Il presidente Barack Obama ai musulmani. Un semplice discorso?

giu 19th, 2009 | Di | Categoria: Questioni contemporanee

Siamo abituati alle belle parole e molti, nei paesi a maggioranza musulmana come pure tra i musulmani occidentali, non hanno più fiducia negli Stati Uniti quando si tratta di discorsi politici. Vogliono azioni concrete e hanno ragione. E’ proprio di queste che abbiamo bisogno nel mondo. Tuttavia il presidente Barack Obama, particolarmente dotato di eloquenza e capacità nell’uso di metafore, ci ha offerto nel discorso fatto al Cairo qualcosa che esula da un semplice uso sapiente delle parole. Vi è espresso in esso un atteggiamento, un modo di sentire e una visione.

Con lo scopo di evitare di tracciare una visione binaria del mondo, Barack Obama ha fatto riferimento « all’America », « l’islam », « i musulmani » e « i paesi a maggioranza musulmana » : non è mai caduto nella trappola di parlare di « noi » in opposizione a « loro » e si è affrettato a riferirsi all’islam come di una realtà americana, e agli americani musulmani come soggetti che contribuiscono alla loro società. Parlando poi della sua propria vita è passato dal personale all’universale, dichiarando di conoscere per esperienza che l’islam è una religione il cui messaggio invita all’apertura e alla tolleranza. Il vocabolario usato e il significato del suo discorso sono importanti e innovatori: egli è riuscito a rimanere insieme umile, autocritico, aperto ed esigente nel messaggio indirizzato a « noi » tutti, intesi come « partners ».

I sette punti che ha evidenziato nel suo discorso sono evidentemente quelli critici. Possiamo anche non essere d’accordo con la sua lettura e interpretazione di ciò che accade in Afghanistan, in Iraq e in Palestina (e del ruolo degli Stati Uniti in questi conflitti), ma dobbiamo riconoscere che egli non ha comunque negato e taciuto queste situazioni, invitando tutte le parti in causa ad assumersi le proprie responsabilità affinché cessi la violenza e avanzi la giustizia e la pace. Ha chiaramente riconosciuto la sofferenza dei Palestinesi e il loro diritto ad ottenere uno Stato vivibile e indipendente. E’ una prima tappa necessaria: solo il futuro ci dirà se il nuovo presidente avrà i mezzi di essere forte e coerente quando dovrà interloquire con il governo israeliano. Ha lasciato aperto qualche canale di comunicazione con l’autorità palestinese (invitando all’unità senza marginalizzare Hamas) e con l’Iran. Esistono e permangono delle questioni cruciali e non c’è possibilità di uno sviluppo futuro se non le si affronta con coerenza e coraggio. Le aspettative sono enormi e Barack Obama deve ancora dimostrare nella pratica il suo impegno per la giustizia e per la pace.

Il presidente Obama ha fatto una distinzione importante tra i principi democratici e i modelli politici. Lo Stato di diritto, la libertà di scelta dei popoli, il dovere di trasparenza sono dei principi universali mentre i modelli politici, ha sottolineato, dipendono da fattori storici e culturali di cui non si può non tener conto. Speriamo che l’amministrazione Obama tradurrà in pratica questa visione, promuovendo la democratizzazione nel mondo rispettando scrupolosamente le scelte dei popoli: sarebbe giusto cominciare con l’Iraq e l’Afganistan. Riguardo poi ai principi indiscutibili della democrazia, è effettivamente un richiamo di cui c’è bisogno…in Egitto, al governo egiziano, proprio là dove il presidente ha pronunciato il suo discorso.

Barack Obama ha menzionato sette settori che si devono tener presenti. Ha cominciato con quelli a carattere più politico e ha concluso, intelligentemente, con la questione critica delle « donne » e dell’ « educazione ». Sono questi, ha detto, dei campi in cui tutti abbiamo della strada da fare. Su queste due questioni, ha fatto delle proposte pratiche e ha presentato dei progetti interessanti per un prossimo futuro. Davanti alla crisi economica, ai dubbi, alle paure e alle minacce globali, il mondo ha bisogno che le donne siano più impegnate e che l’educazione sia promossa ovunque . Queste sfide comuni hanno aiutato il Presidente, ancora una volta, a parlare di un « noi » inclusivo, un nuovo noi potremmo dire, nel quale siamo partner che condividono le stesse preoccupazioni, confrontati a sfide simili ed esposti a nemici comuni.

Il suo discorso non è rivolto solo ai musulmani nel mondo. L’Occidente e i non musulmani dovrebbero ugualmente porvi attenzione. Barack Obama ha parlato di riconoscere il contributo storico dell’islam alle scienze, al progresso e al pensiero. Vorrebbe che i suoi concittadini fossero maggiormente informati circa l’islam, più umili e così si aspetta che i « liberali » non vogliano imporre le loro idee ai musulmani praticanti, donne e uomini. Nessuno ha il diritto di imporre un modo di vestirsi o di pensare ciascuno di noi ha da imparare dall’altro: questo riferimento implicito alla controversia francese circa il foulard islamico, era in fondo assai riconoscibile, esplicito.

Egli ha citato poi dei testi religiosi appartenenti alle tre religioni monoteistiche, ciascuno dei quali a respiro universale. Come voler suggerire che il vero universalismo consiste nell’educare se stessi all’ascolto e rispetto dell’altro. Due giorni prima del suo discorso del Cairo, il Presidente Obama aveva affermato in modo sorprendente che gli Stati Uniti sono una grande nazione islamica : era sua intenzione così ricordare agli americani e a tutti gli occidentali che i musulmani sono loro concittadini e che l’islam fa ormai parte della loro identità nazionale.

Un discorso particolarmente forte che non è solo un “discorso”: esso esprime una visione positiva ed esigente allo stesso tempo. Qualche cosa è effettivamente cambiato. Come Barack Obama è passato nel suo discorso dal personale all’universale, ci attendiamo che passi dall’ideale alla pratica. E’ giovane, è nuovo, è intelligente e abile : avrà la possibilità di essere coraggioso? Infatti, questo è in relazione con il coraggio del presidente, e ci si domanda infatti se è possibile che gli Stati Uniti siano coerenti con i loro propri valori. E’ possibile che un uomo riesca a superare e riformare il fortissimo dissidio che informa la psiche americana, che consiste nel promuovere da una parte i valori universali e la diversità e dall’altra alimentare uno spirito in cui permangono atteggiamenti imperialistici (intellettualmente, politicamente ed economicamente) ? Non potrà certo realizzare ciò da solo e coloro che sono in competizione con lui in questo, sono maggiormente gli indiani e i cinesi che i musulmani. Ciò nonostante è essenziale riconoscere i lati positivi di un discorso che annuncia un nuovo inizio : è necessario che i musulmani facciano fede alle parole di Obama aux mots e invece di assumere un atteggiamento passivo o vittimista, contribuiscano ad un mondo migliore, essendo autocritici e critici, umili e ambiziosi, coerenti e aperti. Il miglior modo di spingere Barack Obama ad assumere le sue responsabilità negli Stati Uniti, nel Medio Oriente e altrove, consiste per i musulmani ad assumersi le proprie responsabilità, senza demonizzare ciecamente l’America e l’Occidente, e senza idealizzare ingenuamente un carismatico presidente afro-americano.
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P.S. Nota personale : il presidente Barack Obama vuole che ” diciamo la verità”. E’ successo che io abbia espresso qualche cosa di vero sull’invasione americana illegale dell’Irak e il sostegno unilaterale e cieco degli Stati Uniti al governo israeliano. Per questo mi è stato proibito l’accesso agli Stati Uniti, divieto che permane ancor oggi. Questa è forse una di quelle incoerenze che fanno sì che alcuni di noi dubitino ancora del vero senso dei discorsi politici. Si tratta di una questione di coerenza, ancora una volta.

venerdì 5 giugno 2009, Tariq Ramadan.

traduzione di Patrizia Khadija Dal Monte per islam-online.it

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