In memoria di Martin Luther King

giu 16th, 2009 | Di | Categoria: Questioni contemporanee

Ricorre l’anniversario della nascita di Martin Luther King (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968), memoria ancora vivissima nel mondo e quest’anno ancor più viva per l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, primo presidente appartenente alla realtà afroamericana.

« Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali ».

M.L.K: non utilizzò formule come progetto a lungo termine o altre frasi tecniche, utilizzò la parola sogno e le parole che noi scegliamo sono importanti, proprio le parole rivelano il nostro profondo, come disse Heidegger, le parole sono la casa dell’essere. La parola sogno è collegata alla realtà emozionale dell’uomo, ai suoi desideri ancor prima che alla sua razionalità. E il pathos è una realtà importante che dice immediatamente quali sono le nostre priorità. La parola sogno pronunciata da Martin L.K. rivela la sua coscienza e il suo dolore per la tragedia del popolo, l’immane ingiustizia che pesava sulla gente. Da qui nasce la sua lotta…

Il sogno però per essere autentico deve poter essere riassunto razionalmente in termini di giustizia, non tutti i sogni sono giusti… (ad esempio il sogno sionista di possedere la Palestina a discapito, con la distruzione dei palestinesi). Il sogno di Martin L.K. era giusto perché riguardava l’affermazione di un’ uguaglianza tra gli uomini: non era un sogno di predominio della propria razza contro un altra…

E l’uguaglianza tra gli uomini è un evidenza per se stessa e ai nostri giorni teoricamente riconosciuta ma in realtà permangono grandi sacche di ingiustizia … La sua storia ci mostra come ci siano verità che pur evidenti in certi momenti non vengono percepite, si forma una nebbia, un tabù… Nebbia in cui si perdono anche molte coscienze oneste… Da questa nebbia si può uscire solo ponendo in primo piano la giustizia e non la paura o l’interesse, la vanagloria… “Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano…”

Nulla al mondo è più pericoloso che un’ignoranza sincera ed una stupidità coscienziosa…”

La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunità chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto?”

La coscienza chiede “è giusto?” Fu questo il valore portante della sua vita. Non il metodo di lotta non violenta in se stesso, che certo è molto importante, ma la giustizia. E’ alla luce della giustizia che si devono giudicare le battaglie degli uomini, anche se la violenza è un sentiero giustificabile in pochissimi casi, la non-violenza è la strada maestra.

Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste”, disse Martin Luther King, pur non approvando la lotta violenta.

“ Stare dalla parte delle vittime, pur non condividendone i sistemi di lotta, significa far sentire la propria vicinanza, solidarietà e aiutarli ad adottare la nonviolenza attiva contro l’arrogante strapotere dello Stato ebraico. Incoraggiarli ad adottare questa forma di lotta, più etica ed efficace, perché conferirebbe maggior forza alla loro causa e ne dimostrerebbe la verità, alimentando il consenso e l’appoggio della comunità internazionale.” (Elvio Arancio)

 

Ho un sogno… troppo grande e troppo piccolo per altri… altri invece tacevano…

 

Quelli che giudicavano il suo sogno troppo grande, esigeva pari dignità economica, risarcimento per oltre due secoli di schiavismo, voleva riforme politiche ed economiche perché i cittadini afroamericani potessero entrare pienamente nella vita della nazione, dicevano:

Perché trascura ciò che potrebbe fare ora, e cioè non prepara una classe intellettuale negra? A cui egli rispose: Non ci si rende conto della tragicità della condizione dei neri… si dice loro di :

tirarsi su con i suoi lacci quando non ha neanche le scarpe” … Ribadisco ancora l’importanza del pathos, del sentire la condizione di un popolo non solo di ragionarci sopra…

 

Ci furono è vero quelli a cui la sua lotta sembrò troppo debole o troppo vicina al potere politico, di questi uno fu Malcom X, un altro grande uomo che lottò per la giustizia e il per il suo popolo fino a dare la vita. “… Eppure, nonostante tutto, il pensiero di Malcom X è ancora vivo e rappresenta un passaggio vitale nella storia americana, nel quale si rispecchiano i problemi relativi alle radici del razzismo e le vie verso il riscatto.” (da Bianca Cerri redazione@reporterassociat.)

Proprio ripercorrendo la sua storia possiamo capire come situazioni di estrema violenza o privazione (familiare e sociale nel suo caso) possano portare a vedere nella violenza l’unica soluzione, e ancora nella sua vita possiamo imparare come il superamento di una violenza radicale e del desiderio di separazione avvenne con l’esperienza del pellegrinaggio dove poté sperimentare una uguaglianza tra le razze umane vissuta… riuscì alla fine a completare il suo pellegrinaggio. Durante questa esperienza religiosa, arrivò per la prima volta a concepire l’Islam come una religione capace di abbattere qualsiasi barriera razziale. Il 21 maggio 1964, Malcolm X tornò negli Stati Uniti come sunnita, col nuovo nome El-Hajj Malik El-Shabazz. Durante un importante discorso indirizzato all’intera nazione, proclamò:

I diritti umani sono qualcosa che avete dalla nascita. I diritti umani vi sono dati da Dio. I diritti umani sono quelli che tutte le nazioni della Terra riconoscono.

In passato, è vero, ho condannato in modo generale tutti i bianchi. Non sarò mai più colpevole di questo errore; perché adesso so che alcuni bianchi sono davvero sinceri, che alcuni sono davvero capaci di essere fraterni con un nero. Il vero Islam mi ha mostrato che una condanna di tutti i bianchi è tanto sbagliata quanto la condanna di tutti i neri da parte dei bianchi.

Da quando alla Mecca ho trovato la verità, ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi – cristiani, ebrei, buddhisti, indù, agnostici, e persino atei! Ho amici che si chiamano capitalisti, socialisti, e comunisti! Alcuni sono moderati, conservatori, estremisti – alcuni sono addirittura degli “Zio Tom”! Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi! Insieme a A. Peter Bailey e altri, Malcolm fondò il distaccamento statunitense della Organizzazione per l’Unità Afro-americana o OAAU. Ispirandosi alla Organizzazione per l’Unità Africana (OAU), la OAAU decise di adottare un atteggiamento non religioso e non settario nella difesa dei diritti umani.” ((it.wikipedia.org/wiki/Malcolm_X )

Il dovere di dimostrare l’uguaglianza dell’altro spetta prima a chi ha potere e a chi sta bene e non a chi soccombe sotto il peso dell’umiliazione e dell’ingiustizia.

Oggi, il sogno di Martin Luther King è certamente in parte realizzato, ed è facile applaudire ai discorsi contro il razzismo verso i neri, e anche a quello contro gli ebrei… E tuttavia rimangono nella realtà altri sogni che attendono uomini e donne generose per trasformare la realtà, uno fra tutti vicino al nostro cuore di musulmani e di persone di coscienza è quello del popolo palestinese e del suo diritto alla terra di Palestina e all’uguaglianza totale con gli altri abitanti di quella terra. Anche qui una cortina fumogena si alza continuamente per impedire di vedere le cose nella loro realtà… Prima fra tutte l’accusa continua di antisemitismo a colui che tenti di difendere i diritti dei palestinesi… e ancora la richiesta di una nonviolenza totale ad un popolo oppresso, affamato e umiliato da più di 60 anni, il discredito attraverso una mitizzazione falsa di questa, di una lotta che comunque esprime il diritto di resistenza di un popolo e l’impossibilità di vedere accolte le sue richieste per una vita dignitosa, non per un’elemosina improponibile…

Viene un tempo… E voi sapete, amici miei, viene un tempo in cui la gente si stanca di essere calpestata dal tallone di ferro dell’oppressione. Viene un tempo, amici miei, in cui la gente si stanca di essere immersa nell’abisso dell’umiliazione, dove si fa esperienza dello squallore di una lamentosa disperazione. Viene un tempo in cui la gente si stanca di essere scacciata dallo scintillante sole estivo della vita, e lasciata in piedi in mezzo al freddo pungente di un novembre alpino…”

Concludo ricordando ancora le parole di Martin Luther King, tutti speriamo che la violenza finisca, ma esse sono un monito perenne, contro ogni incongruo romanticismo:“La legge e l’ordine saranno rispettati solo quando si concederà la giustizia a tutti indistintamente.”

Inch’Allah.

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