E facemmo un segno del figlio di Maria e di sua madre… (XXIII,50)
giu 11th, 2009 | Di Patrizia Khadija Dal Monte | Categoria: Islamdi Patrizia Khadija Dal Monte
Domani è Natale, una grande festa per la comunità cristiana, e anche se di anno in anno sembra che le logiche comunistiche col loro incessante vociare adombrino sempre più pesantemente la memoria religiosa, è comunque festa e festa significa preminenza della dimensione di gratuità, bellezza e gioco della vita, che si realizza giustamente nel riunirsi, nel donare reciproco e nello stupore dei bambini… La festa però è anche memoria di un fatto, una nascita speciale che raccontata nei Vangeli, assieme ad una grande letizia parla di povertà, rifiuto, persecuzione e strage degli innocenti (Erode) riconoscimento da parte dei più umili tra gli uomini (pastori) e dagli stranieri (Re Magi).
Il racconto coranico della natività di Gesù, pace su di lui, sottolinea in particolare la prova di Maria, la sua solitudine e il suo dolore. Sola con i dolori del parto, senza alcuno che le desse sollievo se non Dio solo:
«Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano. I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: “Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!”»
«Fu chiamata da sotto: “Non ti affliggere, ché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi; scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, di’: “Ho fatto un voto al Compassionevole e oggi non parlerò a nessuno”.» (XIX,22-25)
… sola davanti ai sospetti della famiglia che la vedono comparire con un figlio senza essere sposata, e anche qui non può contare su se stessa per difendersi, non ci sono parole da dire, il Corano narra che Dio le impose il digiuno delle parole, ma il figlio, grande profeta, pace su di lui, la discolperà.
«Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: “O Maria, hai commesso un abominio! O sorella di Aronne (Hârûn)21, tuo padre non era un empio, né tua madre una libertina”. Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: “Come potremmo parlare con un infante nella culla?”. [Ma Gesù] disse: “In verità, sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. » (XIX,27-30)
La storia di Maria è dunque storia di una donna sola davanti a Dio, nessuna creatura umana la può aiutare, perché il suo destino è di generare un bambino al di fuori di ogni mediazione umana, direttamente dalla potenza creatrice di Dio e in questo sta il suo segno. E Dio dall’inizio la prepara a riconoscerLo e a fidarsi di Lui, nel silenzio e nella separazione.
“Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente… Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito* che assunse le sembianze di un uomo perfetto. (16-17)
Il concepimento avviene in luogo ritirato, poi per la gravidanza deve andare ancora più lontano, per proteggere la vita germinata così misteriosamente in lei…
Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano. (22)
Vergine nel corpo e ancor più nell’anima Mariam, pace su di lei, consacrata a Dio totalmente, dalla nascita. Il Corano infatti racconta come la storia Mariam, inizi con l’invocazione di colei che la genererà che è citata col nome di Imra’atu ‘Imrân, «la sposa di ‘Imrân».
«Quando la moglie di ‘Imrân disse: “Mio Signore, ho consacrato (muharraran) a Te e solo a Te quello che è nel mio ventre. Accettalo da parte mia. In verità Tu sei Colui che tutto ascolta e conosce! » (III,35)
“L’esegesi coranica sia classica che mistica, legge in questo desiderio di consacrazione della madre di Mariam, l’ aspirazione di vedere la propria creatura liberata dalla nascita dalle passioni negative e dalle pulsioni dell’anima carnale. Questa interpretazione si avvicina a quella di Sayyid Qutb, il quale descrive la madre di Maria come un’anima pia che offrendo il frutto delle sue viscere al Creatore ci dà una bella lezione di liberazione umana. Ella lo voleva liberare di tutto, salvo di Lui… E’ la perfetta traduzione della sottomissione a Dio, immagine sublime della profonda adesione al principio dell’Unicità Divina o tawhîd…” (Asma Lamrabet, Il Corano e le donne, ed. AlHikma)
Ma, come spesso succede le vie di Dio non sono le nostre, ed ecco Dio consacra, contro gli usi del tempo, al suo servizio una donna, invece di un uomo e l’ accoglie e la prepara…
«Poi, dopo aver partorito, disse: ” Mio Signore, ecco che ho partorito una femmina”: ma Allah sapeva meglio di lei quello che aveva partorito, “Il maschio non è certo simile alla femmina (wa laysa adh-dhakaru kal unthâ) ! L’ho chiamata Maria e pongo lei e la sua discendenza sotto la Tua protezione contro Satana il lapidato. » (III,36)
«L’accolse il suo Signore di accoglienza bella, e la fece crescere della migliore crescita… » (III,37)
Dalla nascita quindi la sua storia si pone su di un piano di eccezionalità, con buona pace della ragionevolezza umana e di tutti gli usi e costumi e dall’inizio Dio è vicino a lei, E’ Colui che provvede a lei…
« … L’affidò a Zaccaria e ogni volta che egli entrava nel santuario trovava cibo (rizq) presso di lei. Disse: “O Maria, da dove proviene questo?”. Disse: ” Da parte di Allah”. In verità Allah dà a chi vuole senza contare.» (III,37)
Impara dunque Mariam dalla fanciullezza, esperienza dopo esperienza a contare su Dio solo… C’è quasi un’esigenza di totalità di consacrazione che attraversa i versetti che la riguardano, Egli l’ha riservata a sé… Il cibo e la conoscenza vengono a lei da Lui, anche se era Zaccaria che la doveva istruire e provvedere a lei… Anzi egli da lei impara la fiducia in Dio, al di là della ragionevolezza umana, e rivolge a sua volta la richiesta che pressava la sua anima ormai stanca: « Zaccaria allora si rivolse al suo Signore e disse: ” O Signor mio, concedimi da parte Tua una buona discendenza. In verità Tu sei Colui che ascolta l’invocazione” » (III,38)
« Non c’è neonato che Satana non tocchi al momento della sua nascita e si mette allora a piangere, ad eccezione di Mariam e di suo figlio ».
Così un hadith profetico dice il particolare destino che accomuna questi due esseri umani, che tante volte il Corano cita insieme, legandoli in un unica ayat (indizio, segno):
« E facemmo un segno del figlio di Maria e di sua madre… » (XXIII,50)
Segni dell’Onnipotenza dell’Altissimo, del Suo Essere il Creatore, Colui che crea la vita e la custodisce, la alimenta, Colui che ci farà rinascere in forme nuove, che ancora non conosciamo…
In verità, per Allah Gesù è simile ad Adamo che Egli creò dalla polvere, poi disse: “Sii” ed egli fu.(III,59)
E come l’altra vita si aprirà a noi solo dopo la spogliazione totale della morte, così la natività di Gesù raccontata dal Corano avvicina morte e vita, spogliazione di parole e di compagnia umana e vicinanza della Rahma divina che nutre, disseta e difende… Così si conclude la Sura di Mariam, evocando ancora una volta la solitudine, quella a cui nessun uomo potrà scappare nel Giorno della Resurrezione, davanti a Lui, come lo fu Mariam in tutta la parabola della sua vita, e una promessa, una luce, dal Compassionevole: il Suo Amore per coloro che credono e compiono il bene.
“ Tutte le creature dei cieli e della terra si presentano come servi al Compassionevole.
Egli li ha contati e tiene il conto,
e nel Giorno della Resurrezione ognuno si presenterà da solo, davanti a Lui.
In verità il Compassionevole concederà il Suo Amore a coloro che credono e compiono il bene. “ (XIX,92-96)


