ‘Âïsha e investire la fortezza del fiqh che oggi è totalmente accaparrata dagli uomini…” 3
Questo sforzo della teologia femminile e il radicarsi della Umma in Occidente abbia fatto riscoprire la necessità di porre il discorso dell’uguaglianza tra uomo e donna in primo piano, e ciò sia stato recepito da tutta la comunità musulmana lo possiamo vedere ad esempio nella Carta dei musulmani d’Europa presentata pochi giorni a Bruxelles, che recita così a proposito dell’uguaglianza:
“L’islam invita alla perfetta uguaglianza tra uomo e donna in quanto esseri umani, nel reciproco rispetto. Considera che la vita equilibrata si basa sulla complementarità e l’armonia tra l’uomo e la donna. Rinnega ogni idea o comportamento che sottovaluta la donna o che la priva dei suoi diritti, anche se purtroppo abitudini errate sono presenti in certi ambienti musulmani. L’islam rifiuta ogni forma di sfruttamento della donna o che sia trattata come oggetto di piacere.”
Anche il titolo che è stato dato a questo incontro,è prova di questo movimento di sensibilizzazione verso il femminile…
Un punto su cui tutti siamo d’accordo è che la Rivelazione ebbe un ruolo decisivo nel migliorare la vita delle donne e nel dare loro dei diritti, rispetto alla cultura tribale in cui ebbe luogo la rivelazione ultima, ciò è evidente nelle parole di Umar Ibn Al Khattab che riconobbe ciò dicendo: “In nome di Dio, noi vivevamo all’epoca preislamica (ja^hiliya) senza accordare alcun credito alle donne, finché Dio fece scendere dei comandamenti che riconobbero loro dei diritti”.
Nelle fonti che descrivono l’ambiente della rivelazione, specialmente negli hadith profetici, non possiamo non notare come le donne di allora avessero un atteggiamento sì di grande fede, ma anche critico verso gli spazi a loro riservati… L’essere musulmane, l’aderire alla religione non le confinava in un atteggiamento di passività, di supina accettazione di tutto,al contrario, proprio con la coscienza che la rivelazione doveva essere una maggiore giustizia per tutti, intervennero diverse volte per reclamare i loro diritti, esigere una partecipazione più ampia alle attività della comunità, nel voler essere nominate esplicitamente dalla parola di Dio, per veder riconosciuti i loro meriti ad esempio nell’hijra... “stavano molto attente ai loro diritti”. Insomma, se uno legge le testimonianze delle donne vicine al Profeta, pace e benedizione su di lui, rimane stupito dalla forza di queste donne, leggiamo insieme questo hadith di Asma Bint Yazid:
« Sono la delegata delle donne presso di te Profeta. Iddio ti ha inviato a tutti gli uomini e a tutte le donne di questo mondo, noi abbiamo creduto in te e nel tuo Dio, ma le donne sono limitate dalla loro funzione e sono davvero impotenti. Confinate nelle loro case, oggetto del vostro desiderio, incinte dei vostri figli, mentre voi uomini siete favoriti rispet to a noi, nelle vostre assemblee, nella vostra parte cipazione sociale e politica, nel pellegrinaggio, e so prattutto nel jihad sulla via di Dio. Mentre noi donne tessiamo i vostri abiti ed educhiamo i vostri figli. Non potremmo condividere tutti questi bene fici come quello del jihad che sembra sia un vostro esclusivo diritto?»Il Profeta (pbsl) stupito dall’eloquenza di quella donna, si volse ai suoi Compagni:« Avete mai sentito un discorso che attesta la devo zione di una donna alla sua religione migliore di questo?»« Certamente no, non avremmo mai creduto che una donna fosse in grado di tenere un simile discorso!» risposero i Compagni evidentemente sbalorditi dal dire di quella donna.
“Asma Bint Yazid non si sentì affatto a disagio nel denunciare i privilegi degli uomini davanti al Messaggero di Dio, risolutamente certa di essere nel suo diritto, in nome della sua fede e della sua appartenenza spirituale… Molte le donne che potrebbero essere citate qui, per il ruolo importante che ebbero, da “Um Salam non è stata forse la consigliera politica del Profeta al momento del trattato di Hudaybiyya e non è forse grazie ai suoi saggi consigli che fu evitata una grande prova ai musulmani dell’epoca? E che dire di Hasfa, Madre dei credenti, che fu la depositaria della sola copia ufficiale del Corano dalla morte del califfo Abu Bakr, copia che servì da stereotipo per tutte le copie del Corano presenti nel mondo fino ai nostri giorni? Fu la custode del Corano fino a che ‘Uthman Ibn ‘Affan, il terzo ca liffo, ne fece fare altre copie per distribuirle in tut to il territorio musulmano… Zaynab, la figlia del Profeta (pbsl) un giorno prese la parola al mattino, al fajr, per dichia rare solennemente a tutta l’assemblea che concede va la sua protezione all’ ex marito – la cui tribù era in guerra contro i musulmani – che si trovava presso di lei. Dopo la preghiera il profeta (pbsl) verificò la notizia e accettò che quell’uomo fosse lasciato libero di circolare a Medina, nonostante il contenzioso con la sua tribù. Tutta la comunità rispettò la protezione concessa da una donna ad un nemico. Non possiamo che evidenziare questa posi zione di responsabilità sociale assunta da Zaynab, nella moschea, davanti a tutta la comunità.” A proposito di donne vorrei ricordare ancora come la prima persona a convertirsi all’Islam fu Khadija, prima sposa del Messaggero e che la prima che morì per l’Islam fu allo stesso modo una donna: Sumaya Bint Yasir… All’inizio e alla fine della rivelazione troviamo due grandi donne: Khadija e ‘Aicha.
Khadija, donna lavoratrice, imprenditrice a capo di un grande commercio, chiede lei stessa la mano al Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui… Il ruolo speciale di Khadija è ben descritto in un importante hadith profetico che mostra come lei, oltre a confortare affettivamente il profeta, gli apra il senso della rivelazione ricevuta, legame tra saggezza e donna, che insito anche nella stessa parola saggezza che in arabo è femminile ( Uno dei nomi di Allah è /al-Hakîm/, il Saggio; la Saggezza è /hikmah/. In Arabo si dice, ad esempio, “la Saggezza è preziosa,” tu avresti potuto aggiungere il pronome femminile: /al-hikmah hiya thamînah/, che significa letteralmente “La saggezza, essa è preziosa.”4) … “Si tramanda che ‘Â’iša, la madre dei credenti… “…Prese a ritirarsi nella grotta di Hirâ’, dove si dedicava all’ascesi (yatahannath), cioè all’adorazione, per molte notti di fila, prima di andare dalla sua famiglia a far provviste; quindi tornava da Khadîgia a rifornirsi per un nuovo periodo. Questo sino a quando gli giunse la Verità, mentre era nella grotta di Hirâ’. Venne da lui l’angelo, e gli disse: ‘Leggi!’ (iqra’), ‘Non so leggere’, rispose.” “Allora,” racconta [il Profeta], “mi prese e mi strinse (gatta-nî), sino a sfinirmi. Poi mi lasciò andare, dicendomi ‘Leggi!’ Risposi: ‘Non so leggere!’ Mi prese e mi strinse una seconda volta, sino a sfinirmi. Quindi mi lasciò andare, dicendomi: ‘Leggi!’ Di nuovo risposi: ‘Non so leggere!’ Per la terza volta mi prese e mi strinse, poi mi lasciò andare, dicendo: «Leggi in Nome del tuo Signore, che ha creato; ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Leggi, ché il tuo Signore è il più Nobile» (XCVI, 1-3).” “L’Inviato di Dio,” [continua la narrazione di 'Â'iša,] “fece ritorno con l’ispirazione ricevuta, il cuore trepidante. Entrò da[lla moglie] Khadîgia bint Khuwaylid, e disse: ’Avvolgetemi, avvolgetemi!’ Lo avvolsero, fino a quando lo spavento non l’ebbe abbandonato. Si rivolse a Khadigia e, raccontatole quanto accaduto, le disse: ‘Ho temuto per me stesso!’ Lei rispose: ‘Per Dio, no! Mai e poi mai Dio ti avvilirà! Tu mantieni i legami di parentela, prendi su di te i fardelli, fai ottenere l’indigente,5 accogli l’ospite, e [in generale] dai il tuo aiuto all’accadere delle vicissitudini che vengono nel Vero!’6 Quindi Khadîgia uscì con lui, e lo portò da Waraqa ben Nawfal ben Asad ben ‘Abdi l-’Uzzâ, figlio di suo zio paterno, che prima dell’Islam era divenuto cristiano. Waraqa conosceva la scrittura ebraica, nella quale aveva trascritto del Vangelo ciò che Dio aveva voluto che trascrivesse; era molto vecchio, ed era divenuto cieco. Khadîgia gli disse: ’Oh cugino, ascolta questo figlio di tuo fratello.’ Waraqa gli disse: ‘Nipote mio, cos’è che vedi?’ L’Inviato di Dio lo mise al corrente di ciò che aveva visto, e Waraqa gli disse: ‘Si tratta dell’Intimo Confidente (an-nâmûs), lo stesso che Dio fece scendere su Mosè. Oh se fossi giovane! Oh se fossi vivo quando il tuo popolo ti caccerà!’ …”
E’ Khadija che svela al Profeta il senso della rivelazione avuta( il profeta la ricorda come colei che credette in lui) … e lo porta presso chi può avere conferma… L’agire di Khadija rivela tre aspetti importanti dell’essere donna, prima di tutto ci parla della tenerezza rahma femminile in questo avvolgerlo… poi Khadija pone in relazione la verità della rivelazione con il vissuto morale del Profeta e questo rivela la capacità di ragionamento delle donne, e poi l’attitudine, malgrado si abbia una propria opinione a consultarsi con gli altri… lo porta infatti da un uomo che aveva un’esperienza religiosa, perché desse anche lui il suo parere… Legame tra donna e sapienza come capacità di interpretare, attitudine alla consultazione degli altri, misericordia che si esprime in gesti concreti…
Il legame tra sapienza e donna che abbiamo evidenziato in Khadija si può scorgere anche nella storia successiva… “Una ricerca storica ha rivelato che alla morte del Profeta (*) c’era una élite sapiente ed erudita che contava circa 8000 persone, di cui 1000 erano donne. L’emancipazione veicolata dall’islam, in un quarto di secolo fece sì che una persona su otto dell’élite intellettuale fosse donna… Citando solo qual che esempio, la prima università costruita in terra d’Islam, Al-Qarawiyyin a Fes, nel corso del IX se colo, è dovuta ad una donna di cui pochi musulma ni hanno sentito parlare: Fatima al-Fihiriya. Que sta università è considerata come la più antica del mondo musulmano ma sappiamo molto poco sulla sua fondatrice. L’università di Al-Azhar in Egitto, universal mente nota e indiscutibile centro religioso, fu edi ficata da una donna che si chiamava Al-Khanzida ra. La storia riferisce che fece costruire l’istituto in questione e, allo stesso tempo, una moschea, un or fanotrofio e un ospedale. Ma chi era questa donna che creò l’università religiosa da cui sono uscite innumerevoli generazione di sapienti musulmani – uomini in generale? Nessuno lo sa… Ecco l’esempio di due donne che furono all’origi ne delle due università religiose più prestigiose del mondo musulmano ma che rimasero delle perfette sconosciute per molte generazioni di musulmani…” (Asma Lamrabet)
“Nel campo del sapere poi non possiamo non citare l’esempio di ‘Âïsha che è per molti aspetti del tutto emblematico. Colei che è stata incontestabilmente la fondatrice di quella grande scuola della giurisprudenza islamica e i cui contri buti giuridici, legali e sociali sono studiati nelle università islamiche da un migliaio di anni! … In quei tempi, ogni qual volta una questione religiosa, o giuridica o quant’altro si presentava complicata o delicata, i fedeli e i grandi Compagni, correvano da ‘Âïsha trovando sempre soluzione al problema. Così come ben disse Masruq, uno dei sapienti del tempo che fu, tra l’altro, allievo di ‘Âï sha: «Giuro per Colui Cui appartiene la mia vita che ho visto moltissimi tra i più venerati e devoti Compagni del Profeta, venire presso ‘Âïsha per interrogarla sul culto e sulle pratiche religiose e quando dissentivano tra loro in merito a qualcosa, andavano a sottoporla a lei» Abu Musa insisteva a riguardo:«Per ogni questione che ci sembrava di difficile risoluzione, noi Compagni del Profeta ci recavamo da ‘Âïsha, presso cui trovavamo la soluzione». Un altro sapiente del tempo, Abu Salman Abd Ar-Rahman non smetteva di dire, a proposito di ‘Âïsha: «In tutta la mia vita non ho mai incontrato persona più colta e sapiente di ‘Âïsha per quel che riguarda la Sunna del Profeta, l’esegesi del Corano e gli affari del culto».‘Umar ibn al-Khattab ammirava le sue qualità intellettuali… ’Âïsha era considerata una grande mufti del tem po e molti testi di storia attestano la sua eccellenza nella giurisprudenza islamica durante il califfato di Abu Bakr, di Omar e fino alla sua morte. ‘Âïsha era in realtà una vera sapiente poiché le sue conoscenze non si limitavano alle sole scienze religiose. Era brillante anche nella lingua araba, nella storia delle civilizzazioni, nella scienza della gene alogia e in campo poetico. Le si riconosceva anche una grande competenza nella medicina del tempo! I sapienti del tempo ritenevano che ‘Âïsha fosse la donna più dotta nelle scienze religiose (afqahu an-nas) e quella che aveva maggiore erudizione (wa a’lama um ‘ilma). Il Profeta confermò in molte occasioni questo parere, incitando continua mente i suoi Compagni ad imparare la loro religio ne da ‘Âïsha: “Andate a cercare la scienza da questa rossina”… Fu la donna che trasmise il maggior di hadith (2200 circa).Il contributo di ‘Âïsha alle scienze religiose islamiche è stato ampio ed importante. …‘Âïsha insistette sempre sull’importanza del principio di “concordanza” tra i diversi versetti del Corano. Riteneva, ad esempio, che a proposito della stessa questione vi fossero più versetti disseminati nel Corano che non potevano essere usati per dar vita ad una legge particolare ed unica se considerati separatamente. Era dunque necessaria un’assoluta concordanza tra i versetti che riguar davano lo stesso tema per poter dedurne una base giuridica. In altri termini, secondo il suo punto di vista, prima di stabilire una giurisprudenza su uno specifico soggetto era necessario raccogliere tutti i versetti ad esso relativi per poter elaborare la base giuridica… Poi grazie alla sua presenza al fianco del Profeta, ‘Âïsha assistette alle principali circostanze che ori ginarono la rivelazione di molti versetti coranici. Pertanto considerava questi avvenimenti storici, contingenti alla Rivelazione, come la base inelu dibile di una giusta interpretazione del Corano. In fatti, grazie al suo vissuto e alle sue esperienze per sonali, come la storia della calunnia o quella delle abluzioni, capì l’importanza delle circostanze in cui sono rivelati i versetti divini e la necessità di tener ne conto in tutta l’interpretazione coranica… Anche l’ijtihad, ovvero lo sforzo intellettuale di riflessione deduttiva è una delle altre fonti di legislazione nell’Islam frequentemente utilizzata da ‘Âïsha. Ogni volta che le condizioni lo richiedevano, e cioè ogni qual volta non trovava risposte nel Testo sacro e nella Sunna, non esitò a scegliere lo sforzo di ragionamento e razionalizzazione che la sua intelligenza e il suo coraggio intellettuale le consentivano. Tra i molti hadith da lei rifiutati ne riportiamo uno, che ebbe molte conseguenze per le donne nella storia successiva… “In base ad un hadith inserito nelle grandi raccolte (compresi Al Bukhari e Muslim), una donna di nome Fatima Bint Qays aveva raccontato che: «Quando mio marito divorziò da me per tre volte, andai a lamentarmi dal Profeta per ottenere il mio diritto al domicilio e agli alimenti. Non ebbi però né l’alloggio né gli alimenti e il Profeta mi chiese di andare a vivere presso un vecchio shaykh di nome Ibn Maktum». Quando ‘Âïsha fu informata di questo hadith, s’incollerì e criticò aspramente Fatima bint Qays dicendo: «Fatima bint Qays non ha nessun interesse a pro palare questa storia, non ne avrà alcun bene!» E spiegò le ragioni del rifiuto di quel hadith per tre ordini di ragioni.
La prima si trova nel Corano che è estremamente esplicito sui diritti delle divorziate nel domicilio coniugale: ” non scacciatele dalle loro case” (Corano LXV,1). La seconda è che la Sunna in diverse occasioni ha confermato quel diritto. Nel caso di una donna divorziata tre volte da suo marito, ‘Umar Ibn al Khattab riferì un hadith in base al quale il Profeta disse: “La divorziata ha diritto al domicilio e agli alimenti”.La terza è nella contestazione delle circostanze relative alla decisione del Profeta (pbsl). Effettiva mente, secondo ‘Âïsha, il Profeta disse a Fatima di lasciare la sua casa e andare a vivere presso Ibn Maktum: a causa della lontananza del domici lio coniugale. Non era infatti consigliabile che vi vesse sola in un luogo noto per l’insicurezza che vi regnava.Il parere del Profeta era circoscritto a quel caso particolare, per proteggere quella donna e nell’attesa di trovarle una valida soluzione. ‘Âïsha criticò con forza la tendenza a trarre una regola generale da una particolarissima situazione. Insistette una volta di più sulla necessità di mettere in relazione cause e circostanze di un hadith in modo da com prenderne esattamente il senso.Sarà utile d’altronde precisare che moltissimi Compagni del Profeta si allinearono ad ‘Âïsha a questo proposito. Ad esempio ‘Umar Ibn al Khattab, il quale dichiarò solennemente che il hadith riferito da Fatima contrastava con il Libro di Dio. Disse infatti:«Non abbandoneremo mai quello che dice il Cora no e la Tradizione del nostro Inviato a causa delle parole di una donna che ha certamente dimenticato quello che le fu detto dal Profeta. Tanto più che ha diritto al domicilio e agli alimenti».’Umar concluse citando il versetto sopraccitato.Ben oltre il dibattito suscitato, si deve tener conto che il hadith riferito da Fatima causò gravi danni ai diritti delle donne. É sconvolgente notare come i grandi sapienti del tempo e i loro successori continuarono a dissertare ed essere in disaccordo in merito ai diritti della divorziata richiamandosi conti nuamente a questo hadith riportato da Fatima Bint Qays… Molti ulema come gli imam Ahmad ibn Hanbal, Ishaq e Abu Thawr, sono stati catego rici nel negare alla divorziata l’alloggio e gli ali menti appoggiandosi su questo hadith considerato dai discepoli di questa scuola come un’incontesta bile prova giuridica!”7
“Grazie alla sua intelligenza e alla sua per spicacia, capì che il messaggio dell’Islam, profon damente egualitario, le dava il diritto di occuparsi di politica, campo che nei secoli era stato sempre prerogativa maschile. ‘Âïsha riuscì ad imporsi sulla scena politica del tempo provando in tal modo che le donne musulmane hanno un diritto attenzione e di coinvolgimento in quel campo. D’altronde, l’I slam non lo ha mai vietato e non c’è una fonte nè coranica nè profetica che escluda la donna da questo settore. Dopo la morte del Profeta (pbsl), la questione della successione fu causa di gravi contrasti politici in seno alla comunità. I partigiani di ‘Ali, cugino e amatissimo genero dell’Inviato di Dio, tentarono di attribuirgli il diritto di successione, affermando che, prima di morire, il Profeta gli avesse affidato un testamento verbale, nel quale c’era una sorta d’investitura alla successione e il diritto di assumere le redini del califfa to. Informata di questo hadith, ‘Âïsha rigettò que sto testamento del Profeta ad ‘Ali in un brano riferito da alcuni dei Compagni tra cui Ibn Abbas. Disse: “Quando mai il Profeta avrebbe consegnato questo testamento orale ad ‘Ali? Ero presente durante la malattia e l’agonia del Messaggero, fino al suo ultimo respiro, quando mai avrebbe potuto dir-glielo?”Lo stesso imam ‘Ali in seguito confermò quello che aveva detto ‘Âïsha e, in un discorso pronuncia to a Bassora, in occasione della sua nomina a calif fo, negò una qualsiasi successione su designazione del Profeta (pbsl). Chiarì che il Messaggero non aveva lasciato nessuna direttiva in meritò alla sua eredità politica e affermò che se il Profeta gliene avesse fatto la minima allusione, non avrebbe mai lasciato che Abu Bakr e ‘Umar prendessero il potere, perché si sarebbe trattato di un tradimento da parte sua nel non rispettare la volontà dell’Inviato di Dio…”8
‘Aisha, oltre ad avere questo posto di primo piano nell’elaborazione delle scienze islamiche, fu anche colei tra le cui braccia lasciò questo mondo il Profeta, pace e benedizione su di lui, e anche qui possiamo notare come l’elemento affettivo si coniughi con quello intellettivo nelle donne… Ciò che è una ricchezza perché l’amore fa vedere più in là… Unità aspetto emozionale e intellettivo evidenziato dai moderni studi sulle dinamiche della conoscenza… ”Qualche giorno prima della morte dell’amato Profeta (pbsl) mentre la sua malattia s’aggravava rapidamente e la sua sofferenza s’accentuava ogni giorno, coricato e in cattive condizioni non smetteva di chiedere “Da chi sarò domani?” Le altre spose compresero che stava esprimendo il desiderio di rimanere presso ‘Âïsha e le chiesero di tenerlo con sé per rispetto alla sua volontà. I sentimenti che nutriva per lei erano tali che voleva vivere la sua malattia e morire vicino a lei, tra le sue braccia… E’ a questo riguardo che il Profeta ripeteva questa invocazione che evidenzia i suoi reali sentimenti:” O Allah, ecco la mia equanimità in quel che mi appartiene ma non mi rimproverare per ciò che T”ap partiene e che non posso controllare”…
Dopo aver sottolineato il legame tra donna e sapienza, voglio parlare dell’importanza della forza affettiva femminile, del legame tra rahma e donna. La riflessione islamica si è più sviluppata verso lo studio di tipo giuridico, il cosa si deve fare per obbedire a Dio e rifugge da speculazioni teologiche sulla natura di Dio… Sono minori le riflessioni in questo senso e tuttavia c’è una forma di teologia semplice, che parla di Dio attraverso i suoi nomi, nomi che vengono desunti direttamente dalla rivelazione coranica. “Allah ha rivelato Sé stesso nel Corano come rigoroso e clemente, conosciuto coi nomi di Maestà (/jalâl/) e Bellezza (/jamâl/). Il Generoso, il Misericordioso, il Perdonatore, sono nomi di Clemenza o Bellezza, mentre l’Enumeratore e il Giusto sono nomi di rigore o di Maestà. I nomi rispecchiano i principi del maschile e del femminile: i nomi di Maestà sono il prototipo del maschile, mentre i nomi di Bellezza sono il prototipo della femminilità… Ibn al-’Arabî afferma che Allah può essere attribuito sia a /huwa/ (Egli) che a /hiya/ (Ella)” .9
Uno dei nomi di Allah che richiama in particolare la natura femminile è Al-Rahman, il Misericordioso, il quale ha attinenza con la parola grembo, utero, matrice, la fonte di vita. Questo nome è molto importante in quanto è quello che apre tutte le sure del Corano, salvo una, ed “è declinato in due forme che derivano dalla stessa radice: Al Rahman, Al Rahim. Il posto primario della realtà della misericordia è ricordato anche da un hadith qudsi, che recita: “La mia misericordia precede la mia collera” (/rahmatî sabaqat ghadabî/)”. L’essere donna quindi ha questo dono speciale di capire dal di dentro, nella propria natura cosa significhi misericordia, il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, fu il primo ad esemplificare la misericordia di Dio con quella insita nella maternità, dichiarandone così la continuità oltre alla differenza, in Dio la misericordia è infinita e perfetta, quella umana limitata come tutto ciò che appartiene alle creature, però quella femminile è l’esempio più vicino… Un hadith della raccolta di al-Bukhari descrive come durante la conquista della Mecca compiuta dai musulmani una donna correva sotto al sole cocente alla ricerca di suo figlio. Lo trovò e stringendoselo al seno disse:”Figlio mio, figlio mio!” I Compagni del Profeta videro questo e piansero. Il Profeta fu deliziato di vedere la loro misericordia e disse: “Vi meravigliate della compassione (rahma) per suo figlio? Per mezzo di Colui nelle cui mani si trova la mia anima, nel Giorno del Giudizio, Allah mostrerà più rahma verso i Suoi fedeli servitori di quanta possa mostrarne questa donna verso suo figlio.” Un altro hadith parla della misericordia verso i piccoli insito nel mondo animale: Dio ha diviso la misericordia in cento parti. Egli ne ha fatto discendere una tra ijinn e gli esseri umani e le bestie e gli animali perché condividano reciprocamente i loro sentimenti; e per questo essi hanno misericordia l’un l’altro; e tramite essa gli animali selvatici provano affetto per i loro cuccioli. E Dio ha conservato novantanove misericordie con le quali avrà misericordia per i suoi servi il Giorno del Giudizio. (Sahih Muslim)
E proprio guardando agli animali, i quali sono più vicini allo stato originale della creazione, ma anche guardando in noi stesse se abbiamo sperimentato una maternità, sentiamo come questa misericordia sia molto lontano da essere un sentimento delicato, passivo: essa è il sentimento più potente che esista: è raro trovare una donna che non riconosca ciò nella sua esperienza, per essa si può accettare, ma anche combattere, lottare fino a dare la vita… A tale proposito, vorrei ricordare come uno dei fatti posti alla base di questa festa che oggi ricordiamo parla proprio di donne che vogliono difendere i propri figli:
…In Italia la festa ha un’origine ancora più recente, che può essere datata all’8 marzo del 1945, quando un gruppo di donne appartenenti all’Udi (Unione donne italiane) si riunì a Roma per approvare un ordine del giorno mirato a: “…difendere il pane ai nostri figli, alle nostre famiglie e per difenderci dal freddo e dalla miseria…”. Della rahma, abbiamo bisogno più che mai oggi in cui si parla di ronde… ecc. e sembra che l’unico atteggiamento giusto sia quello della repressione…
La società è donna, evoca in donne diverse sentimenti e temi diversi… Chi pensa al ruolo educativo della donna nella famiglia, cellula base della società, chi invece pensa al ruolo lavorativo, sociale e politico che le donne di oggi hanno la possibilità e il dovere di assumere… Entrambi i ruoli sono essenziali per la società e dovrebbero essere messo in atto delle dinamiche che favoriscano e valorizzano questi due aspetti. Insieme con una giusta lotta per i diritti infatti e la loro graduale acquisizione si realizza nella mentalità occidentale, forse anche un capovolgimento di valori, quello che fino ad allora il ruolo principale della donna, quello cura della famiglia, viene percepito come secondario… ciò è evidente immediatamente in quella domanda che tutti un giorno o l’altro ci siamo sentiti rivolgere: “cosa fai?” “Sto a casa”… “ah non lavori…” Sembra che una donna che non abbia una professione lavorativa sia minorata…« In realtà oggi non si promuove l’uguaglianza, ma un modello, quello maschile (cui anche le donne dovrebbero conformarsi), fondato sul successo sociale. L’idea di una ” neutralità” naturale è falsa e generatrice di conflitti e ineguaglianze…». 10
Nella riflessione islamica invece appare invece forte anche il concetto di complementarietà:
“Ciò che emerge dalla conversazione con donne appartenenti ai movimenti islamici è spesso un miscuglio di discorsi moderni e pre-moderni. Da un lato, esse non sono insensibili al discorso dei diritti delle donne che permea il dibattito sulla condizione della donna nel mondo arabo di oggi… L’enfasi viene posta sulla “complementarietà dei ruoli” fra i sessi.”11
La complementarietà è coscienza del valore della diversità tra femminile e maschile, della diversità come elemento essenziale alla completezza della coppia e della società.
Una delle difficoltà del pensiero occidentale nel concepire la diversità uomo- donna in senso positivo è collegato al rifiuto del concetto di natura. Oggi però ci troviamo all’estremo opposto e tutto viene riferito alla cultura o alla società. Il concetto di natura femminile e maschile invece vivo nella riflessione islamica, grazie all’idea forte di creazione. L’essere complementari è legato al concetto di coppia, la quale non è una realtà casuale, bensì il modo in cui Dio crea la vita:
“Di ogni cosa noi abbiamo creato uno zawj, una coppia” ( LI,49).
Dio ha voluto che l’unità si compia attraverso la diversità. La distinzione tra maschile e femminile non è quindi un accidente biologico, ma si tratta in realtà di un elemento fondamentale della natura umana. Complementarietà che trova la sua realizzazione più profonda nell’amore:
…esse sono come una veste per voi e voi siete una veste per loro… (1I,87)
Proprio l’amore, le relazioni di coppia sono l’ambito in cui possiamo meglio capire come una diversità sia sana, necessaria e complementare. Necessaria per il proseguire della vita e nelle dinamiche che riguardano l’assunzione dell’identità sessuale.
Necessità quindi che la lotta per l’uguaglianza non dimentichi la realtà della complementarietà… Continuare la lotta per l’uguaglianza, insieme alla protezione della specificità e complementarietà del femminile, significa anche valorizzazione dei ruoli più tradizionali della donna che pongono al centro la famiglia, la cui importanza per la società una riflessione onesta non può negare di qualsiasi matrice essa sia…
Abbiamo visto come l’essere donna dica l’importanza della rahma, della sapienza, dell’apertura al nuovo, della consultazione… Un ultimo aspetto dell’essere donna è il valore dell’interiorità che può essere tradotto come priorità dell’essere sull’apparire… Ciò che è simbolizzato un po’ da questo hijab che portiamo, è un rimando all’interiorità, all’interiorità della casa dove la bellezza può essere svelata, ma anche della persona, alle sue profondità… Anche la verità della persona giace nel profondo e non nelle apparenze… Anche nella persona ciò che manifestiamo non riassume mai ciò che siamo… La rivelazione islamica usa la parola ghaib, anche per l’interiorità dell’uomo. Interiorità che rimanda in ultimo ad un’altra parola femminile riferita a Dio, la parola che esprime l’Essenza Divina: “/al-Dhât/dice la realtà di Dio che al di là di ogni manifestazione, sovra-esistente, non manifesta e trascendente tutte le qualità… A livello metafisico, il femminile corrisponde all’interiore e il maschile alla manifestazione. Nella città tradizionale islamica, la bellezza è interiorizzata. Tutti gli esseri umani contengono entrambi gli elementi in loro stessi, nelle loro anime e nei loro corpi. La perfezione dello stato umano, /al-insân al-kâmil/, significa la perfezione sia delle qualità maschili che delle femminili, il prototipo del maschio e della femmina…”12
Di questa preminenza dell’essere sull’apparire abbiamo più che mai bisogno in questa società imperniata di consumismo:
“Credo si possa essere d’accordo, però, sul fatto che il grande progetto dell’Occidente, l’unicum che lo contraddistingue tra tutte le società umane, sia l’ambizione di costruire una convivenza senza Dio…. Da noi il progetto, consapevole o no, è di massa…la gente stima gli uomini di chiesa, i santi, magari prega e va a messa, ma nessuno crede più davvero nell’esistenza di un altro mondo, col Paradiso e la resurrezione delle anime. Se ci credessero vivrebbero in tutt’altra maniera. Per resistere senza speranza nell’aldilà, bisogna poter sperare nel Paradiso in terra… Dare l’illusione del Paradiso in terra è l’obiettivo finale del consumismo… comprando si è onnipotenti, soprattutto se compri qualcosa che ti serve a poco… in quasi tutte le metropoli occidentali, i centri commerciali più lussuosi confinano coi quartieri del sesso…”13
Le dinamiche profonde del consumismo non sono solo contrarie alla religione, ma anche all’essere umano, alla sua realtà profonda… Soprattutto i giovani, i figli, rischiano di essere coinvolti in questa gara all’avere e dell’apparire e trovarsi deprivati sia della cultura tradizionale ricca di valori religiosi, che di quella occidentale in cui, per l’inferiorità di possibilità economiche e la difficoltà di “essere di origine diversa”, si trovano svantaggiati. E’ necessaria una smitizzazione delle promesse consumistiche, la valorizzazione delle istanze autentiche della cultura occidentale, collaborando con tutte le sue componenti positive, umane o religiose. Concludo augurando a tutte le donne del mondo di recuperare queste dimensioni interiori ed esteriori, del fare e dell’essere, un ricordo alle donne dei paesi più martoriati, da guerre e povertà, ma anche afflitte da malattie e trascuratezza degli uomini, in ultimo il nostro pensiero va alle donne di Palestina… Dio sia nostro Protettore.
1 Fatima Naseef, La donna alla luce dell’islam, ed. “Al Hikma” , Imperia 2005
2 Margot Badran
3Asma Lamrabet, Aisha, ed. Al Hikma, in pubblicazione
4www.tradizionesacra.it/l’Islam_e_il_divino_femminile
5 L’arabo taksibu l-ma’dûm (letteralmente ‘fai ottenere’, o anche ‘ottieni’, ‘il mancante’, o ‘l’inesistente’) è suscettibile di diverse interpretazioni: ‘dai [agli altri] ciò che manca’, e cioè ciò che non trovano se non da te, e comunque ciò che ‘non c’è’ perché non lo hanno; ‘ottieni [denaro in quantità tale che] agli altri manca’, e quindi lo dai in elemosina; ‘fai ottenere [denaro, o buoni consigli,] a colui che è completamente annichilito’ dalla povertà. Scegliamo quest’ultima interpretazione; comunque, anche le altre possibili letture si possono ricondurre sempre all’idea dell’estrema generosità del Profeta.
6 In arabo nawâ’ibu l-haqq, ‘le vicissitudini del Vero’: “vicissitudini e disgrazie infatti”, ricorda Al-Qastalânî, “hanno luogo tanto seguendo il Vero, tanto seguendo ciò che è vano”.
7Asma Lamrabet, Aisha, ed. Al Hikma, in pubblicazione.
8idem
10 S.Spinsanti “Il corpo nella cultura contemporanea”, ed. Queriniana
11 (http://weekly.ahram.org.eg/2007/866/sc1.htm
12www.tradizionesacra.it/l’Islam_e_il_divino_femminile
13 W. Siti, Troppi paradisi, Eina


