Gli amici dei miei amici… è sufficiente?
giu 26th, 2009 | Di admin | Categoria: ApprofondimentiSi, a volte sì!
di hrp
Una delle regole della realpolitik di cui è saggio diffidare è quella che trasferisce impropriamente valori e alleanze o, al contrario, antagonismi e dissidi. Insomma non è sempre vero che gli amici dei miei amici mi siano amici e nemici miei i loro.
Ci sono però situazioni ed evidenze in cui lo schieramento è importante e le similitudini innegabili.
Ci tego a ripeterlo: NON credo che gli iraniani che hanno manifestato in questi giorni a Teheran siano agenti prezzolati dalla CIA o dal Mossad. Credo piuttosto che siano uomini e donne appartenenti a quella stessa categoria di persone che battevano sulle casseruole ai tempi di Allende (gente che probabilmente non ne aveva mai lavata una), che sfilarono in quella famosa marcia dei quadri e capetti che dette il colpo di grazia alle lotte alla FIAT nel 1980, che facevano le adunate anticastriste a Miami, che hanno sostenuto i reiterati tentativi di destabilizzazione della repubblica bolivariana di Hugo Chavez, che parteggiavano per Dahlan a Gaza e Abu Mazen a Ramallah. Gente che aveva qualcosa da perdere dal nuovo che avanzava, o che non aveva la forza o la cultura per capirlo.
Obama nei giorni scorsi ha agitato il suo dito ricordando che gli iraniani “hanno diritto di manifestare”, non si è ricordato degli afghani però, degli irakeni e men che meno del diritto dei palestinesi di Gaza … a esistere e a MANGIARE.
E allora, a fronte di questa solidarietà pelosa e selettiva dei potenti che si ricordano della gente comune solo quando intravedono la possibilità di strumentalizzarli ai loro fini e interessi, ci sembra onesto e corretto poter schierarci con quelli che mantengono una visione antagonista anche a costo di qualche sacrificio di quelle “libertà” che l’occidente sbandiera sfacciato e che riconosce solo a se stesso, e ancora…
L’Iran non si fermerà ad Ahmadinejad, e neanche a Khamenei, il popolo iraniano andrà avanti nella scienza e nella cultura ed elabora strategie di sviluppo umano e materiale di cui faranno tesoro tutti i popoli del mondo.
In Iran è in corso lo più straordinario processo di acculturazione di massa che un paese …in via di sviluppo… abbia mai tentato e in parte già realizzato in questo II dopoguerra che ancora pesa su tutti noi. Questo è il vero investimento strategico. Ci provò a suo tempo Nasser, ma non ebbe la forza e la lucidità di perseguirlo; a suo modo anche l’Iraq di Saddam Hussein procedeva su quella via. Oggi il regime che opprime l’Egitto è la vergogna maggiore del mondo arabo e dei musulmani e l’Iraq è un entità geografica senza più nervo, unità e potenza. L’Iran islamico, antimperialista e solidale con i mustadaifun (gli oppressi) non farà quella stessa fine, inch’Allah, noi ce lo auguriamo e preghiamo in tal senso.


