O uomini, voi siete i poveri (fuqarà) i bisognosi di Dio, mentre Dio è il Ricco (Al-Ghanì) colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode. (Corano 35,15)
In nome di Dio il Misericordioso il Clementissimo
e le benedizioni di Allàh e la pace su Saiyydinà Muhammad
I Maestri Spirituali del Sufismo (Tasawwuf) attirano l’attenzione del discepolo (murid) sullo stato di “faqr” comunemente chiamato con “povertà spirituale” evidenziandolo come un passaggio “obbligatorio” per la realizzazione Spirituale. Perciò sembra essere un passaggio molto importante per chi vuol veramente “perfezionare” se stesso, come ci ha insegnato a fare il nostro migliore esempio da seguire Saiyydinà Muhammad – le benedizioni di Allàh e la pace su di lui – per mettersi, esteriormente ma soprattutto interiormente, nel giusto atteggiamento di “sottomissione” (muslim) ad Allàh l’Altissimo, Gloria a Lui l’Immenso.
Riporterò alcuni brevi spunti su questo importante argomento della povertà spirituale, presi dai vari Maestri (Shaykh) della Tradizione islamica, con l’augurio di “stimolare” la curiosità e l’interesse di chi leggerà queste righe, affinché ognuno di noi possa trarne beneficio nel nostro cammino verso Allàh, se Dio vuole (in sha Allàh) .
La Povertà Spirituale (Faqr)
“Si può definire essere contingente quello che non ha in se stesso la propria ragione sufficiente; un simile essere, per conseguenza, non è niente, di per se stesso, e nulla di quel che è gli appartiene in proprio.
E’ questo il caso dell’essere umano, considerato come individuo, cosi come di tutti gli esseri manifestati in uno stato qualsiasi, poiché, qualunque sia la differenza tra i gradi dell’esistenza universale, essa è sempre nulla nei confronti del Principio. Questi esseri, umani o no, sono dunque, per tutto ciò che sono, in totale dipendenza dal Principio [Allàh- n.d.c.], “al di fuori del quale nulla, assolutamente nulla, può esistere” [ là ilàha illà Allàh- n.d.c.]; ed è proprio la coscienza di questa “dipendenza” che costituisce quel che numerose Tradizioni chiamano “povertà spirituale” [in arabo faqr] .
In pari tempo questa coscienza (di dipendenza), per l’essere che vi sia pervenuto, ha per conseguenza il distacco da tutte le cose manifestate, in quanto un tale essere, sa [conosce], da quel momento che anche queste cose non sono niente e che la loro importanza è rigorosamente nulla nei confronti della Realtà Assoluta.
“Semplicità” e “piccolezza” sono altrettante attitudini equivalenti di quella “povertà” di cui si parla cosi spesso nel Vangelo, e che in genere è cosi mal compresa: “Beati i poveri in spirito, perché ad essi appartiene il Regno dei Cieli”. Questa “povertà”, in arabo al-faqru, conduce, secondo l’esoterismo musulmano [tasawwuf], a el-fanà, cioè all’estinzione dell’ “io”.
“Povertà”, “semplicità”, “infanzia” non sono che una sola ed unica cosa, e l’abbandono che tutte queste parole esprimono, culmina in una “ estinzione “ che è, in realtà, la pienezza dell’essere. (tratto da un testo di Shaykh Abdel Wahid Yahya R.Guénon)
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” O uomini , voi siete i poveri (fuqarà) i bisognosi di Dio, mentre Dio è il Ricco (Al-Ghanì) colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode.” (Corano 35,15)
Le abitudini più tenaci da sradicare dall’anima sono “l’amore della gloria” e “l’amore della ricchezza”, affinché la gloria sia mutata in “umiltà” e la ricchezza in “povertà”.“Umiltà” e “povertà” sono due porte monumentali per accedere a Dio e raggiungere la Sua Presenza.
Abù Yazid al-Bistàmì (sufi del Kurasàn m. 874) ricevette, tramite una voce interiore, un richiamo venuto da Dio che gli diceva: “O Abù Yazid! I nostri magazzini sono pieni di atti di obbedienza (hidma); vieni a Me per la piccola porta dell’umiltà e della dipendenza (iftiqàr)!
Abd al-Qàdir Jilànì (sufi m. 1166) ha detto: “Io mi sono presentato a tutte le porte (del Paradiso), e dappertutto ho trovato folla di persone. Allora, sono andato alla porta dell’umiltà e della povertà e l’ho trovata libera”. Sono dunque entrato ed ho chiamato: “ Venite da questa parte ! “.“L’umiltà” consiste ad abbassarsi davanti a tutti i tuoi simili, sia davanti all’Elite [persone importanti] come davanti al volgo [persone comuni], in particolare davanti i compagni ed i fratelli che vi tengono in alta stima.
Quanto alla “povertà” essa consiste nel rinunciare alle ricchezze ed a vuotare il proprio cuore dalla preoccupazione di acquisirle. (tratto da L’Autobiografia del Sufi Ahamad Ibn Agìba).
La qualificazione dell’uomo è la povertà (al faqr); che l’uomo la realizzi e la Ricchezza di Dio (al-Ghanà) gli sarà presto data. Cosi pure colui che aspira a delle Grazie elevate abbassi la sua anima e si cancelli davanti alle creature. (tratto da L’Autobiografia del Sufi Ahamad Ibn Agìba).
O uomini , voi siete i poveri (fuqarà) i bisognosi di Dio, mentre Dio è il Ricco (Al-Ghanì) colui che è sufficiente a Se stesso, il Degno di lode.” (Corano 35,15)
Allàhumma, aiutaci a prendere coscienza e ad accettare con gioia e riconoscenza verso di Te il nobile incarico e posto che ci hai dato di essere i Tuoi “poveri” servitori (abd), amin.
al hamdu liLlàhi rabbi ‘alamin
assalamu ‘alaykum
Umar
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